Jean Laplace
La libert nello Spirito. La guida
spirituale.
INDICE
INTRODUZIONE. Invito ad essere.
Dopo pi
di cinquanta anni di ministero di accompagnamento spirituale, sento il
desiderio di dire ci che mi sembra essenziale. Unautobiografia, mi ha detto
qualcuno a cui ho fatto partecipe del progetto. Un testamento spirituale, ha
aggiunto un altro. Io solo spero di evitare ci che potrebbe essere una
sgradevole mostra di me stesso.
Questo
libro si indirizza prima di tutto a coloro che - preti o laici - sono impegnati
in questo ministero. La sua lettura, io spero, comunque possa essere utile a
coloro che si interrogano sulla realt nascosta sotto questa parola. Non che
costoro possono trovare in queste pagine lesposizione di una dottrina o la
soluzione di casi di coscienza. Io vorrei parlare delle realt nelle quali il
direttore implicato e quale vita spirituale esse reclamano da lui.
Limpegno
nellaccompagnamento spirituale richiede un atto di fede nella libert eh Dio
dona alluomo per aprirsi allo Spirito. La guida il testimone del gioco fra
la libert e lo Spirito, di ci che i Greci chiamavano sinergia. La libert
non si desta che per aprirsi allo Spirito; lo Spirito non si comunica che per
condurre luomo alla perfetta libert. In questa avventura che quella stessa
della vita spirituale, vi sono dei rischi. Ma questi rischi, i pericoli
dellanima, come diceva s. Gregorio di Nissa, costituiscono la possibilit per
luomo di divenire partecipe della vita di Dio. Essa gli offre il potere di diventare figlio di Dio (Gv 1,12). Essa la condizione di ogni
vera educazione spirituale. La guida ha per missione aiutare lincontro della
libert e dello Spirito.
Ecco
lincatenamento delle nostre riflessioni sul soggetto. Laiuto spirituale
suppone un dialogo (cap. 1). Siccome
non cՏ un dialogo senza mettere in moto laffettivit, noi parleremo della
qualit della relazione che essa
suppone (cap. 2). A cui si aggiunge la qualit dello sguardo che penetra questo mondo illuminato dallo Spirito (cap. 3).
Viene adesso la grande questione: la
libert condiziona lapertura alla grazia? Per rispondervi, occorre
accettare di sottometterci a delle tensioni contrarie (cap. 4), in particolare
alla doppia legge del tempo (cap. 5)
e della prova (cap. 6). Rester da
dire in quale clima si realizza questa educazione, quello della preghiera (cap. 7) e dellazione dello Spirito (cap. 8). La
conclusione verr da se stessa: lideale per la guida quello di diventare un
testimone dello Spirito (cap. 9). In un ultimo capitolo riprenderemo, sotto
forma di aforismi, lessenziale di questo libro. Questo cammino attraverso le
realt fondamentali dellesistenza conduce colui che lo segue a realizzare
lunit del suo essere nella pace dello Spirito. Questa la condizione di tutti i ragionamenti
spirituali, tutti gli accompagnamenti sono sempre un invito ad essere. Colui
che lesercita deve aver realizzato per primo la propria unit interiore.
Questo
ideale pu essere mai raggiunto? Come la libert esso in perpetuo divenire.
Noi non cessiamo di diventare liberi, senza mai essere sicuri di esserlo. Chi
pu assicurarci che in questa vita dello Spirito abbiamo raggiunto il
traguardo? Non tuttavia inutile porre allinizio del cammino questo invito
allessere, pur se esso sar ancora da capire nelle pi alte sommit delle
ascensioni. Tali propositi rimangono utili a tutti gli stadi del percorso dove
conviene sempre ridire verso tutti e contro tutti che senza questa preoccupazione
della libert, niente di buono si far nella vita spirituale.
Noi
viviamo nei tempi in cui stata riscoperta, secondo il pensiero di Olierei
Clement, che non necessario essere meno per essere pienamente cristiano.
Questo libro non si indirizza agli specialisti della spiritualit, ma a tutti i
cristiani coscienti della grazia incomparabile dello Spirito che hanno ricevuto
nel battesimo. Da l scorre tutto il resto.
Le
Bernerie en Retz, 24 giugno 1994
Solennit di S. Giovanni Battista
Ogni
educazione si realizza in primo luogo nel dialogo, leducazione spirituale come
ogni altra. Questa fu lintuizione di s. Ignazio di proporre i suoi Esercizi
Spirituali, non da leggere, ma da fare in compagnia di qualcuno. Il libro
utile, ma viene dopo. Prima di tutto ci sono due esseri: uno propone laltro
reagisce. E, secondo le reazioni di questultimo, il dialogo prosegue.
Conviene
sapere ancora ci che luno e laltro si attendono e come intendono condurlo.
Loggetto del dialogo
Questo dialogo
ha un preciso oggetto. Esso mette davanti due battezzati che hanno questo in
comune: essi credono alla vita in loro stessi dello Spirito Santo e desiderano
rendersi docili alla sua azione. La loro intenzione non di istruirsi su tale
oggetto della loro fede n di intrattenersi in questioni che pone loro
lintelligenza della Parola di Dio. Lei mi fa unomelia, dissi un giorno ad
un prete che stava facendo con me i suo colloquio quotidiano in un ritiro
spirituale. N discussioni di idee, n condivisione del vangelo, ma
comunicazioni delle reazioni intime davanti alla Parola o alla vita per
verificarne la rettitudine.
Noi qui
siamo non nellordine della pura intelligenza, anche se applicate a delle
verit di fede, ma in quello del cuore, l dove lo Spirito ci fa penetrare la
parola ricevuta per mezzo dellunzione e la fa passare nel nostro essere pi
profondo per mezzo del gusto che ci dona. In questo campo intimo dove
lillusione possibile, ho bisogno di confrontarmi con qualcuno che abbia esperienza
di queste cose. Ho bisogno di lui per sviluppare in me questo soffio
interiore di cui parla s. Paolo e che permette di discernere il meglio.
Prima di preoccuparsi dellaccoglienza da fare a coloro che desiderano un aiuto
di questa natura, conviene chiedersi se colui che scelto come direttore ha
unidea giusta del dialogo spirituale. bene evitare delle delusioni. un
grave affare affidare la propria anima a qualcuno, diceva il vecchio Scorate.
tra mille che occorre scegliere un direttore, diceva s. Teresa dAvila. In
effetti di direttori ve ne sono di diversi tipi. Surin, nei suoi Dialoghi spirituali ne distingue tre: i
direttori mondani, quelli spirituali e quelli divini. Lo scopo dei primi sar,
si potrebbe dire, di portare i loro visitatori a fare una buona confessione e a
custodire un comportamento religioso. Dopo di che, essi si intrattengono con
loro sulle novit del giorno, della famiglia, dei loro progetti. Su questo si
chiude lincontro. La preoccupazione del direttore spirituale ben differente.
Egli vorrebbe risvegliare ci che si chiama vita interiore. Egli si sforza di
aprire il suo diretto alla preghiera e limpegno totale per lascesi e la
pratica delle virt. Per giungere a ci, propone dei metodi, degli esercizi che
controlla poi lui stesso. Di visita in visita, egli chiede che progressi si
sono fati. Egli sa, alloccasione, porre delle esigenze. Quale differenza cՏ
tra questi direttori e quelli che Surin chiama divini? La differenza potrebbe
sembrare di primo colpo sottile; essa tuttavia essenziale per definire il
piano dove si situa - o meglio tende - il vero accompagnamento. Presso il
direttore divino, lattivit spirituale che, presso i secondo, rimaneva
nellopera delluomo, si esercita nei movimenti della grazia. Presso i
direttori della seconda categoria, dimora una certa rigidit, la preoccupazione
di non mancare allosservanza dei programmi. Fedelt che non senza
importanza, soprattutto agli inizi, ma dove ancora non questione di libert
nello Spirito. Questa la preoccupazione dominante dei divini. Senza negligere
gli esercizi, essi li mettono al loro posto di mezzi, il fine quello di
renderli docili agli appelli dello Spirito. In questo campo essi non conoscono
che un solo cammino. Ciascuno deve scoprire, nellimmensit dei doni di Dio, la
maniera particolare in cui lo Spirito lo conduce. A questo terzo livello,
lideale ci che gli orientali chiamano la sinergia, questa azione comune
della grazia e della libert, nella quale luomo diviene collaboratore dellazione
di Dio nelluniverso.
Questa
divisione di Surin, espressa in un linguaggio del XVII secolo, pu illuminare
la situazione di oggi di coloro che si impegnano in questo ministero di
accompagnamento. A che livello situare il dialogo? Ci sono quelli che
confondono la confessione e la direzione, si contentano di dare qualche
consiglio al momento del Sacramento della penitenza. Essi dimenticano che
laccompagnamento spirituale non appannaggio del sacerdozio. Il suo esercizio
mansione del campo spirituale proprio del direttore e del suo carisma. E tra
coloro che sorpassano il livello delle bune parole e delle pie esortazioni,
quanti hanno scoperto il livello dove il Surin pone i divini, quelli della
docilit allo Spirito Santo? Quanti rimangono incatenati della loro maniera di
vivere la propria fedelt a Dio, legati da pratiche che soffocano coloro che si
affidano allo loro direzione? Questo il danno di coloro che troppo in fretta
si slanciano nellaccompagnamento: sono malati dei loro metodi, buoni per loro
e per dei principianti e che danneggiano gli altri che, a dir poco, sono
aiutati male e non avanzano nella loro via.
Quello
che possiamo concludere ci sono bene diverse vie su cui accompagnare le
persone spiritualmente. Laccompagnatore prima di accettare colui che chiede il
suo aiuto, deve avere coscienza di questa diversit e non fare passare tutti
per lo stesso cammino. Egli deve, per lo meno, farsi unidea della variet
dellessere e delle vie per cui lo Spirito li conduce. Senza dubbio baster
vedere nel Vangelo le diverse maniere che ha Ges di intrattenersi con le
persone per aprirle al Regno. Si vede sfilare gli esseri pi vari nelle
situazioni pi diverse, dalla chiamata degli apostoli al modo di formarli,
lincontro con Nicodemo o con la Samaritana, laccoglienza che fa alle donne,
ai peccatori, ai farisei. Ciascun accolto per se stesso, e accostato come se
fosse lunico.
Lascolto nel dialogo
Surin
distingue tre categorie di direttori spirituali. Come avrebbe risposto a chi
gli avesse posto la questione delle categorie di coloro che chiedono aiuto
spirituale? Una esperienza anche minime permette di dire che ve ne sono tante.
Essa ci far evocare immediatamente gli affanni di tanti visi, le voci di tanti
esseri che vengono per porre la questione del mistero delluomo davanti
alluniverso e davanti a Dio. Immensa sfilata di gente che fanno sentire le
risposte le pi diverse alla domanda: Che vi attendete voi dallincontro?
Ci sono
quelli che non sanno come iniziare, un po irritati che noi non prendiamo le
mosse, senza rendersi conto che sono loro che non sanno cosa dire. Altri che
sono presi a capire tutte le questioni e a sottomettersi a tutte le esigenze,
talmente sono desiderosi di essere liberati da se stessi e di essere
risvegliati alla vita. Certuni al contrario, iniziano volentieri il dialogo, ma
rimangono in superficie. La cultura religiosa o profana li ha abituati a
parlare di tutto con disinvoltura, ma come leggendo dei libri. Questi ignorano
la loro personalit profonda, ma la loro superficialit rischia essere
ricambiata da chi li ascolta. Di certi altri si pu dire che hanno sbagliato
indirizzo. Soffrono dei loro squilibri interiori, si indirizzano a noi come a
dei psicologi. Confondono tutte le domande. In particolare la loro immaturit
affettiva ci fa pensare che essi cercano in noi un padre o una madre, il
congiunto che venuto loro a mancare. Ci sono poi altri casi contrari ai
precedenti. Essi sono equilibrati e hanno del temperamento, ma leducazione non
ha insegnato loro ad esprimersi, soprattutto intorno a ci che passa nel pi
intimo di loro stessi. Davanti al dialogo che desiderano portare avanti, essi
rimangono molto goffi.
La
tavola infinita, come quella degli uomini. Davanti a tutti questi casi, i
consigliere spirituale deve far prova tutte le volte di lucidit, di
unesperienza sufficiente, di bont profonda e di senso spirituale. Non deve
lui, come il Cristo dei Vangeli, condurre tutti questi visitatori tra gli umili
di cuore ai quali aperto il regno di Dio?
Simile
maniera di fare favorir la chiarezza del dialogo e permetter di raggiungere
al punto di giusto una libert che, anche se riconosciuta debole e fragile,
accetter di aprirsi alla grazia.
Sfortunatamente,
non si possono accogliere tutti. Ma questo desiderabile? La questione si pone
presto al direttore spirituale. Una divisione necessaria. Chi pu essere
sicuro di farlo con esattezza e nello spirito evangelico? I soli principi non
sono sufficienti a rispondere al problema. Occorre il rodaggio dellesperienza
e molto spesso, quello dellerrore.
Sar
giusto applicare in questo campo la regola posta da s. Ignazio per lammissione
agli Esercizi Spirituali? Ci sono persone alle quali, secondo lui,
sufficiente proporre qualche esercizio semplice, qualche maniera di pregare, di
ricevere i sacramenti, di richiamare i comandamenti. Questo non un rifiuto,
ma un discernimento su ci che ognuno pu portare. Ci sono altri nei quali la
natura e la grazia fanno sperare pi grandi frutti. Con loro i dialogo pu andare
pi avanti e raggiungere il suo vero obiettivo, la libert spirituale in vista
di un pi grande servizio.
Lapplicazione
di una tale regola richiede una grande delicatezza. Presa alla lettera non
rischia di condurre ad un certo elitario? Non avremo che del tempo per persone
la cui apparenza promettente. Ci sono persone silenziose, piene di saggezza
e di forte buon senso e, ci che conta di pi, di sensibilit spirituale, ma
che la vita non li ha rivelati a loro stessi. Messi in confidenza, essi si risveglierebbero
a ci che sono e offrirebbero alla grazia una natura sana, giusta e vigorosa.
In questo campo, il maestro spirituale deve essere indipendente da tutti i
pregiudizi mondani, religiosi o ecclesiastici. Dio conosce i suoi e li sceglie
dai luoghi pi diversi.
Per
favorire questa divisione, il ricorso ad un esperimento, per usare una
volta di pi il linguaggio Ignazio, prezioso. Si prova ci di cui ognuno
capace. Un ritiro, pi o meno lungo e ben condotto, pu essere questo
esperimento rivelatore. Ma, soprattutto, la vita concreta il miglior
esperimento possibile. Il maestro segua il suo discepolo al naturale, senza che
questi se ne accorga. Nello svolgersi del colloquio appaiono le reazioni, i
desideri profondi, le ripugnanze. Altrettanti elementi, nella preghiera e nel
quotidiano, che fanno scoprire le attitudini positive o negative che ciascuno
apporta allinvasione della grazia.
Il
principio da seguire nello svolgersi del colloquio sempre lo stesso, sotto le
applicazioni le pi diverse: apprezzare in colui che viene a noi la capacit
umana desistere e il grado di libert che offre alla grazia.. La libert
reale, al di l delle pretese di ciascuno, si giudica dal modo di consegnarsi,
nelle traversie dellesistenza, ad un servizio o ad una relazione. Pi
particolarmente, qualcuno ha pi facilit di slanciare le sue potenze
affettive, al di l delle sue paure e delle sue infatuazioni? diffidente di
s? Si preoccupa dellimpressione che fa sugli altri? Il giudizio degli altri
laccetta senza complessi e nella consapevolezza della propria unicit? In
questo caso egli ha delle possibilit che accetti il rischio della sua libert.
Il
dialogo potr allora svilupparsi nella verit. Esso stabilisce tra le due parti
una grande mutua confidenza. Ciascuno a faccia a faccia dellaltro il
pregiudizio favorevole (cf Es. Sp. n. 22). Tra i due cՏ riconoscenza,
accettazione, simpatia, connivenza necessaria a tutte le relazioni vere. Come
il maestro accetta il discepolo, il discepolo a sua volta sceglie di confidarsi
al maestro. Nessuna costrizione nel loro scambio. Essi si incontrano su quella
zona segreta della fede, dove nulla impossibile a Dio, anche quando luomo
incatenato da tutta una serie di condizionamenti. In ciascuno dei due, il cuore
si apre liberamente alla vita dello Spirito.
La conduzione del dialogo
Non si
sente mai tanto la difficolt di dare consigli sul modo di condurre un dialogo,
quando si in presenza di un novizio inesperto che vi chiede cosa fare. Egli
crede che voi avete la scienza perch avete let e lesperienza. Ora, pi tu
avanzi nella vita, pi tu percepisci la complessit di tante situazioni
diverse. Occorre la destrezza, il fiuto. sempre possibile trattare il
soggetto, a condizione con non lo si rinchiuda in una cornice troppo rigida.
Anche per abbordarlo, noi andremo di qui e di l, in tutte le specie di
pensieri diversi e per toccate successive, la realt in questione si schiarir
a poco a poco. Lessenziale, applicando questi principi, di trovare ci che
corre realmente nella vita.
In primo
luogo non ci si improvvisa accompagnatore, ma si scopre in se stessi la grazia.
Evidentemente cՏ anche la possibilit di una pretesa di credersi fatti per
questo compito. Si rischia di rimanere nellillusione di coloro che cercano di
occuparsi dei problemi degli altri per risolvere i propri o per dare libero
corso al proprio temperamento possessivo, oppure che non cedano alla curiosit
verso un mondo che li attrae. meglio lasciar agli altri scoprire in noi
questo carisma. Colui che lo possiede realmente il primo a stupirsi di
possederlo e non ha mai finito di crederci di possederlo veramente.
Laccompagnatore
pi che un insegnante, pi che un predicatore o un propagandista. Egli
testimone di una vita che trascende, quella dello Spirito, vita delluomo
totale, quella della vita presente e quella dellal di l nella loro unit
profonda. Questo ruolo, se compreso, esclude ogni pretesa, ogni
autoritarismo. Colui che lesercita non si considera diverso dagli altri, ma
cerca di far capire la sua propria connotazione. Egli vive per primo questa
libert di cuore alla quale si sforza di formare coloro che si indirizzano a
lui.
La sua
preoccupazione principale la fedelt allo Spirito, prima di tutto in lui e
quindi nel suo discepolo. Egli persuaso con s. Agostino che non
linsegnamento che fa entrare nella verit, ma il Maestro interiore che rende
personale e saporosa la parola intesa dalle orecchie. La sua cura quella di
risvegliare lattenzione del cuore e di esserne lui stesso il primo ad essere
sensibile a questo. Tutti e due sono discepoli di questo Maestro interiore.
Essi si situano luno e laltro in una libert che non si sviluppa che per
aprirsi alla grazia dove, detto in altre parole, essi passano continuamente dal
fare al ricevere, dallagire allessere.
per
questo che egli dimora nella pace, affatto ansioso della parola da dire o gi
detta. Sia attento, ma non impaziente. Lattenzione amorosa non mai inutile,
anche quando produsse effetti solo ultime ore della vita.
Fonda
sulla fede lottimismo di cui tu fai prova. Sii persuaso che dalle situazioni
le pi oscure pu liberarsi un punto luminoso che permette di ripartire
nellesperienza. Il peccato stesso serve quando riconosciuto nellamore. Tu
sei nato dalla polvere possiamo dire a colui che, a torto o a ragione, si
vergogna per latto che ha commesso. la possibilit della vostra vita. Ges
Cristo che ti raggiunge nelle profondit del tuo male, diventer qualcuno per
te.
Soprattutto,
vi un senso molto vivo della libert nella quale si sviluppa la vita della
fede. Che colui che ti interroga ti senta libero di quella libert che ci ha
portato Cristo: La verit far di voi degli uomini liberi. Che la tua libert
lo risvegli alla sua propria libert e gli dia confidenza del meglio di se
stesso.
Non
sostituirti allo sforzo dellaltro. Aiutalo a scoprire lui stesso quello che
lui deve fare. Tu in seguito laiuterai anche a farlo. Non dare soluzioni belle
fatte, anche quando tu sei sicuro che siano quelle giuste. Le stesse soluzioni
imperfette che laltro scopre da solo valgono pi di quelle che tu imporrai con
una autorit mal compresa. Limportante che, nella sua ricerca, tu rimani in
pace. Tu lo confermerai di pi con il tuo essere che con le tue parole. Tu non
avrai detto nulla, ma gli avrai comunicato il gusto di vivere e di lottare.
Questo
rispetto e questo silenzio tranquillo sispira al consiglio di s. Ignazio:
proprio del Creatore entrare nell'anima, uscire, agire in essa, attirandola tutta
all'amore della sua divina Maest (Es. Sp. n. 330). Come aveva anche detto in
altro luogo: pi opportuno e molto meglio lasci il Creatore agire senza
intermediari nella sua creatura (Es. Sp. n. 15). questo che prepara una
persona a ricevere dallo Spirito quando Egli viene, lindicazione della strada
che deve prendere. Inoltre, una simile condotta dona a tutte le pratiche
religiose o alle altre opere intraprese, pace, gioia, agilit che conducono al
pi profondo di s.
in se
stessi che occorre ricercare la soluzione che vorremmo trovare nel consiglio di
un altro. Tu vieni a chiedermi che fare. Io posso solo aiutarti a scoprirlo.
Occorrer parlare molto di ascolto. Per mezzo del silenzio tu raggiungi lo
Spirito che vi conduce entrambi. Lascia venire tranquillamente la parola al di
l di te stesso. Spesso ti rincrescerai di aver parlato troppo in fretta.
Raramente ti pentirai del tuo silenzio. Il silenzio permette di ricevere
laltro, riascoltarlo, di guardarlo, di scoprire al di l delle sue tenebre, la
luce che lotta nel suo cuore. Limportante che questo silenzio non nasca dalla
tua paura, dalla tua inquietudine e dalla tua indifferenza. Sviluppa la
certezza che qualche cosa dovr passare, senza sapere n quando n come. Lascia
venire il momento in cui la parola breve, semplice e tonificante ti sar
donata, parola che far fiorire gioia e luce in colui che la riceve.
Ricevi i
dubbi degli altri, i suoi attacchi, la sua aggressivit. Non ti confondere per
le confessioni che ricevi. Non ti indisporre per i lunghi giri di parole usati
per dirti una confidenza che pesa. Il tuo tranquillo silenzio spesso la
migliore risposta che porta laltro oltre la logica dei suoi ragionamenti.
Quando siamo infastiditi per quanto laltro ci dice, occorre rimanere in pace,
senza paura di rimanere in silenzio. Una parola detta troppo in fretta, rischia
di impedire allaltro di uscir fuori quella problematica che lo travaglia o di
fermare la manifestazione di parti insospettabili del suo essere. Volendo
intrattenere la conversazione, tu la fai deviare in un modo che ferma le
confidenze pi profonde. Tu fermi cos lattivit spirituale che si risvegliava
o tu la fai deviare dentro i tuoi propositi buoni, ma inutili.
Sii
liberale con il tempo. Occorreranno forse degli anni perch la parola uscita da
te porti il suo frutto in colui che lha ricevuta. Accade per la parola quello
che accade per il seme. Esso cresce da solo senza che il contadino vi pensi.
Non essere ansioso di sentire leffetto prodotto dal tuo consiglio. Questo non
ti riguarda. Tu lhai lasciato venire dal di l di te stesso. Colui che te lo
ha ispirato lo far ricordare al momento voluto a colui che lo ha memorizzato
senza comprenderlo. In questa lunga attesa, accetta di passare per delle notti,
non solamente quelle del tuo interlocutore, ma anche le tue. Non cercare di
sapere come uscirne. Il momento verr, senza che tu te ne renda conto, in cui
tu sarai passato con lui allaltra riva. Peraltro, possibile che il tuo
silenzio impotente, portato nella pace, sar per tutti e due loccasione di
sentire la poca importanza della questione posta e di cercare pi lontano la
radice del male che siete tutti e due impotenti a riconoscere.
Non ti
preoccupare troppo di evitare le ore difficili a chi si confida a te. Non
bene circondare di protezioni che non conosce i rischi della sua libert.
da
questa parte che si accede alla maturit: Vedi tu stesso, mi diceva sessanta
anni fa il mio vecchio Maestro. Io non ho mai dimenticato la lezione.
Gli
incontri di un giorno o di qualche mese, avranno un seguito? Non te ne
preoccupare. Non appropriarti di colui di cui hai incrociato la rotta. Lascia
allo Spirito la cura dei nuovi incontri. La relazione di un giorno come quella
di tutta una vita non ti appartiene. Essa si riceve da Dio e non pu crescere
che rimettendosi al suo buon volere.
Ci sono
giorni in cui la parola deve essere audace. Nelle diverse situazioni, conviene
talvolta lanciare la parola incisiva che fora un ascesso, che rivela un male
segreto, che mette davanti una chiamata che laltro si rifiuta di sentire. Che
la tua parola sia franca e netta, potr forse essere sconcertante per
linterlocutore, ma giammai dura e costrittiva. La freccia scoccata sar
liberatrice. Non ti preoccupare del seguito. Esso non ti appartiene. Tu non
devi possedere la luce che Dio ti domanda di trasmettere. O piuttosto,
attraverso essa, raggiungi Dio che si serve di te. La tua azione diventa
preghiera e presenza feconda.
In
questi casi non sar pretesa fidarsi del proprio intuito. La pretesa sar di
giudicare con severit coloro che non crescono o che vanno meno veloci di te.
Ricordati solamente che il segno che Dio con te la pace che tu provi, la
dolcezza del cuore, lindifferenza al risultato. Rimetti laltro al suo
Creatore che il solo giudice e giudica nellamore.
Peraltro
non credere che la tua perspicacia ti obbliga a comunicare subito la verit di
uhi tu hai evidenza. possibile che il tuo interlocutore non sia maturo per
portarne il peso. In un amore crescente attendi il momento favorevole. Se
loccasione non si presentasse, non fartene un rimprovero. Un altro far meglio
di te lopera di cui ti credevi incaricato. Custodisci il tuo cuore libero,
gioioso e distaccato. Le persone appartengono a Dio.
Una
grande ascesi necessaria a chi vuole essere fedele a questi principi. Una
ascesi che nasce dalla verit stessa dellopera che si compie. Essa non rivela
tanto una prudenza che poggia sulla repressione degli eccessi dei sentimenti
che si provano. La tua sicurezza non sar tale da non provocarti, in certi
giorni, sofferenza, solitudine e incomprensione. Pi che mai come in quei
momenti tu avrai bisogno di rifugiarti in Colui che la Verit. Non cercare di
giustificarti. in questa incessante purificazione del cuore che tu dimori
fedele al carisma che hai ricevuto. Dimorando tranquillo, tu non portarti, dopo
un incontro difficile, ansiet o amarezza. Accoglierai senza pena il nuovo
visitatore, egli appartiene a Dio e da Lui tu lo ricevi.
Che cosa
pu pretendere arrivando a questo? Pi uno si avvicina allideale, pi sente
tutto quello che gli manca, tuttavia egli vive in una sicurezza che lo
stupisce. Egli passa attraverso il rimettere in questione le approssimazioni.
In una fede sempre pi grande, affronta con meraviglia un mondo che altri hanno
lavorato prima di lui e che altri lavoreranno dopo di lui. Tutta la luce
ricevuta per lui una chiamata. Egli conosce una forza che non parte da lui e
che lo fa ripartire nella gratitudine. In ciascun incontro personale, egli
sente in lui e nellaltro la chiamata dello Spirito che vuole riunire tutti
nellinvisibile. Egli raggiunge ci che ciascuno porta in s di divino. la
sua maniera di vivere la presenza sempre pi invasiva di Ges Cristo che ci
diventa intimo e che, per condurci a Dio, espone al pericolo della libert,
secondo lespressione di Gregorio di Nissa.
Necessariamente,
tra accompagnatore e accompagnato, si stabilisce un relazione. Cos succede
ogni volta che noi facciamo delle confidenze tra persone. A pi forte ragione,
quando le confidenze vertono su cose molto intime, quale la nostra vita di
relazione con Dio. Occorre parlare di questa relazione che si istaura.
Il padre
spirituale talvolta preso alla sprovvista davanti ad essa. Egli preparato a
tutto tranne che a subirne lo choc. Le confidenze rivelano in lui zone segrete
della sua affettivit. O si spaventa o si lancia allavventura: due attitudini
contrarie che non sono fatte per mettere in confidenza colui che vorrebbe
trovare qualcuno che riceva in pace le sue confidenze.
Un
grande equilibrio affettivo necessario a colui che assume un compito di guida
spirituale. Egli deve poter donarsi tuttintero senza lasciarsi prendere dalle
attrazioni che sente e da tutto ci che ci portiamo in noi: dallamore che si
risveglia, dal narcisismo o dalla ricerca di s. Entra in un campo in cui non
deve n cedere alla paura n lasciarsi andare.
Per
ottenere questo dominio di s, deve rassicurarsi per leducazione ricevuta, la
maturit acquisita nellesperienza, il consiglio di amici o, se necessario, gli
avvisi di un psicologo. Ma ci che in definita gli permette di intraprendere
una attitudine che non semplicemente dominio di s, ma apertura del cuore,
il soffio dello Spirito chi riprende la natura, non per sopprimerla, ma per
portarla alla sua massima perfezione. Lo Spirito in noi trasforma in agape le forze di eros, ci fa passare dallamore passionale dove rimane molta
ricerca di s, a un amore gratuito, aperto e disinteressato. Il padre spirituale
manifesta nella relazione che instaura una natura trasfigurata per la grazia.
in questa presenza dello Spirito che trova la sua grande sicurezza e che
assicura colui che a a lui si rivolge.
Questa
sicurezza deve trasparire tanto nelle visite passeggere che nelle relazioni che
si prolungano, paternit spirituale o amicizia.
Visite brevi
La
stessa visita passeggera, una visita di cui ignoriamo se sar seguita da
unaltra, non pu lasciarci indifferenti. Essa non una semplice consultazione
di un professionista. Essa chiede attenzione del cuore. Una persona si consegna
con i suoi dubbi, e sue sofferenze le sue esitazioni. Non si mai esperti dei
segreti che qualcun altro ti confida.
Lascolto,
in questo primo contatto pu essere determinante. Ascolto timido, freddo,
imbarazzato; o, al contrario, semplice e diretto. Rivela lessere tutto
intero e mette gli interlocutori
sul livello in cui possono incontrarsi. Ci sono ascolti affrettati che mancano
di spontaneit e sono faticosi. Prima di tutto essi devono manifestare la
libert del cuore di colui che accoglie, anche con riserva o quando si
sviluppano. Essi devono dare limpressione che non si ha altro da fare che
ascoltare.
Il
visitatore sente di solito in colui che incontra lequilibrio dove la grazia lo
ha stabilito. Per prima cosa egli bloccato o si sente accolto. Simpatia
naturale che proviene dallal di l della natura. Una vita profonda si rivela e
lascia presentire che tutto si potr dire, senza provocare irritazione o
reticenza. Il silenzio di cui si attornia il direttore spirituale non manifesta
la sua superiorit in rapporto allaltro; costui suo fratello.
Questi
primi momenti di incontro, segnati da una certa simpatia, permettono di
superare le prime reazioni di favore o di rifiuto o di diffidenza che si
formano nellaltro. CՏ stato pi di un visitatore che, poco abituato a questa
semplicit, rimane come un bambino a cui i primi segni di affetto provocano un
senso di smarrimento. Occorre vedere e passare oltre, senza darvi importanza.
Che un desiderio di efficacia immediata o di rigore nellintenzione e nei
propositi non impedisca alla corrente di fluire. Non questo il modo con cui
Ges accoglieva i piccoli e i poveri, anche se li incontrava una volta sola. Il
vero accompagnatore leva, su colui che bussa alla sua porta, uno sguardo
dellal di l che passa sopra le apparenze, riflesso dellamore del Padre. Egli
dona certezza a colui che forse non rivedr mai pi, di aver incontrato, almeno
una volta nella sua vita lamore. Questo pi importante di dare le risposte
alle questioni che venuto a porre.
Come
legare semplicit e riservatezza? Perch questa necessaria affinch la
conversazione si svolga su un terreno di vero incontro. Essa nasce da un
curioso miscuglio di fermezza e dolcezza, in una persona contemporaneamente
senza difese e libero. Una presenza di tutta la persona che non ha nulla di
solo voluto. Colui che riceve sa di essere lo strumento necessario e inutile di
unopera divina che lo sorpassa. Qualit umane e vita profonda dello Spirito,
uniti in lui per ispirargli il modo giusto che mette a proprio agio. Raro
equilibrio di attenzione e di oblio di s, presenza allaltro che presenza a
Dio, questo il segreto dellirradiamento di certe persone. Pierre Favre,
compagno di Ignazio, mentre percorreva lEuropa, contemplava gli angeli degli
uomini che incontrava. Candore di un cuore che rende presente a colui che
attraversa sul cammino e fa vivere dentro un mondo divino. Questo fa dissipare
linquietudine di sapere come si svilupper lincontro. Qualcuno l in nome
di Dio. Ricevilo come il cristo. Se lui ritorna, ricevilo con gioia. Se tu non
lo rivedrai mai pi, rimani nella pace. Non ricordarlo se non per affidarlo a
Dio.
A fianco
delle visite passeggere, ci sono quelle che si rinnovano, in particolare quelle
il cui oggetto rendere conto, a intervalli regolari, dellesperienza di
ciascuno. Voglio ora parlarvi dellaccompagnamento durante un ritiro. Ci sono
diverse maniere di concepirlo: in un centro spirituale, in un monastero o, semplicemente,
nella vita corrente. In tutti i casi, pi che linsegnamento, importa
lincontro durante il quale il ritirante espone ad un accompagnatore i propri
movimenti interiori, le reazioni prodotte in lui dalle meditazioni della Parola
o linsegnamento ricevuto.
Questi
incontri suppongono, da parte di colui che riceve, una presenza pi profonda e
pi curata che in una visita passeggera. Incontri quotidiani, se possibile, che
non domandano di essere lunghi, ma di andare subito al fatto con qualche parola
precisa, riprendendo, se occorre, ci che si era detto il giorno prima per
assicurare lunit del cammino tra ieri e oggi. Lintelligenza del cuore - o,
se voi preferite, la memoria del cuore -, fa passare velocemente sui dettagli
inutili, evita le lunghe mostre di s, va subito a ci che rimette laltro
sulla linea che lo Spirito gli fa seguire. Compito delicato che richiede larte
o la tecnica del dialogo, ma pi ancora lapertura del cuore che non si
stupisce di nulla, che sa tanto aspettare quanto interrompere al punto giusto.
Ci sono dei giorni in cui, una parola incisiva, ma pronunciata tranquillamente,
sconcerta colui che la riceve. Occorre saperla dire nella certezza che essa
apporter la luce per i giorni che verranno.
Pu
accadere che delle visite frequenti producano un effetto contrario a quello
atteso. Esse creano nel ritirante lansia di ci che dovr dire, egli pensa a
questo sempre anche durante i tempi di orazione. Al posto di liberarlo, esse lo
ripiegano su se stesso in unanalisi che lossessiona. il caso tipico dove il
metodo rischia di diventare un fine in se stesso. Laccompagnatore troppo
inesperto potrebbe non essere ancora capace di dare a ciascuno ci che gli
conviene, preoccupato comՏ della fedelt al metodo che alla docilit dello
Spirito.
In tutti
i modi, lamore che nel cuore risale continuamente alla sua Sorgente per
verificare il percorso, dona la libert della parola o il silenzio e ispira il
tono giusto. Lopera che si sta compiendo non mi appartiene, essa dello Spirito.
Questo amore al di l dei sentimenti provati, della contentezza suscitata da
uno o un altro dei programmi eseguiti. Conoscendosi fallibile, misurando i
propri errori e i suoi passi falsi, laccompagnatore non teme di rimettersi in
questione. Egli lo fa, senza legiferare in assoluto, rimettendosi continuamente
allo Spirito e ricevendo se stesso da Lui in questa breve e quotidiana visita.
La parentela spirituale
La
relazione di cui stiamo per parlare e di unaltra specie. Essa crea tra due
persone un legame indistruttibile, simile a quella che lega la parentela dentro
la stessa famiglia. Al posto di essere dellordine della natura, dellordine
della vita dello Spirito. Ges consacra questa parentela nel Vangelo: Chi
mia madre? Chi sono i miei fratelli?, domanda. Sono coloro che ascoltano la
Parola di Dio e la fanno. Non cosa indifferente per due persone incontrarsi
nella loro comune ricerca della Sapienza e della Parola. S. Paolo, come Ges,
parla di coloro che ha generato come una madre, comunicando loro la Parola del
Vangelo. Tutto il suo essere, meravigliosamente sensibile, vibra al pensiero di
costoro che ha educato. Giovanni aveva una sensibilit pi discreta, ma non
meno profonda, non cessa di chiamare suoi piccoli figli coloro a cui indirizza
la Parola. Questa relazione nellordine dello Spirito, una generazione.
Questo modo di dire si trasmesso nella tradizione spirituale della Chiesa. Si
parlato di volta in volta di maestri spirituali, di padri spirituali, e non
solo nei monasteri o nella solitudine del deserto. Sviluppandosi nel mondo, la
vita spirituale ha dato origine a tali relazioni.
Ai
nostri giorni, questa maniera di parlare ci mette a disagio. Tanti sono stai i
modi sbagliati, gli equivoci o le deviazioni che hanno affossato il concetto di
paternit spirituale. Gli psicologici, infatti, hanno avuto modo di denunciare
tante compensazioni pi o meno sane che sono state mascherate con questa
paternit. Dal compiacimento di questo ruolo, Ges stesso mise in guardia i
suoi apostoli: Non fatevi chiamare padre.
Non avete che un solo Padre, Dio. Voi
non avete che un solo maestro, il
Cristo. S. Paolo, i cui sentimenti paterni si espandevano con calore, dice, al
seguito del discorso di Ges: Non cՏ che una paternit, quella che viene dal
Padre della luce. Per essere giusta la relazione di cui stima parlando, deve
essere riconosciuta come una partecipazione. Generare nello Spirito, significa
lasciare passare ad un altro una vita che viene da oltre, senza ritenere nulla
per s, in questo modo si continua la generazione divina in mezzo agli uomini.
Come in
tutte le relazioni, occorre avere lo spirito sveglio sui pericoli che si
corrono in questo campo. A qualunque grado si situi una relazione, essa
compromessa per lappropriazione che ciascuno ne fa. Questo pericolo reale un
motivo per diffidare di questa relazione? Non forse talmente rischiosa da
preferire di non intraprenderla per non viverla nella menzogna? il rischio
della libert di fronte allamore. anche una chance.
Accettare
questo ordine di partenti, accettare dentrare, da una parte e dallaltra, in
ci che permette a una persona di esistere. Riconoscere la paternit,
riconoscere una vita che ci donata, una vita che non da noi e che puro dono
damore. Noi tutti abbiamo incontrato persone percosse dallesistenza che non
sapevano n da dove venivano n dove andavano, senza sapere che cosa sia
lamore n essere amati. Il riconoscimento di questo ordine di generazione
per lessere umano un fattore primordiale di equilibrio. Lordine spirituale
non sfugge a questa legge. La paternit per la quale un battezzato aiuta un
altro a vivere la vita che gli ha donato Dio, costituisce una relazione unica
tra tutte, una immagine straordinaria e splendida della paternit di Dio
(Andr Louf). Noi veniamo coinvolti in questo meraviglioso scendere di Dio a
noi e nella risalita di noi a Lui. come il fiorire di tutte le cose nel
mistero trinitario comunicato allumanit per mezzo di Ges Cristo nella
Chiesa.
Questa
risalita fino al mistero di Dio vale pi di tutte le cautele per levare le
incertezze e le ambiguit che minacciano la dipendenza affettiva che la vita
pone in mezzo agli uomini. La gratuit in cui si sviluppa impedisce di
appropriarsene e di guardarla come un diritto. Come tutto ci che viene da Dio,
essa ricevuta nella riconoscenza e ci apre ad un amore sempre pi universale.
Nella
misura che questa trasmissione di vita si opera nella verit, essa dona a chi
ne oggetto la facolt di conoscere qualche cosa della gioia divina che esiste
dovunque lo Spirito si comunica. Io potrei dire, pensando alle parole del
Cristo nel Discorso dopo lUltima Cena, che vedo la relazione umana in ci che
pi ha di elevato, riflettendo in se stessa la relazione che cՏ tra le Persone
Divine dove tutto centrato sullaltro. Nati da Dio, nessuno vive per s.
Nessuno genera per s. Nessuno generato per s. La vita che si sviluppa
gioia, perch relazione pura tra colui che dona e colui che riceve.
su
questo solido fondamento che la relazione trova forza di superare le crisi che
attentano inevitabilmente alla sua crescita. Vengono dei giorni dove, come
nellordine della filiazione naturale, ciascuno deve affrontare la solitudine
della sua persona davanti allaltra. Distanza dove ciascuno prende coscienza di
se stesso, non per opporsi, ma per prendere il suo posto unico. Ogni educazione
passa le sue ore difficili. Questa solitudine la condizione della vera
comunicazione. Ciascuno scopre che non lui che pu permettere allaltro di
diventare ci che . Questa relazione, nata nella libert, non cessa di
svilupparsi in essa. Allinizio essa una possibilit. Tu diventi figlio di
colui al quale tu hai deciso di rassomigliare. Immagine dellatto del battesimo
dove ciascuno, riconoscendo Dio come padre, riceve da Lui il potere di
diventare figlio suo. Crescendo, a partire da questo atto iniziale, le persone
prendono ulteriore coscienza di ci che sono luno per laltro e trovano la
loro consistenza. Il padre si rivela come padre, il figlio vi riconosce la
relazione che lo fa essere. La libert si nutre di questo dono che essa stessa
fa alla grazia della paternit o a quella della filiazione.
Un tale
sviluppo fa scomparire i sentimenti di ineguaglianza o di dipendenza che ci
fanno ricordare la nostra infanzia. Il Padre e il Figlio non si riconosco
affatto inferiori lUno allAltro. Tuttavia, lUno non sar mai lAltro. Cos
tra il padre e il figlio spirituale. Perch io? Perch tu? Dio che ci ha
donato luno allaltro in una relazione unica. Io riconosco nel padre colui
attraverso cui Dio mi comunica la vita dello Spirito. una sorgente in cui la
vita ha inizio. Riconosco nel figlio la vita che si riversa e se ne va lontano
da lui per essere nuovamente comunicata. La vita non catturata n dalluno n
dallaltro. Essa si spande. Cos si risolvono le crisi passeggere
delladolescenza – normali se sono passeggere, sterilizzanti quando esse
si prolungano – per mezzo delle quali si giunge ad essere persone che,
crescendo, sono capaci di rivoltarsi contro coloro che, dapprima, erano
assoggettati.
Questa
esperienza di libert che si fa nella mutua riconoscenza aiuta a comprendere come la libert vissuta
nella Chiesa. Lil padre colui dal quale ciascuno prende coscienza di aver
ricevuto una vita. Egli anche colui che dona la libert di ricevere il dono
di Dio. I figlio colui nel quale la relazione con il padre invitato a
diventare se stesso e ad agire secondo i propri talenti ricevuti. Legami
segreti di vita che non asservono, ma che donano alle persone la loro stessa
consistenza. Qualche cosa di definitivo si stabilisce tra le persone, un punto di ancoraggio dove si
ritrovano al di l degli errori e dei sbagli. Si parla di legami della natura e
della rane, occorre parlare di legami della comunione nello Spirito. Le
purificazioni necessarie per scacciare le ambiguit sempre possibili non vanno nel senso della limitazione e
della paura. La fede conduce le persone a conoscersi nel movimento damore del
Padre e del Figlio allinterno della Trinit.
Relazione
feconda, gratificante, costituente un equilibrio di grazia e di libert,
sorgente del pi per irradiamento. Essa si realizza sempre tale e quale noi
lavevamo prevista? Senza dubbio essa anche rara che quei direttori
introvabili di cui parlava Teresa dAvila e che occorre scegliere tra mille.
Essa una meta verso la quale, se la grazia donata, ciascuno pu sforzarsi
di tendere. Essa manifesta che, lontano da annullare la natura, la vita
spirituale la conduce al di l di ci che essa aspira. Ciascuno, in questa
ricerca, lascia sgorgare le risorse pi feconde di questa vita, nello stesso
tempo che si forma in lui unimmensa riserva di amore, immagine della grande
tenerezza di Dio. Quando un simile ideale stato una volta incontrato o intuito,
esso apre alla vita e alla libert. Che si allontani o sparisca colui nel quale
si incarnata una volta, malgrado la pena della separazione, la sua grazia
dimora viva in noi. Come i discepoli dopo lascensione, al di l della
relazione visibile, noi viviamo del suo Spirito.
Lamicizia
Ci sono
relazioni passeggere che si evolgono in parentela spirituale, ce ne sono di
altre che si evolgono in amicizia. Laccento non sulla trasmissione della
vita, ma sulla reciprocit in una vita ricevuta e condivisa. Bench si fonda su
una rassomiglianza di natura e su una scelta del cuore, come tutte le amicizie,
essa se ne differenzia per il suo principio che il riconoscimento, presso
luno e laltro, di uno stesso desiderio spirituale.
Come
quella della parentela, questa relazione di amicizia spirituale si sempre
riscontrata nella tradizione. Occorre ricordare la relazione privilegiata che
univa Ges al discepolo che Lui amava?. Un delizioso scritto del XIV secolo,
del beato Aelredo di Rivaux – il Trattato
dellamicizia spirituale – che vuol essere una replica al libro di
Cicerone sullamicizia, descrive queste intime relazioni stabilite per mezzo di
una comune vita spirituale tra due persone che la comunanza di gusti o del
temperamento avvicina lun laltro. Essa , nella carit che ci unisce tutti,
lo sbocciare di questa realt naturale che lamicizia. Succede che tali
relazioni si riscontrano anche tra persone di sesso diverso. Si cita lamicizia
che univa Giovanna de Chatal e Francesco di Sales, e qualche secolo prima,
Francesco dAssisi e Chiara.
Si ha
premura poi di aggiungere che questo tipo di relazioni sono eccezionali,
talmente esse sembrano pericolose ai pi. Esse comportano dei rischi reali,
nessuno ne dubita. Ma i pericoli pi reali non sono quelli che si immaginano.
Certamente molte pie illusioni possono introdursi tra due persone che sono
rimaste ancora adolescenti. Ma, ugualmente, anche quando la relazione sembra
essere solida, essa domanda sempre riservatezza e prudenza. Ci che vorrei
affermare che i rischi non sono meno, quantunque meno apparenti, tra due
persone dello stesso sesso. L sviluppo di una relazione pu allora fare
apparire, in uno e nellaltro caso, dei ripiegamenti su di s, delle gelosie,
dei comportamenti infantili che manifestano, sotto arie innocenti, una mancanza
di maturit affettiva. Il valore personale – cultura, intelligenza,
qualit operative e gli stessi impegni spirituali –, pu ingannare. In
qualche caso, una revisione seria necessaria per eliminare gli equivochi.
Ma pi
che nel caso della parentela spirituale, i rischi non devono condurre alla
paura e gettare il discrediti su ci che porta il marchio di un dono di Dio.
Esistono veramente relazioni di questo genere che evitano altrettanto la piaga
della facile attrazione che quella di un manicheismo inquieto che vede il male
dappertutto dove cՏ di mezzo il sesso e la carne. Diciamo piuttosto che ci
che dona autenticit a tali incontri. Allinizio essi non sono che frutto duna
ricerca o di una attrazione. Ma a questa attrazione, sempre possibile, si
aggiunge, come determinante, il riconoscimento della gratuit del dono di Dio.
Non sono io che ti ho voluto, Dio che ci ha messo sulla rotta luno
dellaltro e ci ha fatto incontrare. Inoltre, il suo sviluppo non sempre
accettato subito. Pi la relazione cresce, pi cresce il mutuo rispetto. Due
libert si accolgono da Dio riconoscendo di non avere luno sullaltro nessun
diritto, in tal modo che la loro intimit li lascia aperti agli altri. Essa
dona, a coloro che ne beneficano, di espandersi sugli altri la gioia che
loro. Per tutto il loro essere, pi che dalle parole o dalle analisi, lasciano
trasparire in loro la presenza di un amore che viene da Dio. Senza paura n
puritanesimo, senza compromessi n repressioni, la vita zampilla dal meglio di
loro stessi. Come noi spesso abbiamo affermato, la presenza di Dio si riconosce
dagli effetti della sua azione. Questo principio si applica a questa relazione.
Essa giudicata buona e venete da Dio per la chiarezza, la vitalit, la
semplicit, la fioritura di vita che produce.
In
effetti, la riuscita di una tale relazione dipende dalla qualit della vita
spirituale in una natura sana. la penetrazione del mistero di Dio che le dona
la sua sicurezza. Il desiderio di Dio racchiuso nella preghiera e fatto passare
attraverso le contrariet, sempre possibili, di ogni giorno. In costoro matura
lumilt, senza che pertanto si insinui il dubbio sulla relazione stessa.
Questa, s, attraverser i suoi tentennamenti, le sue purificazioni, i suoi
progressi, diventando inesperienza di vita spirituale.
Insomma,
tutte le relazioni, la paternit come lamicizia, dato che attingono dalla
profondit dellessere, portano il segno di un comandamento unico e universale.
Lincontro particolare diventa segno, simbolo dellamore con cui Dio avvolge
tutte le creature. Esso ne una partecipazione. Non si pu giudicare lamore
che abbiamo per Dio senza tener conto delle intime relazioni con coloro che ci
circondano. Lamore per Dio non esclude lamore per luomo, ma manifesta la sua
variet e la sua profondit. Ci che custodisce tutta la relazione nella
verit, il modo con cui essa si realizza verso qualcuno guardato
continuamente. Risalendo verso Dio in una volont radicale, essa diventa una
presenza di Dio nel cuore della Chiesa, per coloro che ne sono testimoni
diventa un pegno della luce che attendiamo tutti dal cuore di Dio.
Lamore casto
Questa
maniera di vivere una relazione manifesta ci che in tutti i contesti umani,
la vera castit. Essa, essendo nel cuore prima di essere nel corpo, la
condizione di ogni amore vero vissuto nel corpo. Essa fa di questo uno
strumento di una libert che cresce nellamore. Nel caso di incontri
spirituali, passeggeri o stabili, essa una garanzia della loro autenticit e
ne assicura la fecondit.
In
questa ricerca di unautentica castit, un punto che il padre spirituale non
deve dimenticare, il suo fondamento ultimo, la fede nella risurrezione di
Cristo, pegno della vita che aspettiamo, la sua. Senza dubbio gli conviene
mettere in pratica ci che la psicologia gli insegna sulla vita sessuale e le
relazioni che segna con la sua impronta; egli non deve lasciare da parte ci
che lascesi ci insegna per pervenire al dominio di s, dei sensi, dei
desideri. Ma luno e laltro rischiano di lasciarci nella nostra impotenza di
fronte ad uno sforzo pesante e duro, se noi non lasciamo che il Cristo
risuscitato, manifesti per mezzo del contatto della sua carne, la maniera
divina di amare gli uomini. Non solamente noi impariamo in questa vita terrena
con quale cuore libero Egli ci guarda e ama coloro che lo avvicinano, ma noi
contempliamo nel suo corpo trasfigurato dallo Spirito la meta di tutta la
castit: aprire il nostro corpo totalmente ad un amore personale ed eterno,
concreto ed eterno. Io vedo in Lui luomo pervenuto infine alla sua pienezza,
dove la morte distrutta e le opposizioni annullate. nellesperienza di
questo nuovo e definitivo stato che vissuta nella Chiesa la verginit,
anticipazione, dicevano nei primi secoli, della vita eterna. questa stessa
esperienza che dona a tutti gli amori vissuti dai battezzati di diventare
sacramenti o simboli della vita eterna.
Ci che
vizia questo ideale dellamore, qualunque ne sia loggetto, ogni ripiegamento
su di s, nei quali luomo arriva ad utilizzare gli altri come dei puri oggetti. Che questo amore sia
vissuto nel matrimonio o nella verginit, esso pi compromesso nella verit
da questa ricerca di s che ogni altro incidente di percorso. Cadute che
umiliano, ma che, nella fede del Cristo risuscitato, diventano mezzo per
risalire alla sorgente di ogni purezza nellamore. questa incessante risalita
che rende il cuore casto. Essa ci fa salire verso lunit nella quale Ges vive
con suo padre e dove Egli trascina tutta la creazione. Tutte le relazioni
umane, trasfigurate dalla fede del nostro battesimo, diventano cos una
manifestazione dellamore del Padre che ci unisce nel suo Figlio per mezzo del
suo Spirito. La vita nella castit, pi che un dominio di s, diventa una
trasparenza della vita di Dio in tutto amore.
Vivi
dunque ciascun avvenimento, ciascun incontro, in questo passaggio dalla carne
allo Spirito. Gli uomini, testimoni della tua maniera di essere, si
accorgeranno che questo passaggio che tu non cessi di vivere, lontano da
mutilare o arrestare in te la vitalit delle tue potenze affettive, ti conduce
al pieno compimento del tuo essere. Ci che appariva allinizio rottura
apertura alla vita totale: Noi abbiamo lasciato tutto per seguirti, disse Pietro.
Rispose Ges: Non ci sar nessuno che avr lasciato casa, moglie, fratello,
parenti e figli a causa del Regno di Dio, che non ricever molto di pi in
questa vita, e nel mondo che deve venire, la vita eterna (Lc 18,29-30). Questa
rottura permette alla natura di compiersi nel superamento, facendo passare
dalla morte con il Cristo, essa ci stabilisce, per mezzo della sua
risurrezione, in uno stato definitivo. Cos colui che vive un amore casto pu
far sembrare che nella sua maniera di vivere ha perso tutto, ma in realt ha
guadagnato tutto.
La
relazione di accompagnamento pu sembrare in certi giorni una avventura
azzardata. Essa ci lancia, talvolta senza preparazione, nelluniverso
dellaffettivit. Per avanzarvi, bene mettere in opera i mezzi umani,
psicologia, ascesi, ma prima di tutto lasciamo passare su di noi il soffio
dello Spirito creatore. La profondit del cuore casto permette
allaccompagnatore di manifestare a ciascuno lamore con cui egli amato da
Dio e che gli permette di avanzare nella vita dello Spirito. Una affettivit
sana, solida e aperta, che non si spaventa dei movimenti che sente in s, e che
attinge dallamore che riceve dallo Spirito la pazienza di passare attraverso i
cammini in lei della natura e della grazia.
Questo
dialogo che si sviluppa nella confidenza e nellamore ha un oggetto: formare
uno sguardo sul mondo cos come ce lo dona la fede. Questo sguardo che luomo
pone su di s, sulluniverso, sui suoi simili, la fede lo rischiara di una luce
nuova, quello dello Spirito che si espande attraverso i sensi spirituali donati
nel battesimo che si sviluppano con lesercizio.
Il
dialogo spirituale si propone di render familiare la conoscenza che lesercizio
dei sensi spirituali sviluppano nel cuore del cristiano. Esso vuole soprattutto
risvegliare lo sguardo del cuore, quello della fede che, attraverso questo
mondo visibile, scopre linvisibile. La Scrittura aiuta alla formazione de
questo sguardo che fa camminare nella luce: La luce del tuo corpo locchio.
Se il tuo occhio sano, tutto il tuo corpo sar nella luce. La frequenza
della Parola di Dio custodisce allocchio la sua limpidezza e gli fa ricevere
nella trasparenza del cuore una luce che sorpassa quella del nostro corpo e
della nostra ragione. Attraverso la contemplazione di questa Parola, il
credente introdotto nella visione che Dio ha delle cose, delluomo, della
nostra storia. La preoccupazione primaria del maestro spirituale di iniziare
il suo discepolo a questa lettura spirituale della Scrittura per educare in lui
questo sguardo contemplativo che guarda al di l del mondo e che, senza negarne
la realt concreta, impara a vederlo nella sua realt globale, essendo questo
mondo visibile, agli occhi del credente, il simbolo o il sacramento di
quellaltro mondo che deve venire.
Lo sguardo del credente
Questo
sguardo, formato dalla Scrittura, uno sguardo totale. Esso si situa al di l
delle nostre categorie o delle nostre opposizioni abituali. Esso abbraccia
luniverso visibile e invisibile, e ne vede tutta la realt attraversata dal
desiderio dello Spirito.
Lo
Spirito, che insegna a leggere la Scrittura dalla Genesi allApocalisse, lo
introduce nel disegno di Dio. Dio vide che ci era buono, dice la genesi.
Sguardo di meraviglia che non si arresta l. La vita nella quale si impegna gli
fa capire che il mondo nella sua bellezza chiamato alla trasfigurazione e gli
fa vedere la creazione in divenire: Il cielo e la terra passeranno dice
lApocalisse e conclude: Ecco, io faccio nuove tutte le cose.
la
prima lezione che gli d questa lettura: questo mondo cos bello che non se ne
faccia un oggetto da idolatrare. Il suo destino lo chiama a qualcosa di pi
alto e diverso. Secondo lespressione misteriosa della Genesi, egli creato a
immagine di Dio. Egli porta in se stesso la rassomiglianza con Dio che lo ha
fatto. Egli chiamato a divenire partecipe della sua stessa vita. Che egli
dunque cerchi in Dio la vera bellezza per trasmetterla alluniverso, dato che
tutto il creato attende da lui la sua propria bellezza. Lo scultore De Chartres
ha magnificamente espresso nella pietra questo insegnamento della Scrittura:
luomo, di cui il corpo ancora non formato, riposa sulle ginocchia del
Creatore: gesto di uno che ama o di un artista, gesto di entrambi. Visione di
fede in cui, dai primi passi del suo cammino spirituale, apprende ad amare se
stesso. Tu lo hai coronato di gloria e di splendore, dice un Salmo. Che
prodigio che sono io, che sono le tue opere, dice un altro. E Isaia fa eco: Il
tuo Sposo, il tuo Creatore.
Questa
visione di speranza, educa il nostro cuore al destino delluomo. Immagine di
Dio, egli non pu essere che nella libert. per questo che Dio corre questo
pericolo. Lei si espone al consenso delluomo, Egli lo lascia nella man del
suo consiglio. Non potrebbe essere altrimenti, non cՏ vita nellamore che nel
mutuo consenso. Luomo lasciato a se stesso invitato a ricevere da un cuore
libero la felicit – la gloria –, che destinata a lui. Che egli
guardi luniverso che gli stato donato, ma non si asserva ad esso come se
dovesse trovare in esso la sua ragione di essere. Che se ne serva per rendere
gloria a Dio, fissando il suo sguardo sul Creatore dal Quale le cose traggono
la loro bellezza. Riconoscendo Dio in tutte le cose, egli diventa partecipe
della sua vita, creatore con il Creatore.
importante che la partenza di una vita spirituale sia preso sul fondamento
della fede. Diverse deviazioni e difficolt rischiano di affossare la nostra
visione delle cose. Dalla fede noi sappiamo che il mondo stato organizzato
dalla Parola di Dio, dice lautore della Lettera agli Ebrei allinizio del suo
grande capitolo sulla fede dei Patriarchi. E aggiunge: Ne segue che il mondo
visibile non ha preso origine dalle sue apparenze. La fede un invito ad
oltrepassare questo mondo di apparenze e a non lasciarsi trainare in tutto ci
che gli uomini, lasciati alla loro sola ragione, hanno inventato per spiegare
le loro origini. Qualunque sia la nostra esperienza nella vita presente, il
disegno di Dio appare al credente come un disegno di vita, di bellezza e di
amore. La libert data alluomo non una trappola, ma il segno della sua
grandezza.
Questa
visione ottimista del destino delluomo nelluniverso va di pari passo con
unaltra visione che sembra andare in senso contrario: quella di un mondo di
disordine, di odio e di morte. Essa percorre tutta la Scrittura, congiuntamente
alla prima, dallespulsione dallEden fino alla caduta di Babilonia: storia
delluomo nel male e nel peccato. In questo sguardo che la fede vorrebbe
donarci sulluomo, non omesso nulla, n grandezza n miseria. Da una parte,
ci che luomo diviene rispondendo al desiderio dello Spirito; dallaltra ci
che egli quando la concupiscenza lo blocca su se stesso e sul mondo.
La
visione che la Scrittura ci dona delluomo nel male altrettanto luminosa di
quella delluomo nel bene. Luomo diventa il fine di se stesso e perdendo, per
questa deviazione della sua libert, il senso delle cose, guasta luniverso.
Come dice s. Giovanni nella sua lettera, egli diviene il giocattolo della
concupiscenza, concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi,
confidenza orgogliosa dei suoi beni (1Gv 2,16). Diremmo in termini moderni:
concupiscenza del denaro, del sesso, del potere. Di colpo luomo viene
consegnato al livello delle sue concupiscenze (Rm 1). E non gli concesso pi
di permanere, ma passa con il mondo e la sua concupiscenza avendo perduto il
senso della volont di Dio (1Gv 2,17). Mantenendo nel cuore il desiderio di
infinito, cerca di soddisfarlo orientandolo verso le cose transitorie come se
fossero assolute. Se stesso si fa il centro. Tutta la nostra storia nel male
parte da questa deviazione.
Ci che
da rimarcare il giusto sguardo della Scrittura sul male. Esso non nelle
cose o negli esseri, ma nello sguardo che li vuole possedere per s. Il
desiderio buono, in quanto si porta su queste cose che dio ha fatto per la
gioia delle sue creature. Ci che falsa tutto lo sguardo divenuto
concupiscenza: Chi guarda una donna con desiderio, disse Ges, commette
adulterio nel suo cuore (Mt 5,27). Il desiderio cattura le persone per farne
degli oggetti da possedere o da dominare. Lo scambio damore tra Dio e
luniverso non pi possibile.
Luomo
diventato un dio per se stesso. Sempre la libert, un pericolo e una
chance di una persona che non pu attendere alla sua vocazione che nella
consegna allamore.
Non da
temere che questo sguardo penetrante sul male conduca alla rivolta, al senso di
colpa, alla disperazione, turbamenti generati in chi si apre da solo alla
riflessione. Perch leggendo questa storia nella luce dello Spirito, la
misericordia cammina di pari con la giustizia. Vai al fondo di te, sembra dire
la Parola, ma non disperare mai. La libert che devia, ma che conosce il suo
male, chiamata alla scoperta di un amore di cui non aveva idea. Anche prima
della venuta di Cristo, lAT ci fornisce molti esempi. Il pi celebre quello
di Davide: Io ho peccato contro Dio, disse Davide. Ed ecco che egli diventa
il prototipo delluomo che viene esaudito al di l dei suoi sbagli. A pi forte
ragione quando appare Ges. Egli compie in S tutta la Scritture che ci fa
conoscere quanto Dio ama luomo, senza volere mai perderlo, senza attentare
alla sua libert. Sguardo penetrante che interdice il giudizio, ma rimette
luomo a Dio e al suo segreto: O Dio, tu mi scruti e mi conosci.
a
questa visione che il maestro spirituale deve continuamente riferirsi per
accogliere le situazioni le pi opposte. Essa ci inserisce nel movimento
dellamore senza mai dare occasione allorgoglio o alla disperazione. per
questo che, nella sua esigenza, essa rimane tonificante. Questa visione conduce
la persona a situarsi in tutta verit davanti a Dio. Nei casi pi estremi,
luomo rimesso alla sua libert per sempre riconoscere Dio nella sua
giustizia e nella sua misericordia insieme. Pascal ha delle pagine ammirabili
su questa conoscenza esatta di Dio che la Parola dona alluomo che esperimenta
in se stesso a volte linfinit dellamore e la profondit del peccato: La
conoscenza di Dio senza quella della propria miseria conduce allorgoglio. La
conoscenza di Dio della propria miseria senza quella di Dio conduce alla
disperazione. La conoscenza di Ges Cristo il mezzo con cui noi troviamo e
Dio e la nostra miseria Ges Cristo un Dio a cui ci si avvicina senza
orgoglio e sotto il quale ci si abbassa senza disperarsi (Pensieri, 527-528).
La visione di Ges Cristo
, in
effetti, in Ges Cristo, come ci invita Pascal, che conviene guardare questo
mondo dove vive luomo, la sua grandezza e la sua miseria insieme. Ges apre
davanti a noi un cammino di luce
che ci conduce fino al segreto delle cose. Non solo ci insegna a guardare e a
giudicare nella verit la creazione, ma Lui stesso, in questo mondo diviso,
il Nuovo-Adamo, luomo perfetto che, vedendo tutto nello Spirito Creatore,
imprime alle cose quel movimento che ebbero alla loro origine. Niente di meglio
per formare in noi lo sguardo che nulla arresta, che di contemplare nel Vangelo
e in tutta la Scrittura, Ges Cristo che guarda il mondo con il suo sguardo del
cuore per il quale dir pi tardi che egli vede Dio e in dio, tutte le cose.
lopera di tutta la vita e della nostra preghiera quotidiana quella di analizzare
questo sguardo di Ges sugli avvenimenti, le cose e gli uomini. Niente in esso
opaco, dai gigli del campo la cui bellezza lo fa risalire al Padre fino al
segreto di quella donna che, depositando nel tesoro due spiccioli, ha donato
pi di tutte i ricchi insieme. Sguardo del cuore che fa riprendere vita a
coloro sui quali cade perch esso lo sguardo dellamore. La tenerezza che
Egli ha per gli uomini quella del Creatore: Non impedite ai piccoli di
venire a Me. I loro angeli vedono la faccia del Padre. Egli si trova a suo
agio con il peccatore che tutti emarginano, perch Egli preso dalla
misericordia del Padre che lo ha inviato per riconciliare e per guarire. Lo
Spirito in Lui per rivelare il segreto dei poveri ai quali appartiene il
Regno. Altrettante categorie
divine attraverso le quali si conosce che il Regno del Padre arrivato: i
bambini, i piccoli, i poveri, coloro i quali occorre spingerli per entrare.
Il suo
sguardo quello del Profeta che vede il di dentro delle cose e per il quale il
futuro presente. Egli contempla tutto, sia la rovina di Gerusalemme di cui i
discepoli ammirano la bellezza, sia la sorte di coloro che accettano di
soffrire per la giustizia. Egli ha conosciuto come presente la gioia delle
Beatitudini e pertanto Lui stesso si sottomette alla successione dei giorni e
alla sorte che gli uomini gli riservano, gelosi di Lui e senza comprenderlo.
Egli conosce lamarezza e la solitudine dellagonia fino alla lacerazione della
croce. Egli Giuseppe abbandonato dai fratelli, Giobbe divenuto per i suoi
oggetto di repulsione, il Servo su cui peser la perversit di tutti. Egli
passa in questa sofferenza e in questa morte, che Dio non ha fatto, e diventa
nella potenza dello Spirito, luomo vero che riporta la vittoria su tutto il
male e manifesta nella sua carne la gloria alla quale luniverso destinato.
Questo
universo visibile dove Egli si immerso, questa carne mortale che ha preso, Egli
le vede attraverso il rinnovamento che Egli opera nella bellezza della
creazione di Dio. Nei suoi apostoli, in questi uomini che credono in Lui, Egli
vede la primizia dellumanit nuova, quella del ritrovato Paradiso. Presenza
nuova nello Spirito dove le persone non si oppongono n si dividono. Egli le
vede nellunit dello Spirito che trionfa in loro come ha trionfato in Lui.
Ormai per Lui non cՏ che un universo, senza distinzione di quaggi e lass,
questa creazione che il Padre gli ha donato per farne la sua Sposa e
comunicarle cos la sua gioia divina.
In
questo mondo dove Satana esercita la sua impresa, Egli vede gi lespulsione
dellAvversario: Io vedo Satana cadere come una folgore. Non abbiate paura, i
vostri nomi sono scritti nel cielo. Egli non pu nulla su di voi, malgrado i
suoi attacchi. Se Egli guariva da tutte le malattie, non era come un
guaritore. Il miracolo che la folla ammira per Lui la manifestazione dello
Spirito che, per il contatto della sua carne divina, rende alluomo il suo
senso autentico e il suo vero essere. Quello sguardo che Egli porta sulla
Samaritana lo sguardo deternit di Colui la cui ora arrivata aprendo il
tempio ai veri adoratori in spirito e verit. Questi miracoli e questi
incontri, Egli vede in essi il segno che i campi biondeggiano per la
mietitura. Alzate gli occhi e guardate, disse agli apostoli stupiti di
vederlo discutere con una donna. Per Lui essi diventano i testimoni di ci che
molti profeti hanno sperato vedere e che voi vedete. Di quale veduta si
tratta? Di quella che si staglia su tutta la realt per vederla nella verit
della sua creazione. Il suo sguardo creatore che comunica la vita a coloro sui
quali si posa. Egli comunica la vita e penetra nel pi profondo del loro cuore,
Lui, a cui nulla sfugge. Ges fiss il suo sguardo su Pietro per donargli il
suo nome e la sua missione, come nel giorno del rinnegamento lo guarder ancora
per rendergli la fede la speranza Dal Padre con il Quale Egli vive sempre, pu
ottenere la grazia che nel suo nome domandano i suoi discepoli. Egli conosce in
ciascuno i segreto del Padre. per questo che li invita a vivere nel
segreto. l che il Padre vede la verit delle sue opere, elemosina,
preghiera, digiuno. Lapparenza non gli si impone mai.
penetrando nello sguardo di Ges che il credente apprende cosa sia la vera
contemplazione. Lontano da essere una fuga nella solitudine, essa lunione
con lo sguardo penetrante di Ges che quello del Creatore, dellartista,
dellamante che non disprezza nulla, perch ne vede il riflesso delleterna
bellezza.
La conversione dello sguardo
questo
sguardo del cuore che Ges invita a sviluppare per vedere le cose come Egli le
vede. Come tutti i sensi esso si sviluppa con lesercizio che una conversione
per mezzo della quale locchio retto e purificato si sforza di vedere le cose e
se stesso nella luce di Dio. Questa conversione quella della fede. Essa
conduce a fare la verit, a agire secondo verit per questo conduce alla
luce (Gv 3), perch le nostre opere vengano illuminate e riconosciute come di
Dio. S. Giovanni la descrive nel corso del suo Vangelo. Essa conduce alla
conversione di Giovanni davanti alla tomba vuota: Egli vide e credette. ad
essa che Ges vorr condurre i suoi ascoltatori di Caraffa che non vedevano in
uhi che la carne visibile e rimanevano bloccati allattrazione del Padre per
scoprire lo Spirito nella carne.
Per
prima cosa colui che si converte a Ges Cristo riconosce che non ha in s la
verit, ma che da desiderare e da ricevere: lo Spirito viene dallalto,
disse Ges a Nicodemo, ed occorre diventare bambini per riceverlo. il Padre
che dona agli uomini il suo Figlio, disse ancora, perch essi ne vedano abbino
in Lui la vita. Questa luce che Egli ci invita a chiedere, occorre che noi la
chiediamo, ma senza ansiet, perch noi sappiamo che la volont del Padre di
comunicarcela. Riconosci questa volont e non cessare di desiderare che essa si
realizzi. Domandate e voi riceverete. A coloro che gliela domandano perch la
desiderano, Egli non manca di donare il suo Santo Spirito.
Perch
questa volont non cessa di realizzarsi, necessario che il credente cresca
nella attenzione, la rettitudine e lumilt. In tutto il Vangelo, Ges denuncia
gli ostacoli che rendono ciechi alla luce: cuori distratti, superficiali e
ingolfati; cuori preoccupati dei loro soli piaceri; cuori orgogliosi e
sprezzanti. La grande preghiera dei Salmi, prima della lettera
dellEvangelista, ci rimette costantemente davanti questi ostacoli che chiudono
lo sguardo alla luce. Fino a quando o uomini, sarete duri di cuore. Perch
amate cose vane e cercate la menzogna? (Sal 4,3). La recita quotidiana dei
Salmi ci fa entrare, poco a poco, in questa ricerca della luce e delle
disposizioni che ci conducono ad essa. Nulla in questo dellaustera
sorveglianza su se stessi che si ingaggia tanto contro lorgoglio, tanto verso
la disperazione. Noi sappiamo che questa consegna di noi stessi si fa a Dio a
cui nulla nascosto, ma che bont. In essa non cՏ neanche nulla di teso.
Essa simile a quella di Maria che riconosce in Lei i doni dello Spirito. Il suo
Magnificat, che sgorga della profondit del suo cuore, mostra ci che fa questa
conversione: essa ci mette davanti a tutta la storia umana vista dalla parte di
Dio. una storia di salvezza e la misericordia di Dio donata ai piccoli e
agli umili e rifiutata ai saggi e ai sapienti, cio coloro che vogliono tenersi
una visione personale del mondo e delle cose. Lontano dai farisei malati della
loro saggezza e delle loro virt, lo sguardo degli umili si apre sulle
meraviglie di Dio e non si crede mai in possesso di ci che desidera. Ho
deplorato che si ignori la sapienza (Sri 51,19). Solo lo Spirito leva, in chi
glielo domanda, il velo che lo separa dalla sapienza.
Questa
incessante purificazione dello sguardo esige una certa qualit ascetica che non
una esibizione esteriore. Il suo scopo di aprirsi allinvisibile, di
rendere il nostro cuore permeabile agli appelli dello Spirito e di affinare il
nostro sguardo secondo il messaggio delle Beatitudini. Beati i cuori puri, essi
vedranno Dio! Le pratiche ascetiche non hanno valore in se stesse. Si ricordi
lepisodio del Vangelo dove i discepoli di Giovanni domandano a quelli di Ges
perch essi non digiunano come fanno loro e cos pure i farisei. La risposta di
Ges chiara: Gli amici dello Sposo non digiunano quando lo Sposo con loro.
Quando lo Sposo sar loro tolto, essi digiuneranno. dare il senso a tutta la
penitenza: essa ravviva il desiderio di Colui che gi a toccato il nostro
cuore, di cui ora soffriamo lassenza. La penitenza impedisce di insabbiarsi
nel piacere immediato, rende lo spirito pi disponibile, il corpo pi agile, lo
sguardo pi limpido. Ma, soprattutto, essa ha un carattere pasquale e si
sviluppa nella luce del Cristo risorto.
Potremo
tenere lo stesso linguaggio a proposito di altri esercizi che la tradizione ci
ha lasciato: esame dei pensieri, ricordo frequente del Signore Ges,
purificazione della memoria e, in termini pi moderni, esame di coscienza e
revisione di vita. Altrettanti esercizi che vogliono combattere in noi le radici
tutta la concupiscenza e della ricerca di s nello sviluppo delle nostre
facolt e delle nostre forze di vita. Al di fuori di questo scopo, questi
esercizi presi per se stessi, fanno diventare la vita pesante, rattristano il
cuore, quando pure non conducano al compiacimento di s. Essi non servono che
per intrattenere in noi il desiderio del Regno e la volont di amare Dio con
tutto il proprio cuore, con tutta la propria mente, con tutta la propria forza
e di amare il proprio prossimo come se stessi, volont che vale pi di tutti
gli olocausti e i sacrifici secondo losservazione di quello scriba che Ges
trov giudizioso (Mc 12,28-34).
Il
dialogo spirituale diviene cos una educazione allo sguardo contemplativo, non
in una fuga dal mondo, ma imparando a portare sulle cose e gli avvenimenti cos
come sulle persone, uno sguardo di verit, quello del Cristo risorto che vede
il mondo nella trasparenza dello Spirito. Questa maniera di vedere lopera di
un senso, il senso spirituale ricevuto al battesimo e che ci fa cogliere la
luce di Dio come il senso corporale ci fa cogliere la luce di questo mondo.
Esso si sviluppa nellimmersione quotidiana nella Sacra Scrittura e nella
grazia dei sacramenti. Questo senso si esercita con la spontaneit di un senso
corporale che non ha bisogno di riflessione per dire ci che vede. Esso il
sensu fidelium che nella Chiesa, al di l di tutti gli studi e di tutte le
ricerche, accorda al cuore dei fedeli tutto ci che la Rivelazione ci dona a
conoscere.
Prima di
chiudere questo capitolo, ricordo un attimo il Fondamento di s. Ignazio, agli
inizi degli Esercizi. Esso sar il legame tra questo capitolo sullo sguardo e
quello sulla libert. Questo testo una visione della fede sulluomo e sul suo
destino. Luomo presentato nel suo rapporto con Dio, da Lui creato per il suo
servizio, ladorazione e la lode. Per attendere a questo fine, invitato a
portare sul mondo uno sguardo che penetri lopacit delle cose. Sesse hanno un
valore nella misura in cui esse sono un cammino verso Dio. Da qui parte la
condizione di tutta lavventura spirituale: un libert che si lascia portare da
un unico e radicale desiderio, quello che avvenga in noi il regno. I lucore si
ordina con tutte le sue intenzioni in questa libert che si riceve da Dio
purificando continuamente questo sguardo e i suoi desideri.
Qual
questa libert alla quale sospesa tutta la vita dello Spirito e laccesso al
Regno? ben questa la questione pi importante da porre: quella del pericolo
della libert.
Lesperienza
insegna al maestro spirituale che nulla si compie nelluomo senza la conoscenza
della sua libert, anche se questa conoscenza gli fa misurare la propria
impotenza e debolezza. Che cosa vuol dire conoscersi? Da questa problematica siamo
messi in presenza del mistero di Dio. Tutto nella realizzazione del disegno di
Dio sullumanit condizionato a questa conoscenza e a questa acquisizione.
Come
mettere qualcuno sulla rotta della libert se noi stessi non ne abbiamo
lesperienza. La libert non si apprenda nei libri o nei corsi di filosofia. La
vita chiama la vita, la libert suscita la libert. Ora molti vivono e muoiono
senza aver mai conosciuto la libert (Bergson).
Coloro
eh cercano di risvegliare una vita spirituale si occupano molto della libert?
Quale legame tra lo Spirito e la libert? Un prete, ricordando davanti a me il
profitto ricavato da in un ritiro spirituale, mi diceva di aver trovato il
fondamento della sua vita spirituale. In particolare parlava del senso della libert
che l aveva acquisito. Niente mi sembra pi essenziale. La vita spirituale non
pu armoniosamente in una persona che nella misura in cui in lui la natura e in
essa, la libert, si aprono agli impulsi della grazia. Ma per quali
tentennamenti la libert fa il suo cammino nel cuore delluomo per diventare un
campo di esperienza nello Spirito, questo bisogna cercare di spiegare.
Libert e amore
Occorre
partire dallidea che ciascuno si fa della libert. Ora, ci sono due modi
simili di concepire o sperimentare la realt. Situiamoci entro due situazioni
estreme. Luno ha una paura: non osa decide. Lui sa ci eh ora vuole, ma come
assicurarsi di ci che sar tra dieci o venti anni? Molti per questo motivo
recalcitrano davanti ad un impegno definitivo. Essi non sono sicuri della loro
libert. Un altro non si pone affatto tali questioni, al contrario, si dice
ibero dai condizionamenti del suo ambiente, della sua educazione, delle
influenze subite e fa ci che piace a lui. Ma in questo progetto di libert
egli non pensa che a se stesso. Presso il primo, la libert vissuta come dono
di s, ma essa sente la propria fragilit. Presso il secondo essa fugge la
paura, ma si ferma su di s. Luno vorrebbe uscire fuori di s, ma non lo pu
fare; laltro si sente pronto allazione, ma per se stesso.
Sono due
realt attualmente legate luna allaltra: la libert e lamore. Ma noi
facciamo fatica ad accordarle. Quale deve primeggiare sullaltra? Il possesso
di s per amare o lamore di s per essere libero? dentro questa confusione
che io vivo queste due realt fondamentali di tutta la vita umana. No libert
senza amore, no amore senza libert. Ma dovՏ lequilibrio tra questi due
fondamenti di tutta la vita personale? Dei due, quale il primo? Un uomo
attende alla sua maturit quando la libert non una rivendicazione e quando
lamore non pi per lui occasione di semplice piacere.
da
questi due lati reciproci che luomo deve apprendere a essere libero e ad
amare, perch luno senza laltro conduce alla morte. La dissociazione dei due
fa il malessere delluomo. Dai due lati, egli ha bisogno di essere liberato o
di uscire dalla schiavit dellio. Chi mi render capace e libero di amare?
Un grande passo in avanti fatto quando io comincio a rendermi conto non posso
rispondere da solo a tali questioni. Io credo allinizio di capire di cosa si
tratti e allora sono condotto dallistinto o dalla volont di un io che non
vuole che se stesso. Occorra che io apprenda dai miei sbagli che io non faccio
ci che voglio, e che invece faccio ci che non voglio e mi scontro cos con un
mio limite. umilt conoscerlo e scoprire che occorre supplicare un altro per
realizzare ci che io sono. Una supplica sgorga dal mio cuore, quella della
preghiera: Signore, Tu hai messo in me un immenso desiderio. Tu mi hai donato
la libert e il bisogno di amare e dessere amato. Ecco che, dallinizio, io mi
sento povero e malato. Liberami. Insegnami ad amare. (cf Rm 7,14-25).
Questo
equilibrio tra libert e amore, di cui sente il bisogno chi si impegna nella
vita dello Spirito, ma di cui confida la realizzazione dalla sua preghiera,
precisamente ci che Cristo offre a coloro che mettono in Lui la loro fede: Se
il Figlio vi libera, voi sarete degli uomini veramente liberi (Gv 8,36). Lui
solo pu levarci il peso che il peccato, in tutte le sue forme, fa pesare su di
noi. Da un altro lato, egli dice ancora: Come il Padre mio mi ama, anch'io ho
amato voi, dimorate nel mio amore (Gv 15,8). Incorporati al suo Corpo, quelli
che diventano suoi discepoli, ricevendo la sua Parola, Ges permette loro di
ritrovare in Lui lequilibrio fondamentale compromesso dal peccato, quello
della libert che si apre allamore e si lascia trasfigurare da esso. Poich la
condizione della vita umana dobbiamo accettare di riceverla da un altro, da
questo Dio che ci ha fatto e che ci ha ristabilito nel suo Figlio nello
splendore del nostro essere divino. in Ges che tu diventi libero. in Ges
che tu sei introdotto nellamore.
La
maniera di parlare del Cristo della libert e dellamore deve ispirare quella
del padre spirituale. Non pi che il Cristo, Egli non ha avuto paura di mettere
luomo davanti alla libert. Egli non deve diffidare dei progressi che il
discepolo compie e dellindipendenza che raggiunge e deve aiutarlo a non
rimanere un perpetuo minorenne. Viene un giorno in cui, come Ges rientrando
nel Tempio allinsaputa dei suoi genitori, tutti i discepoli devono prendere la
loro autonomia davanti agli uomini. Quando viene lora delle grandi decisioni,
quella dellorientamento della propria vita, normale chiedere il consiglio
dei suoi parenti o amici. Questo manifesta la sua maturit che rimane attenta a
ci che pensano gli altri pensano di lui, ma non per esserne schiavo. Davanti
ad una vocazione, davanti ad un matrimonio, il padre spirituale deve, al
momento dovuto, sapersi ritirare per lasciare il Creatore agire con la sua
creatura senza intermediario, come dice s. Ignazio. Tu sospetti da quale
parte io pendo, nel mentre che stai prendendo la tua decisione?, ho chiesto
una volta ad una persona che aveva facendo con me un ritiro di elezione
[=discernimento vocazione]. In nessuna maniera, mi fu risposto. Eppure, io
avevo la mia idea, io ho aggiunto. Il momento venuto per me di ritirarmi e
di mettermi davanti al ritirante come lago della bilancia che solamente
lincontro della libert con lo Spirito fa pendere dun lato o da un altro.
Questo
ritirarsi, questa indifferenza, se si vuole, non significa che il maestro si
distacca dal suo discepolo. Ma lamore che gli porta si adegua con levoluzione
della libert di questi. Esso diventa lamore di quei genitori che, conducendo
il loro figlio allet adulta, lasciano a lui stesso il potere di decidere
della s au vita. La pi bella espressione dellamore di Dio per la persona alla
quale dona lesistenza, il rimetterla alla scelta della sua libert, come
quella del figliol prodigo che domanda al padre la parte che gli spetta.
Laccoglienza del padre al ritorno del figlio, manifesta che il suo amore non
si affievolito con lattesa, ma, come quello di Dio, faccia a faccia
dellumanit, pronto a tutte le ri-creazioni, nelloblio del passato. Ci sono
dei momenti in cui anche il padre spirituale dovr ricordarsi del padre della
parabola. Nellallontanamento e nellattesa dolorosa, lamore non fa che
crescere.
Occorre
anche dire come lesperienza personale che il padre spirituale ha fatto di
questo gioco della libert e dellamore lo preserva dalla durezza alla quale lo
espone una preoccupazione troppo forte di una fedelt ad una regola. La vita
gli ha insegnato ad essere buono: Ora che io sono passato attraverso le
difficolt che lei sa, non tratter pi i casi che si presenteranno come
lavrei fatto in passato, mi diceva un giorno quel prete che prima non aveva
per regola che ci che aveva appreso in seminario. Lesperienza apre gli occhi
del cuore.
Accettazione e superamento
In
questa educazione alla libert, conviene osservare quella che io chiamo a legge
delle tensioni. Da una parte, rispetto della natura, tenendo conto del grado di
libert al quale ciascuno pervenuto; dallaltra parte, custodire sempre il
cuore aperto ai nuovi appelli dellamore. Accettazione e superamento. Questa
legge di equilibrio tra questi due fattori si congiunge molte altre che segnano
il corso di uno sviluppo spirituale: da una parte nera in te per essere te
stesso; dallaltra, esci da te stesso per non cessare di diventare ci che sei.
Cos fermezza e dolcezza; amore di s e oblio di s; attivit e passivit; fare
o ricevere; sforzo e rilassamento. Tutte le cose vanno a due a due, opposte le
une alle altre dice il Siracide (33,14 e 42,24).
Non
conviene parlare di rinuncia e di sacrificio a chi non sa che cosa sia
esistere. Ges chiama il giovane. Costui non quel giovane di buona famiglia e
ben educato che spesso noi vediamo in lui. Gli evangelisti sinottici lo
chiamano un uomo, qualcuno, un notabile. Due volte sole Matteo lo chiama
giovane uomo. Egli conosce il valore di quei beni che Ges chiede di
lasciare. Egli sa che sono cose buone, a riguardo di esse non aveva mai
concepito del male: egli aveva sempre osservato la legge che davanti agli altri
afferma di volere. Cos Pietro che, malgrado vede quelluomo andarsene a causa
delle sue grandi ricchezze, dichiara di aver lasciato tutto: relazioni
familiari, beni materiali. Modesti o non, sono dei beni che conviene stimare.
Dio li ha rimessi alluomo perch ne usi e ne gioisca. Tutta la Scrittura ci
insegna a stimare questi beni della terra e i talenti che il Creatore ha ha dato
alluomo perch li sfrutti. Nessun lavoro riprovevole. Ges ha passato
diversi anni a Nazareth crescendo e fortificandosi, pieno di Sapienza. Il
Verbo, facendosi uomo, ci invita ad amare luomo e tutto ci che tratto
dalluomo.
La
preghiera dei Salmi insegna a compiere il lavoro delle nostre mani e a
portare frutto, quando luomo esce per la sua opera, per il suo lavoro,
fino a sera [Sal 89(90) e 103(104)].
Il
direttore che riceve le confidenze sugli appelli a pi grandi ideali deve
assicurarsi della maniera in cui il discepolo percepisce la natura e la vita.
Troppe cause rischiano, davanti allesistenza, di farci prendere una attitudine
di rifiuto e di paura. A chi potrebbe essere, generoso, ma poco illuminato, la
libert rischia di essere percepita come una trappola. Occorre scoprire queste
tracce di paura o di cattiva coscienza che uneducazione troppo rigida ha
depositato in lui e che hanno sviluppato la paura di far fronte alla realt. La
fede rigetta i tab. A pi forte ragione, essa non esclude nulla di ci che Dio
ha fatto: Dio vide che ci era buono. Il male non nelle cose, ma nella
maniera di servirsene. Non onorare Dio costruire la propria vita sulla fuga,
lignoranza o il rigetto delle cose. rendere gloria a Lui amare se stessi e
accettare la natura che ci stata donata.
nella
misura che questa accettazione reale che si pu parlare di superamento. Il
danno della deviazione scivola nel cuore delluomo il giorno in cui, avendo
affermato che tutte queste cose erano, come il frutto del giardino dellEden,
buoni, belli e utile per dare intelligenza, egli sente la voce seduttrice:
Tutto questo per te. Prendete, mangiate, servitevi a vostra fantasia
Allora, al posto di servirsi di questo grande mondo come di un mezzo di comunione
con Dio e con tutti gli altri esseri, egli se ne appropria come se ne fosse
lunico padrone. Tutti fanno da dio nel giudizio: questo buono e questo
cattivo, affliggendosi o rallegrandosi troppo di questo (Pascal). la
tentazione universale, la stessa che ha conosciuto il nuovo Adamo. Cedendo ad
essa, luomo si ferma su di s, non accettando niente che lo superi: egli
diventa la regola della sua felicit. Resistendovi, egli libera con Cristo
tutta la creazione e la rende capace di lasciare trasparire la bellezza del suo
Creatore.
Tutta la
libert che cresce deve trovare questa cruna di ago che apre al Regno. Miei
piccoli figli, guardatevi dagli idoli, disse Giovanni alla fine della sua
prima lettera. Pure dei doni migliori, gli stessi doni spirituali, possono da
noi essere trasformati in idoli. Si giunge cos a negare Dio per mettersi al
suo posto. Prendendo per guida il desiderio di s, luomo lo cambia in
concupiscenza. Egli vuole servirsene senza riconoscere il Donatore. questo il
peccato fondamentale. Come dice Ignazio, luomo non vuole servirsi della
libert che Dio gli ha donato per rendere omaggio al suo Creatore. Mentre,
avanzando nel cammino, noi sentiamo linvito a vivere e a creare –
appello che Dio ci fa sentire nel profondo del nostro cuore –, noi
abbiamo da scoprire, mischiato a questo, la voce satanica: Decidi tu stesso
della tua felicit. Sopprimi attorno a te ci che ti impedisce di esistere.
Questa voce, da una parte o dallaltra, tutti la sentono. Secondo che una la
respinga o che lascolti, diventa un figlio di Dio o un figlio del diavolo
uccisore e mentitore, come dice Ges in Giovanni.
Tutta la
vera direzione spirituale deve destarci da questa tentazione suprema,
ingannatrice perch essa fa confondere il bene e il male. Per questo conviene
dare a chi si riconosce peccatore, una fede assoluta nella riconciliazione che
gli ha portato il Sangue di Ges, fosse pure il suo peccato quello di Davide,
di prostitute o dei pescatori del Vangelo –, oppure fosse un peccato che
non potrebbe essere rimesso, perch compiuto contro lo Spirito Santo, come
quello di coloro che, sotto lincitamento di Satana che confonde tutto per
affermare se stesso principe di questo mondo, accusavano Ges di liberare gli
indemoniati nel nome dello spirito del male. Suprema confusione, ultima
iniquit che, secondo Giovanni nella sua lettera, colui che appartiene a Dio
non pu commettere.
Pi che
moltiplicare le messe in guardia che turbano le coscienze ancora fragili, il
consigliere spirituale deve rischiarare lintelligenza del discepolo del vero
pericolo. Tutte le specie di spiriti malvagi sono sparsi per il mondo,
riprendendo i linguaggio di Paolo, al
fine di tutto confondere, di mettere tutto sullo stesso piano, di far
passare il bene per male, il male per bene. Per uscire dal questa confusione
occorre ascoltare la voce di Colui che calma le tempeste, rende la vista ai
ciechi, mentre rimangono ciechi chi pretende avere la luce e tirano dalla loro
parte la giustizia.
Cos si
risolvono le contraddizioni della libert. Accetta quello che sei, ma supera la
tentazione di fermarti a quello che sei. Da una parte perch tu cerchi Dio, sii
uomo, dallaltra parte riconosci il Donatore. Non ti appropriare delle cose,
altrimenti introduci il disordine nella tua vita. Per uscirne, apprendi la
maniera evangelica di vivere, quella delle Beatitudini. Essa ti insegna, in
qualunque stato tu sia, nel mondo o lontano da esso, a custodire in tutto
lorientamento del cuore che ebbe Ges sulla terra. In tutto, Egli visse nella
dipendenza dal Padre e non ha cerato che la sua gloria. per questo, avendo
tutto ordinato nei pensieri del suo cuore, ha la libert di amare fino al punto
estremo della morte. Nella vita come nella morte, Egli ha conosciuto questa
libert di testimoniare lamore. Per non fermarti nelle tue opere, custodisci
al seguito di Ges, lo spirito delle Beatitudini che, in tutto ci che fai, ti
apre allamore.
Grazia e libert
Rimane,
in questa educazione alla libert, da conoscere una ultima tensione, la pi vitale
per chi vuole essere fedele allo Spirito, quella della grazia e della libert.
Essa fa passare su tutta la nostra attivit il dinamismo dello Spirito che,
andando a riprendere luomo fino alle sue profondit, fa ritornare la sua
libert verso Colui che gliela ha donata per ricevere da Lui la sua perfezione.
La
grazia e la libert, noi arriviamo ad opporle luna allaltra, come ci che
giova ad una fosse di detrimento per laltra. Una giusta esperienza spirituale
ci mette, al contrario, nel cuore di quella che la tradizione orientale chiama
sinergia, lavoro comune di Dio e della sua creatura. Essa permette alluomo di
scoprire in se stesso una permanente relazione, come nel cuore della Trinit
nella Quale le Persone non vanno mai luna senza laltra, essendo ciascuna
essenzialmente relazione.
In
queste condizioni, il direttore deve usare simultaneamente la forza e la
dolcezza, a imitazione dello Spirito Santo che certifica la sua presenza
nellunione di queste due qualit opposte. Da un lato, egli moltiplica i
consigli di comportamento e di rispetto della natura: prendi confidenza di te
stesso, conosci i tuoi limiti e le tue capacit, cerca di riuscire. Dallaltra
parte, nello stesso movimento della fede, egli dice: ci che tu sei, non lo
devi essere per te. Riconosci il dono di Dio che si consegna a te per renderti
fecondo in Lui, in tutto, passa oltre. Doppia esigenza di tutta la condotta
spirituale che quella della vita stessa e la cui ignoranza la causa di
tante vite zoppicanti dove non si irradia la presenza dello Spirito. La libert
non si aperta alla grazia. Nella accettazione di questa tensione e del suo
dinamismo, io faccio la scoperta sempre pi personale di Qualcuno che vive in
me e che non cessa di farmi crescere in Lui, Ges Cristo che vive nei nostri
cuori per mezzo della fede. Egli allinizio, nel mezzo e al termine di
questo sforzo vitale. Nel sentimento sempre maggiore della mia fragilit e
nella coscienza sempre pi viva del dono di Dio. Egli mi spinge in avanti, mi
fa dimenticare ci che dietro di me, afferrato sempre pi da Lui. Il Cristo
che nel cuore dellaccompagnatore spirituale, fa s che i due patners –
discepolo e maestro –, uniti dalla loro comune ricerca dello Spirito,
siano sempre pi liberi luno in rapporto dellaltro. lo Spirito che realizza
la loro unione. da Lui che luno e laltro attendono tutto.
Questa
presenza riconosciuta della grazia al cuore della crescita nella libert
comunica alle due persone una presenza di pace che permane o una confidenza
beata. Essa quella di cui parla il Cristo nel suo discorso di addio. Essa fa
attraversare senza sorprese le agitazioni e le inquietudini della vita. Essa
una pace di una presenza, presenza attiva e creatrice della grazia.
Ho
voglia di aggiungere: non aspettarti tutto perfetto in te e cammina tranquillo
lasciandoti prendere da questo dinamismo. Vivilo nella fede. Essa ti porter
come un fiume. Tu ti stupirai di passare attraverso condizioni di vita dove
tutto la contraddice.
Questo
ritorno che si opera in colui nel quale la libert si lascia lavorare dalla
grazia fa s che ci che sembrava ostacolo diventi mezzo. Tutto ci che cՏ
nelluomo di passione, di sogno, di gloria, di amore, daspirazioni indistinte,
che conducono al meglio o al peggio, tutto ci che porta in s lambiguit del
primo peccato, diventa lofferta che la libert fa di se stessa alla grazia.
Guarda ci che avvenuto nei pi grandi santi. la loro stessa natura che
diventata il campo dellesperienza dello Spirito. Saul, divenuto Paolo, non ha
perduto lardore che gli faceva perseguitare i cristiani, ma questardore,
purificato dallorgoglio che lanimava si trasforma in quella umilt che, nella
consapevolezza della propria debolezza, gli permette di manifestare la potenza
di Dio. I santi del IV secolo della Chiesa dOriente, Basilio e due Gregorio,
e tanti altri, non hanno nulla perso della loro intelligenza e della loro
cultura, ma la loro stessa intelligenza divenuta trasparente alla luce della
fede. Di Agostino si dir la stessa cosa. E potremmo anche ricordare i santi
del XVI secolo, Ignazio o Teresa, luno e laltra figli della terra di Spagna
e preoccupati del loro onore. Sono divenuti, afferrati da Cristo, i cavalieri
del Regno di Dio. Ci deve incitare il vero direttore a sfumare quella lotta
impetuosa che alcuni vogliono intraprendere contro la natura. Questa lotta, mal
compresa, rischia di condurre ad una perfezione aspra e irascibile che, in
quanto tale, non la santit dello Spirito Santo. Presso i veri santi, la
grazia non annienta la natura, ma la trasfigura e la rivolge verso il Regno. In
loro, la libert non cessa di convertirsi in amore.
Man mano
che la libert assimilata nel dinamismo della grazia, essa si semplifica e
cambia di natura. Quando allinizio, essa sembrava essere la capacit di
scegliere tra pi oggetti che si presentassero a lei, essa poi diviene sempre
pi una capacit di adesione allunico amore che la cattura e lunifica. Non si
tratta pi che di, come dice Paolo (Fil 3,10), conoscere, Lui, il Cristo,
nella potenza della sua risurrezione e nella comunione alle sue sofferenze.
Tutto il resto diventa una perdita, in riguardo di questo bene supremo che
la conoscenza di Ges Cristo Nostro Signore (Fil 3,8). La libert, che ha
spezzato le sue catene, non vuole altro che lasciare esistere in lei lamore,
lamore che diventato la necessit della sua vita. Nuovo stadio della
libert, che quello di Cristo, libero nel compimento della volont del Padre
nel Quale trova la sua gioia. Cos il discepolo, non conosce pi che Ges
Cristo, fa di tutto, della sua vita e della sua morte, un atto di libert.
Della necessit ineluttabile della sua morte, conseguenza in lui di una natura
limitata in seguito al peccato, secondo la concezione che se ne fatta, egli
ne fa latto supremo della sua libert, la vive con Cristo nel Quale la morte
fu un atto (Newman) per passare alla vita.
Il
grande pericolo corso dal padre spirituale limpazienza. Egli vorrebbe che
tutto si realizzasse subito. Egli come quando gli apostoli chiedevano che
scendesse un fuoco dal cielo cui cittadini che non li avevano ricevuti. Voi
non sapete ci che chiedete, disse loro Ges. Voi non sapete che Dio ha il
tempo, Lui lEterno, e che Egli dona agli uomini, anche ai pi cattivi, il
tempo del pentimento e della conversione. Il padre spirituale, se vuole fare il
suo lavoro, il lavoro dello Spirito che egli reclama di fare, deve prendere il
suo tempo. Deve credere al tempo perch possa germogliare ci che ha seminato.
la lezione che riceve sia dalla natura che dalla Scrittura. la lezione che
gli d anche la liturgia della Chiesa e dei sacramenti. Per mezzo di questa
pazienza, colui che confida in essa imparer a prendere il suo tempo, a stimare
quel tempo nel quale il Cristo si inserito e nel quale ha voluto che noi lo
raggiungessimo. Una tale maniera di fare eviter al padre spirituale di
diventare quello che potremmo chiamare uno spirituale puro, disincantano,
ignorante delle cose umane e del tempo che occorre per fare un uomo, una
nazione, una umanit. Cos tutto, noi diventiamo la Chiesa di Ges Cristo,
imparando a non essere pressati. il diavolo che ha fretta. Dio non ne ha, Lui
che nel tempo ci dona per mezzo dei sacramenti di vivere leternit nel presente.
La germinazione
Per
prendere il suo tempo, al padre spirituale dovrebbe bastare meditare la Parola
di Dio. L ricever la lezione della semente. Il Seminatore usc per
seminare: egli la getta a tutto il vento, rischiando di farla cader sulle pietre
o sui rovi. Lui conosce il suo dinamismo sa che far germinare il grano al
tempo suo. Ma non coglie frutti dal fico quando ancora non il tempo suo.
Occorre rispettare i ritmi della natura.
Questa
medesima lezione, la riceve anche in altri luoghi della storia umana. Che si
segua lo sbocciare di un amore o di una amicizia, l si apprende il senso del
tempo che richiede di non improvvisare. Lamore scivola lentamente nel cuore,
come la semente che prende il suo tempo per germinare. Tutta la realt umana
dice alluomo che nella creazione, Dio non improvvisa nulla. Simbolica-mente
viene rappresentato accompagnando la sua opera in sei giorni per pervenire solo
allultimo alla creazione di colui a cui egli lha destinata: Facciamo luomo
a nostra immagine e somiglianza. Maschio e femmina li fece.
Un vero
spirituale sviluppa in s un senso della natura e della storia degli uomini. In
tutti ci sono delle et nella vita spirituale. La storia di ciascuno si
dispiega a imitazione della grande storia che va dalla creazione fino al suo
compimento ultimo nellApocalisse. Viene il giorno del Signore, dice Pietro
ai cristiani scandalizzati di vedere tanto male diffondersi sulla terra
malgrado la venuta di Cristo. Non bruciate le tappe che il Padre ha fissato
nella sua Saggezza. Lo stesso Ges ha ridato questa lezione ai discepoli
impazienti di vedere il Regno realizzarsi sulla terra: Voi per adesso non
siete capaci di portarne il peso (Gv 16,12), disse loro allUltima Cena. Il
cristiano di oggi altrettanto bisognoso di sentire queste parole quanto i
contemporanei di Ges. A chi si indigna di fronte a fatti sconvolgenti e al
silenzio di Dio, si risponder, come ai martiri dellApocalisse: occorre che
sia cos fino a quando sar completo il numero dei vostri fratelli.
Simile
lezione non pu essere ricevuta che da una fede crescente, chi dimora alla
superficie delle cose non potr trovarvi soddisfazione. Il grido che segue allo
scandalo esige una salvezza immediata. Il padre spirituale deve lungamente
– e non solo per la lettura di testi, ma anche nella realt quotidiana
– essere penetrato da questa visione delle cose. Perch deve prepararsi
allattacco molteplice del suo discepolo. Perch, lui gli dice, io non ci
riesco? Io non riesco a pregare; io non riesco ad amare; io mi ritrovo ogni
giorno con gli stessi difetti, le stesse tentazioni. Questa pazienza che cerca
di vivere il maestro passa a poco a poco nel discepolo.
Luno e
laltro devono vivere a partire dal loro comune battesimo. Ritornate a ci che
avete ricevuto dagli inizi, dice Giovanni ai suoi cristiani. Per mezzo del
battesimo e la fede che esso suppone, tu hai gi ricevuto tutto. Il battesimo
un seme. Nel seme tutto contenuto: lerba, la pannocchia e il grano. Sin
dallinizio la messe presente, ma in germe e in speranza. Rimane da lasciare
sviluppare ci contenuto nel germe. Ritornandoci continuamente tu capirai
ciascuna volta un po di pi di ci che tu hai ricevuto dagli inizi.
Questa
ripresa quotidiana fa verificare al cristiano la realt di quella accettazione
e di quel superamento di cui abbiamo detto che una delle leggi fondamentali
della vita spirituale. Questo ritorno agli inizi non una stagnazione. un
invito ad andare di inizio in inizio fino alleterno inizio secondo lespressione
di Gregorio di Nissa ripresa da tanti altri. A qualunque et della vita
spirituale noi fossimo pervenuti, potremo sempre intendere quella parola di
Ges a Natanaele mentre questi affermava la sua fede in Lui: Tu non sei che
allinizio delle meraviglie.
Pazienza
per non cessare di avanzare. La legge della semente una legge di incessante
progresso. per questo che, pur essendo nello stesso tempo un linguaggio di
fedelt a ci che si ricevuto alla partenza, il linguaggio spirituale
sempre stato un linguaggio di pellegrinaggio nel tempo, di scoperta, di
ascensione. Abramo parte alla chiamata di Dio per un paese sconosciuto. Egli se
ne va, di accampamento in accampamento, come pi tardi Mosse e il suo popolo
nel deserto. Il segno del battesimo assicura al credente del godimento dei beni
di Dio, gli rimane poi tutta una vita per scoprire poco a poco i tesoro
nascosto che gli stato donato allinizio. La grazia appare sempre pi un
dinamismo di vita. Noi non cessiamo di ritornarvi per affrontare pi arditamente
le tappe sconosciute che si presenteranno a noi. Ricordatevi, dicevano i
profeti, non per ripresentare il passato, ma per ritrovarvi la garanzia del
mondo che viene e che non ancora stato rivelato.
La forza
del padre spirituale gli viene da questa doppia lezione del germe in cui tutto
contenuto e del progresso che gli si accompagna. Non sufficiente solo
applicare qualche principio divenuto familiare, egli deve cercare di entrare
nel granello che ciascuno porta in s, ma che deve ancora scoprire. Dio non
crea in serie. Quel nuovo venuto, egli lo riceve nella sua singolarit e tutti
e due devono impegnarsi sul cammino della fede, sempre vecchia e sempre nuova.
L dove il maestro deve superare il discepolo, nella speranza. ci di cui
pi ha bisogno questultimo. Ancora ai suoi primi tentativi, egli esperimenta
spesso la propria debolezza. Egli ricerca una forza esteriore, la parola di un
altro che lassicura che Dio l e che la sua opera si sta compiendo, anche al
di l della consapevolezza che ne ha, che dorma o che vegli, come dice il
Salmo. Laccompagnatore deve tenere ferma la sua attenzione su questo punto
segreto che Egli scopre nellaltro e al quale egli riconduce per dargli
speranza. Le circostanze sono loccasione per rivelare questo centro che rimane
sempre presente, ma nascosto.
Insomma,
in una fede vissuta nel quotidiano, noi dobbiamo mantenere la speranza di ci
che viene. Dio lancia le persone nellesistenza perch diventino nel tempo
quello che esse sono in Lui dalleternit. Noi dobbiamo solo continuamente
sforzarci, fino alla fine. Man mano cambier loggetto dei nostri sforzi e dei
nuovi paesaggi simporranno al nostro sguardo. In questi cammini avviene come
nelle ascensioni in montagna. Pi noi ci eleviamo, pi il paesaggio si scopre e
si ampia, ma esso sempre lo stesso, lo stesso che ci era stato donato alla
partenza. Il padre Mollat, per descrivere la struttura del Vangelo di Giovanni,
dice che una spirale ascensionale. Attraverso tutti questi ritorni,
sempre la stessa linea che continua e, alla fine, lunione tra il mondo e Dio
che viene realizzata.
In
questa salita, chi conduce laltro? Essi salgono entrambi, progrediscono da
una parte e dallaltra nella stessa fede. Essi fanno insieme lesperienza dei
perpetui ritorni di Dio. Il padre incoraggia il figlio, ma arriva il tempo che
il padre, anche lui affaticato dal cammino o esitante sul cammino da seguire,
trova nella sicurezza che deve comunicare al figlio quella di cui lui stesso ha
bisogno. Essi vivono cos questa compagnia divenuta fraterna dove noi portiamo
i pesi gli uni degli altri.
La crescita in Ges Cristo
Questa
germinazione, seme e promessa della messe, noi la viviamo in Ges Cristo.
vivendo il suo mistero che noi possiamo dare al tempo il senso che esso ha in
Dio: una entrata progressiva nelleternit. Gli spirituali hanno parlato, per
descrivere questo progresso, di tre vie: la purgativa, lilluminativa,
lunitiva. Essi hanno preso questo linguaggio dai filosofi e da Platone.
Luomo, nella sua salita verso Dio, cerca di purificare il suo cuore prima di
ricevere la luce con la quale si slancer verso lunione. Ma solo Ges Cristo,
vivendo in mezzo a noi e facendoci vivere della sua vita per mezzo dei
sacramenti, realizza la perfezione di questa crescita.
Allinizio
cՏ lo stadio della purificazione dal peccato – la via purificativa.
riconosciamo che siamo peccatori, diciamo allinizio di ogni celebrazione
liturgica. Luomo non pu aspirare alla comunione con Dio e con i suoi fratelli
che riconoscendo in s questo pesa che lo rende incapace di amare. Questa vista
che dovrebbe condurlo alla disperazione diviene un mezzo di scoprire in s
lazione dei Ges Cristo. Se qualcuno di dice senza peccato, un mentitore,
dice Giovanni allinizio della sua lettera. Ecco cosa ci spinge in alto con
coraggio. Ma, aggiunge egli subito, davanti a questo peccato inevitabile, noi
abbiamo per uscirne fuori, Ges Cristo il Giusto che vittima despiazione
per i nostri peccati e non solo per quelli nostri, ma anche per quelli del nodo
intero. Davanti al mio peccato e la confessione che ne faccio, io conosco il
Salvatore universale.
Ecco una
assicurazione che la meditazione di Giovanni, di Paolo e di tutta la Scrittura
deve fare radicare nel cuore del maestro spirituale per rassicurare il suo
discepolo in quel necessario passaggio della conoscenza di s e del proprio
peccato. CՏ una buona e una cattiva tristezza, dice s. Paolo. Davanti allo
spettacolo del male, la seconda che rischia di invaderci. Ora, a noi viene
detto: conosci il tuo peccato e non disperarti. Riconosci in Ges Cristo Colui
che ti salva. Il consenso che tu doni a questa rivelazione ti porta al di l di
tutto per mezzo della grazia che ti giustifica in Ges Cristo. I dinamismo del
tuo battesimo lavora in te, da questo primo stadio, perch dalla conoscenza
acuta che tu hai del male, tu prenda coscienza in quali acque salutari sei
stato immerso. Ogni volta che ridico con pi verit: Allontanati da me,
Signore, perch io sono un povero peccatore, per aggiungere con pi forza:
Da chi andremo, Signore, Tu hai parole di di vita eterna.
Viene il
secondo stadio, quello della via illuminativa. Lallontanati da me,
peccatore, non pu che essere seguito dallinvito di Ges: Vieni e seguimi.
A partire dallabisso dal quale Io ti salvo, tu mi seguirai fino alle
profondit dellamore. Entra nella via illuminativa. Colui che rimane in Lui,
come dice Giovanni, dopo che ha confessato il peccato, occorre che cammini
nella via dove Lui stesso ha camminato (1Gv 3,6). I discepolo entra nella via
della rassomiglianza: Come Io ho osservato i comandamenti del Padre mio,
osservate i comandamenti che io vi d e sarete miei discepoli e dimorerete nel
mio amore. Tutto si realizza nella nostra crescita in Ges Cristo: noi
passiamo dalle tenebre alla luce.
Questo
cammino nella rassomiglianza non consiste nel riprodurre un modello, fosse
anche quello del Cristo di cui noi raccogliamo le azioni nel Vangelo. Essa ci
fa entrare in una perfezione nuova, quella del Padre celeste, che manifestata
in Ges Cristo, e che fa alzare il suo sole sui giusti e sugli ingiusti. Essa
sorpassa le capacit delluomo. Essa , al di l della fedelt alla Legge, la
trasformazione interiore del cuore operata dallo Spirito Santo e la perfezione
dellamore a cui noi possiamo tendere solamente rinunciando a noi stessi. Noi
cerchiamo non la gloria che viene dagli uomini per lidea che essi si fanno di
noi, ma la sola gloria che viene da Dio. La condizione una nuova maniera di
esistere, quella delle Beatitudini: poveri per amare.
Lideale
del direttore, a questo stadio, di vigilare sulla giustizia della virt. La
sola virt che conviene quella che porta il marchio di Ges Cristo, dolce e
umile, virt che possibile ottenere solo chiedendola a Dio. Io chiedo di
essere ricevuto sotto la bandiera di Cristo, fa domandare s. Ignazio
allesercitante che contempla i due campi, quello di Satana e quello di Cristo.
La virt cristiana non tale se non marchiata dallo spirito delle Beatitudini,
quello del Povero che si apre allamore.
Resta la
terza via. Noi la chiamiamo unitiva. Essa la trasformazione in amore. non
sono pi io che vivo, il Cristo che vive in me Dimorate nel mio amore, come
Io dimoro nellamore del Padre. Questo invito impedisce ogni arresto nella
compiacenza del termine a cui si desidera giungere. L trasformazione in amore
non mai finita, perch Dio, che Amore, infinito Lamore del Signore ci
pressa. Esso spinge in avanti. Sullesempio di Ges, esso conduce al completo
oblio di s. Egli ci am sino allestremo, fino alla punta estrema
dellessere. Il pi piccolo atto di amore compiuto nella grazia di Cristo ha un
valore infinito. La via unitiva conduce il cristiano a lasciar irradiare ,nella
Chiesa e nel mondo, lamore che in Ges Cristo. Lesercizio della libert
diviene nella persona un incessante consenso alla grazia. E cos di seguito
fino alleterna ripresa.
In
questo cammino dove la libert impegnata a consegnarsi alla grazia –
nella vista del peccato, nello sforzo virtuoso – nellunione damore
–, sempre meno questione di misurare le colpe, di calcolare i
progressi, di gioire dellamore. Il battezzato vive nellirradiamento di una
presenza che si fa sempre pi forte, quella di Ges Cristo. Maestro e discepolo
sono tutti e due dipendenti dallo Spirito il cui dinamismo li spinge in avanti.
Sei tu. Sono io. Poco importa. Solo Ges Cristo conta. Tutti e due, ciascuno
dal canto suo, prendiamo sempre pi coscienza della grazia che ci salva e che
ci trascina.
I tre
aspetti del cammino spirituale, le vie, come le si chiamano, non sono tre
stadi successivi che percorriamo uno dopo laltro, come se, passando il primo,
noi non dovremmo mai pi ritornarvi. Noi vi ritorniamo, man mano che avanziamo.
Essi sono legati luno allaltro nellunit della grazia del battesimo. Essi
sono lo sviluppo del germe nel quale tutto contenuto allorigine. Man mano
che avanziamo, i movimento della spirale ci fa ritornare a ciascuno di essi, ma
ogni volta ad una pi grande profondit. Al termine, io dico ancora: Signore
Ges, abbi piet di me, ma lo dir nellestasi dellamore.
Ci che
importa rimarcare che in questa ascensione, la realt del mistero del Cristo
afferrata in una maniera pi o meno viva secondo let spirituale alla quale
pervenuto il credente. Un unico mistero, quello di Cristo, la sorgente di
tutta la vita spirituale, ma le et in cui vissuto questo mistero sono
differenti. Allorquando io ero bambino, io parlavo come un bambino, ragionavo
come un bambino. Divenuto uomo, ho smesso ci che era proprio del bambino
(1Cor 13,11). lo stesso mistero che vissuto dal novizio chi inizia e dal
mistico che perviene alla meta. La differenza tra luno e laltro nella
maniera di viverlo. Diciamo in unaltra maniera, per tutti la sorgente unica
ed infinita. A tutti viene lanciato lo stesso appello: Venite. Bevete.
Ristoratevi. Ma sono diverse le maniere di bere alla sorgente. conosciuta
limmagine proposta da Teresa dAvila, quella dei due bacini che si riempiono
dacqua per mezzi differenti: Per uno, lacqua condotta artificialmente da
lontano per mezzo di numerosi condotti, un altro scavato alla sorgente stessa
dellacqua e si riempie senza fatica (Castello
interiore, IV, 2, 1-4). la stessa acqua che bevono tutti i cristiani.
dallo stesso costato ferito del Salvatore che essi ricevono i sacramenti della
vita. Ma che differenti maniere di attingere, secondo che il cristiano non ne
usi che di tanto in tanto, o secondo che egli abbia gi trovato la sua felicit
in Ges Cristo e ad ogni incontro sacramentale ne gusta sempre pi la dolcezza.
lo stesso Spirito che agisce, ma come differentemente!
La guida
spirituale, in queste diverse tappe, deve tener conto dellet spirituale di
colui che le percorre. S. Ignazio, dividendo il cammino che propose in quattro
settimane, rimarca come ciascuna di esse domander pi o meno tempo secondo i
profitto che se ne trarr. Alcuni, infatti, vanno pi veloci, altri sono pi
lenti. Occorre adattarsi al ritmo dello Spirito Santo e non voler regolare la
marcia una volta per tutte. Quando pi, quando meno, consiglia Ignazio in ci
che concerne gli atti di penitenza. In questi stadi diversi, egli spiega, Dio,
che conosce infinitamente meglio di noi la nostra natura, dar a ciascuno di
sentire ci che conviene a lui. La flessibilit e la discrezione sono la
regola suprema. Essa evita la fretta e laffanno.
Il
rischio, nel corso di questa salita, quello stato che gli spirituali chiamano
tiepidezza. La parola mal scelta. Essa, infatti, fa pensare un essere senza
consistenza n coraggio, un rubinetto dacqua tiepida. In realt la
tiepidezza uno stato di qualcuno che si fissa in un bene che ha fatto,
compiacendosene soddisfatto senza cercare pi di avanzare. Essa la negazione
del tempo. Non un pericolo conosciuto dai principianti, ma di chi ha
acquisito dellesperienza e non prova pi il bisogno di lasciarsi consigliare.
Per farsi unidea della cosa, conviene rileggere la lettera di s. Giovanni
allAngelo della Chiesa di Laodicea (Ap 3,14-22). Il tiepido appare come chi
non ha bisogno di nulla. A lui il giudizio di ogni cosa. Egli dice: io so, io
vedo, io sono ricco, qualcosa di simile ai farisei del Vangelo. Egli ha gi
realizzato delle grandi opere, in qualche ordine che sia, apostolico o
spirituale. Questo gli basta. Uomo generoso che ammirato attorno. il
pericolo delle opere riuscite e delle virt che si impongono. Come potr un
tale uomo sentire linvito di chi bussa alla porta per prendere il suo riposo con
lui e farlo sedere sul trono di suo Padre? Certuni, nella vita dello Spirito,
dimorano come dei grandi adolescenti. Essi diventano per la Chiesa, causa di
sclerosi. Essi non crescono pi. Essi sono soddisfatti di loro stessi e di ci
che esiste. Al limite, essi diventano come il ricco del Salmo 72(73). Tutto il
mondo lo ascolta e levano la loro bocca fino al cielo.
Il
maestro spirituale non deve lasciarsi imporre tali maniere di essere. Deve
farlo dimorare nella riservatezza e al momento giusto, mostrare lesigenza.
Egli custodir la sua silenziosa ammirazione per coloro che, nei progressi che
hanno compiuto, rimangono sempre pi dimentichi di loro stessi. Orami virt e
azione hanno fatto unit nella loro vita. Dio dimora loro presente, anche se
questa presenza non si fa pi sentire. Essi irradiano pace, ma loro stessi sono
gli unici a ignorarlo. Per loro ormai cos evidente che Dio non pu essere
altro che Amore, anzi, Tenerezza. Essi tendono alla maturit attraverso il
perfetto oblio di se stessi nella misericordia universale. Essi presentono la
gioia che li attende, senza mai arretrarsi n fermarsi.
Il tempo e i sacramenti
un
aspetto sul quale insistiamo poco nellaccompagnamento spirituale e che,
tuttavia, di una ricchezza infinita, il ruolo dei sacramenti in quanto sono
segni dei tempi nuovi e del nuovo cielo dove Ges Cristo ci conduce. Per
mezzo di essi, il nostro tempo umano, segnato dalla risurrezione di Cristo,
sapre alleternit. Per mezzo della sua risurrezione il terzo giorno, il
Cristo ha rotto il ciclo fatale dei nostri giorni terreni che, si succedono gli
uni agli altri, conducendoci alla morte. Nella sua carne, simile alla nostra,
ma glorificata dallo Spirito, egli entrato nel Giorno Eterno dove la morte
non esiste pi.
I sacramenti,
per i quali il Cristo ci fa entrare nel suo mistero, sono tuttaltro che dei
soccorsi dati alla nostra debolezza. Essi sono dei segni di questo mondo
invisibile che Egli dona a chi crede in Lui. Per mezzo di essi, la realt del
mistero gi presente: Questo , come alla consacrazione del pane
eucaristico; ma questo donato in tale maniera che noi ne desideriamo il
godimento. Per via del segno del sacramento, la nostra vita si situa ormai
entro due mondi, il terreno che non dobbiamo fuggire n disprezzare, perch gi
porta il marchio delleternit, e il celeste gi presente, al fine di non
lasciarci rinchiudere nel terrestre.
Una
educazione spirituale che si faccia fuori di questa prospettiva sacramentale
sar sempre incompleta. Essa deve, per essere vera, tenere insieme questi due
aspetti del Verbo incarnato. Essa si vive nella carne, e apprende a
rispettarla, poich la dimora dove risiede il Verbo; essa si vive nello
Spirito, perch lo Spirito che gli dona di partecipare alla trasfigurazione
operata in quella del Cristo. Unit profonda che fa di no idei viventi che non
hanno sulla terra la loro dimora permanente. Essa custodisce in noi questa
fede, di cui lautore della Lettera agli Ebrei dice che una maniera di
possedere gi quello che si spera, un mezzo per conoscere le realt che non si
vedono (Eb 11,1).
Questa
attitudine spirituale, inclusa nei sacramenti, noi la viviamo nello dispiegarsi
della vita liturgica. questo che fa dire che la liturgia il luogo per
eccellenza delleducazione del cristiano. Oggi, ripete essa davanti i misteri
che si succedono nel suo ciclo annuale. Natale, lEpifania, il Battesimo di
Ges, la sua morte e la sua risurrezione, non sono semplici ricordi evocati ad
intervalli regolari. Facendo memoria, nei sacramenti, dei diversi misteri, noi
entriamo nelloggi di quel tempo nuovo inaugurato dalla Risurrezione di
Cristo. In questo atto passato che la celebrazione evoca, io riconosco Ges
Cristo che rompe lostacolo della morte, passa al di l del tempo che passa e
per mezzo della fede che io ripongo in Lui, mi trascina con Lui nel suo mistero
deternit. I sacramenti nel tempo
mi fanno gi uscire da questo tempo che passa per rendermi presente leterno
presente. Essi mi fanno prendere la dimensione del mio essere eterno.
Nello
stesso tempo in cui essi mi fanno passare attraverso la morte, i sacramenti spezzano la reclusione in
cui la vita presente ci fa permanere. La vittoria del Cristo risuscitato sulla
morte nello stesso tempo la vittoria dellamore. Essa fa s che gli uomini si
riconoscano in Lui nellunit del suo stesso corpo. Essa realizza quella
interiorit reciproca che fa s che il figlio nel Padre e che noi siamo con
Lui. Si dice che lEucaristia fa la Chiesa. Questo vero di tutti i sacramenti.
Noi viviamo nella speranza la possibilit di riconoscerci fratelli facendo
cadere, nella sua carne, tutti i muri di separazione che dividono gli uomini.
Allinizio
di questo capitolo, noi parlavamo di germe. il germe che lo Spirito depose in
noi nel battesimo. Ciascun sacramento – e tra essi, quello che lo
riassume tutti e verso il quale tutto convergono, quello del Corpo di Cristo
–, ci fa vivere di questa
vita dello Spirito, che la nostra cura spirituale cerca di conservare. Questo
germe un germe di eternit. Germe celeste, dove noi incominciamo ad amarci
gli uni gli altri di quellamore eterno in cui il Padre ama il Figlio e, per
mezzo di Lui, tutti gli uomini che gli ha donato come fratelli. CՏ da dire in
qualche parola come la partecipazione ai sacramenti nella liturgia, e prima di
tutto, a quello dellEucaristia, dona a tutta la vita spirituale la sua
tonalit e la sua rettitudine. certamente uno dei compiti del maestro
spirituale mantenere nel suo discepolo questo senso dei sacramenti, senza il
quale luomo, pur generoso che sia, lasciato a se stesso in una libert che
non si esercita pi nella grazia.
Strutture e spiritualit
Nella
sua fretta di far avanzare quelli che si indirizzano a lui, il maestro
spirituale crede bene spesso di studiare ci che la tradizione chiama le
spiritualit. Questa preoccupazione necessaria, ma rimane secondaria in
rapporto a qualcos'altro che mi appare come primario: assicurare le strutture
dellessere tanto nellordine della natura che in quello della grazia. Prima di
costruire, dice Ges, occorre sedersi per domandarsi se si porta con s ci che
serve a portare avanti il proprio progetto.
Non
avendo preso la preoccupazione di questo fondamento, molti rimangono infantili,
attaccati a delle pratiche di cui fanno degli assoluti, o cadono in stati che
richiedono pi una cura psicologica che di un aiuto spirituale. Tali squilibri
si riscontrano tanto nelle persone di valore che presso altre meno dotate. Essi
non mancano di essere persone la cui la vita spirituale autentica, ma restano
marchiati da uno squilibrio di partenza di cui non hanno preso coscienza. Il
caso non raro nei candidati alla vita religiosa la cui maturit non stata
provata.
Per
chiarire ci di cui stiamo parlando, converrebbe rileggersi tutto quanto noi
abbiamo detto riguardo al dialogo spirituale. Tutto si pu riassumere in questi
due punti: la conoscenza di s e il superamento di s, e, nelluno e nellaltro
caso, la libert che si apre alla grazia. Nella mettere a punto questi diversi
elementi, ciascuno riportato alla sua infanzia e ai suoi primi anni
raggiungere le radici naturali da cui hanno preso luogo in lui gli attuali
blocchi e condizionamenti di cui una educazione mal diretta lha rivestito.
uno dei suoi essenziali di un educatore: aiutare ciascuno a scoprire ci che
porta in s di promesse. Questa prese di coscienza dona ad una persona una
unit profonda. Essa lo fa diventare se stesso, assumendo la sua continuit nel
progresso evitando di perdersi nei sogni.
Guardando
questa conoscenza, m sembra essenziale accettare le tensioni inerenti a tutta
la vita che progredisce. il superamento a fianco dellaccettazione: Le cose
di DIo vanno a due a due, abbiamo detto citando le parole del Siracide.
Abbiamo gi presentato alcune di queste tensioni: libert grazia, sforzo e
rilassamento. Potremmo continuare la lista: essere in s e uscire da s, essere
e avere, fare e ricevere, ragione e ispirazione, e tante altre. Il maestro
spirituale colui che impara a tener conto di queste tensioni per farne un
principio di progresso. Il loro equilibrio permette a colui che dirige di non
fermarsi su di s.
Simile
equilibrio no privilegio di nessuna categoria umana. La si ritrova in tutti
gli ambienti qualunque siano le qualit delle persone che incontriamo. Ma
occorrerebbe fornire un esempio, noi lo domandiamo a quei piccoli a cui
stata rivelata la Sapienza del Padre. Non che i sapienti e i dotti siano
esclusi, a essi non possono pretendere di sviluppare le loro qualit della
natura o della grazia se non nella misura in cui essi sviluppano in loro lo
spirito dellinfanzia. Questa deve essere una delle preoccupazioni maggiori del
padre spirituale, di non lasciarsi impressionare da tutto ci che i discepolo
porta in lui di promesse umane e divine. Egli deve riconoscerle, ma in tale
modo che il loro sviluppo si compia in quello che s. Giovanni Clinico chiama
lumilt perfettissima. Questa la struttura che dona a tutta la vita
spirituale la sua consistenza. Essa non ha niente a che vedere con una
diminuzione delluomo o una paura di vivere, ma essa stabilisce la persona
nella verit, l dove le pi belle idealizzazioni potrebbero sostituirsi alla
realt.
Quale
posto occupa in questo lo studio delle spiritualit? Esso permette, come in
tutte le culture, di proteggere lo sforzo delluomo evitandogli le illusioni o
le ristrettezze dello spirito. Ma per non far cadere a sua volta nella
tentazione di credersi nella realt, solo perch noi labbiamo ben formulata
nel nostro linguaggio, importa ritornare a ci che allorigine di tutte le
sintesi: limitazione dei santi. Occorre guardare e riguardare i santi nella
maniera giusta. Si tratta di compararci a loro, di voler imitare? Occorre
guardarsi bene dal fare delle comparazioni tra noi che siamo viventi e i santi
dei tempi passati, rimarca Ignazio negli suoi Esercizi. Tutti fanno il
contrario, Ignazio il primo agli inizi della sua vita a Marnosa: Quello che ha
fatto Domenico, quello che ha fatto Francesco, perch non lo posso fare?,
pensava egli allora. Tutti i principianti fanno dei simili sogni. Io ignoravo
tutto ci che era essenziale, continua Ignazio. Limportante non il
comportamento esteriore, le opere di penitenza, ma quella lenta maturazione
dello Spirito che conduce ciascuno a realizzare il disegno particolare di Dio
su di lui, la discrezione che regola di tutto, conclude Ignazio.
Mettersi
alla scuola di un santo, scoprire in lui lazione imprevedibile di Dio,
scoprire le meraviglie che opera la gratuit del suo amore. Ammirandolo, io
entro in un universo personale, dove ciascuno segnato da un qualcosa di
particolare, anche se si prende posto nella folla degli eletti dellApocalisse.
Pi che ad imitare, noi siamo invitati ad ammirare la risposta di ciascuno agli
appelli dello Spirito.
Lo
studio delle spiritualit diverse, cominciando con lo studio dei santi che
furono alla loro origine, m immerge nella tradizione vivente della Chiesa e
nellazione che lo Spirito non cessa di esercitarvi. I santi sono per me la
prova della variet dei doni di Dio e essi mi assicurano circa la grazia che
Dio non cessa di spandere in coloro che confidano nella sua azione.
Il danno
sarebbe se la conoscenza di tale scuola particolare mi ferma ad essa, come se
fosse lunica. Tra tutte quelle esistenti, essa per me quella nella quale Dio
mi impegna per trovarvi il cammino della mia libert che si apre alla grazia.
Io vi trovo le strutture della persona di cui ho bisogno per non vagare a caso
e non essere sconcertati per ci che di inaspettato si trova nel cammino. Essa
rappresenta, da questo punto di vista, qualcosa di unico e di necessario.
Ma
ciascuna scuola non che un mezzo. Uno non va sempre a scuola. Viene il
momento di esercitare ci a cui siamo stati formati, la libert di incontrare
Dio in tutte le cose. Essa una via per condurci al di l di tutte le vie, l
dove tutte le vie convergono verso lunica via che Ges Cristo. Essa una
pedagogia della libert che agisce per sottometterla alla grazia e aprirla
nella Chiesa alluniversalit dellamore.
In
ciascuna spiritualit io vedo il termine dove tutte si ricongiungono. La
facilit che ho di considerarle le une dopo le altre, i gusto che ho di leggere
la storia del loro sviluppo nella Chiesa, non mi conduce ad un eclettismo che
mi le farebbe sorvolare senza attaccarmi a nessuna. Ciascuna spiritualit
sveglia in me lammirazione davanti alle espressioni diverse del mistero
indicibile. I metodi spariscono come le immagini e le rappresentazioni davanti
alla rivelazione dellunico amore. Solo la considerazione della mea fa superare
gli ostacoli, saltando per le colline, con lo sguardo lucido della gazzella e
la leggerezza del giovane cerbiatto, per parlare alla Cantico dei Cantici.
Chi, nel
campo dello Spirito, pu considerarsi come arrivato? Chi lo pretenderebbe,
mostrerebbe di non sapere di cosa si tratti. Chi formato si considera sempre
come non essendo mai arrivato, come avendo sempre qualcosa da scoprire. Ciascun
giorno gli fa fare il guadagno dellesperienza della sua povert e della sua ignoranza,
nella certezza sempre pi invadente della meta verso la quale tende. La vera
spiritualit non quella le cui solide strutture mi permettono di andare al di
l di lei stessa e di noi stessi? Tu non sei che allinizio delle meraviglie,
dicevamo con Ges allinizio del capitolo. Parola che possiamo ripetere
chiudendolo.
La
libert, ideale di vita, si scopre solo a poco a poco ci che essa veramente :
una capacit di donazione e di amore. Essa si sviluppa come un germe. Essa deve,
per crescere, adattarsi al tempo e alle prove, al tempo che diviene prova.
Cosa
la prova in effetti? lavvenimento in cui la libert si apre allamore e
lascia passare la grazia. Lavvenimento, secondo che sia vissuto nel dono o
nella ribellione, manifesta lintimo di ciascuno. Che sia felice o triste,
piccolo o importante, luomo rifiuta di chiudersi l, di rimanere incastrato
nella prova. Egli cerca di superarla per trovarvi un senso. Da questo punto di
vista, la ricchezza altrettanto una prova come la povert. Il giovane del
Vangelo o il ricco della parabola fanno dei loro beni un assoluto. In loro la
libert si chiude allamore. Il senso perduto. Zaccheo vi trova la sua
salvezza: Io d met dei miei beni ai poveri, dice, e Matteo, lasciando il
suo banchetto, si mette a seguire il Cristo. La libert in loro si apre
allamore. Il senso ritrovato. Sicuramente, quando noi parliamo di prova, noi
pensiamo a degli avvenimenti dolorosi. Ma tanto in quelli che negli altri, ci
si pu chiudere. Non se ne cerca pi il senso. Perch lavvenimento diventi
prova della libert, chiede di essere superato per lasciarne emergere il senso.
E il senso lamore. Lavvenimento, vissuto in una maniera o in unaltra,
diventa i test – la messa alla prova – che manifesta lintimo del
cuore. Luomo si apre ad una Presenza che lo coglie dove lui la rifiuta.
Cos la
ferita al cuore delluomo che provoca la prova gli pone una domanda, come a
Giobbe: Perch?. Accettata, questa ricerca della risposta diviene una condizione
di purificazione e di crescita. Alla luce della Parola, la prova costituisce
una educazione di tutto lessere in vista della trasformazione. Essa non prende
daltronde il suo senso completo che quando raggiunge la prova che Cristo ha
voluto conoscere, per essere con noi sulla terra e portarci con Lui nella
grazia.
per
custodire il senso esatto della prova in una libert crescente che laiuto
dellaccompagnatore particolarmente necessario. Essa ha il suo posto tanto
nei dettagli della vita quotidiana che nel punto della morte per custodire nel
cuore il desiderio e la speranza, come li sviluppa in noi la lettura della
Parola.
La messa alla prova
Stretta
la via che conduce alla cruna dellago dove, colui che messo alla prova per
un avvenimento scopre il Regno e non si lascia morire nellesperienza. la via
della fede nella quale il Cristo ci ha preceduti. Nellavvenimento inevitabile
essa conduce a scoprire la libert.
Come
facile prendere delle vie inverse che conducono a dei blocchi: la rassegnazione,
la rivolta, la durezza. Linevitabile guardato come volont di Dio, come se Dio possa volere la
sofferenza delle persone che ha fatto con amore. La sofferenza ci appare come
un castigo per delle colpe a noi ignote. Cosa ho fatto a Dio per essere
trattato cos?. il ragionamento dellamico di Giobbe: sottomettiti al
giudizio di Dio. Egli giusto, puro e forte. Nessun uomo pu rivendicare
giustizia davanti a Lui. Quanti credenti sono tentati da questa maniera di
dire. Giobbe non pu accettarla, il cristiano neppure. La ribellione, bench
comprensibile, non conviene neppure. Giobbe tentato da essa. Essa normale
nella bocca di colui che, senza comprendere, viene schiacciato dal dolore. Egli
non si permette di accusare Dio e lo lascia al suo mistero. Questo non
significa che egli cerchi di irrigidirsi nella disposizione eroica delluomo
che vuole rimanere padrone di s davanti alla fatalit. Altra tentazione che
provano le persone forti e generose. Esse serrano i pugni. Soffrono da eroi. Giobbe
rimane umano nella sua sofferenza.
La prova
mette luomo davanti ad una situazione incomprensibile. Mistero che la sua
mente non spiega. Ogni volta che egli provato, viene fuorviato. Il Cristo non
ha dato spiegazioni. Ma, essendosi messo nella situazione umana, egli giunto
fino a soffrire la morte. La morte divenuta la prova – la sua prova
– per la quale, allinterno della morte, Egli passa alla vita ed esplode
nella gioia. Questo tutto quello che Lui ci ha detto: Occorre per il Cristo
soffrire per entrare nella sua gloria. Vi una meta della sofferenza che non
pu essere raggiunta se non passandola con Cristo e vivendola nella fede.
La
questione posta con la prova, noi lesprimiamo nelle situazioni estreme. In
quelle che non ha scelto e che sono contrarie alle sue aspirazioni alla vita e
alla felicit, luomo lasciato a se stesso, alla sua fragilit e alla sua
solitudine. Egli vive in mondo incomprensibile. Ma la vita quotidiana, senza
metterlo subito in queste situazioni estreme delle quali lultima la morte,
diventa presto per lui una prova. Egli non pu fare ci che vuole. In s e
attorno a s, egli riscontra ogni giorno il limite e lostacolo. Pertanto, il
desiderio della vita cresce sotto il segno della morte. Egli tenta di evadere
con la distrazione, ma non pu scappare.
I
mistici hanno parlato di notti della fede. Per loro, esse hanno questo doppio
carattere: di essere dolorose e di condurre alla luce. Nella accettazione della
vita di tutti i giorni, vissuta come una prova, posso ritrovare questo doppio
carattere della notte dei mistici. I miei desideri vi sono contraddetti, mi
scontro con la necessit, con linatteso. Questo cammino quotidiano doloroso
pu diventare, se io lo prendo bene, un cammino di luce. Come conoscere me
stesso con le mie possibilit e le mie mancanze, e prendere i lposto che mi
conviene, senza incontrare lostacolo? La prova un test di ci che io porto
in me di miserie, ma anche di ricchezze. Che meraviglie di saggezza e di bont
comunicano alluomo la sua sofferenza! Una lotta necessaria. Vissuta nella
tranquillit e nella pace, essa fa crescere colui che accetta di affrontarla.
Attraverso la doppia tentazione della rivolta o della rassegnazione, luomo
trova, come il popolo pellegrinante nel deserto, una terra che gli promessa.
La forza dello Spirito lo apre alla speranza. Essa gli fa dire in certi giorni
la grande parola di Giobbe. Io so che il mio redentore vivo o essa
raggiunge gi quella di Ges: Il Padre sempre con Me. Come se la prova,
nelle sue svariate forme, posando in noi le sue angustianti questioni ci
risveglia ad un altro mondo.
Una educazione
ben
cos che la Scrittura ci presenta la prova: una educazione. Si conoscono le
parole con cui, nel Deuteronomio, Dio spiega al popolo i su cammino nel
deserto: Quarant'anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per
sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi
comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha
nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai
conosciuto, per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che
l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Il tuo vestito non ti si
logorato addosso e il tuo piede non si gonfiato durante questi quarant'anni.
Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo corregge il figlio, cos il
Signore tuo Dio corregge te (Dt 8,2-5). la parola della fede davanti alla
prova: una educazione a doppio fine: ti fa conoscere che Dio sempre con te
e ti fa dirigere il tuo sguardo verso unaltra terra, quella della Promessa.
il linguaggio che gli spirituali hanno ripreso a loro modo. Non affatto
quello della rassegnazione, ma quello della educazione: fare lesperienza della
grazia, nel passaggio tra le consolazioni e le desolazione; svegliare il
desiderio mantenendo la persona nellumilt che non deprime, perch Dio con
noi. Come diceva un vecchio autore, Diadoco di Fatiche, questa desolazione
educativa porta nel cuore il timore di Dio, le lacrime e un grande desiderio
del bel silenzio. Nello stesso tempo, aggiunge Diadoco, la nostra libert vi
trova unoccasione di affermarsi nel consenso che essa dona a Dio: Dio le
permette perch la nostra libert non sia completamente incatenata dai legami
della grazia. Ritroviamo il linguaggio della libert: nella prova che Dio
permette, Egli si indirizza alluomo per fargli fare lesperienza della sua
libert e invitarlo ad acconsentire alla grazia e a riconoscere la sua
presenza.
In
questo passaggio per il deserto, noi potremmo riprendere il linguaggio delle
notti. La libert l conosce le spoliazioni di tutte le sorti di cose
possibili. Non resta davanti che il cammino unico e afoso avendo giusto quello
che necessario per sussistere. Avendo del pane da mangiare o il vestito da
indossare, essa deve pertanto riconoscere che non manca del necessario.
Solamente essa invitata allattenzione del cuore e ad ascoltare la parola
di Dio che la fa vivere. Educazione
dove le cose si mettono al loro posto e si relativizzano, come nei consigli di
Ges sulla montagna: Non affannatevi. Il Padre nutre gli uccelli e veste i
gigli. Cercate dunque dapprima il Regno e la sua giustizia. Allora la scelta
possibile, la libert invitata ad acconsentire. a qualcuno – a un Dio
che lama e la conduce – che essa rimette la sua fede. Qualcuno si staglia davanti a lei per
invitarla allamore. Le prove che passa si illuminano di questa comprensione.
Essa davanti a Qualcuno che si rivela come Padre e forma in noi la s au
rassomiglianza.
Cos il
credente non schiva affatto la questione – o lo scandalo – posto
dalla prova. Lei invitato a guardarla in faccia e ad accettarla cos come.
Davanti a coloro che gli chiedono: DovՏ il tuo Dio?, davanti i benessere dei
ricchi senza scrupoli, egli non ha letteralmente nulla da dire. Per molto tempo
egli cerca di capire. Non negato nulla della realt: n il male in cui
immerso, n Dio che rimane lUnico. Se io avessi parlato come loro, avrei
tradito la razza dei tuoi figli. Occorre attendere il giorno quando, entrando
nella dimora di dio, egli comprender: Io non capivo, ma io ero con Te Io
sono sempre con te Tu mi hai condotto secondo i tuoi disegni [Sal 72(73)]. La
sua libert cresce nella fede, straziato per la questione del male, egli giunge
a credere allAmore. La prova di
tutta la vita umana divenuta per lui la prova della fede, una educazione
allunico Amore.
Una
nuova purificazione – una nuova notte – attende la libert in
questo cammino della prova, lentrata nellimprevisto, in ci che luomo non
pu immaginare, n attendere e che, tuttavia, gli promesso: Ci che locchio
non ha mai visto, ci che lorecchio non ha mai ascoltato, ci che mai
entrato nel cuore delluomo, tutto questo Dio ha preparato per coloro che lo
amano. il superamento di tutto ci che la sapienza umana possa costruire e
di ci che la libert possa intraprendere. Noi siamo davanti alla prova di
Abramo e di tutti i credenti citati dalla lettera agli Ebrei, prova della
santit, proposta in Ges, e che ci fa passare al di l del il mondo visibile
per riposare, per esperienza, nella sola parola di Dio. Abramo il tipo del
credente che passato per questa prova. Avendo ricevuto la promessa
dellimpossibile – la nascita di Isacco fuori delle leggi della natura e
la promessa delleredit delle nazioni –, egli ebbe fede nel Signore e
per questo il Signore lo consider giusto. allora che egli fu preso dal
torpore e un terrore e una spessa tenebra caddero su di lui. in questa notte
oscura che il Signore conclude la sua alleanza con Abramo. per questa prova
della notte che il credente pu scoprire leredit che Dio gli promette e la
terra dove Dio vuole condurlo, ci che non mai entrato nel cuore delluomo.
Maria si
situa in questa linea ben al di l di tutti i credenti. Occorre parlare di
notte a suo riguardo? Ella ha conosciuto, dallAnnunciazione fino ai piedi
della croce, la prova suprema della fede che crede allimpossibile e nella
notte scopre la vita. Ella al cuore della vita spirituale dei credenti e
della Chiesa, a causa del superamento di tutta lintelligenza e di tutta la
logica, e del suo acconsentimento alla Parola. Questo la conduce attraverso la
perdita di Ges al tempio e il suo passaggio a Cana, fino ai piedi della croce
dove, stando in piedi, ella riceve la rivelazione della sua fecondit
universale, attendendo la gloria della Risurrezione.
La prova di Ges Cristo
Il
passaggio in queste molteplice prove come altrettanti notti purificatrici non
pu avvenire senza un costante ricorso a Ges Cristo come esempio e come via.
Lui, il primo, passato per questa consegna per entrare nella gloria.
guardandolo nel quotidiano della sua vita e nellatto supremo della sua morte
che noi comprendiamo cosa sia questo passaggio della libert attraverso la
prova per sboccare nella luce totale.
Lo posso
contemplare nel suo stato ultimo, il combattimento dellAgonia. Egli luomo
nella sua ultima prova. Solo nella sua sofferenza e solo davanti alla morte. I
suoi amici dormono, non comprendono ci che sta passando. Egli solo davanti a
suo Padre e suo Padre tace. Questa agonia – combattimento supremo –
secondo letimologia della parola –, il caso tipo di quelle situazioni
nelle quali, un giorno o laltro, ogni uomo sottomesso, dove davanti
allincomprensibile egli solo. Sono le nostre sofferenze che porta su di
s, i nostri dolori dai quali schiacciato, dice di Lui Isaia nel ritratto
del Servo sofferente.
Punto
estremo di uno stato singolare, diciamo noi. Esso , nello stesso tempo, una
porta universale. Questa solitudine in una sofferenza che non simile ad
alcuna altra, raggiunge la solitudine di ogni uomo. Ges solo ed con tutti.
Ci che nella mia prova, vivendola con Lui, mi permette di raggiungere tutti gli
uomini. Come pericoloso isolarsi
nella sofferenza. Rabbia, orgoglio, ripicca, io posso ritrovare questi
sentimenti nelle prove pi acute. Ges vivendo la sua, spoglia la nostra di
tale ripiegamento su se stessi. In questo abisso di solitudine, Egli i
fratello universale, essendo pi che mai rivolto verso il Padre, proprio quando
sembra abbandonato dal Padre. E mentre nella notte della solitudine, non si
rassegna, non si rivolta, non si indurisce. Ges non ha nulla delleroe. per
questa ragione che chiede laiuto dei suoi pi intimi, e, attraverso loro, il
nostro. Egli ripete allora, instancabilmente, la stessa preghiera e fa di essa,
ci che essa era gi in speranza, la preghiera di tutta lumanit.
Ges non
ha nessuna risposta da dare alla nostra questione se non Lui stesso. Egli non
spiega, agisce, si alza e va. Egli il puro consenso, non possibile per Lui
scegliere altrimenti, impegnato comՏ per tutti i suoi membri. Egli non ha pi
la libert ed supremamente libero. luomo perfetto nella libert che Dio
gli dona per acconsentire allAmore. E, di fatto, allAmore che Egli
acconsente, deciso a viverlo fino allestremo delle sue forze umane. affinch
questo suo atto unico non sia perduto per noi, che prima di entrare liberamente nella sua Passione, Egli
istitu lEucaristia, memoriale permanente dellatto supremo di libert che fa
passare luomo alla gloria, quando egli vi consente. Tutte le nostre Eucaristie
rilanciano ciascuno di noi nella speranza della gloria, allorquando siamo feriti
dalla sofferenza.
Introdotti
dal Battesimo nel mistero di Ges, luomo non pu chiudersi nella sua
sofferenza. La fede gli rivela che in lui opera una misteriosa trasformazione,
quella del passaggio dalla morte alla gloria. Impotente ad uscire da se stesso,
egli vive la sua vita e la sua morte in Ges, sapendo quello che lo Spirito
opera in tutti coloro che reclamano dal Figlio unigenito: Padre, glorifica il
tuo Figlio. Per mezzo del corpo di Cristo di cui egli membro vivente, entra
nel movimento della libert di Cristo.
Non si
pu dunque parlare di prova con il Cristo, senza parlare della gloria dove egli
ci fa passare con Lui. Se necessario che egli porti la prova con noi e che
muoia, per essere con noi e farcene uscire. Parlare della croce senza parlare
della gloria, falsarne il senso. Ges lo dice chiaramente, quando s.
Giovanni parla della sua morte.
per Lui lora della gloria, lora della fecondit, della vita. Ci che
rimarchevole che Ges non insiste tanto sullannientamento quanto sulla
fecondit. Spesso, invece, noi non riteniamo che il primo, cio linvito a
scomparire. Questo annientamento conduce a una rivelazione, a una esaltazione e
unattrazione su tutto luniverso. tutto linsieme delle parole di Ges che
bisogna prendere. Esse donano alla prova vissuta nella fede il suo giusto
senso: lentrata nella gloria. La croce gloriosa. Il Cristo, quando si
manifesta ai suoi dopo la Risurrezione, porta i segni della sua Passione come
altrettanti trofei di vittoria. Cos i martiri dei primi secoli vedevano nelle
prove la continuazione della glorificazione di Ges che diveniva la loro. Non
impeditemi di venire alla luce, dice Ignazio dAntiochia ai cristiani che
volevano sottrarlo al martirio. E aggiungeva: allora che diventer un uomo.
ben
cos che appare il Cristo: Egli luomo perfetto, Colui che ha sperimentato
tutto il male e tutte le prove, Egli non fa che precedervi: Iniziatore della
fede, Egli la conduce al suo compimento. Perch rinunciando alla gioia che
in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce,
disprezzando l'ignominia, e si assiso alla destra del trono di Dio (Eb
12,2). In tutti questi testi, non spiegazioni per soddisfare il nostro
desiderio di comprendere, ma messa in presenza di Ges Cristo che ci attira.
Egli stesso la spiegazione e deve bastarci. Guardandolo sulla croce, il
costato trafitto, io ho compreso, sembra dire s. Giovanni. Colui che ha visto
vi rende testimonianza affinch voi crediate. E cita il passo di Zaccaria:
Volgeranno lo sguardo verso colui che hanno trafitto (Gv 19,35-37).
Ormai
nel Cristo in cui egli vive che il cristiano attraversa la prova. Non si
attacca ad essa per guadagnare dei meriti. Nella contraddizione che sperimenta,
si eleva a Dio per essere condotto per mezzo di Lui alla gloria. il
rovesciamento completo delle nostre prospettive ordinarie, nella quale si
produce una liberazione e una salita verso Dio. Se noi diciamo con Paolo che
noi completiamo nella nostra carne ci che manca alle sofferenza di Cristo, non
che per i nostri propri meriti possiamo fare di pi e meglio per la salvezza
degli uomini, ma perch noi offriamo a Lui la nostra carne dove regna ancora
il male e il peccato perch Egli manifesti la gloria della sua Risurrezione. La
sua opera di liberazione iniziata in Lui si continua in noi che gli
apparteniamo.
Negli
eccessi dellamore che avevano per il Cristo, alcuni santi hanno desiderato
soffrire e morire per Lui. Desiderio che rischia di essere mal compreso, quando
un amore simile non ha afferrato coloro che vorrebbero tenere un medesimo
linguaggio. Il dolorismo che cos si manifesta sar il segno di un ripiegamento
su di s o di una sensibilit mal regolata. I segni che tali desideri vengono
dallo Spirito sono la dolcezza, lumilt, lapertura del cuore. La tristezza,
se essa di Dio, secondo la distinzione che ne fa Paolo, non ferma luomo su
se stesso. Egli si dimentica di s nella sofferenza e se conosce amarezza,
ripicca o disgusto, supplica Dio di cambiare la sua amarezza in dolcezza e
pace. Tali movimenti interiori manifestano, come dice il p. Lallemant non si
possiede ancora una virt capace di resistere alla prova delle croci. Bisogna
lavorare dapprima alla pace dellanima che apre il cuore alla misericordia.
solo Dio che suscita tali desideri, cos come ha condotto Cristo.
In
questa salita, la morte il cui pensiero fa orrore al nostro essere di carne, si
rischiara poco a poco. Essa diventa necessari, come per Paolo, per essere con
Cristo. Il desiderio della morte sarebbe il segno di un deragliamento mentale,
se corrispondesse ad una fuga dalla vita o ad una qualunque volont di farla
finita. Dei santi – Paolo,Teresa, Ignazio – lhanno desiderata, ma
essi hanno custodito fino alla fine la loro vitalit profonda. Le lettere
scritte da Paolo nei tempi precedenti la sua morte sono sufficienti a
convincerci di questo. Il suo desiderio lo porta verso lincontro con Cristo,
ma crede meglio rimanere sulla terra per il bene dei suoi. Ugualmente, Ignazio
e Teresa, pronti a rimanere sulla terra fino alla fine del mondo, se la gloria
di Dio fosse pi grande per questo. Tuttavia i tempo di vederci, dice
Teresa. I tempo che cada questa tunica di pelle, per essere trasfigurati con il
Cristo nella gloria. La farfallina esce dalla sua crisalide. E Ignazio, avendo
parlato daffari come se nulla fosse, passa in una notte, e solo, dalla morte
alla vita, lui che non poteva parlare della morte senza piangere di gioia.
Essere
umiliati con il Cristo, soffrire per Te o soffrire o morire, espressioni
che sembrerebbero riprovevoli presso molti, mentre presso coloro che lo Spirito
ha afferrato, esse accompagnano un
pi grande desiderio di servizio e di amore. La fede, vissuta nella prova, li
conduce alla gloria.
In
questa maniera di vedere, occorre raccogliere tutto ci che la Chiesa ci dice
sotto il vocabolo di obbedienza. Essa non si comprende che nel desiderio di non
pi appartenere a se stessi e di lasciare che il Cristo possa prendere in S
tutto ci che Egli ha depositato in noi di intelligenza, di volont, di
capacit di essere e di amare. Essa non significa una fuga dalla vita o una
frantumazione del proprio essere, ma un nuovo passo verso la liberazione. Per
questo lobbedienza che vuole essere radicale non autentica che presso
persone piene di vita e di capacit damare.
Laiuto nella prova
Le
riflessioni fatte sul modo di vivere la prova, in particolare quelle che
abbiamo fatto sullobbedienza o sulla morte, mostrano quanto necessario, nel
cammino di fede, laiuto della direzione fraterna. Molti pericoli minacciano la
strada: ricerca di s, spirito di falsit, paura di vivere, illusioni di tutti
i generi. La sofferenza che sovviene, per le reazioni che provoca, rivela in
ciascuno il meglio o il peggio. E il peggio mischiato al meglio. Con quale
prudenza occorre accogliere tutte queste espressioni di una fede che si vuole
generosa, e che riprende le forze nella sofferenza. Lammirazione che talvolta
suscitano tali espressioni non devono mai levare al direttore la sua lucidit.
Il ruolo
di maestro in materia paradossale. Egli deve da una parte amare la vita, le
persone e la natura. Da unaltra parte, egli deve apprendere a passare oltre e
non fermarsi a nulla. Senza esaltazione n rassegnazione, deve aiutare a vivere
in uno spirito di liberazione e di passaggio. Ad esempio di Ges e grazie alla
meditazione delle Scritture, deve giungere a concepire come si possa alle volte
amare profondamente le cose ed essere nello stesso momento sempre pronto a
lasciarle fuggire.
Come un
tale modo di pensare pu essere conciliato? Non deve comportare n lassismo n
severit, ma svilupparsi nella pazienza e nella gioia. Ci non possibile se
il direttore non ha fatto lui stesso lesperienza di ci di cui egli parla. I
libri possono dargli dei principi. Ma in pratica, coloro che sono pi
pericolosi sono proprio quelli che li applicano in modo assoluto. Tutti gli
eccessi sono possibili quando non cՏ un minimo di esperienza. Lui stesso deve
essere quelluomo libero che, nella dolcezza, non addolcisce affatto le
esigenze liberatrici, come Ges che ha lungamente formato i suoi ad affrontare
la grande prova.
Lui
anche, nellaiuto che porta agli altri, deve accettare di passare per delle
notti. Egli si trova in presenza di unopera che lo trascende. Il suo ruolo
di preparare la strada che conduce laltro allincontro. Limportante per lui
dimorare tranquillo nelle ore difficili, mentre pressato da questioni che
richiedono delle risposte immediate. In questi momenti crucianti, occorre che
sappia, in unintensa presenza di cuore, lasciare laltro alla sua libert.
Soprattutto saper attendere in pace lora di Dio attraverso le situazioni
ambigue. Senza dimenticare che non esistono due prove simili e che ciascuno
toccato al punto dove pi sensibile, al quale un altro non reagisce affatto.
Questo
aiuto , per il direttore, una esperienza spirituale tanto reale che quella
nella quale impegnato colui che si confida a lui. Non pu dunque, per aiutare
i suo fratello, che risalire alla sorgente e delluno e dellaltro chiedendo
forza e luce. questo che gli leva il diritto di credersi superiore del suo
discepolo. Luno e laltro devono confidare nella grazia che in loro, luno
da maestro, laltro da discepolo. l che si incontrano.
Una
volta di pi, noi siamo nel gioco della libert e della grazia. Luomo deve
fare qualche cosa, ma non pu ottenere da solo lo scopo proposto. Un altro
interviene nella sua vita per riconoscere negli avvenimenti questi maestri che
Dio ci dona (Pascal). La sua preoccupazione di custodire in tutto la fede
nello Spirito che attende per agire del consenso della libert.
Il ruolo
del maestro spirituale sovente guardato come quello di un maestro di
preghiera. Le pagine che precedono aprono un orizzonte pi vasto, quello di un
educatore che forma alla vita, vita nel mondo presente e vita nello Spirito
nella loro correlazione reciproca. Lorazione, essendo posta nel suo rango di
mezzo ha un suo posto unico. ci che rende tutto possibile. Conviene anche
parlarne per dire ci che domanda il ruolo di maestro spirituale a riguardo,
come disporsi al gioco della grazia e della libert. Due punti in apparenza
contrari sono da armonizzare in questo campo come in tutta la formazione: lattivit
e la passivit che fanno accedere alla sola vera preghiera, quella di Ges
Cristo nella quale si ritrova la nostra.
Il ruolo del maestro
La
preghiera si insegna? Un uomo pu mettere un altro uomo sul cammino della
preghiera? Per apprendere a leggere, occorre andare a scuola. Per arrivare a
pregare bene chiedere al Cristo: Signore, insegnaci a pregare, come Giovanni
ha insegnato ai suoi discepoli (Lc 11,1). Sin primi tempi del cristianesimo
dei candidati della vita spirituale hanno chiesto a degli anziani, come i
discepoli di Ges: Insegnateci a pregare. La storia religiosa dellumanit,
al di l del cristianesimo, ha conosciuto dei guru o dei maestri, che hanno
aperto agli altri il cammino della preghiera.
Tuttavia
un'arte delicata questa. Si rischia di dimenticare, dalla partenza, che il
solo maestro, lo Spirito Santo. Lui che prega in noi, dice Paolo, e ci fa
sentire i suoi gemiti ineffabili. Ora le vie dello Spirito sono imprevedibili.
Egli conduce gli uni in un modo, gli altri in un altro. Altrettante vie quanti
sono i discepoli. Tutti i maestri spirituali sono unanimi in questo. Pregando
con i Salmi, dice Cassiano (Conferenza
10), noi ne diventiamo gli autori, ne catturiamo il pensiero pi che seguirlo;
seguiamo il senso senza seguirne la lettera. Le parole di cui ci serviamo e
che ci sono insegnate non sono che dei segni, mezzi per svegliare lattenzione
alla realt. Essi permettono il traboccare della sorgente, lo Spirito Santo che
ci fa prendere coscienza del mistero di cui siamo portatori. Ciascuno,
attraverso questi segni, trova la maniera con cui Dio si comunica a lui. Non si
tratta di riempire un tempo previsto per la preghiera, ma di incontrare Dio nel
cuore: Leccellenza della preghiera non consiste nella quantit, dice Evagrio,
ma nella qualit (Sulla preghiera,151).
Altrettante riflessioni che fanno eco a quella di Ges: Quando tu preghi,
entra nel tuo cuore, l dove il Padre vede ne segreto. Vi in tutte le
preghiere autentiche un mistero dove non si pu entrare che con delicatezza e
prudenza, il maestro che linsegna pi di ogni altro. Ancora una frase d
Ignazio che abbiamo gi citato: Lasciate il Creatore che agisca senza
intermediari con la sua creatura e labbracci nel suo amore. Ecco come bisogna
capire che non ci si improvvisa maestri di preghiera.
Il
pericolo di sostituirsi allazione dello Spirito Santo. Si possono scoprono
da se stessi o da altri dei modi di fare, – dei metodi – che
sembrano riuscire. Nel suo ardore di proselita, ciascuno vuole farne profittare
anche gli altri, come se tutto i mondo dovesse passare per lo stesso cammino.
Il mezzo allora diventa un assoluto. Si fa dellapprendistato della preghiera
una tecnica che, ben applicata, assicura sempre il suo risultato. Il
comportamento che ne segue sa di artificioso e ferma il libero sviluppo dello
Spirito. Migliore la preghiera del pubblicano che non osa levare gli occhi al
cielo, dicendo di essere indegno e di non sapere.
Non
che pertanto i consigli siano inutili. Chi li rifiuta sotto il pretesto di non
farsi imporre da un altro un vestito che non gli va bene, rischia di camminare
a vuoto. il rischio di certuni che, coscienti del danno dei metodi mal
compresi, lasciano i loro adepti alla loro spontaneit e rifiutano ogni
costrizione. Essi spingono i loro discepoli verso le divagazioni di una
sensibilit mal regolata che simmagina di afferrare Dio nelle emozioni che
prova.
Attraverso
questi due pericoli inversi – i rigore del metodo, la salvaguardia della
spontaneit –, laccompagnatore deve promuovere un cammino dove lo
Spirito possa insinuarsi. Questo suppone un senso molto vivo della libert e
della grazia, nella loro azione comune, una loro sinergia, come dicevano i
Greci. Talvolta egli si lascia imbrogliare da coloro che parlano della loro
preghiera e dei loro stati interiori con scioltezza. Sicurezza dove fa difetto
la povert di cuore. In altri casi, succede il contrario: laltro non ha nulla
da dire. In lui non accade nulla. il momento di inquietarsi. Questa assenza
di vento sulle vele non augura nulla di buono, mancanza di desiderio, di
personalit, di spirito desto. Un giorno diventa necessario di ammonire con
dolcezza e forza colui che viene a noi. Intervento che pu liberarlo, ma che
potrebbe anche bloccarlo o farlo affossare. Perch ve ne sono degli altri che
sembrano non avere nulla da dire, ma solo per timidezza o difficolt ad
esprimersi. In tali casi bisogna saper attendere per agire saggiamente. Delle
ricchezze di natura e di grazia possono nascondersi sono apparenze timorose e
silenziose.
Ci che
certo che il maestro, preoccupato di rispettare la libert dellaltro e di
seguire i movimenti dello Spirito, deve aiutarlo a scoprire lostacolo che
trattiene il suo slancio. Il discepolo potrebbe non averne nessuna idea, o pensare
a qualcosa che invece non il vero ostacolo. Tanti sono confusi da una
affettivit poco o nulla maturata! Certuni sono diffidenti; altri si lasciano
trasportare troppo. Gli uni e gli altri non possono essere a loro agio nella
preghiera. Essi devono entrambi, quantunque da punti di vista differenti,
prendere in mano unaffettivit che non sanno governare. Quanti equivoci in
questo campo! S, il sentimento cosa buona. S. Ignazio negli Esercizi
altrettanto come la Liturgia nelle sue orazioni, fa chiedere il sentimento e il
gusto delle realt divine. Certamente! Ma occorre sentire le cose allintimo
del cuore, aggiunge Ignazio. Le cose [res
in latino], cio le realt oggettive, quelle evocate dalla Parola, e il
cuore, cio il luogo segreto dove la persona pienamente se stessa e capace
di dire: Tu. Laffettivit progredisce nella sua maturit quando non si
compiace pi delle sue sensazioni, ma si attacca allAltro - la Res (la cosa) – che si presenta ad essa. Ed essa vi si attacca, dir
s. Giovanni nella sua lettera, non non a parole n con la lingua, ma coi fatti
e nella verit (1Gv 3,18). La libert, fatta per aprirsi e amare, non pu
pervenire che lavorando nella verit, cio riconoscendo che essa non la
misura delle cose e che non pu giudicarle solo in base al piacere che vi
trova.
Per
raggiungere il modo giusto, laccompagnatore deve continuamente ritornare a ci
che io chiamerei loggetto delle cose e della fede. In definitiva, sotto delle
molteplici apparenza, talvolta pompose, egli deve individuare la qualit della
vita, degli attaccamenti e delle opere, senza lasciarsi ingannare dai fiumi di
parole, di sentimenti o di opere. dagli effetti che si giudica la presenza
dello Spirito. Il gusto, se viene dallo Spirito, non ferma la persona su di
s, ma lapre a DIo e agli altri. Il contatto con la vita quotidiana
indispensabile presso chi pretende trovare Dio nella preghiera. Da questo punto
di vista, molti parlano giustamente degli Esercizi Spirituali nella vita
corrente. Oc si pu separare vita e preghiera.
Questo
lavoro, a lungo andare, richiede al maestro spirituale una solida esperienza
personale. Senza questa, egli rischia di essere come certi professori che non
insegnano altro che cose che loro hanno imparato nei libri o ai corsi di
formazione. Essi non sono da loro stessi n creatori n trascinatori. Il loro
tono dottorale o professionale blocca la loro efficacia formativa. In campo
spirituale pi che in ogni altro, non si insegna bene ci che non si vive. Per
mezzo della sua qualit di vita personale, il maestro raggiunge laltro nei
suoi sforzi e cammina con lui nella verit.
Consigli per la preghiera
possibile dare qualche consiglio per intraprendere lorazione? Pi essi sono
semplici, pi facilmente sono buoni. Potrebbero riassumersi nella
preoccupazione di tenere un equilibrio entro una necessaria attivit e una non
meno indispensabile passivit. Una volta di pi noi siamo ricondotti alla
tensione della libert e della grazia, del fare e del ricevere.
Questo
equilibrio si impara per esperienza. I maestro non deve cedere alla pratica di
quella flessibilit che prende tutto per buono e non si stupisce di nulla.
Tutto ci che vive con il discepolo, non sono che vari test – esercizi
– per arrivare a non volere altro che la volont di Dio. A volte egli
deve spingere in avanti, a volte deve calmare il suo ardore; come suggerisce
lesperienza, la docilit allo Spirito e il soffio che Egli dona alluno e
allaltro.
Ecco
qualche consiglio che potrebbero costituire un aiuto alla memoria da consultare
di tempo in tempo.
Nellincontro
con i discepolo, che il maestro non si perda mai in considerazioni inutili. Gli
suggerisca per esempio di rispondere alla doppia questione: quale stata la
materia della tua preghiera? In che modo lhai vissuta?
Limportante
disporsi. Lo spirito, il cuore, il corpo hanno la loro parte in questa
disposizione. Non si pu iniziare nellagitazione: Che si riposi un po lo
spirito, consigli s. Ignazio. E aggiunge altrove: Che si prenda lattitudine
che favorisca la preghiera. Questa pace richiede pi o meno dei tempi per
stabilirsi. I santi sono uneccezione: essi non hanno bisogno di questi
preparativi. Ma tu, fa ci che ti dice Ges: chiudi la porta a chiave. Sforzati
di fissare il tuo spirito su un punto, la Parola di cui farai oggetto della tua
preghiera. Soprattutto dirigi il tuo sguardo verso il desiderio. La domanda dei
doni spirituali loggetto di tante preci liturgiche, perch non servirsene?
Esse fissano il tuo spirito e il tuo cuore. Ugualmente usa di tanto in tanto le
frasi tratte dai Salmi: il tuo volto che io cerco, Signore. Esse educano il
desiderio del cuore.
Per
durare nella preghiera, cerca di sottometterti al ritmo tradizionale di lettura
e preghiera. Non avere paura di passare dalluna allaltra. Con la lettura, tu
sostieni lattenzione; con la preghiera, tu permetti al tuo cuore di cantare
nella sua lingua (Claudel). Al momento giusto, capirai con il cuore e la
Parola ti discender nel cuore.
Leducazione
ad una tale maniera di fare, una scuola del cuore. Colui che prega cos
apprende a ricevere la Parola per gustarla nellunzione che fa s che non
abbia pi bisogno che qualcuno gli insegni (1Gv 2). Si riceve la Parola nella
fede per giungere ad arrivare a trovare Dio nel silenzio dellamore. Non molte
parole dice Ges. Invito che raggiunge quello dellAmato del Cantico: Non
svegliate il mio amore che che si risvegli.
Lo scopo
del tempo della preghiera non di eseguire un programma previo di avanzamento.
La preparazione ha fissato il tuo spirito. Nel seguito, lascia le tue facolt
giocare nella libert, la tua memoria, la tua intelligenza, la tua volont, i
tuoi sensi, la tua immaginazione. S. Giovanni ci invita a vedere, a
capire, a toccare (1Gv 1). Lintelligenza vi cerca il luogo del cuore e si
apre alla luce dello Spirito. Va liberamente da un punto allaltro, nellazione
della grazia, la lode, ladorazione. Si tu prendi il Padre nostro, non solo parole che contano. Impregnati della loro
realt, lasciale risuonare nel silenzio. Tutto questo ti conduce ad un incontro
personale, entro il silenzio. E sar quel che Dio vorr.
Nel
cammino della preghiera, quella dellinizio della giornata e che si prolunga
nel filo di giorni, tu passerai attraverso stati diversi, talvolta di gioia,
talvolta di tristezza o di noia. Impara a passare, senza esaltarti, senza
stupirti, senza accusarti. Riconosci Dio che ti colma o ti purifica. Passa. In
queste alternanze, tu impari a riposare, non in te, ma in Dio. Tutto il tuo
sforzo consiste nel riconoscere in te la grazia, sempre presente, nella stessa
oscurit.
Avanzando
in tal modo, tu apprendi a situarti davanti a Dio. Tu lo conosci vicino e
insieme al di l di tutto. Egli Colui davanti al Quale ci si scalza e non lo
si afferra con le idee o con gli sforzi. Egli anche Colui che vuole prendere
il suo riposo da te e dimorare in te, secondo lespressione cara a s.
Giovanni. Acquisisci il senso delladorazione nellamore, lumilt amorosa,
diceva il Padre Ignazio. Cos Dio ti diventa presente cercandolo sempre. In
queste due attitudini che non si oppongono solo agli occhi dello spirito, tu
vieni istruito sulla verit delluomo e di Dio. Riprendi per conto tuo le
grandi preghiere dei Salmi e di tutta la Scrittura, le lunghe preghiere i gridi
del cuore. La preghiera non cesser di rinnovarsi in te. La finalit di tutta
questa educazione questo S e Amen, in cui tutto il resto superato, il
consenso alla vita in cui la libert si dona tutta intera. il S di Maria,
nel corso di tutta la sua esistenza terrena, e lAmen dei Beati
dellApocalisse. il S che il Creatore attende dalla sua creatura, per il
quale Egli lha creata al fine di aprirla alla pienezza della grazia. Un
istante occorre per dirlo e per mezzo suo, in Maria, il Verbo si fatto carne.
Questo S si prolunga in noi per lasciare che il Verbo continui in noi la sua
incarnazione. Noi non abbiamo mai finito di dirlo. Questa finalit la Parola
divenuta in noi Vita. per questo che noi intraprendiamo tutto il cammino
della preghiera.
Questi
pochi avvisi fanno capire come insieme semplice e delicata leducazione alla
preghiera. Semplicit che , senza dubbio, la cosa al mondo pi difficile,
perch essa non ha nulla di puerile. Suppone che non luomo non rifiuti nulla
di ci che egli , lo stesso peccato, e che vada verso Dio con tutto ci che la
natura ha depositato in lui di capacit dessere e damare. Dio guardato come
il creatore delluniverso ed con tutto luniverso che noi risaliamo a Lui. I
Salmi ce lo fanno cantare in tutta la creazione. Al di sopra di tutto, la
Scrittura ci insegna a non escludere nulla in noi di ci che ci apparenta a
Dio. Talora, delle persone pie si sono scandalizzate della presenza del Cantico
dei Cantici nel cuore della Bibbia. Esse dimenticano che lamore il pi
semplice e il pi umano diventa i simbolo dello scambio damore a cui Dio
chiama la creatura.
Per
tenere il ruolo delicato di educatore alla preghiera, la conoscenza saporosa
della Scrittura ci che pi necessita. Occorre essere abitati da Essa. Essa
preserva da tutte le specie di deviazioni,di non sensi, di illusioni, di
bizzarrie dove cadono talvolta coloro che cercano la preghiera senza una guida.
Essa insegna ad integrare nella nostra vita tutti i doni di Dio e a lodarlo con
essi. Anche il peccato viene trascinato nella scia. Va al di l. Le cose non
sono cattive se non ci si ferma per possederle. Diciamo che, tra tutti gli
aiuti possibili, la Scrittura permette di custodire ogni giorno la giusta
attitudine.
Se colui
che si lancia nellavventura della preghiera ha bisogno di aiuto, non tanto
per imparare metodi e pratiche. Essi non sono da disprezzare, ma devono
rimanere al loro posto. Laiuto soprattutto necessario per dimorare in
unattitudine di verit. Bisogna apprendere a superare lo stadio della paura,
della sola fedelt al dovere, per entrare sulla rotta dellamore. Questa non
mai ci che noi immaginiamo allinizio. Essa apre ad una Presenza infinita.
Essa insegnarci, al di l di tutto ci che noi abbiamo disposto con le nostre
forze, a vivere nella libert dello Spirito.
Viene il
momento in cui non cՏ pi nulla che ci aiuti in mezzo a tutti i mezzi sui
quali confidavamo. allora che, avendo tutto perduto, abbiamo guadagnato
tutto. Dio pu venire. Una serie di incessante scoperte si apre dinanzi a noi.
Essa ci conduce di meraviglia in meraviglia, di riinizio in riinizio per
introdurci nella contemplazione dellamore. La creazione diventa trasparente.
Le opposizioni tra contemplazione e azione sono superate. Tutto vita e
diventa preghiera.
Lunica preghiera
La
preghiera un fenomeno universale che si trova in tutte le religioni. Tuttavia
non cՏ che un maestro della preghiera, Ges. Non cՏ che una sola preghiera,
la sua. Tutte le nostre la raggiungono e prendono nella sua il loro valore.
Certamente
Ges lunico maestro di preghiera. da Lui solo che noi apprendiamo la
maniera di rivolgersi a Dio e chiamarlo Padre nostro. Egli ci insegna in un
maniera in apparenza contraddittoria. Da un lato Egli ci dice: Non accumulate
le parole. Non fate come i pagani che moltiplicano le formule magiche. Daltra
parte Egli ci dona i formulario di tutta una preghiera: padre nostro che sei nei cieli. Questa apparente contraddizione
contiene un grande insegnamento. quando sono dette nel cuore che queste
parole prendono il loro senso. Non attaccarti alle parole, ma alla realt. E la
realt questa: guarda Dio come un Padre; riconosci il suo nome; desidera il
suo regno; aderisci gi da questa terra alla sua volont, tale come si compie
in cielo; domanda ci che ti necessita per vivere: il pane di ogni giorno che
Lui stesso; lamore fraterno che si realizza in Lui; la liberazione dalla
Tentazione e dal Male che si realizza in Ges. Tutto lessenziale per il
credente. Non vi sono migliori modi per rivolgersi a Dio purch sia il tuo
cuore a indirizzarsi a Lui. Luomo che riceve da Ges questa preghiera non ha
mai finito di lasciarla discendere nel suo cuore. Che io sia davanti al novello
battezza che ha appena appreso la formula o davanti il pi alto mistico
introdotto ai segreti della Trinit, per gli uni e per gli altri, non vi
altra preghiera che quella. Essa contiene tutto quello che possiamo immaginare,
purch noi la diciamo non con la bocca soltanto, ma con il cuore. Essa le
riassume tutte.
CՏ
unaltra maniera pi profonda di comprendere la preghiera insegnata da Ges.
Essa consiste nella considerazione che la sola preghiera valida e vera la sua
e che le nostre – questo Padre
nostro che ci ha insegnato –, nella sua che noi la indirizziamo al
Padre. Io sono la Via, disse Ges. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di
Me. Quando il discepolo di Ges si lascia penetrare da questa preghiera, non
pi lui a pregare, il suo Spirito che fa sentire al Padre i suoi gemiti
ineffabili. il mistero della preghiera cristiana. Essa trinitaria ed ha in
Ges una porta universale. Essa la preghiera che il Figlio rivolge al Padre
al momento di compiere la sua opera; quella preghiera sacerdotale o
consacratori che Egli pronuncia in Giovanni (17) prima di entrare nella sua
Passione. L si ritrovano gli stessi temi del Padre nostro: la gloria, il Nome, la verit, lunit, lamore.
Questa unica preghiera racchiude in s tutte quelle che gli uomini rivolgono a
Dio sulla terra. Ges lo insegna al momento stesso in cui dona ai suoi questa
ultima consegna: Dimorate nel mio amore. Divenuti uno in Me, tutto ci che
voi domanderete al Padre nel mio nome, Egli ve lo accorder (Gv 15).
Maestro
e discepoli non sono pi che uno, la Vigna santa del padre. In quel giorno,
cio il giorno in cui voi comprenderete che Io sono nel Padre e che voi siete
in Me e io in voi, in quel giorno l, voi domanderete nel mio nome e Io non vi
dico che pregher il Padre per voi, perch il Padre stesso vi ama dello stesso
amore con il quale Egli ama Me, poich voi mi amate e avete creduto che Io sono
venuto da Dio (Gv 16) non si finir mai di lasciarsi penetrare da queste
parole. Poco a poco, esse producono in noi un grande cambiamento: le nostre
molteplici preghiere diventano, in Lui che vive in noi, una sola preghiera che
sale con la sua al cuore del Padre. la preghiera dei Santi che sale verso
Dio come incenso e che la preghiera delluniverso visibile e invisibile
riconciliato per mezzo dellAgnello che ha aperto il libro della vita (Ap 7).
Di
questa preghiera che ha perforato il cielo ci stato donato il segno
permanente della sua efficacia: la croce. In essa, noi comprendiamo con tutti i
santi la larghezza, la lunghezza, laltezza e la profondit dellamore di
Cristo che sorpassa ogni conoscenza. La croce lintersezione del nostro
sforzo umano e della grazia, dove lorizzontale aspirato dal verticale. Essa
fa da unione di tutta ci che in noi soppone e si contraddice, questa doppia
volont di conquista della terra e di apertura al cielo, nella quale luomo si
divide, abdicando luna per attendere allaltra o viceversa. Ges la riprende
nel suo annientamento sulla croce. In essa viene portato a compimento ci che
era iniziato allIncarnazione: in una carne simile alla nostra, riunire luomo
a Dio e far partecipe alla nostra carne la pienezza della trinit. Egli ha
rotto in Lui tutti i muri di separazione. Cos, tutta la preghiera che
raggiunge quella di Ges ci fa entrare nella dimora di Dio. Se qualcuno mi
ama, dice Ges, Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Per il
mistero della Croce, divenuto sempre pi loggetto della contemplazione
cristiana, tutto il mistero della vita rivelato. La croce rompe le nostre
catene, fa di noi il Tempio di Dio, in cui adoriamo, in spirito e verit.
Ges ha rivela il Tempio, come laveva annunciato (Gv 2), questo Tempio il
Signore stesso (Ap 21,22). bene intravedere almeno da lontano questa realt,
per dare a tutta la nostra preghiera la sua vera realt: diventare in Ges il
punto di incontro di Dio, di ciascuno di noi e di tutti gli uomini.
Non
inutile, arrivati a questo punto, di ricordare la celebrazione dellEucaristia
come realizzazione quotidiana della preghiera unica e universale di Ges che
entrato come vincitore nel cielo e ci ha fatto sedere con Lui presso il Padre.
Tutte le nostre preghiere, private o pubbliche, quella del monaco e quella del
laico, quella del peccatore e quella del santo, tutte sono riprese nella grande
preghiera eucaristica, immagine della grande liturgia celeste dellApocalisse.
In essa noi facciamo memoria sotto i segni sacramentali e per la potenza della
Parola che li consacra, della morte e della Risurrezione del Cristo fino a
che Egli venga. Allora si realizza il sacrificio perfetto, lofferta viva e
santa, dove nutriti del suo corpo e del suo sangue e riempiti del suo Santo
Spirito, noi diventiamo un solo corpo e un solo spirito nel Cristo. Come
stupirsi che i pi intimi amici di Cristo, gli apostoli o contemplativi,
vivendo nel chiostro o sparsi per il mondo, abbiano fatto dellEucaristia il
centro della loro vita? Essa per loro il segno permanente della salvezza
universale. LAgnello mistico immolato tenente in mano il libro della vita
che Lui solo pu aprire, diventa per tutti il Pastore che conduce alle acque
vive e che asciugher ogni lacrima dai nostri occhi (Ap 7).
frequente di sentire opporre la preghiera privata alla preghiera liturgica o
ancora azione e contemplazione. Queste opposizioni nuocciono alla retta
comprensione della preghiera cristiana che raggiunge lunica preghiera, quella
del Cristo. Coloro che tengono queste posizioni non hanno ancora varcato la
barriera che li separa dal mistero. Dimorano chiusi dalla lettera, gli uni
nella gioia della loro preghiera solitaria, gli altri nellebbrezza della
bellezza della liturgia, gli altri nei frutti della loro vita apostolica o
della loro azione nel mondo. Quali che siano i loro meriti e le loro virt, essi devono, gli uni e gli
altri, permettere al Cristo di invaderli del suo mistero. Nella fedelt
particolare alla vita dove Dio lo ha posto e lo chiama, ciascuno scopre,
attraverso lunica preghiera del Cristo, il bisogno che egli ha della strada
seguita dagli altri. La sua preghiera diventa allora quella della Chiesa,
presente tutta intera in ciascuno e una nel mondo. Riconoscendosi gli uni e gli
altri nello loro preghiera, entrano insieme nella gloria di Dio che li unisce,
li purifica delle loro ultime scorie. Allora si fa sentire in tutto la
preghiera della Sposa, quella della Gerusalemme celeste, di cui la Chiesa
terrena non che un immagine, un segno, una preparazione.
Lo
Spirito Santo Colui che, maestro e discepolo, invocano sempre. Tuttavia per
molti Egli rimane il Dio sconosciuto. Lo si invoca nelle tenebre e nelle
difficolt. Si dimentica la sua presenza ogni momento. Egli il dolce Ospite
dellanima, secondo linno di Pentecoste, e Colui che raggiunge ogni punto del
mondo, come dice la Sapienza. Per molti Egli un soccorso, non una Presenza.
Chi
Lui? Qual la sua azione? Come riconoscerlo? Tutte specie di questioni che
dovrebbero essere principali, se ci che si chiama accompagnamento un aiuto
muto per entrare nel mistero di Dio e viverlo nelle bassezze della vita la pi
ordinaria. Egli fa vedere le cose dallalto.
Presenza dello Spirito
Per
parlare come conviene dello Spirito, occorrer sempre usare un linguaggio
mistico e poetico. Ci che fa la liturgia. Raccogliendo tutte le specie di
espressioni dellAntico e il Nuovo Testamento, essa fa sfilare davanti a noi
dei nomi, delle immagini, delle varie scene. attraverso di esse, pi che per
mezzo di un trattato sistematico, che essa ci inizia al mistero dello Spirito.
Perch lo Spirito non nulla che possiamo rinchiudere nei concetti. Talora
Egli si riversa come un torrente, talora un acqua che mormora, talora un
fuoco divorante. Fa conoscere la sua presenza per lazione che esercita nella
storia e per mezzo che prende i profeti. Allorquando si comincia a raccogliere
i passaggi dove si parla di Lui, occorre comporre una litania per esprimere
ci che Egli . Presenza
universale e creatrice, presenza intima e amorosa. Egli Dio, in cui il Padre
si manifesta, non come la Parola o limmagine manifestata, ma lo Spirito o
Immagine manifestante.
Non dice
nulla di Lui, ma non cessa di parlare degli altri e di farli conoscere. Egli
crea latmosfera che si respira e nella quale Egli fa ben vivere. Si percepisce
la sua presenza quando non pi l, un po come la donna nellumanit, ella
crea il clima di un ambiente e, soprattutto, se non ricerca se stessa, scioglie
le lingue e permette a ciascuno di essere se stesso. Madre o sposa, si capisce
ci che apporta solo quando assente.
Per
entrare poco a poco nel mistero dello Spirito, bene ricercare, nella natura e
nella nostra esperienza, tutto ci che si esprime a volte con leggerezza,
finezza e forza, lo spirito del poeta, dellartista o dellinventore, tutto ci
che nella nostra vita, dice amore e gratuit.
Nella
presa di coscienza di questa vita dello Spirito, possiamo elevarci poco a poco
fino al mistero di cui Ges ci rivela il segreto, lo Spirito nel cuore del
mistero di Dio. Come sarebbe Dio per il cristiano se non avesse lo Spirito? Ha
il Padre, la sorgente da cui tutto scorre; il Figlio, loggetto della
compiacenza del Padre in cui tutti si riversa. Ma lo Spirito il riversamento
stesso. Non Due, ma Tre. Da Uno allAltro, un eterno scambio damore, questo
Bacio che il Figlio ricevendolo, lo rinvia al Padre. Come Dio – Padre e
Figlio – potrebbe essere Amore se non avesse lo Spirito che li unisce? Lo
Spirito lo chiamiamo santo, perch Egli comunione, come diceva un vecchio
autore, ci rivela per la comunione stessa cos la santit: ci che mette unit
tra le persone senza attentare alla loro identit. Mistero che, illuminato cos, conduce alladorazione pi che
a lunghi discorsi di parole. Nello stesso modo in questo mistero della comunicazione
dello Spirito, luomo viene a scoprire anche il proprio mistero. Come le
Persone Divine, ciascuno in se stesso non attende alla sua pienezza che nel
dono e nello scambio damore.
Il
riversarsi delle Persone le Une nelle Altre, espressione della vita trinitaria,
il modello supremo ad analogia del quale si realizza nel mondo ogni
perfezione delle opere di Dio. Nello Spirito Santo, Dio si riversa in tutte le
creature e le conduce alla loro completezza e perfezione. Egli presenza di
Dio nel mondo per lopera che Egli vi compie e per lunione che realizza tra
gli esseri. Questa presenza dello Spirito, la riconosciamo nella pi
meravigliosa delle opere di Dio, la carne del Cristo. per opera dello Spirito
che il Verbo si fatto carne. Lo Spirito del Signore su di me, riprende
Ges al seguito del Profeta. nello Spirito che Ges compie le opere del
Padre, fino a che, sulla croce, Egli consegner lo Spirito perch nasca la
Chiesa che, in mezzo allumanit, cammini verso la meta alla quale Dio la
conduce. Io vi invier il mio Spirito, disse Ges. Egli dimora tra noi,
presente al pi intimo di ciascuno, e, in questa presenza intima, unisce
ciascuno a tutti coloro che, con Lui, hanno riconosciuto in Ges la Salvezza
del Padre. In questa intimit reciproca dove ciascuno, dove ciascuno non se
stesso che nellunione che ha con tutti, il mistero dei Tre si realizza
nelluomo, mentre in questa presenza dello Spirito luniverso intero conosce la
sua liberazione e il suo compimento.
tutta
la Scrittura – e non solamente le pagine pi intime di Giovanni o gli
accenti focosi di Paolo –, che ci fa entrare nella realt dello Spirito
Santo. Se non ci si contenta di una costruzione intellettuale, ma si coglie
questa realt come lanima della
nostra vita e di tutte le cose,
non si finir mai di esplorare una simile meraviglia. Perch la conoscenza
dello Spirito Santo richiede una vita profonda, una vita spirituale e
lattenzione del cuore. qui che il ruolo del maestro spirituale si scopre
essenziale e meraviglioso. Egli cerca di iniziare laltro al mistero di cui lui
stesso sempre pi penetrato e apprende a viverlo nella realt di tutti i
giorni, nel completamento di unopera, nella trasparenza delle relazioni. Lo
Spirito Santo apporta gioia, santit, perfezione. Egli continua nella nostra
umanit ci che Ges ha compiuto nella sua. E dato che noi ricordiamo lopera
dello Spirito in Ges, lo Spirito che ci configura alla rassomiglianza con il
Verbo incarnato e ci fa penetrare nella pi intimit del suo cuore e ci rivela
il mistero damore nellatto supremo della croce. Voi siete una lettera dello
Spirito, diceva s. Paolo. lo Spirito che forma nelluomo la rassomiglianza
divina e porta a compimento anche il disegno eterno di Dio sulluniverso.
La consegna allo Spirito
Questa
presenza universale dello Spirito, essendo presenza damore, non simpone mai.
Come lamore, essa si propone e chiede per compiersi, il consenso della
creatura. Siamo ancora una volta di pi rimessi di fronte al mistero della
nostra libert. Nello Spirito che ci invita a rispondergli, Dio si lascia al
pericolo della libert.
in
questa proposta dello Spirito che noi scopriamo il mistero di ci che chiamiamo
libert. Questa noi la viviamo come una capacit di scelta, potere di
attaccarci a ci che ci spinge il nostro desiderio. Prendi e serviti. Tutto
tuo.
Lo
Spirito vuole condurre luomo al suo fine che la divinizzazione, la
partecipazione alla vita di Dio. Questa voce ci dice: Ricevi. Accogli.
Riconosci il dono che ti viene fatto. Vieni verso il Padre. In questa riconoscenza
di Colui che viene a te per riempirti, tu farai i tuoi primi passi nella
libert e nellamore.
Tra
tutte le creature, ce nՏ una che ha sentito questa voce e vi ha risposto in
tutta pienezza. per questo che essa ci appare come la sommit della vita
spirituale, lumanit in tutta la sua perfezione. Nella limpidezza del suo
sguardo, Maria si accorda al desiderio dello Spirito. Ella vi risponde
immediatamente e immediatamente riceve il dono di Dio a tutta lumanit, la
carne del Verbo incarnato.
In una
sola parola, riassume laspirazione che, dalle origini fino alla consumazione
dei secoli, lumanit ha della felicit, senza mai pervenirvi. Ella riassume
lattesa dei Patriarchi e dei Profeti: Lei Israele che riceve le promesse.
Lei la Eva degli altri tempi, ma una Eva che non si ferma sulloggetto de suo
desiderio e apre a Dio, come una donna che risponde alluomo che lama. Lei ha
creduto alla potenza dello Spirito, quando si riconosceva impotente, senza
difese e nulla. La potenza dello Spirito per mezzo della quale furono creati i
mondi, lei lha riconosciuta nellopera incredibile che doveva compiersi in lei
stessa, lunione di Dio con luomo fino nella carne per trarlo dalle tenebre e
trasfigurarlo. Per la fede e il consenso di Maria, luomo ricongiunto a Dio.
Nulla si poteva fare senza questo consenso, consenso che il Creatore aspettava
dai secoli. In Maria, la libert stessa si apre alla grazia. Maria,
riconoscendosi oggetto di tale grazia, nel suo acconsentimento diventa la Donna
piena di grazia, raggiando la bellezza divina e dando al mondo il Figlio in cui
tutte le cose trovano il loro compimento.
quel
S dove tutta la sua persona si impegna, che conduce Maria fino alla sommit
dellopera divina. Io posso seguirla durane linfanzia di Ges, al Tempio lo
perde angosciosa, a Cana dove lo vede compiere il segno che prelude alle nozze
definitive, durante la vita pubblica e fino ai piedi della croce. Maria colei
che acconsente, che a scolta la Parola e la mette in pratica e diventa cos per
Dio, come la donna che Egli sposa preludendo al mistero della Chiesa e
dellumanit rigenerata. Non cՏ altra star della vita che questa, per questo
tutti coloro che la seguono diventano Chiesa, questa donna, madre del Figlio
maschio, che Dio fa fuggire nel deserto dove per lei ha preparato un rifugio
(Ap 12,6). Lei vittoriosa – Maria? la Chiesa? Entrambe – la
vittoria sulla tentazione satanica di appropriarsi dei doni di Dio per rendersi
maestri, al posto di riceverli in un canto eterno di vittoria e di
riconoscenza.
Tutte le
immaginazioni umane e tutti gli sforzi, anche i pi eroici, per comprendere ci
che la vita spirituale, devono rivolgersi a Maria se vogliono capirci
qualcosa. Lei il consenso allamore, consenso continuamente rinnovato nella
fede del nostro battesimo attraverso i nostri errori, i nostri peccati, i
nostri successi e le nostre gioie. In ciascuno di noi, nella Chiesa come in
Maria, non si cessa di acconsentire nella nostra carne alla presenza del Cristo
risorto che la trasfigura. In quellatto di fede, continuamente rinnovato,
contenuto lessenziale della nostra vita spirituale.
Il discernimento degli spiriti
Quanto
siamo lontani da questo ideale! Per avvicinarci, occorre entrare in una lotta,
quella del discernimento degli spiriti. Trasportati dalla confusione dei noi
pensieri e dai nostri desideri non sappiamo pi dove il bene, dove il male.
Non fidatevi di tutti gli spiriti, scrive Giovanni nella sua lettera. Provate
gli spiriti per sapere se vengono da Dio. Questinvito si indirizza a tutti,
ma conviene di preferenza alla guida spirituale, a cui appartiene i compito di
formare al discernimento.
Qual
questo mondo degli spiriti? La Bibbia in loro delle potenze malefiche sparse
per tutto luniverso, al servizio di una potenza superiore, Satana o
lAvversario. Ges nel Vangelo si presenta come Colui che scaccia gli spiriti
malvagi. Questa maniera di dire per noi oggi ostica. Noi amiamo meglio vedere
in essa la trasposizione di tutte le tendenze inconsce della nostra persona.
Dal punto di vista della guida spirituale, la distinzione importa poco. Siamo
in presenza di un mondo dove estranea la nostra libert, al punto di non fare
il ben che vogliamo. Limportante imparare a fare luce in questo mondo oscuro
e a non essere oggetto di illusione.
Il primo
discernimento – che possiamo definirlo oggettivo – consiste nel
prendere coscienza di questo stato di confusione. Questa confusione ha la sua
radice nella tentazione del primordiale giardino e si sviluppa fino al crollo
delle nazioni di cui parla lApocalisse. Questo frutto ti piace, Prendilo. Non
cercare pi lontano. Luomo diventa regola a se stesso e non vuole diventare
nemico di tutti coloro che, a suo esempio, prendono se stessi come regola della
loro condotta. Tutti gli uomini fanno dio di s giudicando questo buono o
cattivo; e saffliggono o si rallegrano troppo degli avvenimenti (Pascal). Da
l deriva nel mondo la divisione, lodio, la guerra. Questo vero di ciascuno
e di tutti.
Se in
questa confusione vado a fare discernimento, mi devo applicare a quello che gli
antichi chiamavano esame dei pensieri. Questo il modo di intraprendere
questo combattimento presente in tutta la storia umana. La storia che la Bibbia
mi racconta diventa, se vi faccio attenzione, una storia personale. Nel suo
punto di partenza, vi la risposta alla scelta fondamentale: cercare se stessi
o aprirsi allaltro. Due tipi di questa scelta: Adamo che prende per lui il
frutto destinato a tutti; il Cristo che non ritiene per S il rango divino che
gli appartiene. Quale dei due tu prendi a regola della tua vita? Se rimani nel
vecchio Adamo, generi in te la morte. Cominci tu a guardare fuori di te e a
volere laltro per lui stesso? Il nuovo Adamo – il Cristo – si
forma in te. Comincia ad amare, tu cominci a vivere: Noi siamo passati dalla
morte alla vita, perch noi amiamo i nostri fratelli (1Gv 3).
Da
questo combattimento, gli Esercizi di s. Ignazio ci danno un singolare
compendio nella grande meditazione delle Due
bandiere. Da un lato, Babilonia e Satana, dallaltro, Gerusalemme e il
Cristo. Satana spinge luomo alla ricchezza e ad operare nel mondo per la
propria gloria; Ges insegna la povert e il superamento di s per vivere
nellamore. In questa opposizione, riguardata nella luce della fede e
dellesperienza umana, si fonda tutto lo sforzo del discernimento. Per questo,
se nella tua vita ordinaria, tu vuoi fare una scelta degna della chiamata di
Dio, comincia con il supplicare il Cristo e Nostra Signora di riceverti sotto
lo stendardo di Cristo. l sotto che troverai la vera libert; altrimenti tu
non incontrerai che una illusoria libert. E ancora, non immaginarti che la
somma di tutte le perfezioni tu lotterrai con i tuoi sforzi, ci che deve
assicurarti la libert suprema damare in tutte le situazioni, lotterrai nella grazia: chiedi di essere
ricevuto. Attraverso questa domanda, tu raggiungi il S di Maria che si apre
allo Spirito e alla sua opera in lei.
per
questa lotta contro tutto ci che in lui compiacenza che il cristiano
simmerge nel regno dello Spirito. Il battesimo lo ha introdotto, ma gli resta
da vivere ci che ha ricevuto dallinizio. Entrato nel mondo divino, ha
acquistato dei sensi nuovi, quei sensi spirituali di cui parla la
Tradizione, sensi che lo collegano con la realt divina. Molti non li si
svilupperanno, come dei bambini che, possedendo dei sensi, non li esercitarono
mai. Avendo degli occhi per vedere la luce, essi non si sarebbero esposti a
passare tutta la vita in cecit. Cos il cristiano che non tiene alcun conto
dei questo dono del discernimento, non sapendo neppure che esiste. Gli
necessaria una educazione, come ai bambini, per vedere e capire. Deve
apprendere a discernere gli spiriti, i buoni e i cattivi e sviluppare questo
fiuto interiore di cui parla Paolo (Fil 1) e che permette di discernere il
meglio.
Questa
educazione dei sensi si compie attraverso il sentimento che svegli in noi la
vita spirituale. Questo si realizza non solo quando attendiamo alla preghiera,
ma nella nostra vita ordinaria. Nel fiume dei sentimenti che ci trascinano, a
volte consolanti, a volta desolanti. Gli autori hanno descritto questa
alternanza, limportante servirci di essi per accedere alla pace che il
segno di Dio. Quando io sono oggetto di tristezza, di noia, di complicazioni
interiori o di quellautodetrimento prodotto dalla cattiva coscienza, mi
occorre rimanere fermo nella fede, non cambiando per nulla le mie decisioni,
attendendo da Dio che mi levi il velo che mi separa da Lui. E quando arriva la
consolazione, conviene che mi mantenga nella stessa attitudine di fede,
ricevendo questa gioia con riconoscenza, senza attribuirla a me e senza
credermi migliore per questo. In tutte le cose accetti di vivere ci che ti
donato e tu impari a passare, per non attaccarti alla tua soddisfazione o al
tuo dispiacere, ma a Dio che sempre con te.
Vi po
un discernimento pi fine, quello che si compie quando ci confrontiamo con
lideale evangelico e lappello Cristo a un pi grande servizio. Siamo di
fronte alla tentazione sotto le apparenze di bene. Ci che io desidero buono,
ma la maniera in cui la desidero non lo affatto. Un po come quei farisei
che, parlano della gloria di Dio, ma non cercano che quella che viene dagli
uomini. Le opere che intraprendo devono essere marcate dallo spirito delle
Beatitudini. Per usare il linguaggio di s. Giovanni, l che noi riconosciamo
lo Spirito di verit dallo spirito dellerrore, e dove dimoriamo nellamore e
nellunit (1Gv 4,6). Oppure, ancora, seguiamo la regola di s. Paolo:
Quandanche io distribuissi tutti i miei beni ai poveri, e mi mancasse lamore,
non guadagnerei nulla. E Paolo enumera i segni con i quali si riconosce
lamore: esso prende pazienza, rende servizio, non geloso, non si
pavoneggia, non si gonfia di orgoglio,, ecc. (1Cor 13). lamore come lo
descrive Giovanni nella sua lettera: non solamente nelle opere, ma in verit.
E s. Agostino indica qual lopera compiuta nella verit, quella dove il suo
autore, non si pone davanti allaltro come un superiore che protegge un
inferiore, ma come un eguale con cui vive nellamore: Opte aequalem dice
Agostino. Tu non hai un povero da sollevare, ma un fratello da amare. Davanti
questa presenza damore, io riconosco la maniera di fare di Dio.
Il discernimento
operato allinterno di tutti i miei rapporti con Dio, con gli altri, con me
stesso, mi conduce a vivere al di l delle mie emozioni o dei miei stati
danimo, in quello che Olierei Clement chiama da qualche parte una emozione
non emozionale, dove lasciamo che il pensiero di Dio ci invada per riposarci
in Lui. dai frutti che li riconoscerete, disse Ges. Quando io trovo gioia
solo nel compimento della volont di Dio, raggiungo latitudine del Signore
Ges che vive della volont del Padre. La persona trasformata. Il ricordo di
Ges passa al vaglio le mie intenzioni e i miei desideri per non avere che in
Lui la mia felicit e mi stabilisce in quello stato dove nulla pu separarmi
dallamore di Cristo (Rm 5), perch noi siamo mossi dallo Spirito.
Queste
alternanze e queste purificazioni sono il preludio di un altro passaggio, di
quelle notti di cui abbiamo parlato a proposito della preghiera. La persona
vi conosce una intimo potenziamento della sua capacit di sentire e di amare.
L raggiunge Ges che prega per i suoi nemici e benedice coloro che lo
perseguitano. La croce non pi per lui uno scandalo o un fallimento, ma una
manifestazione della sua divina potenza damore e di gloria. La libert, che
passata attraverso queste prove, non si attacca pi a se stessa in nessuna
circostanza che sia, ma si offre alla grazia dello Spirito che vuole far
maturare la pienezza delluomo in Ges Cristo.
Attraverso
questa lotta, vissuta alla luce della croce gloriosa, si dissipano la
confusione nella quale la libert si sviluppa dallinizio. Essa tende a
diventare puro consenso o gioiosa indifferenza di fronte alle scelte particolari che si propongono ad essa.
Uscita permanente di s nellincessante scoperta del Signore Ges vivente in
noi per mezzo del suo Spirito, i discernimento forma la persona libera, capace,
dovunque la porti lo Spirito, di lavorare per la sola gloria di Dio e di
trovare l la propria gioia.
La decisione secondo lo Spirito
Spesso
viene posta al direttore una questione: che devo fare per compiere la volont
di Dio? In particolare, quale decisione prendere per impegnare la mia vita al
servizio di Dio? Viene posta la questione della scelta, dellelezione per
usare il linguaggio degli Esercizi.
La
maniera di rispondervi supera infinitamente il caso particolare che la fa
porre. In tutta la tua vita, tu dovrai determinarti. per questo che
importante che tu allinizio faccia una sana e buona elezione. Per tutta la
tua vita dovrai rimanere fedele a ci che hai deciso. La decisione presa nella
luce conduce a rendere docile allo Spirito tutta la propria vita.
Come
porre la questione allinizio? Tu la noi ad un altro, al tuo padre spirituale.
Costui non pu risponderti in verit che ritornando a te la questione. La
volont di Dio, non devo manifestartela io. Questo potere in tal caso
assomiglierebbe ad un potere magico. La volont di Dio iscritta nella tua
vita. l che devi cercarla. Fai memoria di tutto ci che ti costituisce e ti
differenzia dagli altri, lauta famiglia, il tuo ambiente, la tua educazione, i
progetti che a poco a poco si sono formati in te. Esistere, creare.
Lespressione di Claudel. Essa esprime bene questa presa di coscienza di s
necessaria per avventurarsi nella vita. Dio dona luomo a lui stesso perch diventi
creatore di se stesso.
Il
consigliere forse dovr lottare molto tempo con colui che consiglia. Costui,
infatti, nella sua ansia di decidersi, vorrebbe affidarsi al consiglio di un
altro, e attendere nella preghiera lispirazione che illumini. Dio sa se il
ricorso alla preghiera sia buono, cos come lo il desiderio di fare un ritiro
per trovare consiglio in questo senso. Ma mettere il carro davanti ai buoi,
omettere questa presa di coscienza di s. Un ritiro non potr essere qualcosa
di miracoloso dove apparir la soluzione. Ci che dobbiamo aspettarci da esso
che ci aiuti a disporci nel migliore dei modi per poter fare una buona
elezione. Ma questa verr a suo tempo, che potr essere durante il ritiro o al
di fuori di esso. Riportare qualcuno alla sua propria esistenza e alla scoperta
del dinamismo che in lui, fa parte di ci che io chiamerei umilt primaria,
necessario a ogni cristiano desideroso di lavorare per Dio.
E,
pertanto, chi si stupir di ci che andiamo a dire? Nel capitolo sulla libert,
abbiamo insistito sulla tensione vitale, che al cuore di tutta lopera
divina. Diventa te stesso, ma superati. Man mano che tu conosci i tuoi desideri
e prendi confidenza con te stesso, apri degli orizzonti al di l di te e
relativizzi ci che si ferma in te. Prendi coscienza della solidariet con
tutti gli esseri e riconosci la tua dipendenza da Dio. Tu hai riconosciuto una
vocazione, ma poich essa divina, non un tuo affare. fondamentale che di
fronte ad essa, tu prenda la tua distanza. Fa tutto ci che possibile a te e
d: io sono un servo inutile. per la grazia di Dio che esisto. per mezzo
della sua grazi ed in essa che potr fare ci per cui io sono stato fatto.
Questo ritorno nella visione che noi abbiamo dellesistenza, lorizzonte in
cui si situa il consiglio di Ignazio che rischia di stupirci molto: Molti si
sbagliano, dice lui in sostanza, scegliendo prima il matrimonio o il
sacerdozio, e dopo solamente, si determinano a servire Dio riflessione che fa
eco a quella di Cristo: Cercate dapprima il Regno di Dio. Io voglio essere
prete, ripete con frenesia un
giovane a cui viene rifiutato di entrare in seminario. Egli vorrebbe assumere
un compito prima di mettersi davanti allo Spirito che vuole compierlo in lui.
Tutto
questo un preambolo alla decisione. Per non essersene preoccupati, molti
simpegnano in modo sbagliato nella vita. Esse misconoscono la necessit di
maturare a tutta lopera divina. Il Vangelo lo mette in evidenza nelle
parabole, quella del seminatore o del grano di senape. Sottometti dunque al tuo
discernimento ci che fa oggetto dei tuoi del tuo desiderio, per vedere se
porta il segno dello Spirito. Potrebbe essere effetto di un temperamento
generoso. Chi nella sua giovinezza non ha avuto dei grandi progetti? Non
perch essi siano di ordine religioso che diventano volont di Dio su di te. Il
tempo scoprir che le tue motivazioni non erano pure e disinteressate. il
momento di riprendere la distinzione tra la materia e la maniera. Lascia
passare il tempo e verifica che il tuo proposito secondo lo spirito delle
Beatitudini. Di pi, come dice il Surin in una formula luminosa, ci che
movimento per Dio, non necessariamente volont di Dio. Il tuo cuore si
entusiasma per una certa opera. Lammirazione che essa suscita per te sembra
indicarti che tu sia fatto per essa. Lascia passare del tempo e vedi se essa ti
lascia nella pace, mettendo in Dio la tua fiducia per realizzarla.
In
questa maturazione la presenza del direttore preziosa, non per prendere la
tua decisione, ma per aiutarti a guardarti dallillusione e a fissare lo
sguardo sullessenziale. Questa presenza anche beneficante, non solamente
allinizio di una vita – questo da va s –, ma negli sviluppi
posteriori della decisione. sempre possibile che ci che agli inizi portava
il marchio di Dio vada degradandosi e, scivolando in una pendenza insensibile,
divenga un opera del diavolo. Corruptio optimi pessime. La corruzione di ci
che era migliore conduce al peggio. Laccompagnamento allora consiste, non a
garantire la fedelt a un progetto, ma a custodire la direzione del cuore,
locchio puro dellintenzione. Riappare sempre la stessa regola: Sviluppa la
tua grazia propria, ma non fermarti su di essa.
Parlando
della maturazione delle cose, noi abbiamo accennato al caso della decisione
dello stato di vita. Ora passiamo ai pericoli di una vocazione che non si
rinnovi. In effetti, la mia vocazione non dietro di me, ma davanti a me ed
io devo scoprirla ogni mattina, sotto lusura del tempo che scorre e che crea
delle abitudini, noi ne diventiamo proprietari e la difendiamo come un nostro
bene. sempre pi difficile custodire quella profonda indipendenza del cuore
di fronte alla sua stessa opera, sia nella riuscita che nel fallimento. ,
pertanto, questa indipendenza radicale che permette il perpetuo rinnovarsi di
una vita votata al servizio di Dio.
Tutto
avviene nella realizzazione di ci che diciamo essere la volont di Dio,
dallinizio fino alla fine. Tutto possibile, tutto ti appartiene, fino a
quando non si cessa di ricevere da Dio la chiamata e la sua realizzazione. Lascia pure crescere in te i sogni pi
grandi per il Regno, ma non farne mai un affare tuo personale. In te, attorno a
te, in questo mondo, sarai fedele alla tua ispirazione primitiva di cui non
perdi mai di vista la sorgente e la meta. Lascia cantare in te la fine della lettera di Giovanni:
Miei piccoli figli, guardatevi dagli idoli. Non fate delle vostre opere degli
idoli. Rimani libero di fronte alla stessa missione nella quale sei impegnato.
Non cՏ che un solo Dio. Non nella confusione dei progetti che tu lo
troverai. In tutto, fai passare il criterio superiore dellamore che viene
dallalto e che conduce al di l di tutto. a coloro che hanno raggiunto
questa semplicit che Dio dona lamore capace di riempire luniverso.
Noi
capiamo allora la portata del motto di s. Agostino: Ama e fa ci che vuoi. Si
rischia sempre di dare a questa frase un senso che non ha. Essa non invita alla
fantasia, se non alla fantasia dellamore che suprema saggezza. Colui che
vive secondo lo Spirito ricerca, allinizio della sua vita come nel seguito, i
segni dello Spirito. Egli tiene conto di ci che luomo , degli avvenimenti
del mondo dove vive; vuole essere fedele alla Chiesa nella quale vede la Sposa
del Cristo. Ma, nel pi profondo di lui stesso, alla ricerca di un non so
che si ha la ventura di trovare (S. Giovanni della Croce).
La
libert nella quale egli oramai vive, non pi quella delle scelte
particolari, ma quella di tutta la sua persona che acconsente allamore. Non
chiedere allamore dove ti conduce. Egli ti far ritrovare in Ges
continuamente spinto dallo Spirito.
temerario intraprendere un libro sullaccompagnamento. altrettanto temerario intraprenderne
la lettura. Il rischio di fermarsi a delle formule o di attendere ad una
dottrina oc,pelta. Non si pu avere una dottrina sullaccompagnamento, non ci
pu essere un modo comune di attualizzarla. Ciascuno ha la sua e la scopre a
poco a poco, nella misura che la esercita su coloro verso i quali ha un
influsso profondo e buono, senza imporsi.
Pervenuto
al termine di queste pagine, mi sembra di aver girato attorno alla montagna. Ho
scritto qualche avviso, consigliato qualche passo, ma avvisi e passi che non
sono che dei punti di partenza di una strada che procede verso linfinito. Da
loro un valore assoluto sarebbe scambiare i mezzi per il fine – fosse
questo anche un sacramento – non che un mezzo. Avanza e guarda pi in
alto. Alla luce di questo passare oltre che si giudica il valore di un
accompagnamento. Quando tu hai finito un libro – fosse anche quello della
Parola di Dio –, chiudilo, e lascia, attraverso le parole, che la realt
entri nel tuo cuore. Quando tocchiamo il mistero di Dio, non facciamo altro che
sfiorarlo. Attraverso la Parola, entra nel folto (S. Giovanni della Croce).
Limportante
avere incontrato un testimone: questo dovrebbe essere in definitiva un
accompagnatore. Presso colui che viene a lui, il testimone della libert dello
Spirito nel cuore della Chiesa e nel cuore del mondo, di uno Spirito che ci fa
passare oltre fino alla pienezza di Colui che riempie tutte le cose (Ef
1,23).
Nella Chiesa
Egli
parla della Chiesa, ma per farne sentire le dimensioni divine e universali.
libero di fronte a tutto ci che pu ancora dividerci, la sa pellegrina sulla
terra, come Israele in cammino verso la Terra Promessa. Senza dubbio impara a
vivere solo, a decidersi da solo, a fare della sua obbedienza alla chiesa un atto personale di libert.
Facendo ci, ha coscienza di essere lanello di una immensa catena e di
prendere il suo posto in quella folla immensa che non si pu numerare (Ap 7),
formata da tutti quelli che seguono lAgnello. Non pretendere di essere Chiesa
che nella misura in cui la riconosce una ne mondo e tutta intera in ciascuno: Una in omnibus, tota in singulis. Una in
tutti, tutti nei singoli. Sempre pi responsabile dei suoi atti, si sente,
nello stesso tempo, in comunione con tutti. La libert vissuta nella Chiesa lo
apre a questa comunione universale.
Il
compito di maestro spirituale si esercitandosi sugli individui, comporta un
dimensione ecclesiale. Cerca di scrivere lo sforzo di ciascuno nel mistero
totale, quello di cui parla Paolo nelle sue lettere e di cui Giovanni,
attraverso il suo Vangelo e le sue lettere, rivela la natura. Mistero che
viviamo nella chiesa per mezzo dei sacramenti.
Egli
evita cos lindividualismo spirituale, sempre pronto a rinascere presso colui
che si occupa di purezza di cuore e di docilit allo Spirito. Pi che
preoccuparsi dei risultati raggiunti e dei rendiconti delle attivit, si sforza
in questo dettaglio di mostrarne il senso. Il suo cammino rimane aperto e
centrato sul mistero di Dio e della Chiesa.
Davanti
alle illusioni sempre possibili, il rimedio per lui non la fuga. La prudenza
che osserva non si confonde con la paura. Il Vangelo, i libri sapienziali, i
testi di Giovanni e di Paolo gli dicono abbastanza. I criteri dello Spirito
nella Chiesa come in ciascuno, si riassumono nella pace, nella gioia, umilt,
amore per i fratelli. Quando questi criteri si manifestano, il maestro non
confermare ciascuno nella via che egli segue, inattesa che essa sia. Ci che fa
la nostra unit non un conformismo di comodo, ma lo Spirito vivente nel cuore
di tutti unificandoli in uno stesso amore. Lamore vivente la garanzia della
libert.
Nella
fedelt alla Chiesa, il maestro cerca soprattutto di evitare la dicotomia che
tentazioni di molti: separare nel proprio cuore Cristo e la Chiesa oppure non
custodire ci che indispensabile per rimanere fedele alla Chiesa. Egli lavora
soprattutto a superare lapparenza di tutto ci che blocca nel cristiano la sua
fede nella Chiesa. La scoperta della Chiesa, Sposa di Cristo, nella quale il
Cristo continua la sua incarnazione in mezzo agli uomini, fa parte della vita
spirituale. Per dire tutto in una frase: nella Chiesa che si trova il Cristo.
il Cristo che, attraverso tutto, egli cerca nella Chiesa.
Nel mondo
La
stessa libert che testimonia nella Chiesa, il padre spirituale la testimonia
nel mondo. Davanti a chiunque, non tentato n di rigetto n di infatuarsi.
Ama questo mondo e insegna al discepolo ad amarlo. La vita spirituale, se
autentica, non conduce alla negligenza o a disprezzare i doveri quotidiani, i
grandi come i piccoli. Egli conosce la bellezza del mondo, non banalizza i suoi
pericoli. Come davanti a tutte le realt divine e umane, custodisce il distacco
del cuore che fa cercare lessenziale sotto i relativo, la realt sotto lapparenza,
linvisibile sotto il visibile. Rimanendo libero davanti a colui che per le sue
varie competenze potrebbe imporsi, ma che, tuttavia, come tanti altri ha
bisogno El suo aiuto. Senza diffidenza davanti ai progressi, non si crede
obbligato a sapere tutto. Rispetta la capacit dellaltro, rispetta, ha
coscienza della propria grazia e non teme di testimoniarla presso chi la
sollecita. Senza sostituirsi a nessuno e senza decidere per lui, ha la
preoccupazione di aiutare laltro a scoprire la sua propria maniera di vivere
la sua libert nella dipendenza allo Spirito. Insomma, un consigliere nel
Cristo che, per quella libert in cui vive, vorrebbe confermare gli altri nella
loro libert.
Confidando
in questo gioco della libert e della grazia – la sinergia –,
prende volentieri come regola di vita quelladagio attribuito a s. Ignazio e
che, senza essere suo, riassume bene il suo spirito: Affidati a Dio, come se
tutto dipendesse da te e nulla da Dio; opera tutto come se tutto dipendesse da
Dio e non da te. Le due parti di questa frase devono essere afferrate nella
loro complementariet reciproca. Il pi bel segno della fiducia verso Dio
luso della libert che ti ha donato. Non avere paura di essa. Metti la tua
opera nelle tue mani e decidi tu. Ma, venuto il momento di agire, confida n
elle forze che Dio mette in te. In Dio che ti dona lessere, la forza e
lazione, esercita la tua libert. Come dice il Salmo: Confida in Dio e Lui
agir. Questa maniera di agire dona a chi la vive, seriet e leggerezza.
Guida e
accompagnato, in mezzo al lavoro di ogni giorno, veniamo ad incontrarci come
fratelli, ciascuno al nostro posto. Luno e laltro, al cuore delle nostre
fragilit. Luno e laltro, nel cuore delle nostre fragilit, lasciamo
trionfare in noi le forze della vita su quelle della morte.
In
questi due campi, apertura alla Chiesa, apertura al mondo, possiamo
parlare di educazione alla
libert, alla libert che unisce in un unico amore la Chiesa e il mondo. Che
sarebbe la Chiesa senza il mondo? Che sarebbe il mondo senza la Chiesa?
Ciascuno vive la tensione di queste due realt nellunit del suo essere
spirituale. Vivendo il mistero della Chiesa, egli consacra con la sua presenza
tutto ci che vive nel mondo. Lamore che porta al mondo, gli impedisce di fermarsi
su se stesso.
questa
la lezione che riceve ogni giorno nellEucaristia. In Essa, lui stesso e
immondo sono gi misteriosamente consacrati. Questo non appare ancora
visibilmente, ma egli vive gi questa realt nella fede, sapendo con s.
Giovanni che quando il Cristo apparir, noi saremo simili a Lui (1Gv 3,2). La
trasfigurazione del mondo nel Cristo si compir e lEucaristia , nel mondo che
passa, la permanente garanzia. lEucaristia che gli dona il coraggio di
lavorare in questo mondo, sicuro di essere con Cristo e non credendosi mai
arrivato. Testimone sulla terra di questo mondo divino che lo chiama alla sua
maniera di essere del mondo e di Dio.
La sorgente della testimonianza
La
sorgente di questa maniera di essere la vita personale del testimone e il suo
distacco. Per diventare se stesso dovr rigettare ogni influsso? Ci sono nella
sua vita delle persone che hanno lasciato in lui un segno. Ci sono tante
persone di valore che ha affiancato e altre dalle quali ha ricevuto
insegnamenti. Egli ha saputo approfittare delle une e delle altre, ma non
rimasto impressionato per il loro prestigio o per il loro talento. Quelle di
cui egli porta il segno sono coloro davanti ai quali egli si sentito esistere
e che hanno rispettato ci che lui . A loro riguardo egli nutre una certa
dipendenza che li stupirebbe se si manifestasse e loro egli ha aiutato a
crescere nella libert e dunque nella vita.
Per
questo, congiuntamente a questo distacco, egli non cerca di fare dei discepoli.
noi non abbiamo che un solo maestro, il Cristo. Egli penetrato da questa
parola. Ha solo un desiderio: condurre al Cristo coloro che si affidano a lui,
perch a loro volta, essi stessi realizzino lopera originale alla quale sono
destinati. La sua intenzione non quella di formare dei discepoli che gli
rassomiglino, n di assicurarsi la riuscita della sua azione per trasmettere il
suo spirito. Lascia, a coloro che lo seguono, di prendere ci che vogliono. Non
un mestiere o una tecnica ci che insegnano loro. Ci che lui dona non gli
appartiene. Lascia che lopera si compia in lui.
In ci
che sembrerebbe leggerezza di spirito ad uno sguardo superficiale, invece un
profondo rinnegamento di s. Non un rinnegamento virtuoso che ha paura di tutto
ci che irradiamento personale, ma la trasparenza di una presenza che penetra
tutto il suo essere, la presenza di Colui che , che ci fa e nel Quale siamo.
Il testimone si offre a linvadenza di questa presenza che riconosce in tutti e
in ciascuno. Immerso cos nel mistero della presenza divina, attende la
purificazione di cui sente il bisogno. Povero e nudo davanti ad essa, vorrebbe
trasparire in Lui. Diviene sempre pi sensibile allo Spirito che forma ciascuno
nel suo essere proprio e lo conferma nella sua originalit.
Vivendo
nel mistero di questa presenza universale, egli lascia passare la luce,
sforzandosi di non ritenere nulla per lui. E cos come nessuno pu
condizionarlo, nemmeno lui condiziona nessuno. Coloro che si fanno aiutare da
lui si sentono in sicurezza e non provano quel sentimento di essere un vortice
soffocante da cui non si riesce ad uscire.
La sua
vita segnata dallumilt. In certi giorni egli si ritrova poverissimo sotto
lo sguardo degli altri. La sua preghiera gli sembra senza rilievo. Conosce la
noia, langoscia, la preoccupazione. Si interroga sul suo stato e si chiede
cosa non vada bene. Nelle audacie dove egli conduce, si sente perfettamente
solo. Nessuno pu dirli che cosa fare. Portando i segreti di ciascuno, a fatica
riesce a portare il suo. Ma pi accetta questo stato di povert, pi gli sono
donati i gesti da porre, le parole da dire. Voi direte che questo viene da s.
La sicurezza che lunifica viene da fuori e gli permette di reprimere il suo
desiderio di fuggire trovandosi sempre pi disarmato di prima.
Nella
sua maniera di fare egli ha, senza saperlo, qualche cosa del bambino, unico nel
suo genere. Il suo candore non gli fa preferire nessuno. Se viene tentato di
superbia, la messa in presenza di Dio lo rimette nella verit: tutto viene
dallo Spirito e tutto ritorna. l tutta la sua vita spirituale, unificata per
questa presenza che la muove e alla quale egli si consegna. Assomiglia a
Giovanni Battista che venuto come testimone e che, sapendo di non essere la
luce, non cessa di rendere testimonianza alla luce (Gv 1), a meno che non
preferisca, come lo stesso Battista, dirsi lamico dello Sposo (Gv 3).
Non solo
a Giovanni Battista, ma anche a Maria. Giovanni lausterit del deserto,
lallontanamento dellamico che si ritira per salvaguardare lintimit dello
Sposo. Maria aggiunge la dolcezza e la presenza di madre che si dona senza
misura n costrizione la sua maniera di fare ha, come quella di Maria, qualche
cosa dellimmensit e della tenerezza di Dio. Similmente a Maria, egli non
scaccia colui che bussa alla sua porta, lo fa entrare e lo conduce alla vita:
Fate tutto quello che Lui vi dir (Gv 2). Maniera che lascia trasparire la
dolcezza e il rispetto di Dio per luomo. Guida a cui si fa riferimento e
finch labbiamo vicino a noi le nostre cose vanno da s, ma la sua presenza
rimane al di l dellassenza e della morte. Come quella di Ges che, prima di
lasciare i suoi, si continua in loro per mezzo del suo Spirito sempre attivo e
presente.
Il
ricordo di lui non nostalgia: desiderio di rivivere il passato, rimpianto di
non aver approfittato abbastanza della sua presenza. La vita che fluita dal
suo incontro si continua e non si ferma. Ruolo unico nel suo genere che si
piega a tutti i progetti che gli si presentano, non per condiscendenza, ma per
aiutare ciascuno a trovare la sua strada. Egli evita di farsi chiamare padre o di credere che egli lo sia,
bench in lui vi il fluire dellunica paternit. Nella tenerezza fisica che
esprime, fa passare la tenerezza di Dio che comunica senza tenerla per s. La
sua gioia quella della trasparenza della luce, quella dello specchio che
trasmette a coloro che si avvicinano la luce che sa venire da altrove e di cui
egli ha la preoccupazione costante di riconoscerne la sorgente.
La sua
sicurezza alle volte sconcerta. Una parola gli sufficiente per rispondere ad
una questione e sembra ripugnare le lunghe spiegazioni. Si direbbe che
pronunciando una parola, egli la riceva da oltre, come senza pensarvi. Senza
voler imporre nulla, desidera solamente far luce, in tutti i sensi del termine
– mettere in luce e manifestare –, ci che ciascuno porta in s, di
artificiale, di complicato, di falso, e aiutarlo a scoprire il tesoro nascosto
in lui. Felice se vi riesce; affatto scoraggiato, se i suoi sforzi si concludono
con un fallimento; sempre pronto a ricominciare, come pronto a lasciare tutti
quando giunta lora di farlo. Presenza intensa, ma libera. Essa si d quando
serve e, ugualmente, si ritira quando non serve, senza fare difficolt.
Disposto a rinunciare allopera alla quale consacrato, non per timore dei
svantaggi o il rischio di dispiacere. Per lui la vita non si mostra, si dona.
Ciascuno la prende e la usa a suo piacimento.
Il suo
posto nella Chiesa insostituibile, per assicurare che esiste la vita, che
esiste la libert. Compito unico di colui che lo deve vivere riconoscendosi
servo inutile. Dio lo ha introdotto nel suo segreto. a Dio che lascia la cura
di rivelare quando il tempo arrivato. Lui sa che nellordine dello Spirito
nulla si perde, e che Dio non legato al minuto che passa.
Questa
maniera, che la sua, e nella quale crede, non pretende che sia la sola o la
migliore, la sua. In essa a suo agio e la riceve come un dono di Dio. Non
pretende alcuna originalit, e non si mette a parte di nulla e di nessuno.
Tuttavia difficile farlo entrare in una categoria gi fatta. Fedele alla
Chiesa, non fonda nulla. La sua stessa vita una creazione perpetua e non
pretende di lasciare alcuna traccia di se stessa. Non rifiuta di rendere la sua
testimonianza quando richiesta. Libera chi esce da lui, senza inquietarsi per
ci che ne seguir. La sua opera, se si pu parlare cos, non gli appartiene,
lopera dello Spirito e il bene comune della Chiesa. Ad altri il compito di
decidere se conviene custodirla o sopprimerla. Questa opera, egli lama
profondamente, ma non appartiene pi al suo autore dal giorno che lha vista.
Essa di Dio, della Chiesa e di chi la vuol prendere.
Come in
certi giorni non sar preso dalle vertigini? La sua azione la mette davanti
limmensit del disegno di Dio. Incapace di afferrarlo nella sua interezza, non
raccoglie che delle particelle, non sa che fare, non sa che dire. Ma in questo
sentimento del nulla, anche trascinato dallonda del Tutto. Presso un essere
che si riconosce come nulla, il miracolo diventa possibile. Una nuova vertigine
lo assale. Cosa vuoi fare di me, Signore? Fino a dove vuoi trascinarmi? Anche
di questo, egli mi fa essere testimone.
Ci che
spaventa non di ingannarsi, anche se in certi giorni, invaso da una certa
paura. Lui che insegna il discernimento deve apprenderlo con la pratica.
Pazienta nella fede, prega, manda via la tristezza che non ha nulla di buono,
e si sforza di giudicare dai suoi effetti la presenza di Dio e della sua azione
in lui. Constata allora che Dio non lo fa sbagliare. Lo riconosce da dei segni
furtivi e leggeri, ma che non ingannano mai. Essi lo invitano a passare e a
continuare, senza aspettarsi altro che questa certezza del momento. La sua
paura quella di non riconoscere pi il dono di Dio di non stupirsi pi delle
meraviglie che passano tra le sue mani. Come ogni uomo egli conosce il pericolo
della libert che, quando non se ne la si coltiva, spinge ciascuno ad
attribuire a s ci che della grazia. Solo la riconoscenza quotidiana dei
doni di Dio lo custodisce nella verit e nella libert dellamore. Lumilt,
colma di azione di grazie, scaccia la paura e apre ai pi grandi doni. A colui
che ha sar dato di pi. Egli diventa testimone della liberalit divina.
Come
tutti gli esseri umani, egli conosce la solitudine. Solitudine che gli deriva
dalla grazia che la sua. esposto allincomprensione e al non essere
riconosciuto nel dono che egli fa di se stesso. Nel segreto del suo cuore, egli
porta il segreto degli altri che non pu rivelare a nessuno. Il Cristo vivendo
in mezzo agli uomini ha conosciuto questa solitudine, senza farne difficolt,
interamente rimesso al Padre. Il terzo grado di umilt descritto da s. Ignazio,
unendolo al Cristo e alla sua solitudine diventa in lui, la sorgente della pi
pure libert, qualcosa che appartiene alla perfetta
letizia di s. Francesco dAssisi.
Egli
entra ogni giorno in questa fede libera, lobbedienza della fede come s.
Paolo, che testimonia di Dio in quella libert nella quale fa vivere. Questa
libert non ha altra prova che se stessa. Ges nella sua Passione, per
affermarsi libero, non ha bisogno di fare dei discorsi. Rende testimonianza al
Dio in cui vive nella libert. Al limite, essere libero, lasciare Dio vivere
in me, come Egli voglia e in questa libert umana, lasciare passare la grazia
di Dio.
Essere
testimone, tutto il ruolo della guida spirituale. Non testimone inattivo che,
dalla riva d i consigli a coloro che sono imbarcati, ma testimone che, sicuro
della Parola che labita, simbarca lui stesso e va dove lo Spirito linvia.
Partecipa alla sua maniera alla grazia universale dello Spirito che, in lui e
nelluniverso, costruisce il corpo della Chiesa, la Sposa di Cristo.
Perch
questultimo capitolo? Nella letteratura spirituale, a fianco dei trattati
didattici, sempre esistito un genere che richiama lo stile dei Libri
Sapienziali della Sacra Scrittura. I Proverbi ne sono il migliore esempio.
Similmente, nello scorrere dei secoli, le Centurie di Evagrio di Pontice o di
Massimo il Confessore, gli Aforismi dei Padri del deserto, i Pensieri di luce e
di amore di s. Giovanni della Croce. Dappertutto, fino agli Esercizi di Ignazio
di Loyola, si trovano qualcosa di simile: regole, avvisi, annotazioni e
addizioni abbondanti. Non posti in sequenza logica, ma pensieri diversi la cui
unit si trova nella finalit a cui conducono. Un esercitante che faceva con me
gli Esercizi, ebbe lidea di stilare in massime gli insegnamenti che vi aveva
ricevuto.
Questa
una pratica spontanea e feconda di chi si sente incapace di rinchiudere la sua
ricerca di Dio in un insieme ben costruito e, tuttavia, sente il bisogno di
ritrovare ci che vive in qualche formula lapidaria che gli permetta di
ricordarla, senza bloccarsi in essa. Lascia zampillare lacqua dalla sorgente,
senza voler canalizzare il pensiero, ma nel desiderio di sempre pi
approfondire, scava in s un luogo dove possa riemergere e far rivivere tutto
nel suo riecheggiare.
Questo
modo di fare conviene eminentemente alleducazione spirituale che, attraverso
lintelligenza, vuole arrivare al cuore e plasmarlo per la vita. Essa oltre
linsegnamento. Il pensiero diventa vita. Ritiene qualche punto, senza bisogno
di ritornare al libro. Cos, nelliniziazione alla preghiera dove qualche
formula semplice, del genere di quella dei Salmi
o del Padre nostro, sostiene lattenzione nel movimento della realt che si
vive.
in
questo spirito che proponiamo questi pensieri che seguono, spigolati nel corso
dei capitoli di questo libro. Essi invitano a ridirsi le cose, come Maria
che, a forza di meditarle, realizza la giusta disposizione nel compimento del
disegno inatteso di Dio. Tale maniera di fare ha, perlomeno, come effetto, di
conservare in ciascuno la vitalit spirituale, senza essere tentata, per via di
un esagerata attivit intellettuale o di tensione affettiva, darrestare in lui
lincessante gorgoglio dello Spirito.
Il dialogo
Nel
dialogo, luno propone, laltro reagisce.
Non
affidare la tua anima a chicchessia. Una guida sceglila tra mille, una regola
di saggezza universale.
Non
improvvisiamoci accompagnatori, lasciamo che gli altri scoprano in noi questo
carisma.
Laccompagnatore?
Il testimone di una vita che lo supera. Lui stesso colui che interroga i suoi
discepoli del Maestro interiore.
Tu mi
chiedi che fare? La risposta uni te, io posso solo aiutarti a scoprirla.
La tua
libert risveglia laltro alla sua libert. Tu lo confermerai maggiormente per
ci che sei pi che per le tue parole.
Lascia
venire quel momento in cui una parola breve, semplice e tonificante, ti sar
donata: che dar gioia e luce in colui che la riceve.
Sii
magnanimo con il tempo. Forse occorreranno degli anni perch la parola uscita
da te porti frutto in colui che lha ascoltata.
Non
trattenere colui di cui hai incrociato la strada, lascia allo Spirito la cura
di nuovi incontri.
Custodisci
il tuo cuore libero, gioioso e distaccato. Le persone appartengono a Dio.
In
ciascun dialogo, ascolta in te e nellaltro, lappello dello Spirito. Raggiungi
ci che ciascuno porta in s di divino.
Ricordati
che il segno che Dio con te, la pace che sperimenti, lindifferenza ai
risultati. Rimetti laltro al suo Creatore.
La relazione
Due
persone messe in presenza delle realt pi profonde, si rallegrano nella fede
che sperimentano nella vita dello Spirito. Due mondi si incontrano, la libert
e la grazia.
Ricevere
liberi e disarmati. Curioso miscuglio di fermezza e dolcezza, di sicurezza e
debolezza.
Lamore
che nel cuore, ma rimonta alla sua sorgente, dona libert di parlare e di
tacere.
Essere
presi dallo Spirito, riversare verso un altro una vita che viene da oltre.
Negli
incontri due libert si ricevono da Dio che dona loro di conoscersi per
accenderli ad un pi alto grado di libert nellamore.
Le
relazioni di un giorno come quelle di tutta la vita, non appartengono a te.
Legami
segreti di vita che non asservono, ma danno agli esseri di esistere.
La
paternit spirituale costituisce una relazione unica, immagine della paternit di
Dio. Essa come il fiorire di tutte le cose nel mistero trinitario, comunicato
alluomo per Ges Cristo nella Chiesa.
Lamicizia,
un incontro nella similitudine del desiderio spirituale. Due libert si
ricevano da Dio riconoscendo di non avere luno sullaltro nessun diritto.
Tali
relazioni rivolgono i cuori verso un oltre da scoprire incessantemente. Sono un
anticipazioni del Regno dove le persone si conoscono reciprocamente nella luce
di Dio.
La
maniera sempre pi libera di vivere una relazione, senza ricerca di s, apre
alla vera castit, condizione di ogni incontro e di ogni amore. Quaggi sulla
terra non finiremo mai di scoprirla.
Lamore
casto lamore diventato trasparente alla vita di Dio che amore.
Tutte le
potenze affettive della persona sono sempre pi aperte nella consegna della
propria libert allo Spirito e vengono trasfigurate in Lui. Esse lasciano
passare in loro il movimento dellamore che fa comunicare le persone senza mai
farle fermare su se stesse e dona a ciascuno di conoscere nellamore la propria
identit.
Lo sguardo
Lo
sguardo di Dio uno sguardo creatore.
La
preoccupazione primaria del maestro spirituale deve essere quella di cercare
nella Sacra Scrittura come Dio vede le cose, luomo, la sua storia. Cos si
forma lo sguardo della fede, sguardo contemplativo.
Il vero
accompagnatore volge su colui che bussa alla sua porta uno sguardo dallalto.
Come Ges accoglieva ogni uomo che il Padre gli mandava.
Lo
sguardo contemplativo vede tutto luniverso, visibile e invisibile, attraverso
il desiderio dello Spirito.
Portare
sullaltro uno sguardo luminoso, nel quale nulla viene omesso: n la sua
grandezza, n la sua miseria.
Questo
sguardo interdice il giudizio, ma rimette laltro a Dio e al suo segreto.
Il male
non nelle cose, ma nello sguardo che desidera catturarle per s.
Lo
sguardo di Ges quello del Profeta che vede le cose dal di dentro e per il
Quale lavvenire presente.
Lo
sguardo penetrante di Ges quello del Creatore, dellartista, dellamante che
non disprezza nulla, perch ne vede il riflesso delleterna bellezza.
Ges ci
invita a sviluppare questo sguardo del cuore per giungere a vedere le cose come
le vede Lui, sguardo di verit in cui traspare la luce dello Spirito.
Tutto lo
sforzo dellascesi ha come finalit far crescere nei nostri cuori il desiderio
di Colui che gi li ha toccati, ma che ci ha lasciati sua nellassenza.
La Libert
La
libert, pericolo e possibilit di una persona che pu attendere alla sua
vocazione solo nella consegna allamore.
La vita
chiama vita. La libert suscita libert.
Cerca di
viverla e scoprirai ci che .
Vuoi
diventare libero? Comincia con il renderti conto che non lo sei e impegnati
nella lotta per diventarlo.
Sin
dallinizio, due realt sono legate luna allaltra: non cՏ libert senza
amore, non cՏ amore senza libert.
La
libert senza amore vagabondaggio, lamore senza libert diventa schiavit.
Accetta
ci che sei, ma supera la tentazione di fermarti in te. In ogni cosa vai sempre
oltre.
Ci che
tu sei, non lo vivi per te. Lascia allAltro di venire in te per insegnarti la
strada della libert e dellamore.
Il
maestro spirituale deve rispettare la persona che scopre la propria libert e
diventa capace di amare. Deve lasciarlo venire senza imporgli nulla. Come Ges.
Venuto
il momento di deciderti, entra nella tua camera, il luogo segreto del cuore
l, solo davanti a Dio, vedi ci che devi fare. L scoprirai il volto che
lamore dona a te stesso.
L dove
noi siamo, diventiamo i cooperatori di Dio per portare a termine la sua creazione:
la trasfigurazione.
La
libert non una trappola.
Essa non
dipende dai condizionamenti esteriori, ma da lucore che riconosce in tutte le
cose un cammino verso Dio.
Entra in
te stesso e non cessare mai di uscirne, allora sarai libero.
Lostacolo
alla libert? Fare da s la regola della felicit, tirare dalla propria parte
la giustizia.
Per
diventare libero, impara lo stile di vita del Vangelo, quello delle
Beatitudini.
Vivi
nella fede il dinamismo della libert e della grazia, esso ti trasporter come
un fiume.
Diventa
perfettamente libero consegnandoti allamore unico e necessari, spezzi cos le
tue catene e non vuoi pi altro che lasciare vivere lamore.
Nei
Santi, la grazia non distrugge la natura, ma la trasfigura e la orienta verso
il Regno.
Il tempo
Dio
lancia gli esseri nellesistenza, perch diventino nel tempo ci che sono in
Lui dalle origini. Ritorna a ci che se dalle origini.
Occorre
al credente tutto lo scorrere della sua vita sulla terra per scoprire poco a
poco il tesoro nascosto che egli porta dagli inizi.
Il
battesimo linizio della vita nello Spirito. In esso tutto presente come in
un seme.
In una
fede vissuta nel quotidiano, fai lesperienza di ci che viene.
Lo
Spirito ti fa riconoscere la sua presenza per lincessante sollecitazione che
Egli esercita su di te per spingerti pi avanti.
La
trasformazione in amore non mai finita, perch Dio amore.
Riconosci
il bisogno che hai, insieme no tutti gli uomini, di essere riconciliato con Dio
in Ges Cristo. La libert che acconsente al riconoscimento del peccato, si
lascia portare al di l di s dalla grazia che la giustifica.
Il
perdono mi dispone alla luce e la luce allunione.
Il
battezzato una persona chiamata ad irradiare attorno a s lamore che lo
colma.
Per
mezzo dei sacramenti entriamo nelloggi di quel tempo nuovo inaugurato da
Ges Cristo.
I
sacramenti sono situati al limite tra due mondi: del presente che essi sempre
consacrano e contestano; delleternit che gi qui e rimane velata.
I
sacramenti sono un germe celeste in cui noi cominciamo a marci gli uni gli
altri dellamore eterno con cui il Padre ama il Figlio e, per mezzo di Lui,
tutti gli uomini che gli dona come fratelli.
Ed ecco
linatteso: let dei perfetti, di coloro che hanno ritrovato linfanzia.
Il metodo:
strada per condurre al di l delle strada, dove tutte le strade convergono
verso lUnica, Ges Cristo.
Ricordati
spesso che tu non sei che allinizio delle meraviglie.
La prova
Nella
prova, luomo lasciato a se stesso, alla sua fragilit, alla sua solitudine,
svegliato per mezzo della fede ad un altro mondo.
Portando
in s il desiderio della vita, luomo cresce sotto il segno della morte.
La prova
un test di ci che io porto in me di miseria, ma anche di ricchezze. Essa
rivela il meglio e il peggio delluomo.
Un
cammino doloroso pu diventare un cammino luminoso.
Nella
prova, la libert, al di l di ogni scelta possibile, invitata al consenso.
Il
Cristo non ha spiegato il mistero della sofferenza, ma vi passato.
Il
superamento delle prove non pu avvenire senza un ricorso costante a Ges
Cristo.
Straziata
dal problema del male, la libert cresce nella fede e viene a credere
allamore.
Ges non
insiste tanto sul rinnegamento quanto sulla fecondit.
Ogni
Eucaristia, anche se noi fossimo affranti dalla sofferenza, ci rilancia nella
speranza della gloria.
Parlare
della croce, senza parlare della gloria falsarne il senso.
nel
Cristo in cui vive che il cristiano accoglie la prova.
Il
Cristo Lui stesso la spiegazione: bisognava che soffrisse per noi!
Lobbedienza
che si vuole radicale non vera che presso persone piene di vita e capaci di
amare. Essa non si comprende che nel desiderio di lasciare che il Cristo prenda
in S tutto ci che noi abbiamo ricevuto da Lui di intelligenza, volont, capacit
di essere e di amare. Occorre vivere orientandoci noi stessi a fare della
nostra vita un dono.
In
questi momenti cruciali, il maestro, come il discepolo, deve custodire la fede
nello Spirito, che attende il consenso della libert per agire.
Ogni
volta che siamo nella prova sentiamo il desiderio del bel silenzio.
La preghiera
Lattivit
e la passivit nellorazione fanno accedere alla sola e vera preghiera, quella
di Ges Cristo nella quale lo nostra si ritrova.
Il solo
maestro, lo Spirito Santo.
Laiuto
dellaccompagnatore soprattutto necessario per permanere in un giusta
disposizione danimo. La frequenza delle Scritture glielo permette.
Egli non
deve mai dimenticarsi che in campo spirituale si pu insegnare bene solo ci
che si vive.
Non si
tratta di riempire un certo tempo previsto con la preghiera, ma di incontrare
Dio nel cuore.
Orienta
il tuo cuore verso il desiderio. Chiedi i doni spirituali.
Per
durare nella preghiera, impara a sottometterti al ritmo tradizionale della
lettura e della preghiera.
Ricevi
la Parola nella fede per superarti e trovare Dio nel silenzio dellamore.
La mente
che cerca il luogo del cuore, si apre alla luce dello Spirito.
Nel
cammino della preghiera, impara a passare attraverso gioie, tristezze, lacrime,
senza esaltarti, senza stupirti, senza accusarti. Riconosci Dio che ti colma e
ti purifica.
Il
gusto, se viene dallo Spirito, non ferma la persona su se stessa, ma lapre a
Dio e agli altri.
Dio non
ti diventa presente che cercandolo sempre.
Il
confronto con la vita quotidiana giudica la bont della vita di preghiera.
Il
termine di questa lunga educazione, la Parola divenuta vita, sotto lazione
dello Spirito.
Apprendi
a riposarti non in te, ma in Dio.
Riconosci
in te la grazia sempre operante, anche nelloscurit.
Nella
tua preghiera supera lostacolo della paura o del dovere, per entrare nella
strada dellamore. Impara a vivere nella libert dello Spirito.
Lo Spirito
Lo
Spirito presenza di Dio nel mondo per lopera che Egli vi compie e per
lunione che realizza tra gli esseri.
Scoprire
nello Spirito Santo lanima della nostra vita e di tutte le cose.
Il
maestro deve iniziare il discepolo al mistero di cui lui stesso sempre pi
penetrato.
La
presenza universale dello Spirito non si impone. Essa si propone e chiede per
compiersi il consenso della creatura.
La voce
dello Spirito ci dice: Ricevi, accogli, riconosci il dono che ti viene fatto.
quel
S dove tutta la sua persona si impegna, che conduce Maria fino alla sommit
dellopera divina.
Per la
fede e il consenso di Maria, lumanit riconciliata con Dio.
Noi,
nella Chiesa come in Maria, non cessiamo di consentire alla presenza in noi del
Cristo Risorto di trasfigurare la nostra umanit.
Per
uscire dalla confusione in cui viviamo, esercitati allesame dei pensieri.
Non prendere per te, come Adamo, il frutto destinato a tutti. Prendi parte al
combattimento al quale Cristo ci conduce nel corso di tutta la storia
delluomo: ricevere da Lui il frutto che deve fruttificare nelle nostre mani.
Il
nostro combattimento: Prendi te stesso come regola di vita o Vuoi cominciare
a guardare fuori di te e a volere laltro per s stesso?.
Ecco
qualche regola di questo discernimento nel quale consiste il nostro
combattimento:
- In ogni
cosa, impara ad accogliere ci che ti viene donato e impara
-a passare oltre.
- Lascia
che il pensiero di Dio ti invada per non gioire che in Lui e in rapporto a Lui.
- Nel
ricordo del Signore Ges, passa al vaglio tutti i movimenti interiori della tua
persona, esame che permette di discernere i meglio.
Questo
discernimento, operato allinterno di tutto ci che tu vivi, ti far passare
ala di l degli stati danimo e ti render capace di ricevere le mozioni dello
Spirito.
Tu
cerchi di scoprire la volont di Dio? in noi stessi che essa scritta.
Spesso
noi cerchiamo di adempiere un compito non considerando che lo Spirito che
vuole compierlo in noi. Non cessare di uscire da te stesso per scoprire il
Signore Ges che vive in noi con il suo Santo Spirito.
Dio ha
rimesso luomo a se stesso perch diventi creatore di se stesso. Risveglia in
te il desiderio di vivere, ma non ti paragonare agli altri, non crederti n
migliore n peggiore.
Il
rinnegamento di te stesso sia per te la purificazione del desiderio per un pi
grande dono di te.
Sviluppa
la tua grazia propria, ma non ti fermare su di essa.
Tutto
possibile, tutto ti appartiene, dal momento che tu non cessi di ricevere da Dio
la chiamata e la sua realizzazione.
Non ti
fare degli idoli delle tue opere.
Nelle
tue scelte, non ti dimenticare: Tutti i movimenti per Dio, non sono
necessariamente una volont di Dio (Surin)
Al di
sopra di tutto: Allamore che ti trasporta non chiedere mai dove va.
Il testimone
La guida
spirituale un testimone della libert che Dio rimette alluomo.
Egli
cerca di risvegliare la libert al mistero della Chiesa e a quello del mondo.
nella
Chiesa che il neofita trova il Cristo, ed il Cristo che, attraverso tutto,
egli cerca nella Chiesa.
Ama il
mondo che da Dio, ma non fermarti in esso come in un assoluto.
Che sarebbe
la Chiesa senza il mondo? Che sarebbe il mondo senza la Chiesa? Vivi la
tensione dei due nellunit del tuo essere spirituale.
Il padre
spirituale colui che, dallinizio, fa intravedere la meta e dona il senso
della grazia sempre presente. Egli aiuta a dare senso alla vita, ad ogni vita,
superandola e dirigendola verso lass.
Testimone
di questo mondo che passa, la sua maniera di essere nel mondo una maniera di
essere di Dio.
CՏ una
dottrina sullaccompagnamento? Ognuno la sua maniera la scopre a poco a poco,
nella misura che la esercita su coloro verso i quali ha un influsso profondo e
buono, senza imporsi.
La sua
vita unificata per la presenza dello Spirito che la muove, ciononostante ci
sono giorni in cui egli si trova poverissimo allo sguardo degli altri.
La sua
maniera di fare, come quella di Maria, a qualche cosa dellimmensit e della
tenerezza di Dio.
La sua
gioia quella della trasparenza, lasciando cadere su coloro che lo incontrano
la luce che sa venire da oltre.
Gioioso,
se riesce, affatto scoraggiato, che fallisce. Sempre pronto a ricominciare come
anche a lasciare tutto, quando viene lora di doverlo fare. Presenza intensa,
ma libera.
Per lui
la vita non si mostra, ma si dona. La si prende o la si lascia, secondo la
volont di ciascuno.
Compito
unico di colui che lo deve vivere riconoscendosi servo inutile. Dio lo ha
introdotto nel suo segreto. a Dio che lascia la cura di rivelare quando il
tempo arrivato.
Questa
opera, egli lama profondamente, ma non appartiene pi al suo autore dal giorno
che lha vista. Essa di Dio, della Chiesa e di chi la vuol prendere.
O.A.M.G.D.