Jean Laplace

La libert nello Spirito. La guida spirituale.

 

INDICE

 

Introduzione  Invito ad essere

Capitolo 1      Il dialogo

Capitolo 2      La Relazione

Capitolo 3      Lo Sguardo

Capitolo 4      La Libert

Capitolo 5      Il Tempo

Capitolo 6      La Prova

Capitolo 7      La Preghiera

Capitolo 8      Lo Spirito

Capitolo 9      La testimonianza

Capitolo 10    Ridirsi le cose

 

 

 

INTRODUZIONE. Invito ad essere.

Dopo pi di cinquanta anni di ministero di accompagnamento spirituale, sento il desiderio di dire ci che mi sembra essenziale. Unautobiografia, mi ha detto qualcuno a cui ho fatto partecipe del progetto. Un testamento spirituale, ha aggiunto un altro. Io solo spero di evitare ci che potrebbe essere una sgradevole mostra di me stesso.

Questo libro si indirizza prima di tutto a coloro che - preti o laici - sono impegnati in questo ministero. La sua lettura, io spero, comunque possa essere utile a coloro che si interrogano sulla realt nascosta sotto questa parola. Non che costoro possono trovare in queste pagine lesposizione di una dottrina o la soluzione di casi di coscienza. Io vorrei parlare delle realt nelle quali il direttore implicato e quale vita spirituale esse reclamano da lui.

Limpegno nellaccompagnamento spirituale richiede un atto di fede nella libert eh Dio dona alluomo per aprirsi allo Spirito. La guida il testimone del gioco fra la libert e lo Spirito, di ci che i Greci chiamavano sinergia. La libert non si desta che per aprirsi allo Spirito; lo Spirito non si comunica che per condurre luomo alla perfetta libert. In questa avventura che quella stessa della vita spirituale, vi sono dei rischi. Ma questi rischi, i pericoli dellanima, come diceva s. Gregorio di Nissa, costituiscono la possibilit per luomo di divenire partecipe della vita di Dio. Essa gli offre il potere di diventare figlio di Dio (Gv 1,12). Essa la condizione di ogni vera educazione spirituale. La guida ha per missione aiutare lincontro della libert e dello Spirito.

Ecco lincatenamento delle nostre riflessioni sul soggetto. Laiuto spirituale suppone un dialogo (cap. 1). Siccome non cՏ un dialogo senza mettere in moto laffettivit, noi parleremo della qualit della relazione che essa suppone (cap. 2). A cui si aggiunge la qualit dello sguardo che penetra questo mondo illuminato dallo Spirito (cap. 3). Viene adesso la grande questione: la libert condiziona lapertura alla grazia? Per rispondervi, occorre accettare di sottometterci a delle tensioni contrarie (cap. 4), in particolare alla doppia legge del tempo (cap. 5) e della prova (cap. 6). Rester da dire in quale clima si realizza questa educazione, quello della preghiera  (cap. 7) e dellazione dello Spirito (cap. 8). La conclusione verr da se stessa: lideale per la guida quello di diventare un testimone dello Spirito (cap. 9). In un ultimo capitolo riprenderemo, sotto forma di aforismi, lessenziale di questo libro. Questo cammino attraverso le realt fondamentali dellesistenza conduce colui che lo segue a realizzare lunit del suo essere nella pace dello Spirito. Questa la  condizione di tutti i ragionamenti spirituali, tutti gli accompagnamenti sono sempre un invito ad essere. Colui che lesercita deve aver realizzato per primo la propria unit interiore.

Questo ideale pu essere mai raggiunto? Come la libert esso in perpetuo divenire. Noi non cessiamo di diventare liberi, senza mai essere sicuri di esserlo. Chi pu assicurarci che in questa vita dello Spirito abbiamo raggiunto il traguardo? Non tuttavia inutile porre allinizio del cammino questo invito allessere, pur se esso sar ancora da capire nelle pi alte sommit delle ascensioni. Tali propositi rimangono utili a tutti gli stadi del percorso dove conviene sempre ridire verso tutti e contro tutti che senza questa preoccupazione della libert, niente di buono si far nella vita spirituale.

Noi viviamo nei tempi in cui stata riscoperta, secondo il pensiero di Olierei Clement, che non necessario essere meno per essere pienamente cristiano. Questo libro non si indirizza agli specialisti della spiritualit, ma a tutti i cristiani coscienti della grazia incomparabile dello Spirito che hanno ricevuto nel battesimo. Da l scorre tutto il resto.

Le Bernerie en Retz, 24 giugno 1994

Solennit di S. Giovanni Battista

 

Capitolo 1: Il Dialogo

Ogni educazione si realizza in primo luogo nel dialogo, leducazione spirituale come ogni altra. Questa fu lintuizione di s. Ignazio di proporre i suoi Esercizi Spirituali, non da leggere, ma da fare in compagnia di qualcuno. Il libro utile, ma viene dopo. Prima di tutto ci sono due esseri: uno propone laltro reagisce. E, secondo le reazioni di questultimo, il dialogo prosegue.

Conviene sapere ancora ci che luno e laltro si attendono e come intendono condurlo.

 

Loggetto del dialogo

Questo dialogo ha un preciso oggetto. Esso mette davanti due battezzati che hanno questo in comune: essi credono alla vita in loro stessi dello Spirito Santo e desiderano rendersi docili alla sua azione. La loro intenzione non di istruirsi su tale oggetto della loro fede n di intrattenersi in questioni che pone loro lintelligenza della Parola di Dio. Lei mi fa unomelia, dissi un giorno ad un prete che stava facendo con me i suo colloquio quotidiano in un ritiro spirituale. N discussioni di idee, n condivisione del vangelo, ma comunicazioni delle reazioni intime davanti alla Parola o alla vita per verificarne la rettitudine.

Noi qui siamo non nellordine della pura intelligenza, anche se applicate a delle verit di fede, ma in quello del cuore, l dove lo Spirito ci fa penetrare la parola ricevuta per mezzo dellunzione e la fa passare nel nostro essere pi profondo per mezzo del gusto che ci dona. In questo campo intimo dove lillusione possibile, ho bisogno di confrontarmi con qualcuno che abbia esperienza di queste cose. Ho bisogno di lui per sviluppare in me questo soffio interiore di cui parla s. Paolo e che permette di discernere il meglio. Prima di preoccuparsi dellaccoglienza da fare a coloro che desiderano un aiuto di questa natura, conviene chiedersi se colui che scelto come direttore ha unidea giusta del dialogo spirituale. bene evitare delle delusioni. un grave affare affidare la propria anima a qualcuno, diceva il vecchio Scorate. tra mille che occorre scegliere un direttore, diceva s. Teresa dAvila. In effetti di direttori ve ne sono di diversi tipi. Surin, nei suoi Dialoghi spirituali ne distingue tre: i direttori mondani, quelli spirituali e quelli divini. Lo scopo dei primi sar, si potrebbe dire, di portare i loro visitatori a fare una buona confessione e a custodire un comportamento religioso. Dopo di che, essi si intrattengono con loro sulle novit del giorno, della famiglia, dei loro progetti. Su questo si chiude lincontro. La preoccupazione del direttore spirituale ben differente. Egli vorrebbe risvegliare ci che si chiama vita interiore. Egli si sforza di aprire il suo diretto alla preghiera e limpegno totale per lascesi e la pratica delle virt. Per giungere a ci, propone dei metodi, degli esercizi che controlla poi lui stesso. Di visita in visita, egli chiede che progressi si sono fati. Egli sa, alloccasione, porre delle esigenze. Quale differenza cՏ tra questi direttori e quelli che Surin chiama divini? La differenza potrebbe sembrare di primo colpo sottile; essa tuttavia essenziale per definire il piano dove si situa - o meglio tende - il vero accompagnamento. Presso il direttore divino, lattivit spirituale che, presso i secondo, rimaneva nellopera delluomo, si esercita nei movimenti della grazia. Presso i direttori della seconda categoria, dimora una certa rigidit, la preoccupazione di non mancare allosservanza dei programmi. Fedelt che non senza importanza, soprattutto agli inizi, ma dove ancora non questione di libert nello Spirito. Questa la preoccupazione dominante dei divini. Senza negligere gli esercizi, essi li mettono al loro posto di mezzi, il fine quello di renderli docili agli appelli dello Spirito. In questo campo essi non conoscono che un solo cammino. Ciascuno deve scoprire, nellimmensit dei doni di Dio, la maniera particolare in cui lo Spirito lo conduce. A questo terzo livello, lideale ci che gli orientali chiamano la sinergia, questa azione comune della grazia e della libert, nella quale luomo diviene collaboratore dellazione di Dio nelluniverso.

Questa divisione di Surin, espressa in un linguaggio del XVII secolo, pu illuminare la situazione di oggi di coloro che si impegnano in questo ministero di accompagnamento. A che livello situare il dialogo? Ci sono quelli che confondono la confessione e la direzione, si contentano di dare qualche consiglio al momento del Sacramento della penitenza. Essi dimenticano che laccompagnamento spirituale non appannaggio del sacerdozio. Il suo esercizio mansione del campo spirituale proprio del direttore e del suo carisma. E tra coloro che sorpassano il livello delle bune parole e delle pie esortazioni, quanti hanno scoperto il livello dove il Surin pone i divini, quelli della docilit allo Spirito Santo? Quanti rimangono incatenati della loro maniera di vivere la propria fedelt a Dio, legati da pratiche che soffocano coloro che si affidano allo loro direzione? Questo il danno di coloro che troppo in fretta si slanciano nellaccompagnamento: sono malati dei loro metodi, buoni per loro e per dei principianti e che danneggiano gli altri che, a dir poco, sono aiutati male e non avanzano nella loro via.

Quello che possiamo concludere ci sono bene diverse vie su cui accompagnare le persone spiritualmente. Laccompagnatore prima di accettare colui che chiede il suo aiuto, deve avere coscienza di questa diversit e non fare passare tutti per lo stesso cammino. Egli deve, per lo meno, farsi unidea della variet dellessere e delle vie per cui lo Spirito li conduce. Senza dubbio baster vedere nel Vangelo le diverse maniere che ha Ges di intrattenersi con le persone per aprirle al Regno. Si vede sfilare gli esseri pi vari nelle situazioni pi diverse, dalla chiamata degli apostoli al modo di formarli, lincontro con Nicodemo o con la Samaritana, laccoglienza che fa alle donne, ai peccatori, ai farisei. Ciascun accolto per se stesso, e accostato come se fosse lunico.

 

Lascolto nel dialogo

Surin distingue tre categorie di direttori spirituali. Come avrebbe risposto a chi gli avesse posto la questione delle categorie di coloro che chiedono aiuto spirituale? Una esperienza anche minime permette di dire che ve ne sono tante. Essa ci far evocare immediatamente gli affanni di tanti visi, le voci di tanti esseri che vengono per porre la questione del mistero delluomo davanti alluniverso e davanti a Dio. Immensa sfilata di gente che fanno sentire le risposte le pi diverse alla domanda: Che vi attendete voi dallincontro?

Ci sono quelli che non sanno come iniziare, un po irritati che noi non prendiamo le mosse, senza rendersi conto che sono loro che non sanno cosa dire. Altri che sono presi a capire tutte le questioni e a sottomettersi a tutte le esigenze, talmente sono desiderosi di essere liberati da se stessi e di essere risvegliati alla vita. Certuni al contrario, iniziano volentieri il dialogo, ma rimangono in superficie. La cultura religiosa o profana li ha abituati a parlare di tutto con disinvoltura, ma come leggendo dei libri. Questi ignorano la loro personalit profonda, ma la loro superficialit rischia essere ricambiata da chi li ascolta. Di certi altri si pu dire che hanno sbagliato indirizzo. Soffrono dei loro squilibri interiori, si indirizzano a noi come a dei psicologi. Confondono tutte le domande. In particolare la loro immaturit affettiva ci fa pensare che essi cercano in noi un padre o una madre, il congiunto che venuto loro a mancare. Ci sono poi altri casi contrari ai precedenti. Essi sono equilibrati e hanno del temperamento, ma leducazione non ha insegnato loro ad esprimersi, soprattutto intorno a ci che passa nel pi intimo di loro stessi. Davanti al dialogo che desiderano portare avanti, essi rimangono molto goffi.

La tavola infinita, come quella degli uomini. Davanti a tutti questi casi, i consigliere spirituale deve far prova tutte le volte di lucidit, di unesperienza sufficiente, di bont profonda e di senso spirituale. Non deve lui, come il Cristo dei Vangeli, condurre tutti questi visitatori tra gli umili di cuore ai quali aperto il regno di Dio?

Simile maniera di fare favorir la chiarezza del dialogo e permetter di raggiungere al punto di giusto una libert che, anche se riconosciuta debole e fragile, accetter di aprirsi alla grazia.

Sfortunatamente, non si possono accogliere tutti. Ma questo desiderabile? La questione si pone presto al direttore spirituale. Una divisione necessaria. Chi pu essere sicuro di farlo con esattezza e nello spirito evangelico? I soli principi non sono sufficienti a rispondere al problema. Occorre il rodaggio dellesperienza e molto spesso, quello dellerrore.

Sar giusto applicare in questo campo la regola posta da s. Ignazio per lammissione agli Esercizi Spirituali? Ci sono persone alle quali, secondo lui, sufficiente proporre qualche esercizio semplice, qualche maniera di pregare, di ricevere i sacramenti, di richiamare i comandamenti. Questo non un rifiuto, ma un discernimento su ci che ognuno pu portare. Ci sono altri nei quali la natura e la grazia fanno sperare pi grandi frutti. Con loro i dialogo pu andare pi avanti e raggiungere il suo vero obiettivo, la libert spirituale in vista di un pi grande servizio.

Lapplicazione di una tale regola richiede una grande delicatezza. Presa alla lettera non rischia di condurre ad un certo elitario? Non avremo che del tempo per persone la cui apparenza promettente. Ci sono persone silenziose, piene di saggezza e di forte buon senso e, ci che conta di pi, di sensibilit spirituale, ma che la vita non li ha rivelati a loro stessi. Messi in confidenza, essi si risveglierebbero a ci che sono e offrirebbero alla grazia una natura sana, giusta e vigorosa. In questo campo, il maestro spirituale deve essere indipendente da tutti i pregiudizi mondani, religiosi o ecclesiastici. Dio conosce i suoi e li sceglie dai luoghi pi diversi.

Per favorire questa divisione, il ricorso ad un esperimento, per usare una volta di pi il linguaggio Ignazio, prezioso. Si prova ci di cui ognuno capace. Un ritiro, pi o meno lungo e ben condotto, pu essere questo esperimento rivelatore. Ma, soprattutto, la vita concreta il miglior esperimento possibile. Il maestro segua il suo discepolo al naturale, senza che questi se ne accorga. Nello svolgersi del colloquio appaiono le reazioni, i desideri profondi, le ripugnanze. Altrettanti elementi, nella preghiera e nel quotidiano, che fanno scoprire le attitudini positive o negative che ciascuno apporta allinvasione della grazia.

Il principio da seguire nello svolgersi del colloquio sempre lo stesso, sotto le applicazioni le pi diverse: apprezzare in colui che viene a noi la capacit umana desistere e il grado di libert che offre alla grazia.. La libert reale, al di l delle pretese di ciascuno, si giudica dal modo di consegnarsi, nelle traversie dellesistenza, ad un servizio o ad una relazione. Pi particolarmente, qualcuno ha pi facilit di slanciare le sue potenze affettive, al di l delle sue paure e delle sue infatuazioni? diffidente di s? Si preoccupa dellimpressione che fa sugli altri? Il giudizio degli altri laccetta senza complessi e nella consapevolezza della propria unicit? In questo caso egli ha delle possibilit che accetti il rischio della sua libert.

Il dialogo potr allora svilupparsi nella verit. Esso stabilisce tra le due parti una grande mutua confidenza. Ciascuno a faccia a faccia dellaltro il pregiudizio favorevole (cf Es. Sp. n. 22). Tra i due cՏ riconoscenza, accettazione, simpatia, connivenza necessaria a tutte le relazioni vere. Come il maestro accetta il discepolo, il discepolo a sua volta sceglie di confidarsi al maestro. Nessuna costrizione nel loro scambio. Essi si incontrano su quella zona segreta della fede, dove nulla impossibile a Dio, anche quando luomo incatenato da tutta una serie di condizionamenti. In ciascuno dei due, il cuore si apre liberamente alla vita dello Spirito.

 

La conduzione del dialogo

Non si sente mai tanto la difficolt di dare consigli sul modo di condurre un dialogo, quando si in presenza di un novizio inesperto che vi chiede cosa fare. Egli crede che voi avete la scienza perch avete let e lesperienza. Ora, pi tu avanzi nella vita, pi tu percepisci la complessit di tante situazioni diverse. Occorre la destrezza, il fiuto. sempre possibile trattare il soggetto, a condizione con non lo si rinchiuda in una cornice troppo rigida. Anche per abbordarlo, noi andremo di qui e di l, in tutte le specie di pensieri diversi e per toccate successive, la realt in questione si schiarir a poco a poco. Lessenziale, applicando questi principi, di trovare ci che corre realmente nella vita.

In primo luogo non ci si improvvisa accompagnatore, ma si scopre in se stessi la grazia. Evidentemente cՏ anche la possibilit di una pretesa di credersi fatti per questo compito. Si rischia di rimanere nellillusione di coloro che cercano di occuparsi dei problemi degli altri per risolvere i propri o per dare libero corso al proprio temperamento possessivo, oppure che non cedano alla curiosit verso un mondo che li attrae. meglio lasciar agli altri scoprire in noi questo carisma. Colui che lo possiede realmente il primo a stupirsi di possederlo e non ha mai finito di crederci di possederlo veramente.

Laccompagnatore pi che un insegnante, pi che un predicatore o un propagandista. Egli testimone di una vita che trascende, quella dello Spirito, vita delluomo totale, quella della vita presente e quella dellal di l nella loro unit profonda. Questo ruolo, se compreso, esclude ogni pretesa, ogni autoritarismo. Colui che lesercita non si considera diverso dagli altri, ma cerca di far capire la sua propria connotazione. Egli vive per primo questa libert di cuore alla quale si sforza di formare coloro che si indirizzano a lui.

La sua preoccupazione principale la fedelt allo Spirito, prima di tutto in lui e quindi nel suo discepolo. Egli persuaso con s. Agostino che non linsegnamento che fa entrare nella verit, ma il Maestro interiore che rende personale e saporosa la parola intesa dalle orecchie. La sua cura quella di risvegliare lattenzione del cuore e di esserne lui stesso il primo ad essere sensibile a questo. Tutti e due sono discepoli di questo Maestro interiore. Essi si situano luno e laltro in una libert che non si sviluppa che per aprirsi alla grazia dove, detto in altre parole, essi passano continuamente dal fare al ricevere, dallagire allessere.

per questo che egli dimora nella pace, affatto ansioso della parola da dire o gi detta. Sia attento, ma non impaziente. Lattenzione amorosa non mai inutile, anche quando produsse effetti solo ultime ore della vita.

Fonda sulla fede lottimismo di cui tu fai prova. Sii persuaso che dalle situazioni le pi oscure pu liberarsi un punto luminoso che permette di ripartire nellesperienza. Il peccato stesso serve quando riconosciuto nellamore. Tu sei nato dalla polvere possiamo dire a colui che, a torto o a ragione, si vergogna per latto che ha commesso. la possibilit della vostra vita. Ges Cristo che ti raggiunge nelle profondit del tuo male, diventer qualcuno per te.

Soprattutto, vi un senso molto vivo della libert nella quale si sviluppa la vita della fede. Che colui che ti interroga ti senta libero di quella libert che ci ha portato Cristo: La verit far di voi degli uomini liberi. Che la tua libert lo risvegli alla sua propria libert e gli dia confidenza del meglio di se stesso.

Non sostituirti allo sforzo dellaltro. Aiutalo a scoprire lui stesso quello che lui deve fare. Tu in seguito laiuterai anche a farlo. Non dare soluzioni belle fatte, anche quando tu sei sicuro che siano quelle giuste. Le stesse soluzioni imperfette che laltro scopre da solo valgono pi di quelle che tu imporrai con una autorit mal compresa. Limportante che, nella sua ricerca, tu rimani in pace. Tu lo confermerai di pi con il tuo essere che con le tue parole. Tu non avrai detto nulla, ma gli avrai comunicato il gusto di vivere e di lottare.

Questo rispetto e questo silenzio tranquillo sispira al consiglio di s. Ignazio: proprio del Creatore entrare nell'anima, uscire, agire in essa, attirandola tutta all'amore della sua divina Maest (Es. Sp. n. 330). Come aveva anche detto in altro luogo: pi opportuno e molto meglio lasci il Creatore agire senza intermediari nella sua creatura (Es. Sp. n. 15). questo che prepara una persona a ricevere dallo Spirito quando Egli viene, lindicazione della strada che deve prendere. Inoltre, una simile condotta dona a tutte le pratiche religiose o alle altre opere intraprese, pace, gioia, agilit che conducono al pi profondo di s.

in se stessi che occorre ricercare la soluzione che vorremmo trovare nel consiglio di un altro. Tu vieni a chiedermi che fare. Io posso solo aiutarti a scoprirlo. Occorrer parlare molto di ascolto. Per mezzo del silenzio tu raggiungi lo Spirito che vi conduce entrambi. Lascia venire tranquillamente la parola al di l di te stesso. Spesso ti rincrescerai di aver parlato troppo in fretta. Raramente ti pentirai del tuo silenzio. Il silenzio permette di ricevere laltro, riascoltarlo, di guardarlo, di scoprire al di l delle sue tenebre, la luce che lotta nel suo cuore. Limportante che questo silenzio non nasca dalla tua paura, dalla tua inquietudine e dalla tua indifferenza. Sviluppa la certezza che qualche cosa dovr passare, senza sapere n quando n come. Lascia venire il momento in cui la parola breve, semplice e tonificante ti sar donata, parola che far fiorire gioia e luce in colui che la riceve.

Ricevi i dubbi degli altri, i suoi attacchi, la sua aggressivit. Non ti confondere per le confessioni che ricevi. Non ti indisporre per i lunghi giri di parole usati per dirti una confidenza che pesa. Il tuo tranquillo silenzio spesso la migliore risposta che porta laltro oltre la logica dei suoi ragionamenti. Quando siamo infastiditi per quanto laltro ci dice, occorre rimanere in pace, senza paura di rimanere in silenzio. Una parola detta troppo in fretta, rischia di impedire allaltro di uscir fuori quella problematica che lo travaglia o di fermare la manifestazione di parti insospettabili del suo essere. Volendo intrattenere la conversazione, tu la fai deviare in un modo che ferma le confidenze pi profonde. Tu fermi cos lattivit spirituale che si risvegliava o tu la fai deviare dentro i tuoi propositi buoni, ma inutili.

Sii liberale con il tempo. Occorreranno forse degli anni perch la parola uscita da te porti il suo frutto in colui che lha ricevuta. Accade per la parola quello che accade per il seme. Esso cresce da solo senza che il contadino vi pensi. Non essere ansioso di sentire leffetto prodotto dal tuo consiglio. Questo non ti riguarda. Tu lhai lasciato venire dal di l di te stesso. Colui che te lo ha ispirato lo far ricordare al momento voluto a colui che lo ha memorizzato senza comprenderlo. In questa lunga attesa, accetta di passare per delle notti, non solamente quelle del tuo interlocutore, ma anche le tue. Non cercare di sapere come uscirne. Il momento verr, senza che tu te ne renda conto, in cui tu sarai passato con lui allaltra riva. Peraltro, possibile che il tuo silenzio impotente, portato nella pace, sar per tutti e due loccasione di sentire la poca importanza della questione posta e di cercare pi lontano la radice del male che siete tutti e due impotenti a riconoscere.

Non ti preoccupare troppo di evitare le ore difficili a chi si confida a te. Non bene circondare di protezioni che non conosce i rischi della sua libert.

da questa parte che si accede alla maturit: Vedi tu stesso, mi diceva sessanta anni fa il mio vecchio Maestro. Io non ho mai dimenticato la lezione.

Gli incontri di un giorno o di qualche mese, avranno un seguito? Non te ne preoccupare. Non appropriarti di colui di cui hai incrociato la rotta. Lascia allo Spirito la cura dei nuovi incontri. La relazione di un giorno come quella di tutta una vita non ti appartiene. Essa si riceve da Dio e non pu crescere che rimettendosi al suo buon volere.

Ci sono giorni in cui la parola deve essere audace. Nelle diverse situazioni, conviene talvolta lanciare la parola incisiva che fora un ascesso, che rivela un male segreto, che mette davanti una chiamata che laltro si rifiuta di sentire. Che la tua parola sia franca e netta, potr forse essere sconcertante per linterlocutore, ma giammai dura e costrittiva. La freccia scoccata sar liberatrice. Non ti preoccupare del seguito. Esso non ti appartiene. Tu non devi possedere la luce che Dio ti domanda di trasmettere. O piuttosto, attraverso essa, raggiungi Dio che si serve di te. La tua azione diventa preghiera e presenza feconda.

In questi casi non sar pretesa fidarsi del proprio intuito. La pretesa sar di giudicare con severit coloro che non crescono o che vanno meno veloci di te. Ricordati solamente che il segno che Dio con te la pace che tu provi, la dolcezza del cuore, lindifferenza al risultato. Rimetti laltro al suo Creatore che il solo giudice e giudica nellamore.

Peraltro non credere che la tua perspicacia ti obbliga a comunicare subito la verit di uhi tu hai evidenza. possibile che il tuo interlocutore non sia maturo per portarne il peso. In un amore crescente attendi il momento favorevole. Se loccasione non si presentasse, non fartene un rimprovero. Un altro far meglio di te lopera di cui ti credevi incaricato. Custodisci il tuo cuore libero, gioioso e distaccato. Le persone appartengono a Dio.

Una grande ascesi necessaria a chi vuole essere fedele a questi principi. Una ascesi che nasce dalla verit stessa dellopera che si compie. Essa non rivela tanto una prudenza che poggia sulla repressione degli eccessi dei sentimenti che si provano. La tua sicurezza non sar tale da non provocarti, in certi giorni, sofferenza, solitudine e incomprensione. Pi che mai come in quei momenti tu avrai bisogno di rifugiarti in Colui che la Verit. Non cercare di giustificarti. in questa incessante purificazione del cuore che tu dimori fedele al carisma che hai ricevuto. Dimorando tranquillo, tu non portarti, dopo un incontro difficile, ansiet o amarezza. Accoglierai senza pena il nuovo visitatore, egli appartiene a Dio e da Lui tu lo ricevi.

Che cosa pu pretendere arrivando a questo? Pi uno si avvicina allideale, pi sente tutto quello che gli manca, tuttavia egli vive in una sicurezza che lo stupisce. Egli passa attraverso il rimettere in questione le approssimazioni. In una fede sempre pi grande, affronta con meraviglia un mondo che altri hanno lavorato prima di lui e che altri lavoreranno dopo di lui. Tutta la luce ricevuta per lui una chiamata. Egli conosce una forza che non parte da lui e che lo fa ripartire nella gratitudine. In ciascun incontro personale, egli sente in lui e nellaltro la chiamata dello Spirito che vuole riunire tutti nellinvisibile. Egli raggiunge ci che ciascuno porta in s di divino. la sua maniera di vivere la presenza sempre pi invasiva di Ges Cristo che ci diventa intimo e che, per condurci a Dio, espone al pericolo della libert, secondo lespressione di Gregorio di Nissa.

 

Capitolo 2: La Relazione

Necessariamente, tra accompagnatore e accompagnato, si stabilisce un relazione. Cos succede ogni volta che noi facciamo delle confidenze tra persone. A pi forte ragione, quando le confidenze vertono su cose molto intime, quale la nostra vita di relazione con Dio. Occorre parlare di questa relazione che si istaura.

Il padre spirituale talvolta preso alla sprovvista davanti ad essa. Egli preparato a tutto tranne che a subirne lo choc. Le confidenze rivelano in lui zone segrete della sua affettivit. O si spaventa o si lancia allavventura: due attitudini contrarie che non sono fatte per mettere in confidenza colui che vorrebbe trovare qualcuno che riceva in pace le sue confidenze.

Un grande equilibrio affettivo necessario a colui che assume un compito di guida spirituale. Egli deve poter donarsi tuttintero senza lasciarsi prendere dalle attrazioni che sente e da tutto ci che ci portiamo in noi: dallamore che si risveglia, dal narcisismo o dalla ricerca di s. Entra in un campo in cui non deve n cedere alla paura n lasciarsi andare.

Per ottenere questo dominio di s, deve rassicurarsi per leducazione ricevuta, la maturit acquisita nellesperienza, il consiglio di amici o, se necessario, gli avvisi di un psicologo. Ma ci che in definita gli permette di intraprendere una attitudine che non semplicemente dominio di s, ma apertura del cuore, il soffio dello Spirito chi riprende la natura, non per sopprimerla, ma per portarla alla sua massima perfezione. Lo Spirito in noi trasforma in agape le forze di eros, ci fa passare dallamore passionale dove rimane molta ricerca di s, a un amore gratuito, aperto e disinteressato. Il padre spirituale manifesta nella relazione che instaura una natura trasfigurata per la grazia. in questa presenza dello Spirito che trova la sua grande sicurezza e che assicura colui che a a lui si rivolge.

Questa sicurezza deve trasparire tanto nelle visite passeggere che nelle relazioni che si prolungano, paternit spirituale o amicizia.

 

Visite brevi

La stessa visita passeggera, una visita di cui ignoriamo se sar seguita da unaltra, non pu lasciarci indifferenti. Essa non una semplice consultazione di un professionista. Essa chiede attenzione del cuore. Una persona si consegna con i suoi dubbi, e sue sofferenze le sue esitazioni. Non si mai esperti dei segreti che qualcun altro ti confida.

Lascolto, in questo primo contatto pu essere determinante. Ascolto timido, freddo, imbarazzato; o, al contrario, semplice e diretto. Rivela lessere tutto intero  e mette gli interlocutori sul livello in cui possono incontrarsi. Ci sono ascolti affrettati che mancano di spontaneit e sono faticosi. Prima di tutto essi devono manifestare la libert del cuore di colui che accoglie, anche con riserva o quando si sviluppano. Essi devono dare limpressione che non si ha altro da fare che ascoltare.

Il visitatore sente di solito in colui che incontra lequilibrio dove la grazia lo ha stabilito. Per prima cosa egli bloccato o si sente accolto. Simpatia naturale che proviene dallal di l della natura. Una vita profonda si rivela e lascia presentire che tutto si potr dire, senza provocare irritazione o reticenza. Il silenzio di cui si attornia il direttore spirituale non manifesta la sua superiorit in rapporto allaltro; costui suo fratello.

Questi primi momenti di incontro, segnati da una certa simpatia, permettono di superare le prime reazioni di favore o di rifiuto o di diffidenza che si formano nellaltro. CՏ stato pi di un visitatore che, poco abituato a questa semplicit, rimane come un bambino a cui i primi segni di affetto provocano un senso di smarrimento. Occorre vedere e passare oltre, senza darvi importanza. Che un desiderio di efficacia immediata o di rigore nellintenzione e nei propositi non impedisca alla corrente di fluire. Non questo il modo con cui Ges accoglieva i piccoli e i poveri, anche se li incontrava una volta sola. Il vero accompagnatore leva, su colui che bussa alla sua porta, uno sguardo dellal di l che passa sopra le apparenze, riflesso dellamore del Padre. Egli dona certezza a colui che forse non rivedr mai pi, di aver incontrato, almeno una volta nella sua vita lamore. Questo pi importante di dare le risposte alle questioni che venuto a porre.

Come legare semplicit e riservatezza? Perch questa necessaria affinch la conversazione si svolga su un terreno di vero incontro. Essa nasce da un curioso miscuglio di fermezza e dolcezza, in una persona contemporaneamente senza difese e libero. Una presenza di tutta la persona che non ha nulla di solo voluto. Colui che riceve sa di essere lo strumento necessario e inutile di unopera divina che lo sorpassa. Qualit umane e vita profonda dello Spirito, uniti in lui per ispirargli il modo giusto che mette a proprio agio. Raro equilibrio di attenzione e di oblio di s, presenza allaltro che presenza a Dio, questo il segreto dellirradiamento di certe persone. Pierre Favre, compagno di Ignazio, mentre percorreva lEuropa, contemplava gli angeli degli uomini che incontrava. Candore di un cuore che rende presente a colui che attraversa sul cammino e fa vivere dentro un mondo divino. Questo fa dissipare linquietudine di sapere come si svilupper lincontro. Qualcuno l in nome di Dio. Ricevilo come il cristo. Se lui ritorna, ricevilo con gioia. Se tu non lo rivedrai mai pi, rimani nella pace. Non ricordarlo se non per affidarlo a Dio.

A fianco delle visite passeggere, ci sono quelle che si rinnovano, in particolare quelle il cui oggetto rendere conto, a intervalli regolari, dellesperienza di ciascuno. Voglio ora parlarvi dellaccompagnamento durante un ritiro. Ci sono diverse maniere di concepirlo: in un centro spirituale, in un monastero o, semplicemente, nella vita corrente. In tutti i casi, pi che linsegnamento, importa lincontro durante il quale il ritirante espone ad un accompagnatore i propri movimenti interiori, le reazioni prodotte in lui dalle meditazioni della Parola o linsegnamento ricevuto.

Questi incontri suppongono, da parte di colui che riceve, una presenza pi profonda e pi curata che in una visita passeggera. Incontri quotidiani, se possibile, che non domandano di essere lunghi, ma di andare subito al fatto con qualche parola precisa, riprendendo, se occorre, ci che si era detto il giorno prima per assicurare lunit del cammino tra ieri e oggi. Lintelligenza del cuore - o, se voi preferite, la memoria del cuore -, fa passare velocemente sui dettagli inutili, evita le lunghe mostre di s, va subito a ci che rimette laltro sulla linea che lo Spirito gli fa seguire. Compito delicato che richiede larte o la tecnica del dialogo, ma pi ancora lapertura del cuore che non si stupisce di nulla, che sa tanto aspettare quanto interrompere al punto giusto. Ci sono dei giorni in cui, una parola incisiva, ma pronunciata tranquillamente, sconcerta colui che la riceve. Occorre saperla dire nella certezza che essa apporter la luce per i giorni che verranno.

Pu accadere che delle visite frequenti producano un effetto contrario a quello atteso. Esse creano nel ritirante lansia di ci che dovr dire, egli pensa a questo sempre anche durante i tempi di orazione. Al posto di liberarlo, esse lo ripiegano su se stesso in unanalisi che lossessiona. il caso tipico dove il metodo rischia di diventare un fine in se stesso. Laccompagnatore troppo inesperto potrebbe non essere ancora capace di dare a ciascuno ci che gli conviene, preoccupato comՏ della fedelt al metodo che alla docilit dello Spirito.

In tutti i modi, lamore che nel cuore risale continuamente alla sua Sorgente per verificare il percorso, dona la libert della parola o il silenzio e ispira il tono giusto. Lopera che si sta compiendo non mi appartiene, essa dello Spirito. Questo amore al di l dei sentimenti provati, della contentezza suscitata da uno o un altro dei programmi eseguiti. Conoscendosi fallibile, misurando i propri errori e i suoi passi falsi, laccompagnatore non teme di rimettersi in questione. Egli lo fa, senza legiferare in assoluto, rimettendosi continuamente allo Spirito e ricevendo se stesso da Lui in questa breve e quotidiana visita.

 

La parentela spirituale

La relazione di cui stiamo per parlare e di unaltra specie. Essa crea tra due persone un legame indistruttibile, simile a quella che lega la parentela dentro la stessa famiglia. Al posto di essere dellordine della natura, dellordine della vita dello Spirito. Ges consacra questa parentela nel Vangelo: Chi mia madre? Chi sono i miei fratelli?, domanda. Sono coloro che ascoltano la Parola di Dio e la fanno. Non cosa indifferente per due persone incontrarsi nella loro comune ricerca della Sapienza e della Parola. S. Paolo, come Ges, parla di coloro che ha generato come una madre, comunicando loro la Parola del Vangelo. Tutto il suo essere, meravigliosamente sensibile, vibra al pensiero di costoro che ha educato. Giovanni aveva una sensibilit pi discreta, ma non meno profonda, non cessa di chiamare suoi piccoli figli coloro a cui indirizza la Parola. Questa relazione nellordine dello Spirito, una generazione. Questo modo di dire si trasmesso nella tradizione spirituale della Chiesa. Si parlato di volta in volta di maestri spirituali, di padri spirituali, e non solo nei monasteri o nella solitudine del deserto. Sviluppandosi nel mondo, la vita spirituale ha dato origine a tali relazioni.

Ai nostri giorni, questa maniera di parlare ci mette a disagio. Tanti sono stai i modi sbagliati, gli equivoci o le deviazioni che hanno affossato il concetto di paternit spirituale. Gli psicologici, infatti, hanno avuto modo di denunciare tante compensazioni pi o meno sane che sono state mascherate con questa paternit. Dal compiacimento di questo ruolo, Ges stesso mise in guardia i suoi apostoli: Non fatevi chiamare padre. Non avete che un solo Padre, Dio. Voi non avete che un solo maestro, il Cristo. S. Paolo, i cui sentimenti paterni si espandevano con calore, dice, al seguito del discorso di Ges: Non cՏ che una paternit, quella che viene dal Padre della luce. Per essere giusta la relazione di cui stima parlando, deve essere riconosciuta come una partecipazione. Generare nello Spirito, significa lasciare passare ad un altro una vita che viene da oltre, senza ritenere nulla per s, in questo modo si continua la generazione divina in mezzo agli uomini.

Come in tutte le relazioni, occorre avere lo spirito sveglio sui pericoli che si corrono in questo campo. A qualunque grado si situi una relazione, essa compromessa per lappropriazione che ciascuno ne fa. Questo pericolo reale un motivo per diffidare di questa relazione? Non forse talmente rischiosa da preferire di non intraprenderla per non viverla nella menzogna? il rischio della libert di fronte allamore. anche una chance.

Accettare questo ordine di partenti, accettare dentrare, da una parte e dallaltra, in ci che permette a una persona di esistere. Riconoscere la paternit, riconoscere una vita che ci donata, una vita che non da noi e che puro dono damore. Noi tutti abbiamo incontrato persone percosse dallesistenza che non sapevano n da dove venivano n dove andavano, senza sapere che cosa sia lamore n essere amati. Il riconoscimento di questo ordine di generazione per lessere umano un fattore primordiale di equilibrio. Lordine spirituale non sfugge a questa legge. La paternit per la quale un battezzato aiuta un altro a vivere la vita che gli ha donato Dio, costituisce una relazione unica tra tutte, una immagine straordinaria e splendida della paternit di Dio (Andr Louf). Noi veniamo coinvolti in questo meraviglioso scendere di Dio a noi e nella risalita di noi a Lui. come il fiorire di tutte le cose nel mistero trinitario comunicato allumanit per mezzo di Ges Cristo nella Chiesa.

Questa risalita fino al mistero di Dio vale pi di tutte le cautele per levare le incertezze e le ambiguit che minacciano la dipendenza affettiva che la vita pone in mezzo agli uomini. La gratuit in cui si sviluppa impedisce di appropriarsene e di guardarla come un diritto. Come tutto ci che viene da Dio, essa ricevuta nella riconoscenza e ci apre ad un amore sempre pi universale.

Nella misura che questa trasmissione di vita si opera nella verit, essa dona a chi ne oggetto la facolt di conoscere qualche cosa della gioia divina che esiste dovunque lo Spirito si comunica. Io potrei dire, pensando alle parole del Cristo nel Discorso dopo lUltima Cena, che vedo la relazione umana in ci che pi ha di elevato, riflettendo in se stessa la relazione che cՏ tra le Persone Divine dove tutto centrato sullaltro. Nati da Dio, nessuno vive per s. Nessuno genera per s. Nessuno generato per s. La vita che si sviluppa gioia, perch relazione pura tra colui che dona e colui che riceve.

su questo solido fondamento che la relazione trova forza di superare le crisi che attentano inevitabilmente alla sua crescita. Vengono dei giorni dove, come nellordine della filiazione naturale, ciascuno deve affrontare la solitudine della sua persona davanti allaltra. Distanza dove ciascuno prende coscienza di se stesso, non per opporsi, ma per prendere il suo posto unico. Ogni educazione passa le sue ore difficili. Questa solitudine la condizione della vera comunicazione. Ciascuno scopre che non lui che pu permettere allaltro di diventare ci che . Questa relazione, nata nella libert, non cessa di svilupparsi in essa. Allinizio essa una possibilit. Tu diventi figlio di colui al quale tu hai deciso di rassomigliare. Immagine dellatto del battesimo dove ciascuno, riconoscendo Dio come padre, riceve da Lui il potere di diventare figlio suo. Crescendo, a partire da questo atto iniziale, le persone prendono ulteriore coscienza di ci che sono luno per laltro e trovano la loro consistenza. Il padre si rivela come padre, il figlio vi riconosce la relazione che lo fa essere. La libert si nutre di questo dono che essa stessa fa alla grazia della paternit o a quella della filiazione.

Un tale sviluppo fa scomparire i sentimenti di ineguaglianza o di dipendenza che ci fanno ricordare la nostra infanzia. Il Padre e il Figlio non si riconosco affatto inferiori lUno allAltro. Tuttavia, lUno non sar mai lAltro. Cos tra il padre e il figlio spirituale. Perch io? Perch tu? Dio che ci ha donato luno allaltro in una relazione unica. Io riconosco nel padre colui attraverso cui Dio mi comunica la vita dello Spirito. una sorgente in cui la vita ha inizio. Riconosco nel figlio la vita che si riversa e se ne va lontano da lui per essere nuovamente comunicata. La vita non catturata n dalluno n dallaltro. Essa si spande. Cos si risolvono le crisi passeggere delladolescenza – normali se sono passeggere, sterilizzanti quando esse si prolungano – per mezzo delle quali si giunge ad essere persone che, crescendo, sono capaci di rivoltarsi contro coloro che, dapprima, erano assoggettati.

Questa esperienza di libert che si fa nella mutua  riconoscenza aiuta a comprendere come la libert vissuta nella Chiesa. Lil padre colui dal quale ciascuno prende coscienza di aver ricevuto una vita. Egli anche colui che dona la libert di ricevere il dono di Dio. I figlio colui nel quale la relazione con il padre invitato a diventare se stesso e ad agire secondo i propri talenti ricevuti. Legami segreti di vita che non asservono, ma che donano alle persone la loro stessa consistenza. Qualche cosa di definitivo si  stabilisce tra le persone, un punto di ancoraggio dove si ritrovano al di l degli errori e dei sbagli. Si parla di legami della natura e della rane, occorre parlare di legami della comunione nello Spirito. Le purificazioni necessarie per scacciare le ambiguit sempre possibili  non vanno nel senso della limitazione e della paura. La fede conduce le persone a conoscersi nel movimento damore del Padre e del Figlio allinterno della Trinit.

Relazione feconda, gratificante, costituente un equilibrio di grazia e di libert, sorgente del pi per irradiamento. Essa si realizza sempre tale e quale noi lavevamo prevista? Senza dubbio essa anche rara che quei direttori introvabili di cui parlava Teresa dAvila e che occorre scegliere tra mille. Essa una meta verso la quale, se la grazia donata, ciascuno pu sforzarsi di tendere. Essa manifesta che, lontano da annullare la natura, la vita spirituale la conduce al di l di ci che essa aspira. Ciascuno, in questa ricerca, lascia sgorgare le risorse pi feconde di questa vita, nello stesso tempo che si forma in lui unimmensa riserva di amore, immagine della grande tenerezza di Dio. Quando un simile ideale stato una volta incontrato o intuito, esso apre alla vita e alla libert. Che si allontani o sparisca colui nel quale si incarnata una volta, malgrado la pena della separazione, la sua grazia dimora viva in noi. Come i discepoli dopo lascensione, al di l della relazione visibile, noi viviamo del suo Spirito.

 

Lamicizia

Ci sono relazioni passeggere che si evolgono in parentela spirituale, ce ne sono di altre che si evolgono in amicizia. Laccento non sulla trasmissione della vita, ma sulla reciprocit in una vita ricevuta e condivisa. Bench si fonda su una rassomiglianza di natura e su una scelta del cuore, come tutte le amicizie, essa se ne differenzia per il suo principio che il riconoscimento, presso luno e laltro, di uno stesso desiderio spirituale.

Come quella della parentela, questa relazione di amicizia spirituale si sempre riscontrata nella tradizione. Occorre ricordare la relazione privilegiata che univa Ges al discepolo che Lui amava?. Un delizioso scritto del XIV secolo, del beato Aelredo di Rivaux – il Trattato dellamicizia spirituale – che vuol essere una replica al libro di Cicerone sullamicizia, descrive queste intime relazioni stabilite per mezzo di una comune vita spirituale tra due persone che la comunanza di gusti o del temperamento avvicina lun laltro. Essa , nella carit che ci unisce tutti, lo sbocciare di questa realt naturale che lamicizia. Succede che tali relazioni si riscontrano anche tra persone di sesso diverso. Si cita lamicizia che univa Giovanna de Chatal e Francesco di Sales, e qualche secolo prima, Francesco dAssisi e Chiara.

Si ha premura poi di aggiungere che questo tipo di relazioni sono eccezionali, talmente esse sembrano pericolose ai pi. Esse comportano dei rischi reali, nessuno ne dubita. Ma i pericoli pi reali non sono quelli che si immaginano. Certamente molte pie illusioni possono introdursi tra due persone che sono rimaste ancora adolescenti. Ma, ugualmente, anche quando la relazione sembra essere solida, essa domanda sempre riservatezza e prudenza. Ci che vorrei affermare che i rischi non sono meno, quantunque meno apparenti, tra due persone dello stesso sesso. L sviluppo di una relazione pu allora fare apparire, in uno e nellaltro caso, dei ripiegamenti su di s, delle gelosie, dei comportamenti infantili che manifestano, sotto arie innocenti, una mancanza di maturit affettiva. Il valore personale – cultura, intelligenza, qualit operative e gli stessi impegni spirituali –, pu ingannare. In qualche caso, una revisione seria necessaria per eliminare gli equivochi.

Ma pi che nel caso della parentela spirituale, i rischi non devono condurre alla paura e gettare il discrediti su ci che porta il marchio di un dono di Dio. Esistono veramente relazioni di questo genere che evitano altrettanto la piaga della facile attrazione che quella di un manicheismo inquieto che vede il male dappertutto dove cՏ di mezzo il sesso e la carne. Diciamo piuttosto che ci che dona autenticit a tali incontri. Allinizio essi non sono che frutto duna ricerca o di una attrazione. Ma a questa attrazione, sempre possibile, si aggiunge, come determinante, il riconoscimento della gratuit del dono di Dio. Non sono io che ti ho voluto, Dio che ci ha messo sulla rotta luno dellaltro e ci ha fatto incontrare. Inoltre, il suo sviluppo non sempre accettato subito. Pi la relazione cresce, pi cresce il mutuo rispetto. Due libert si accolgono da Dio riconoscendo di non avere luno sullaltro nessun diritto, in tal modo che la loro intimit li lascia aperti agli altri. Essa dona, a coloro che ne beneficano, di espandersi sugli altri la gioia che loro. Per tutto il loro essere, pi che dalle parole o dalle analisi, lasciano trasparire in loro la presenza di un amore che viene da Dio. Senza paura n puritanesimo, senza compromessi n repressioni, la vita zampilla dal meglio di loro stessi. Come noi spesso abbiamo affermato, la presenza di Dio si riconosce dagli effetti della sua azione. Questo principio si applica a questa relazione. Essa giudicata buona e venete da Dio per la chiarezza, la vitalit, la semplicit, la fioritura di vita che produce.

In effetti, la riuscita di una tale relazione dipende dalla qualit della vita spirituale in una natura sana. la penetrazione del mistero di Dio che le dona la sua sicurezza. Il desiderio di Dio racchiuso nella preghiera e fatto passare attraverso le contrariet, sempre possibili, di ogni giorno. In costoro matura lumilt, senza che pertanto si insinui il dubbio sulla relazione stessa. Questa, s, attraverser i suoi tentennamenti, le sue purificazioni, i suoi progressi, diventando inesperienza di vita spirituale.

Insomma, tutte le relazioni, la paternit come lamicizia, dato che attingono dalla profondit dellessere, portano il segno di un comandamento unico e universale. Lincontro particolare diventa segno, simbolo dellamore con cui Dio avvolge tutte le creature. Esso ne una partecipazione. Non si pu giudicare lamore che abbiamo per Dio senza tener conto delle intime relazioni con coloro che ci circondano. Lamore per Dio non esclude lamore per luomo, ma manifesta la sua variet e la sua profondit. Ci che custodisce tutta la relazione nella verit, il modo con cui essa si realizza verso qualcuno guardato continuamente. Risalendo verso Dio in una volont radicale, essa diventa una presenza di Dio nel cuore della Chiesa, per coloro che ne sono testimoni diventa un pegno della luce che attendiamo tutti dal cuore di Dio.

 

Lamore casto

Questa maniera di vivere una relazione manifesta ci che in tutti i contesti umani, la vera castit. Essa, essendo nel cuore prima di essere nel corpo, la condizione di ogni amore vero vissuto nel corpo. Essa fa di questo uno strumento di una libert che cresce nellamore. Nel caso di incontri spirituali, passeggeri o stabili, essa una garanzia della loro autenticit e ne assicura la fecondit.

In questa ricerca di unautentica castit, un punto che il padre spirituale non deve dimenticare, il suo fondamento ultimo, la fede nella risurrezione di Cristo, pegno della vita che aspettiamo, la sua. Senza dubbio gli conviene mettere in pratica ci che la psicologia gli insegna sulla vita sessuale e le relazioni che segna con la sua impronta; egli non deve lasciare da parte ci che lascesi ci insegna per pervenire al dominio di s, dei sensi, dei desideri. Ma luno e laltro rischiano di lasciarci nella nostra impotenza di fronte ad uno sforzo pesante e duro, se noi non lasciamo che il Cristo risuscitato, manifesti per mezzo del contatto della sua carne, la maniera divina di amare gli uomini. Non solamente noi impariamo in questa vita terrena con quale cuore libero Egli ci guarda e ama coloro che lo avvicinano, ma noi contempliamo nel suo corpo trasfigurato dallo Spirito la meta di tutta la castit: aprire il nostro corpo totalmente ad un amore personale ed eterno, concreto ed eterno. Io vedo in Lui luomo pervenuto infine alla sua pienezza, dove la morte distrutta e le opposizioni annullate. nellesperienza di questo nuovo e definitivo stato che vissuta nella Chiesa la verginit, anticipazione, dicevano nei primi secoli, della vita eterna. questa stessa esperienza che dona a tutti gli amori vissuti dai battezzati di diventare sacramenti o simboli della vita eterna.

Ci che vizia questo ideale dellamore, qualunque ne sia loggetto, ogni ripiegamento su di s, nei quali luomo arriva ad utilizzare gli altri come  dei puri oggetti. Che questo amore sia vissuto nel matrimonio o nella verginit, esso pi compromesso nella verit da questa ricerca di s che ogni altro incidente di percorso. Cadute che umiliano, ma che, nella fede del Cristo risuscitato, diventano mezzo per risalire alla sorgente di ogni purezza nellamore. questa incessante risalita che rende il cuore casto. Essa ci fa salire verso lunit nella quale Ges vive con suo padre e dove Egli trascina tutta la creazione. Tutte le relazioni umane, trasfigurate dalla fede del nostro battesimo, diventano cos una manifestazione dellamore del Padre che ci unisce nel suo Figlio per mezzo del suo Spirito. La vita nella castit, pi che un dominio di s, diventa una trasparenza della vita di Dio in tutto amore.

Vivi dunque ciascun avvenimento, ciascun incontro, in questo passaggio dalla carne allo Spirito. Gli uomini, testimoni della tua maniera di essere, si accorgeranno che questo passaggio che tu non cessi di vivere, lontano da mutilare o arrestare in te la vitalit delle tue potenze affettive, ti conduce al pieno compimento del tuo essere. Ci che appariva allinizio rottura apertura alla vita totale: Noi abbiamo lasciato tutto per seguirti, disse Pietro. Rispose Ges: Non ci sar nessuno che avr lasciato casa, moglie, fratello, parenti e figli a causa del Regno di Dio, che non ricever molto di pi in questa vita, e nel mondo che deve venire, la vita eterna (Lc 18,29-30). Questa rottura permette alla natura di compiersi nel superamento, facendo passare dalla morte con il Cristo, essa ci stabilisce, per mezzo della sua risurrezione, in uno stato definitivo. Cos colui che vive un amore casto pu far sembrare che nella sua maniera di vivere ha perso tutto, ma in realt ha guadagnato tutto.

La relazione di accompagnamento pu sembrare in certi giorni una avventura azzardata. Essa ci lancia, talvolta senza preparazione, nelluniverso dellaffettivit. Per avanzarvi, bene mettere in opera i mezzi umani, psicologia, ascesi, ma prima di tutto lasciamo passare su di noi il soffio dello Spirito creatore. La profondit del cuore casto permette allaccompagnatore di manifestare a ciascuno lamore con cui egli amato da Dio e che gli permette di avanzare nella vita dello Spirito. Una affettivit sana, solida e aperta, che non si spaventa dei movimenti che sente in s, e che attinge dallamore che riceve dallo Spirito la pazienza di passare attraverso i cammini in lei della natura e della grazia.

 

Capitolo 3: Lo Sguardo

Questo dialogo che si sviluppa nella confidenza e nellamore ha un oggetto: formare uno sguardo sul mondo cos come ce lo dona la fede. Questo sguardo che luomo pone su di s, sulluniverso, sui suoi simili, la fede lo rischiara di una luce nuova, quello dello Spirito che si espande attraverso i sensi spirituali donati nel battesimo che si sviluppano con lesercizio.

Il dialogo spirituale si propone di render familiare la conoscenza che lesercizio dei sensi spirituali sviluppano nel cuore del cristiano. Esso vuole soprattutto risvegliare lo sguardo del cuore, quello della fede che, attraverso questo mondo visibile, scopre linvisibile. La Scrittura aiuta alla formazione de questo sguardo che fa camminare nella luce: La luce del tuo corpo locchio. Se il tuo occhio sano, tutto il tuo corpo sar nella luce. La frequenza della Parola di Dio custodisce allocchio la sua limpidezza e gli fa ricevere nella trasparenza del cuore una luce che sorpassa quella del nostro corpo e della nostra ragione. Attraverso la contemplazione di questa Parola, il credente introdotto nella visione che Dio ha delle cose, delluomo, della nostra storia. La preoccupazione primaria del maestro spirituale di iniziare il suo discepolo a questa lettura spirituale della Scrittura per educare in lui questo sguardo contemplativo che guarda al di l del mondo e che, senza negarne la realt concreta, impara a vederlo nella sua realt globale, essendo questo mondo visibile, agli occhi del credente, il simbolo o il sacramento di quellaltro mondo che deve venire.

 

Lo sguardo del credente

Questo sguardo, formato dalla Scrittura, uno sguardo totale. Esso si situa al di l delle nostre categorie o delle nostre opposizioni abituali. Esso abbraccia luniverso visibile e invisibile, e ne vede tutta la realt attraversata dal desiderio dello Spirito.

Lo Spirito, che insegna a leggere la Scrittura dalla Genesi allApocalisse, lo introduce nel disegno di Dio. Dio vide che ci era buono, dice la genesi. Sguardo di meraviglia che non si arresta l. La vita nella quale si impegna gli fa capire che il mondo nella sua bellezza chiamato alla trasfigurazione e gli fa vedere la creazione in divenire: Il cielo e la terra passeranno dice lApocalisse e conclude: Ecco, io faccio nuove tutte le cose.

la prima lezione che gli d questa lettura: questo mondo cos bello che non se ne faccia un oggetto da idolatrare. Il suo destino lo chiama a qualcosa di pi alto e diverso. Secondo lespressione misteriosa della Genesi, egli creato a immagine di Dio. Egli porta in se stesso la rassomiglianza con Dio che lo ha fatto. Egli chiamato a divenire partecipe della sua stessa vita. Che egli dunque cerchi in Dio la vera bellezza per trasmetterla alluniverso, dato che tutto il creato attende da lui la sua propria bellezza. Lo scultore De Chartres ha magnificamente espresso nella pietra questo insegnamento della Scrittura: luomo, di cui il corpo ancora non formato, riposa sulle ginocchia del Creatore: gesto di uno che ama o di un artista, gesto di entrambi. Visione di fede in cui, dai primi passi del suo cammino spirituale, apprende ad amare se stesso. Tu lo hai coronato di gloria e di splendore, dice un Salmo. Che prodigio che sono io, che sono le tue opere, dice un altro. E Isaia fa eco: Il tuo Sposo, il tuo Creatore.

Questa visione di speranza, educa il nostro cuore al destino delluomo. Immagine di Dio, egli non pu essere che nella libert. per questo che Dio corre questo pericolo. Lei si espone al consenso delluomo, Egli lo lascia nella man del suo consiglio. Non potrebbe essere altrimenti, non cՏ vita nellamore che nel mutuo consenso. Luomo lasciato a se stesso invitato a ricevere da un cuore libero la felicit – la gloria –, che destinata a lui. Che egli guardi luniverso che gli stato donato, ma non si asserva ad esso come se dovesse trovare in esso la sua ragione di essere. Che se ne serva per rendere gloria a Dio, fissando il suo sguardo sul Creatore dal Quale le cose traggono la loro bellezza. Riconoscendo Dio in tutte le cose, egli diventa partecipe della sua vita, creatore con il Creatore.

importante che la partenza di una vita spirituale sia preso sul fondamento della fede. Diverse deviazioni e difficolt rischiano di affossare la nostra visione delle cose. Dalla fede noi sappiamo che il mondo stato organizzato dalla Parola di Dio, dice lautore della Lettera agli Ebrei allinizio del suo grande capitolo sulla fede dei Patriarchi. E aggiunge: Ne segue che il mondo visibile non ha preso origine dalle sue apparenze. La fede un invito ad oltrepassare questo mondo di apparenze e a non lasciarsi trainare in tutto ci che gli uomini, lasciati alla loro sola ragione, hanno inventato per spiegare le loro origini. Qualunque sia la nostra esperienza nella vita presente, il disegno di Dio appare al credente come un disegno di vita, di bellezza e di amore. La libert data alluomo non una trappola, ma il segno della sua grandezza.

Questa visione ottimista del destino delluomo nelluniverso va di pari passo con unaltra visione che sembra andare in senso contrario: quella di un mondo di disordine, di odio e di morte. Essa percorre tutta la Scrittura, congiuntamente alla prima, dallespulsione dallEden fino alla caduta di Babilonia: storia delluomo nel male e nel peccato. In questo sguardo che la fede vorrebbe donarci sulluomo, non omesso nulla, n grandezza n miseria. Da una parte, ci che luomo diviene rispondendo al desiderio dello Spirito; dallaltra ci che egli quando la concupiscenza lo blocca su se stesso e sul mondo.

La visione che la Scrittura ci dona delluomo nel male altrettanto luminosa di quella delluomo nel bene. Luomo diventa il fine di se stesso e perdendo, per questa deviazione della sua libert, il senso delle cose, guasta luniverso. Come dice s. Giovanni nella sua lettera, egli diviene il giocattolo della concupiscenza, concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi, confidenza orgogliosa dei suoi beni (1Gv 2,16). Diremmo in termini moderni: concupiscenza del denaro, del sesso, del potere. Di colpo luomo viene consegnato al livello delle sue concupiscenze (Rm 1). E non gli concesso pi di permanere, ma passa con il mondo e la sua concupiscenza avendo perduto il senso della volont di Dio (1Gv 2,17). Mantenendo nel cuore il desiderio di infinito, cerca di soddisfarlo orientandolo verso le cose transitorie come se fossero assolute. Se stesso si fa il centro. Tutta la nostra storia nel male parte da questa deviazione.

Ci che da rimarcare il giusto sguardo della Scrittura sul male. Esso non nelle cose o negli esseri, ma nello sguardo che li vuole possedere per s. Il desiderio buono, in quanto si porta su queste cose che dio ha fatto per la gioia delle sue creature. Ci che falsa tutto lo sguardo divenuto concupiscenza: Chi guarda una donna con desiderio, disse Ges, commette adulterio nel suo cuore (Mt 5,27). Il desiderio cattura le persone per farne degli oggetti da possedere o da dominare. Lo scambio damore tra Dio e luniverso non pi possibile.

Luomo diventato un dio per se stesso. Sempre la libert, un pericolo e una chance di una persona che non pu attendere alla sua vocazione che nella consegna allamore.

Non da temere che questo sguardo penetrante sul male conduca alla rivolta, al senso di colpa, alla disperazione, turbamenti generati in chi si apre da solo alla riflessione. Perch leggendo questa storia nella luce dello Spirito, la misericordia cammina di pari con la giustizia. Vai al fondo di te, sembra dire la Parola, ma non disperare mai. La libert che devia, ma che conosce il suo male, chiamata alla scoperta di un amore di cui non aveva idea. Anche prima della venuta di Cristo, lAT ci fornisce molti esempi. Il pi celebre quello di Davide: Io ho peccato contro Dio, disse Davide. Ed ecco che egli diventa il prototipo delluomo che viene esaudito al di l dei suoi sbagli. A pi forte ragione quando appare Ges. Egli compie in S tutta la Scritture che ci fa conoscere quanto Dio ama luomo, senza volere mai perderlo, senza attentare alla sua libert. Sguardo penetrante che interdice il giudizio, ma rimette luomo a Dio e al suo segreto: O Dio, tu mi scruti e mi conosci.

a questa visione che il maestro spirituale deve continuamente riferirsi per accogliere le situazioni le pi opposte. Essa ci inserisce nel movimento dellamore senza mai dare occasione allorgoglio o alla disperazione. per questo che, nella sua esigenza, essa rimane tonificante. Questa visione conduce la persona a situarsi in tutta verit davanti a Dio. Nei casi pi estremi, luomo rimesso alla sua libert per sempre riconoscere Dio nella sua giustizia e nella sua misericordia insieme. Pascal ha delle pagine ammirabili su questa conoscenza esatta di Dio che la Parola dona alluomo che esperimenta in se stesso a volte linfinit dellamore e la profondit del peccato: La conoscenza di Dio senza quella della propria miseria conduce allorgoglio. La conoscenza di Dio della propria miseria senza quella di Dio conduce alla disperazione. La conoscenza di Ges Cristo il mezzo con cui noi troviamo e Dio e la nostra miseria Ges Cristo un Dio a cui ci si avvicina senza orgoglio e sotto il quale ci si abbassa senza disperarsi (Pensieri, 527-528).

 

La visione di Ges Cristo

, in effetti, in Ges Cristo, come ci invita Pascal, che conviene guardare questo mondo dove vive luomo, la sua grandezza e la sua miseria insieme. Ges apre davanti a noi un  cammino di luce che ci conduce fino al segreto delle cose. Non solo ci insegna a guardare e a giudicare nella verit la creazione, ma Lui stesso, in questo mondo diviso, il Nuovo-Adamo, luomo perfetto che, vedendo tutto nello Spirito Creatore, imprime alle cose quel movimento che ebbero alla loro origine. Niente di meglio per formare in noi lo sguardo che nulla arresta, che di contemplare nel Vangelo e in tutta la Scrittura, Ges Cristo che guarda il mondo con il suo sguardo del cuore per il quale dir pi tardi che egli vede Dio e in dio, tutte le cose.

lopera di tutta la vita e della nostra preghiera quotidiana quella di analizzare questo sguardo di Ges sugli avvenimenti, le cose e gli uomini. Niente in esso opaco, dai gigli del campo la cui bellezza lo fa risalire al Padre fino al segreto di quella donna che, depositando nel tesoro due spiccioli, ha donato pi di tutte i ricchi insieme. Sguardo del cuore che fa riprendere vita a coloro sui quali cade perch esso lo sguardo dellamore. La tenerezza che Egli ha per gli uomini quella del Creatore: Non impedite ai piccoli di venire a Me. I loro angeli vedono la faccia del Padre. Egli si trova a suo agio con il peccatore che tutti emarginano, perch Egli preso dalla misericordia del Padre che lo ha inviato per riconciliare e per guarire. Lo Spirito in Lui per rivelare il segreto dei poveri ai quali appartiene il Regno.  Altrettante categorie divine attraverso le quali si conosce che il Regno del Padre arrivato: i bambini, i piccoli, i poveri, coloro i quali occorre spingerli per entrare.

Il suo sguardo quello del Profeta che vede il di dentro delle cose e per il quale il futuro presente. Egli contempla tutto, sia la rovina di Gerusalemme di cui i discepoli ammirano la bellezza, sia la sorte di coloro che accettano di soffrire per la giustizia. Egli ha conosciuto come presente la gioia delle Beatitudini e pertanto Lui stesso si sottomette alla successione dei giorni e alla sorte che gli uomini gli riservano, gelosi di Lui e senza comprenderlo. Egli conosce lamarezza e la solitudine dellagonia fino alla lacerazione della croce. Egli Giuseppe abbandonato dai fratelli, Giobbe divenuto per i suoi oggetto di repulsione, il Servo su cui peser la perversit di tutti. Egli passa in questa sofferenza e in questa morte, che Dio non ha fatto, e diventa nella potenza dello Spirito, luomo vero che riporta la vittoria su tutto il male e manifesta nella sua carne la gloria alla quale luniverso destinato.

Questo universo visibile dove Egli si immerso, questa carne mortale che ha preso, Egli le vede attraverso il rinnovamento che Egli opera nella bellezza della creazione di Dio. Nei suoi apostoli, in questi uomini che credono in Lui, Egli vede la primizia dellumanit nuova, quella del ritrovato Paradiso. Presenza nuova nello Spirito dove le persone non si oppongono n si dividono. Egli le vede nellunit dello Spirito che trionfa in loro come ha trionfato in Lui. Ormai per Lui non cՏ che un universo, senza distinzione di quaggi e lass, questa creazione che il Padre gli ha donato per farne la sua Sposa e comunicarle cos la sua gioia divina.

In questo mondo dove Satana esercita la sua impresa, Egli vede gi lespulsione dellAvversario: Io vedo Satana cadere come una folgore. Non abbiate paura, i vostri nomi sono scritti nel cielo. Egli non pu nulla su di voi, malgrado i suoi attacchi. Se Egli guariva da tutte le malattie, non era come un guaritore. Il miracolo che la folla ammira per Lui la manifestazione dello Spirito che, per il contatto della sua carne divina, rende alluomo il suo senso autentico e il suo vero essere. Quello sguardo che Egli porta sulla Samaritana lo sguardo deternit di Colui la cui ora arrivata aprendo il tempio ai veri adoratori in spirito e verit. Questi miracoli e questi incontri, Egli vede in essi il segno che i campi biondeggiano per la mietitura. Alzate gli occhi e guardate, disse agli apostoli stupiti di vederlo discutere con una donna. Per Lui essi diventano i testimoni di ci che molti profeti hanno sperato vedere e che voi vedete. Di quale veduta si tratta? Di quella che si staglia su tutta la realt per vederla nella verit della sua creazione. Il suo sguardo creatore che comunica la vita a coloro sui quali si posa. Egli comunica la vita e penetra nel pi profondo del loro cuore, Lui, a cui nulla sfugge. Ges fiss il suo sguardo su Pietro per donargli il suo nome e la sua missione, come nel giorno del rinnegamento lo guarder ancora per rendergli la fede la speranza Dal Padre con il Quale Egli vive sempre, pu ottenere la grazia che nel suo nome domandano i suoi discepoli. Egli conosce in ciascuno i segreto del Padre. per questo che li invita a vivere nel segreto. l che il Padre vede la verit delle sue opere, elemosina, preghiera, digiuno. Lapparenza non gli si impone mai.

penetrando nello sguardo di Ges che il credente apprende cosa sia la vera contemplazione. Lontano da essere una fuga nella solitudine, essa lunione con lo sguardo penetrante di Ges che quello del Creatore, dellartista, dellamante che non disprezza nulla, perch ne vede il riflesso delleterna bellezza.

 

La conversione dello sguardo

questo sguardo del cuore che Ges invita a sviluppare per vedere le cose come Egli le vede. Come tutti i sensi esso si sviluppa con lesercizio che una conversione per mezzo della quale locchio retto e purificato si sforza di vedere le cose e se stesso nella luce di Dio. Questa conversione quella della fede. Essa conduce a fare la verit, a agire secondo verit per questo conduce alla luce (Gv 3), perch le nostre opere vengano illuminate e riconosciute come di Dio. S. Giovanni la descrive nel corso del suo Vangelo. Essa conduce alla conversione di Giovanni davanti alla tomba vuota: Egli vide e credette. ad essa che Ges vorr condurre i suoi ascoltatori di Caraffa che non vedevano in uhi che la carne visibile e rimanevano bloccati allattrazione del Padre per scoprire lo Spirito nella carne.

Per prima cosa colui che si converte a Ges Cristo riconosce che non ha in s la verit, ma che da desiderare e da ricevere: lo Spirito viene dallalto, disse Ges a Nicodemo, ed occorre diventare bambini per riceverlo. il Padre che dona agli uomini il suo Figlio, disse ancora, perch essi ne vedano abbino in Lui la vita. Questa luce che Egli ci invita a chiedere, occorre che noi la chiediamo, ma senza ansiet, perch noi sappiamo che la volont del Padre di comunicarcela. Riconosci questa volont e non cessare di desiderare che essa si realizzi. Domandate e voi riceverete. A coloro che gliela domandano perch la desiderano, Egli non manca di donare il suo Santo Spirito.

Perch questa volont non cessa di realizzarsi, necessario che il credente cresca nella attenzione, la rettitudine e lumilt. In tutto il Vangelo, Ges denuncia gli ostacoli che rendono ciechi alla luce: cuori distratti, superficiali e ingolfati; cuori preoccupati dei loro soli piaceri; cuori orgogliosi e sprezzanti. La grande preghiera dei Salmi, prima della lettera dellEvangelista, ci rimette costantemente davanti questi ostacoli che chiudono lo sguardo alla luce. Fino a quando o uomini, sarete duri di cuore. Perch amate cose vane e cercate la menzogna? (Sal 4,3). La recita quotidiana dei Salmi ci fa entrare, poco a poco, in questa ricerca della luce e delle disposizioni che ci conducono ad essa. Nulla in questo dellaustera sorveglianza su se stessi che si ingaggia tanto contro lorgoglio, tanto verso la disperazione. Noi sappiamo che questa consegna di noi stessi si fa a Dio a cui nulla nascosto, ma che bont. In essa non cՏ neanche nulla di teso. Essa simile a quella di Maria che riconosce in Lei i doni dello Spirito. Il suo Magnificat, che sgorga della profondit del suo cuore, mostra ci che fa questa conversione: essa ci mette davanti a tutta la storia umana vista dalla parte di Dio. una storia di salvezza e la misericordia di Dio donata ai piccoli e agli umili e rifiutata ai saggi e ai sapienti, cio coloro che vogliono tenersi una visione personale del mondo e delle cose. Lontano dai farisei malati della loro saggezza e delle loro virt, lo sguardo degli umili si apre sulle meraviglie di Dio e non si crede mai in possesso di ci che desidera. Ho deplorato che si ignori la sapienza (Sri 51,19). Solo lo Spirito leva, in chi glielo domanda, il velo che lo separa dalla sapienza.

Questa incessante purificazione dello sguardo esige una certa qualit ascetica che non una esibizione esteriore. Il suo scopo di aprirsi allinvisibile, di rendere il nostro cuore permeabile agli appelli dello Spirito e di affinare il nostro sguardo secondo il messaggio delle Beatitudini. Beati i cuori puri, essi vedranno Dio! Le pratiche ascetiche non hanno valore in se stesse. Si ricordi lepisodio del Vangelo dove i discepoli di Giovanni domandano a quelli di Ges perch essi non digiunano come fanno loro e cos pure i farisei. La risposta di Ges chiara: Gli amici dello Sposo non digiunano quando lo Sposo con loro. Quando lo Sposo sar loro tolto, essi digiuneranno. dare il senso a tutta la penitenza: essa ravviva il desiderio di Colui che gi a toccato il nostro cuore, di cui ora soffriamo lassenza. La penitenza impedisce di insabbiarsi nel piacere immediato, rende lo spirito pi disponibile, il corpo pi agile, lo sguardo pi limpido. Ma, soprattutto, essa ha un carattere pasquale e si sviluppa nella luce del Cristo risorto.

Potremo tenere lo stesso linguaggio a proposito di altri esercizi che la tradizione ci ha lasciato: esame dei pensieri, ricordo frequente del Signore Ges, purificazione della memoria e, in termini pi moderni, esame di coscienza e revisione di vita. Altrettanti esercizi che vogliono combattere in noi le radici tutta la concupiscenza e della ricerca di s nello sviluppo delle nostre facolt e delle nostre forze di vita. Al di fuori di questo scopo, questi esercizi presi per se stessi, fanno diventare la vita pesante, rattristano il cuore, quando pure non conducano al compiacimento di s. Essi non servono che per intrattenere in noi il desiderio del Regno e la volont di amare Dio con tutto il proprio cuore, con tutta la propria mente, con tutta la propria forza e di amare il proprio prossimo come se stessi, volont che vale pi di tutti gli olocausti e i sacrifici secondo losservazione di quello scriba che Ges trov giudizioso (Mc 12,28-34).

Il dialogo spirituale diviene cos una educazione allo sguardo contemplativo, non in una fuga dal mondo, ma imparando a portare sulle cose e gli avvenimenti cos come sulle persone, uno sguardo di verit, quello del Cristo risorto che vede il mondo nella trasparenza dello Spirito. Questa maniera di vedere lopera di un senso, il senso spirituale ricevuto al battesimo e che ci fa cogliere la luce di Dio come il senso corporale ci fa cogliere la luce di questo mondo. Esso si sviluppa nellimmersione quotidiana nella Sacra Scrittura e nella grazia dei sacramenti. Questo senso si esercita con la spontaneit di un senso corporale che non ha bisogno di riflessione per dire ci che vede. Esso il sensu fidelium che nella Chiesa, al di l di tutti gli studi e di tutte le ricerche, accorda al cuore dei fedeli tutto ci che la Rivelazione ci dona a conoscere.

Prima di chiudere questo capitolo, ricordo un attimo il Fondamento di s. Ignazio, agli inizi degli Esercizi. Esso sar il legame tra questo capitolo sullo sguardo e quello sulla libert. Questo testo una visione della fede sulluomo e sul suo destino. Luomo presentato nel suo rapporto con Dio, da Lui creato per il suo servizio, ladorazione e la lode. Per attendere a questo fine, invitato a portare sul mondo uno sguardo che penetri lopacit delle cose. Sesse hanno un valore nella misura in cui esse sono un cammino verso Dio. Da qui parte la condizione di tutta lavventura spirituale: un libert che si lascia portare da un unico e radicale desiderio, quello che avvenga in noi il regno. I lucore si ordina con tutte le sue intenzioni in questa libert che si riceve da Dio purificando continuamente questo sguardo e i suoi desideri.

Qual questa libert alla quale sospesa tutta la vita dello Spirito e laccesso al Regno? ben questa la questione pi importante da porre: quella del pericolo della libert.

 

Capitolo 4: La Libert

Lesperienza insegna al maestro spirituale che nulla si compie nelluomo senza la conoscenza della sua libert, anche se questa conoscenza gli fa misurare la propria impotenza e debolezza. Che cosa vuol dire conoscersi? Da questa problematica siamo messi in presenza del mistero di Dio. Tutto nella realizzazione del disegno di Dio sullumanit condizionato a questa conoscenza e a questa acquisizione.

Come mettere qualcuno sulla rotta della libert se noi stessi non ne abbiamo lesperienza. La libert non si apprenda nei libri o nei corsi di filosofia. La vita chiama la vita, la libert suscita la libert. Ora molti vivono e muoiono senza aver mai conosciuto la libert (Bergson).

Coloro eh cercano di risvegliare una vita spirituale si occupano molto della libert? Quale legame tra lo Spirito e la libert? Un prete, ricordando davanti a me il profitto ricavato da in un ritiro spirituale, mi diceva di aver trovato il fondamento della sua vita spirituale. In particolare parlava del senso della libert che l aveva acquisito. Niente mi sembra pi essenziale. La vita spirituale non pu armoniosamente in una persona che nella misura in cui in lui la natura e in essa, la libert, si aprono agli impulsi della grazia. Ma per quali tentennamenti la libert fa il suo cammino nel cuore delluomo per diventare un campo di esperienza nello Spirito, questo bisogna cercare di spiegare.

 

Libert e amore

Occorre partire dallidea che ciascuno si fa della libert. Ora, ci sono due modi simili di concepire o sperimentare la realt. Situiamoci entro due situazioni estreme. Luno ha una paura: non osa decide. Lui sa ci eh ora vuole, ma come assicurarsi di ci che sar tra dieci o venti anni? Molti per questo motivo recalcitrano davanti ad un impegno definitivo. Essi non sono sicuri della loro libert. Un altro non si pone affatto tali questioni, al contrario, si dice ibero dai condizionamenti del suo ambiente, della sua educazione, delle influenze subite e fa ci che piace a lui. Ma in questo progetto di libert egli non pensa che a se stesso. Presso il primo, la libert vissuta come dono di s, ma essa sente la propria fragilit. Presso il secondo essa fugge la paura, ma si ferma su di s. Luno vorrebbe uscire fuori di s, ma non lo pu fare; laltro si sente pronto allazione, ma per se stesso.

Sono due realt attualmente legate luna allaltra: la libert e lamore. Ma noi facciamo fatica ad accordarle. Quale deve primeggiare sullaltra? Il possesso di s per amare o lamore di s per essere libero? dentro questa confusione che io vivo queste due realt fondamentali di tutta la vita umana. No libert senza amore, no amore senza libert. Ma dovՏ lequilibrio tra questi due fondamenti di tutta la vita personale? Dei due, quale il primo? Un uomo attende alla sua maturit quando la libert non una rivendicazione e quando lamore non pi per lui occasione di semplice piacere.

da questi due lati reciproci che luomo deve apprendere a essere libero e ad amare, perch luno senza laltro conduce alla morte. La dissociazione dei due fa il malessere delluomo. Dai due lati, egli ha bisogno di essere liberato o di uscire dalla schiavit dellio. Chi mi render capace e libero di amare? Un grande passo in avanti fatto quando io comincio a rendermi conto non posso rispondere da solo a tali questioni. Io credo allinizio di capire di cosa si tratti e allora sono condotto dallistinto o dalla volont di un io che non vuole che se stesso. Occorra che io apprenda dai miei sbagli che io non faccio ci che voglio, e che invece faccio ci che non voglio e mi scontro cos con un mio limite. umilt conoscerlo e scoprire che occorre supplicare un altro per realizzare ci che io sono. Una supplica sgorga dal mio cuore, quella della preghiera: Signore, Tu hai messo in me un immenso desiderio. Tu mi hai donato la libert e il bisogno di amare e dessere amato. Ecco che, dallinizio, io mi sento povero e malato. Liberami. Insegnami ad amare. (cf Rm 7,14-25).

Questo equilibrio tra libert e amore, di cui sente il bisogno chi si impegna nella vita dello Spirito, ma di cui confida la realizzazione dalla sua preghiera, precisamente ci che Cristo offre a coloro che mettono in Lui la loro fede: Se il Figlio vi libera, voi sarete degli uomini veramente liberi (Gv 8,36). Lui solo pu levarci il peso che il peccato, in tutte le sue forme, fa pesare su di noi. Da un altro lato, egli dice ancora: Come il Padre mio mi ama, anch'io ho amato voi, dimorate nel mio amore (Gv 15,8). Incorporati al suo Corpo, quelli che diventano suoi discepoli, ricevendo la sua Parola, Ges permette loro di ritrovare in Lui lequilibrio fondamentale compromesso dal peccato, quello della libert che si apre allamore e si lascia trasfigurare da esso. Poich la condizione della vita umana dobbiamo accettare di riceverla da un altro, da questo Dio che ci ha fatto e che ci ha ristabilito nel suo Figlio nello splendore del nostro essere divino. in Ges che tu diventi libero. in Ges che tu sei introdotto nellamore.

La maniera di parlare del Cristo della libert e dellamore deve ispirare quella del padre spirituale. Non pi che il Cristo, Egli non ha avuto paura di mettere luomo davanti alla libert. Egli non deve diffidare dei progressi che il discepolo compie e dellindipendenza che raggiunge e deve aiutarlo a non rimanere un perpetuo minorenne. Viene un giorno in cui, come Ges rientrando nel Tempio allinsaputa dei suoi genitori, tutti i discepoli devono prendere la loro autonomia davanti agli uomini. Quando viene lora delle grandi decisioni, quella dellorientamento della propria vita, normale chiedere il consiglio dei suoi parenti o amici. Questo manifesta la sua maturit che rimane attenta a ci che pensano gli altri pensano di lui, ma non per esserne schiavo. Davanti ad una vocazione, davanti ad un matrimonio, il padre spirituale deve, al momento dovuto, sapersi ritirare per lasciare il Creatore agire con la sua creatura senza intermediario, come dice s. Ignazio. Tu sospetti da quale parte io pendo, nel mentre che stai prendendo la tua decisione?, ho chiesto una volta ad una persona che aveva facendo con me un ritiro di elezione [=discernimento vocazione]. In nessuna maniera, mi fu risposto. Eppure, io avevo la mia idea, io ho aggiunto. Il momento venuto per me di ritirarmi e di mettermi davanti al ritirante come lago della bilancia che solamente lincontro della libert con lo Spirito fa pendere dun lato o da un altro.

Questo ritirarsi, questa indifferenza, se si vuole, non significa che il maestro si distacca dal suo discepolo. Ma lamore che gli porta si adegua con levoluzione della libert di questi. Esso diventa lamore di quei genitori che, conducendo il loro figlio allet adulta, lasciano a lui stesso il potere di decidere della s au vita. La pi bella espressione dellamore di Dio per la persona alla quale dona lesistenza, il rimetterla alla scelta della sua libert, come quella del figliol prodigo che domanda al padre la parte che gli spetta. Laccoglienza del padre al ritorno del figlio, manifesta che il suo amore non si affievolito con lattesa, ma, come quello di Dio, faccia a faccia dellumanit, pronto a tutte le ri-creazioni, nelloblio del passato. Ci sono dei momenti in cui anche il padre spirituale dovr ricordarsi del padre della parabola. Nellallontanamento e nellattesa dolorosa, lamore non fa che crescere.

Occorre anche dire come lesperienza personale che il padre spirituale ha fatto di questo gioco della libert e dellamore lo preserva dalla durezza alla quale lo espone una preoccupazione troppo forte di una fedelt ad una regola. La vita gli ha insegnato ad essere buono: Ora che io sono passato attraverso le difficolt che lei sa, non tratter pi i casi che si presenteranno come lavrei fatto in passato, mi diceva un giorno quel prete che prima non aveva per regola che ci che aveva appreso in seminario. Lesperienza apre gli occhi del cuore.

 

Accettazione e superamento

In questa educazione alla libert, conviene osservare quella che io chiamo a legge delle tensioni. Da una parte, rispetto della natura, tenendo conto del grado di libert al quale ciascuno pervenuto; dallaltra parte, custodire sempre il cuore aperto ai nuovi appelli dellamore. Accettazione e superamento. Questa legge di equilibrio tra questi due fattori si congiunge molte altre che segnano il corso di uno sviluppo spirituale: da una parte nera in te per essere te stesso; dallaltra, esci da te stesso per non cessare di diventare ci che sei. Cos fermezza e dolcezza; amore di s e oblio di s; attivit e passivit; fare o ricevere; sforzo e rilassamento. Tutte le cose vanno a due a due, opposte le une alle altre dice il Siracide (33,14 e 42,24).

Non conviene parlare di rinuncia e di sacrificio a chi non sa che cosa sia esistere. Ges chiama il giovane. Costui non quel giovane di buona famiglia e ben educato che spesso noi vediamo in lui. Gli evangelisti sinottici lo chiamano un uomo, qualcuno, un notabile. Due volte sole Matteo lo chiama giovane uomo. Egli conosce il valore di quei beni che Ges chiede di lasciare. Egli sa che sono cose buone, a riguardo di esse non aveva mai concepito del male: egli aveva sempre osservato la legge che davanti agli altri afferma di volere. Cos Pietro che, malgrado vede quelluomo andarsene a causa delle sue grandi ricchezze, dichiara di aver lasciato tutto: relazioni familiari, beni materiali. Modesti o non, sono dei beni che conviene stimare. Dio li ha rimessi alluomo perch ne usi e ne gioisca. Tutta la Scrittura ci insegna a stimare questi beni della terra e i talenti che il Creatore ha ha dato alluomo perch li sfrutti. Nessun lavoro riprovevole. Ges ha passato diversi anni a Nazareth crescendo e fortificandosi, pieno di Sapienza. Il Verbo, facendosi uomo, ci invita ad amare luomo e tutto ci che tratto dalluomo.

La preghiera dei Salmi insegna a compiere il lavoro delle nostre mani e a portare frutto, quando luomo esce per la sua opera, per il suo lavoro, fino a sera [Sal 89(90) e 103(104)].

Il direttore che riceve le confidenze sugli appelli a pi grandi ideali deve assicurarsi della maniera in cui il discepolo percepisce la natura e la vita. Troppe cause rischiano, davanti allesistenza, di farci prendere una attitudine di rifiuto e di paura. A chi potrebbe essere, generoso, ma poco illuminato, la libert rischia di essere percepita come una trappola. Occorre scoprire queste tracce di paura o di cattiva coscienza che uneducazione troppo rigida ha depositato in lui e che hanno sviluppato la paura di far fronte alla realt. La fede rigetta i tab. A pi forte ragione, essa non esclude nulla di ci che Dio ha fatto: Dio vide che ci era buono. Il male non nelle cose, ma nella maniera di servirsene. Non onorare Dio costruire la propria vita sulla fuga, lignoranza o il rigetto delle cose. rendere gloria a Lui amare se stessi e accettare la natura che ci stata donata.

nella misura che questa accettazione reale che si pu parlare di superamento. Il danno della deviazione scivola nel cuore delluomo il giorno in cui, avendo affermato che tutte queste cose erano, come il frutto del giardino dellEden, buoni, belli e utile per dare intelligenza, egli sente la voce seduttrice: Tutto questo per te. Prendete, mangiate, servitevi a vostra fantasia Allora, al posto di servirsi di questo grande mondo come di un mezzo di comunione con Dio e con tutti gli altri esseri, egli se ne appropria come se ne fosse lunico padrone. Tutti fanno da dio nel giudizio: questo buono e questo cattivo, affliggendosi o rallegrandosi troppo di questo (Pascal). la tentazione universale, la stessa che ha conosciuto il nuovo Adamo. Cedendo ad essa, luomo si ferma su di s, non accettando niente che lo superi: egli diventa la regola della sua felicit. Resistendovi, egli libera con Cristo tutta la creazione e la rende capace di lasciare trasparire la bellezza del suo Creatore.

Tutta la libert che cresce deve trovare questa cruna di ago che apre al Regno. Miei piccoli figli, guardatevi dagli idoli, disse Giovanni alla fine della sua prima lettera. Pure dei doni migliori, gli stessi doni spirituali, possono da noi essere trasformati in idoli. Si giunge cos a negare Dio per mettersi al suo posto. Prendendo per guida il desiderio di s, luomo lo cambia in concupiscenza. Egli vuole servirsene senza riconoscere il Donatore. questo il peccato fondamentale. Come dice Ignazio, luomo non vuole servirsi della libert che Dio gli ha donato per rendere omaggio al suo Creatore. Mentre, avanzando nel cammino, noi sentiamo linvito a vivere e a creare – appello che Dio ci fa sentire nel profondo del nostro cuore –, noi abbiamo da scoprire, mischiato a questo, la voce satanica: Decidi tu stesso della tua felicit. Sopprimi attorno a te ci che ti impedisce di esistere. Questa voce, da una parte o dallaltra, tutti la sentono. Secondo che una la respinga o che lascolti, diventa un figlio di Dio o un figlio del diavolo uccisore e mentitore, come dice Ges in Giovanni.

Tutta la vera direzione spirituale deve destarci da questa tentazione suprema, ingannatrice perch essa fa confondere il bene e il male. Per questo conviene dare a chi si riconosce peccatore, una fede assoluta nella riconciliazione che gli ha portato il Sangue di Ges, fosse pure il suo peccato quello di Davide, di prostitute o dei pescatori del Vangelo –, oppure fosse un peccato che non potrebbe essere rimesso, perch compiuto contro lo Spirito Santo, come quello di coloro che, sotto lincitamento di Satana che confonde tutto per affermare se stesso principe di questo mondo, accusavano Ges di liberare gli indemoniati nel nome dello spirito del male. Suprema confusione, ultima iniquit che, secondo Giovanni nella sua lettera, colui che appartiene a Dio non pu commettere.

Pi che moltiplicare le messe in guardia che turbano le coscienze ancora fragili, il consigliere spirituale deve rischiarare lintelligenza del discepolo del vero pericolo. Tutte le specie di spiriti malvagi sono sparsi per il mondo, riprendendo i linguaggio di Paolo, al  fine di tutto confondere, di mettere tutto sullo stesso piano, di far passare il bene per male, il male per bene. Per uscire dal questa confusione occorre ascoltare la voce di Colui che calma le tempeste, rende la vista ai ciechi, mentre rimangono ciechi chi pretende avere la luce e tirano dalla loro parte la giustizia.

Cos si risolvono le contraddizioni della libert. Accetta quello che sei, ma supera la tentazione di fermarti a quello che sei. Da una parte perch tu cerchi Dio, sii uomo, dallaltra parte riconosci il Donatore. Non ti appropriare delle cose, altrimenti introduci il disordine nella tua vita. Per uscirne, apprendi la maniera evangelica di vivere, quella delle Beatitudini. Essa ti insegna, in qualunque stato tu sia, nel mondo o lontano da esso, a custodire in tutto lorientamento del cuore che ebbe Ges sulla terra. In tutto, Egli visse nella dipendenza dal Padre e non ha cerato che la sua gloria. per questo, avendo tutto ordinato nei pensieri del suo cuore, ha la libert di amare fino al punto estremo della morte. Nella vita come nella morte, Egli ha conosciuto questa libert di testimoniare lamore. Per non fermarti nelle tue opere, custodisci al seguito di Ges, lo spirito delle Beatitudini che, in tutto ci che fai, ti apre allamore.

 

Grazia e libert

Rimane, in questa educazione alla libert, da conoscere una ultima tensione, la pi vitale per chi vuole essere fedele allo Spirito, quella della grazia e della libert. Essa fa passare su tutta la nostra attivit il dinamismo dello Spirito che, andando a riprendere luomo fino alle sue profondit, fa ritornare la sua libert verso Colui che gliela ha donata per ricevere da Lui la sua perfezione.

La grazia e la libert, noi arriviamo ad opporle luna allaltra, come ci che giova ad una fosse di detrimento per laltra. Una giusta esperienza spirituale ci mette, al contrario, nel cuore di quella che la tradizione orientale chiama sinergia, lavoro comune di Dio e della sua creatura. Essa permette alluomo di scoprire in se stesso una permanente relazione, come nel cuore della Trinit nella Quale le Persone non vanno mai luna senza laltra, essendo ciascuna essenzialmente relazione.

In queste condizioni, il direttore deve usare simultaneamente la forza e la dolcezza, a imitazione dello Spirito Santo che certifica la sua presenza nellunione di queste due qualit opposte. Da un lato, egli moltiplica i consigli di comportamento e di rispetto della natura: prendi confidenza di te stesso, conosci i tuoi limiti e le tue capacit, cerca di riuscire. Dallaltra parte, nello stesso movimento della fede, egli dice: ci che tu sei, non lo devi essere per te. Riconosci il dono di Dio che si consegna a te per renderti fecondo in Lui, in tutto, passa oltre. Doppia esigenza di tutta la condotta spirituale che quella della vita stessa e la cui ignoranza la causa di tante vite zoppicanti dove non si irradia la presenza dello Spirito. La libert non si aperta alla grazia. Nella accettazione di questa tensione e del suo dinamismo, io faccio la scoperta sempre pi personale di Qualcuno che vive in me e che non cessa di farmi crescere in Lui, Ges Cristo che vive nei nostri cuori per mezzo della fede. Egli allinizio, nel mezzo e al termine di questo sforzo vitale. Nel sentimento sempre maggiore della mia fragilit e nella coscienza sempre pi viva del dono di Dio. Egli mi spinge in avanti, mi fa dimenticare ci che dietro di me, afferrato sempre pi da Lui. Il Cristo che nel cuore dellaccompagnatore spirituale, fa s che i due patners – discepolo e maestro –, uniti dalla loro comune ricerca dello Spirito, siano sempre pi liberi luno in rapporto dellaltro. lo Spirito che realizza la loro unione. da Lui che luno e laltro attendono tutto.

Questa presenza riconosciuta della grazia al cuore della crescita nella libert comunica alle due persone una presenza di pace che permane o una confidenza beata. Essa quella di cui parla il Cristo nel suo discorso di addio. Essa fa attraversare senza sorprese le agitazioni e le inquietudini della vita. Essa una pace di una presenza, presenza attiva e creatrice della grazia.

Ho voglia di aggiungere: non aspettarti tutto perfetto in te e cammina tranquillo lasciandoti prendere da questo dinamismo. Vivilo nella fede. Essa ti porter come un fiume. Tu ti stupirai di passare attraverso condizioni di vita dove tutto la contraddice.

Questo ritorno che si opera in colui nel quale la libert si lascia lavorare dalla grazia fa s che ci che sembrava ostacolo diventi mezzo. Tutto ci che cՏ nelluomo di passione, di sogno, di gloria, di amore, daspirazioni indistinte, che conducono al meglio o al peggio, tutto ci che porta in s lambiguit del primo peccato, diventa lofferta che la libert fa di se stessa alla grazia. Guarda ci che avvenuto nei pi grandi santi. la loro stessa natura che diventata il campo dellesperienza dello Spirito. Saul, divenuto Paolo, non ha perduto lardore che gli faceva perseguitare i cristiani, ma questardore, purificato dallorgoglio che lanimava si trasforma in quella umilt che, nella consapevolezza della propria debolezza, gli permette di manifestare la potenza di Dio. I santi del IV secolo della Chiesa dOriente, Basilio e due Gregorio, e tanti altri, non hanno nulla perso della loro intelligenza e della loro cultura, ma la loro stessa intelligenza divenuta trasparente alla luce della fede. Di Agostino si dir la stessa cosa. E potremmo anche ricordare i santi del XVI secolo, Ignazio o Teresa, luno e laltra figli della terra di Spagna e preoccupati del loro onore. Sono divenuti, afferrati da Cristo, i cavalieri del Regno di Dio. Ci deve incitare il vero direttore a sfumare quella lotta impetuosa che alcuni vogliono intraprendere contro la natura. Questa lotta, mal compresa, rischia di condurre ad una perfezione aspra e irascibile che, in quanto tale, non la santit dello Spirito Santo. Presso i veri santi, la grazia non annienta la natura, ma la trasfigura e la rivolge verso il Regno. In loro, la libert non cessa di convertirsi in amore.

Man mano che la libert assimilata nel dinamismo della grazia, essa si semplifica e cambia di natura. Quando allinizio, essa sembrava essere la capacit di scegliere tra pi oggetti che si presentassero a lei, essa poi diviene sempre pi una capacit di adesione allunico amore che la cattura e lunifica. Non si tratta pi che di, come dice Paolo (Fil 3,10), conoscere, Lui, il Cristo, nella potenza della sua risurrezione e nella comunione alle sue sofferenze. Tutto il resto diventa una perdita, in riguardo di questo bene supremo che la conoscenza di Ges Cristo Nostro Signore (Fil 3,8). La libert, che ha spezzato le sue catene, non vuole altro che lasciare esistere in lei lamore, lamore che diventato la necessit della sua vita. Nuovo stadio della libert, che quello di Cristo, libero nel compimento della volont del Padre nel Quale trova la sua gioia. Cos il discepolo, non conosce pi che Ges Cristo, fa di tutto, della sua vita e della sua morte, un atto di libert. Della necessit ineluttabile della sua morte, conseguenza in lui di una natura limitata in seguito al peccato, secondo la concezione che se ne fatta, egli ne fa latto supremo della sua libert, la vive con Cristo nel Quale la morte fu un atto (Newman) per passare alla vita.

 

Capitolo 5: Il Tempo

Il grande pericolo corso dal padre spirituale limpazienza. Egli vorrebbe che tutto si realizzasse subito. Egli come quando gli apostoli chiedevano che scendesse un fuoco dal cielo cui cittadini che non li avevano ricevuti. Voi non sapete ci che chiedete, disse loro Ges. Voi non sapete che Dio ha il tempo, Lui lEterno, e che Egli dona agli uomini, anche ai pi cattivi, il tempo del pentimento e della conversione. Il padre spirituale, se vuole fare il suo lavoro, il lavoro dello Spirito che egli reclama di fare, deve prendere il suo tempo. Deve credere al tempo perch possa germogliare ci che ha seminato. la lezione che riceve sia dalla natura che dalla Scrittura. la lezione che gli d anche la liturgia della Chiesa e dei sacramenti. Per mezzo di questa pazienza, colui che confida in essa imparer a prendere il suo tempo, a stimare quel tempo nel quale il Cristo si inserito e nel quale ha voluto che noi lo raggiungessimo. Una tale maniera di fare eviter al padre spirituale di diventare quello che potremmo chiamare uno spirituale puro, disincantano, ignorante delle cose umane e del tempo che occorre per fare un uomo, una nazione, una umanit. Cos tutto, noi diventiamo la Chiesa di Ges Cristo, imparando a non essere pressati. il diavolo che ha fretta. Dio non ne ha, Lui che nel tempo ci dona per mezzo dei sacramenti di vivere leternit nel presente.

 

La germinazione

Per prendere il suo tempo, al padre spirituale dovrebbe bastare meditare la Parola di Dio. L ricever la lezione della semente. Il Seminatore usc per seminare: egli la getta a tutto il vento, rischiando di farla cader sulle pietre o sui rovi. Lui conosce il suo dinamismo sa che far germinare il grano al tempo suo. Ma non coglie frutti dal fico quando ancora non il tempo suo. Occorre rispettare i ritmi della natura.

Questa medesima lezione, la riceve anche in altri luoghi della storia umana. Che si segua lo sbocciare di un amore o di una amicizia, l si apprende il senso del tempo che richiede di non improvvisare. Lamore scivola lentamente nel cuore, come la semente che prende il suo tempo per germinare. Tutta la realt umana dice alluomo che nella creazione, Dio non improvvisa nulla. Simbolica-mente viene rappresentato accompagnando la sua opera in sei giorni per pervenire solo allultimo alla creazione di colui a cui egli lha destinata: Facciamo luomo a nostra immagine e somiglianza. Maschio e femmina li fece.

Un vero spirituale sviluppa in s un senso della natura e della storia degli uomini. In tutti ci sono delle et nella vita spirituale. La storia di ciascuno si dispiega a imitazione della grande storia che va dalla creazione fino al suo compimento ultimo nellApocalisse. Viene il giorno del Signore, dice Pietro ai cristiani scandalizzati di vedere tanto male diffondersi sulla terra malgrado la venuta di Cristo. Non bruciate le tappe che il Padre ha fissato nella sua Saggezza. Lo stesso Ges ha ridato questa lezione ai discepoli impazienti di vedere il Regno realizzarsi sulla terra: Voi per adesso non siete capaci di portarne il peso (Gv 16,12), disse loro allUltima Cena. Il cristiano di oggi altrettanto bisognoso di sentire queste parole quanto i contemporanei di Ges. A chi si indigna di fronte a fatti sconvolgenti e al silenzio di Dio, si risponder, come ai martiri dellApocalisse: occorre che sia cos fino a quando sar completo il numero dei vostri fratelli.

Simile lezione non pu essere ricevuta che da una fede crescente, chi dimora alla superficie delle cose non potr trovarvi soddisfazione. Il grido che segue allo scandalo esige una salvezza immediata. Il padre spirituale deve lungamente – e non solo per la lettura di testi, ma anche nella realt quotidiana – essere penetrato da questa visione delle cose. Perch deve prepararsi allattacco molteplice del suo discepolo. Perch, lui gli dice, io non ci riesco? Io non riesco a pregare; io non riesco ad amare; io mi ritrovo ogni giorno con gli stessi difetti, le stesse tentazioni. Questa pazienza che cerca di vivere il maestro passa a poco a poco nel discepolo.

Luno e laltro devono vivere a partire dal loro comune battesimo. Ritornate a ci che avete ricevuto dagli inizi, dice Giovanni ai suoi cristiani. Per mezzo del battesimo e la fede che esso suppone, tu hai gi ricevuto tutto. Il battesimo un seme. Nel seme tutto contenuto: lerba, la pannocchia e il grano. Sin dallinizio la messe presente, ma in germe e in speranza. Rimane da lasciare sviluppare ci contenuto nel germe. Ritornandoci continuamente tu capirai ciascuna volta un po di pi di ci che tu hai ricevuto dagli inizi.

Questa ripresa quotidiana fa verificare al cristiano la realt di quella accettazione e di quel superamento di cui abbiamo detto che una delle leggi fondamentali della vita spirituale. Questo ritorno agli inizi non una stagnazione. un invito ad andare di inizio in inizio fino alleterno inizio secondo lespressione di Gregorio di Nissa ripresa da tanti altri. A qualunque et della vita spirituale noi fossimo pervenuti, potremo sempre intendere quella parola di Ges a Natanaele mentre questi affermava la sua fede in Lui: Tu non sei che allinizio delle meraviglie.

Pazienza per non cessare di avanzare. La legge della semente una legge di incessante progresso. per questo che, pur essendo nello stesso tempo un linguaggio di fedelt a ci che si ricevuto alla partenza, il linguaggio spirituale sempre stato un linguaggio di pellegrinaggio nel tempo, di scoperta, di ascensione. Abramo parte alla chiamata di Dio per un paese sconosciuto. Egli se ne va, di accampamento in accampamento, come pi tardi Mosse e il suo popolo nel deserto. Il segno del battesimo assicura al credente del godimento dei beni di Dio, gli rimane poi tutta una vita per scoprire poco a poco i tesoro nascosto che gli stato donato allinizio. La grazia appare sempre pi un dinamismo di vita. Noi non cessiamo di ritornarvi per affrontare pi arditamente le tappe sconosciute che si presenteranno a noi. Ricordatevi, dicevano i profeti, non per ripresentare il passato, ma per ritrovarvi la garanzia del mondo che viene e che non ancora stato rivelato.

La forza del padre spirituale gli viene da questa doppia lezione del germe in cui tutto contenuto e del progresso che gli si accompagna. Non sufficiente solo applicare qualche principio divenuto familiare, egli deve cercare di entrare nel granello che ciascuno porta in s, ma che deve ancora scoprire. Dio non crea in serie. Quel nuovo venuto, egli lo riceve nella sua singolarit e tutti e due devono impegnarsi sul cammino della fede, sempre vecchia e sempre nuova. L dove il maestro deve superare il discepolo, nella speranza. ci di cui pi ha bisogno questultimo. Ancora ai suoi primi tentativi, egli esperimenta spesso la propria debolezza. Egli ricerca una forza esteriore, la parola di un altro che lassicura che Dio l e che la sua opera si sta compiendo, anche al di l della consapevolezza che ne ha, che dorma o che vegli, come dice il Salmo. Laccompagnatore deve tenere ferma la sua attenzione su questo punto segreto che Egli scopre nellaltro e al quale egli riconduce per dargli speranza. Le circostanze sono loccasione per rivelare questo centro che rimane sempre presente, ma nascosto.

Insomma, in una fede vissuta nel quotidiano, noi dobbiamo mantenere la speranza di ci che viene. Dio lancia le persone nellesistenza perch diventino nel tempo quello che esse sono in Lui dalleternit. Noi dobbiamo solo continuamente sforzarci, fino alla fine. Man mano cambier loggetto dei nostri sforzi e dei nuovi paesaggi simporranno al nostro sguardo. In questi cammini avviene come nelle ascensioni in montagna. Pi noi ci eleviamo, pi il paesaggio si scopre e si ampia, ma esso sempre lo stesso, lo stesso che ci era stato donato alla partenza. Il padre Mollat, per descrivere la struttura del Vangelo di Giovanni, dice che una spirale ascensionale. Attraverso tutti questi ritorni, sempre la stessa linea che continua e, alla fine, lunione tra il mondo e Dio che viene realizzata.

In questa salita, chi conduce laltro? Essi salgono entrambi, progrediscono da una parte e dallaltra nella stessa fede. Essi fanno insieme lesperienza dei perpetui ritorni di Dio. Il padre incoraggia il figlio, ma arriva il tempo che il padre, anche lui affaticato dal cammino o esitante sul cammino da seguire, trova nella sicurezza che deve comunicare al figlio quella di cui lui stesso ha bisogno. Essi vivono cos questa compagnia divenuta fraterna dove noi portiamo i pesi gli uni degli altri.

 

La crescita in Ges Cristo

Questa germinazione, seme e promessa della messe, noi la viviamo in Ges Cristo. vivendo il suo mistero che noi possiamo dare al tempo il senso che esso ha in Dio: una entrata progressiva nelleternit. Gli spirituali hanno parlato, per descrivere questo progresso, di tre vie: la purgativa, lilluminativa, lunitiva. Essi hanno preso questo linguaggio dai filosofi e da Platone. Luomo, nella sua salita verso Dio, cerca di purificare il suo cuore prima di ricevere la luce con la quale si slancer verso lunione. Ma solo Ges Cristo, vivendo in mezzo a noi e facendoci vivere della sua vita per mezzo dei sacramenti, realizza la perfezione di questa crescita.

Allinizio cՏ lo stadio della purificazione dal peccato – la via purificativa. riconosciamo che siamo peccatori, diciamo allinizio di ogni celebrazione liturgica. Luomo non pu aspirare alla comunione con Dio e con i suoi fratelli che riconoscendo in s questo pesa che lo rende incapace di amare. Questa vista che dovrebbe condurlo alla disperazione diviene un mezzo di scoprire in s lazione dei Ges Cristo. Se qualcuno di dice senza peccato, un mentitore, dice Giovanni allinizio della sua lettera. Ecco cosa ci spinge in alto con coraggio. Ma, aggiunge egli subito, davanti a questo peccato inevitabile, noi abbiamo per uscirne fuori, Ges Cristo il Giusto che vittima despiazione per i nostri peccati e non solo per quelli nostri, ma anche per quelli del nodo intero. Davanti al mio peccato e la confessione che ne faccio, io conosco il Salvatore universale.

Ecco una assicurazione che la meditazione di Giovanni, di Paolo e di tutta la Scrittura deve fare radicare nel cuore del maestro spirituale per rassicurare il suo discepolo in quel necessario passaggio della conoscenza di s e del proprio peccato. CՏ una buona e una cattiva tristezza, dice s. Paolo. Davanti allo spettacolo del male, la seconda che rischia di invaderci. Ora, a noi viene detto: conosci il tuo peccato e non disperarti. Riconosci in Ges Cristo Colui che ti salva. Il consenso che tu doni a questa rivelazione ti porta al di l di tutto per mezzo della grazia che ti giustifica in Ges Cristo. I dinamismo del tuo battesimo lavora in te, da questo primo stadio, perch dalla conoscenza acuta che tu hai del male, tu prenda coscienza in quali acque salutari sei stato immerso. Ogni volta che ridico con pi verit: Allontanati da me, Signore, perch io sono un povero peccatore, per aggiungere con pi forza: Da chi andremo, Signore, Tu hai parole di di vita eterna.

Viene il secondo stadio, quello della via illuminativa. Lallontanati da me, peccatore, non pu che essere seguito dallinvito di Ges: Vieni e seguimi. A partire dallabisso dal quale Io ti salvo, tu mi seguirai fino alle profondit dellamore. Entra nella via illuminativa. Colui che rimane in Lui, come dice Giovanni, dopo che ha confessato il peccato, occorre che cammini nella via dove Lui stesso ha camminato (1Gv 3,6). I discepolo entra nella via della rassomiglianza: Come Io ho osservato i comandamenti del Padre mio, osservate i comandamenti che io vi d e sarete miei discepoli e dimorerete nel mio amore. Tutto si realizza nella nostra crescita in Ges Cristo: noi passiamo dalle tenebre alla luce.

Questo cammino nella rassomiglianza non consiste nel riprodurre un modello, fosse anche quello del Cristo di cui noi raccogliamo le azioni nel Vangelo. Essa ci fa entrare in una perfezione nuova, quella del Padre celeste, che manifestata in Ges Cristo, e che fa alzare il suo sole sui giusti e sugli ingiusti. Essa sorpassa le capacit delluomo. Essa , al di l della fedelt alla Legge, la trasformazione interiore del cuore operata dallo Spirito Santo e la perfezione dellamore a cui noi possiamo tendere solamente rinunciando a noi stessi. Noi cerchiamo non la gloria che viene dagli uomini per lidea che essi si fanno di noi, ma la sola gloria che viene da Dio. La condizione una nuova maniera di esistere, quella delle Beatitudini: poveri per amare.

Lideale del direttore, a questo stadio, di vigilare sulla giustizia della virt. La sola virt che conviene quella che porta il marchio di Ges Cristo, dolce e umile, virt che possibile ottenere solo chiedendola a Dio. Io chiedo di essere ricevuto sotto la bandiera di Cristo, fa domandare s. Ignazio allesercitante che contempla i due campi, quello di Satana e quello di Cristo. La virt cristiana non tale se non marchiata dallo spirito delle Beatitudini, quello del Povero che si apre allamore.

Resta la terza via. Noi la chiamiamo unitiva. Essa la trasformazione in amore. non sono pi io che vivo, il Cristo che vive in me Dimorate nel mio amore, come Io dimoro nellamore del Padre. Questo invito impedisce ogni arresto nella compiacenza del termine a cui si desidera giungere. L trasformazione in amore non mai finita, perch Dio, che Amore, infinito Lamore del Signore ci pressa. Esso spinge in avanti. Sullesempio di Ges, esso conduce al completo oblio di s. Egli ci am sino allestremo, fino alla punta estrema dellessere. Il pi piccolo atto di amore compiuto nella grazia di Cristo ha un valore infinito. La via unitiva conduce il cristiano a lasciar irradiare ,nella Chiesa e nel mondo, lamore che in Ges Cristo. Lesercizio della libert diviene nella persona un incessante consenso alla grazia. E cos di seguito fino alleterna ripresa.

In questo cammino dove la libert impegnata a consegnarsi alla grazia – nella vista del peccato, nello sforzo virtuoso – nellunione damore –, sempre meno questione di misurare le colpe, di calcolare i progressi, di gioire dellamore. Il battezzato vive nellirradiamento di una presenza che si fa sempre pi forte, quella di Ges Cristo. Maestro e discepolo sono tutti e due dipendenti dallo Spirito il cui dinamismo li spinge in avanti. Sei tu. Sono io. Poco importa. Solo Ges Cristo conta. Tutti e due, ciascuno dal canto suo, prendiamo sempre pi coscienza della grazia che ci salva e che ci trascina.

I tre aspetti del cammino spirituale, le vie, come le si chiamano, non sono tre stadi successivi che percorriamo uno dopo laltro, come se, passando il primo, noi non dovremmo mai pi ritornarvi. Noi vi ritorniamo, man mano che avanziamo. Essi sono legati luno allaltro nellunit della grazia del battesimo. Essi sono lo sviluppo del germe nel quale tutto contenuto allorigine. Man mano che avanziamo, i movimento della spirale ci fa ritornare a ciascuno di essi, ma ogni volta ad una pi grande profondit. Al termine, io dico ancora: Signore Ges, abbi piet di me, ma lo dir nellestasi dellamore.

Ci che importa rimarcare che in questa ascensione, la realt del mistero del Cristo afferrata in una maniera pi o meno viva secondo let spirituale alla quale pervenuto il credente. Un unico mistero, quello di Cristo, la sorgente di tutta la vita spirituale, ma le et in cui vissuto questo mistero sono differenti. Allorquando io ero bambino, io parlavo come un bambino, ragionavo come un bambino. Divenuto uomo, ho smesso ci che era proprio del bambino (1Cor 13,11). lo stesso mistero che vissuto dal novizio chi inizia e dal mistico che perviene alla meta. La differenza tra luno e laltro nella maniera di viverlo. Diciamo in unaltra maniera, per tutti la sorgente unica ed infinita. A tutti viene lanciato lo stesso appello: Venite. Bevete. Ristoratevi. Ma sono diverse le maniere di bere alla sorgente. conosciuta limmagine proposta da Teresa dAvila, quella dei due bacini che si riempiono dacqua per mezzi differenti: Per uno, lacqua condotta artificialmente da lontano per mezzo di numerosi condotti, un altro scavato alla sorgente stessa dellacqua e si riempie senza fatica (Castello interiore, IV, 2, 1-4). la stessa acqua che bevono tutti i cristiani. dallo stesso costato ferito del Salvatore che essi ricevono i sacramenti della vita. Ma che differenti maniere di attingere, secondo che il cristiano non ne usi che di tanto in tanto, o secondo che egli abbia gi trovato la sua felicit in Ges Cristo e ad ogni incontro sacramentale ne gusta sempre pi la dolcezza. lo stesso Spirito che agisce, ma come differentemente!

La guida spirituale, in queste diverse tappe, deve tener conto dellet spirituale di colui che le percorre. S. Ignazio, dividendo il cammino che propose in quattro settimane, rimarca come ciascuna di esse domander pi o meno tempo secondo i profitto che se ne trarr. Alcuni, infatti, vanno pi veloci, altri sono pi lenti. Occorre adattarsi al ritmo dello Spirito Santo e non voler regolare la marcia una volta per tutte. Quando pi, quando meno, consiglia Ignazio in ci che concerne gli atti di penitenza. In questi stadi diversi, egli spiega, Dio, che conosce infinitamente meglio di noi la nostra natura, dar a ciascuno di sentire ci che conviene a lui. La flessibilit e la discrezione sono la regola suprema. Essa evita la fretta e laffanno.

Il rischio, nel corso di questa salita, quello stato che gli spirituali chiamano tiepidezza. La parola mal scelta. Essa, infatti, fa pensare un essere senza consistenza n coraggio, un rubinetto dacqua tiepida. In realt la tiepidezza uno stato di qualcuno che si fissa in un bene che ha fatto, compiacendosene soddisfatto senza cercare pi di avanzare. Essa la negazione del tempo. Non un pericolo conosciuto dai principianti, ma di chi ha acquisito dellesperienza e non prova pi il bisogno di lasciarsi consigliare. Per farsi unidea della cosa, conviene rileggere la lettera di s. Giovanni allAngelo della Chiesa di Laodicea (Ap 3,14-22). Il tiepido appare come chi non ha bisogno di nulla. A lui il giudizio di ogni cosa. Egli dice: io so, io vedo, io sono ricco, qualcosa di simile ai farisei del Vangelo. Egli ha gi realizzato delle grandi opere, in qualche ordine che sia, apostolico o spirituale. Questo gli basta. Uomo generoso che ammirato attorno. il pericolo delle opere riuscite e delle virt che si impongono. Come potr un tale uomo sentire linvito di chi bussa alla porta per prendere il suo riposo con lui e farlo sedere sul trono di suo Padre? Certuni, nella vita dello Spirito, dimorano come dei grandi adolescenti. Essi diventano per la Chiesa, causa di sclerosi. Essi non crescono pi. Essi sono soddisfatti di loro stessi e di ci che esiste. Al limite, essi diventano come il ricco del Salmo 72(73). Tutto il mondo lo ascolta e levano la loro bocca fino al cielo.

Il maestro spirituale non deve lasciarsi imporre tali maniere di essere. Deve farlo dimorare nella riservatezza e al momento giusto, mostrare lesigenza. Egli custodir la sua silenziosa ammirazione per coloro che, nei progressi che hanno compiuto, rimangono sempre pi dimentichi di loro stessi. Orami virt e azione hanno fatto unit nella loro vita. Dio dimora loro presente, anche se questa presenza non si fa pi sentire. Essi irradiano pace, ma loro stessi sono gli unici a ignorarlo. Per loro ormai cos evidente che Dio non pu essere altro che Amore, anzi, Tenerezza. Essi tendono alla maturit attraverso il perfetto oblio di se stessi nella misericordia universale. Essi presentono la gioia che li attende, senza mai arretrarsi n fermarsi.

 

 

 

Il tempo e i sacramenti

un aspetto sul quale insistiamo poco nellaccompagnamento spirituale e che, tuttavia, di una ricchezza infinita, il ruolo dei sacramenti in quanto sono segni dei tempi nuovi e del nuovo cielo dove Ges Cristo ci conduce. Per mezzo di essi, il nostro tempo umano, segnato dalla risurrezione di Cristo, sapre alleternit. Per mezzo della sua risurrezione il terzo giorno, il Cristo ha rotto il ciclo fatale dei nostri giorni terreni che, si succedono gli uni agli altri, conducendoci alla morte. Nella sua carne, simile alla nostra, ma glorificata dallo Spirito, egli entrato nel Giorno Eterno dove la morte non esiste pi.

I sacramenti, per i quali il Cristo ci fa entrare nel suo mistero, sono tuttaltro che dei soccorsi dati alla nostra debolezza. Essi sono dei segni di questo mondo invisibile che Egli dona a chi crede in Lui. Per mezzo di essi, la realt del mistero gi presente: Questo , come alla consacrazione del pane eucaristico; ma questo donato in tale maniera che noi ne desideriamo il godimento. Per via del segno del sacramento, la nostra vita si situa ormai entro due mondi, il terreno che non dobbiamo fuggire n disprezzare, perch gi porta il marchio delleternit, e il celeste gi presente, al fine di non lasciarci rinchiudere nel terrestre.

Una educazione spirituale che si faccia fuori di questa prospettiva sacramentale sar sempre incompleta. Essa deve, per essere vera, tenere insieme questi due aspetti del Verbo incarnato. Essa si vive nella carne, e apprende a rispettarla, poich la dimora dove risiede il Verbo; essa si vive nello Spirito, perch lo Spirito che gli dona di partecipare alla trasfigurazione operata in quella del Cristo. Unit profonda che fa di no idei viventi che non hanno sulla terra la loro dimora permanente. Essa custodisce in noi questa fede, di cui lautore della Lettera agli Ebrei dice che una maniera di possedere gi quello che si spera, un mezzo per conoscere le realt che non si vedono (Eb 11,1).

Questa attitudine spirituale, inclusa nei sacramenti, noi la viviamo nello dispiegarsi della vita liturgica. questo che fa dire che la liturgia il luogo per eccellenza delleducazione del cristiano. Oggi, ripete essa davanti i misteri che si succedono nel suo ciclo annuale. Natale, lEpifania, il Battesimo di Ges, la sua morte e la sua risurrezione, non sono semplici ricordi evocati ad intervalli regolari. Facendo memoria, nei sacramenti, dei diversi misteri, noi entriamo nelloggi di quel tempo nuovo inaugurato dalla Risurrezione di Cristo. In questo atto passato che la celebrazione evoca, io riconosco Ges Cristo che rompe lostacolo della morte, passa al di l del tempo che passa e per mezzo della fede che io ripongo in Lui, mi trascina con Lui nel suo mistero deternit. I sacramenti  nel tempo mi fanno gi uscire da questo tempo che passa per rendermi presente leterno presente. Essi mi fanno prendere la dimensione del mio essere eterno.

Nello stesso tempo in cui essi mi fanno passare attraverso la morte, i  sacramenti spezzano la reclusione in cui la vita presente ci fa permanere. La vittoria del Cristo risuscitato sulla morte nello stesso tempo la vittoria dellamore. Essa fa s che gli uomini si riconoscano in Lui nellunit del suo stesso corpo. Essa realizza quella interiorit reciproca che fa s che il figlio nel Padre e che noi siamo con Lui. Si dice che lEucaristia fa la Chiesa. Questo vero di tutti i sacramenti. Noi viviamo nella speranza la possibilit di riconoscerci fratelli facendo cadere, nella sua carne, tutti i muri di separazione che dividono gli uomini.

Allinizio di questo capitolo, noi parlavamo di germe. il germe che lo Spirito depose in noi nel battesimo. Ciascun sacramento – e tra essi, quello che lo riassume tutti e verso il quale tutto convergono, quello del Corpo di Cristo –,  ci fa vivere di questa vita dello Spirito, che la nostra cura spirituale cerca di conservare. Questo germe un germe di eternit. Germe celeste, dove noi incominciamo ad amarci gli uni gli altri di quellamore eterno in cui il Padre ama il Figlio e, per mezzo di Lui, tutti gli uomini che gli ha donato come fratelli. CՏ da dire in qualche parola come la partecipazione ai sacramenti nella liturgia, e prima di tutto, a quello dellEucaristia, dona a tutta la vita spirituale la sua tonalit e la sua rettitudine. certamente uno dei compiti del maestro spirituale mantenere nel suo discepolo questo senso dei sacramenti, senza il quale luomo, pur generoso che sia, lasciato a se stesso in una libert che non si esercita pi nella grazia.

 

Strutture e spiritualit

Nella sua fretta di far avanzare quelli che si indirizzano a lui, il maestro spirituale crede bene spesso di studiare ci che la tradizione chiama le spiritualit. Questa preoccupazione necessaria, ma rimane secondaria in rapporto a qualcos'altro che mi appare come primario: assicurare le strutture dellessere tanto nellordine della natura che in quello della grazia. Prima di costruire, dice Ges, occorre sedersi per domandarsi se si porta con s ci che serve a portare avanti il proprio progetto.

Non avendo preso la preoccupazione di questo fondamento, molti rimangono infantili, attaccati a delle pratiche di cui fanno degli assoluti, o cadono in stati che richiedono pi una cura psicologica che di un aiuto spirituale. Tali squilibri si riscontrano tanto nelle persone di valore che presso altre meno dotate. Essi non mancano di essere persone la cui la vita spirituale autentica, ma restano marchiati da uno squilibrio di partenza di cui non hanno preso coscienza. Il caso non raro nei candidati alla vita religiosa la cui maturit non stata provata.

Per chiarire ci di cui stiamo parlando, converrebbe rileggersi tutto quanto noi abbiamo detto riguardo al dialogo spirituale. Tutto si pu riassumere in questi due punti: la conoscenza di s e il superamento di s, e, nelluno e nellaltro caso, la libert che si apre alla grazia. Nella mettere a punto questi diversi elementi, ciascuno riportato alla sua infanzia e ai suoi primi anni raggiungere le radici naturali da cui hanno preso luogo in lui gli attuali blocchi e condizionamenti di cui una educazione mal diretta lha rivestito. uno dei suoi essenziali di un educatore: aiutare ciascuno a scoprire ci che porta in s di promesse. Questa prese di coscienza dona ad una persona una unit profonda. Essa lo fa diventare se stesso, assumendo la sua continuit nel progresso evitando di perdersi nei sogni.

Guardando questa conoscenza, m sembra essenziale accettare le tensioni inerenti a tutta la vita che progredisce. il superamento a fianco dellaccettazione: Le cose di DIo vanno a due a due, abbiamo detto citando le parole del Siracide. Abbiamo gi presentato alcune di queste tensioni: libert grazia, sforzo e rilassamento. Potremmo continuare la lista: essere in s e uscire da s, essere e avere, fare e ricevere, ragione e ispirazione, e tante altre. Il maestro spirituale colui che impara a tener conto di queste tensioni per farne un principio di progresso. Il loro equilibrio permette a colui che dirige di non fermarsi su di s.

Simile equilibrio no privilegio di nessuna categoria umana. La si ritrova in tutti gli ambienti qualunque siano le qualit delle persone che incontriamo. Ma occorrerebbe fornire un esempio, noi lo domandiamo a quei piccoli a cui stata rivelata la Sapienza del Padre. Non che i sapienti e i dotti siano esclusi, a essi non possono pretendere di sviluppare le loro qualit della natura o della grazia se non nella misura in cui essi sviluppano in loro lo spirito dellinfanzia. Questa deve essere una delle preoccupazioni maggiori del padre spirituale, di non lasciarsi impressionare da tutto ci che i discepolo porta in lui di promesse umane e divine. Egli deve riconoscerle, ma in tale modo che il loro sviluppo si compia in quello che s. Giovanni Clinico chiama lumilt perfettissima. Questa la struttura che dona a tutta la vita spirituale la sua consistenza. Essa non ha niente a che vedere con una diminuzione delluomo o una paura di vivere, ma essa stabilisce la persona nella verit, l dove le pi belle idealizzazioni potrebbero sostituirsi alla realt.

Quale posto occupa in questo lo studio delle spiritualit? Esso permette, come in tutte le culture, di proteggere lo sforzo delluomo evitandogli le illusioni o le ristrettezze dello spirito. Ma per non far cadere a sua volta nella tentazione di credersi nella realt, solo perch noi labbiamo ben formulata nel nostro linguaggio, importa ritornare a ci che allorigine di tutte le sintesi: limitazione dei santi. Occorre guardare e riguardare i santi nella maniera giusta. Si tratta di compararci a loro, di voler imitare? Occorre guardarsi bene dal fare delle comparazioni tra noi che siamo viventi e i santi dei tempi passati, rimarca Ignazio negli suoi Esercizi. Tutti fanno il contrario, Ignazio il primo agli inizi della sua vita a Marnosa: Quello che ha fatto Domenico, quello che ha fatto Francesco, perch non lo posso fare?, pensava egli allora. Tutti i principianti fanno dei simili sogni. Io ignoravo tutto ci che era essenziale, continua Ignazio. Limportante non il comportamento esteriore, le opere di penitenza, ma quella lenta maturazione dello Spirito che conduce ciascuno a realizzare il disegno particolare di Dio su di lui, la discrezione che regola di tutto, conclude Ignazio.

Mettersi alla scuola di un santo, scoprire in lui lazione imprevedibile di Dio, scoprire le meraviglie che opera la gratuit del suo amore. Ammirandolo, io entro in un universo personale, dove ciascuno segnato da un qualcosa di particolare, anche se si prende posto nella folla degli eletti dellApocalisse. Pi che ad imitare, noi siamo invitati ad ammirare la risposta di ciascuno agli appelli dello Spirito.

Lo studio delle spiritualit diverse, cominciando con lo studio dei santi che furono alla loro origine, m immerge nella tradizione vivente della Chiesa e nellazione che lo Spirito non cessa di esercitarvi. I santi sono per me la prova della variet dei doni di Dio e essi mi assicurano circa la grazia che Dio non cessa di spandere in coloro che confidano nella sua azione.

Il danno sarebbe se la conoscenza di tale scuola particolare mi ferma ad essa, come se fosse lunica. Tra tutte quelle esistenti, essa per me quella nella quale Dio mi impegna per trovarvi il cammino della mia libert che si apre alla grazia. Io vi trovo le strutture della persona di cui ho bisogno per non vagare a caso e non essere sconcertati per ci che di inaspettato si trova nel cammino. Essa rappresenta, da questo punto di vista, qualcosa di unico e di necessario.

Ma ciascuna scuola non che un mezzo. Uno non va sempre a scuola. Viene il momento di esercitare ci a cui siamo stati formati, la libert di incontrare Dio in tutte le cose. Essa una via per condurci al di l di tutte le vie, l dove tutte le vie convergono verso lunica via che Ges Cristo. Essa una pedagogia della libert che agisce per sottometterla alla grazia e aprirla nella Chiesa alluniversalit dellamore.

In ciascuna spiritualit io vedo il termine dove tutte si ricongiungono. La facilit che ho di considerarle le une dopo le altre, i gusto che ho di leggere la storia del loro sviluppo nella Chiesa, non mi conduce ad un eclettismo che mi le farebbe sorvolare senza attaccarmi a nessuna. Ciascuna spiritualit sveglia in me lammirazione davanti alle espressioni diverse del mistero indicibile. I metodi spariscono come le immagini e le rappresentazioni davanti alla rivelazione dellunico amore. Solo la considerazione della mea fa superare gli ostacoli, saltando per le colline, con lo sguardo lucido della gazzella e la leggerezza del giovane cerbiatto, per parlare alla Cantico dei Cantici.

Chi, nel campo dello Spirito, pu considerarsi come arrivato? Chi lo pretenderebbe, mostrerebbe di non sapere di cosa si tratti. Chi formato si considera sempre come non essendo mai arrivato, come avendo sempre qualcosa da scoprire. Ciascun giorno gli fa fare il guadagno dellesperienza della sua povert e della sua ignoranza, nella certezza sempre pi invadente della meta verso la quale tende. La vera spiritualit non quella le cui solide strutture mi permettono di andare al di l di lei stessa e di noi stessi? Tu non sei che allinizio delle meraviglie, dicevamo con Ges allinizio del capitolo. Parola che possiamo ripetere chiudendolo.

 

Capitolo 6: La Prova

La libert, ideale di vita, si scopre solo a poco a poco ci che essa veramente : una capacit di donazione e di amore. Essa si sviluppa come un germe. Essa deve, per crescere, adattarsi al tempo e alle prove, al tempo che diviene prova.

Cosa la prova in effetti? lavvenimento in cui la libert si apre allamore e lascia passare la grazia. Lavvenimento, secondo che sia vissuto nel dono o nella ribellione, manifesta lintimo di ciascuno. Che sia felice o triste, piccolo o importante, luomo rifiuta di chiudersi l, di rimanere incastrato nella prova. Egli cerca di superarla per trovarvi un senso. Da questo punto di vista, la ricchezza altrettanto una prova come la povert. Il giovane del Vangelo o il ricco della parabola fanno dei loro beni un assoluto. In loro la libert si chiude allamore. Il senso perduto. Zaccheo vi trova la sua salvezza: Io d met dei miei beni ai poveri, dice, e Matteo, lasciando il suo banchetto, si mette a seguire il Cristo. La libert in loro si apre allamore. Il senso ritrovato. Sicuramente, quando noi parliamo di prova, noi pensiamo a degli avvenimenti dolorosi. Ma tanto in quelli che negli altri, ci si pu chiudere. Non se ne cerca pi il senso. Perch lavvenimento diventi prova della libert, chiede di essere superato per lasciarne emergere il senso. E il senso lamore. Lavvenimento, vissuto in una maniera o in unaltra, diventa i test – la messa alla prova – che manifesta lintimo del cuore. Luomo si apre ad una Presenza che lo coglie dove lui la rifiuta.

Cos la ferita al cuore delluomo che provoca la prova gli pone una domanda, come a Giobbe: Perch?. Accettata, questa ricerca della risposta diviene una condizione di purificazione e di crescita. Alla luce della Parola, la prova costituisce una educazione di tutto lessere in vista della trasformazione. Essa non prende daltronde il suo senso completo che quando raggiunge la prova che Cristo ha voluto conoscere, per essere con noi sulla terra e portarci con Lui nella grazia.

per custodire il senso esatto della prova in una libert crescente che laiuto dellaccompagnatore particolarmente necessario. Essa ha il suo posto tanto nei dettagli della vita quotidiana che nel punto della morte per custodire nel cuore il desiderio e la speranza, come li sviluppa in noi la lettura della Parola.

 

La messa alla prova

Stretta la via che conduce alla cruna dellago dove, colui che messo alla prova per un avvenimento scopre il Regno e non si lascia morire nellesperienza. la via della fede nella quale il Cristo ci ha preceduti. Nellavvenimento inevitabile essa conduce a scoprire la libert.

Come facile prendere delle vie inverse che conducono a dei blocchi: la rassegnazione, la rivolta, la durezza. Linevitabile guardato come volont  di Dio, come se Dio possa volere la sofferenza delle persone che ha fatto con amore. La sofferenza ci appare come un castigo per delle colpe a noi ignote. Cosa ho fatto a Dio per essere trattato cos?. il ragionamento dellamico di Giobbe: sottomettiti al giudizio di Dio. Egli giusto, puro e forte. Nessun uomo pu rivendicare giustizia davanti a Lui. Quanti credenti sono tentati da questa maniera di dire. Giobbe non pu accettarla, il cristiano neppure. La ribellione, bench comprensibile, non conviene neppure. Giobbe tentato da essa. Essa normale nella bocca di colui che, senza comprendere, viene schiacciato dal dolore. Egli non si permette di accusare Dio e lo lascia al suo mistero. Questo non significa che egli cerchi di irrigidirsi nella disposizione eroica delluomo che vuole rimanere padrone di s davanti alla fatalit. Altra tentazione che provano le persone forti e generose. Esse serrano i pugni. Soffrono da eroi. Giobbe rimane umano nella sua sofferenza.

La prova mette luomo davanti ad una situazione incomprensibile. Mistero che la sua mente non spiega. Ogni volta che egli provato, viene fuorviato. Il Cristo non ha dato spiegazioni. Ma, essendosi messo nella situazione umana, egli giunto fino a soffrire la morte. La morte divenuta la prova – la sua prova – per la quale, allinterno della morte, Egli passa alla vita ed esplode nella gioia. Questo tutto quello che Lui ci ha detto: Occorre per il Cristo soffrire per entrare nella sua gloria. Vi una meta della sofferenza che non pu essere raggiunta se non passandola con Cristo e vivendola nella fede.

La questione posta con la prova, noi lesprimiamo nelle situazioni estreme. In quelle che non ha scelto e che sono contrarie alle sue aspirazioni alla vita e alla felicit, luomo lasciato a se stesso, alla sua fragilit e alla sua solitudine. Egli vive in mondo incomprensibile. Ma la vita quotidiana, senza metterlo subito in queste situazioni estreme delle quali lultima la morte, diventa presto per lui una prova. Egli non pu fare ci che vuole. In s e attorno a s, egli riscontra ogni giorno il limite e lostacolo. Pertanto, il desiderio della vita cresce sotto il segno della morte. Egli tenta di evadere con la distrazione, ma non pu scappare.

I mistici hanno parlato di notti della fede. Per loro, esse hanno questo doppio carattere: di essere dolorose e di condurre alla luce. Nella accettazione della vita di tutti i giorni, vissuta come una prova, posso ritrovare questo doppio carattere della notte dei mistici. I miei desideri vi sono contraddetti, mi scontro con la necessit, con linatteso. Questo cammino quotidiano doloroso pu diventare, se io lo prendo bene, un cammino di luce. Come conoscere me stesso con le mie possibilit e le mie mancanze, e prendere i lposto che mi conviene, senza incontrare lostacolo? La prova un test di ci che io porto in me di miserie, ma anche di ricchezze. Che meraviglie di saggezza e di bont comunicano alluomo la sua sofferenza! Una lotta necessaria. Vissuta nella tranquillit e nella pace, essa fa crescere colui che accetta di affrontarla. Attraverso la doppia tentazione della rivolta o della rassegnazione, luomo trova, come il popolo pellegrinante nel deserto, una terra che gli promessa. La forza dello Spirito lo apre alla speranza. Essa gli fa dire in certi giorni la grande parola di Giobbe. Io so che il mio redentore vivo o essa raggiunge gi quella di Ges: Il Padre sempre con Me. Come se la prova, nelle sue svariate forme, posando in noi le sue angustianti questioni ci risveglia ad un altro mondo.

 

Una educazione

ben cos che la Scrittura ci presenta la prova: una educazione. Si conoscono le parole con cui, nel Deuteronomio, Dio spiega al popolo i su cammino nel deserto: Quarant'anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Il tuo vestito non ti si logorato addosso e il tuo piede non si gonfiato durante questi quarant'anni. Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo corregge il figlio, cos il Signore tuo Dio corregge te (Dt 8,2-5). la parola della fede davanti alla prova: una educazione a doppio fine: ti fa conoscere che Dio sempre con te e ti fa dirigere il tuo sguardo verso unaltra terra, quella della Promessa. il linguaggio che gli spirituali hanno ripreso a loro modo. Non affatto quello della rassegnazione, ma quello della educazione: fare lesperienza della grazia, nel passaggio tra le consolazioni e le desolazione; svegliare il desiderio mantenendo la persona nellumilt che non deprime, perch Dio con noi. Come diceva un vecchio autore, Diadoco di Fatiche, questa desolazione educativa porta nel cuore il timore di Dio, le lacrime e un grande desiderio del bel silenzio. Nello stesso tempo, aggiunge Diadoco, la nostra libert vi trova unoccasione di affermarsi nel consenso che essa dona a Dio: Dio le permette perch la nostra libert non sia completamente incatenata dai legami della grazia. Ritroviamo il linguaggio della libert: nella prova che Dio permette, Egli si indirizza alluomo per fargli fare lesperienza della sua libert e invitarlo ad acconsentire alla grazia e a riconoscere la sua presenza.

In questo passaggio per il deserto, noi potremmo riprendere il linguaggio delle notti. La libert l conosce le spoliazioni di tutte le sorti di cose possibili. Non resta davanti che il cammino unico e afoso avendo giusto quello che necessario per sussistere. Avendo del pane da mangiare o il vestito da indossare, essa deve pertanto riconoscere che non manca del necessario. Solamente essa invitata allattenzione del cuore e ad ascoltare la parola di Dio che  la fa vivere. Educazione dove le cose si mettono al loro posto e si relativizzano, come nei consigli di Ges sulla montagna: Non affannatevi. Il Padre nutre gli uccelli e veste i gigli. Cercate dunque dapprima il Regno e la sua giustizia. Allora la scelta possibile, la libert invitata ad acconsentire. a qualcuno – a un Dio che lama e la conduce – che essa rimette la sua fede.  Qualcuno si staglia davanti a lei per invitarla allamore. Le prove che passa si illuminano di questa comprensione. Essa davanti a Qualcuno che si rivela come Padre e forma in noi la s au rassomiglianza.

Cos il credente non schiva affatto la questione – o lo scandalo – posto dalla prova. Lei invitato a guardarla in faccia e ad accettarla cos come. Davanti a coloro che gli chiedono: DovՏ il tuo Dio?, davanti i benessere dei ricchi senza scrupoli, egli non ha letteralmente nulla da dire. Per molto tempo egli cerca di capire. Non negato nulla della realt: n il male in cui immerso, n Dio che rimane lUnico. Se io avessi parlato come loro, avrei tradito la razza dei tuoi figli. Occorre attendere il giorno quando, entrando nella dimora di dio, egli comprender: Io non capivo, ma io ero con Te Io sono sempre con te Tu mi hai condotto secondo i tuoi disegni [Sal 72(73)]. La sua libert cresce nella fede, straziato per la questione del male, egli giunge a  credere allAmore. La prova di tutta la vita umana divenuta per lui la prova della fede, una educazione allunico Amore.

Una nuova purificazione – una nuova notte – attende la libert in questo cammino della prova, lentrata nellimprevisto, in ci che luomo non pu immaginare, n attendere e che, tuttavia, gli promesso: Ci che locchio non ha mai visto, ci che lorecchio non ha mai ascoltato, ci che mai entrato nel cuore delluomo, tutto questo Dio ha preparato per coloro che lo amano. il superamento di tutto ci che la sapienza umana possa costruire e di ci che la libert possa intraprendere. Noi siamo davanti alla prova di Abramo e di tutti i credenti citati dalla lettera agli Ebrei, prova della santit, proposta in Ges, e che ci fa passare al di l del il mondo visibile per riposare, per esperienza, nella sola parola di Dio. Abramo il tipo del credente che passato per questa prova. Avendo ricevuto la promessa dellimpossibile – la nascita di Isacco fuori delle leggi della natura e la promessa delleredit delle nazioni –, egli ebbe fede nel Signore e per questo il Signore lo consider giusto. allora che egli fu preso dal torpore e un terrore e una spessa tenebra caddero su di lui. in questa notte oscura che il Signore conclude la sua alleanza con Abramo. per questa prova della notte che il credente pu scoprire leredit che Dio gli promette e la terra dove Dio vuole condurlo, ci che non mai entrato nel cuore delluomo.

Maria si situa in questa linea ben al di l di tutti i credenti. Occorre parlare di notte a suo riguardo? Ella ha conosciuto, dallAnnunciazione fino ai piedi della croce, la prova suprema della fede che crede allimpossibile e nella notte scopre la vita. Ella al cuore della vita spirituale dei credenti e della Chiesa, a causa del superamento di tutta lintelligenza e di tutta la logica, e del suo acconsentimento alla Parola. Questo la conduce attraverso la perdita di Ges al tempio e il suo passaggio a Cana, fino ai piedi della croce dove, stando in piedi, ella riceve la rivelazione della sua fecondit universale, attendendo la gloria della Risurrezione.

 

 

 

La prova di Ges Cristo

Il passaggio in queste molteplice prove come altrettanti notti purificatrici non pu avvenire senza un costante ricorso a Ges Cristo come esempio e come via. Lui, il primo, passato per questa consegna per entrare nella gloria. guardandolo nel quotidiano della sua vita e nellatto supremo della sua morte che noi comprendiamo cosa sia questo passaggio della libert attraverso la prova per sboccare nella luce totale.

Lo posso contemplare nel suo stato ultimo, il combattimento dellAgonia. Egli luomo nella sua ultima prova. Solo nella sua sofferenza e solo davanti alla morte. I suoi amici dormono, non comprendono ci che sta passando. Egli solo davanti a suo Padre e suo Padre tace. Questa agonia – combattimento supremo – secondo letimologia della parola –, il caso tipo di quelle situazioni nelle quali, un giorno o laltro, ogni uomo sottomesso, dove davanti allincomprensibile egli solo. Sono le nostre sofferenze che porta su di s, i nostri dolori dai quali schiacciato, dice di Lui Isaia nel ritratto del Servo sofferente.

Punto estremo di uno stato singolare, diciamo noi. Esso , nello stesso tempo, una porta universale. Questa solitudine in una sofferenza che non simile ad alcuna altra, raggiunge la solitudine di ogni uomo. Ges solo ed con tutti. Ci che nella mia prova, vivendola con Lui, mi permette di raggiungere tutti gli uomini.  Come pericoloso isolarsi nella sofferenza. Rabbia, orgoglio, ripicca, io posso ritrovare questi sentimenti nelle prove pi acute. Ges vivendo la sua, spoglia la nostra di tale ripiegamento su se stessi. In questo abisso di solitudine, Egli i fratello universale, essendo pi che mai rivolto verso il Padre, proprio quando sembra abbandonato dal Padre. E mentre nella notte della solitudine, non si rassegna, non si rivolta, non si indurisce. Ges non ha nulla delleroe. per questa ragione che chiede laiuto dei suoi pi intimi, e, attraverso loro, il nostro. Egli ripete allora, instancabilmente, la stessa preghiera e fa di essa, ci che essa era gi in speranza, la preghiera di tutta lumanit.

Ges non ha nessuna risposta da dare alla nostra questione se non Lui stesso. Egli non spiega, agisce, si alza e va. Egli il puro consenso, non possibile per Lui scegliere altrimenti, impegnato comՏ per tutti i suoi membri. Egli non ha pi la libert ed supremamente libero. luomo perfetto nella libert che Dio gli dona per acconsentire allAmore. E, di fatto, allAmore che Egli acconsente, deciso a viverlo fino allestremo delle sue forze umane. affinch questo suo atto unico non sia perduto per noi,  che prima di entrare liberamente nella sua Passione, Egli istitu lEucaristia, memoriale permanente dellatto supremo di libert che fa passare luomo alla gloria, quando egli vi consente. Tutte le nostre Eucaristie rilanciano ciascuno di noi nella speranza della gloria, allorquando siamo feriti dalla sofferenza.

Introdotti dal Battesimo nel mistero di Ges, luomo non pu chiudersi nella sua sofferenza. La fede gli rivela che in lui opera una misteriosa trasformazione, quella del passaggio dalla morte alla gloria. Impotente ad uscire da se stesso, egli vive la sua vita e la sua morte in Ges, sapendo quello che lo Spirito opera in tutti coloro che reclamano dal Figlio unigenito: Padre, glorifica il tuo Figlio. Per mezzo del corpo di Cristo di cui egli membro vivente, entra nel movimento della libert di Cristo.

Non si pu dunque parlare di prova con il Cristo, senza parlare della gloria dove egli ci fa passare con Lui. Se necessario che egli porti la prova con noi e che muoia, per essere con noi e farcene uscire. Parlare della croce senza parlare della gloria, falsarne il senso. Ges lo dice chiaramente, quando s. Giovanni  parla della sua morte. per Lui lora della gloria, lora della fecondit, della vita. Ci che rimarchevole che Ges non insiste tanto sullannientamento quanto sulla fecondit. Spesso, invece, noi non riteniamo che il primo, cio linvito a scomparire. Questo annientamento conduce a una rivelazione, a una esaltazione e unattrazione su tutto luniverso. tutto linsieme delle parole di Ges che bisogna prendere. Esse donano alla prova vissuta nella fede il suo giusto senso: lentrata nella gloria. La croce gloriosa. Il Cristo, quando si manifesta ai suoi dopo la Risurrezione, porta i segni della sua Passione come altrettanti trofei di vittoria. Cos i martiri dei primi secoli vedevano nelle prove la continuazione della glorificazione di Ges che diveniva la loro. Non impeditemi di venire alla luce, dice Ignazio dAntiochia ai cristiani che volevano sottrarlo al martirio. E aggiungeva: allora che diventer un uomo.

ben cos che appare il Cristo: Egli luomo perfetto, Colui che ha sperimentato tutto il male e tutte le prove, Egli non fa che precedervi: Iniziatore della fede, Egli la conduce al suo compimento. Perch rinunciando alla gioia che in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia, e si assiso alla destra del trono di Dio (Eb 12,2). In tutti questi testi, non spiegazioni per soddisfare il nostro desiderio di comprendere, ma messa in presenza di Ges Cristo che ci attira. Egli stesso la spiegazione e deve bastarci. Guardandolo sulla croce, il costato trafitto, io ho compreso, sembra dire s. Giovanni. Colui che ha visto vi rende testimonianza affinch voi crediate. E cita il passo di Zaccaria: Volgeranno lo sguardo verso colui che hanno trafitto (Gv 19,35-37).

Ormai nel Cristo in cui egli vive che il cristiano attraversa la prova. Non si attacca ad essa per guadagnare dei meriti. Nella contraddizione che sperimenta, si eleva a Dio per essere condotto per mezzo di Lui alla gloria. il rovesciamento completo delle nostre prospettive ordinarie, nella quale si produce una liberazione e una salita verso Dio. Se noi diciamo con Paolo che noi completiamo nella nostra carne ci che manca alle sofferenza di Cristo, non che per i nostri propri meriti possiamo fare di pi e meglio per la salvezza degli uomini, ma perch noi offriamo a Lui la nostra carne dove regna ancora il male e il peccato perch Egli manifesti la gloria della sua Risurrezione. La sua opera di liberazione iniziata in Lui si continua in noi che gli apparteniamo.

Negli eccessi dellamore che avevano per il Cristo, alcuni santi hanno desiderato soffrire e morire per Lui. Desiderio che rischia di essere mal compreso, quando un amore simile non ha afferrato coloro che vorrebbero tenere un medesimo linguaggio. Il dolorismo che cos si manifesta sar il segno di un ripiegamento su di s o di una sensibilit mal regolata. I segni che tali desideri vengono dallo Spirito sono la dolcezza, lumilt, lapertura del cuore. La tristezza, se essa di Dio, secondo la distinzione che ne fa Paolo, non ferma luomo su se stesso. Egli si dimentica di s nella sofferenza e se conosce amarezza, ripicca o disgusto, supplica Dio di cambiare la sua amarezza in dolcezza e pace. Tali movimenti interiori manifestano, come dice il p. Lallemant non si possiede ancora una virt capace di resistere alla prova delle croci. Bisogna lavorare dapprima alla pace dellanima che apre il cuore alla misericordia. solo Dio che suscita tali desideri, cos come ha condotto Cristo.

In questa salita, la morte il cui pensiero fa orrore al nostro essere di carne, si rischiara poco a poco. Essa diventa necessari, come per Paolo, per essere con Cristo. Il desiderio della morte sarebbe il segno di un deragliamento mentale, se corrispondesse ad una fuga dalla vita o ad una qualunque volont di farla finita. Dei santi – Paolo,Teresa, Ignazio – lhanno desiderata, ma essi hanno custodito fino alla fine la loro vitalit profonda. Le lettere scritte da Paolo nei tempi precedenti la sua morte sono sufficienti a convincerci di questo. Il suo desiderio lo porta verso lincontro con Cristo, ma crede meglio rimanere sulla terra per il bene dei suoi. Ugualmente, Ignazio e Teresa, pronti a rimanere sulla terra fino alla fine del mondo, se la gloria di Dio fosse pi grande per questo. Tuttavia i tempo di vederci, dice Teresa. I tempo che cada questa tunica di pelle, per essere trasfigurati con il Cristo nella gloria. La farfallina esce dalla sua crisalide. E Ignazio, avendo parlato daffari come se nulla fosse, passa in una notte, e solo, dalla morte alla vita, lui che non poteva parlare della morte senza piangere di gioia.

Essere umiliati con il Cristo, soffrire per Te o soffrire o morire, espressioni che sembrerebbero riprovevoli presso molti, mentre presso coloro che lo Spirito ha afferrato,  esse accompagnano un pi grande desiderio di servizio e di amore. La fede, vissuta nella prova, li conduce alla gloria.

In questa maniera di vedere, occorre raccogliere tutto ci che la Chiesa ci dice sotto il vocabolo di obbedienza. Essa non si comprende che nel desiderio di non pi appartenere a se stessi e di lasciare che il Cristo possa prendere in S tutto ci che Egli ha depositato in noi di intelligenza, di volont, di capacit di essere e di amare. Essa non significa una fuga dalla vita o una frantumazione del proprio essere, ma un nuovo passo verso la liberazione. Per questo lobbedienza che vuole essere radicale non autentica che presso persone piene di vita e di capacit damare.

 

Laiuto nella prova

Le riflessioni fatte sul modo di vivere la prova, in particolare quelle che abbiamo fatto sullobbedienza o sulla morte, mostrano quanto necessario, nel cammino di fede, laiuto della direzione fraterna. Molti pericoli minacciano la strada: ricerca di s, spirito di falsit, paura di vivere, illusioni di tutti i generi. La sofferenza che sovviene, per le reazioni che provoca, rivela in ciascuno il meglio o il peggio. E il peggio mischiato al meglio. Con quale prudenza occorre accogliere tutte queste espressioni di una fede che si vuole generosa, e che riprende le forze nella sofferenza. Lammirazione che talvolta suscitano tali espressioni non devono mai levare al direttore la sua lucidit.

Il ruolo di maestro in materia paradossale. Egli deve da una parte amare la vita, le persone e la natura. Da unaltra parte, egli deve apprendere a passare oltre e non fermarsi a nulla. Senza esaltazione n rassegnazione, deve aiutare a vivere in uno spirito di liberazione e di passaggio. Ad esempio di Ges e grazie alla meditazione delle Scritture, deve giungere a concepire come si possa alle volte amare profondamente le cose ed essere nello stesso momento sempre pronto a lasciarle fuggire.

Come un tale modo di pensare pu essere conciliato? Non deve comportare n lassismo n severit, ma svilupparsi nella pazienza e nella gioia. Ci non possibile se il direttore non ha fatto lui stesso lesperienza di ci di cui egli parla. I libri possono dargli dei principi. Ma in pratica, coloro che sono pi pericolosi sono proprio quelli che li applicano in modo assoluto. Tutti gli eccessi sono possibili quando non cՏ un minimo di esperienza. Lui stesso deve essere quelluomo libero che, nella dolcezza, non addolcisce affatto le esigenze liberatrici, come Ges che ha lungamente formato i suoi ad affrontare la grande prova.

Lui anche, nellaiuto che porta agli altri, deve accettare di passare per delle notti. Egli si trova in presenza di unopera che lo trascende. Il suo ruolo di preparare la strada che conduce laltro allincontro. Limportante per lui dimorare tranquillo nelle ore difficili, mentre pressato da questioni che richiedono delle risposte immediate. In questi momenti crucianti, occorre che sappia, in unintensa presenza di cuore, lasciare laltro alla sua libert. Soprattutto saper attendere in pace lora di Dio attraverso le situazioni ambigue. Senza dimenticare che non esistono due prove simili e che ciascuno toccato al punto dove pi sensibile, al quale un altro non reagisce affatto.

Questo aiuto , per il direttore, una esperienza spirituale tanto reale che quella nella quale impegnato colui che si confida a lui. Non pu dunque, per aiutare i suo fratello, che risalire alla sorgente e delluno e dellaltro chiedendo forza e luce. questo che gli leva il diritto di credersi superiore del suo discepolo. Luno e laltro devono confidare nella grazia che in loro, luno da maestro, laltro da discepolo. l che si incontrano.

Una volta di pi, noi siamo nel gioco della libert e della grazia. Luomo deve fare qualche cosa, ma non pu ottenere da solo lo scopo proposto. Un altro interviene nella sua vita per riconoscere negli avvenimenti questi maestri che Dio ci dona (Pascal). La sua preoccupazione di custodire in tutto la fede nello Spirito che attende per agire del consenso della libert.

 

 

 

Capitolo 7: La Preghiera

Il ruolo del maestro spirituale sovente guardato come quello di un maestro di preghiera. Le pagine che precedono aprono un orizzonte pi vasto, quello di un educatore che forma alla vita, vita nel mondo presente e vita nello Spirito nella loro correlazione reciproca. Lorazione, essendo posta nel suo rango di mezzo ha un suo posto unico. ci che rende tutto possibile. Conviene anche parlarne per dire ci che domanda il ruolo di maestro spirituale a riguardo, come disporsi al gioco della grazia e della libert. Due punti in apparenza contrari sono da armonizzare in questo campo come in tutta la formazione: lattivit e la passivit che fanno accedere alla sola vera preghiera, quella di Ges Cristo nella quale si ritrova la nostra.

 

 

Il ruolo del maestro

La preghiera si insegna? Un uomo pu mettere un altro uomo sul cammino della preghiera? Per apprendere a leggere, occorre andare a scuola. Per arrivare a pregare bene chiedere al Cristo: Signore, insegnaci a pregare, come Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli (Lc 11,1). Sin primi tempi del cristianesimo dei candidati della vita spirituale hanno chiesto a degli anziani, come i discepoli di Ges: Insegnateci a pregare. La storia religiosa dellumanit, al di l del cristianesimo, ha conosciuto dei guru o dei maestri, che hanno aperto agli altri il cammino della preghiera.

Tuttavia un'arte delicata questa. Si rischia di dimenticare, dalla partenza, che il solo maestro, lo Spirito Santo. Lui che prega in noi, dice Paolo, e ci fa sentire i suoi gemiti ineffabili. Ora le vie dello Spirito sono imprevedibili. Egli conduce gli uni in un modo, gli altri in un altro. Altrettante vie quanti sono i discepoli. Tutti i maestri spirituali sono unanimi in questo. Pregando con i Salmi, dice Cassiano (Conferenza 10), noi ne diventiamo gli autori, ne catturiamo il pensiero pi che seguirlo; seguiamo il senso senza seguirne la lettera. Le parole di cui ci serviamo e che ci sono insegnate non sono che dei segni, mezzi per svegliare lattenzione alla realt. Essi permettono il traboccare della sorgente, lo Spirito Santo che ci fa prendere coscienza del mistero di cui siamo portatori. Ciascuno, attraverso questi segni, trova la maniera con cui Dio si comunica a lui. Non si tratta di riempire un tempo previsto per la preghiera, ma di incontrare Dio nel cuore: Leccellenza della preghiera non consiste nella quantit, dice Evagrio, ma nella qualit (Sulla preghiera,151). Altrettante riflessioni che fanno eco a quella di Ges: Quando tu preghi, entra nel tuo cuore, l dove il Padre vede ne segreto. Vi in tutte le preghiere autentiche un mistero dove non si pu entrare che con delicatezza e prudenza, il maestro che linsegna pi di ogni altro. Ancora una frase d Ignazio che abbiamo gi citato: Lasciate il Creatore che agisca senza intermediari con la sua creatura e labbracci nel suo amore. Ecco come bisogna capire che non ci si improvvisa maestri di preghiera.

Il pericolo di sostituirsi allazione dello Spirito Santo. Si possono scoprono da se stessi o da altri dei modi di fare, – dei metodi – che sembrano riuscire. Nel suo ardore di proselita, ciascuno vuole farne profittare anche gli altri, come se tutto i mondo dovesse passare per lo stesso cammino. Il mezzo allora diventa un assoluto. Si fa dellapprendistato della preghiera una tecnica che, ben applicata, assicura sempre il suo risultato. Il comportamento che ne segue sa di artificioso e ferma il libero sviluppo dello Spirito. Migliore la preghiera del pubblicano che non osa levare gli occhi al cielo, dicendo di essere indegno e di non sapere.

Non che pertanto i consigli siano inutili. Chi li rifiuta sotto il pretesto di non farsi imporre da un altro un vestito che non gli va bene, rischia di camminare a vuoto. il rischio di certuni che, coscienti del danno dei metodi mal compresi, lasciano i loro adepti alla loro spontaneit e rifiutano ogni costrizione. Essi spingono i loro discepoli verso le divagazioni di una sensibilit mal regolata che simmagina di afferrare Dio nelle emozioni che prova.

Attraverso questi due pericoli inversi – i rigore del metodo, la salvaguardia della spontaneit –, laccompagnatore deve promuovere un cammino dove lo Spirito possa insinuarsi. Questo suppone un senso molto vivo della libert e della grazia, nella loro azione comune, una loro sinergia, come dicevano i Greci. Talvolta egli si lascia imbrogliare da coloro che parlano della loro preghiera e dei loro stati interiori con scioltezza. Sicurezza dove fa difetto la povert di cuore. In altri casi, succede il contrario: laltro non ha nulla da dire. In lui non accade nulla. il momento di inquietarsi. Questa assenza di vento sulle vele non augura nulla di buono, mancanza di desiderio, di personalit, di spirito desto. Un giorno diventa necessario di ammonire con dolcezza e forza colui che viene a noi. Intervento che pu liberarlo, ma che potrebbe anche bloccarlo o farlo affossare. Perch ve ne sono degli altri che sembrano non avere nulla da dire, ma solo per timidezza o difficolt ad esprimersi. In tali casi bisogna saper attendere per agire saggiamente. Delle ricchezze di natura e di grazia possono nascondersi sono apparenze timorose e silenziose.

Ci che certo che il maestro, preoccupato di rispettare la libert dellaltro e di seguire i movimenti dello Spirito, deve aiutarlo a scoprire lostacolo che trattiene il suo slancio. Il discepolo potrebbe non averne nessuna idea, o pensare a qualcosa che invece non il vero ostacolo. Tanti sono confusi da una affettivit poco o nulla maturata! Certuni sono diffidenti; altri si lasciano trasportare troppo. Gli uni e gli altri non possono essere a loro agio nella preghiera. Essi devono entrambi, quantunque da punti di vista differenti, prendere in mano unaffettivit che non sanno governare. Quanti equivoci in questo campo! S, il sentimento cosa buona. S. Ignazio negli Esercizi altrettanto come la Liturgia nelle sue orazioni, fa chiedere il sentimento e il gusto delle realt divine. Certamente! Ma occorre sentire le cose allintimo del cuore, aggiunge Ignazio. Le cose [res in latino], cio le realt oggettive, quelle evocate dalla Parola, e il cuore, cio il luogo segreto dove la persona pienamente se stessa e capace di dire: Tu. Laffettivit progredisce nella sua maturit quando non si compiace pi delle sue sensazioni, ma si attacca allAltro - la Res (la cosa) – che si presenta ad essa. Ed essa vi si attacca, dir s. Giovanni nella sua lettera, non non a parole n con la lingua, ma coi fatti e nella verit (1Gv 3,18). La libert, fatta per aprirsi e amare, non pu pervenire che lavorando nella verit, cio riconoscendo che essa non la misura delle cose e che non pu giudicarle solo in base al piacere che vi trova.

Per raggiungere il modo giusto, laccompagnatore deve continuamente ritornare a ci che io chiamerei loggetto delle cose e della fede. In definitiva, sotto delle molteplici apparenza, talvolta pompose, egli deve individuare la qualit della vita, degli attaccamenti e delle opere, senza lasciarsi ingannare dai fiumi di parole, di sentimenti o di opere. dagli effetti che si giudica la presenza dello Spirito. Il gusto, se viene dallo Spirito, non ferma la persona su di s, ma lapre a DIo e agli altri. Il contatto con la vita quotidiana indispensabile presso chi pretende trovare Dio nella preghiera. Da questo punto di vista, molti parlano giustamente degli Esercizi Spirituali nella vita corrente. Oc si pu separare vita e preghiera.

Questo lavoro, a lungo andare, richiede al maestro spirituale una solida esperienza personale. Senza questa, egli rischia di essere come certi professori che non insegnano altro che cose che loro hanno imparato nei libri o ai corsi di formazione. Essi non sono da loro stessi n creatori n trascinatori. Il loro tono dottorale o professionale blocca la loro efficacia formativa. In campo spirituale pi che in ogni altro, non si insegna bene ci che non si vive. Per mezzo della sua qualit di vita personale, il maestro raggiunge laltro nei suoi sforzi e cammina con lui nella verit.

 

Consigli per la preghiera

possibile dare qualche consiglio per intraprendere lorazione? Pi essi sono semplici, pi facilmente sono buoni. Potrebbero riassumersi nella preoccupazione di tenere un equilibrio entro una necessaria attivit e una non meno indispensabile passivit. Una volta di pi noi siamo ricondotti alla tensione della libert e della grazia, del fare e del ricevere.

Questo equilibrio si impara per esperienza. I maestro non deve cedere alla pratica di quella flessibilit che prende tutto per buono e non si stupisce di nulla. Tutto ci che vive con il discepolo, non sono che vari test – esercizi – per arrivare a non volere altro che la volont di Dio. A volte egli deve spingere in avanti, a volte deve calmare il suo ardore; come suggerisce lesperienza, la docilit allo Spirito e il soffio che Egli dona alluno e allaltro.

Ecco qualche consiglio che potrebbero costituire un aiuto alla memoria da consultare di tempo in tempo.

Nellincontro con i discepolo, che il maestro non si perda mai in considerazioni inutili. Gli suggerisca per esempio di rispondere alla doppia questione: quale stata la materia della tua preghiera? In che modo lhai vissuta?

Limportante disporsi. Lo spirito, il cuore, il corpo hanno la loro parte in questa disposizione. Non si pu iniziare nellagitazione: Che si riposi un po lo spirito, consigli s. Ignazio. E aggiunge altrove: Che si prenda lattitudine che favorisca la preghiera. Questa pace richiede pi o meno dei tempi per stabilirsi. I santi sono uneccezione: essi non hanno bisogno di questi preparativi. Ma tu, fa ci che ti dice Ges: chiudi la porta a chiave. Sforzati di fissare il tuo spirito su un punto, la Parola di cui farai oggetto della tua preghiera. Soprattutto dirigi il tuo sguardo verso il desiderio. La domanda dei doni spirituali loggetto di tante preci liturgiche, perch non servirsene? Esse fissano il tuo spirito e il tuo cuore. Ugualmente usa di tanto in tanto le frasi tratte dai Salmi: il tuo volto che io cerco, Signore. Esse educano il desiderio del cuore.

Per durare nella preghiera, cerca di sottometterti al ritmo tradizionale di lettura e preghiera. Non avere paura di passare dalluna allaltra. Con la lettura, tu sostieni lattenzione; con la preghiera, tu permetti al tuo cuore di cantare nella sua lingua (Claudel). Al momento giusto, capirai con il cuore e la Parola ti discender nel cuore.

Leducazione ad una tale maniera di fare, una scuola del cuore. Colui che prega cos apprende a ricevere la Parola per gustarla nellunzione che fa s che non abbia pi bisogno che qualcuno gli insegni (1Gv 2). Si riceve la Parola nella fede per giungere ad arrivare a trovare Dio nel silenzio dellamore. Non molte parole dice Ges. Invito che raggiunge quello dellAmato del Cantico: Non svegliate il mio amore che che si risvegli.

Lo scopo del tempo della preghiera non di eseguire un programma previo di avanzamento. La preparazione ha fissato il tuo spirito. Nel seguito, lascia le tue facolt giocare nella libert, la tua memoria, la tua intelligenza, la tua volont, i tuoi sensi, la tua immaginazione. S. Giovanni ci invita a vedere, a capire, a toccare (1Gv 1). Lintelligenza vi cerca il luogo del cuore e si apre alla luce dello Spirito. Va liberamente da un punto allaltro, nellazione della grazia, la lode, ladorazione. Si tu prendi il Padre nostro, non solo parole che contano. Impregnati della loro realt, lasciale risuonare nel silenzio. Tutto questo ti conduce ad un incontro personale, entro il silenzio. E sar quel che Dio vorr.

Nel cammino della preghiera, quella dellinizio della giornata e che si prolunga nel filo di giorni, tu passerai attraverso stati diversi, talvolta di gioia, talvolta di tristezza o di noia. Impara a passare, senza esaltarti, senza stupirti, senza accusarti. Riconosci Dio che ti colma o ti purifica. Passa. In queste alternanze, tu impari a riposare, non in te, ma in Dio. Tutto il tuo sforzo consiste nel riconoscere in te la grazia, sempre presente, nella stessa oscurit.

Avanzando in tal modo, tu apprendi a situarti davanti a Dio. Tu lo conosci vicino e insieme al di l di tutto. Egli Colui davanti al Quale ci si scalza e non lo si afferra con le idee o con gli sforzi. Egli anche Colui che vuole prendere il suo riposo da te e dimorare in te, secondo lespressione cara a s. Giovanni. Acquisisci il senso delladorazione nellamore, lumilt amorosa, diceva il Padre Ignazio. Cos Dio ti diventa presente cercandolo sempre. In queste due attitudini che non si oppongono solo agli occhi dello spirito, tu vieni istruito sulla verit delluomo e di Dio. Riprendi per conto tuo le grandi preghiere dei Salmi e di tutta la Scrittura, le lunghe preghiere i gridi del cuore. La preghiera non cesser di rinnovarsi in te. La finalit di tutta questa educazione questo S e Amen, in cui tutto il resto superato, il consenso alla vita in cui la libert si dona tutta intera. il S di Maria, nel corso di tutta la sua esistenza terrena, e lAmen dei Beati dellApocalisse. il S che il Creatore attende dalla sua creatura, per il quale Egli lha creata al fine di aprirla alla pienezza della grazia. Un istante occorre per dirlo e per mezzo suo, in Maria, il Verbo si fatto carne. Questo S si prolunga in noi per lasciare che il Verbo continui in noi la sua incarnazione. Noi non abbiamo mai finito di dirlo. Questa finalit la Parola divenuta in noi Vita. per questo che noi intraprendiamo tutto il cammino della preghiera.

Questi pochi avvisi fanno capire come insieme semplice e delicata leducazione alla preghiera. Semplicit che , senza dubbio, la cosa al mondo pi difficile, perch essa non ha nulla di puerile. Suppone che non luomo non rifiuti nulla di ci che egli , lo stesso peccato, e che vada verso Dio con tutto ci che la natura ha depositato in lui di capacit dessere e damare. Dio guardato come il creatore delluniverso ed con tutto luniverso che noi risaliamo a Lui. I Salmi ce lo fanno cantare in tutta la creazione. Al di sopra di tutto, la Scrittura ci insegna a non escludere nulla in noi di ci che ci apparenta a Dio. Talora, delle persone pie si sono scandalizzate della presenza del Cantico dei Cantici nel cuore della Bibbia. Esse dimenticano che lamore il pi semplice e il pi umano diventa i simbolo dello scambio damore a cui Dio chiama la creatura.

Per tenere il ruolo delicato di educatore alla preghiera, la conoscenza saporosa della Scrittura ci che pi necessita. Occorre essere abitati da Essa. Essa preserva da tutte le specie di deviazioni,di non sensi, di illusioni, di bizzarrie dove cadono talvolta coloro che cercano la preghiera senza una guida. Essa insegna ad integrare nella nostra vita tutti i doni di Dio e a lodarlo con essi. Anche il peccato viene trascinato nella scia. Va al di l. Le cose non sono cattive se non ci si ferma per possederle. Diciamo che, tra tutti gli aiuti possibili, la Scrittura permette di custodire ogni giorno la giusta attitudine.

Se colui che si lancia nellavventura della preghiera ha bisogno di aiuto, non tanto per imparare metodi e pratiche. Essi non sono da disprezzare, ma devono rimanere al loro posto. Laiuto soprattutto necessario per dimorare in unattitudine di verit. Bisogna apprendere a superare lo stadio della paura, della sola fedelt al dovere, per entrare sulla rotta dellamore. Questa non mai ci che noi immaginiamo allinizio. Essa apre ad una Presenza infinita. Essa insegnarci, al di l di tutto ci che noi abbiamo disposto con le nostre forze, a vivere nella libert dello Spirito.

Viene il momento in cui non cՏ pi nulla che ci aiuti in mezzo a tutti i mezzi sui quali confidavamo. allora che, avendo tutto perduto, abbiamo guadagnato tutto. Dio pu venire. Una serie di incessante scoperte si apre dinanzi a noi. Essa ci conduce di meraviglia in meraviglia, di riinizio in riinizio per introdurci nella contemplazione dellamore. La creazione diventa trasparente. Le opposizioni tra contemplazione e azione sono superate. Tutto vita e diventa preghiera.

 

Lunica preghiera

La preghiera un fenomeno universale che si trova in tutte le religioni. Tuttavia non cՏ che un maestro della preghiera, Ges. Non cՏ che una sola preghiera, la sua. Tutte le nostre la raggiungono e prendono nella sua il loro valore.

Certamente Ges lunico maestro di preghiera. da Lui solo che noi apprendiamo la maniera di rivolgersi a Dio e chiamarlo Padre nostro. Egli ci insegna in un maniera in apparenza contraddittoria. Da un lato Egli ci dice: Non accumulate le parole. Non fate come i pagani che moltiplicano le formule magiche. Daltra parte Egli ci dona i formulario di tutta una preghiera: padre nostro che sei nei cieli. Questa apparente contraddizione contiene un grande insegnamento. quando sono dette nel cuore che queste parole prendono il loro senso. Non attaccarti alle parole, ma alla realt. E la realt questa: guarda Dio come un Padre; riconosci il suo nome; desidera il suo regno; aderisci gi da questa terra alla sua volont, tale come si compie in cielo; domanda ci che ti necessita per vivere: il pane di ogni giorno che Lui stesso; lamore fraterno che si realizza in Lui; la liberazione dalla Tentazione e dal Male che si realizza in Ges. Tutto lessenziale per il credente. Non vi sono migliori modi per rivolgersi a Dio purch sia il tuo cuore a indirizzarsi a Lui. Luomo che riceve da Ges questa preghiera non ha mai finito di lasciarla discendere nel suo cuore. Che io sia davanti al novello battezza che ha appena appreso la formula o davanti il pi alto mistico introdotto ai segreti della Trinit, per gli uni e per gli altri, non vi altra preghiera che quella. Essa contiene tutto quello che possiamo immaginare, purch noi la diciamo non con la bocca soltanto, ma con il cuore. Essa le riassume tutte.

CՏ unaltra maniera pi profonda di comprendere la preghiera insegnata da Ges. Essa consiste nella considerazione che la sola preghiera valida e vera la sua e che le nostre – questo Padre nostro che ci ha insegnato –, nella sua che noi la indirizziamo al Padre. Io sono la Via, disse Ges. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di Me. Quando il discepolo di Ges si lascia penetrare da questa preghiera, non pi lui a pregare, il suo Spirito che fa sentire al Padre i suoi gemiti ineffabili. il mistero della preghiera cristiana. Essa trinitaria ed ha in Ges una porta universale. Essa la preghiera che il Figlio rivolge al Padre al momento di compiere la sua opera; quella preghiera sacerdotale o consacratori che Egli pronuncia in Giovanni (17) prima di entrare nella sua Passione. L si ritrovano gli stessi temi del Padre nostro: la gloria, il Nome, la verit, lunit, lamore. Questa unica preghiera racchiude in s tutte quelle che gli uomini rivolgono a Dio sulla terra. Ges lo insegna al momento stesso in cui dona ai suoi questa ultima consegna: Dimorate nel mio amore. Divenuti uno in Me, tutto ci che voi domanderete al Padre nel mio nome, Egli ve lo accorder (Gv 15).

Maestro e discepoli non sono pi che uno, la Vigna santa del padre. In quel giorno, cio il giorno in cui voi comprenderete che Io sono nel Padre e che voi siete in Me e io in voi, in quel giorno l, voi domanderete nel mio nome e Io non vi dico che pregher il Padre per voi, perch il Padre stesso vi ama dello stesso amore con il quale Egli ama Me, poich voi mi amate e avete creduto che Io sono venuto da Dio (Gv 16) non si finir mai di lasciarsi penetrare da queste parole. Poco a poco, esse producono in noi un grande cambiamento: le nostre molteplici preghiere diventano, in Lui che vive in noi, una sola preghiera che sale con la sua al cuore del Padre. la preghiera dei Santi che sale verso Dio come incenso e che la preghiera delluniverso visibile e invisibile riconciliato per mezzo dellAgnello che ha aperto il libro della vita (Ap 7).

Di questa preghiera che ha perforato il cielo ci stato donato il segno permanente della sua efficacia: la croce. In essa, noi comprendiamo con tutti i santi la larghezza, la lunghezza, laltezza e la profondit dellamore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza. La croce lintersezione del nostro sforzo umano e della grazia, dove lorizzontale aspirato dal verticale. Essa fa da unione di tutta ci che in noi soppone e si contraddice, questa doppia volont di conquista della terra e di apertura al cielo, nella quale luomo si divide, abdicando luna per attendere allaltra o viceversa. Ges la riprende nel suo annientamento sulla croce. In essa viene portato a compimento ci che era iniziato allIncarnazione: in una carne simile alla nostra, riunire luomo a Dio e far partecipe alla nostra carne la pienezza della trinit. Egli ha rotto in Lui tutti i muri di separazione. Cos, tutta la preghiera che raggiunge quella di Ges ci fa entrare nella dimora di Dio. Se qualcuno mi ama, dice Ges, Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Per il mistero della Croce, divenuto sempre pi loggetto della contemplazione cristiana, tutto il mistero della vita rivelato. La croce rompe le nostre catene, fa di noi il Tempio di Dio, in cui adoriamo, in spirito e verit. Ges ha rivela il Tempio, come laveva annunciato (Gv 2), questo Tempio il Signore stesso (Ap 21,22). bene intravedere almeno da lontano questa realt, per dare a tutta la nostra preghiera la sua vera realt: diventare in Ges il punto di incontro di Dio, di ciascuno di noi e di tutti gli uomini.

Non inutile, arrivati a questo punto, di ricordare la celebrazione dellEucaristia come realizzazione quotidiana della preghiera unica e universale di Ges che entrato come vincitore nel cielo e ci ha fatto sedere con Lui presso il Padre. Tutte le nostre preghiere, private o pubbliche, quella del monaco e quella del laico, quella del peccatore e quella del santo, tutte sono riprese nella grande preghiera eucaristica, immagine della grande liturgia celeste dellApocalisse. In essa noi facciamo memoria sotto i segni sacramentali e per la potenza della Parola che li consacra, della morte e della Risurrezione del Cristo fino a che Egli venga. Allora si realizza il sacrificio perfetto, lofferta viva e santa, dove nutriti del suo corpo e del suo sangue e riempiti del suo Santo Spirito, noi diventiamo un solo corpo e un solo spirito nel Cristo. Come stupirsi che i pi intimi amici di Cristo, gli apostoli o contemplativi, vivendo nel chiostro o sparsi per il mondo, abbiano fatto dellEucaristia il centro della loro vita? Essa per loro il segno permanente della salvezza universale. LAgnello mistico immolato tenente in mano il libro della vita che Lui solo pu aprire, diventa per tutti il Pastore che conduce alle acque vive e che asciugher ogni lacrima dai nostri occhi (Ap 7).

frequente di sentire opporre la preghiera privata alla preghiera liturgica o ancora azione e contemplazione. Queste opposizioni nuocciono alla retta comprensione della preghiera cristiana che raggiunge lunica preghiera, quella del Cristo. Coloro che tengono queste posizioni non hanno ancora varcato la barriera che li separa dal mistero. Dimorano chiusi dalla lettera, gli uni nella gioia della loro preghiera solitaria, gli altri nellebbrezza della bellezza della liturgia, gli altri nei frutti della loro vita apostolica o della loro azione nel mondo. Quali che siano i  loro meriti e le loro virt, essi devono, gli uni e gli altri, permettere al Cristo di invaderli del suo mistero. Nella fedelt particolare alla vita dove Dio lo ha posto e lo chiama, ciascuno scopre, attraverso lunica preghiera del Cristo, il bisogno che egli ha della strada seguita dagli altri. La sua preghiera diventa allora quella della Chiesa, presente tutta intera in ciascuno e una nel mondo. Riconoscendosi gli uni e gli altri nello loro preghiera, entrano insieme nella gloria di Dio che li unisce, li purifica delle loro ultime scorie. Allora si fa sentire in tutto la preghiera della Sposa, quella della Gerusalemme celeste, di cui la Chiesa terrena non che un immagine, un segno, una preparazione.

 

 

Capitolo 8: Lo Spirito

Lo Spirito Santo Colui che, maestro e discepolo, invocano sempre. Tuttavia per molti Egli rimane il Dio sconosciuto. Lo si invoca nelle tenebre e nelle difficolt. Si dimentica la sua presenza ogni momento. Egli il dolce Ospite dellanima, secondo linno di Pentecoste, e Colui che raggiunge ogni punto del mondo, come dice la Sapienza. Per molti Egli un soccorso, non una Presenza.

Chi Lui? Qual la sua azione? Come riconoscerlo? Tutte specie di questioni che dovrebbero essere principali, se ci che si chiama accompagnamento un aiuto muto per entrare nel mistero di Dio e viverlo nelle bassezze della vita la pi ordinaria. Egli fa vedere le cose dallalto.

 

 

 

Presenza dello Spirito

Per parlare come conviene dello Spirito, occorrer sempre usare un linguaggio mistico e poetico. Ci che fa la liturgia. Raccogliendo tutte le specie di espressioni dellAntico e il Nuovo Testamento, essa fa sfilare davanti a noi dei nomi, delle immagini, delle varie scene. attraverso di esse, pi che per mezzo di un trattato sistematico, che essa ci inizia al mistero dello Spirito. Perch lo Spirito non nulla che possiamo rinchiudere nei concetti. Talora Egli si riversa come un torrente, talora un acqua che mormora, talora un fuoco divorante. Fa conoscere la sua presenza per lazione che esercita nella storia e per mezzo che prende i profeti. Allorquando si comincia a raccogliere i passaggi dove si parla di Lui, occorre comporre una litania per esprimere ci   che Egli . Presenza universale e creatrice, presenza intima e amorosa. Egli Dio, in cui il Padre si manifesta, non come la Parola o limmagine manifestata, ma lo Spirito o Immagine manifestante.

Non dice nulla di Lui, ma non cessa di parlare degli altri e di farli conoscere. Egli crea latmosfera che si respira e nella quale Egli fa ben vivere. Si percepisce la sua presenza quando non pi l, un po come la donna nellumanit, ella crea il clima di un ambiente e, soprattutto, se non ricerca se stessa, scioglie le lingue e permette a ciascuno di essere se stesso. Madre o sposa, si capisce ci che apporta solo quando assente.

Per entrare poco a poco nel mistero dello Spirito, bene ricercare, nella natura e nella nostra esperienza, tutto ci che si esprime a volte con leggerezza, finezza e forza, lo spirito del poeta, dellartista o dellinventore, tutto ci che nella nostra vita, dice amore e gratuit.

Nella presa di coscienza di questa vita dello Spirito, possiamo elevarci poco a poco fino al mistero di cui Ges ci rivela il segreto, lo Spirito nel cuore del mistero di Dio. Come sarebbe Dio per il cristiano se non avesse lo Spirito? Ha il Padre, la sorgente da cui tutto scorre; il Figlio, loggetto della compiacenza del Padre in cui tutti si riversa. Ma lo Spirito il riversamento stesso. Non Due, ma Tre. Da Uno allAltro, un eterno scambio damore, questo Bacio che il Figlio ricevendolo, lo rinvia al Padre. Come Dio – Padre e Figlio – potrebbe essere Amore se non avesse lo Spirito che li unisce? Lo Spirito lo chiamiamo santo, perch Egli comunione, come diceva un vecchio autore, ci rivela per la comunione stessa cos la santit: ci che mette unit tra le persone senza attentare alla loro identit.  Mistero che, illuminato cos, conduce alladorazione pi che a lunghi discorsi di parole. Nello stesso modo in questo mistero della comunicazione dello Spirito, luomo viene a scoprire anche il proprio mistero. Come le Persone Divine, ciascuno in se stesso non attende alla sua pienezza che nel dono e nello scambio damore.

Il riversarsi delle Persone le Une nelle Altre, espressione della vita trinitaria, il modello supremo ad analogia del quale si realizza nel mondo ogni perfezione delle opere di Dio. Nello Spirito Santo, Dio si riversa in tutte le creature e le conduce alla loro completezza e perfezione. Egli presenza di Dio nel mondo per lopera che Egli vi compie e per lunione che realizza tra gli esseri. Questa presenza dello Spirito, la riconosciamo nella pi meravigliosa delle opere di Dio, la carne del Cristo. per opera dello Spirito che il Verbo si fatto carne. Lo Spirito del Signore su di me, riprende Ges al seguito del Profeta. nello Spirito che Ges compie le opere del Padre, fino a che, sulla croce, Egli consegner lo Spirito perch nasca la Chiesa che, in mezzo allumanit, cammini verso la meta alla quale Dio la conduce. Io vi invier il mio Spirito, disse Ges. Egli dimora tra noi, presente al pi intimo di ciascuno, e, in questa presenza intima, unisce ciascuno a tutti coloro che, con Lui, hanno riconosciuto in Ges la Salvezza del Padre. In questa intimit reciproca dove ciascuno, dove ciascuno non se stesso che nellunione che ha con tutti, il mistero dei Tre si realizza nelluomo, mentre in questa presenza dello Spirito luniverso intero conosce la sua liberazione e il suo compimento.

tutta la Scrittura – e non solamente le pagine pi intime di Giovanni o gli accenti focosi di Paolo –, che ci fa entrare nella realt dello Spirito Santo. Se non ci si contenta di una costruzione intellettuale, ma si coglie questa realt  come lanima della nostra vita e  di tutte le cose, non si finir mai di esplorare una simile meraviglia. Perch la conoscenza dello Spirito Santo richiede una vita profonda, una vita spirituale e lattenzione del cuore. qui che il ruolo del maestro spirituale si scopre essenziale e meraviglioso. Egli cerca di iniziare laltro al mistero di cui lui stesso sempre pi penetrato e apprende a viverlo nella realt di tutti i giorni, nel completamento di unopera, nella trasparenza delle relazioni. Lo Spirito Santo apporta gioia, santit, perfezione. Egli continua nella nostra umanit ci che Ges ha compiuto nella sua. E dato che noi ricordiamo lopera dello Spirito in Ges, lo Spirito che ci configura alla rassomiglianza con il Verbo incarnato e ci fa penetrare nella pi intimit del suo cuore e ci rivela il mistero damore nellatto supremo della croce. Voi siete una lettera dello Spirito, diceva s. Paolo. lo Spirito che forma nelluomo la rassomiglianza divina e porta a compimento anche il disegno eterno di Dio sulluniverso.

 

La consegna allo Spirito

Questa presenza universale dello Spirito, essendo presenza damore, non simpone mai. Come lamore, essa si propone e chiede per compiersi, il consenso della creatura. Siamo ancora una volta di pi rimessi di fronte al mistero della nostra libert. Nello Spirito che ci invita a rispondergli, Dio si lascia al pericolo della libert.

in questa proposta dello Spirito che noi scopriamo il mistero di ci che chiamiamo libert. Questa noi la viviamo come una capacit di scelta, potere di attaccarci a ci che ci spinge il nostro desiderio. Prendi e serviti. Tutto tuo.

Lo Spirito vuole condurre luomo al suo fine che la divinizzazione, la partecipazione alla vita di Dio. Questa voce ci dice: Ricevi. Accogli. Riconosci il dono che ti viene fatto. Vieni verso il Padre. In questa riconoscenza di Colui che viene a te per riempirti, tu farai i tuoi primi passi nella libert e nellamore.

Tra tutte le creature, ce nՏ una che ha sentito questa voce e vi ha risposto in tutta pienezza. per questo che essa ci appare come la sommit della vita spirituale, lumanit in tutta la sua perfezione. Nella limpidezza del suo sguardo, Maria si accorda al desiderio dello Spirito. Ella vi risponde immediatamente e immediatamente riceve il dono di Dio a tutta lumanit, la carne del Verbo incarnato.

In una sola parola, riassume laspirazione che, dalle origini fino alla consumazione dei secoli, lumanit ha della felicit, senza mai pervenirvi. Ella riassume lattesa dei Patriarchi e dei Profeti: Lei Israele che riceve le promesse. Lei la Eva degli altri tempi, ma una Eva che non si ferma sulloggetto de suo desiderio e apre a Dio, come una donna che risponde alluomo che lama. Lei ha creduto alla potenza dello Spirito, quando si riconosceva impotente, senza difese e nulla. La potenza dello Spirito per mezzo della quale furono creati i mondi, lei lha riconosciuta nellopera incredibile che doveva compiersi in lei stessa, lunione di Dio con luomo fino nella carne per trarlo dalle tenebre e trasfigurarlo. Per la fede e il consenso di Maria, luomo ricongiunto a Dio. Nulla si poteva fare senza questo consenso, consenso che il Creatore aspettava dai secoli. In Maria, la libert stessa si apre alla grazia. Maria, riconoscendosi oggetto di tale grazia, nel suo acconsentimento diventa la Donna piena di grazia, raggiando la bellezza divina e dando al mondo il Figlio in cui tutte le cose trovano il loro compimento.

quel S dove tutta la sua persona si impegna, che conduce Maria fino alla sommit dellopera divina. Io posso seguirla durane linfanzia di Ges, al Tempio lo perde angosciosa, a Cana dove lo vede compiere il segno che prelude alle nozze definitive, durante la vita pubblica e fino ai piedi della croce. Maria colei che acconsente, che a scolta la Parola e la mette in pratica e diventa cos per Dio, come la donna che Egli sposa preludendo al mistero della Chiesa e dellumanit rigenerata. Non cՏ altra star della vita che questa, per questo tutti coloro che la seguono diventano Chiesa, questa donna, madre del Figlio maschio, che Dio fa fuggire nel deserto dove per lei ha preparato un rifugio (Ap 12,6). Lei vittoriosa – Maria? la Chiesa? Entrambe – la vittoria sulla tentazione satanica di appropriarsi dei doni di Dio per rendersi maestri, al posto di riceverli in un canto eterno di vittoria e di riconoscenza.

Tutte le immaginazioni umane e tutti gli sforzi, anche i pi eroici, per comprendere ci che la vita spirituale, devono rivolgersi a Maria se vogliono capirci qualcosa. Lei il consenso allamore, consenso continuamente rinnovato nella fede del nostro battesimo attraverso i nostri errori, i nostri peccati, i nostri successi e le nostre gioie. In ciascuno di noi, nella Chiesa come in Maria, non si cessa di acconsentire nella nostra carne alla presenza del Cristo risorto che la trasfigura. In quellatto di fede, continuamente rinnovato, contenuto lessenziale della nostra vita spirituale.

 

Il discernimento degli spiriti

Quanto siamo lontani da questo ideale! Per avvicinarci, occorre entrare in una lotta, quella del discernimento degli spiriti. Trasportati dalla confusione dei noi pensieri e dai nostri desideri non sappiamo pi dove il bene, dove il male. Non fidatevi di tutti gli spiriti, scrive Giovanni nella sua lettera. Provate gli spiriti per sapere se vengono da Dio. Questinvito si indirizza a tutti, ma conviene di preferenza alla guida spirituale, a cui appartiene i compito di formare al discernimento.

Qual questo mondo degli spiriti? La Bibbia in loro delle potenze malefiche sparse per tutto luniverso, al servizio di una potenza superiore, Satana o lAvversario. Ges nel Vangelo si presenta come Colui che scaccia gli spiriti malvagi. Questa maniera di dire per noi oggi ostica. Noi amiamo meglio vedere in essa la trasposizione di tutte le tendenze inconsce della nostra persona. Dal punto di vista della guida spirituale, la distinzione importa poco. Siamo in presenza di un mondo dove estranea la nostra libert, al punto di non fare il ben che vogliamo. Limportante imparare a fare luce in questo mondo oscuro e a non essere oggetto di illusione.

Il primo discernimento – che possiamo definirlo oggettivo – consiste nel prendere coscienza di questo stato di confusione. Questa confusione ha la sua radice nella tentazione del primordiale giardino e si sviluppa fino al crollo delle nazioni di cui parla lApocalisse. Questo frutto ti piace, Prendilo. Non cercare pi lontano. Luomo diventa regola a se stesso e non vuole diventare nemico di tutti coloro che, a suo esempio, prendono se stessi come regola della loro condotta. Tutti gli uomini fanno dio di s giudicando questo buono o cattivo; e saffliggono o si rallegrano troppo degli avvenimenti (Pascal). Da l deriva nel mondo la divisione, lodio, la guerra. Questo vero di ciascuno e di tutti.

Se in questa confusione vado a fare discernimento, mi devo applicare a quello che gli antichi chiamavano esame dei pensieri. Questo il modo di intraprendere questo combattimento presente in tutta la storia umana. La storia che la Bibbia mi racconta diventa, se vi faccio attenzione, una storia personale. Nel suo punto di partenza, vi la risposta alla scelta fondamentale: cercare se stessi o aprirsi allaltro. Due tipi di questa scelta: Adamo che prende per lui il frutto destinato a tutti; il Cristo che non ritiene per S il rango divino che gli appartiene. Quale dei due tu prendi a regola della tua vita? Se rimani nel vecchio Adamo, generi in te la morte. Cominci tu a guardare fuori di te e a volere laltro per lui stesso? Il nuovo Adamo – il Cristo – si forma in te. Comincia ad amare, tu cominci a vivere: Noi siamo passati dalla morte alla vita, perch noi amiamo i nostri fratelli (1Gv 3).

Da questo combattimento, gli Esercizi di s. Ignazio ci danno un singolare compendio nella grande meditazione delle Due bandiere. Da un lato, Babilonia e Satana, dallaltro, Gerusalemme e il Cristo. Satana spinge luomo alla ricchezza e ad operare nel mondo per la propria gloria; Ges insegna la povert e il superamento di s per vivere nellamore. In questa opposizione, riguardata nella luce della fede e dellesperienza umana, si fonda tutto lo sforzo del discernimento. Per questo, se nella tua vita ordinaria, tu vuoi fare una scelta degna della chiamata di Dio, comincia con il supplicare il Cristo e Nostra Signora di riceverti sotto lo stendardo di Cristo. l sotto che troverai la vera libert; altrimenti tu non incontrerai che una illusoria libert. E ancora, non immaginarti che la somma di tutte le perfezioni tu lotterrai con i tuoi sforzi, ci che deve assicurarti la libert suprema damare in tutte le situazioni, lotterrai  nella grazia: chiedi di essere ricevuto. Attraverso questa domanda, tu raggiungi il S di Maria che si apre allo Spirito e alla sua opera in lei.

per questa lotta contro tutto ci che in lui compiacenza che il cristiano simmerge nel regno dello Spirito. Il battesimo lo ha introdotto, ma gli resta da vivere ci che ha ricevuto dallinizio. Entrato nel mondo divino, ha acquistato dei sensi nuovi, quei sensi spirituali di cui parla la Tradizione, sensi che lo collegano con la realt divina. Molti non li si svilupperanno, come dei bambini che, possedendo dei sensi, non li esercitarono mai. Avendo degli occhi per vedere la luce, essi non si sarebbero esposti a passare tutta la vita in cecit. Cos il cristiano che non tiene alcun conto dei questo dono del discernimento, non sapendo neppure che esiste. Gli necessaria una educazione, come ai bambini, per vedere e capire. Deve apprendere a discernere gli spiriti, i buoni e i cattivi e sviluppare questo fiuto interiore di cui parla Paolo (Fil 1) e che permette di discernere il meglio.

Questa educazione dei sensi si compie attraverso il sentimento che svegli in noi la vita spirituale. Questo si realizza non solo quando attendiamo alla preghiera, ma nella nostra vita ordinaria. Nel fiume dei sentimenti che ci trascinano, a volte consolanti, a volta desolanti. Gli autori hanno descritto questa alternanza, limportante servirci di essi per accedere alla pace che il segno di Dio. Quando io sono oggetto di tristezza, di noia, di complicazioni interiori o di quellautodetrimento prodotto dalla cattiva coscienza, mi occorre rimanere fermo nella fede, non cambiando per nulla le mie decisioni, attendendo da Dio che mi levi il velo che mi separa da Lui. E quando arriva la consolazione, conviene che mi mantenga nella stessa attitudine di fede, ricevendo questa gioia con riconoscenza, senza attribuirla a me e senza credermi migliore per questo. In tutte le cose accetti di vivere ci che ti donato e tu impari a passare, per non attaccarti alla tua soddisfazione o al tuo dispiacere, ma a Dio che sempre con te.

Vi po un discernimento pi fine, quello che si compie quando ci confrontiamo con lideale evangelico e lappello Cristo a un pi grande servizio. Siamo di fronte alla tentazione sotto le apparenze di bene. Ci che io desidero buono, ma la maniera in cui la desidero non lo affatto. Un po come quei farisei che, parlano della gloria di Dio, ma non cercano che quella che viene dagli uomini. Le opere che intraprendo devono essere marcate dallo spirito delle Beatitudini. Per usare il linguaggio di s. Giovanni, l che noi riconosciamo lo Spirito di verit dallo spirito dellerrore, e dove dimoriamo nellamore e nellunit (1Gv 4,6). Oppure, ancora, seguiamo la regola di s. Paolo: Quandanche io distribuissi tutti i miei beni ai poveri, e mi mancasse lamore, non guadagnerei nulla. E Paolo enumera i segni con i quali si riconosce lamore: esso prende pazienza, rende servizio, non geloso, non si pavoneggia, non si gonfia di orgoglio,, ecc. (1Cor 13). lamore come lo descrive Giovanni nella sua lettera: non solamente nelle opere, ma in verit. E s. Agostino indica qual lopera compiuta nella verit, quella dove il suo autore, non si pone davanti allaltro come un superiore che protegge un inferiore, ma come un eguale con cui vive nellamore: Opte aequalem dice Agostino. Tu non hai un povero da sollevare, ma un fratello da amare. Davanti questa presenza damore, io riconosco la maniera di fare di Dio.

Il discernimento operato allinterno di tutti i miei rapporti con Dio, con gli altri, con me stesso, mi conduce a vivere al di l delle mie emozioni o dei miei stati danimo, in quello che Olierei Clement chiama da qualche parte una emozione non emozionale, dove lasciamo che il pensiero di Dio ci invada per riposarci in Lui. dai frutti che li riconoscerete, disse Ges. Quando io trovo gioia solo nel compimento della volont di Dio, raggiungo latitudine del Signore Ges che vive della volont del Padre. La persona trasformata. Il ricordo di Ges passa al vaglio le mie intenzioni e i miei desideri per non avere che in Lui la mia felicit e mi stabilisce in quello stato dove nulla pu separarmi dallamore di Cristo (Rm 5), perch noi siamo mossi dallo Spirito.

Queste alternanze e queste purificazioni sono il preludio di un altro passaggio, di quelle notti di cui abbiamo parlato a proposito della preghiera. La persona vi conosce una intimo potenziamento della sua capacit di sentire e di amare. L raggiunge Ges che prega per i suoi nemici e benedice coloro che lo perseguitano. La croce non pi per lui uno scandalo o un fallimento, ma una manifestazione della sua divina potenza damore e di gloria. La libert, che passata attraverso queste prove, non si attacca pi a se stessa in nessuna circostanza che sia, ma si offre alla grazia dello Spirito che vuole far maturare la pienezza delluomo in Ges Cristo.

Attraverso questa lotta, vissuta alla luce della croce gloriosa, si dissipano la confusione nella quale la libert si sviluppa dallinizio. Essa tende a diventare puro consenso o gioiosa indifferenza  di fronte alle scelte particolari che si propongono ad essa. Uscita permanente di s nellincessante scoperta del Signore Ges vivente in noi per mezzo del suo Spirito, i discernimento forma la persona libera, capace, dovunque la porti lo Spirito, di lavorare per la sola gloria di Dio e di trovare l la propria gioia.

 

La decisione secondo lo Spirito

Spesso viene posta al direttore una questione: che devo fare per compiere la volont di Dio? In particolare, quale decisione prendere per impegnare la mia vita al servizio di Dio? Viene posta la questione della scelta, dellelezione per usare il linguaggio degli Esercizi.

La maniera di rispondervi supera infinitamente il caso particolare che la fa porre. In tutta la tua vita, tu dovrai determinarti. per questo che importante che tu allinizio faccia una sana e buona elezione. Per tutta la tua vita dovrai rimanere fedele a ci che hai deciso. La decisione presa nella luce conduce a rendere docile allo Spirito tutta la propria vita.

Come porre la questione allinizio? Tu la noi ad un altro, al tuo padre spirituale. Costui non pu risponderti in verit che ritornando a te la questione. La volont di Dio, non devo manifestartela io. Questo potere in tal caso assomiglierebbe ad un potere magico. La volont di Dio iscritta nella tua vita. l che devi cercarla. Fai memoria di tutto ci che ti costituisce e ti differenzia dagli altri, lauta famiglia, il tuo ambiente, la tua educazione, i progetti che a poco a poco si sono formati in te. Esistere, creare. Lespressione di Claudel. Essa esprime bene questa presa di coscienza di s necessaria per avventurarsi nella vita. Dio dona luomo a lui stesso perch diventi creatore di se stesso.

Il consigliere forse dovr lottare molto tempo con colui che consiglia. Costui, infatti, nella sua ansia di decidersi, vorrebbe affidarsi al consiglio di un altro, e attendere nella preghiera lispirazione che illumini. Dio sa se il ricorso alla preghiera sia buono, cos come lo il desiderio di fare un ritiro per trovare consiglio in questo senso. Ma mettere il carro davanti ai buoi, omettere questa presa di coscienza di s. Un ritiro non potr essere qualcosa di miracoloso dove apparir la soluzione. Ci che dobbiamo aspettarci da esso che ci aiuti a disporci nel migliore dei modi per poter fare una buona elezione. Ma questa verr a suo tempo, che potr essere durante il ritiro o al di fuori di esso. Riportare qualcuno alla sua propria esistenza e alla scoperta del dinamismo che in lui, fa parte di ci che io chiamerei umilt primaria, necessario a ogni cristiano desideroso di lavorare per Dio.

E, pertanto, chi si stupir di ci che andiamo a dire? Nel capitolo sulla libert, abbiamo insistito sulla tensione vitale, che al cuore di tutta lopera divina. Diventa te stesso, ma superati. Man mano che tu conosci i tuoi desideri e prendi confidenza con te stesso, apri degli orizzonti al di l di te e relativizzi ci che si ferma in te. Prendi coscienza della solidariet con tutti gli esseri e riconosci la tua dipendenza da Dio. Tu hai riconosciuto una vocazione, ma poich essa divina, non un tuo affare. fondamentale che di fronte ad essa, tu prenda la tua distanza. Fa tutto ci che possibile a te e d: io sono un servo inutile. per la grazia di Dio che esisto. per mezzo della sua grazi ed in essa che potr fare ci per cui io sono stato fatto. Questo ritorno nella visione che noi abbiamo dellesistenza, lorizzonte in cui si situa il consiglio di Ignazio che rischia di stupirci molto: Molti si sbagliano, dice lui in sostanza, scegliendo prima il matrimonio o il sacerdozio, e dopo solamente, si determinano a servire Dio riflessione che fa eco a quella di Cristo: Cercate dapprima il Regno di Dio. Io voglio essere prete, ripete  con frenesia un giovane a cui viene rifiutato di entrare in seminario. Egli vorrebbe assumere un compito prima di mettersi davanti allo Spirito che vuole compierlo in lui.

Tutto questo un preambolo alla decisione. Per non essersene preoccupati, molti simpegnano in modo sbagliato nella vita. Esse misconoscono la necessit di maturare a tutta lopera divina. Il Vangelo lo mette in evidenza nelle parabole, quella del seminatore o del grano di senape. Sottometti dunque al tuo discernimento ci che fa oggetto dei tuoi del tuo desiderio, per vedere se porta il segno dello Spirito. Potrebbe essere effetto di un temperamento generoso. Chi nella sua giovinezza non ha avuto dei grandi progetti? Non perch essi siano di ordine religioso che diventano volont di Dio su di te. Il tempo scoprir che le tue motivazioni non erano pure e disinteressate. il momento di riprendere la distinzione tra la materia e la maniera. Lascia passare il tempo e verifica che il tuo proposito secondo lo spirito delle Beatitudini. Di pi, come dice il Surin in una formula luminosa, ci che movimento per Dio, non necessariamente volont di Dio. Il tuo cuore si entusiasma per una certa opera. Lammirazione che essa suscita per te sembra indicarti che tu sia fatto per essa. Lascia passare del tempo e vedi se essa ti lascia nella pace, mettendo in Dio la tua fiducia per realizzarla.

In questa maturazione la presenza del direttore preziosa, non per prendere la tua decisione, ma per aiutarti a guardarti dallillusione e a fissare lo sguardo sullessenziale. Questa presenza anche beneficante, non solamente allinizio di una vita – questo da va s –, ma negli sviluppi posteriori della decisione. sempre possibile che ci che agli inizi portava il marchio di Dio vada degradandosi e, scivolando in una pendenza insensibile, divenga un opera del diavolo. Corruptio optimi pessime. La corruzione di ci che era migliore conduce al peggio. Laccompagnamento allora consiste, non a garantire la fedelt a un progetto, ma a custodire la direzione del cuore, locchio puro dellintenzione. Riappare sempre la stessa regola: Sviluppa la tua grazia propria, ma non fermarti su di essa.

Parlando della maturazione delle cose, noi abbiamo accennato al caso della decisione dello stato di vita. Ora passiamo ai pericoli di una vocazione che non si rinnovi. In effetti, la mia vocazione non dietro di me, ma davanti a me ed io devo scoprirla ogni mattina, sotto lusura del tempo che scorre e che crea delle abitudini, noi ne diventiamo proprietari e la difendiamo come un nostro bene. sempre pi difficile custodire quella profonda indipendenza del cuore di fronte alla sua stessa opera, sia nella riuscita che nel fallimento. , pertanto, questa indipendenza radicale che permette il perpetuo rinnovarsi di una vita votata al servizio di Dio.

Tutto avviene nella realizzazione di ci che diciamo essere la volont di Dio, dallinizio fino alla fine. Tutto possibile, tutto ti appartiene, fino a quando non si cessa di ricevere da Dio la chiamata e la sua realizzazione.  Lascia pure crescere in te i sogni pi grandi per il Regno, ma non farne mai un affare tuo personale. In te, attorno a te, in questo mondo, sarai fedele alla tua ispirazione primitiva di cui non perdi mai di vista la sorgente e la meta. Lascia cantare in  te la fine della lettera di Giovanni: Miei piccoli figli, guardatevi dagli idoli. Non fate delle vostre opere degli idoli. Rimani libero di fronte alla stessa missione nella quale sei impegnato. Non cՏ che un solo Dio. Non nella confusione dei progetti che tu lo troverai. In tutto, fai passare il criterio superiore dellamore che viene dallalto e che conduce al di l di tutto. a coloro che hanno raggiunto questa semplicit che Dio dona lamore capace di riempire luniverso.

Noi capiamo allora la portata del motto di s. Agostino: Ama e fa ci che vuoi. Si rischia sempre di dare a questa frase un senso che non ha. Essa non invita alla fantasia, se non alla fantasia dellamore che suprema saggezza. Colui che vive secondo lo Spirito ricerca, allinizio della sua vita come nel seguito, i segni dello Spirito. Egli tiene conto di ci che luomo , degli avvenimenti del mondo dove vive; vuole essere fedele alla Chiesa nella quale vede la Sposa del Cristo. Ma, nel pi profondo di lui stesso, alla ricerca di un non so che si ha la ventura di trovare (S. Giovanni della Croce).

La libert nella quale egli oramai vive, non pi quella delle scelte particolari, ma quella di tutta la sua persona che acconsente allamore. Non chiedere allamore dove ti conduce. Egli ti far ritrovare in Ges continuamente spinto dallo Spirito.

 

Capitolo 9: Un Testimone

temerario intraprendere un libro sullaccompagnamento. altrettanto temerario intraprenderne la lettura. Il rischio di fermarsi a delle formule o di attendere ad una dottrina oc,pelta. Non si pu avere una dottrina sullaccompagnamento, non ci pu essere un modo comune di attualizzarla. Ciascuno ha la sua e la scopre a poco a poco, nella misura che la esercita su coloro verso i quali ha un influsso profondo e buono, senza imporsi.

Pervenuto al termine di queste pagine, mi sembra di aver girato attorno alla montagna. Ho scritto qualche avviso, consigliato qualche passo, ma avvisi e passi che non sono che dei punti di partenza di una strada che procede verso linfinito. Da loro un valore assoluto sarebbe scambiare i mezzi per il fine – fosse questo anche un sacramento – non che un mezzo. Avanza e guarda pi in alto. Alla luce di questo passare oltre che si giudica il valore di un accompagnamento. Quando tu hai finito un libro – fosse anche quello della Parola di Dio –, chiudilo, e lascia, attraverso le parole, che la realt entri nel tuo cuore. Quando tocchiamo il mistero di Dio, non facciamo altro che sfiorarlo. Attraverso la Parola, entra nel folto (S. Giovanni della Croce).

Limportante avere incontrato un testimone: questo dovrebbe essere in definitiva un accompagnatore. Presso colui che viene a lui, il testimone della libert dello Spirito nel cuore della Chiesa e nel cuore del mondo, di uno Spirito che ci fa passare oltre fino alla pienezza di Colui che riempie tutte le cose (Ef 1,23).

 

Nella Chiesa

Egli parla della Chiesa, ma per farne sentire le dimensioni divine e universali. libero di fronte a tutto ci che pu ancora dividerci, la sa pellegrina sulla terra, come Israele in cammino verso la Terra Promessa. Senza dubbio impara a vivere solo, a decidersi da solo, a fare della  sua obbedienza alla chiesa un atto personale di libert. Facendo ci, ha coscienza di essere lanello di una immensa catena e di prendere il suo posto in quella folla immensa che non si pu numerare (Ap 7), formata da tutti quelli che seguono lAgnello. Non pretendere di essere Chiesa che nella misura in cui la riconosce una ne mondo e tutta intera in ciascuno: Una in omnibus, tota in singulis. Una in tutti, tutti nei singoli. Sempre pi responsabile dei suoi atti, si sente, nello stesso tempo, in comunione con tutti. La libert vissuta nella Chiesa lo apre a questa comunione universale.

Il compito di maestro spirituale si esercitandosi sugli individui, comporta un dimensione ecclesiale. Cerca di scrivere lo sforzo di ciascuno nel mistero totale, quello di cui parla Paolo nelle sue lettere e di cui Giovanni, attraverso il suo Vangelo e le sue lettere, rivela la natura. Mistero che viviamo nella chiesa per mezzo dei sacramenti.

Egli evita cos lindividualismo spirituale, sempre pronto a rinascere presso colui che si occupa di purezza di cuore e di docilit allo Spirito. Pi che preoccuparsi dei risultati raggiunti e dei rendiconti delle attivit, si sforza in questo dettaglio di mostrarne il senso. Il suo cammino rimane aperto e centrato sul mistero di Dio e della Chiesa.

Davanti alle illusioni sempre possibili, il rimedio per lui non la fuga. La prudenza che osserva non si confonde con la paura. Il Vangelo, i libri sapienziali, i testi di Giovanni e di Paolo gli dicono abbastanza. I criteri dello Spirito nella Chiesa come in ciascuno, si riassumono nella pace, nella gioia, umilt, amore per i fratelli. Quando questi criteri si manifestano, il maestro non confermare ciascuno nella via che egli segue, inattesa che essa sia. Ci che fa la nostra unit non un conformismo di comodo, ma lo Spirito vivente nel cuore di tutti unificandoli in uno stesso amore. Lamore vivente la garanzia della libert.

Nella fedelt alla Chiesa, il maestro cerca soprattutto di evitare la dicotomia che tentazioni di molti: separare nel proprio cuore Cristo e la Chiesa oppure non custodire ci che indispensabile per rimanere fedele alla Chiesa. Egli lavora soprattutto a superare lapparenza di tutto ci che blocca nel cristiano la sua fede nella Chiesa. La scoperta della Chiesa, Sposa di Cristo, nella quale il Cristo continua la sua incarnazione in mezzo agli uomini, fa parte della vita spirituale. Per dire tutto in una frase: nella Chiesa che si trova il Cristo. il Cristo che, attraverso tutto, egli cerca nella Chiesa.

 

Nel mondo

La stessa libert che testimonia nella Chiesa, il padre spirituale la testimonia nel mondo. Davanti a chiunque, non tentato n di rigetto n di infatuarsi. Ama questo mondo e insegna al discepolo ad amarlo. La vita spirituale, se autentica, non conduce alla negligenza o a disprezzare i doveri quotidiani, i grandi come i piccoli. Egli conosce la bellezza del mondo, non banalizza i suoi pericoli. Come davanti a tutte le realt divine e umane, custodisce il distacco del cuore che fa cercare lessenziale sotto i relativo, la realt sotto lapparenza, linvisibile sotto il visibile. Rimanendo libero davanti a colui che per le sue varie competenze potrebbe imporsi, ma che, tuttavia, come tanti altri ha bisogno El suo aiuto. Senza diffidenza davanti ai progressi, non si crede obbligato a sapere tutto. Rispetta la capacit dellaltro, rispetta, ha coscienza della propria grazia e non teme di testimoniarla presso chi la sollecita. Senza sostituirsi a nessuno e senza decidere per lui, ha la preoccupazione di aiutare laltro a scoprire la sua propria maniera di vivere la sua libert nella dipendenza allo Spirito. Insomma, un consigliere nel Cristo che, per quella libert in cui vive, vorrebbe confermare gli altri nella loro libert.

Confidando in questo gioco della libert e della grazia – la sinergia –, prende volentieri come regola di vita quelladagio attribuito a s. Ignazio e che, senza essere suo, riassume bene il suo spirito: Affidati a Dio, come se tutto dipendesse da te e nulla da Dio; opera tutto come se tutto dipendesse da Dio e non da te. Le due parti di questa frase devono essere afferrate nella loro complementariet reciproca. Il pi bel segno della fiducia verso Dio luso della libert che ti ha donato. Non avere paura di essa. Metti la tua opera nelle tue mani e decidi tu. Ma, venuto il momento di agire, confida n elle forze che Dio mette in te. In Dio che ti dona lessere, la forza e lazione, esercita la tua libert. Come dice il Salmo: Confida in Dio e Lui agir. Questa maniera di agire dona a chi la vive, seriet e leggerezza.

Guida e accompagnato, in mezzo al lavoro di ogni giorno, veniamo ad incontrarci come fratelli, ciascuno al nostro posto. Luno e laltro, al cuore delle nostre fragilit. Luno e laltro, nel cuore delle nostre fragilit, lasciamo trionfare in noi le forze della vita su quelle della morte.

In questi due campi, apertura alla Chiesa, apertura al mondo, possiamo parlare  di educazione alla libert, alla libert che unisce in un unico amore la Chiesa e il mondo. Che sarebbe la Chiesa senza il mondo? Che sarebbe il mondo senza la Chiesa? Ciascuno vive la tensione di queste due realt nellunit del suo essere spirituale. Vivendo il mistero della Chiesa, egli consacra con la sua presenza tutto ci che vive nel mondo. Lamore che porta al mondo, gli impedisce di fermarsi su se stesso.

questa la lezione che riceve ogni giorno nellEucaristia. In Essa, lui stesso e immondo sono gi misteriosamente consacrati. Questo non appare ancora visibilmente, ma egli vive gi questa realt nella fede, sapendo con s. Giovanni che quando il Cristo apparir, noi saremo simili a Lui (1Gv 3,2). La trasfigurazione del mondo nel Cristo si compir e lEucaristia , nel mondo che passa, la permanente garanzia. lEucaristia che gli dona il coraggio di lavorare in questo mondo, sicuro di essere con Cristo e non credendosi mai arrivato. Testimone sulla terra di questo mondo divino che lo chiama alla sua maniera di essere del mondo e di Dio.

 

La sorgente della testimonianza

La sorgente di questa maniera di essere la vita personale del testimone e il suo distacco. Per diventare se stesso dovr rigettare ogni influsso? Ci sono nella sua vita delle persone che hanno lasciato in lui un segno. Ci sono tante persone di valore che ha affiancato e altre dalle quali ha ricevuto insegnamenti. Egli ha saputo approfittare delle une e delle altre, ma non rimasto impressionato per il loro prestigio o per il loro talento. Quelle di cui egli porta il segno sono coloro davanti ai quali egli si sentito esistere e che hanno rispettato ci che lui . A loro riguardo egli nutre una certa dipendenza che li stupirebbe se si manifestasse e loro egli ha aiutato a crescere nella libert e dunque nella vita.

Per questo, congiuntamente a questo distacco, egli non cerca di fare dei discepoli. noi non abbiamo che un solo maestro, il Cristo. Egli penetrato da questa parola. Ha solo un desiderio: condurre al Cristo coloro che si affidano a lui, perch a loro volta, essi stessi realizzino lopera originale alla quale sono destinati. La sua intenzione non quella di formare dei discepoli che gli rassomiglino, n di assicurarsi la riuscita della sua azione per trasmettere il suo spirito. Lascia, a coloro che lo seguono, di prendere ci che vogliono. Non un mestiere o una tecnica ci che insegnano loro. Ci che lui dona non gli appartiene. Lascia che lopera si compia in lui.

In ci che sembrerebbe leggerezza di spirito ad uno sguardo superficiale, invece un profondo rinnegamento di s. Non un rinnegamento virtuoso che ha paura di tutto ci che irradiamento personale, ma la trasparenza di una presenza che penetra tutto il suo essere, la presenza di Colui che , che ci fa e nel Quale siamo. Il testimone si offre a linvadenza di questa presenza che riconosce in tutti e in ciascuno. Immerso cos nel mistero della presenza divina, attende la purificazione di cui sente il bisogno. Povero e nudo davanti ad essa, vorrebbe trasparire in Lui. Diviene sempre pi sensibile allo Spirito che forma ciascuno nel suo essere proprio e lo conferma nella sua originalit.

Vivendo nel mistero di questa presenza universale, egli lascia passare la luce, sforzandosi di non ritenere nulla per lui. E cos come nessuno pu condizionarlo, nemmeno lui condiziona nessuno. Coloro che si fanno aiutare da lui si sentono in sicurezza e non provano quel sentimento di essere un vortice soffocante da cui non si riesce ad uscire.

La sua vita segnata dallumilt. In certi giorni egli si ritrova poverissimo sotto lo sguardo degli altri. La sua preghiera gli sembra senza rilievo. Conosce la noia, langoscia, la preoccupazione. Si interroga sul suo stato e si chiede cosa non vada bene. Nelle audacie dove egli conduce, si sente perfettamente solo. Nessuno pu dirli che cosa fare. Portando i segreti di ciascuno, a fatica riesce a portare il suo. Ma pi accetta questo stato di povert, pi gli sono donati i gesti da porre, le parole da dire. Voi direte che questo viene da s. La sicurezza che lunifica viene da fuori e gli permette di reprimere il suo desiderio di fuggire trovandosi sempre pi disarmato di prima.

Nella sua maniera di fare egli ha, senza saperlo, qualche cosa del bambino, unico nel suo genere. Il suo candore non gli fa preferire nessuno. Se viene tentato di superbia, la messa in presenza di Dio lo rimette nella verit: tutto viene dallo Spirito e tutto ritorna. l tutta la sua vita spirituale, unificata per questa presenza che la muove e alla quale egli si consegna. Assomiglia a Giovanni Battista che venuto come testimone e che, sapendo di non essere la luce, non cessa di rendere testimonianza alla luce (Gv 1), a meno che non preferisca, come lo stesso Battista, dirsi lamico dello Sposo (Gv 3).

Non solo a Giovanni Battista, ma anche a Maria. Giovanni lausterit del deserto, lallontanamento dellamico che si ritira per salvaguardare lintimit dello Sposo. Maria aggiunge la dolcezza e la presenza di madre che si dona senza misura n costrizione la sua maniera di fare ha, come quella di Maria, qualche cosa dellimmensit e della tenerezza di Dio. Similmente a Maria, egli non scaccia colui che bussa alla sua porta, lo fa entrare e lo conduce alla vita: Fate tutto quello che Lui vi dir (Gv 2). Maniera che lascia trasparire la dolcezza e il rispetto di Dio per luomo. Guida a cui si fa riferimento e finch labbiamo vicino a noi le nostre cose vanno da s, ma la sua presenza rimane al di l dellassenza e della morte. Come quella di Ges che, prima di lasciare i suoi, si continua in loro per mezzo del suo Spirito sempre attivo e presente.

Il ricordo di lui non nostalgia: desiderio di rivivere il passato, rimpianto di non aver approfittato abbastanza della sua presenza. La vita che fluita dal suo incontro si continua e non si ferma. Ruolo unico nel suo genere che si piega a tutti i progetti che gli si presentano, non per condiscendenza, ma per aiutare ciascuno a trovare la sua strada. Egli evita di farsi chiamare padre o di credere che egli lo sia, bench in lui vi il fluire dellunica paternit. Nella tenerezza fisica che esprime, fa passare la tenerezza di Dio che comunica senza tenerla per s. La sua gioia quella della trasparenza della luce, quella dello specchio che trasmette a coloro che si avvicinano la luce che sa venire da altrove e di cui egli ha la preoccupazione costante di riconoscerne la sorgente.

La sua sicurezza alle volte sconcerta. Una parola gli sufficiente per rispondere ad una questione e sembra ripugnare le lunghe spiegazioni. Si direbbe che pronunciando una parola, egli la riceva da oltre, come senza pensarvi. Senza voler imporre nulla, desidera solamente far luce, in tutti i sensi del termine – mettere in luce e manifestare –, ci che ciascuno porta in s, di artificiale, di complicato, di falso, e aiutarlo a scoprire il tesoro nascosto in lui. Felice se vi riesce; affatto scoraggiato, se i suoi sforzi si concludono con un fallimento; sempre pronto a ricominciare, come pronto a lasciare tutti quando giunta lora di farlo. Presenza intensa, ma libera. Essa si d quando serve e, ugualmente, si ritira quando non serve, senza fare difficolt. Disposto a rinunciare allopera alla quale consacrato, non per timore dei svantaggi o il rischio di dispiacere. Per lui la vita non si mostra, si dona. Ciascuno la prende e la usa a suo piacimento.

Il suo posto nella Chiesa insostituibile, per assicurare che esiste la vita, che esiste la libert. Compito unico di colui che lo deve vivere riconoscendosi servo inutile. Dio lo ha introdotto nel suo segreto. a Dio che lascia la cura di rivelare quando il tempo arrivato. Lui sa che nellordine dello Spirito nulla si perde, e che Dio non legato al minuto che passa.

Questa maniera, che la sua, e nella quale crede, non pretende che sia la sola o la migliore, la sua. In essa a suo agio e la riceve come un dono di Dio. Non pretende alcuna originalit, e non si mette a parte di nulla e di nessuno. Tuttavia difficile farlo entrare in una categoria gi fatta. Fedele alla Chiesa, non fonda nulla. La sua stessa vita una creazione perpetua e non pretende di lasciare alcuna traccia di se stessa. Non rifiuta di rendere la sua testimonianza quando richiesta. Libera chi esce da lui, senza inquietarsi per ci che ne seguir. La sua opera, se si pu parlare cos, non gli appartiene, lopera dello Spirito e il bene comune della Chiesa. Ad altri il compito di decidere se conviene custodirla o sopprimerla. Questa opera, egli lama profondamente, ma non appartiene pi al suo autore dal giorno che lha vista. Essa di Dio, della Chiesa e di chi la vuol prendere.

Come in certi giorni non sar preso dalle vertigini? La sua azione la mette davanti limmensit del disegno di Dio. Incapace di afferrarlo nella sua interezza, non raccoglie che delle particelle, non sa che fare, non sa che dire. Ma in questo sentimento del nulla, anche trascinato dallonda del Tutto. Presso un essere che si riconosce come nulla, il miracolo diventa possibile. Una nuova vertigine lo assale. Cosa vuoi fare di me, Signore? Fino a dove vuoi trascinarmi? Anche di questo, egli mi fa essere testimone.

Ci che spaventa non di ingannarsi, anche se in certi giorni, invaso da una certa paura. Lui che insegna il discernimento deve apprenderlo con la pratica. Pazienta nella fede, prega, manda via la tristezza che non ha nulla di buono, e si sforza di giudicare dai suoi effetti la presenza di Dio e della sua azione in lui. Constata allora che Dio non lo fa sbagliare. Lo riconosce da dei segni furtivi e leggeri, ma che non ingannano mai. Essi lo invitano a passare e a continuare, senza aspettarsi altro che questa certezza del momento. La sua paura quella di non riconoscere pi il dono di Dio di non stupirsi pi delle meraviglie che passano tra le sue mani. Come ogni uomo egli conosce il pericolo della libert che, quando non se ne la si coltiva, spinge ciascuno ad attribuire a s ci che della grazia. Solo la riconoscenza quotidiana dei doni di Dio lo custodisce nella verit e nella libert dellamore. Lumilt, colma di azione di grazie, scaccia la paura e apre ai pi grandi doni. A colui che ha sar dato di pi. Egli diventa testimone della liberalit divina.

Come tutti gli esseri umani, egli conosce la solitudine. Solitudine che gli deriva dalla grazia che la sua. esposto allincomprensione e al non essere riconosciuto nel dono che egli fa di se stesso. Nel segreto del suo cuore, egli porta il segreto degli altri che non pu rivelare a nessuno. Il Cristo vivendo in mezzo agli uomini ha conosciuto questa solitudine, senza farne difficolt, interamente rimesso al Padre. Il terzo grado di umilt descritto da s. Ignazio, unendolo al Cristo e alla sua solitudine diventa in lui, la sorgente della pi pure libert, qualcosa che appartiene alla perfetta letizia di s. Francesco dAssisi.

Egli entra ogni giorno in questa fede libera, lobbedienza della fede come s. Paolo, che testimonia di Dio in quella libert nella quale fa vivere. Questa libert non ha altra prova che se stessa. Ges nella sua Passione, per affermarsi libero, non ha bisogno di fare dei discorsi. Rende testimonianza al Dio in cui vive nella libert. Al limite, essere libero, lasciare Dio vivere in me, come Egli voglia e in questa libert umana, lasciare passare la grazia di Dio.

Essere testimone, tutto il ruolo della guida spirituale. Non testimone inattivo che, dalla riva d i consigli a coloro che sono imbarcati, ma testimone che, sicuro della Parola che labita, simbarca lui stesso e va dove lo Spirito linvia. Partecipa alla sua maniera alla grazia universale dello Spirito che, in lui e nelluniverso, costruisce il corpo della Chiesa, la Sposa di Cristo.

 

Capitolo 10: Ridirsi le cose

Perch questultimo capitolo? Nella letteratura spirituale, a fianco dei trattati didattici, sempre esistito un genere che richiama lo stile dei Libri Sapienziali della Sacra Scrittura. I Proverbi ne sono il migliore esempio. Similmente, nello scorrere dei secoli, le Centurie di Evagrio di Pontice o di Massimo il Confessore, gli Aforismi dei Padri del deserto, i Pensieri di luce e di amore di s. Giovanni della Croce. Dappertutto, fino agli Esercizi di Ignazio di Loyola, si trovano qualcosa di simile: regole, avvisi, annotazioni e addizioni abbondanti. Non posti in sequenza logica, ma pensieri diversi la cui unit si trova nella finalit a cui conducono. Un esercitante che faceva con me gli Esercizi, ebbe lidea di stilare in massime gli insegnamenti che vi aveva ricevuto.

Questa una pratica spontanea e feconda di chi si sente incapace di rinchiudere la sua ricerca di Dio in un insieme ben costruito e, tuttavia, sente il bisogno di ritrovare ci che vive in qualche formula lapidaria che gli permetta di ricordarla, senza bloccarsi in essa. Lascia zampillare lacqua dalla sorgente, senza voler canalizzare il pensiero, ma nel desiderio di sempre pi approfondire, scava in s un luogo dove possa riemergere e far rivivere tutto nel suo riecheggiare.

Questo modo di fare conviene eminentemente alleducazione spirituale che, attraverso lintelligenza, vuole arrivare al cuore e plasmarlo per la vita. Essa oltre linsegnamento. Il pensiero diventa vita. Ritiene qualche punto, senza bisogno di ritornare al libro. Cos, nelliniziazione alla preghiera dove qualche formula semplice, del genere di quella dei Salmi o del Padre nostro, sostiene lattenzione nel movimento della realt che si vive.

in questo spirito che proponiamo questi pensieri che seguono, spigolati nel corso dei capitoli di questo libro. Essi invitano a ridirsi le cose, come Maria che, a forza di meditarle, realizza la giusta disposizione nel compimento del disegno inatteso di Dio. Tale maniera di fare ha, perlomeno, come effetto, di conservare in ciascuno la vitalit spirituale, senza essere tentata, per via di un esagerata attivit intellettuale o di tensione affettiva, darrestare in lui lincessante gorgoglio dello Spirito.

 

Il dialogo

Nel dialogo, luno propone, laltro reagisce.

Non affidare la tua anima a chicchessia. Una guida sceglila tra mille, una regola di saggezza universale.

Non improvvisiamoci accompagnatori, lasciamo che gli altri scoprano in noi questo carisma.

Laccompagnatore? Il testimone di una vita che lo supera. Lui stesso colui che interroga i suoi discepoli del Maestro interiore.

Tu mi chiedi che fare? La risposta uni te, io posso solo aiutarti a scoprirla.

La tua libert risveglia laltro alla sua libert. Tu lo confermerai maggiormente per ci che sei pi che per le tue parole.

Lascia venire quel momento in cui una parola breve, semplice e tonificante, ti sar donata: che dar gioia e luce in colui che la riceve.

Sii magnanimo con il tempo. Forse occorreranno degli anni perch la parola uscita da te porti frutto in colui che lha ascoltata.

Non trattenere colui di cui hai incrociato la strada, lascia allo Spirito la cura di nuovi incontri.

Custodisci il tuo cuore libero, gioioso e distaccato. Le persone appartengono a Dio.

In ciascun dialogo, ascolta in te e nellaltro, lappello dello Spirito. Raggiungi ci che ciascuno porta in s di divino.

Ricordati che il segno che Dio con te, la pace che sperimenti, lindifferenza ai risultati. Rimetti laltro al suo Creatore.

 

La relazione

Due persone messe in presenza delle realt pi profonde, si rallegrano nella fede che sperimentano nella vita dello Spirito. Due mondi si incontrano, la libert e la grazia.

Ricevere liberi e disarmati. Curioso miscuglio di fermezza e dolcezza, di sicurezza e debolezza.

Lamore che nel cuore, ma rimonta alla sua sorgente, dona libert di parlare e di tacere.

Essere presi dallo Spirito, riversare verso un altro una vita che viene da oltre.

Negli incontri due libert si ricevono da Dio che dona loro di conoscersi per accenderli ad un pi alto grado di libert nellamore.

Le relazioni di un giorno come quelle di tutta la vita, non appartengono a te.

Legami segreti di vita che non asservono, ma danno agli esseri di esistere.

La paternit spirituale costituisce una relazione unica, immagine della paternit di Dio. Essa come il fiorire di tutte le cose nel mistero trinitario, comunicato alluomo per Ges Cristo nella Chiesa.

Lamicizia, un incontro nella similitudine del desiderio spirituale. Due libert si ricevano da Dio riconoscendo di non avere luno sullaltro nessun diritto.

Tali relazioni rivolgono i cuori verso un oltre da scoprire incessantemente. Sono un anticipazioni del Regno dove le persone si conoscono reciprocamente nella luce di Dio.

La maniera sempre pi libera di vivere una relazione, senza ricerca di s, apre alla vera castit, condizione di ogni incontro e di ogni amore. Quaggi sulla terra non finiremo mai di scoprirla.

Lamore casto lamore diventato trasparente alla vita di Dio che amore.

Tutte le potenze affettive della persona sono sempre pi aperte nella consegna della propria libert allo Spirito e vengono trasfigurate in Lui. Esse lasciano passare in loro il movimento dellamore che fa comunicare le persone senza mai farle fermare su se stesse e dona a ciascuno di conoscere nellamore la propria identit.

 

Lo sguardo

Lo sguardo di Dio uno sguardo creatore.

La preoccupazione primaria del maestro spirituale deve essere quella di cercare nella Sacra Scrittura come Dio vede le cose, luomo, la sua storia. Cos si forma lo sguardo della fede, sguardo contemplativo.

Il vero accompagnatore volge su colui che bussa alla sua porta uno sguardo dallalto. Come Ges accoglieva ogni uomo che il Padre gli mandava.

Lo sguardo contemplativo vede tutto luniverso, visibile e invisibile, attraverso il desiderio dello Spirito.

Portare sullaltro uno sguardo luminoso, nel quale nulla viene omesso: n la sua grandezza, n la sua miseria.

Questo sguardo interdice il giudizio, ma rimette laltro a Dio e al suo segreto.

Il male non nelle cose, ma nello sguardo che desidera catturarle per s.

Lo sguardo di Ges quello del Profeta che vede le cose dal di dentro e per il Quale lavvenire presente.

Lo sguardo penetrante di Ges quello del Creatore, dellartista, dellamante che non disprezza nulla, perch ne vede il riflesso delleterna bellezza.

Ges ci invita a sviluppare questo sguardo del cuore per giungere a vedere le cose come le vede Lui, sguardo di verit in cui traspare la luce dello Spirito.

Tutto lo sforzo dellascesi ha come finalit far crescere nei nostri cuori il desiderio di Colui che gi li ha toccati, ma che ci ha lasciati sua nellassenza.

 

La Libert

La libert, pericolo e possibilit di una persona che pu attendere alla sua vocazione solo nella consegna allamore.

La vita chiama vita. La libert suscita libert.

Cerca di viverla e scoprirai ci che .

Vuoi diventare libero? Comincia con il renderti conto che non lo sei e impegnati nella lotta per diventarlo.

Sin dallinizio, due realt sono legate luna allaltra: non cՏ libert senza amore, non cՏ amore senza libert.

La libert senza amore vagabondaggio, lamore senza libert diventa schiavit.

Accetta ci che sei, ma supera la tentazione di fermarti in te. In ogni cosa vai sempre oltre.

Ci che tu sei, non lo vivi per te. Lascia allAltro di venire in te per insegnarti la strada della libert e dellamore.

Il maestro spirituale deve rispettare la persona che scopre la propria libert e diventa capace di amare. Deve lasciarlo venire senza imporgli nulla. Come Ges.

Venuto il momento di deciderti, entra nella tua camera, il luogo segreto del cuore l, solo davanti a Dio, vedi ci che devi fare. L scoprirai il volto che lamore dona a te stesso.

L dove noi siamo, diventiamo i cooperatori di Dio per portare a termine la sua creazione: la trasfigurazione.

La libert non una trappola.

Essa non dipende dai condizionamenti esteriori, ma da lucore che riconosce in tutte le cose un cammino verso Dio.

Entra in te stesso e non cessare mai di uscirne, allora sarai libero.

Lostacolo alla libert? Fare da s la regola della felicit, tirare dalla propria parte la giustizia.

Per diventare libero, impara lo stile di vita del Vangelo, quello delle Beatitudini.

Vivi nella fede il dinamismo della libert e della grazia, esso ti trasporter come un fiume.

Diventa perfettamente libero consegnandoti allamore unico e necessari, spezzi cos le tue catene e non vuoi pi altro che lasciare vivere lamore.

Nei Santi, la grazia non distrugge la natura, ma la trasfigura e la orienta verso il Regno.

 

 

Il tempo

Dio lancia gli esseri nellesistenza, perch diventino nel tempo ci che sono in Lui dalle origini. Ritorna a ci che se dalle origini.

Occorre al credente tutto lo scorrere della sua vita sulla terra per scoprire poco a poco il tesoro nascosto che egli porta dagli inizi.

Il battesimo linizio della vita nello Spirito. In esso tutto presente come in un seme.

In una fede vissuta nel quotidiano, fai lesperienza di ci che viene.

Lo Spirito ti fa riconoscere la sua presenza per lincessante sollecitazione che Egli esercita su di te per spingerti pi avanti.

La trasformazione in amore non mai finita, perch Dio amore.

Riconosci il bisogno che hai, insieme no tutti gli uomini, di essere riconciliato con Dio in Ges Cristo. La libert che acconsente al riconoscimento del peccato, si lascia portare al di l di s dalla grazia che la giustifica.

Il perdono mi dispone alla luce e la luce allunione.

Il battezzato una persona chiamata ad irradiare attorno a s lamore che lo colma.

Per mezzo dei sacramenti entriamo nelloggi di quel tempo nuovo inaugurato da Ges Cristo.

I sacramenti sono situati al limite tra due mondi: del presente che essi sempre consacrano e contestano; delleternit che gi qui e rimane velata.

I sacramenti sono un germe celeste in cui noi cominciamo a marci gli uni gli altri dellamore eterno con cui il Padre ama il Figlio e, per mezzo di Lui, tutti gli uomini che gli dona come fratelli.

Ed ecco linatteso: let dei perfetti, di coloro che hanno ritrovato linfanzia.

Il metodo: strada per condurre al di l delle strada, dove tutte le strade convergono verso lUnica, Ges Cristo.

Ricordati spesso che tu non sei che allinizio delle meraviglie.

 

La prova

Nella prova, luomo lasciato a se stesso, alla sua fragilit, alla sua solitudine, svegliato per mezzo della fede ad un altro mondo.

Portando in s il desiderio della vita, luomo cresce sotto il segno della morte.

La prova un test di ci che io porto in me di miseria, ma anche di ricchezze. Essa rivela il meglio e il peggio delluomo.

Un cammino doloroso pu diventare un cammino luminoso.

Nella prova, la libert, al di l di ogni scelta possibile, invitata al consenso.

Il Cristo non ha spiegato il mistero della sofferenza, ma vi passato.

Il superamento delle prove non pu avvenire senza un ricorso costante a Ges Cristo.

Straziata dal problema del male, la libert cresce nella fede e viene a credere allamore.

Ges non insiste tanto sul rinnegamento quanto sulla fecondit.

Ogni Eucaristia, anche se noi fossimo affranti dalla sofferenza, ci rilancia nella speranza della gloria.

Parlare della croce, senza parlare della gloria falsarne il senso.

nel Cristo in cui vive che il cristiano accoglie la prova.

Il Cristo Lui stesso la spiegazione: bisognava che soffrisse per noi!

Lobbedienza che si vuole radicale non vera che presso persone piene di vita e capaci di amare. Essa non si comprende che nel desiderio di lasciare che il Cristo prenda in S tutto ci che noi abbiamo ricevuto da Lui di intelligenza, volont, capacit di essere e di amare. Occorre vivere orientandoci noi stessi a fare della nostra vita un dono.

In questi momenti cruciali, il maestro, come il discepolo, deve custodire la fede nello Spirito, che attende il consenso della libert per agire.

Ogni volta che siamo nella prova sentiamo il desiderio del bel silenzio.

 

La preghiera

Lattivit e la passivit nellorazione fanno accedere alla sola e vera preghiera, quella di Ges Cristo nella quale lo nostra si ritrova.

Il solo maestro, lo Spirito Santo.

Laiuto dellaccompagnatore soprattutto necessario per permanere in un giusta disposizione danimo. La frequenza delle Scritture glielo permette.

Egli non deve mai dimenticarsi che in campo spirituale si pu insegnare bene solo ci che si vive.

Non si tratta di riempire un certo tempo previsto con la preghiera, ma di incontrare Dio nel cuore.

Orienta il tuo cuore verso il desiderio. Chiedi i doni spirituali.

Per durare nella preghiera, impara a sottometterti al ritmo tradizionale della lettura e della preghiera.

Ricevi la Parola nella fede per superarti e trovare Dio nel silenzio dellamore.

La mente che cerca il luogo del cuore, si apre alla luce dello Spirito.

Nel cammino della preghiera, impara a passare attraverso gioie, tristezze, lacrime, senza esaltarti, senza stupirti, senza accusarti. Riconosci Dio che ti colma e ti purifica.

Il gusto, se viene dallo Spirito, non ferma la persona su se stessa, ma lapre a Dio e agli altri.

Dio non ti diventa presente che cercandolo sempre.

Il confronto con la vita quotidiana giudica la bont della vita di preghiera.

Il termine di questa lunga educazione, la Parola divenuta vita, sotto lazione dello Spirito.

Apprendi a riposarti non in te, ma in Dio.

Riconosci in te la grazia sempre operante, anche nelloscurit.

Nella tua preghiera supera lostacolo della paura o del dovere, per entrare nella strada dellamore. Impara a vivere nella libert dello Spirito.

 

Lo Spirito

Lo Spirito presenza di Dio nel mondo per lopera che Egli vi compie e per lunione che realizza tra gli esseri.

Scoprire nello Spirito Santo lanima della nostra vita e di tutte le cose.

Il maestro deve iniziare il discepolo al mistero di cui lui stesso sempre pi penetrato.

La presenza universale dello Spirito non si impone. Essa si propone e chiede per compiersi il consenso della creatura.

La voce dello Spirito ci dice: Ricevi, accogli, riconosci il dono che ti viene fatto.

quel S dove tutta la sua persona si impegna, che conduce Maria fino alla sommit dellopera divina.

Per la fede e il consenso di Maria, lumanit riconciliata con Dio.

Noi, nella Chiesa come in Maria, non cessiamo di consentire alla presenza in noi del Cristo Risorto di trasfigurare la nostra umanit.

Per uscire dalla confusione in cui viviamo, esercitati allesame dei pensieri. Non prendere per te, come Adamo, il frutto destinato a tutti. Prendi parte al combattimento al quale Cristo ci conduce nel corso di tutta la storia delluomo: ricevere da Lui il frutto che deve fruttificare nelle nostre mani.

Il nostro combattimento: Prendi te stesso come regola di vita o Vuoi cominciare a guardare fuori di te e a volere laltro per s stesso?.

Ecco qualche regola di questo discernimento nel quale consiste il nostro combattimento:

- In ogni cosa, impara ad accogliere ci che ti viene donato e impara

-a passare oltre.

- Lascia che il pensiero di Dio ti invada per non gioire che in Lui e in rapporto a Lui.

- Nel ricordo del Signore Ges, passa al vaglio tutti i movimenti interiori della tua persona, esame che permette di discernere i meglio.

Questo discernimento, operato allinterno di tutto ci che tu vivi, ti far passare ala di l degli stati danimo e ti render capace di ricevere le mozioni dello Spirito.

Tu cerchi di scoprire la volont di Dio? in noi stessi che essa scritta.

Spesso noi cerchiamo di adempiere un compito non considerando che lo Spirito che vuole compierlo in noi. Non cessare di uscire da te stesso per scoprire il Signore Ges che vive in noi con il suo Santo Spirito.

Dio ha rimesso luomo a se stesso perch diventi creatore di se stesso. Risveglia in te il desiderio di vivere, ma non ti paragonare agli altri, non crederti n migliore n peggiore.

Il rinnegamento di te stesso sia per te la purificazione del desiderio per un pi grande dono di te.

Sviluppa la tua grazia propria, ma non ti fermare su di essa.

Tutto possibile, tutto ti appartiene, dal momento che tu non cessi di ricevere da Dio la chiamata e la sua realizzazione.

Non ti fare degli idoli delle tue opere.

Nelle tue scelte, non ti dimenticare: Tutti i movimenti per Dio, non sono necessariamente una volont di Dio (Surin)

Al di sopra di tutto: Allamore che ti trasporta non chiedere mai dove va.

 

 

Il testimone

La guida spirituale un testimone della libert che Dio rimette alluomo.

Egli cerca di risvegliare la libert al mistero della Chiesa e a quello del mondo.

nella Chiesa che il neofita trova il Cristo, ed il Cristo che, attraverso tutto, egli cerca nella Chiesa.

Ama il mondo che da Dio, ma non fermarti in esso come in un assoluto.

Che sarebbe la Chiesa senza il mondo? Che sarebbe il mondo senza la Chiesa? Vivi la tensione dei due nellunit del tuo essere spirituale.

Il padre spirituale colui che, dallinizio, fa intravedere la meta e dona il senso della grazia sempre presente. Egli aiuta a dare senso alla vita, ad ogni vita, superandola e dirigendola verso lass.

Testimone di questo mondo che passa, la sua maniera di essere nel mondo una maniera di essere di Dio.

CՏ una dottrina sullaccompagnamento? Ognuno la sua maniera la scopre a poco a poco, nella misura che la esercita su coloro verso i quali ha un influsso profondo e buono, senza imporsi.

La sua vita unificata per la presenza dello Spirito che la muove, ciononostante ci sono giorni in cui egli si trova poverissimo allo sguardo degli altri.

La sua maniera di fare, come quella di Maria, a qualche cosa dellimmensit e della tenerezza di Dio.

La sua gioia quella della trasparenza, lasciando cadere su coloro che lo incontrano la luce che sa venire da oltre.

Gioioso, se riesce, affatto scoraggiato, che fallisce. Sempre pronto a ricominciare come anche a lasciare tutto, quando viene lora di doverlo fare. Presenza intensa, ma libera.

Per lui la vita non si mostra, ma si dona. La si prende o la si lascia, secondo la volont di ciascuno.

Compito unico di colui che lo deve vivere riconoscendosi servo inutile. Dio lo ha introdotto nel suo segreto. a Dio che lascia la cura di rivelare quando il tempo arrivato.

Questa opera, egli lama profondamente, ma non appartiene pi al suo autore dal giorno che lha vista. Essa di Dio, della Chiesa e di chi la vuol prendere.

 

 

O.A.M.G.D.