
Da Il Giornale dell'Anima di Giovanni XXIII
691. Molta discrezione ed indulgenza nel giudizio degli uomini e delle situazioni; inclinazione a pregare specialmente per chi mi fosse motivo di sofferenza; e poi in tutto grande bontà, pazienza senza confini, ricordando che ogni altro sentimento - alla macedone, come si può dire qui - non è conforme allo spirito del Vangelo e della perfezione evangelica. Pur di far trionfare la carità a tutti i costi, preferisco essere tenuto per un dappoco. Mi lascerò schiacciare, ma voglio essere paziente e buono fino all'eroismo. Solo allora sarò degno di essere chiamato vescovo perfetto, e meritevole di partecipare al sacerdozio di Gesù Cristo, che a prezzo delle sue condiscendenze, umiliazioni e sofferenze, fu vero e solo medico e salvatore di tutta l'umanità: «Dalle sue piaghe siamo stati guariti» (1Pt 2,24).
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2010 -1-