Liturgia di Domenica prossima

Testi della Liturgia della Parola 
della XX Domenica del Tempo Ordinario "A
13 agosto 2017

 

 

 

La cananea

Carissimi fratelli e sorelle,

l’umanità nell’Antico Testamento si divideva praticamente in due: da una parte il popolo ebraico, popolo eletto che aveva contratto con Dio una stretta alleanza e, dall’altra, tutte le diversi nazioni del mondo, popoli che non conoscevano Dio, i pagani.

«Ma Israele, scelto e separato di mezzo alle nazioni, si inserisce nel progetto universale di Dio che mira a salvare tutta l’umanità.

Tale visione di una salvezza a respiro universale è abbondantemente presente nell’Antico Testamento, specialmente in Isaia. […] La prima lettura allarga queste prospettive, e il tempio, centro e cuore del giudaismo, diventerà «casa di preghiera per tutti i popoli». Dio non riunirà soltanto i dispersi di Israele, ma moltissimi altri uomini con loro.

Gesù inaugura gli ultimi tempi (Mc 1,15). Ci si aspetterebbe che Egli spalancasse subito le porte ad un universalismo senza limiti, ed invece le sue parole e i suoi atteggiamenti sono contrastanti: non esce dai confini della Palestina per predicare e per compiere miracoli: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele»; «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini» (Vangelo). Agli apostoli che invia in missione raccomanda: «Non andate fra i pagani» (Mt 10,5).

Accanto a questi atteggiamenti quasi «particolaristici» di Gesù c’è anche tutta un’altra serie di testi che esprimono la sua ammirazione per gli stranieri che credono in lui: il centurione di Cafarnao (Mt 8,10), il lebbroso samaritano (Lc 17) e la Cananea di cui parla il vangelo di oggi; sono come le primizie di una numerosa moltitudine di stranieri dei quali predice l’accesso alla fede e alle promesse, dopo che si sarà scontrato con la incredulità del popolo eletto» – Commento del Centro Catechistico Salesiano.

«Pochi personaggi del Vangelo sono simpatici come questa donna: è una madre, non prega per sé, ha immaginazione, non si arrende ai silenzi o al rifiuto, intuisce sotto il no di Gesù l'impazienza di dire sì» – P. Ermes Ronchi.

La fede di questa povera donna è senza pretese:

«Quel che appare più vistoso, è che la sua è una fede senza pretese. Gesù dice chiaramente di "essere stato inviato solo alle pecore perdute della casa d'Israele"; non per escludere la destinazione della salvezza a tutti gli uomini, ma per sottolineare la gratuità della scelta di Dio e la sua gradualità, prima in Israele e poi per suo tramite tutto il mondo. E la donna riconosce che i primi destinatari sono "i figli", i figli di Jahvè, il popolo eletto; ma nondimeno – aggiunge – "anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni" . 

Quale grande rispetto per le scelte storiche di Dio e i suoi modi di giungere fino a noi! Non abbiamo fissato noi le strade di Dio, e queste comunque passano dai fatti e dalle persone che Dio stesso ha scelto come suoi intermediari. Senza pretese perché si sente "un cagnolino", cioè una pagana (cani erano chiamati i pagani dagli Ebrei). È certamente questo riconoscersi senza meriti davanti a Dio, ciò che ha fatto decidere il gesto di Gesù. Perché proprio questa è la condizione decisiva di fronte alla salvezza. Ricordiamo il quadretto polemico del fariseo e del pubblicano: "Perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato" (Lc 18,9-14). In questo senso Gesù diceva: "Chi non accoglie il Regno di Dio come un bambino, non vi entrerà"  (Lc 18,17). La salvezza è assolutamente dono gratuito, nessuno vi deve avanzare pretese; e proprio per questo è offerta a tutti indipendentemente dai meriti. Esige solo di essere accolta, appunto con la semplicità di un bambino che gode tutto nel ricevere un dono. San Paolo oggi, nella seconda lettura, forza fino al paradosso questo pensiero che è il nocciolo di tutto il suo insegnamento: "Dio ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia". Pagani ed ebrei sono peccatori perché abbiano a sentire la salvezza come gratuità e perdono, e non frutto di una loro giustizia. […] 

Ma ha un'altra caratteristica la fede, così come brilla da questa donna: una fede messa alla prova. Tre ostacoli sono posti sulla strada della sua richiesta. Dapprima Gesù "non gli rivolse neppure una parola". Sembra ignorarla. Poi il rifiuto più esplicito: "Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa d'Israele". Infine ancora, anche se con un diminutivo affettuoso ma fermo: "Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini". Sono come barriere che però non scoraggiano la donna, ma fanno montare la sua fede come una diga fa crescere la potenza delle sue acque imbrigliate. Ed ecco la donna: "Pietà di me,… Signore" ; poi, crescendo nell'insistenza fino a infastidire i discepoli: "Signore, aiutami!". Infine, con humor intelligente che sa stare al gioco polemico: "Signore, anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni"

Nel Vangelo spesso Gesù parla dell'insistenza nella preghiera – fino a divenire importuni come l'amico che viene di notte a svegliare per avere dei pani, perché "vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza"  (Lc 11,5-8). E più ancora, della perseveranza, come fa quella vedova che va a stancare il giudice perché le faccia giustizia, così da deciderlo a intervenire "perché così almeno non venga più a stancarmi con le sue richieste" (Lc 18,1-8). Alla fine resta valido sempre che "chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto" (Mt 7,8). 

Quante volte anche noi abbiamo fatto l'esperienza amara di non sentirci esauditi da Dio! Dio sembra lontano, tacere…! Ma non sarà, anche per noi, per purificare la nostra fede, per provocare un atto di maggior coraggio, una audacia maggiore, una confidenza più piena e totale nel Dio che alla fine sa Lui meglio di noi quello che ci convenga? Fiducia non soltanto nella sua potenza, capace dell'impossibile; ma soprattutto fiducia nel progetto stesso che ha su di noi. La fede è appunto credere che Dio vede e vuole il mio bene più di quello che io non veda e voglia di me!» Don Romeo Maggiori.

 

La Vergine Maria, ci ottenga la grazia di crescere nella consapevolezza del nostro nulla e nella fiducia illimitata nell’amore del Padre che Gesù suo Figlio ci ha fatto conoscere dando la sua vita per tutti noi.

Amen.

j.m.j.