LA FIDUCIA E L’ INFANZIA SPIRITUALE

 

LA FIDUCIA PRESUPPONE MOLTO AMORE DI CUI È UN MERAVIGLIOSO ESERCIZIO – CONDUCE ALLA SUPREMA VETTA DELL’AMORE, ALL’INFANZIA SPIRITUALE.

 

«La fiducia in se stessa, non è amore più che non lo sia l’umiltà e la mortificazione. E spesso quanto amore non racchiude in sé un atto di umiltà? Quando Maddalena, in un atto di suprema umiliazione, rinnegava tutta la sua vita bagnando di lacrime i piedi di Gesù, amava già moltissimo il suo Salvatore. Così avviene anche per la fiducia. Un atto di fiducia, nella desolazione o nella sofferenza, è grande amore. Quando la prova ci coglie, quando siamo immersi nella tristezza e come abbandonati da Dio, sperare ancora nell’Amore infinito e testimoniargli la stessa assoluta fiducia che nella gioia e nella prosperità, suppone e rivela un grande amore.

In fondo, nell’intera vita spirituale, l’amore costituisce la grande risorsa di ogni attività, la linfa generosa che fa fiorire le azioni di molteplici virtù. “Ama e fa’ ciò che vuoi”. Ama Dio e diventerai caritatevole, dolce, paziente, umile, sottomesso, dimentico di te stesso. Noi tutti ne abbiamo fatto l’esperienza. È l’amore che ci fa superare tutti gli ostacoli e correre validamente sulla via della virtù. E più l’anima sale verso la cima, più l’amore impregna la sua vita spirituale, foggia tutte le altre virtù e ne diventa come l’anima. L’amore diventa il principio di ogni atto, poiché è l’amore che trabocca in atti di umiltà, di pazienza, di carità, di zelo e di fiducioso abbandono. L’anima pone l’amore nel compiere ogni azione: esso cambia in miele l’assenzio di tutte le croci, ed inoltre spinge l’anima a trovare nella pratica di ogni virtù un sollievo all’ardore che la consuma.

Ma se tutte le anime amanti sono sedotte dalle forme di amore chiamate sofferenza, umiliazione, carità, apostolato, molte sono quelle non abbastanza compenetrate da quella forma di squisita di amore che è la fiducia. Sembra che esse non intuiscano, né abbaino provato tutto l’amore ardentissimo che la fiducia contiene. La ragione sta forse nel fatto che la fiducia si esercita principalmente nelle prove, nelle aridità, nelle notti, quando appunto il nostro amore, non essendo più sensibile, sembra estinto. L’anima che allora persevera nell’avere fiducia in Dio, nel credere all’Amore infinitamente misericordioso, non è consapevole dell’immensa prova d’amore che offre.

La grande santa di Lisieux aveva perfettamente compreso come la fiducia nelle desolazioni presupponga e testimoni l’amore; e appunto per questo ella mostrava una reale preferenza per le desolazioni. Era felice di poter amare Gesù nell’aridità e di credere ostinatamente al suo amore contro ogni apparenza. E non ignorava che molte anime si dolgono e si turbano nella desolazione, impedendo così la libera azione di Gesù in se stessa. E diceva a Gesù di non scomodarsi per lei, volendolo consolare della fiducia imperfetta delle anime. Quanto amore intenso e delicato suppone una tale disposizione! La fiducia di un’anima simile è una specie di continuo sbocciare, un lungo fiorire d’amroe.

Vi sono delle anime – e, grazie a Dio, sembrano aumentare continuamente di numero – che ardono di desiderio di amare Dio ogni giorno di più. Le grazie contemplative le hanno avvicinate alla fonte dio ogni bellezza e d’ogni amore. Hanno compreso intimamente che, qualsiasi cosa facciano, non giungeranno ad amare l’ineffabile amabilità come meriterebbe. E la consapevolezza dell’insufficienza del loro amore, consapevolezza che ormai non le abbandona più, è come un fuoco divorante, come un desiderio insaziabile. Non riusciranno mai ad amare l’amore e l’amabilità infinita quanto sarebbe necessario; perciò l’ameranno e la faranno amare quanto più possono. Per queste anime l’intera esistenza diventa un’espressione d’amore: esse cercano dovunque dei mezzi per amare: azioni indifferenti, contemplazioni, sofferenze, apostolato, tutto serve loro per esprimere all’amore infinito la carità di cui ardono.

A queste anime in modo particolare la fiducia, sorella diletta della carità, rivolge un vivo appello: non dimenticatemi, venite a me, voi che avete sete d’amore e di sacrificio. Venite e gustate quanto io sono dolce. Lavorate per Gesù, sacrificatevi, offritevi per amore, soffrite per amore sempre, ma anche e soprattutto abbiate fiducia per amore e per mostrare il vostro amore.

Anime care, certamente la fiducia è un balsamo prezioso che può lenire la vostra ferita d’amore divino. Quando la prova vi opprime e Gesù vi fa soffrire, siate ancora fiduciose nel suo amore immenso e ricambiatelo con amore pieno di fede. Quando l’aridità vi turba e le vostre miserie assumono un aspetto spaventoso, credete ancora all’amore misericordioso e, come per un ritorno d’amore, affidatevi pienamente a lui. Quando la notte vi circonda e Gesù si nasconde e sembra abbandonarvi, soprattutto in quei momenti gridate ancora a Gesù: “Dio mio, voglio tutto, benedico tutto, ma soprattutto credo ancora nel tuo amore. Tu sei mio ed io sono tua per sempre”. Questo grido angosciato dell’anima, che è un grido d’amorosa fiducia, vale da solo più di severe mortificazioni.

Meditiamo spesso la fiducia, per meglio comprendere la miniera preziosa che possediamo e che abbiamo troppo poco esplorata fino a questo momento. Cerchiamo di realizzare intimamente con la meditazione, e soprattutto di sperimentare con la pratica ripetuta della fiducia, tutto ciò che può esservi di amoroso in essa. Verrà l’ora in cui il solo ricorso di queste esperienze d’amore fiducioso ci farà esultare.

E soprattutto cerchiamo in tal modo di consolare e allietare il cuore del Maestro, noi che siamo i grandi consolatori di Gesù. Forse molte anime gli offrono amore e sofferenza riparatrice, ma troppe poche gli offrono una fiducia vera e pura: la fiducia perfetta è una forma inimmaginata di amore riparatore e consolatore che noi dobbiamo a Gesù – noi che almeno siamo i suoi privilegiati – e che, purtroppo, gli offriamo assai raramente. Ecco la prova e la pratica di una grandissima carità che Dio attende da noi e che dobbiamo alla sua amorosa bontà.

Infatti si può amare l’infinita amabilità per se stessa e senza una grande fiducia, poiché ci affascina e incanta, ma non l’amore infinito. Chi ha compreso e sentito l’amore infinito, tutto penetrato di bontà, di tenerezza, immensa condiscendenza, deve, per ricambiarlo bene, provare e mostrare non solo grande affetto, ma anche una totale fiducia. Insomma noi non ben compreso l’amore divino, la bontà divina e non l’amiamo nel dovuto modo integrale e completo, se la vista delle nostre miserie e delle nostre infedeltà ostacola ancora la nostra fiducia e le impedisce di essere illimitata.

Conduce alla suprema vetta dell’amore, all’infanzia spirituale. – Tutto ciò che abbiamo detto finora sulla fiducia, serve a rendercela gradita e ad infondere in noi un grande desiderio di questa meravigliosa virtù. Ci resta tuttavia da dimostrare la più bella gemma della sua corona.

La fiducia, come abbiamo visto, è un’espressione d’amore e spesso di amore intenso. Ecco perché ci conduce insensibilmente al sommo dell’amore, che è abbandono, e alla sua ultima vetta, all’infanzia spirituale.

La stessa parola “abbandono” evoca un qualche cosa di molto dolce, di molto riposante. La vita d’abbandono è la vita serena del fanciullo nelle braccia della madre. Niente preoccupazioni, niente timori, niente desideri. Per il piccolo essere vivere significa riposare amorosamente nelle braccia di colei che lo ama, nutrirsi del suo latte, accarezzarla con amore, baciarla deliziosamente. Il bimbo felice possiede tutto nella mamma, ch’egli stringe con tenerezza. Essa rappresenta tutto il suo amore e il suo tesoro. È tutto il suo mondo. Non vede che lei, non conosce che lei, e oltre lei non esiste per il fanciullo altro orizzonte. Simile a questa è la vita dei piccoli figli del buon Dio che sono le anime giunte, attraverso la via della fiducia, alla vita d’abbandono e dell’infanzia spirituale. Come è semplificata la loro vita! Non più preoccupazioni. Le esigenze materiali della vita terrena appaiono ai loro occhi come cose futili. Nemmeno più preoccupazioni per trovare il miglior sentiero della perfezione, né ricerca di combinazioni o di piani laboriosi di santità. Iddio non sa meglio di loro di che cosa abbisognino? E il suo ardente desiderio non è quello di guidarci alla santità come una madre guida il proprio bimbo?

Grazie alla fiducia, tutto si riduce per esse a lasciarsi santificare dal buon Dio, a lasciarsi accompagnare da lui, a rendersi amorosamente e attivamente sottomesse e docili all’azione di Dio, ad assecondare la spinta divina. Riposino, come un fanciullo, con amorosa fiducia fra le braccia della carità infinita.

Gesù, ideale e perfetto fanciullo, le aiuta. Vive in esse e le fa vivere della propria vita. Dà loro il suo spirito d’infanzia. Esse comprendono perfettamente questa funzione di Gesù. Tutti i loro desideri e tutta la loro attività, si riducono a lasciarlo vivere liberamente in se stesse, a lasciarsi soggiogare, penetrare, impregnare da lui! Niente desideri, niente timori, niente tristezza, niente gioie personali coscientemente accettate o volute. Non hanno più volontà. La volontà di Gesù fanciullo è la sola padrona. La sua volontà si compie quaggiù, nel cielo del loro cuore, come lassù, nel cielo degli angeli e dei santi. Tutta la loro vita consiste in queste parole: si lasciano divinizzare secondo la volontà di Gesù. “Vita vestra abscondita est cum Christo in Deo”1. La loro vita è nascosta in Gesù.

Anche il divin fanciullo di Nazaret vive ogni giorno più pienamente in esse. Unite a lui, amano: o piuttosto Gesù fanciullo ama in esse e per esse il Padre celeste, riposa tra le loro braccia con tenerezza e pensa di rivivere i bei giorni e le gioie di Nazaret.

Gesù dà loro i suoi occhi e il suo cuore. Il suo cuore per amare solo Dio, i suoi occhi per vedere lui solo. Dio costituisce tutto il loro orizzonte. Tutto intorno ad esse, è irradiato e splendente di divino. Vedono Dio dappertutto. Si sentono immerse, tuffate nel grande oceano dell’amore divino. Le onde immense della divina tenerezza vengono ad ogni istante a cullarle, ad abbracciarle, a impregnarle. Dio intorno ad esse e in esse; Gesù che ama in esse, a sazietà, l’amatissimo Padre: ecco la loro vita divina, una specie di preludio a quella del cielo. Ecco dove conduce a poco a poco la fiducia unita alla sua diletta sorella, la carità.

La vita d’abbandono cos’è dunque? È la fiducia amorosa o piuttosto amore fiducioso? Predomina in essa la fiducia o l’amore? Le sue belle virtù di speranza e carità si sono fuse in una sola. Chi può distinguere in fondo all’oceano d’amore le acque del fiume della fiducia che è sfociato in lui?2

Come dobbiamo coltivarla gelosamente, ricercare mille occasioni di praticarla e soprattutto chiederla a Dio, con le nostre preghiere e i nostri desideri, questa fiducia che sboccia nella vita celeste dell’infanzia spirituale!

E non si creda che la vita d’abbandono sia una chimera, un sogno che non è fatto per noi, o che, comunque, non ha nulla a che fare con noi, almeno per il momento. Fin d’ora dobbiamo vivere un po’ della vita celeste, fin d’ora siamo invitati a respirare l’aria viva e benefica di lassù. La vita d’abbandono riguarda tutte le anime che hanno sette di dimenticare se stesse, che si sono date senza riserva o almeno desiderano farlo. Riguarda tutte le anime la cui gioia consiste nel cedere il proprio posto a Gesù, nello scomparire, nel morire affinché egli via e cresca in esse.

E riguarda specialmente voi, anime che siete dedite a una spiritualità d’identificazione con Gesù e che avete per ideale quello di poter un giorno esclamare in piena verità: “Vivo ego, iam non ego, vivit vero in me Christus: vivo, ma non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me”3.

Soprattutto a voi Gesù chiede la deliziosa gioia di poter vivere, in voi, quella meravigliosa forma d’amor puro che è la perfetta fiducia. A voi chiede la squisita gioia, troppo rifiutatagli dagli uomini, di potere in voi e per mezzo vostro amare il Padre d’un amore serenamente fiducioso.

Non tardiamo troppo a vivere quaggiù la vita del cielo. Occorre abituarsi già in quest’esilio alla vita celeste. La vita spirituale completa, aperta, illimitata che devono vivere tutte le anime generose, è una specie di noviziato del cielo. Gesù stesso ce l’ha insegnato: il regno dei cieli è per i fanciulli e per quelli che loro rassomigliano4».

Tratto da paul de jaegher sj., Fiducia, E.P. 1984, pp. 36-42

Casella di testo: 1 Col 3,3.

Casella di testo: 2 Vedi le belle pagine che mons. Gay ha dedicate alla vita d’abbandono nel suo libro Vitae virtù cristiane, vol. II.

Casella di testo: 3 Gal 2,20.

Casella di testo: 4 Fra le più illustri anime santificatesi nella vita d’infanzia spirituale ho tenuto presente l’amabile Teresa di Gesù bambino, la cui autobiografia (Storia di un’anima) costituisce un’illustrazione e una continua realizzazione pratica di questa deliziosa via.

Inseguendo l’Agnello

La Fiducia e

l’ infanzia spirituale