Liturgia di Domenica prossima

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Presentazione della
Liturgia della Parola 
della Quarta
Domenica 
di Quaresima

2 aprile 2017

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Testi della Liturgia

“Colui che Tu ami è malato!”

Carissimi fratelli e sorelle,

quest’anno nel nostro cammino incontro alla Pasqua la Chiesa ci sta immergendo ogni domenica nell’oceano di quella spiritualità intensa e profonda che è il Vangelo di Giovanni, scritto non per far conoscere Gesù (come gli altri tre Vangeli), ma perché chi ha già conosciuto Gesù, chi già crede in Gesù, chi già segue Gesù, possa introdursi in un rapporto più profondo d’intimità d’amore con Gesù. E chi meglio di Giovanni può cercare di far questo, lui che nella notte dell’amore posò il suo capo sul petto di Gesù (cf Gv 13,25)?

Ebbene, tuffiamoci dunque in questo oceano d’amore, immergiamoci in questo Vangelo, spinti anche da Ezechiele e Paolo che con i loro scritti fanno un po’ da cornice alla nostra immersione, ricordandoci come abbiamo ricevuto nell’intimo di noi stessi la vitalità e la potenza di un amore più forte di ogni morte, che ci impone una vita nuova.

Possiamo dividere il nostro Vangelo per scene.

1) La prima scena: Protagonisti sono Gesù, gli Apostoli e le sorelle di Lazzaro che Lo mandano a cercare perché salvi il loro fratello malato. Fermiamoci qualche istante a contemplare questa scena entrando dentro il Mistero che essa racchiude e che coinvolge anche ciascuno di noi che vive nell’oggi della Chiesa. Entriamo dentro il Mistero…

Cogliamo innanzi tutto il messaggio sottile che Giovanni fa trasparire nel suo accennare all’unzione di Betania, Maria, Egli precisa, è quella donna che unse i piedi di Gesù di nardo profumato, ma di questa unzione Giovanni parlerà solo più avanti nel suo Vangelo, qui siamo nel capitolo 11, l’unzione invece è descritta nel capitolo 12. Perché Giovanni ne parla come se fosse già avvenuta? L’intenzione è manifestatamente teologica: il profumo è il profumo dell’amore, della fede in Cristo, questo profumo servirà da contrasto con il fetore della morte di cui Giovanni parlerà nell’altra scena di fronte al sepolcro sigillato del corpo ormai corrotto e putrido di Lazzaro che emanava il fetore della morte.

L’uomo si domanda se è più forte la morte o l’amore, se il fetore della morte copre il profumo del nardo! 

“Colui che tu ami è ammalato”: abbiamo letto “il tuo amico” in realtà la traduzione più esatta del termine usato da Giovanni è “colui che tu ami”. L’“amicizia” di Gesù verso questa famiglia ce Lo fa sentire così vicino…, quanta confidenza traspare dal racconto…, è un Gesù così umano…, così pienamente umano che saprà pure piangere per il suo amico, il suo amico! Eppure è anche un Gesù così divinamente potente e forte da risuscitare un morto di quattro giorni!

Questo brano mi fa pensare all’importanza per il prete, soprattutto quando è anche parroco, di coltivare amicizie simili a quelle che aveva Gesù e, anche, all’importanza per la famiglia di avere per amico un prete! Quanto aiuto reciproco possono trovare in quest’amicizia. Quanto sono poco sensati coloro che pensano che il prete debba sposarsi per poter capire meglio i travagli delle famiglie, niente di più falso!

Il prete che ha scelto di non chiudere le sue braccia su nessuna persona per poterle abbracciare tutte, senza distinzione, quanto viene aiutato e sostenuto in questa sua volontaria solitudine, dal coltivare l’amicizia fraterna con gli sposi. E d’altra parte quanto aiuto e sostegno possono trovare gli sposi, nell’amicizia con un prete che li aiuta ad affrontare le prove, i contrasti, i problemi con i figli, i dolori inevitabili della vita con un amore più grande!

Ma le modalità con le quali l’“Amico Gesù” si comporta non corrispondono alle nostre attese e ai nostri schemi! Infatti, quando Gesù viene a sapere che l’amico Lazzaro è ammalato, si trattiene volutamente due giorni! Questo particolare incomprensibile provoca una domanda che spesso sgorga nel nostro cuore: "Perché, Signore, non intervieni, perché sembri non dare ascolto alle nostre richieste?” Il Vangelo di Giovanni qui ci ricorda che le nostre vie non sono le vie del Signore e che i suoi pensieri sono assai più alti dei nostri (cf Is 55,8). Non sempre il suo agire è a noi comprensibile, ma nella fede possiamo e dobbiamo giungere a riconoscere che tutto questo è salvezza e bene per noi (cf Rm 8,28)!

Nel contesto di questa prima scena c’è anche il gruppo degli Apostoli, ormai l’intenzione dei Giudei di uccidere Gesù è manifesta, quindi loro hanno paura e non vorrebbero perciò andare a Betania, dove avrebbero rischiato di essere uccisi insieme al loro Maestro. Qui spicca un personaggio che ci è tanto caro, colui che farà la più alta affermazione di fede nel Signore Gesù riconoscendo in Lui il Cristo Uomo-Dio: è Tommaso, colui che vincerà la propria incredulità mettendo la sua mano nel costato di Gesù: “Mio Signore e mio Dio!” (Gv 20,28). Sarà lui ora a trascinare il gruppo dei timidi e paurosi apostoli con il suo: “Andiamo a morire con Lui!”. La sua non è ancora una affermazione di autentica fede, è lo slancio affettivo verso l’Amico e Maestro Gesù a cui Tommaso voleva molto bene. Non capisce perché il suo Maestro voglia andare a tutti i costi a Betania, d’altra parte era stato testimone di altri miracoli in cui Gesù aveva guarito a distanza: “Perché non guariva da lì il suo amico?” (cf Gv 4,52-53).

Tommaso non capiva, ma amava, facciamo nostra la sua risposta a Gesù che va deciso verso la morte: “Andiamo a morire con Lui!”.

“Andiamo a morire con lui!”: ripetiamo questa frase così bella, così forte, così esaltante quando, di fronte alla via esigente che ci propone Gesù, si prospettano altre vie più facili, più belle e attraenti che ci vorrebbero sedurre: no! noi non le prenderemo perché vogliamo andare dietro a Gesù, vogliamo andare a morire con Lui!.

2) La seconda scena: Protagonisti sono Gesù e Marta che gli va incontro e poi va a chiamare sua sorella Maria.

Il dialogo tra Marta e Gesù è uno dei vertici del Nuovo Testamento e rappresenta la fede della Chiesa nella Pasqua di Cristo. “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!” “Tuo fratello risusciterà” “So che risusciterà nell'ultimo giorno” “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?". "Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio…".

La Chiesa non si limita ad una vaga speranza, ma confessa la sua ferma fede nella resurrezione. Marta che rappresenta in questo momento la fede della Chiesa s’incarica di andare a chiamare Maria: ogni persona che ha incontrato la vita, diventa testimone per l’altro di questo incontro, diventa tramite della vocazione di Dio alla fede in Lui. Dal dialogo con Marta non emerge che Gesù abbia chiesto a costei di chiamarGli la sorella, questo particolare manifesta la grande e affettuosa amicizia che avevano con Gesù. Infatti, anche se Gesù non le avesse chiesto di Maria, Marta sapeva bene che Egli era desideroso di incontrarla, proprio perché erano tra loro amici e si volevano tutti molto bene reciprocamente.

3) La terza scena: Protagonisti sono Gesù e Maria. Lo scomposto pianto di Maria e e quello sommesso di Gesù.

Betania significa “la casa del pianto”, l’incontro con Marta si verificò fuori del villaggio, nel quale Gesù non entrerà. Sembrerebbe strano che Gesù abbia fatto un viaggio così lungo per poi arrestarsi agli ultimi cento metri; ma il significato è chiaro: in quel villaggio, in quella casa si continua a pensare alla morte come ad una realtà definitiva che sconfigge ogni progetto di vita. Gesù non può condividere questo atteggiamento, perché Egli è testimone di un Dio che dà la vita ai morti. Per Gesù la morte non è l’ultima parola sull’uomo, perché l’ultima parola è solo l’amore potente di Dio. Ecco perché non entra nella casa del lutto. 

Maria stava seduta in casa, circondata dal cordoglio dei conoscenti e amici, il suo atteggiamento esterno è chiaro indice del suo atteggiamento interiore, per lei la morte è tutto e l’unica solidarietà possibile è il cordoglio: soffrire insieme.     Ma questo non è vero; se Maria uscirà da quella casa ed entrerà nell’ottica della fede, capirà che c’è anche un’altra solidarietà nel dolore: lo sperare insieme!

Il pianto di Maria e dei Giudei che erano con lei è un pianto scomposto, il pianto disperato dell’uomo che non crede e che vede solo il volto mostruoso della morte, in greco: klaio = strepito, pianto a dirotto. Anche Gesù condivide il nostro dolore di fronte alla morte, perché anch’egli è solidale con gli uomini nel dolore. Ma il suo dolore, pur essendo profondissimo – Giovanni per due volte insiste sul turbamento profondo di Gesù, sul suo sconvolgimento interiore – è un dolore non disperato, una sofferenza colma di fiducia. Ciò viene segnalato dal verbo usato per il pianto di Gesù: dakryo . Questo verbo indica versare lacrime, ma in modo composto e silenzioso. Paolo scriverà che noi siamo sconvolti, ma non disperati, provati, ma non distrutti (cfr 2 Cor  4,7ss)

4) La quarta scena: al sepolcro, il dialogo con Marta e la potenza divina di Gesù: “Togliete la pietra!” “Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni”    "Non ti ho detto che se credi vedrai la gloria di Dio?" 

Sarebbe riduttivo ritenere che quest’ultima frase si esaurisca soltanto nella promessa del miracolo; quel miracolo non è fine a se stesso, ma è un segno, un rimando ad un agire di Dio più grande e diverso. Anche per noi oggi la frase di Gesù a Marta rimane valida; se di fronte alla morte di una persona cara rimaniamo nella fede vera, Dio ci rivelerà la sua gloria. Questo dandoci una certezza intima della resurrezione nostra e della persona cara e soprattutto garantendoci il suo aiuto, la sua forza, la sua consolazione per affrontare le giornate che seguono il lutto.

Prima di impartire l’ordine di vivere al morto, Gesù fa una preghiera bellissima al Padre. In questa preghiera di ringraziamento e di lode Gesù mostra come Lui è sempre in questo atteggiamento di rendimento di grazie, è Eucaristia eterna a Dio Padre! Nel loro dialogo eterno, il Padre comunica al Figlio tutto, compreso il potere di dare la vita!

“Lazzaro vieni fuori!” La voce potente che si eleva dalla tomba di Lazzaro è figura della voce di Dio quando alla fine dei tempi richiamerà tutti i morti alla vita. 

“Scioglietelo e lasciatelo andare” Lazzaro che esce dalla tomba ancora bendato e coperto dal sudario viene consegnato agli uomini con l’ordine di scioglierlo dalle bende. È l’invito che Gesù ci fa a collaborare alla sua opera di liberazione dell’uomo, a porre anche noi gesti che diano vita e libertà, e non morte e schiavitù: “Scioglietelo e lasciatelo andare”; più espressamente in greco si dice: “scioglietelo e permettete che cammini da solo” È questa la prassi di una vera comunità cristiana che crede nella resurrezione: aiutare gli uomini a vivere nella volontà di Dio (in ebraico il ‘camminare’ è metafora della vita morale, del cammino spirituale).

Concludiamo questa nostra immersione nel Mistero con un profondo senso di commozione, di ringraziamento e di affetto verso Gesù, nostro intimo e fedele Amico che ci ama e ci invita ad uscir fuori dalle nostre Betanie senza speranza per aprirci ad una fede più profonda, che ci comanda di uscir fuori dai nostri sepolcri per camminare come uomini liberi dietro a Lui (cf Ap 14,4), dietro a Lui che va alla morte per noi: “Andiamo – dunque anche noi – Andiamo a morire con Lui!”. 

La Vergine Maria ci accompagni e ci aiuti a stare vicino al suo Figlio mentre si avvia alla morte per ciascuno di noi.

Amen.                                     

 

j.m.j.