Liturgia di Domenica prossima

Testi della Liturgia 
della XXV Domenica

Domenica 23 settembre 2018

 

E preso un bambino lo pose in mezzo…

Carissimi fratelli e sorelle,

da domenica scorsa, nel nostro cammino di lettura del Vangelo di Marco, siamo entrati nella seconda parte di esso, nella quale il Signore Gesù, dopo essersi manifestato al mondo come profeta potente in parole e opere (prima parte) ora comincia a spiegare con chiarezza ai suoi che Lui sarà Messia sofferente e umiliato e non forte e potente e rivestito di gloria umana come pensavano un po’ tutti, Apostoli per primi. Ma gli apostoli non capiscono, l’atteggiamento di Pietro al primo annunzio della passione, il cui racconto abbiamo letto domenica scorsa, si allarga a tutto il gruppo apostolico che non capisce questo linguaggio di Gesù.

Marco ha messo in rilievo nel brano odierno come gli Apostoli non solo non capivano quello che Gesù diceva, ma che anche “avevano timore di chiedergli spiegazioni”. Inizia così quella crisi che minerà i loro cuori fino ad abbandonare completamente il loro Maestro (Mc 14,50). L’evangelista Giovanni nel suo Vangelo mostra un momento di questa crisi quando – dopo il grande discorso eucaristico alla sinagoga di Cafarnao – Gesù, vedendosi abbandonato da numerosi discepoli e vedendo gli Apostoli stessi alquanto perplessi, disse loro: “Volete andarvene via anche voi?”(Gv 6,67). In quell’occasione il forte legame affettivo che essi avevano con Lui li aiutò a non scappare come invece faranno tutti al momento dell’arresto, subito dopo aver affermato di essere pronti a morire con Lui (Mc 14,31).

La seconda parte del Vangelo di Marco viene scandita dagli annunzi che Gesù Maestro fa della sua prossima passione e Marco – con l’incisività del suo stile fresco e vivace – ci mostra come ad ogni annunzio della passione il gruppo apostolico non solo non comprende, ma si pone nettamente in contrasto con Lui. Infatti nel primo annunzio abbiamo già visto come Gesù abbia chiamato “satana” Pietro che Lo vuol zittire, nel secondo – che è quello che abbiamo proclamato nella liturgia odierna – mentre Lui annunzia umiliazione e prossima sua morte, loro “parlavano di chi fosse il più grande fra di loro”, e quando, alle porte dei Gerusalemme, Gesù Maestro farà loro il terzo annunzio, due suoi Apostoli – i due fratelli Giacomo e Giovanni – Gli chiederanno di potersi sedere uno alla sua sinistra e uno alla sua destra nel suo avvento messianico (Mc 10,35ss): non avevano proprio capito ancora nulla!

Quanta pazienza ha avuto il buon Gesù con loro, con quanta dolcezza si fermava a spiegare loro che la vera grandezza non è nell’avere e nel potere, ma nel servire, nel farsi piccolo per amore. E perché Lo capissero bene prese in braccio un bimbo e Lui che è il Signore Dio nostro disse loro: “Chi accoglie questo bambino nel mio nome accoglie me e chi accoglie me accoglie Colui che mi ha mandato”, invitando così i suoi Apostoli che volevano essere i primi e i più grandi a farsi piccoli come quel bimbo che si lasciava prendere in braccio da Lui e nel quale Lui stesso si identificava.

Quanto faticarono questi poveri Apostoli a capire! Si tratta del mistero di una sapienza che non ha nulla di umano, totalmente divina che richiede un capovolgimento totale di mentalità (cf 1Cor 1,17ss) che solo lo Spirito del Risorto permetterà di attuare. Quella sapienza di cui ci parla Giacomo nella seconda lettura, “che viene dall’alto invece è anzitutto pura; poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialità, senza ipocrisia”.

Ebbene – carissimi fratelli e sorelle – se questi poveri Apostoli hanno così faticato a comprendere Gesù e il mistero della sua Croce non pensiamo noi di essere esentati da questa fatica! Quando questo mistero ci coinvolge e ci tocca in prima persona succede spesso che entriamo in una profonda crisi spirituale e di allontanamento da Gesù. In realtà quando questo succede non è che ci allontaniamo da Gesù, ma ci allontaniamo da quella falsa idea che avevamo di Lui, per questo ogni crisi in tal senso è una purificazione nella conoscenza del vero Dio, ben vengano dunque queste crisi perché noi possiamo diventare dei cristiani più autentici!

L’autenticità del nostro essere cristiani viene verificata ogni giorno dalla nostra capacità di portare con amore la nostra croce in Lui, con Lui e per Lui ben sapendo che solo così entriamo nella vera vita. Certamente questo impone ai cristiani uno stile di vita e una mentalità nuova nettamente in contrasto con chi – tanti! – fuggono ogni croce e ricercano la vita lontano da ogni morte. L’amore alla Croce di Gesù non può non emarginare il cristiano da quel mondo che non conosce Gesù e la potenza della sua risurrezione (Fil 3,10) diventando contemporaneamente, senza bisogno di parlare, ma con il suo stesso stile di vita, accusatore della vanità e del peccato del mondo perché appunto si rifiuta di assumerne la mentalità e le massime.

Qui si apre tutta la tematica della prima lettura tratta dal Libro della Sapienza, che ci ha parlato della persecuzione del giusto perseguitato appunto perché giusto, perseguitato da chi non sopporta la sua vista perché da essa si sente accusato della propria insensatezza. A ragione ci dice s. Paolo che “chiunque vorrà vivere piamente in Cristo sarà perseguitato” (2Tm 3,12) perché il cristiano per natura sua è una persona insopportabile a chi ha scelto di non portare nessuna croce non volendo soffrire, ma vivere nella gioia e nella felicità, gioia e felicità che gli sfuggono di continuo perché sperimenta ogni giorno il vuoto, l’insoddisfazione e l’angoscia di perdere quanto crede di avere.

Ma occorre proprio che andiamo in crisi profonde e facciamo lunghi viaggi verso il vuoto per capire la croce di Gesù? No, certamente no. Ma qual è il segreto che mi apre ad una conoscenza più approfondita della sapienza della Croce? Il segreto è quello di non fare lo sbaglio che fecero gli Apostoli “che avevano timore di chiedergli spiegazioni”. Bisogna entrar dentro il mistero con l’apertura del nostro cuore e chiedere a Gesù luce, luce e amore perché possiamo capire ciò che umanamente non è comprensibile. Ma questo non attraverso qualcosa di astratto e lontano dalla nostro tran tran quotidiano. Bisogna calarsi con tutto se stessi in ogni piccola croce della nostra vita e chiedere a Lui luce e amore, luce per comprendere, amore per assumere e donarsi. Non bisogna aspettare la grande croce della vita che mi farà crollare per scoprire la sapienza della croce! Lì disseminate nella nostra giornata ci sono una miriade di piccole croci che il buon Dio ha seminato perché io le assumessi e le trasformassi in amore che si consegna e si dona. Iniziamo da oggi la ricerca di questa preziosità così grande e così tanto poco stimata e tanto fuggita!

Carissimi fratelli e sorelle, perché da oggi, in tutta questa settimana, come frutto di questa parola che Gesù Maestro ha fatto risuonare nei nostri cuori, noi non ci dedichiamo ad una piccola ricerca, la ricerca delle piccole croci che fuggo o che nascondo ai miei occhi. Forse sarà una persona alla quale non riusciamo a dare un sorriso o a fare una gentilezza perché ci è antipatica o ci ha offesi e allora noi l’abbiamo cancellata dalla nostra vita e dal nostro sguardo. Forse sarà quell’impegno che non assolvo perché mi dà tanto fastidio, eppure è un mio impegno! Forse sarà quella gelosia avara con cui gestisco il mio tempo solo per me e così poco per gli altri! Forse sarà quella piccola cosa che io so bene che non andrebbe fatta o andrebbe fatta meglio e io invece mi lascio prendere dalla pigrizia o dalla mia sensualità. Forse sarà quel blocco che sento nel mio cuore per quella situazione o per quella persona, blocco che non affronto mai e che nascondo a me stesso o forse sarà qualche altra cosa piccola o grande che io rifuggo perché ho assorbito quella mentalità mondana che rifugge da tutto ciò che crocifigge perché ancora non conosce l’amore di Gesù…

Noi invece abbiamo conosciuto l’amore di Gesù, quell’amore che si è manifestato proprio lì quando Lui salì su quella croce vi rimase inchiodato mentre tutti gli chiedevano di scendere giù da essa (Mt 27,40), ed è questa proprio la sapienza della croce che Gesù ci ha insegnato, ci ha insegnato a non fuggire la croce, ad abbracciarla, a morirvi sopra trasformando tutto in amore che si consegna e di dona al Padre e ai fratelli. Facciamo questa esperienza in questa settimana, andiamo alla ricerca delle croci nascoste per scoprirvi, abbracciandole, quel misterioso e potente Amore che il Padre vi ha nascosto e che solo la fede in Gesù Crocifisso e Risorto ci permette di scoprire e esperimentare.

 Maria SSma ci stia accanto in questa ricerca, così come fu accanto a Gesù, lì ferma sotto la sua croce aiutandoLo, con la sua presenza di Mamma forte, a rimanere inchiodato a quel legno per amore nostro finché mani pietose non l’avrebbero staccato per riporLo in quel sepolcro che nessuna pietra, pur grande, poté chiudere per sempre. 

Amen.

j.m.j.