
LOUIS CHARDON OP, La croce di Gesù…, Ed. Studio Domenicano, 519-520
Questa presenza [di Dio] trae incessantemente la creatura dall’abisso del suo nulla, al di sopra del quale l’onnipotenza di Dio la tiene sospesa, temendo che essa vi ricada con il suo peso. Questa presenza di Dio, mediante un’effusione continua, causa l’essere, la vita e l’operazione della creatura, non con una forza che si allontana dal suo principio, ma con una forza che è sempre unita alla sua sorgente, e allo stesso tempo è per la creatura come un cemento e un mezzo di unione […]. E sebbene Dio non entri come parte nella composizione e nella costituzione del mio essere e non sia né me stesso, né la mia persona, tuttavia la relazione di dipendenza, che la mia vita, le mie facoltà e le mie azioni hanno verso la sua presenza è più assoluta, più essenziale e più intima rispetto alla relazione che io posso avere verso i principi naturali senza i quali non riuscirei ad essere. In questo modo io ho vita e compio tutte le mie azioni nell’immensità dell’essere divino come nell’essere del mio essere, come nella sostanza della mia sostanza, come nel principio dei miei principi e come nella causa suprema di tutte le mie azioni. Attingo la mia vita dalla vita vivente del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Il fondamento che mi sostiene, lo spazio che mi contiene e il luogo che mi circonda è lo stesso seno nel quale il Padre vivente genera il suo Figlio e nel quale tutti e Due, come un unico principio spirano lo Spirito Santo. Io sono, io capisco, io voglio, io agisco, io immagino, io aspiro, io gusto, io tocco, io vedo, io cammino dentro l’essere infinito di Dio, dentro l’essenza e la sostanza divina, dentro le proprietà incomunicabili e gli attributi personali delle Persone adorabili della gloriosissima Trinità. Dio presente nel cielo è più il mio cielo che il cielo stesso; [Dio] presente nel sole è più la mia luce che il sole stesso; [Dio] presente nell’aria è più la mia aria di quella che respiro. E se Dio è per Se Stesso tutto ciò che lo rende felicissimo, la sua presenza per la sua immensità mi funge da mondo, da cielo, da spazio, da luogo e da tutte le cose. Dio compie in me tutto ciò che io sono, che io vivo, che io posso, che io compio, poiché è presente in me in modo intimassimo, come l’Autore sovraessenziale e Primo delle mie opere, senza il Quale noi svaniremmo a noi stessi e alle nostre azioni.. O Dio! I nostri occhi, i nostri pensieri, i nostri affetti sono come smarriti, perché si volgono a quelle realtà meno importanti che sono in noi e nell’universo. Non vi contemplano, non vi adorano e non vi amano. Colui che, essendo pienezza di essere e abbondanza suprema di ogni bene in tutte le cose, dovrebbe essere in modo esclusivo l’unico oggetto della nostra occupazione [e del nostro amore!].
2010 -3-