RUYSBROECK IL MIRABILE
Si ringrazia
IL LIBRO DELLE DODICI BEGHINE
PRIMA PARTE
dodici riflessioni sull’amore di gesù
come deve essere colui che ama veramente
come ci si prepara a ricevere il santo sacramento
risposta di dio all’anima avida della santa comunione
l’uomo esprime a dio
quello che impedisce
quello che porta alla vera contemplazione
che cos’è
come deve essere colui che vuole avere l’esperienza della vera contemplazione
il primo modo della vera contemplazione
il secondo modo della vera contemplazione
il terzo modo della vera contemplazione
il quarto modo della vita contemplativa
i quattro modi dell’amore
come lo spirito del signore opera in noi
sei punti della più alta nostra conoscenza di dio
I diversi esercizi, veri e falsi, dell’amore
quali sono i buoni cristiani e chi i dannati.
breve descrizione della triplice vita:
vita attiva, vita contemplativa, e vita composta dalle due precedenti
il quadruplice errore di alcuni eretici detestabili
il primo errore che si oppone a dio spirito santo
il secondo errore o eresia, contro dio padre
il
terzo errore che si leva contro il figlio di dio e
il quarto errore o eresia, che
attacca dio, le divine creature e tutta
i quattro modi dell’amore
il primo modo dell’amore di dio
e come noi dobbiamo esercitare il vero amore e rendere qualcosa a dio
il secondo modo dell’amore divino
il terzo modo dell’amore di dio
il quarto modo dell’amore di dio
PRIMA PARTE
Della vita contemplativa
dodici riflessioni sull’amore di gesù
Dodici beghine si incontrano
e parlano insieme del Signore Gesù,
ciascuna secondo il suo pensiero: «Vieni, lodiamo l’amore
che è soave fin dall’inizio dei tempi,
di una dolcezza sovrana».
La prima dice:
«Voglio portare l’amore di Gesù,
senza chiedere niente a nessuno:
che Dio me ne dia la forza.
È giusto che noi amiamo
Colui che sappiamo così nobile
e di una così elevata estrazione».
La seconda dice:
«Mi piacerebbe amarlo,
se sapessi come fare:
è sempre nascosto.
Il mio cuore è congestionato:
spesso me ne accuso, sono colpevole,
la mia vita è piena di preoccupazioni».
La terza dice:
«È venuto a me come un vero amico
e mi ha offerto tante cose belle.
Ma ora egli è fuggito da me, incostante,
non ho più nulla.
Lo seguo come posso.
Non è saggio lodare il giorno
prima di aver visto la sera,
soave e dolce».
La quarta ha detto:
«L’amore di Gesù mi ha deluso;
mi ha strappata il mio cuore e la mia sensibilità,
e non so con chi prendermela,
mi divora giorno e notte,
ed esige da me più di ciò che posso dare,
non è uno scambio equo».
La quinta ha dichiarato:
«Sarebbe sbagliato se volessi lamentarmi
di ciò di cui non mi rimane una caparra.
Non mi stupisce:
è cosa ordinaria
che colui che ha poco lavorato
riceve poco in cambio».
La sesta disse:
«Che stiamo dicendo qui?
Che cosa stiamo cercando?
Gesù può spaventare?
Le nostre Beghine sono fuori di senno
Sono una vergogna per Gesù.
Le loro parole sono così vane,
farebbero meglio a riconoscerlo».
La settima disse:
«La fame della mia anima è così grande
che se avessi tutto ciò che Dio volesse donarmi, mai
questo potrebbe soddisfarmi,
se Egli non mi donasse Se Stesso, io ne morirei
la mia impazienza in questa necessità,
non si può capire».
L’ottava disse:
«Il Signore Gesù è un canale molto dolce,
da dove cola gioia in abbondanza:
Egli mi fa bere con Lui
È mio e io sono sua:
non riesco a muovermi da Lui.
Egli mi è stato dato in caparra
ed è per me come una noce molto dolce,
coloro che non la rompono sono folli,
le sue delizie si trovano nel nocciolo,
se avessi il potere su tutte le cose
sceglierei Gesù per mio Dio
tanto mi è dolce attendere a Lui.
La nona disse:
«L’amore del Signore mi ha abbandonato,
l’ho seguito attraverso vie sconosciute,
così vivo errante.
Se prima possedevo qualcosa
ora non ho niente
e ne provo grande tristezza
mi ha rubato il cuore».
La decima disse:
«L’amore di Gesù è così bello che
ha riempito la mia anima,
mi versa il suo vino generoso,
le coppe sono sempre piene.
Mio Dio quale sarà la mia gioia,
quando Egli mi mostrerà il suo volto così bello
e berrò questo vino generoso!
Hanno torto coloro che non ne parlano bene.
La undicesima disse:
«Ho un desiderio? Non lo so, perché
nella mia ignoranza senza fondo,
io stessa mi sono perduta.
Assorbita nella sua bocca
come in un immenso abisso,
non posso più tornare indietro».
La dodicesima disse:
«Fare sempre tutto bene, questa è la mia volontà.
poiché l’amore non può restare ozioso.
Praticare la virtù con fedeltà sincera e,
al disopra delle virtù, contemplare Dio.
È ciò a cui miro profondamente,
contemplare
fondersi di fronte all’amore,
essere sempre ubriaca d’amore
è una cosa troppo bella!
Dimoriamo insieme,
parliamo sempre delle cose del cielo;
non c’è una vita più alta.
Il nostro Padre Celeste ci ha amato,
ci ha mandato suo Figlio,
è Lui che Egli ci ha donato.
Egli riscattandoci con la sua morte.
è per noi una eterna consolazione.
Per Lui noi dobbiamo vivere
e pregare il nostro Dio del cielo,
perché adempiamo il suo comandamento,
in vista sempre della sua gloria;
e che in questa valle di miseria
noi possiamo vincere il male dell’inferno,
per entrare poi nel suo regno».
CAPITOLO II
come deve essere colui che ama veramente
Vedete, questo era lo stato in cui vivevano, nei tempi passati, le buone Beghine,
che lottavano molto per la virtù e noi ancora oggi ne vediamo vivere così alcune.
Comunque questo modo di vivere è decaduto
e l’infedeltà ne è la causa.
Vogliate essere veramente fedeli,
che il vostro cuore aderisca a Dio,
per amore, in tutta la verità
e nella semplicità più pura.
Siate dolci e modeste tra coloro
che sono impulsive e si offendono facilmente,
che mormorano, che inveiscono nel loro orgoglio,
che si irritano per niente, si riconciliano difficilmente
e sono di peso per le altre;
che sono presuntuose, ostinate e non ascoltano nessuno,
scontente, testarde e sempre afflitte,
colleriche, irritabili, senza misericordia,
maligne, crudeli e intolleranti:
non è una condotta da beghina:
esse non hanno né vita interiore né esteriore,
sopportate e soffrite per queste cattive compagne
e Dio benedirà la vostra vita.
Se voi volete conoscere la gente dabbene,
osservate come sono al di fuori e nella loro interiorità.
Tutta la santità viene da Dio
in coloro che vivono i suoi precetti.
Coloro che disprezzano il mondo dal fondo del loro cuore,
possono salire i gradini celesti,
e sono pieni della grazia di Dio,
purché seguano i suoi consigli.
Coloro che si sono distaccati dalle cose terrene,
sono pieni di carità.
La carità è un peso eccellente,
più pesate dell’amicizia e della parentela,
essa supera la carne e il sangue,
ed è pronta ad ogni virtù.
Coloro che praticano la carità
sono i più ricchi di questo mondo:
sono intrepidi, forti e coraggiosi,
poiché non hanno bisogno di nessuno.
Non devono preoccuparsi,
poiché lo Spirito del Signore è loro garante.
Essi non cercano ciò che appare all’esterno
poiché non desiderano essere lodati.
Essi non cercano personalismi,
ma vogliono essere insieme alle altre persone dabbene.
Si conformano alle pratiche della Santa Chiesa
e a tutte le opere buone e sante.
Hanno una grande rispetto per tutti i sacramenti
sicuri di trovarci la grazia di Dio.
come ci si prepara a ricevere il santo sacramento
Quando si va a ricevere il Santo Sacramento
che ci è stato inviato da Dio in cui vive il Corpo del Signore,
bisogna venerarlo al di sopra di tutte le cose.
Ogni buon uomo si piegherà in presenza di Cristo
aprendosi all’eterna verità,
provando ed esaminando se stesso,
secondo la sua vita, le sue parole e le sue opere,
dicendo nel profondo del cuore:
«Siatemi propizio, Amore eterno.
Possa io dispiacermi di me stesso,
poiché ho peccato dai giorni della mia infanzia,
ho perduto il mio tempo.
Abbi pietà di me, Signore misericordioso,
io non sono degno che Tu venga in me,
io porto le gravi ferite dei miei peccati,
e non potrò mai guarire,
se dalla tua bocca così dolce,
non mi giungono le parole della tua consolazione,
parole dette dalla tua Divina Maestà.
risposta di dio all’anima avida della santa comunione
«Oh uomo, ho ascoltato la tua preghiera,
e farò ciò che spetta a Me.
Voglio rispondere alla tua tristezza,
agire secondo la tua fiducia.
Riprendi gioia, coraggio e sicurezza,
farò per te tutto ciò che desideri.
Voglio essere la tua nutrice, darmi a te, essere tuo:
voltati completamente verso di Me.
La mia carne è stata come consumata dal fuoco sulla croce per te;
il mio sangue, pieno di vita e di calore penetra l’anima e il corpo.
Insieme noi berremo e mangeremo.
Tu ti ricorderai della mia passione e della mia morte,
e anche del mio amore eterno.
Se tu farai ciò, avrai la pace
Mio ben amato, ti ho ben compreso,
tu volentieri brami ricevere il Sacramento:
il sacrificio della messa è compiuto,
e se lo desideri, tu puoi riceverlo.
l’uomo esprime a dio
O Signore, parlate secondo il mio desiderio:
siete benigno.
Io ricevo volentieri il Santo Sacramento:
è per me un dono prezioso
Io ricevo in esso il tuo Corpo Consacrato,
che è per me dolce e delizioso,
poiché è il mio pane celeste:
coloro che non ne mangiano sono morti.
È anche il pane degli angeli,
quelli che lo gustano sono saggi.
Il mondo non può gustarlo:
si compiacciono e si rattristano per altre cose.
O Signore Vi siete degnato di promettere
Che mangeremo insieme.
Signore, io sospiro, io aspiro, io desidero,
e non posso consumarvi:
più mangio, più ho fame,
più bevo: più ho sete:
ne resta sempre più di quello
che tutti i viventi potrebbero consumare.
Signore, Tu sei un ospite liberale:
solo Tu paghi tutto ciò che si consuma.
Signore, io bevo così volentieri il tuo sangue vivo,
che sgorga dal tuo costato
e dal tuo Corpo Santo,
che è nobile e di gran valore.
È così dolce al mio palato:
sono mezzo ubriaco, non posso nasconderlo.
Signore, il tuo sangue è più generoso del vino di melograno;
voglio riempire tutte le mie coppe:
allora, sarò intrepido e coraggioso
e non avrò più niente da fare al di fuori.
Sono sazio, eppure desidero
e quello che ho non posso consumarlo.
Tutto il mio avere, non posso stimarlo;
io inseguo ciò che mi sfugge.
Il mio desiderio mi insegue sempre:
ma come il modo aspetterà ciò che è senza modo?
Modo e senza modo sono due cose,
che mai ne faranno uno,
perché devono dimorare separati:
l’uno non può distruggere l’altro.
Tutto ciò che è fede, ordine, saggia misura,
deve avere la giusta considerazione,
poiché la pratica della Santa Chiesa
consiste nell’ordine, nella misura e nelle opere buone.
Senza modo niente può vivere né in cielo né in terra.
È secondo un ordine, un modo, un peso e una misura,
che Dio ha creato ogni cosa.
Così dobbiamo vivere secondo la logica della ragione,
finché, al di sopra di essa, avremo una vita contemplativa.
CAPITOLO VI
quello che impedisce
Molte persone si ingannano
E non possono scoprire né la contemplazione, né trascendere i modi.
Tutti hanno difficoltà
di immergersi liberamente nella contemplazione,
hanno un cuore occupato
osservano gli altri da vicino,
sono pieni di pensieri esterni
verso parenti e amici.
Occupati nella ricerca di ciò che è loro necessario,
senza conoscere la ricchezza di Dio.
Una previdenza buona e discreta,
ma chi è troppo pensieroso non è saggio.
Quando ci si rigira all’esterno in una vita sensibile,
è impossibile realizzare un vero raccoglimento.
Coloro che si accontentano dei sensi esteriori,
non trovano niente che li soddisfino in quelli interiori;
esteriormente lenti e pigri,
interiormente eccessivi nella gioia e nel dolore.
Sebbene queste cose possono essere esenti da peccato mortale,
impediscono all’uomo di leggere dentro di sé.
Coloro che hanno pensato di riempirsi di cose estranee,
non possono trovare in nessun modo la vita contemplativa.
quello che porta alla vera contemplazione
Ma se volete prepararvi alla contemplazione,
le vie che vi ci conducono sono:
una coscienza pura senza macchia,
una vita innocente, ben ordinata
nei costumi onesti e tranquilli in ogni senso, e sobrietà.
Occorre frenare la natura nella sue inclinazioni disordinate,
ed essere indulgenti solo secondo la ragione e la discrezione.
Andate, con amore, incontro a tutti coloro che vi chiedono qualcosa;
il rientro in se stessi sarà semplice e privo d’immagini,
lo sguardo interiore elevato e aperto alla verità eterna;
il raccoglimento semplice e tranquillo praticato nella vera pace,
l’abitazione interiore mai si sconvolge né si turba
per qualunque ingiustizia, in fondo all’anima un amore ardente,
una fiamma viva di devozione che ascende verso la bontà di Dio,
un’anima amante che desidera essere con Dio per l’eternità,
l’abnegazione di tutti gli egoismi per la buona volontà di Dio,
l’unione di tutte le potenze dell’anima nell’unità dello spirito,
azione di grazia, lode, amore e servizio di Dio in una eterna riverenza;
se voi vorrete praticare queste virtù in amore, potrete sperare di avere l’esperienza
di una vita contemplativa, poiché se voi vivete fedeli a Dio e a voi stessi,
non appena vi si mostrerà, potrete contemplarlo.
che cos’è
La contemplazione è la conoscenza senza la modalità
che resta sempre al di sopra della ragione:
essa non può scendere nella ragione,
e la ragione non può aspettarla al di sotto di essa.
La chiara ignoranza dei modi, è un ottimo specchio,
dove Dio risplende la sua eternità
L’assenza di modalità, ignora tutti i modi,
tutti gli atti della ragione vengono meno.
L’ignoranza del modo, non è Dio,
ma la luce in cui lo vediamo.
Coloro che vivono in questa ignoranza,
percepiscono in Lui un deserto, nella luce divina.
L’ignoranza del modo supera la ragione, senza sopprimerla,
vede ogni cosa senza stupore.
Stupirsi è cosa inferiore, la vita contemplativa ignora lo stupore.
Nell’ignoranza dei modi lo si vede, ma senza sapere quello che è;
perché ciò supera tutto e non è né questo ne quello.
Lascio qui la rima,
se voglio essere chiaro nel descrivere la contemplazione.
come deve essere colui che vuole avere l’esperienza della vera contemplazione
Se voi desiderate avere in voi l’esperienza della vita contemplativa, dovete essere ornato di tutte le virtù, di cui ho parlato: raccogliervi al disopra della vita dei sensi, nella parte più elevata della vostra interiorità, e applicarvi a Dio nel rendimento di grazie, nella lode, in eterna adorazione; dovete mantenere il vostro pensiero spogliato da tutte le immagini sensibili; l’intelletto aperto ed elevato con desiderio verso la verità eterna; lo spirito scoperto davanti a Dio come uno specchio vivente per ricevere la sua rassomiglianza eterna.
Vedete, là si mostra una luce intellettuale che né i sensi, né la ragione, né la natura, né penetranti considerazioni possono comprendere. Questa luce ci dona libertà e fiducia faccia a faccia con Dio.
Essa è più alta e più nobile di tutto quello che Dio ha creato in natura, perché essa è la perfezione della natura, al di sopra della natura, è un intermediario tra noi e Dio.
Il pensiero, vuoto d’immagini, è lo specchio vivente nel quale brilla questa luce. E questa luce richiama la nostra somiglianza e unità con Dio nello specchio vivente del nostro pensiero spogliato: così Dio vive in noi con la sua grazia e noi viviamo in Lui, per mezzo delle virtù e delle buone opere. In questo specchio vivente noi siamo simili alla nostra immagine eterna che è Dio, perché noi viviamo secondo l’eterna previsione che Dio ha di noi. Questa luce si riversa in somiglianza e attira verso l’unità, noi la percepiamo al di sopra della ragione, nel nostro intelletto spogliato e raccolto.
È qui che la verità di Dio dice al nostro spirito: «Guardami, come Io ti guardo, conoscimi come Io ti conosco. Amami, come Io ti amo. Gioisci con Me, come Io gioisco con te; e come Io sono tutto tuo, senza divisione né parte, così Io voglio che anche tu sia tutto interamente mio. Io ti ho vito da tutta l’eternità, prima di tutta la creazione, in Me e uno con Me e come Me. Là ti ho conosciuto, amato, chiamato ed eletto. Ti ho creato a mia immagine e somiglianza. Ho preso la tua natura e vi ho impresso la mia immagine, perché tu sia senza intermediari con Me, per la gloria del Padre.
Ho creato la mia anima con tutte le sue potenze e l’ho colmata di doni per servire il Padre vostro e Padre mio, e obbedire a Lui nella nostra comune umanità, in tutto ciò che ho potuto fino alla morte.
E della mia pienezza di grazie e di doni, ho riempito la tua anima e le sue potenze, affinché tu mi somigliassi e, nella mia forza e con i miei doni, tu possa servire, ringraziare e lodare Dio eternamente, senza fine.
Così noi siamo tutt’uno con Dio nella nostra immagine eterna, cioè nella Sapienza di Dio, che ha preso la nostra natura per tutti noi. E anche se noi siamo uno nella nostra immagine con Dio, dato che Egli ha assunto la nostra natura, noi dobbiamo essere simili a Lui nella grazia e nelle virtù, se vogliamo ritrovarci uno con Dio nella nostra immagine eterna che è Dio stesso.
In questo modo anche l’umanità di nostro Signore Gesù Cristo, era una dimora alta della Sapienza divina, con la quale si identifica: la sua anima e tutte le sue potenze, erano e sono colmi della pienezza di tutti i doni. È Lui stesso per noi, come una sorgente viva, da dove riceviamo tutto ciò che ci è necessario.
E disse Lui Stesso: «Il Padre mio mi ha mandato per vivere come Dio e come uomo, per tutti coloro che lo desiderano. Vedi, mio buon amico, Io sono tutto per te. È per te che ho vinto, per te che ho insegnato e pregato e subito la morte. Ti ho offerto al Padre mio con la mia morte e ho pagato il tuo debito con il mio sangue prezioso. Sono risuscitato gloriosamente nell’anima e nel corpo, affinché tu possa contemplare eternamente e senza fine la mia gloria e la gloria del Padre mio. Sono salito alla destra del Padre mio, al di sopra di tutti i cori e di tutte le gerarchie degli angeli e degli uomini. Ho preparato un posto per ciascuno, se ne sarà degno e secondo i suoi meriti e virtù e vita. Discenderò nella mia gloria, nell’ultimo giorno con i miei angeli e santi, per giudicare tutti i buoni e cattivi, ciascuno secondo i propri meriti e secondo giustizia. Osserva ora, mio bene amato, quello che ho ancora fatto per te. Ti ho donato e lasciato la mia carne e il mio sangue in nutrimento e bevanda, spandendo un gusto celeste, penetrando tutti quelli che lo possono desiderare, gustare e sentire. Ho nutrito e saziato i tuoi desideri e la tua vita affettiva nel mio corpo torturato e glorificato. Il tuo amore e il tuo intelletto li ho nutriti e riempiti del mio spirito e di tutti i miei doni, così che di tutto ciò di cui si compiace il Padre mio. Ho donato Me stesso come alimento alla contemplazione e al tuo spirito elevato, affinché tu possa vivere in Me, ed Io, Dio e Uomo in te. Il Padre mio e Io, abbiamo riempito il mondo del nostro Spirito, dei nostri doni e dei nostri sacramenti, secondo i desideri e le necessità di ciascuno. Uomo, guarda chi sono, e vedi come ho vissuto per te e come ti ho servito ,quello che ho sofferto per te e tutto quello che ti ho promesso: sii riconoscente, rispondimi come puoi».
il primo modo della vera contemplazione
«O Signore, siatemi propizio: io non sono niente e non ho niente, non posso niente senza il tuo aiuto e la tua grazia, vedo nella luce della mia natura che tu sei Creatore e Signore del cielo e della terra e di tutte le creature. Credo nella fede cristiana e a tutto ciò che appartiene alla fede, e desidero compiere, con il tuo aiuto e la tua grazia, la tua legge e i tuoi precetti secondo le mie possibilità. Signore, ciò è comune a tutti i tuoi membri e a tutti i cristiani che saranno salvati. Signore, tu inciti il mio spirito, affinché ti guardi come Tu guardi me, e che ti ami come Tu ami me».
Ora si tratta di ben comprendermi. Quando un uomo buono e spirituale si raccoglie in se stesso, distaccato da tutte le cose terrestri, tenendo rispettosamente il suo cuore aperto verso l’alto, con una vera riverenza per l’eterna bontà di Dio, allora il cielo nascosto si scopre, e il volto dell’amore divino risplende rapido come un fulmine, una luce penetra il cuore di questo uomo, e in questa luce lo Spirito del Signore parla apertamente al cuore che egli ama e gli dice: «Io sono tuo, e tu sei mio. Io dimoro in te, e tu vivi in Me».
Sotto l’azione di questa luce e di questo tocco, le gioie e le delizie per l’anima e per il corpo sono così grandi, nel cuore così elevato, che l’uomo non comprende ciò di cui si è arricchito, e non sa come sostenerlo: è ciò che chiamano giubilo, quello che nessuno può esprimere in parole, né conoscere senza averlo provato. Ciò vive nel cuore amante aperto a DIO e chiuso a tutte le altre creature. Da ciò proviene il giubilo, che è un amore del cuore, una fiamma ardente della devozione, con azione di grazie e lode in eterna riverenza a Dio. Ma se colui che gusta la dolcezza, si ferma e cerca soddisfazione, al posto di ringraziare e lodare Dio, rovina tutto quello che ha fatto.
Questo è il primo modo e il più umile, con il quale Dio si mostra nella vita contemplativa. Ve ne voglio dare un esempio familiare per coloro che non lo conoscono.
Prendete uno specchio concavo e avvicinategli una materia secca e infiammabile; poi esponete lo specchio ai raggi del sole; la materia secca si infiammerà e brucerà a causa del calore del sole e della concavità dello specchio. Allo stesso modo, se nel vostro raccoglimento avete un cuore vivo e aperto, che si rivolge a Dio con riverenza, la luce della sua grazia brillerà in questo cuore aperto ed elevato, purificherà la coscienza, e brucerà nel fuoco dell’amore divino tutti i difetti che sono nell’uomo.
Ecco il modo meno elevato della vita contemplativa, come comunemente si pratica nella purezza del cuore e elevazione dello sguardo verso le cose divine, e dove l’amore si traduce con devozione e desiderio nell’azione di grazia e lode davanti al volto di Dio.
il secondo modo della vera contemplazione
Viene poi la seconda modalità della vita contemplativa. Gli uomini che attraverso l’amore e il rispetto che portano a Dio sono elevati alla semplice purezza del loro spirito, tengono il volto scoperto e senza veli alla presenza di Dio. E dal volto del Padre, brilla una luce semplice, nello sguardo del loro pensiero, spogliato dalle immagini e che la purezza dello spirito ha elevato al di sopra dei sensi, al di sopra delle immagini, al di sopra della ragione e oltre la ragione. Questa luce non è Dio Padre, ma è un intermediario tra il pensiero che vede e Dio Padre. Questa luce si chiama sguardo divino o Spirito del Padre. In questa luce Dio Padre si mostra in una maniera semplice, nell’assolutezza della sua natura e sostanza.
In questa luce lo Spirito del Padre parla al pensiero elevato e spogliato delle immagini: «Guardami come io ti guardo». Si aprono allora grazie alla semplice luce infusa dal Padre, gli occhi resi semplici e chiari, e contemplano il volto del Padre, cioè la natura divina, in un semplice sguardo al di sopra della ragione.
Questa luce è la rivelazione che Dio fa di se stesso, dona allo spirito contemplativo la certezza che egli vede Dio, tanto quanto si può vedere quaggiù, nella nostra condizione di mortali.
Affinché mi comprendiate bene, voglio darvi un esempio sensibile. Quando vi trovate nella chiara luce del sole, distogliete i vostri occhi, pieni di colori luminosi, da tutte le considerazioni e da tutte le cose che il sole illumina per seguire semplicemente la luce del vostro sguardo e i raggi che escono dal sole, allora voi siete assorbito solo dalla luce del sole.
Nella stessa maniera, se voi seguite i raggi risplendenti che, dal volto di DIO, brillano nel vostro sguardo semplice, vi condurranno fino al principio del vostro essere creato, dove voi non troverete niente altro che Dio.
il terzo modo della vera contemplazione
Viene poi la terza via che si riferisce alla vita contemplativa. Questa si chiama speculatio, che significa guardare in uno specchio. Dato che la comprensione dell’uomo contemplativo è come uno specchio vivente, nel quale il Padre con il Figlio infondono lo Spirito di verità, in modo tale che la ragione può essere illuminata e conoscere tutta la verità, ed essere in grado di capire nei modi e nelle immagini. Ma il modo in cui noi vediamo il volto di Dio, è al di sopra della ragione e al di là della ragione, nella comprensione del pensiero spogliato e senza immagini.Nessuna ragione né considerazione possono arrivarci. È così che l’aquila superba può, senza battere ciglio, fissare la luce del sole, grazie alla vista penetrante dei suoi occhi, mentre il pipistrello non può sostenere il chiarore, a causa della debolezza dei suoi occhi e del suo sguardo.
L’occhio semplice dell’anima, trasformato in unità, che, oltre la ragione e al di fuori di essa, viene elevato ad una vista semplice e pura, contempla sempre il volto del Padre come gli angeli che ci servono, perché l’occhio dello spirito semplice non ha niente altro davanti a sé, che l’immagine di Dio stesso. Là vede Dio e tutte le cose, così come sono, uno con Dio in un’unica vista, e questo basta, ed è ciò che è chiamato “contemplatio”, vale a dire guardare Dio in modo semplice. È in questo modo che la facoltà intellettuale dell’anima diventa come uno specchio vivente dove Dio abita con la sua grazia. L’anima riceve lì lo Spirito di verità, e sotto l’influsso della sua luce, l’occhio della ragione è rischiarato e diventa in grado di conoscere nelle forme, nelle immagini e nelle analogie Dio e tutte le creature, fino a quando vorrà mostrarle. Questo stesso Spirito comanda alla ragione, così illuminata, di governare e dirigere la vita dei sensi secondo la legge di Dio, e secondo i precetti della Chiesa, nella carità e nella vera discrezione.
Inseguito l’uomo dotato d’intelligenza, che ha ricevuto lo Spirito di verità, deve camminare davanti al volto del Signore, ordinare la sua vita interiore e ornarla di tutte le virtù secondo la volontà di Dio: potrà così ascoltare la dolce voce del Padre che parla al suo spirito: «Guardami e conoscimi come Io ti conosco: guarda attentamente quello che sono e chi Io sono».
A questo invito l’anima sa raccogliersi con tutte le potenze interiori; e dagli occhi dell’intelligenza, grandi aperti, e rischiarati, desidera vedere quello che Dio l’ha invitata a guardare.
Dio allora si mostra all’anima nello specchio vivente della comprensione, non come è nella sua natura, ma in immagini e somiglianze, come la ragione illuminata può comprenderla ed intenderla. La ragione saggia e illuminata da Dio vede chiaramente nelle immagini intellettuali, tutto quello che si aspetta da Dio, dalla fede, da ogni verità, secondo il suo desiderio.
Ma l’immagine di Dio stesso, anche se gli viene presentata, l’anima non può comprenderla: gli occhi della sua intelligenza devono cedere davanti a questa incomprensibile luce. Piena di sapienza e rischiarata dalla Spirito di verità essa vede Dio nelle immagini intellettuali, comprende che Egli è potenza, saggezza, verità, giustizia, bontà e clemenza, misericordia, ricchezza e libertà, fedeltà vivente, consolazione e dolcezza.
Vede la distinzione delle persone: in ciascuna di esse, vede Dio Onnipotente, uguale nella virtù della sua natura; Unità nella Trinità e Trinità nella Unità: fecondità conforme alla sua natura e riposo secondo la sua essenza. Ciascuna delle Persone sono Dio e Divinità secondo la loro comune sostanza. Perché la ragione illuminata dallo Spirito di verità, vede Dio nel suo specchio in tanti modi, forme e immagini che essa stessa può concepire e in qualche modo spera vedere.
La potenza intellettuale allora è inclinata e invitata da Dio a guardare Dio e chi Egli è.
È per questa ragione che l’anima contemplativa dice: «Signore mostraci il tuo volto al di sopra delle immagini e somiglianze, senza velo e scoperto: allora noi saremo salvati e ciò ci basterà» (Sal 74,4; Gv 14,8). Lo Spirito del Signore risponde così alla ragione illuminata: «Guardami e vedi chi sono Io, e quello che sono». L’occhio dell’intelligenza si apre allora per vedere quello che Lui desidera e quello che Dio l’invita a guardare. L’occhio semplice vede nella luce divina, ciò che Dio è, in modo semplice; e l’occhio dell’intelligenza lo segue, volendo sapere e sperimentare, nella stessa luce, quello che Dio è e Chi è. Ma davanti al volto del Signore, la ragione viene meno, come pure tutte le considerazioni, e la potenza intellettuale si trova elevata e spogliata: senza nessun modo, né questo né quello, né qui né là. Poiché l’Essere senza modi, ha invaso la sua vita, immergendola e sopraffacendola: non sa essa stessa dove si fissa il suo sguardo e non può cogliere il suo obbiettivo; poiché la sua visione è senza modo, gli sfugge completamente. Quello che comprende, non può stimarlo molto, né afferrarlo completamente: poiché comprende senza modo e senza forma, viene capita da Dio in misura più alta di quella che essa stessa può comprendere.
Vedete, la pratica di questa contemplazione senza modi, è intermediaria tra la contemplazione attraverso immagini intellettuali, e la contemplazione pura, oltre tutte le immagini, nella luce divina.
il quarto modo della vita contemplativa
Infine, la quarta via che conduce alla perfezione la vera vita contemplativa, secondo le maniera propria della contemplazione. Questa modalità è un esercizio chiaro ed elevato dell’amore, secondo il desiderio di Dio. Questo modo così esercitato è nato da Dio e il nostro Signore lo afferma nel Vangelo: «Se non rinascete nello Spirito Santo, non vedrete il Regno di Dio e non entrerete mai» (Gv 3,5).
Lo Spirito Santo è una sorgente in cui gli spiriti amanti sono battezzati, in cui vivono e dimorano e ricevendo l’acqua viva della grazia, sono purificati dai peccati. Egli abita in noi con la sua grazia, e in Lui viviamo con virtù e santità di vita.
Lo Spirito del Signore, noi lo paragoniamo ad una sorgente d’acqua viva, dove noi viviamo oltre la nostra natura creata e dove sgorgano le vene vive della grazia, da cui le onde fanno scorrere molteplici doni nel nostro spirito, è così che lo Spirito del Signore vive e abita in noi.
E il Signore ci tocca con il suo Dito, cioè con il suo Spirito, e ci dice: «Amami come Io ti amo e come ti ho amato dall’eternità». Questa voce e questo invito interiore sono tremendi da capire, perché tutto è sconvolto un una tempesta d’amore: tutte le potenze dell’anima rispondono e dicono tra loro stesse: «Amiamo l’amore senza fine, che ci ama eternamente». Il cuore si apre pieno di desiderio e tutte le potenze sensibili lo seguono in un amore affettivo per Dio. L’anima vivente si eleva al di sopra di se stessa, in un raccoglimento profondo nell’oblio e nel disprezzo di tutto ciò che può diminuire l’amore del Signore.
L’intelletto illuminato e la libera volontà progrediscono nell’azione di grazie, nella lode, nella riverenza e stima sovrana davanti al volto dell’Amore eterno. Chiunque è nato da Dio è Dio e spirito: Egli è Dio con Dio, un solo amore una sola vita con Lui nella sua immagine eterna. Egli è spirito e simile a Dio per mezzo della grazia e della amorosa adesione a Dio.
Egli è santo, forte, libero e vincitore di tutte le cose esercitando amore. E in queste cose, essere uno con Dio nell’amore e somigliargli con la grazia, l’amore viene esercitato in tutti i modi: giacché Dio tocca e muove il nostro spirito, esige che noi l’amiamo come Lui ci ama, e il suo amore è senza misura perché è Lui stesso: e il nostro amore ha una misura, in modo che noi non potendo adempiere ciò che il suo amore esige da noi, cadiamo nell’impotenza e il nostro amore diventa senza modo né forma di fronte al suo amore.
L’amore non è né caldo né freddo, né chiaro né oscuro, né nutrimento né bevanda, e non c’è niente al mondo che si possa paragonare all’amore. L’amore di Dio per noi è una mozione o tocco spirituale, dove Lui comunica la sua grazia e i suoi doni in modo personale, e atti a ciascuno per condurre una vita virtuosa.
i quattro modi dell’amore
Ci sono quattro modi d’amore, nei quali è racchiusa tutta la santità. Il primo modo che è di precetto appartiene agli amici. Il secondo è di consiglio e appartiene agli spiriti elevati che vivono secondo i consigli di Dio; il terzo non è né precetto né consiglio, ed è proprio dei figli di Dio che ricevono l’azione divina nell’amore puro; il quarto modo consiste nell’essere uno con Dio nell’amore.
Comprendetemi bene, Il primo modo d’amore consiste nel timore e l’amore di Dio al di sopra di tutte le cose, e nell’obbedienza a Lui e alla Santa Chiesa secondo la fede cristiana, con le virtù e la pratica delle opere buone: coloro che agiscono in questo modo sono amici di Dio e di essi Egli si compiacesi loro, nel grado più umile in cui si possa vivere per Dio.
Viene poi il secondo modo dell’amore, in cui si vive uniti a Dio nello spirito e nella verità. Ciò si verifica quando l’uomo virtuoso si applica più all’intenzione e all’amore di Dio che alla pratica delle opere buone esteriori per Dio; così egli è mosso e sollecitato dallo Spirito del Signore ad amare sempre più; e più ama e più è mosso.
In questo modo arriva ad una esperienza beata senza modi che è l’amore spogliato dei modi. E così è uno spirito puro ed è fissato in Dio da un amore senza modi; e tende sempre ad uscire da se stesso fino alla completa spogliazione. E nuovamente sente il tocco divino ed è ancora trascinato fuori di sé: giacché tutte le sue forze vengono a mancare in un amore senza modi. E lì amare Dio ed essere amati da Lui.
Ciò che l’amore è in noi stessi, nessuno lo può comprendere: ma le sue opere appaiono come stiamo spiegando. L’amore dà più di quanto se ne possa ricevere, ed esige più di quello che possiamo dare.
L’esigenza dell’amore nel cuore dell’uomo è, a volte, nel cuore dell’uomo come un fuoco ardente e avido nell’anima e nel corpo e pieno di impazienza, e nello spirito ha un’avidità divorante che lo consuma.
L’avidità dell’amore consuma le
opere dello spirito e lo stabilisce in un semplice riposo. È là che comincia
una contemplazione intellettuale e una inclinazione
amorosa, in una atmosfera felice e soave: è lì che l’amore senza modo trova la
sua perfezione. Giacché la contemplazione intellettuale e l’inclinazione
amorosa sono come due canne sonore del cielo, che rendono il loro suono senza
essere legate a dei toni né a delle note; vanno sempre avanti nella vita
eterna, senza voltarsi mai indietro né ritornare; esse custodiscono il tono e
si armonizzano con tutta
C’è più fuoco che ferro, e più ferro che fuoco: tuttavia il ferro non diventa fuoco né il fuoco diventa ferro: ciascuno conserva la sua materia e la sua natura propria. Allo stesso modo anche lo spirito umano non diventa Dio, ma è deiforme, e in larghezza, lunghezza, altezza e profondità, e in tutte le proporzioni in cui Dio è Dio, lo spirito amante gli è unito in amore. La sorte del quarto modo è uno stato di riposo, dove lo spirito è unito a Dio in amore puro e nella luce divina: egli è svincolato e libero da ogni esercizio d’amore, al di sopra delle opere e ricevendo l’amore uno e semplice che consuma lo spirito umano e l’annienta in se stesso, in modo che dimentica se stesso e non conosce più né se stesso, né Dio, né nessuna creatura, se non il solo amore, che gusta e sperimenta, e che possiede in un riposo semplice.
Sente lui stesso una larghezza con l’amore che è senza misura e che abbraccia ogni cosa, ma che dimora sempre al di sopra di ogni comprensione. Si vede unito alla lunghezza dell’eternità, che è immobile, senza inizio né fine, e che precede e segue tutte le creature. Si sa elevare con Dio ad una altezza che domina e regna in cielo, sulla terra e in tutte le creature. Si sente così sprofondare ed elevare fino alla sua essenza che è l’essenza di Dio stesso: là si trova ad essere, con DIO e con tutti i santi, in una beatitudine senza fondo, essenziale a Dio, ma superessenziale a noi stessi.
Questa beatitudine domina tutte le cose ed è alla base di tutte le cose; è un fondamento immobile, cioè un sostegno senza fondo di Dio in tutto quello che è creato; e non è mai conosciuta altrimenti che da se stessa: per Dio è una conoscenza essenziale e tranquilla, per noi un non-sapere incomprensibile. Là dove noi sappiamo e conosciamo, là noi siamo felicemente uniti a Dio nell’amore; ma là dove noi ignoriamo, là noi siamo una stessa beatitudine tranquilla con Dio, al di sopra della nostra creatura creata: là noi siamo rapiti senza l’aiuto del nostro spirito e fuori di lui, fino alla nostra beatitudine superessenziale con Dio, al di sopra del nostro essere creato in un abisso senza fondo che è l’essenza divina, mai scossa né da Dio, né dalle altre creature.
Così noi comprendiamo certe
distinzioni e differenze, secondo la nostra ragione, tra Dio e divinità,
operazione e riposo. La natura feconda delle Persone, secondo la quale
Ma la semplice essenza di Dio, in quanto essenza semplice, è eterno riposo di Dio e di tutte le creature, là siamo tutti secondo la nostra superessenza, un abisso di beatitudine senza differenza, per Dio solo essenziale e per noi superessenziale, là noi siamo al di sopra della nostra natura creata; là noi siamo rapiti, senza l’aiuto del nostro spirito, e fuori da lui, nella nostra beatitudine superessenziale che è un abisso e che non può mai essere conosciuto se non da se stessa.
E se noi siamo tutti, secondo la nostra superessenza, al di sopra della nostra natura creata, una essenziale unità con Dio eternamente in riposo e inattivi: siamo altresì con Dio in una unità feconda di persone viventi e che agiscono al di sopra di tutto l’essere creaturale.
Noi comprendiamo che siamo una vita eterna con il nostro Padre celeste, in questa sorgente dove siamo stati creati, noi troviamo anche in suo Figlio, la verità eterna, che è nostra immagine, in cui noi tutti viviamo al di sopra di noi stessi, creati ciascuno in modo ordinato e conosciuti nella sua Sapienza eterna.
Noi abbiamo anche la sicurezza nello Spirito Santo, che ci ha amato dall’eternità, e che ci ha predestinati a possedere tutte le virtù e ad essere uno con Lui nell’amore.
Egli ci incarica, ornati di ogni grazia e doni, di compiere la sua volontà con tutte le virtù e tutte le opere buone, per vivere secondo la sua volontà e per seguire il Cristo in tutti i modi che conosciamo. Come il Padre ha inviato suo Figlio Gesù Cristo per servirci e per vivere e morire per noi, così Gesù Cristo suo Figlio ci invia a sua volta, e ci dona il suo Spirito, affinché noi viviamo nella carità, nelle virtù e in tutte le buone opere. Cosi noi siamo suoi discepoli, se noi rispettiamola sua legge e i suoi precetti, e la reciproca carità, e se noi siamo fedeli gli uni verso gli altri. Allora noi possiamo crescere e progredire nella grazia e nella virtù e riprodurre in noi la vita di Nostro Signore Gesù Cristo, e in questo modo crescono in noi sempre più, la grazia di Dio, la fame e la sete della virtù e della verità, come ve l’ho mostrata in precedenza, parlando del progresso nella vita santa.
come lo spirito del signore opera in noi
Come lo Spirito del Signore ci invita a praticar le virtù e tutte le opere buone, allo stesso modo ci attira agli esercizi della vita interiore, e ci invita a rendere grazia a Dio, a lodarlo, ad amarlo e a glorificarlo eternamente e per sempre, come io vi ho insegnato più sopra. E più noi desideriamo ed amiamo, e più noi desideriamo conoscere ed amare superando i nostri sensi. Lo Spirito del Signore ci attira dentro e ci mostra il volto dell’amore; ci rende liberi e affrancati da noi stessi, dalla gioia e dalla tristezza, e da tutte le creature, e ci dona la pienezza della sua grazia, e ci fa apprendere la pratica dell’amore perfetto, cioè lo sguardo silenzioso tra noi e Dio, il gusto e la conoscenza, l’amore e il reciproco compiacimento, la fusione e la liquefazione dei cuori.
Dio ci dona Se Stesso, ma noi non lo possiamo sapere. Da lui affluiscono in noi molteplici doni per l’anima , il corpo, il cuore, i sensi e tutte le nostre potenze.Noi gustiamo e proviamo la consolazione e la dolcezza del suo amore. Egli mangia e beve con noi, e noi con Lui. Tutto ciò supera la comprensione dei sensi. Più noi mangiamo più abbiamo fame; più beviamo più abbiamo sete; ma l’amore ne colma la dispensa.I doni di DIO consumano e nutrono,sono essi stessi nutrimento e bevanda. Traboccano e riempiono tutte le nostre potenze: ci resta comunque una fame e una sete segreta, perché noi languiamo e sospiriamo dietro questo bene che è l’amore stesso al di sopra di tutti i beni e senza misura.. E’ qui il modo secondo il quale lo Spirito di DIO dona se stesso, se noi sappiamo attendere. Ci attira al di fuori di noi stessi, e ridomanda di essere un solo amore con Lui: poiché tutte le parole di Nostro Signore Gesù Cristo si realizzino. Egli desidera e intercede presso il Padre celeste affinché noi fossimo uno con Lui e con il Padre, in modo che, secondo la sua umanità, è uno con Dio nell’amore, non per la sua natura, ma per grazia (Gv 17,1). Egli desidera e vuole anche che noi fossimo là dove Lui è, affinché noi possiamo contemplare la gloria e l’onore che suo Padre celeste gli ha dato (Gv 17,24).
In queste parole si possono distinguere sei punti diversi, secondo i quali si manifesta la conoscenza più alta nostra conoscenza di Dio.
sei punti della più alta nostra conoscenza di dio
Il primo punto mostra come noi possiamo essere con Dio nell’amore e nello Spirito Santo. Il secondo come noi distinti da Dio nella grazia e nella virtù. Il terzo come noi siamo uniti a Dio, al di sopra di noi stessi. Il quarto stabilisce come noi dimoriamo in noi stessi e non possiamo andare oltre noi stessi. Il quinto come noi dobbiamo dimorare in noi stessi con la fame e la sete, e non possiamo comprendere Dio. Il sesto, come al di sopra di noi stessi si trovano sazietà e superabbondanza, e beatitudine nell’amore eterno. Notate con cura questi sei punti differenti; ve li svilupperò e spiegherò.
Innanzi tutto osservate e comprendete che noi siamo tutti, al di sopra della nostra creatura creata, una sola vita in Dio nella nostra immagine eterna. Noi formiamo anche una sola umanità, che Dio ha creato, e abbiamo una sola natura umana, nella quale Dio ha impresso l’immagine della sua Trinità, e che per amore Egli ha assunto, in modo che Egli è con noi Dio e uomo. E così, tutti gli uomini lo hanno ricevuto ugualmente, buoni e cattivi; poiché è la nobiltà e la dignità della nostra natura. Pertanto noi non siamo né santi e né fortunati. Ma quando la grazia e la virtù ci elevano fino alla nobiltà spogliata e semplice del nostro spirito dove Dio regna, noi ci troviamo ad essere uno con Dio e con tutti i santi: là saremo consumati e perfezionati in un solo amore, che è Dio stesso, il principio e la fine della nostra vita eterna. D’altra parte noi siamo altri rispetto a Dio, e non possiamo diventare uno solo con Lui, ma eternamente noi dimoreremo in un’altra natura, dove noi sussistiamo in noi stessi, ciascuno con la propria personalità.
È qui che Dio ci ha fatti simili a Lui nella semplicità della nostra natura, secondo le nostre capacità più elevata. Ma questa somiglianza, che Dio ha donato a tutti in natura, non ci rende né santi né felici: è la grazia e i doni di Dio che ci vengono dall’alto, che ci danno una vita virtuosa, ed è perciò, che Dio vive in noi e noi in Lui. In questo modo noi somigliamo a Dio al di sopra della nostra natura; e noi dimoriamo in Lui somiglianti nella grazia e nella gloria.
Viene poi il terzo punto, per sapere come noi siamo uno con Dio al di sopra di noi stessi, dimorando eternamente in Lui simili a noi stessi. È questo che ci insegna il tocco divino che illumina la nostra ragione e ci invia oltre, e desidera da noi una vita virtuosa, ci attira al di dentro e ci vuole uniti a Dio. Ora, questo tocco è un intermediario vivente tra noi e Dio, in modo che noi dimoriamo eternamente simili a Dio in noi stessi, e al di là della somiglianza, uno con Dio stesso.
Segue il quarto punto. Con questo tocco dello Spirito Santo noi siamo di colpo mossi dal di dentro, questo ci da un desiderio insaziabile e una fame avida che nessuna ragione né alcuna creatura possono trattenere e saziare. Poiché lo Spirito di Dio spine il nostro spirito a gettarsi completamente in Dio e ad accogliere e afferrare Dio in noi: queste due cose ci sono ugualmente impossibili. In effetti noi non possiamo passare da soli in Dio e perdere la nostra natura creata, ma bisogna eternamente dimorare come distinti da Dio e dagli altri esseri creati, poiché ciascuna creatura non può diventare Dio, né Dio diventare creatura. Noi non possiamo mai comprendere inizialmente Dio in noi stessi; Lui è grandezza infinita, né inseguirlo fino a raggiungerlo, perché Lui è lunghezza infinita, profondità immensa, altezza al di sopra di tutto quello che ha creato. Ma ciò che a noi è impossibile è in suo potere; perché là dove il nostro spirito e tutte le nostre forze periscono nelle loro operazioni, lo Spirito del Signore agisce al di sopra delle nostre potenze e delle nostre operazioni: allora noi siamo mossi dallo Spirito Santo e noi riceviamo la sua azione al di sopra di tutte le nostre operazioni; e accogliendo così la sua azione noi l’afferriamo e siamo afferrati da Lui. Attraverso le nostre operazioni noi non possiamo arrivarci e siamo incapaci di afferrarlo; ma al di sopra di queste operazioni, là dove Egli opera, mentre noi portiamo la sua azione, noi l’ afferriamo passivamente al di sopra di tutte le nostre operazioni: e là comprendiamo Dio in un modo incomprensibile, cioè, portando la sua azione senza comprenderla.
Poi c’è il quinto punto, dove si trova il perfetto esercizio dell’amore eterno, di cui ho parlato in alto, e che consiste al di sopra di tutte le nostre azioni proprie, ad essere mosso dallo Spirito del Signore; siamo allora spogliati da noi stessi e da tutte le cose, e uniti a Dio nell’amore. Ma tra noi e Dio l’unione si rinnova sempre e senza tregua; lo Spirito di Dio si riversa in noi e nello stesso tempo ci attira a Lui, muove e tocca il nostro spirito, e ci ispira a vivere secondo l’amatissima volontà di Dio. Egli vuole che noi amiamo Dio come è degno di essere amato. Questo tocco che è intermediario tra noi e Dio non possiamo penetrarlo. Ci è altresì impossibile sapere la profondità di questo tocco e dell’amore stesso. È qui che l’operazione ci supera, e dobbiamo ricominciare, perché i doni di Dio non ci lasciano riposare. L’influsso dello Spirito Santo ci arricchisce e ci riempie di potenza, ci rende avidi di doni celesti, di nutrimento eterno e bevanda spirituale, tuttavia la fame e la sete dimorano in noi contemporaneamente al desiderio costante di seguire e servire Colui che è immenso e che va oltre le nostre capacità. È per questo che dobbiamo sforzarci, con tutte le nostre opere piene di fame e sete insaziabile. E proprio in questo momento che prendiamo da Dio nutrimento, che aspiriamo, sospiriamo dietro a Lui e gli presentiamo i nostri desideri, non possiamo nemmeno afferrarlo, assorbirlo né consumarlo: sempre dobbiamo sforzarci per dimorare di qua: né la fame né la sete, né il desiderio insaziabile possono essere quietate.
Ma come Dio ci invia fuori, pieni di tutti i suoi doni, per vivere secondo la sua amatissima volontà, così il suo Spirito ci attira dentro, per amarlo come ne è degno. E la sua dignità esige dal nostro spirito un amore senza misura, poiché è Egli stesso senza misura e ci ama con tutto Se Stesso, come Egli è: e il suo amore è così terribile, così attraente che consuma tutto quello che tocca. E là dove noi lo sentiamo,oltre la ragione, là dove il nostro amore è senza misura e senza modo. Poiché noi non possiamo né sappiamo come rispondere al suo amore, che è così avido che consuma in se tutto ciò che gli si avvicina. A questo amore, il nostro amore deve cedere: non possiamo difenderci contro Lui, il nostro amore è completamente spogliato, libero e senza attività. L’amore di Dio è un fuoco che divora e consuma fuori da noi stessi e ci inghiotte in Dio nell’unità. Vedete, là noi siamo saziati in abbondanza, e siamo con Dio, al di sopra di noi stessi in una pienezza senza fine. Comunque noi dimoreremo sempre affamati in noi stessi, e in questa dimensione dove noi siamo distinti da Dio, siamo sempre fedeli ai precetti delle virtù. Così sempre saziati al di sopra di noi stessi nell’unità con Dio, e affamati in noi stessi, là dove noi amiamo e viviamo secondo l’equità, noi conduciamo in parità, sazietà e fame, secondo il lavoro e la gioia, e viviamo nella rettitudine.
Al di sopra c’è il sesto punto, che è la fruizione in se stessa. La fruizione di cui gode Dio e la fruizione soprannaturale di noi tutti, che siamo uno con Lui nell’amore, è una unità di riposo, unità gloriosa ed essenziale oltre la distinzione delle Persone: là non ci sono né influssi né attrazioni di Dio: le Persone vi riposano nell’amore fruitivo, unità tranquilla e gloriosa delle Persone. Là c’è il riposo, godimento e gioia senza fine. Là tutti gli spiriti amanti sono, nella loro soprannatura, un solo godimento felice con Dio, senza distinzione. Questo godimento divino è l’Unità delle Persone, il riposo assoluto, la gioia traboccante, la beatitudine senza limiti, la corona e la ricompensa per l’eternità del perfetto amore.
Là dove noi siamo uniti a Dio nell’amore, per mezzo della sua grazia e delle nostre buone opere, ciascuno riceve la sua parte speciale nella grazia e nella gloria, più o meno, secondo che ne sia degno e l’abbia meritato con l’aiuto della grazia di Dio. Vedete, là noi siamo ben distinti, e ciascuno in particolare riceve grazie, meriti, ordini e favori, conformemente alla giustizia e secondo l’ordine della Sapienza Divina, nell’ordine soprannaturale. Ma là dove siamo con Dio senza intermediari e senza differenze, là Dio è l’oggetto del nostro godimento, in una beatitudine eterna senza limite.
Bisogna sapere che se si danno a Dio più nomi secondo il nostro punto di vista, la sua natura è una, in Tre Persone distinte, Padre Figlio e Spirito Santo: una sola natura feconda in Trinità di Persone. Vedete è a ciò che dobbiamo conformare i nostri pensieri, la nostra fede e la nostra vita. A questo fine Dio ha creato e chiamato tutto ciò che è nato dalla razza di Adamo; ma i pagani, i giudei e gli infedeli disprezzano l’appello di Dio e sono maledetti per questa ragione. I cristiani maledetti che vivono in peccato mortale e gli ipocriti che, sotto un apparente perbenismo, vivono e muoiono nello stesso stato, sono ugualmente riprovati da Dio e dannati; così i cristiani che sono battezzati nel sangue di Cristo siano tutti chiamati e invitati alla gioia eterna di Dio. Ma per essere ricevuti e eletti nella gioia eterna di Dio, bisogna rivestirsi della vita di Nostro Signore Gesù Cristo, ed essergli uniti interiormente per mezzo della sua grazia e le nostre buone opere, così Egli vive in noi e noi in Lui, nella misura delle sue grazie e della santità della nostra vita. Noi dobbiamo così, al di sopra di noi stessi, unirci a Dio nell’amore e nella fruizione; così siamo uno con Lui: un solo amore un solo godimento, inondati di beatitudine senza fine.
Tra la somiglianza di Dio in noi e la nostra unità con Lui, si trova come intermediaria la scintilla vivente della nostra anima, e cioè la luce e il fuoco dello Spirito Santo; Questa luce ci mostra che noi siamo uno con Dio nell’amore e nella fruizione, e che Gli somigliamo per mezzo della sua grazia e delle nostre virtù. Il fuoco dello Spirito Santo brucia e consuma ogni dissomiglianza in noi, e ci mantiene in una conoscenza e un amore costante; ci dà allo stesso tempo la consolazione e l’anticipo della gloria di Dio; è il pegno della nostra beatitudine eterna.
Quelli che intendono viverlo e crederlo, sono gli uomini che Dio ha eletto. Che Dio, Padre Figlio e Spirito Santo, solo vero Dio in Tre Persone, lo conceda a tutti, Lui che è nostra ricompensa e nostra corona, Amen
I diversi esercizi, veri e falsi, dell’amore
CAPITOLO XVII
quali sono i buoni cristiani e chi i dannati.
breve descrizione della triplice vita:
vita attiva, vita contemplativa, e vita composta dalle due precedenti
Ora, tutti i buoni cristiani sono riuniti in una sola fede nella legge degli Evangelisti e dei precetti divini, in un solo volere e un solo amore nella grazia, le virtù, la lode divina, nella vera vita di Nostro Signore Gesù Cristo.
Ma coloro che sono increduli, che dubitano o hanno una opinione contraria alla fede comune della santa cristianità, sono tutti lontani dalla via della salvezza; e tutti quelli che vivono in peccato mortale e non obbediscono né ai loro prelati, né alla santa Chiesa in buona condotta e pratiche devote, sono tutti separati e divisi a causa dei loro molteplici peccati e malizie; sono biasimati e disprezzati da Dio e da tutti i Santi: se essi perseverano e muoiono in questo stato, il demonio sarà loro maestro e andranno nel fuoco dell’inferno.
Ora comprendetemi bene, e considerate attentamente quello che sto per dirvi, quello che vi è necessario, se voi volete vivere, in verità, per Dio, senza deviazione spirituale. Tutti gli uomini dabbene che sono illuminati dalla grazia di Dio, nel momento del raccoglimento al di sopra della ragione nella loro stessa essenza, trovano là il Regno di Dio in essi e Dio nel suo Regno. Questa si chiama vita contemplativa, che vi è augurata e consigliata dallo Spirito del Signore.
Poi, uscendo da noi stessi, noi impieghiamo i nostri sensi alla pratica della virtù e delle buone opere, secondo la discrezione e sincera carità. Questa si chiama vita attiva che ci è comandata e necessaria, se vogliamo essere salvati. Ma l’agire e contemplare contemporaneamente, in modo ordinato dalla stessa persona, è una vita felice e santa.
il quadruplice errore di alcuni eretici detestabili
Comprendete bene, è molto importante. Ci sono degli uomini perversi e smarriti che non possiedono né la vita contemplativa, né la vita attiva, e che pertanto credono essere i più saggi del mondo intero, sono quelli che spogliati dalle immagini in tutte le cose della natura e al di fuori della grazia e delle virtù, si raccolgono nella loro essenza al di sopra della ragione: là trovano oziosità, riposo e spogliamento dalle immagini; è il culmine della natura, dove giungono senza la grazia e senza virtù. Ma siccome non sono battezzati nello Spirito del Signore e nella vera carità, essi non possono vedere ne incontrare Dio né possedere il suo regno glorioso in se stessi; ma quello che riescono a scoprire è la loro essenza, un riposo tranquillo al di sopra delle immagini: e là pensano di essere eternamente felici. Ora da ciò provengono quattro specie d’incredulità e di errori, e di tutti i mali che si commettono d’ordinario nel mondo.
La prima specie di male va contro lo Spirito Santo e contro la sua grazia; la seconda contro il Padre celeste e la sua sovranità; la terza si oppone a Nostro Signore Gesù Cristo e alla sua santa umanità; la quarta infine è contraria a Dio e a tutta la santa cristianità.
il primo errore che si oppone a dio spirito santo
Smascherate i falsi profeti, non fatevi ingannare da essi. Essi pretendono esser l’essenza Divina, al di sopra della distinzione delle Persone, e dicono porre in tale riposo coloro che non sono più, per così dire; poiché l’essenza Divina non opera, ma è lo Spirito Santo che opera, essi pensano dunque di essere al di sopra dello Spirito Santo e di non avere bisogno né di Lui né delle sue grazie. Essi affermano che queste grazie non possono essere donate né ritirate da nessuna creatura, neanche da Dio.
C’è chi osa dire che la loro anima è creata dall’essenza Divina, e che quando moriranno, diventeranno questa stessa sostanza che erano precedentemente; come l’acqua di una fontana attinta nel vaso, e che si riversa di nuovo, torna ad essere quello che era prima. Dicono ancora che se si percorresse il cielo interamente, non si troverebbe diversità di angeli, di anime, di ordine, di gloria né di ricompensa, poiché secondo essi là non si ha che una essenza semplice e felice, senza opere. Essi aggiungono che noi tutti, buoni e cattivi, Dio stesso, non saremo, dopo l’ultimo giorno, che una sola essenza divina in riposo e senza attività per l’eternità. Sin d’allora saremo in grado di sapere né di conoscere, di volere né di amare, d’azione di grazie né di lode, di desiderio né di possesso; essi vogliono essere al di sopra di Dio e fare a meno di Lui, né cercare né trovare Dio in qualunque cosa sia e essere liberi da tutte le virtù.
Ecco quello che loro chiamano la perfetta povertà di Spirito. Ma una simile povertà non la troviamo nel regno dei cieli, né in Dio, né negli angeli, né nei santi né presso la gente dabbene del mondo intero. È semplicemente una diavoleria e una povertà infernale, infatti nell’inferno non troviamo né conoscenza, né amore, né ringraziamento, né lode, né verità, né saggezza, né giustizia, ma vergogna e dolore, fuoco infernale e sventura senza fine.
Ma coloro che sono nati nello Spirito Santo e vivono in Lui, praticano tutte le virtù: essi conoscono, amano, cercano, trovano, gustano e possiedono la grazia e la gloria, la gioia eterna senza misura che è Dio stesso; questi sono i veri poveri in spirito morti a se stessi nell’amore, che vivono nello Spirito Santo e gioiscono della beatitudine eterna.
Quelli che al contrario, vogliono elevarsi da soli senza lo Spirito del Signore e senza la sua grazia, trovano il vuoto in loro, e non incontrano il Signore né al di sopra della loro essenza naturale, né là dove dimora la beatitudine eterna; perché essi peccano contro lo Spirito Santo, autore di tutte le grazie e di tutti i doni, di ogni gloria e modo di beatitudine: questa è la prima specie d’incredulità in cui gli uomini sciocchi e ciechi si smarriscono e trovano la loro condanna.
il secondo errore o eresia, contro dio padre
Viene in seguito un altro modo di incredulità, che va contro il Padre Celeste e contro il regno assoluto. È l’errore di quelli che credono essere Dio per natura. Ciascuno di questi uomini maledetti osano dire: “Dal momento che risiedevo in me stesso, nella mia essenza eterna, non avevo alcun Dio per me, ma quello che io ero, io volevo esserlo, e quello che volevo essere, io lo ero per libera volontà che sono nato e diventato quello che sono. Se avessi voluto, non sarei affatto diventato, e non sarei una creatura. Poiché Dio non conosce, non vuole, non può niente senza di me:
con Dio mi sono creato da me e ho creato ogni cosa, ed è la mia mano che supporta il cielo e la terra, e tutte le creature; anche tutta la gloria che si rende a Dio, è a me che la si rende: perché nel mio esser io sono Dio per natura. Io non ho né speranza né amore, e non ho né fiducia né la fede in Dio. Io non posso né pregare, né adorare, poiché non posso dare a Dio gloria e superiorità oltre me stesso. In Dio non ci sono distinzioni né del Padre né del Figlio né dello Spirito Santo, non c’è che un unico Dio, e con Lui io sono uno, la stessa cosa in Lui; con Lui ho creato ogni cosa, e senza di me non esiste niente”.
Che incredibile oltraggio! Gli uomini che pensano così di se stessi non possono essere istruiti e sono inadeguati a comprendere la verità della fede cristiana. Il loro orgoglio spirituale è così grande e cosi indegnamente stupido, anche se andassero a messa o ai sermoni, e ascoltassero tutti i giorni gli insegnamenti della fede cristiana consegnata dai santi Apostoli nelle loro Scritture; insegnamenti che gli fanno apprendere che Dio il Padre celeste ha creato dal nulla il cielo e la terra e tutto ciò che esiste. È ciò che Mosè il profeta disse quale fosse l’origine del mondo, Dio ha creato e fatto il cielo e la terra, il sole e la luna, tutti gli elementi e tutte le creature; al di sopra di tutto ha posto gli Angeli del cielo e il primo uomo che ha formato dal fango della terra, e gli ha infuso lo spirito della vita. È da questo uomo che noi discendiamo secondo il corpo; ma come Dio ha creato e formato l’anima, è alla sua Sapienza e alla sua Verità che noi ci rimettiamo. Il profeta David ci dice anche “è Dio che ci ha fatti e non ci siamo fatti da soli” (Sal 99,3). Questa è la nostra fede dall’origine del mondo, che Dio ha creato gli angeli e tutte le creature, e che noi non ci siamo fatti da soli. Così quando l’angelo Lucifero, che Dio aveva messo al di sopra di tutti e aveva ricevuto piena gloria, volendosi eguagliare a Dio, fu precipitato negli abissi dell’inferno. Quanto a questi uomini, che non contenti di voler uguagliare Dio, pretendono di essere Dio stesso, sono peggiori e più dannati di Lucifero e tutta la sua corte.
il
terzo errore che si leva contro il figlio di dio e
La terza specie di incredulità
appartiene a quelli che peccano contro il Cristo, il Figlio di Dio, e contro la
sua umanità adorabile. A queste verità essi mescolano una falsa credenza. Poiché la fede
cristiana ci attesta che non c’è che un Cristo in cielo e in terra, eternamente
nato dal Padre secondo la sua natura divina, e nato dalla Madre secondo il
tempo della natura umana: in questo modo Egli è Dio e Uomo in una Persona. “E
per me è lo stesso – dice l’incredulo – in ogni modo senza nessuna eccezione, come Lui, io sono vita e sapienza
eterna, nato dal Padre nella natura divina tutto come Lui; nato anche come Lui
nel tempo secondo natura umana e tutto come Lui stesso, e sono uno con Lui, Dio
e uomo, in tutti i modi senza nessuna differenza. Poiché tutto quello che Dio
gli ha dato, me lo ha donato con Lui e non meno che a Lui stesso. Che sia nato
da una vergine, non lo considero affatto, poiché non è che una cosa accidentale,
da cui non dipendono né la santità né la salvezza: potrebbe anche essere nato
da una donna volgare. Egli è stato mandato in una vita attiva per servirmi, per
vivere e morire per me; mentre io sono inviato in una vita contemplativa, che è
ben più elevata; affinché mi raccolga in me stesso, vuoto e libero da tutte le
immagini e forme, mi scopro così di essere
Vedete questa incredulità è
talmente più grande che non sono riuscito ad intenderla. La confutazione è data
dalla Santa Scrittura, dalla fede cristiana e dallo stesso Cristo e
contemporaneamente da tutti gli uomini dabbene:
Ascolta ora, e sii attento, uomo senza ragione accecato e incredulo; è molto,
sorprendente che tu sia abbastanza pazzo e insensato da credere che tu sei il
Figlio di Dio per natura. Il nostro Padre Celeste ha
generato suo Figlio eternamente in Se Stesso, Persona distinta nella natura
divina; e per questo Figlio che è
Così tu puoi considerare uomo accecato e incredulo, che tu non sei il Cristo, il Figlio di Dio, Dio e uomo in due nature; tu sei completamente in errore. E tu osi ancora pretendere che tutto quello che Dio ha dato all’umanità del Signore, lo dia anche a te, senza nessuna diminuzione o eccezione alcuna. È una grossa falsità; si può vedere, toccare e sentire. Dio ha donato all’umanità di Nostro Signore Gesù Cristo ogni potere in cielo e in terra, e al di sopra di tutte le creature; è per questo che Egli rimette ai peccatori i loro peccati come loro desiderano e pregano. E in più accorda loro la sua misericordia e la sua grazia. Egli rende la vita ai morti; richiama le anime dagli inferi e i corpi dalle tombe; tutti quelli che lo toccavano in qualche modo o che si avvicinavano con fede, erano guariti da tutti i loro mali. Egli aveva il potere di compiere tutto quello che voleva, Egli faceva per quelli che credevano in Lui tutto quello che desideravano, sia per l’anima che per il corpo, secondo quello che riteneva utile. Vedi dunque bene ora, povero uomo insensato, che Dio non ti ha donato un simile potere. L’anima di Cristo era piena dei doni di Dio, così piena di saggezza, che essa conosceva Dio suo Creatore, così come tutte le creature del cielo e della terra. Il Cristo sapeva le parole, le opere, i pensieri di tutti gli uomini, e ciascuna delle cose che voleva sapere; Egli conosceva tutto il passato, il presente e l’avvenire, dall’inizio del mondo fino all’ultimo giorno; e niente era nascosto alla sua anima né in cielo né in terra. Egli prediceva chiaramente la sua passione e la sua morte, il suo martirio, il modo in cui doveva soffrire e patire, la sua resurrezione al terzo giorno, e la sua salita al cielo nella gloria; la discesa del suo Spirito Santo a tutti quelli che lo avrebbero accolto, e la sua venuta nell’ultimo giorno, per giudicare i buoni e i cattivi.
Nientedimeno tu osi dire, miserabile, che il Cristo è inviato in una vita attiva per servirti e per morire per te, invece che per tutti gli uomini; e che se fosse vissuto di più, avrebbe raggiunto una vita contemplativa, la più superiore e la più nobile, e che tu pretendi avere raggiunto.
Comprendi dunque, nella tua abiezione e accecamento, che l’anima di Cristo era più illuminata dalla Sapienza divina e aveva una contemplazione più chiara e più alta di tutti gli uomini che furono o saranno mai. Per te, tu non possiedi né la vita contemplativa, né vita attiva, né alcuna virtù che possa piacere a Dio e salvarti. Come è contento il cane che dorme e che sogna di avere in gola un pezzo di carne, quando si sveglia non ha niente, e vede bene la realtà.
Poiché un falso spogliamento d’immagini ti ha condotto nell’errore, in modo che tu pensi di possedere la contemplazione divina, allora tu non conosci niente o molto poco di Dio. Quando ti raccogli in te stesso al di là delle immagini, della ragione e da ogni sguardo, al di sopra di tutte le potenze della tua anima, tu ritrovi l’essenza pura della tua anima, spogliata e vuota d’immagini, come Dio la ha creata. Tu pensi allora che questo essere puro è Dio, e che tu vedi Dio, e che tu stesso sei la sapeinza di Dio, cioè il Cristo, Dio e Uomo. In questo ti inganni. Poiché tu pensi di essere il Cristo o di non essere che uno con Lui; tu credi che ogni onore che si rende a Cristo è reso sia a te stesso che a Lui: è un errore sacrilego. È il Cristo che noi adoriamo: è in Lui che noi crediamo e speriamo, perché Lui è il nostro Dio; e se noi agissimo verso di te in questo modo, noi saremmo, come te, increduli e maledetti.
Tu pretendi ancora indegno
mentitore, che il corpo di Cristo sia il tuo corpo; tu pensi essere la sua
carne e il suo sangue, e uno con Lui: e quando si consacra e si eleva il suo
corpo sacro e lo si porta nel Sacramento, tu credi di
essere con LUI. Così tu non avverti nessun desiderio né alcuna riverenza per il
corpo del Signore, né gioia nel contemplare il santo
Sacramento, come non l’avrebbe un cane accompagnato dalla sua padrona
alla messa: tu hai lo stesso interesse sia per le mura della chiesa che per il
santo sacramento tra le mani del sacerdote. Ascolta dunque, asino senza
ragione, che ora ti dico l’esatta verità. Nell’ultima cena, quando Cristo consacrò
il suo corpo santo e il suo sangue prezioso, Egli prese il pane nelle sue mani
sante e venerabili, e alzando gli occhi al cielo verso la potenza del Padre
celeste, gli rese grazie e lo lodò. Egli benedisse il pane e
lo spezzò, e disse ai suoi discepoli: “Prendetene e mangiatene tutti: questo è
il mio corpo”. Ora, Gesù Cristo è la verità eterna; non può né mentire
né ingannare. In seguito, allo stesso modo, Egli prese il
calice del vino nelle sue mani sante e venerabili, rese grazie e lodò di nuovo il
Padre celeste, e benedicendo il calice disse ai suoi discepoli: “Prendete e
bevetene tutti: questo è il calice del mio sangue che per voi e per molti
uomini sarà versato in remissione dei peccati. E ogni
volta che voi offrite questo sacrificio, lo farete in memoria di me, cioè del
mio amore, della mia passione e della mia morte”. Vedete,
questo sacrificio è stato istituito all’inizio da Gesù Cristo stesso, nel suo
corpo sacro e nel suo sangue prezioso. Questo è quello che ci confermano i
quattro Evangelisti e la pratica della santa cristianità, dal tempo in cui
Cristo ha mandato il suo Spirito Santo agli apostoli e a tutti i fedeli
disposti a riceverlo. Mai nessun personaggio ebbe l’audacia né la pretesa da
osare dire: “Il Corpo di cristo è il mio corpo, e il suo sangue è il mio
sangue”. Maria stessa,
Per te, che neghi al Cristo. Ogni
privilegio che l’onora o lo lodi. Che Egli sia nato da una Vergine, lo vedi
come cosa accidentale, e tu non pensi di essergli inferiore già da ciò: una
donna volgare avrebbe ben potuto essere sua madre. È una
blasfemia contro Dio e contro
Ma la misericordia di Dio è grande e supera ogni misura, ha riempito e colmato Cristo suo Figlio dei suoi doni e di tutta la ricchezza delle grazie e delle virtù. Così il Cristo ha il potere su tutte le creature in cielo e in terra; Egli è morto per amore. Abbi pietà di te stesso e arrossisci dalla vergogna; umilia il tuo cuore che sente l’orgoglio, ma non disperare; cerca al contrario, grazia e misericordia: cadi ai piedi di Nostro Signore Gesù Cristo e inchinati davanti alla grandezza della sua Mamma gloriosa: allora troverai senza alcun dubbio il perdono di tutti i peccati.
il quarto errore o eresia, che
attacca dio, le divine creature e tutta
Ecco la quarta specie di eresia,
che comprende in se tutte le altre specie di errori: essa attacca Dio,
Quelli che professano questi errori disdegnano la vita eterna che noi possediamo nella Sapienza di Dio, secondo queste parole di S. Giovanni: “Tutto quello che è fatto è vita in Dio” (Gv 1,3-4). Essi superano la loro esistenza e tutto quello che è creato, Dio e la divinità, e dicono: “Dio non è di noi stessi; non si ha né beatitudine né dannazione, né attività né oziosità, né Dio né creatura, né bene né male”. Vedete come essi hanno perduto il loro essere creato per diventare niente, e lo stesso Dio, secondo la loro idea non è che niente. Il cielo e la terra, e tutto ciò che Dio ha fatto hanno forma ed esistenza; ma questi increduli dicono: “Noi non siamo nulla e il nostro Dio non c’è.”
Comunque
Ecco, ora che questa gente in delirio ci dice che essi non sono e che Dio non c’è, ecco l’impossibile. Perché essere o non essere è qualche cosa di contraddittorio in se stesso; nientedimeno ciò è realizzato in loro. Poiché Dio ha fatto tutte le cose dal nulla e questo nulla che sono, rimane loro, Dio non poteva farlo. Perché questo nulla è il peccato, la falsa quiete e la disobbedienza: questo nulla è a loro che ritorna, tutto quello che Dio ha fatto è essere. Ma il nulla del peccato è stato fatto senza Dio, dice S. Giovanni (Gv 1,3).
Il primo nulla del peccato è stato fatto nel cielo. Creando gli ordini e le gerarchie degli Angeli, Dio aveva ordinato loro di agire secondo l’obbedienza, di amarlo, ringraziarlo e di lodarlo. Quelli che hanno agito così rimangono fermi nelle loro opere, e sono eternamente felici nella gloria di Dio.
Quelli che non hanno obbedito e che nel loro orgoglio hanno disprezzato l’ordine di Dio e le sue opere, sono caduti dal cielo nel nulla tenebroso del peccato e nel falso riposo, in modo che essi non potranno più conoscere e amare Dio, ringraziarlo né lodarlo, né praticare alcuna virtù; poiché il nulla del peccato e la falsa quiete mettono un ostacolo tra loro e Dio e impediscono loro di unirsi a Lui.
Comunque bisogna tener conto che, il nulla per se stesso non è né buono né cattivo, né felice né infelice, né povero né ricco, né Dio né Creatura. Pertanto queste persone nella loro follia dicono che l’essenza dell’anima è il nulla, e che l’essenza di Dio è il nulla stesso delle anime giunte allo stato di riposo: tutto questo è falso e contro la fede. Poiché Dio è tutto in tutto, l’essere eterno, pieno di potenza, infinito e increato, l’autore di tutte le creature: questo è quello che testimoniano agli occhi dell’intelligenza e confessa in parecchi modi tutto quello che ha creato. Egli vive per sua grazia nelle potenze della nostra anima, e ci ordina di eseguire le opere di salvezza eterna, poiché è Lui stesso operazione eterna. È attraverso queste buone opere che dall’eternità noi somigliamo e dimoriamo con Lui, crescendo e progredendo nelle grazie sempre più abbondanti. Al di sopra della grazia e delle buone opere, Egli vive ancora nella essenza propria dell’anima: ed è qui che noi gli siamo uniti e che noi siamo elevati nella vita santa e felice. Ma tra questa unione con Dio, al si sopra di noi e la somiglianza con Lui oltre noi stessi, è necessario mettere come intermediario delle opere benedette che attirano la sua compiacenza e che ci ha comandato e consigliato: noi non possiamo altrimenti attendere l’unione con Dio, né diventare santi né felici.
i quattro modi dell’amore
Le opere benedette che ci rendono santi e felici sgorgano e sono perfezionate in quattro modi; esse hanno la loro origine in Dio, e si elevano con il suo soccorso; si rinnovano e ricominciano sempre; esse dimorano eternamente e senza fine. Questi sono i quattro modi dell’amore, come ci sono stati ordinati e consigliati. Bisogna esercitarli e praticarli con la grazia di Dio; perché tra noi e Dio c’è solo l’amore, cioè donare e ricevere: è quello che dona all’amore la sua stabilità. L’amore ci rende simili a Dio e con Lui nell’amore; certamente non possiamo diventare Dio o somigliargli nella potenza o nella sapienza, nella conoscenza, nell’amore e in tutto quello che è in natura: anche l’anima di Nostro signore Gesù Cristo, come tutto quello che è creato, dimora al di qua di Dio e inferiore a Lui.
Dio ci ha ordinato ed insegnato di praticare l’amore in quattro modi, quando disse: “Ascolta,Israele, il tuo Dio è uno. Tu l’amerai con tutto i tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente (Dt 6,4-5). Questi sono i quattro modi d’amore eterno, dove noi possiamo percepire quello che Dio ci dona, e che noi dobbiamo rendergli in giustizia, se vogliamo essere salvati.
il primo modo dell’amore di dio
e come noi dobbiamo esercitare il vero amore e rendere qualcosa a dio
Il primo modo d’amore è così definito: “Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore”. Osservate dunque ed apprezzate con cura come bisogna praticare il vero amore per rispondere all’amore di Dio. È liberamente che ci ha amati dall’eternità; Egli ha creato la nostra natura e ha donato al primo uomo nobiltà e libertà, affinché egli potesse amare e compiere liberamente le opere, acquisire la libertà e viverci per tutta l’eternità. Tutto questo il primo uomo lo ha disprezzato ed è per questo che è stato cacciato dal paradiso e condannato alla miseria di questo esilio, che noi possiamo sperimentare e trovare ogni giorno. In seguito il Padre celeste ha considerato il nostro grande affanno e pericolo e per la sua bontà insondabile e per amore ha mandato nella nostra natura umana il suo unico Figlio, che ci ha tanto amato che si è abbassato e umiliato, per elevare la nostra natura e farla emergere con Lui al di sopra dei Serafini. Egli vuole essere completamente nostro. Si è messo a nostro servizio, è vissuto per noi, ci ha insegnato, e per amore è morto per noi. Ci ha donato e lasciato la sua carne e il suo sangue, tutto ciò che è con tutta la sua potenza, Dio e uomo; ci attende, avendoci preparato la gloria e la vita eterna; e Lui vede che noi ricambiamo il suo amore con tutto il nostro cuore. Così dobbiamo abbandonare il peccato e respingere tutto quello che potrebbe essere un ostacolo al suo amore e al suo servizio, ogni timore disordinato e sregolato, gioia o tristezza, soggette a tutto ciò che perisce, angoscia e sollecitudine del cuore, e tutte le cose esterne che ci fanno deprimere. Con l’anima libera, in una carità sincera e con l’affetto nel cuore, noi dobbiamo servirlo e osservare le sue parole e i suoi Comandamenti; così sapremo che il Cristo vive in noi con la grazia, e che noi viviamo in Lui per mezzo delle virtù e dell’amore sincero del cuore che Gli portiamo. Allora noi possiamo dire come S. Paolo: “Non sono io che vivo, ma è Cristo che vive in me” (Gal 2,20). Colui che ama è amato; egli abita in Dio e Dio in lui.
In seguito noi cercheremo, troveremo e ameremo il Cristo al di sopra di noi nel cielo, dove è seduto alla destra del Padre nella gloria di Dio: è là che anche noi dobbiamo abitare e fermarci con tutti i santi alla presenza di Dio. Con un’anima libera noi ci eleveremo al di sopra di tutti i cieli con una volontà senza divisioni, con preghiere intime, una devozione ardente, e l’affetto di un cuore che si effonde davanti al volto glorioso di Nostro Signore Gesù Cristo. Là noi vedremo con gli occhi dell’intelligenza e con la ragione illuminata, il Padre nel Figlio, il Figlio nel Padre; il Figlio nella sua natura umana, seduto alla destra del Padre, rivestito della potenza e della maestà, al di sopra di tutto quello che è in cielo e sulla terra. Là il nostro cuore amante si ricongiungerà e dimorerà con Dio. Noi potremo dire allora con L’Apostolo: “La nostra patria è nei cieli” (Fil 3,20), con gioia e affetto del cuore, e senza niente in terra, nell’angoscia della tristezza e delle miserie.
Noi dobbiamo ancora cercare il Cristo dentro noi stessi, e nel santo Sacramento. Là la sua carne è un nutrimento eterno per i suoi amati, e il suo sangue è una bevanda gloriosa. Bisogna cercare questi santi alimenti con grande desiderio, riconoscerli con vera fede, mangiarli e gustarli con una gioia sempre più avida; è così che ci libereremo dal peccato, che cresciamo e guadagniamo in tutte le virtù.
Noi desideriamo e siamo desiderati; noi divoriamo Dio e Dio ci divora; noi desideriamo essere consumati da Lui per diventare con Lui un solo Cristo davanti al volto del Padre: il nostro desiderio e quello del Cristo non saranno che uno; perché con l’amore del nostro cuore noi ci scioglieremo in Lui e con Lui noi ci perderemo nella felicità eterna di Dio. E là si acquista e si perfeziona l’amore, che Dio ci ordina di rendergli con tutto il nostro cuore.
il secondo modo dell’amore divino
Viene poi il secondo modo, che consiste nell’amare Dio con tutta la nostra anima. Il Padre e il Figlio ci hanno donato lo Spirito Santo cioè il loro reciproco Amore e lo spirito Santo si comunica a noi con tutti i suoi doni: lo Spirito Santo, cioè l’amore di Dio, esige il nostro amore e niente altro; ma i doni che fa scorrere in noi, ci ordinano di praticare dentro di noi, le virtù, e all’esterno le buone opere secondo la volontà di Dio. Noi dobbiamo dunque obbedire al suo Amore eterno per un ritorno eterno di Amore. Noi dobbiamo liberamente obbedire alla sua volontà e ai suoi doni gratuiti, interiori che esteriori, con le virtù e le buone opere, in modo che noi possiamo compiere liberamente tutto quello che ci ordina, e subire senza resistenza tutto quello che ci manda di pesante, allora noi siamo fermamente stabili, non volendo né potendo volere niente altro che quello che Dio vuole. Allora diventiamo simili a nostro Signore Gesù Cristo, che compie la volontà del Padre e si è sottomesso fino alla morte amara. Così, la sua anima e il suo nome glorioso, sono al di sopra di tutte le creature, per questo è vissuto ed è morto secondo la volontà di Dio: ha soddisfatto l’amore con tutta la sua anima.
Anche a noi è stato dato il comandamento di amare con tutta la nostra anima. È per questo che dobbiamo penetrare nella nostra anima al di sopra della vita sensibile, là dove essa è solo spirito; là noi ci spoglieremo di tutto quello che ci allontana dall’obbedienza. In questo modo noi avremo la nostra anima tra le nostre mani e in nostro potere, e di conseguenza ci è possibile raccoglierci, aderire in amore all’amore, e di lasciarci penetrare con tutta la nostra anima dall’amore in questo amore eterno, da cui siamo nati. Là noi abiteremo con l’amore nell’amore: poiché “Dio è amore e colui che dimora nell’amore, dimora in Dio, e Dio dimora in lui” dice S. Giovanni (1Gv 4,16). Così la nostra anima deve senza tregua passare dall’amore nell’amore eterno. Così diventare con Dio un solo amore vivente, e nella semplicità del suo amore, essa non vede più nessuna differenza tra amare ed essere amati. Poiché, là, dove essa dimora nell’amore, essa è spogliata da se stessa e da tutte le sue azioni, poiché l’amore, si ferma in Dio al di sopra di se stessa e al di sopra di ogni azione. Vedete, è così che bisogna amare Dio con tutta l’anima, questo è il secondo modo dell’amore.
il terzo modo dell’amore di dio
Il terzo modo che segue, è che noi amiamo Dio con tutte le nostre forze, Dio è uno nella sua natura,
e questa natura è feconda
secondo
Perciò, è necessario che il cuore ed i sensi, l’anima ed il corpo, e tutte le nostre forze, sia spirituali che materiali, e tutto quello che noi siamo, si raccolgano in noi e ci elevino nella sommità più alta che possiamo raggiungere, là incontreremo l’unità di tutti gli spiriti amanti nella fontana della grazia di Dio, che è pienezza di tutti i doni e vicino all’amore eterno di Dio. Là tutti gli spiriti amanti costituiscono una unità spirituale nella quale Dio vive con la sua grazia, donando a tutti quelli che amano grazia e misericordia secondo i meriti. Nessuno può scoprire né gustare questa unità se non quelli che impiegano tutte le loro forze, in vista di questo amore tranquillo che somiglia a quello dei serafini; poiché si elevano al di sopra di tutte le gerarchie nella pratica dell’amore e costituisce la pienezza di tutte le grazie, dove iniziano e si acquistano tutti gli esercizi delle virtù.
L’Amore pacifico è al di sopra di tutto. È orientato soltanto all’Amore e a niente altro. È un ornamento rifinito di ogni virtù. Supera ogni ardore infuocato, simile a un braciere di carbone, fiamma che consuma in sé ogni scoria e tutto ciò che non è Lui: è Lui stesso il più alto grado d’amore. In Lui non si trovano né venire né andare, né eccitazione d’amore o di virtù. Quando l’olio bollente ha bruciato e consumato ogni elemento strano, esso è tranquillo, puro, ardente e supera ogni calore. L’amore pacifico vive in Dio e Dio in Lui: niente altro ci può entrare. Esso nutre e intrattiene tutte le virtù, e essendo Lui stesso al di sopra di tutto, non prende nutrimento che in Dio solo. Possiamo confrontarlo al sole che invia il suo calore e rende così fertile la terra intera, senza donare se stesso. Come la sorgente si riversa nei suoi ruscelli e dimora sempre piena nel suo fondo vivente, così appare la nobile unione degli spiriti amanti, dove Dio vive con la sua grazia, e noi con Lui nell’Amore tranquillo, e da lì emana per noi tutti i doni e la santità, in cui noi viviamo, mentre l’unione dimora in se stessa, immobile al di sopra di tutto. Dalla misura con cui ci spendiamo con tutte le nostre forze nell’amore, noi rincontriamo l’unione di tutti gli spiriti amanti, e Dio stesso unito con noi nell’Amore pacifico. Al di sopra di questa unione non c’è niente altro che l’unità dello Spirito Santo, nella quale l’unione di tutti noi, e del nostro Amore pacifico hanno le loro radici come un fondo vivente. È dunque amando fino a spendere totalmente noi stessi, e tutte le nostre forze nell’unità del nostro spirito che il nostro amore diventa tranquillo, pepiamo Dio e noi con Dio, e tutti gli spiriti amanti uniti a Dio in una visione molto semplice. Così è amato da noi, e da tutte le potenze della nostra anima.
il quarto modo dell’amore di dio
Viene infine il quarto modo, che consiste nell’amare Dio con tutta la nostra mente. Voi dovete sapere, in effetti, che la nostra anima ragionevole e dotata di tre potenze distinte, per mezzo delle quali noi pratichiamo la vita interiore e tutte le virtù. E quando noi superiamo per mezzo dell’amore queste potenze nell’unità del nostro spirito, noi incontriamo in noi l’amore tranquillo e l’unione amorosa con Dio nell’amore; poiché al disopra dei nostro pensiero semplice non c’è niente altro che l’amore eterno che è Dio stesso. Dobbiamo dunque superare, con l’amore, la nostra mente e il nostro spirito, se vogliamo trovarci con Dio nell’unità dell’amore; e anche se ci sentiamo oltre noi stessi uniti a Dio nell’amore, noi dimoriamo eternamente nel nostro spirito e il nostro pensiero semplice è altra cosa che Dio. Nell’unità con Dio, e nella distinzione da Lui che ci è propria, si vive un’estasi d’amore, nella quale troviamo la nostra beatitudine; poiché lo Spirito di Dio invita il nostro spirito a perdersi con Lui in una estasi d’amore. Ma estasi d’amore e, d’altra parte, distinzione tra noi e Dio, sono le opere eterne, di cui noi non possiamo disfarci: ed è per questo che dobbiamo eternamente dimorare in noi come esseri creati.
Noi avremo estasi d’amore, nello Spirito Santo, che ci ha amato eternamente; e noi ci abbandoneremo nel Padre Celeste, che, al principio della nostra esistenza, ci ha donato l’essere; e noi faremo risalire la nostra vita fino alla Sapienza Eterna di Dio, e in Colui che dall’eternità ci ha fatti a sua immagine.
In queste tre maniere, c’è per noi una uscita da noi stessi, un riversarsi in Dio e di nuovo un ritorno in noi stessi; questi atti si rinnovano sempre e senza interruzione. Così dimoriamo sempre in Dio, nel nostro essere creato. Poiché la nostra semplice mente è una immagine creata da Dio; e rientrando in noi stessi, noi scopriamo sempre una differenza e una distinzione tra noi e Dio, salvo là, dove noi siamo oltre lo spirito, nell’amore; poiché noi perdiamo la distinzione tra il nostro amore e l’amore di Dio, e noi non sentiamo niente altro che l’amore di Dio. Ma nella pratica delle opere, in cui noi superiamo noi stessi nell’amore per Dio, noi comprendiamo e sentiamo che c’è differenza tra il nostro amore e l’amore di Dio, perché se non fosse così, significherebbe che ogni opera e pratica d’amore Dio non esisterebbe; e noi non saremmo né santi né beati.
Dio, dunque ci ha fatti a sua immagine e somiglianza; e se noi moriamo al peccato e abbandoniamo noi stessi, la nostra volontà, per la volontà di Dio, noi siamo allora simili a Dio e resi capaci di crescere e progredire in una somiglianza sempre più grande, in modo che tra noi e Dio non c’è nessun altro intermediario che la sua grazia e le nostre buone opere; così Dio si compiace di noi e noi di Lui; questa compiacenza condivisa tra noi e Dio, è il vero esercizio d’amore, con Lui noi operiamo tutte le nostre virtù e tutte le nostre buone opere, e senza di Lui non possiamo fare niente di buono; e se la nostra volontà non si presta a collaborare con Lui, noi non possiamo somigliare a Lui, né Dio ci rende santi e beati. Auguriamoci dunque di somigliare a Dio nelle virtù e nella carità sincera, perché Dio viva in noi e noi in Lui, e che la nostra anima ragionevole con tutte le sue forze, sia piena della grazia e di tutti i doni spirituali. Così noi dimoreremo sempre ricchi di virtù e simili a Dio, e attireremo la sua compiacenza eterna e oltre a questa somiglianza saremo uniti a Lui in un amore senza fine.
CAPITOLO XXVIII
Ricordate bene che l’altezza
della natura di Dio, in Tre Persone, opera eternamente ogni bene e ogni virtù
in ciascun uomo secondo i suoi bisogni e i suoidesideri.
Egli ha creato l’anima ragionevole dotata di tre facoltà; e se esse sono piene
di grazia, l’uomo diventa simile a Dio ed ne è all’altezza, assai saggio e
potente per vincere tutti i peccati e compiere tutte le virtù; può anche
dirigersi e ordinarsi sia esteriormente che interiormente, in tutte le buone
abitudini e in tutte le virtù secondo la volontà di Dio. Così egli è simile a
Dio con la sua grazia e per la vita virtuosa che
egli conduce, ma al di sopra della somiglianza nella grazia e nelle virtù, Dio
ha formato l’uomo a sua immagine. Essendo l’immagine di Se Stesso e di tutte le
creature, Egli conosce stesso, e con Lui e in
Lui tutte le cose. Egli è la superessenza di tutti gli esseri, la sua divinità
è un abisso senza fondo: colui che ci cade ci si perde per sempre. Dio è Uno in
natura; Trino nelle Persone.
L’essenza divina è immobile,
tanto che essa è definita essenza, e nello stesso tempo, eterno principio e
fine, e sostiene tutto quello che è creato. E
questa stessa essenza è natura, fecondità e dominio proprio della Personalità.
Questo dominio proprio è Personalità e Personificato in Tre proprietà: la
paternità, la figliolanza, e la terza proprietà che è la spirazione
volontaria. Ora né
Tra le Persone, il Padre è il
Principio Eterno, e questo Principio è nello stesso tempo Essenziale e
Personale. Le altre Persone sono con il Padre questo stesso principio; esse
sono eterne, senza prima né poi, senza più né meno, ma sono uguali in tutti i
modi quanto all’Essere, alla Vita e all’Operazione. Ma secondo la ragione,
secondo l’ordine della Natura, e anche secondo i modi descritti nella Santa
Scrittura, il Padre è nella Divinità
Il Figlio, che è
Così la natura sublime di Dio, consiste in una Trinità di Persone realmente distinte, e in una Unità naturale che è semplice e senza distinzione. In questo modo voi tenderete fermamente a credere al Figlio con il Padre nell’Unità dello Spirito Santo, Tre persone in un’Unica Natura che vive e regna in cielo e sulla terra al di sopra di tutte le creature, nel tempo e per l’eternità.
j.m.j.