Beato Giovanni Ruysbroeck

Il libro della più alta verità

 

INDICE

 

Prologo

 

CAPITOLO I
Motivazione del libro

CAPITOLO II
Sintesi dottrinale

CAPITOLO III
L’unione con l’intermediario

CAPITOLO IV
Gli uomini oziosi e perversi

CAPITOLO V
L’unione senza intermediario

CAPITOLO VI
L’amore delizioso e il male terribile

CAPITOLO VII
Perché tutti gli uomini buoni non arrivano fin là

CAPITOLO VIII
Come raggiungere l’unione senza intermediario

CAPITOLO IX
Alcune operazioni della grazia di Dio

CAPITOLO X
La pienezza di gioia delle Persone Divine e il mutuo amore che esiste tra Dio e i giusti

CAPITOLO XI
Come i giusti hanno l’amore di Dio nell’intenzione, nella loro contemplazione,
e come sono elevati verso Dio

CAPITOLO XII
L’Unità più alta senza differenza o senza distinzione

CAPITOLO XIII
La triplice preghiera di Cristo perché noi potessimo essere uno con Dio

CAPITOLO XIV
Qui l’autore si rimette al giudizio che la santa chiesa avrà su tutti questi scritti

 

 

Prologo

 

Il profeta Samuele piangerà per il re Saul (cf 1Sam 15,35), benché sapesse che Dio l’aveva maledetto e respinto, con tutta la sua stirpe, dal regno d’Israele, a causa del suo orgoglio e della sua disobbedienza a Dio e al profeta inviato da Lui. Noi leggiamo d’altre parte nel Vangelo che i discepoli di Nostro Signore lo pregarono di rinviare la donna pagana di Chanaan, concedendole quello che desiderava, perché essa gridava verso di loro.

 

A mio avviso, io posso ben dire che dobbiamo pregare per tanti uomini che si ingannano pensando di essere re d’Israele, credendosi elevati al di sopra di tutto, anche dei buoni, in un alta vita contemplativa; questi non sono comunque che degli orgogliosi. Essi disobbediscono volontariamente a Dio, alla legge, alla santa Chiesa e rinnegano tutte le virtù. Come il re Saul straccerà il mantello del profeta Samuele (cf 1Sam 15,27), così si sforzano di lacerare l’unità della fede cristiana, sia in ogni dottrina vera che in ogni vita virtuosa.

 

Quelli che persistono in questa strada sono separati e allontanati dal regno dell’eterna contemplazione, come lo è stato Saul dal regno d’Israele. L’umile piccola donna di Chanaan al contrario, benché pagana e straniera, credette e sperò in Dio. Essa riconobbe e confessò la sua piccolezza davanti a Cristo e ai suoi Apostoli; così ella ricevette grazia, salute e tutto quello che desiderava. Dio eleva l’umile e lo riempie di ogni virtù, ma si oppone all’orgoglioso che vive privato di ogni bene.

 

 

Capitolo I: Motivazione del libro

 

Alcuni miei amici mi hanno pregato perché soddisfacessi un loro desiderio, quello di esporre e spiegare, in poche parole e come meglio possa, nella maniera più precisa possibile, come io la comprendo e concepisco, la verità dell’alta dottrina che ho esposto con i miei scritti. Bisogna, in effetti, che nessuno sia scandalizzato dai miei scritti, ma al contrario che ciascuno ne tragga miglioramento. Io lo farò dunque volentieri e ho l’intenzione, con l’aiuto di Dio, di insegnare e di illuminare gli umili che amano la virtù e la verità; mentre le stesse parole serviranno a confondere i falsi superbi ed accrescere le loro tenebre nel più profondo del loro cuore. Quello che dirò li contraddirà, perché non è in sintonia con quello che essi dicono e gli orgogliosi non possono sopportare tale contraddizione che li irrita.

 

Capitolo II: Sintesi dottrinale

 

Ho detto che l’amante che contempla Dio, è unito a Lui con intermediario, senza intermediario e senza differenza o distinzione. Tutto ciò lo trovo nella natura, nella grazia e nella gloria. Ho detto ancora che nessuna creatura può essere, né diventare così santa, senza che essa perda il suo stato di creatura e diventi Dio; e questo è la stessa cosa dell’anima di nostro Signore Gesù Cristo, che resterà eternamente creatura e distinta da Dio [pensiero difficile da capire, ma vero: la persona di Gesù Cristo è divina, è Dio, ma la sua anima è perfettamente umana e quindi distinta da Dio, ma unita a Dio ipostaticamente, cioè per mezzo della persona che in greco si dice ipostasi]. Tuttavia, noi, se vogliamo possedere la beatitudine eterna, dobbiamo essere elevati in Dio, al di sopra di noi stessi ed essere uno stesso spirito con Lui nell’amore.

Bisogna dunque che siate attenti alle mie parole e al mio pensiero e mi comprendiate esattamente: si tratta della fase della nostra beatitudine e del nostro cammino verso di essa.

 

 

Capitolo III: L’unione con l’intermediario

 

Ho detto precedentemente che tutti i buoni sono uniti a Dio con un mezzo intermediario. Questo intermediario è la grazia di Dio, con i sacramenti della Santa Chiesa, le virtù teologali della fede, della speranza e della carità, e la vita virtuosa secondo i Comandamenti di Dio.

Perciò bisogna morire al peccato, al mondo e ad ogni appetito disordinato della natura. Così dimoriamo in unione con la santa Chiesa, cioè con tutti i giusti, e con essi noi obbediamo a Dio e siamo una stessa volontà con Lui, come una buona comunità unita al suo Parroco. Senza questa unione, nessuno può piacere a Dio, né può essere salvato. È di questa unione tramite questo mezzo che bisogna realizzare fino alla fine della sua vita, che il Cristo ci parla nel Vangelo di Giovanni quando dice al Padre suo: «Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato» (Gv 17,24). In un altro passo dice ancora che i suoi servitori saranno seduti al festino (cf Lc 12,37), cioè nella ricchezza e pienezza delle virtù che essi hanno praticato, ed Egli passerà davanti a loro e servirà loro la gloria che avranno meritato. La donerà liberamente e la rivelerà a tutti i saggi, e a ciascuno di essi in particolare, più o meno secondo come ne siano degni o capaci di comprendere la grandezza di questa gloria e di questo onore, frutto dei meriti del Cristo, nella sua vita e nella sua morte. Così tutti i santi saranno eternamente con Cristo, ciascuno nel suo rango e grado di gloria che avrà meritato con le sue opere, con l’aiuto di Dio. E Cristo secondo la sua umanità sarà al di sopra di tutti i Santi e di tutti gli angeli, come il principe della gloria e dell’onore, che gli sono proprie al di sopra di tutte le creature.

Voi potete anche comprendere come noi siamo uniti a Dio con l’intermediario, quaggiù nella grazia e parallelamente nella gloria. In questo intermediario ci sono differenze e diversità sia di vita che di ricompensa come vi ho già detto. San Paolo lo comprese bene quando espresse il desiderio di essere liberato dal suo corpo per essere con Cristo (cf Fil 1,23). Ma non ha detto che sarà lui stesso Cristo o Dio, come fanno certi uomini eretici e perversi che dicono di non avere bisogno di Dio, ma essere talmente morti a se stessi e uniti a Dio, che essi stessi sono diventati Dio.

 

 

Capitolo IV: Gli uomini oziosi e perversi

 

Gli uomini di cui andiamo a parlare, credono che la semplicità e l’inclinazione della loro natura li abbiano fatti rientrare nella nudità della loro essenza. Quindi sembra loro che la vita eterna non sia altro che una essenza appagata, senza distinzione di rango, di santità o di ricompensa. Di fatto poi si trovano anche di insensati che affermano che le Persone Divine passeranno nella Divinità e che non resterà eternamente altro che la sostanza essenziale di questa divinità [cioè che la Trinità cesserà di esistere dissolvendosi nell’Unità]. Tutti gli spiriti beati e Dio stesso sarebbero così, secondo questi stolti, pienamente convertiti in questa essenza felice al di fuori della quale non sussisterà più niente, né il volere, né l’agire, né la conoscenza distinta di ciascuna creatura.

Vedete bene come questi uomini si siano smarriti nella caverna vuota ed oscura della propria essenza e vogliono essere felici nei limiti della loro natura pura. Essi pensano di essere così semplici e uniti a Dio in un modo assolutamente sprovvisto d’intermediario: la pura essenza della loro anima unita alla presenza essenziale di Dio in essa. Per cui essi non hanno né ardore né tendenza verso Dio né all’interno né al di fuori. Dal momento che si raccolgono in se stessi, non sentono più niente, se non la semplicità della loro essenza con il suo legame all’essenza di Dio. Questa semplicità assoluta che essi possiedono, la guardano come fosse Dio stesso, perché vi trovano un riposo naturale. È per questo che pensano di essere Dio in fondo alla loro semplicità, poiché non hanno la fede, la speranza e la carità. Mentre nello stato di vuoto e di nudità, che sentono e possiedono, pretendono di non avere né la conoscenza, né l’amore e di essere dispensati da ogni virtù. Di conseguenza si sforzano di vivere senza coscienza. Essi trascurano tutti i sacramenti, tutte le virtù e le pratiche della santa Chiesa e sembra loro di non averne alcun bisogno. Secondo la loro idea, essi hanno superato tutto quello che riconoscono essere necessario solamente per gli imperfetti. Alcuni sono talmente arditi e radicati in questa semplicità, che dimorano oziosi e senza curarsi delle opere di Dio e di tutte le Scritture, come se non fosse mai stata scritta. Poiché essi credono che hanno trovato e possiedono il perché di tutte le Lettere Sante, ed in ciò è il riposo essenziale e cieco che sentono. Hanno comunque perso Dio e tutte le vie che potrebbero condurre a Lui, non avendo più fervore, devozione, né sante pratiche. Essi si avvicinano qualche volta ai sacramenti e citano le Scritture per meglio fingere e coprirsi. Volentieri essi prendono dalle Scritture dei passi poco conosciuti, che potranno interpretare in modo falso e seguendo i loro sensi, al fine di piacere agli uomini semplici e di attirarli così nella loro ingannevole oziosità.

Vedete, questi uomini che si giudicano più saggi e più fini degli altri, sono nientedimeno che i più penosi e i più rozzi che possano esistere. Quello che i pagani, i giudei e i cristiani malvagi, sapienti e ignoranti, trovano e comprendono con la ragione naturale, questi miserabili non possono giungere a capire neanche se lo volessero. Voi potete segnarvi contro il diavolo, ma da questi uomini perversi voi dovete guardavi con grande cura e bisogna che esaminiate da vicino le loro parole e le loro opere. Essi vogliono insegnarvi a non essere istruiti da nessuno, criticare e non ricevere nessun biasimo, comandare e non obbedire. Vogliono opprimere gli altri, ma non sopportano affatto di essere loro stessi oppressi; desiderano dire quello che piace a loro e non essere contraddetti, guardare la propria volontà e non essere sottomessi a nessuno. Ecco quello che essi chiamano la libertà spirituale. Liberi nella loro carne, donano al loro corpo quello che desidera, ed è questa per loro la libertà naturale. Uniti al vuoto oscuro e cieco della loro stessa essenza, essi si credono uno con Dio, e prendono ciò per beatitudine eterna. Rientrati in questa beatitudine, la possiedono con la loro volontà e con la loro inclinazione naturale, e così si credono superiori alla legge, ai Comandamenti di Dio e della santa Chiesa. Al di sopra di quella pace essenziale che essi possiedono, essi non sentono né Dio, né diversità; la luce divina non è manifestata ad essi nelle loro tenebre, perché essi non l’hanno cercata con amore e libertà. È per questo che sono  decaduti dalla verità e da ogni virtù, in una dissomiglianza perversa. Per essi, in effetti, la santità più alta consiste, nel loro intimo, di seguire in tutto e senza costrizione il loro istinto naturale, in modo tale che essi possono dimorare nella loro interiorità, nell’oziosità, con uno spirito incline al male, e si abbandonano all’esterno ad ogni movimento per soddisfare i desideri del corpo, per soddisfare la carne e fuggire prontamente alle immagini [cioè ricercano il vuoto della mente], al fine di ritornare liberamente a questa oziosità nuda del loro spirito. Vedete è qua il frutto dell’inferno prodotto dalla loro incredulità e nutrono questa incredulità fino alla morte eterna. Poiché quando viene l’ora in cui la loro natura è aggravata da un amaro dolore e da angoscia mortale, sono perseguitati da tanti fantasmi, terrificati e spaventati interiormente. Allora perdono il raccoglimento ozioso che possedevano nel riposo interiore, e cadono in una tale disperazione che nessuno può consolarli. Essi muoiono come i cani randagi e la loro oziosità non vale loro alcuna ricompensa; poiché quelli che hanno compiuto il male e ci muoiono, appartengono al fuoco eterno, come ci insegna la nostra fede.

Vi ho mostrato il male a fianco del bene, perché voi comprendiate meglio il bene e siate messi in guardia contro il male. Eviterete queste persone e le fuggirete come nemici mortali della vostra anima, foss’anche vi apparissero santi nei loro modi, nelle loro parole, loro abbigliamento, nei loro volti, in realtà essi sono messaggeri del diavolo e i più nocivi di tutti agli uomini semplici, inesperti e di buona volontà. Ora lascio da parte tutto ciò, per tornare al soggetto trattato prima.

 

 

Capitolo V: L’unione senza intermediario

 

Avete capito bene ciò che vi ho già detto: cioè che i santi e tutti i giusti sono uniti a Dio, tramite un mezzo intermediario. Voglio dirvi ora come sono uniti a Lui senza questo mezzo intermediario. Ce ne sono pochi in questa vita che abbiano la capacità e la luce sufficiente per poterlo provare e comprendere. Ed è per questo che colui che vuole scoprire e sentire in se stesso le tre unioni di cui vi parlo deve vivere per Dio nella pienezza del suo essere per soddisfare alle grazie e agli impulsi divini, ed essere docile a tutte le virtù e a tutte le pratiche della vita interiore. Per amore deve elevarsi e morire in Dio, perdesi con tutte le sue opere, in modo da passare in Lui e nella sua potenza e subire la trasformazione dell’incomprensibile verità che è Dio stesso. È così che vivendo, deve uscire per esercitare le virtù e morendo deve entrare in Dio. La perfezione della sua vita riposa su queste due condizioni; esse sono unite a lui come la materia è unita alla forma, l’anima al corpo. E perché si applichi a questi due esercizi, egli ha l’intelligenza illuminata, è ricco e sovrabbonda di sentimento, perché ha raggiunto Dio con le sue potenze elevate, con il desiderio del suo cuore, una giusta intenzione, un’attrazione insaziabile e tutta la forza viva del suo spirito e della sua natura. Mentre si tiene in esercizio così alla presenza di Dio, l’amore diventa un maestro per lui, lo conduce e lo fa crescere nelle virtù. E la risposta di questo amore si esercita sempre secondo l’utilità e la capacità di ciascuno.

 

 

Capitolo VI: L’amore delizioso e il male terribile

 

La mozione divina più utile che possa provare una persona, è quella dell’amore delizioso [l’esperienza di soave dolcezza e tenerezza nel cuore] e del male terribile [aridità e desolazione]. A questo duplice effetto deve rispondere con le opere più convenienti. L’amore delizioso eleva l’uomo al di sopra di tutte le cose, dandogli libero potere di lodare ed amare Dio sotto tutte le forme che il suo cuore e la sua anima possono desiderare. Viene poi il male terribile che spinge l’uomo nella desolazione e la privazione di tutti i gusti e di tutte le consolazioni che egli provava fino allora. Durante questo stato di prostrazione, alle volte, l’amore delizioso consola, regalando anche particolari elevate esperienze nelle quali nulla può riuscire a distrarci. Poi si ricade di nuovo in una  disperazione tale che nessuno può apportare consolazione. Quando l’uomo sente Dio in lui, con ricchezza e pienezza di grazie, io chiamo tutto ciò, amore delizioso. In questo modo questo uomo vine fatto partecipe della sapienza, la sua intelligenza è rischiarata, viene ricolmo di insegnamenti celesti che traboccano, la sua carità è calda e generosa, sovrabbonda di gioia fino all’ebbrezza, è pieno di sentimento, è coraggioso e disposto a tutto quello che faccia piacere a Dio. Questi beni sono senza numero e solo colui che ne ha esperienza può conoscere. Ma quando la bilancia dell’amore si abbassa e Dio si nasconde con tutte le sue grazie, l’uomo ricade nella desolazione, nella debolezza e cade miseramente a picco come se non dovesse mai più recuperare la salute. Allora egli non si stima che un povero peccatore che di Dio sa poco o niente. Ogni consolazione che gli viene dalle creature è per lui una pena e verso Dio non sente più né gusto né alcuna gioia. E la ragione gli suggerisce: «Dove è ora il tuo Dio? Cosa è diventato per te da allora tutto quello che tu hai conosciuto di Dio? Allora le sue lacrime hanno nutrimento giorno e notte» (cf Sal 42,4-5). Tuttavia se vuole guarire da questo male, è necessario che consideri che non appartiene più a se stesso ma a Dio. Deve quindi annientare la sua volontà nella libera volontà di Dio e lasciare fare a Dio la sua volontà, nel tempo e in tutta l’eternità.

Se può agire così, senza tristezza nel cuore e con libertà di spirito, è presto guarito; egli conduce il cielo nell’inferno e l’inferno nel cielo. Infatti, che la bilancia dell’amore si alzi o si abbassi, lui dimora sempre nella sua stabilità. Qualunque cosa che l’amore voglia donare o prendere, colui che rinuncia a se stesso, che ama Dio, vi trova la pace. Poiché, se quando si è nella sofferenza, si riesce a mantenere la rettitudine della propria volontà e guardare con spirito libero e sereno, si è adatti a provare l’unione con Dio senza intermediario. Quanto all’unione con l’intermediario, essa si acquisisce con la ricchezza delle virtù.

È per questo, avendo lo stesso pensiero e la stessa volontà in Dio, l’uomo sente Dio in lui con la pienezza delle sue grazie, come una pienezza di vivente energia in tutto il suo essere e in tutte le sue opere.

 

 

Capitolo VII: Perché tutti gli uomini buoni non arrivano fin là

 

Voi mi chiederete come mai che non tutti gli uomini buoni arrivino all’esperienza di queste cose. Osservate bene ora che ve ne mostro la causa ed il perché. Essi non rispondono alla mozione divina con il più completo abbandono di se stessi. Non si mettono davanti a Dio con devozione e non sono neanche preoccupati di conoscere se stessi. Cosi restano sempre più attenti alla loro esteriorità che alla loro interiorità ed agiscono piuttosto per educazione che per intimo affetto. Essi guardano più alle forme straordinarie, all’importanza e alla molteplicità delle buone opere che all’intenzione e all’amore di Dio. Ecco perché restano persone esteriori e non sanno riconoscere che Dio vive in essi con la pienezza delle sue grazie.

 

 

Capitolo VIII: Come raggiungere l’unione senza intermediario

 

Voglio dirvi come l’uomo interiore, farà esperienza dell’unione con Dio senza l’intermediario. Quando l’uomo che vive così, si eleva verso Dio con tutto se stesso con tutte le sue forze e ci si applica con amore vivo e operoso, egli sente che questo amore, nel suo intimo, è gioia ed è senza limite. Se egli vuole in seguito, con il suo amore operoso, penetrare oltre questo amore gioioso, allora tutte le potenze della sua anima devono cedere e bisogna soffrire e sostenere questa verità e questa bontà penetrante che è Dio stesso. Sapete bene come l’aria è penetrata dalla luce e dal calore del sole, come il ferro è talmente penetrato dal fuoco, che sotto la sua azione fa la stessa opera del fuoco bruciando e rischiarando come esso. Così l’aria, se fosse dotata della ragione, potrebbe dire: «Rischiaro ed illumino il mondo intero». Comunque ogni elemento conserva la sua natura: il fuoco non diventa ferro, tanto meno il ferro diventa fuoco. Ma l’unione si fa senza intermediario poiché il ferro è interiormente nel fuoco e il fuoco nel ferro; allo stesso modo l’aria è nella luce del sole e la luce del sole nell’aria. Ora è così che Dio è sempre nell’essenza dell’anima. Quando le potenze superiori rientrano in se stesse, con amore attivo, esse sono unite a Dio senza intermediario, in una conoscenza semplice della verità, un sentimento e un gusto essenziali di ogni bene. È nell’amore essenziale che si possiede questa conoscenza e questa esperienza semplice di Dio, ed è per mezzo dell’amore attivo che le esercita ed intrattiene. Così questa conoscenza e questa esperienza superano le potenze che si esercitano, a causa del ritorno interiore che è ispirato nell’amore, ma esse sono essenziali all’essenza e dimorano sempre in essa. Ecco perché noi dobbiamo sempre fare ritorno nell’amore e rinnovarci in esso, se noi vogliamo trovare l’amore con l’amore. San Giovanni ce lo insegna quando dice: «Colui che dimora nell’amore, dimora in Dio e Dio in lui» (1Gv 4,16). Tuttavia, benché questa unione tra lo spirito amante e Dio sia senza intermediario, permane comunque tra essi una grande differenza. Poiché né la creatura diventa Dio, né Dio diventa creatura, come ho già detto a proposito del ferro e del fuoco.

Ma se le cose materiali che Dio ha creato, possono anche unirsi senza intermediario, a maggior ragione Egli stesso può unirsi senza intermediario a coloro che ama, come Egli vuole, sempre però che costoro, con l’aiuto della sua grazia, si applicano e si preparano. È per questo che l’uomo interiore, che Dio ha ornato di virtù ed elevato alla vita contemplativa, non ha, nel suo atto supremo di ritorno verso Dio, altro intermediario tra lui e Dio che la sua ragione illuminata e il suo amore operoso. E tra queste due cose, possiede l’adesione a Dio, ed è là, secondo S. Bernardo, che si ha consapevolezza di «essere uno con Dio». Ma al di sopra della ragione, al di sopra dell’amore operoso, quest’uomo è elevato a una pura vista al di fuori di ogni attività, fino all’amore essenziale. Là egli è uno spirito e un solo amore con Dio, come già vi ho anticipato. In questo amore essenziale egli supera infinitamente la sua intelligenza per via di questa sua unione con Dio. In questa elevazione, l’uomo è atto a conoscere in una stessa visione, se Dio vuole mostrarsi a lui, tutte le creature del cielo e della terra, con le differenze di vita e di ricompensa.

Ma davanti all’immensità di Dio, non può che arrendersi. È essa che deve perseguire essenzialmente senza fine, perché nessuna creatura può comprenderla né raggiungere in pienezza, neanche l’anima di Nostro Signore Gesù Cristo, che ha ricevuto la più alta unione, ben al di sopra di tutte le creature.

 

 

Capitolo IX: Alcune operazioni della grazia di Dio

 

Vedete, questo Spirito eterno che vive nello spirito al quale è unito senza intermediario dona la sua luce e la sua grazia a tutte le potenze dell’anima; ed è là il principio di tutte le virtù. La grazia di Dio tocca le potenze superiori e questo tocco di Dio sulle potenze fa scaturire la carità, la conoscenza della verità, l’amore della giustizia, l’esercizio dei consigli di Dio con discernimento, una libertà senza immagini. Fa vincere tutte le cose senza fatica, e con l’amore è rapito in estasi nell’unità. È da così tanto tempo che l’uomo dimora in questo esercizio, che è capace di contemplare e di provare l’unione senza intermediario. Egli sente in lui questo tocco di Dio, che è un rinnovamento della grazia e di tutte le virtù divine. Dovete sapere che questa grazia di Dio penetra fino alle potenze inferiori, tocca il cuore dell’uomo e produce l’amore tenero e l’attrazione sensibile per Dio. Questo amore e questa attrazione penetrano il cuore e i sensi, la carne e il sangue, e tutta la natura corporale, donando all’uomo uno stimolo e una impazienza tale che spesso egli non sa che fare di se stesso. È nello stato di un uomo ubriaco che non si possiede più. Da là molti modi bizzarri, che gli uomini dal cuore sensibile non possono facilmente dominare. È così che spesso alzano la testa verso il cielo spalancando i loro occhi mostrando i loro desideri. A volte è la gioia, a volte le lacrime; a volte cantano, a volte gridano; oggi stanno bene, domani staranno male, e spesso l’uno e l’altro insieme. Camminano saltando, battendo le mani, si inginocchiano, si inchinano e fanno ancora molti altro gesti così strani.

Finchè l’uomo dimora in questo stato e con il cuore aperto si eleva fino alla ricchezza di Dio che vive nel suo spirito, sente un nuovo tocco divino e una nuova impazienza d’amore, e così tutte queste cose si ripetono. È per questo che l’uomo deve servirsi di questo sentimento corporale per passare qualche volta a un sentimento spirituale che è simile, e da questo sentimento spirituale elevarsi a un sentimento divino, che è al di sopra della ragione. Infine al centro di questo sentimento divino, deve tuffarsi in un sentimento di immobilità di beatitudine. Questo sentimento è la nostra beatitudine superessenziale che è il gaudio stesso di Dio e di tutti i suoi amati. Questa beatitudine è il silenzio nelle tenebre e nel riposo: è essenziale a Dio e superessenziale a tutte le creature. È qui che dobbiamo dire che le Persone Divine ritornano e si inabissano nell’Amore essenziale, cioè nell’Unità feconda; comunque, dimorano sempre, secondo le loro proprietà personali, nelle opere della Trinità.

 

 

Capitolo X: La pienezza di gioia delle Persone Divine e il mutuo amore che esiste tra Dio e i giusti

 

Potete così comprendere come la natura divina è eternamente attiva, secondo il modo delle Persone, e eternamente in riposo e senza modo, secondo la semplicità della sua Essenza. È per questo che tutto quello che Dio ha eletto e preso nel suo amore eterno e personale, lo possiede con beatitudine nell’Unità dell’Amore essenziale. Poiché le Persone Divine si abbracciano reciprocamente in un gaudio eterno, con un amore infinito e attivo, nell’Unità. Si rinnova così senza fine in questa sorgente viva della Trinità. C’è sempre in essa nuova generazione e nuova conoscenza, nuova compiacenza e nuova ispirazione in un nuovo abbraccio in un torrente nuovo di amore eterno. Tutti gli eletti, angeli e uomini, dal primo all’ultimo, sono abbracciati in questa compiacenza. È da essa che dipende il cielo e la terra, la vita, l’essere, l’attività e la conservazione di tutte le creature. L’allontanamento da Dio causato dal peccato, che proviene dalla perversità cieca propria delle creature, ne è il solo eccettuato. La grazia, la gloria, tutti i doni del cielo e della terra, provengono dal compiacimento di Dio e in ciascuno in maniera diversa, secondo la necessità e la capacità che gli sono propri. Dal momento che la grazia di Dio è preparata per tutti gli uomini, e aspetta in particolare il ritorno di ogni peccatore, quando, con il soccorso della grazia, questo peccatore consente di avere pietà di se stesso e di implorare Dio con fiducia, trova sempre il suo perdono. Così colui che, sotto l’influsso della grazia è ricondotto dall’amorosa compiacenza fino all’eterna compiacenza di Dio, questi è afferrato e abbracciato in questo amore infinito che è Dio stesso. Egli si rinnoverà nell’amore e nelle virtù. È in questo fatto che noi ci compiacciamo in Dio e che Dio si compiace in noi, si tratta di un esercizio di amore e di vita eterna. Ma è dall’eternità che Dio ci ha amato e che il suo compiacimento si è esercitato sopra di noi, e se noi considerassimo ciò, nel giusto modo, il nostro amore e la nostra compiacenza si rinnoverebbero continuamente, similmente come nelle mutue relazioni delle Persone divine, ci sono sempre nuovi compiacimenti, nuova effusione d’amore in un nuovo abbraccio nell’Unità. Tutto ciò è al di fuori del tempo, cioè senza prima né dopo, in un eterno presente. In questo abbraccio nell’Unità tutte le cose sono consumate nell’effusione dell’amore, tutte le cose sussistono in questa effusione d’amore; infine nella natura divina, vivente e feconda, è presente anche tutto ciò che potrebbe esistere. E in questa natura vivente e feconda il Figlio è nel Padre, e il Padre nel Figlio, e lo Spirito Santo nell’uno e nell’altro. Poiché c’è una Unità vivente e feconda che è sorgente e principio di ogni vita e ogni cambiamento, così tutte le creature esistono, esse stesse, come in una loro causa eterna, in una stessa essenza e una stessa vita con Dio. Ma è nella processione delle Persone divine che si crea distinzione, il Figlio è del Padre e lo Spirito Santo è dell’uno e dell’altro.

È lì che Dio ha creato e ordinato tutte le cose, ciascuno nella sua essenza propria. È lì che Egli ha rifatto l’uomo con le sue grazie e con la sua morte, facendo tutto quello che potesse fare per lui. Egli ha ornato i suoi d’amore e di virtù, e li ha ricondotti con Lui nel loro Principio.

Lì, il Padre con il Figlio e tutti gli amati sono presi e abbracciati nel vincolo dell’amore, cioè nell’Unità dello Spirito Santo. È questa stessa Unità che è feconda secondo la processione delle Persone e che nel loro ritorno è un vincolo eterno d’amore che non è mai spezzato. Tutti quelli che hanno l’esperienza di questo vincolo dimorano eternamente felici. Tutti sono ricchi di virtù, illuminati nella contemplazione e semplici nel loro riposo di fruizione. Nel loro ritorno interiore, in effetti, l’amore di Dio appare come si propagasse su tutte le cose attirandole nell’unità superessenziale e senza forme in un riposo eterno. È per questo che queste anime privilegiate sono unite a Dio dall’intermediario, senza intermediario e anche senza alcuna differenza.

 

 

Capitolo XI: Come i giusti hanno l’amore di Dio nell’intenzione,
nella loro contemplazione, e come sono elevati verso Dio

 

I giusti si applicano, nella loro contemplazione, all’amore di Dio come a un bene comune che si spande in cielo e sulla terra, e sentono la santa Trinità inclinata verso di essi e in essi con la pienezza delle grazie. È per questo che hanno l’ornamento di tutte le virtù, dei santi esercizi e delle buone opere, esteriormente ed interiormente. Così, sono uniti a Dio dall’intermediario della grazia divina e della loro vita santa. E perché essi si sono donati a Dio sia nel comportamento, sia nell’astinenza, sia nella sofferenza, hanno sempre pace e gioia interiore, gusto e consolazione come

non si può avere nel mondo, né alcuna creatura può avere il diritto di cercare in se stesso qualcosa più alto della gloria di Dio. In secondo luogo, questi uomini intimamente illuminati nella loro contemplazione, si accorgono, tutte le volte che lo vogliono, che l’amore di Dio attira interiormente e invita all’unità. Vedono e sentono che il Padre con il Figlio e lo Spirito Santo, abbracciano in Loro stessi tutti gli eletti, nell’amore eterno che li riconduce all’Unità della loro natura. Questa Unità attira sempre interiormente o invita tutto quello che è nato da essa, naturalmente o per grazia. È per questo che gli uomini illuminati sono elevati con una anima libera, al di sopra della ragione fino a una vista spogliata di immagini. Là colgono l’eterno invito dell’Unità di Dio, e con un una intelligenza nuda e senza immagini, supera tutte le opere, tutte le pratiche, tutte le cose, e raggiungono la vetta stessa del loro spirito. Là la loro intelligenza nuda e penetrata dalla luce eterna, come l’aria è penetrata dalla luce del sole. La volontà spogliata ed elevata subisce la trasformazione e la penetrazione dell’amore senza misura, come il ferro è penetrato dal fuoco. E la memoria libera e elevata si sente presa e si stabilisce in una assenza totale di immagini.

Al di sopra della ragione, l’immagine creata è unita in una triplice modalità all’immagine eterna che è la sorgente del suo essere e della sua vita. Questa sorgente essenzialmente e eternamente conservata e posseduta in semplice contemplazione in un vuoto senza immagini. È elevato allora, al di sopra della ragione, triplicemente in unità e unità nella triplicità. Comunque la creatura non diventa Dio, perché questa unità non esiste se non per mezzo della grazia e l’amore che fa ritorno a Dio: è per questo che la creatura sente una differenza e una distinzione tra essa e Dio in una intima contemplazione; e sebbene questa unione sia senza intermediario, le innumerevole opere che Dio opera in cielo e sulla terra non sono meno nascoste allo spirito.

Dio, in effetti, si dona così come è nell’essenza dell’anima, in maniera chiaramente distinta, là dove, al di sopra della ragione, le potenze sono semplificate e portano semplicemente la trasformazione di Dio; là tutto è pienezza e sovrabbondanza, lo spirito sentendosi essere con Dio come una verità, una ricchezza, una unità, comunque anche là sente ancora una tendenza profonda ad andare più lontano, c’è una distinzione essenziale tra l’essenza dell’anima e l’essenza di Dio, distinzione tale che non se ne può concepirne una più alta.

 

 

Capitolo XII: L’Unità più alta senza differenza o senza distinzione

 

Viene poi l’Unità senza differenza, poiché l’amore di Dio non deve essere solamente considerato nel suo riversarsi verso tutti i beni e nel suo attirarli all’interno verso l’Unità, ma, al di sopra di ogni distinzione, c’è un godimento essenziale, secondo l’essenza nuda della Divinità. Così gli uomini illuminati hanno trovato in essi una contemplazione profonda essenziale, al di sopra della ragione e senza ragione, e una inclinazione di fruizione che supera ogni modo e ogni essenza, e li si tuffano in un abisso senza modo della beatitudine senza fine, dove la Trinità delle Persone Divine possiede la propria natura in una unità essenziale. Vedete, qui la beatitudine è talmente semplice e senza modo che ogni contemplazione essenziale svanisce, come ogni inclinazione e distinzione delle creature. Poiché tutti gli spiriti elevati si fondano e si annientano per la fruizione d’amore nell’essenza di Dio che è la superessenza di ogni essenza. Là fuggono a se stessi e si perdono in un non sapere senza fine. Ogni chiarezza è ricondotta nelle tenebre, là dove le Tre Persone rientrano in Unità e gioiscono della beatitudine essenziale. Questa beatitudine non è essenziale che a Dio solo: essa è superessenziale a tutti gli spiriti. Qualche essenza creata, in effetti, non può diventare una con l’essenza di Dio ed estinguersi in se stessa, perché allora la creatura diventerebbe Dio e ciò è impossibile.

L’essenza di Dio non può né diminuire né aumentare; niente può essergli tolto o aggiunto. Tutti gli spiriti amanti, dal momento che sono con Dio, sono tuttavia senza differenza un solo godimento e una sola beatitudine. Poiché l’essenza felice, che è la fruizione di Dio e di tutti i suoi amati, è talmente semplice che non si vede in essa, in quanto al godimento, né il Padre, né il Figlio, né lo Spirito Santo, secondo la distinzione personale, né alcuna creatura. Ma là, tutti gli spiriti elevati si sono superati da soli in un godimento senza modo che è una abbondanza al di sopra di ogni pienezza, che nessuna creatura abbia mai ricevuto o possa ricevere. È là che, nella loro Superessenza, gli spiriti elevati sono senza differenza, un solo godimento, una sola beatitudine con Dio. La beatitudine è così semplice che non può entrarvi distinzione.

Cristo desiderava che fosse così quando pregava il Padre suo celeste e che tutti i suoi benamati fossero uno solo tra loro, come Lui è uno con il Padre e gioissero nell’unione dello Spirito Santo (cf Gv 17,21-24): così la sua preghiera e i suoi desideri, erano di essere in noi, e noi in Lui e nel suo Padre celeste, e una sola gioia nell’unione dello Spirito Santo. Questo mi sembra la più bella preghiera che Cristo abbia mai fatto per la nostra beatitudine.

 

 

Capitolo XIII: La triplice preghiera di Cristo perché noi potessimo essere uno con Dio

 

Voi potete osservare come la preghiera di Cristo fosse triplice, così come riferisce S. Giovanni nel suo Vangelo (cf Gv 17,21-24).

La prima domanda, in effetti è che noi fossimo con Lui, per potere comprendere la luce che ha ricevuto dal Padre. È per questo che dicevo che tutti i giusti sono uniti a Dio dal mezzo intermediario della grazia di Dio e della loro vita virtuosa. Poiché l’amore di Dio si effonde sempre in noi con nuovi doni; e chi osserva ciò, è riempito di nuove virtù e sante pratiche, come di tutti i beni: e questa unione con la pienezza delle grazie e della gloria nel corpo e nell’anima, inizia qui e dura eternamente.

La seconda domanda di Cristo, è che Egli sia in noi e noi in Lui, e noi vediamo questa preghiera espressa in diversi passi del Vangelo. Là noi riconosciamo l’unione senza mezzo intermediario, perché l’amore di Dio, non è solamente gioioso, ma anche attraente verso l’unità. Coloro che percepiscono questo e ne prendono coscienza diventano uomini intimamente illuminati; le loro potenze superiori si elevano al di sopra di tutte le loro pratiche, nella nudità della loro essenza; esse sono, al di sopra della ragione, semplificate, piene e traboccanti. In questa semplicità lo spirito si trova unito a Dio senza intermediario, e questa unione, grazie all’esercizio che gli è proprio, durerà eternamente.

Infine la terza preghiera di Cristo è la più elevata di tutte, cioè che tutti i suoi benamati, siano  riuniti in Uno, come Lui è Uno con il Padre: non Uno secondo la stessa sostanza della divinità, che è impossibile per noi; ma in un certo modo e nella stessa Unità, senza distinzione, nel godimento e nella beatitudine con il Padre, nell’amore essenziale. La preghiera di Cristo è compiuta in coloro che sono uniti a Dio in questi tre modi. Con Dio rifluiranno, trascorreranno, dimoreranno sempre in riposo nel possesso e nel godimento. Lavoreranno e patiranno, poi si riposeranno senza timore nella superessenza. Usciranno e torneranno, e troveranno da una parte e l’altra il loro nutrimento. Sono inebriati d’amore e addormentati in Dio in una oscurità luminosa.

Potrei dire ancora di più, ma quelli che possiedono ciò non né hanno bisogno: e a quelli che ne hanno ricevuto rivelazione che per amore aderiscono all’amore, l’amore insegnerà bene la verità. Ma quando si vive nell’esteriorità e si cerca consolazione al di fuori di Dio, non si può comprendere queste cose; quand’anche parlassi più diffusamente, non sarei compreso. Poiché quelli che si donano completamente alle opere esteriori, o che respingendo l’azione, si consegnano alla oziosità interiore, non possono comprendere. Benché qui, in effetti, la ragione e ogni sentimento devono sottomettersi e fare spazio alla fede, allo sguardo attento dello spirito e alle cose che superano la ragione, anche se la ragione, benché inattiva, sussiste allo stesso modo della vita sensibile; non possono perire, come non può perire la natura dell’uomo. Per cui se lo sguardo attento, e l’inclinazione dello spirito verso Dio, devono fare spazio al godimento nella semplicità, così comunque sguardo e inclinazione dimorano in prodondità. È la vita più intima dello spirito, nell’uomo illuminato che si eleva, la vita sensibile si sottomette allo spirito; le potenze sensibili sono così ordinate a Dio con un amore tenero e la natura sovrabbonda di ogni bene. D’altra parte, la vita spirituale è legata a Dio senza intermediario, e le potenze superiori sono elevate in Lui con un amore eterno, penetrate dalla verità divina e stabilite in una libertà senza immagini. Così l’uomo è pieno di Dio e in una sovrabbondanza senza misura, dove regna l’efflusso essenziale, l’immersione nell’unità superessenziale. Là, l’unione è senza distinzione, come vi ho spesso detto. Tutte le nostre vie terminano nella superessenza.

Noi vogliamo percorre con Dio queste vie elevate dell’amore, con Lui noi ci riposeremo nell’eternità senza fine: così, noi saremo eternamente in cammino, entreremo e ci riposeremo in Dio

 

 

Capitolo XIV: Qui l’autore si rimette al giudizio che la santa chiesa avrà su tutti questi scritti

 

Non sono in grado di dimostravi più chiaramente il mio pensiero. Per tutto quello che io comprendo o quello che provo, per tutto quello che ho scritto, mi sottopongo al giudizio dei santi e della Santa Chiesa. Io voglio vivere e morire servitore di Cristo, nella fede cristiana, e per mezzo della grazia di Dio, desidero essere membro vivo della Santa Chiesa. Come vi ho già detto, vi guarderete da questi uomini ingannevoli, che nello spogliamento dalle immagini e l’oziosità, con il loro sguardo nudo e semplice hanno trovato in essi in modo naturale l’essenza di Dio, e vogliono essere uno con Dio senza la grazia di Dio, senza la pratica delle virtù, nella disobbedienza a Dio e alla Santa Chiesa. Con questa vita perversa di cui vi ho parlato, vogliono essere figli di Dio per natura. Così il principe degli angeli fu gettato fuori dal cielo perché si elevava e voleva eguagliare Dio; Così il primo uomo fu cacciato dal paradiso perché voleva diventare simile a Dio; come, il peggiore dei peccatori, il cristiano infedele, perverrà dalla terra al cielo, lui che vuole essere Dio, senza alcuna somiglianza in grazie e virtù? Nessuno sale al cielo, se non il Figlio dell’uomo Gesù Cristo. Uniamoci a Lui, per mezzo della grazie, delle virtù e della fede cristiana. Saliremo così con Lui là dove ci ha preceduto. Nell’ultimo giorno noi resusciteremo tutti, ognuno con il proprio corpo: coloro che avranno fatto del bene andranno nella vita eterna, quelli che hanno agito nel male andranno nel fuoco eterno. Queste sono le due fini differenti che mai potranno riunirsi, perché sia l’una che l’altra si sfuggono sempre reciprocamente.

 

Pregate per colui che ha composto e scritto questo libro, perché Dio abbia pietà di lui. Che la sua vita povera nel suo inizio e meschina nella sua metà, sia per lui come per tutti noi coronata da una fine felice. Degnati Cristo Gesù, Figlio del Dio vivente, di accordarla a noi tutti. Amen

 

Se voi ascoltate qualche sermone o una buona dottrina, fateci molta attenzione, più per viverne che per sapere. Perché colui che molto sa e non vi conforma la sua vita perde il suo tempo.