Liturgia di Domenica prossima

Testi della Liturgia 
della III Domenica del T. O. "C" 

Domenica 27 gennaio 2019

 

 

L’“oggi” della salvezza

Carissimi fratelli e sorelle, 

come abbiamo detto domenica scorsa, in questo Tempo Ordinario che si distende sull’onda dell’ordinarietà, inseguiremo l’Agnello (cf Ap 14,4) aiutati dal Vangelo di Luca.

Durante questo tempo liturgico la Chiesa invita i suoi figli a fare un cammino di conoscenza di Gesù e del suo messaggio di salvezza, un cammino di crescita, di maturazione e di verifica. Questo cammino ecclesiale viene determinato da quel messaggio particolare che la Chiesa vuole farci cogliere e che viene manifestato dal legame che unisce il brano evangelico con la prima lettura del Vecchio Testamento. Cogliendo il nesso tra il brano proposto del VT con quello del Vangelo, entriamo nel cuore nel messaggio che la Chiesa ci invita ad approfondire e vivere in ogni settimana. La seconda lettura invece, essendo la lettura continuativa di una lettera apostolica del NT, non viene scelta in relazione al Vangelo (così come avviene per la prima lettura), ma poiché vi è una unità fondamentale di tutta la Sacra Scrittura, sarà sempre possibile un aggancio tematico anche tra la seconda lettura e il brano del Vangelo.

Nella prima lettura di oggi abbiamo ascoltato uno dei brani più commoventi della Scrittura tutta che vi invito a meditare e contemplare in questa settimana. Siamo nel contesto del dopo-esilio nel VI secolo a. C., in seguito all’editto del 538 a. C. di Ciro re di Persia che aveva sconfitto i babilonesi, viene permesso agli esuli ebrei di ritornare a Gerusalemme, ricostruire la città e il suo tempio. Si tratta di un popolo di miseri che erano stati sradicati dalla loro terra e fatti schiavi, ora ritornano poveri e derelitti nella loro città.

Esdra sommo sacerdote e Neemia governatore radunarono il popolo presso la Porta delle Acque e da una tribuna di legno i sacerdoti e i leviti lessero il Libro della Legge, dall’alba fino a mezzogiorno. Il popolo stette lì ad ascoltare quella Parola. La Parola veniva letta e spiegata e il popolo piangeva ascoltandola. Perché piangeva? Perché profondamente toccato da quell’ascolto che lo ricostituiva nella propria identità di popolo di Dio. Ascoltando quella Parola riscopriva la propria storia e capiva il perché di essa, il perché di tanta sofferenza, tanta umiliazione, tanta sventura: la distruzione di Gerusalemme, il dramma della schiavitù a Babilonia, quel ritorno nella povertà e nella speranza… Ognuno riscopriva la propria identità nella riscoperta di Dio che lo chiamava e convocava nell’assemblea del suo popolo. Sono poveri, miseri e piangono perché in quell’assemblea e in quell’ascolto della Parola si riscoprono amati da Dio che li salva nell’“oggi” della loro storia mostrandosi loro come il Dio fedele, che perdona e solleva.

Carissimi fratelli e sorelle, se ancora non ho pianto ascoltando o leggendo la Parola, se ancora non ho mai pianto ascoltando una spiegazione della Parola così come piangeva quel popolo, significa che ancora debbo incontrarmi con Essa, significa che per me ascoltare la Parola è ascoltare una storia, una storia di qualcuno, ma non è ancora ascoltare la mia storia!

L’incontro con la Parola mi farà piangere, commuoverà il mio cuore facendolo sciogliere nelle lacrime, quando capirò che la storia di Adamo che si nasconde e fugge perché ha peccato, non è solo la storia di Adamo, ma è la mia storia…, che la storia di Abramo che viene chiamato da Dio a lasciare tutto fidandosi della sua promessa, non è solo la storia di Abramo, ma è anche la mia storia…, che la storia di Mosè chiamato a libertà attraverso il cammino nel deserto, è anche la mia storia…, che la storia di Davide che vince Golia, ma che è squallidamente vinto dalle sue passioni, non è solo la storia di Davide, ma è anche la mia storia…, che la storia del suo pentimento è la storia anche del mio pentimento…, quando io capisco che sono io quel lebbroso che Gesù guarisce…, che sono io quel cieco che chiede di vedere…, che sono io quel figlio che ha sperperato tutto…, che sono io quel figlio geloso che non sopporta il fratello…, che sono io quell’adultera che Lui non condannò…, che sono io quella peccatrice che Gli bagnò i piedi di lacrime…, che sono io quel Lazzaro che deve uscire dalla sua tomba…, che sono io quel Nicodemo che non ha più paura di farsi vedere cristiano…, che sono io quel Pietro che prima Lo rinnega e dopo Gli dice che L’ama…,  che sono ancora io quella donna che Lo cerca morto mentre Lui era risorto…, che sono io quel Paolo che deve cadere dal suo cavallo… 

Quando io capisco questo, la Parola mi si svela nella sua verità di lettera personale d’amore di Dio a quella sua creatura e a quel suo figlio che Lui ama e che sono io. Ed è appunto in questo personale incontro, commovente, perché incontro d’amore, con Dio Padre che ciascuno di noi viene costituito nella propria identità profonda di cristiano, cioè di figlio del Padre, fratello di Gesù Cristo, membro vivo del nuovo popolo di Dio che è la Chiesa e che è un popolo di persone salvate.

Nella rivelazione dell’amore misericordioso del Padre in Gesù, mi viene rivelato così anche il mio vero volto, la mia vera identità nella mia appartenenza a Lui nel suo Corpo che è la Chiesa (seconda lettura). La scoperta della propria identità si realizza nella scoperta della propria appartenenza a Gesù e questa appartenenza a Gesù si realizza nel suo Corpo che è la Chiesa che è un popolo di salvati. La nostra identità è quindi radicata nella Parola.

«Anche oggi (e sempre) la Chiesa ritrova la sua identità nella parola di Dio. Senza la parola di Dio la Chiesa è «nulla». La Chiesa è sempre in religioso ascolto della parola di Dio: da questa viene adunata e ne dipende totalmente; da essa deve lasciarsi continuamente «giudicare» e contestare. 

D’altra parte la parola di Dio risuona in tutta la sua verità solo in lei; e la sua ragione d’essere è nell’annunciare questa parola e nel testimoniarla come fedele discepola di Cristo» – Messalino LDC

Siamo un popolo di salvati, cioè di persone raggiunte, afferrate e prese dall’amore misericordioso del Padre che Gesù Cristo ha fatto conoscere loro con la sua morte, risurrezione ed effusione del suo Santo Spirito. 

Ma quando, dove e come avviene questo incontro salvifico con Gesù? 

Dal pulpito della sinagoga di Nazareth, Gesù inaugura il tempo in cui esso è reso possibile: “Oggi si sono adempiute le parole di questa Scrittura!” dirà, infatti, a tutti coloro che Lo fissavano… “Gli occhi di tutti erano fissi su di Lui”. Dove è dato alle persone di oggi di entrare in quest’“oggi” di Gesù? Dove oggi possiamo fissare il nostro sguardo su Gesù e lasciarci raggiungere, toccare, invadere dalla sua salvezza? 

Gesù risorto e vivo è presente nella sua Chiesa e questa sua presenza salvifica la realizza di diversi modi:

«Per realizzare un'opera così grande, Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche. È presente nel sacrificio della messa, sia nella persona del ministro, essendo egli stesso che, “offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso tramite il ministero dei sacerdoti”, sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. È presente con la sua virtù nei sacramenti, al punto che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. È presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura. È presente infine quando la Chiesa prega e loda, lui che ha promesso:  “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro” (Mt 18,20) » – C. V. II – SC 7

Ecco, carissimi fratelli e sorelle, come il Padre convocò il resto del suo popolo, resto di poveri e oppressi, lì alla Porta delle Acque per incoraggiarlo e fargli sentire il suo amore, così ogni domenica lo stesso Padre buono ci convoca e raduna in assemblea nella Chiesa, e ci manda il suo Spirito di Consolazione e d’Amore che rende presente in mezzo a noi il suo Figlio e Signore Nostro Gesù. 

La missione della Chiesa è proprio quella di essere per tutte le persone di tutti i tempi il luogo dove poter realizzare questa esperienza di incontro salvifico con Gesù, il luogo dove possiamo anche noi fissare i nostri occhi su Lui, il luogo dove le nostre orecchie possono sentire dalla sua bocca l’affermazione della realizzazione della promessa del Padre nell’oggi della storia del mondo, il luogo dove Lui ci tocca e ci salva nel sacramento del perdono, il luogo dove Lui ci abbraccia e ci bacia nel sacramento dell’Amore.

La Chiesa è dunque il luogo dove abbiamo l’esperienza di piangere di gioia, di commozione, di amore perché è il luogo dell’esperienza dell’incontro con Gesù che ci consola e solleva dal peso, alle volte oppressivo, della nostra quotidianità e ci attira e ci proietta verso il Padre inebriandoci nel suo Amore.

E tutto questo ogni domenica, e anche ogni giorno se vogliamo. Ecco, carissimi fratelli e sorelle, chiediamo alla Vergine MariaMadre di Gesù e Madre nostra e Madre della Chiesa, che ci aiuti a crescere nel senso della nostra appartenenza al suo Figlio Gesù nella Chiesa, nel senso di appartenenza a Gesù perché apparteniamo alla Chiesa, appartenenza a Gesù perché membri vivi del suo Corpo che è la Chiesa. 

Appartenenza vissuta e testimoniata nella gioia dell’incontro nel Suo giorno, nel giorno del Signore, per camminare come popolo santo di Dio, domenica dopo domenica fino alla domenica senza tramonto quando l’incontro non sarà più sotto il velo dei segni, ma nella luce, nella gloria e nella gioiosa festa di un “faccia a faccia” (1Cor 13,12) eterno.          

Amen.                                     

j.m.j.