Inseguendo l’Agnello

 

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“La vostra liberazione è vicina"

 

 

 

 

 

 
 

 

 

Prima Domenica di Avvento
Anno "C"

29 Novembre 2009

Prima Lettura: Ger 33,14-16
Dal Salmo 24
Seconda Lettura: 1Ts 3,12- 4,2
Acclamazione al Vangelo: Sal 84,8
Vangelo: Lc 21,25-28.34-36

 

 

 

 

 

1. Introduzione: senso dell’Anno Liturgico
Iniziamo con questa liturgia odierna un nuovo anno liturgico in cui faremo memoria di quanto il Signore Gesù ha fatto e patito per noi. Una memoria che non è soltanto ricordo del passato, ma incontro nel presente e attesa del compimento nella celebrazione del suo mistero pasquale. Ogni celebrazione liturgica è sempre e comunque celebrazione dell’unico mistero pasquale di Gesù Cristo, noi celebriamo cioè sempre lo stesso evento di salvezza: la morte e risurrezione di Gesù. Ma questo mistero è così profondo e ricco che sorpassando le nostre capacità di immediata comprensione, viene dalla Chiesa pedagogicamente spezzettato attraverso i vari tempi liturgici, che enfatizzano volta per volta qualcuno dei suoi aspetti principali. Per cui dobbiamo sempre tenere presente che ciò che è particolare di un tempo liturgico, è comune ad ogni altro. Cioè, ad esempio, il Tempo d’Avvento è tempo d’attesa, di speranza, ma l’attesa e la speranza sono comuni a tutti i tempi. E così per il Tempo di Quaresima che è caratterizzato dall’aspetto penitenziale, ma in tutti i tempi occorre fare penitenza dei propri peccati. E così il Tempo Pasquale è tempo di gioia, ma la gioia è comune anche a tutti gli altri tempi liturgici. Nel Tempo Ordinario seguiamo Gesù per essere ammaestrati da Lui mentre percorre le vie della Palestina predicando il suo Vangelo, ma anche negli altri tempi noi dobbiamo ascoltarLo e seguirLo.
2. Il Tempo d’Avvento
In questo tempo enfatizziamo l’attesa del ritorno del Signore e così facciamo risuonare nelle nostre assemblee il ritornello: “Vieni Signore Gesù, non tardare – Marana tha!” (cfr. Ap 22,17.20; 1Cor 16,22) per ridestare in noi la viva speranza del suo ritorno e ci aiutiamo in questo facendo memoria dell’attesa che pulsò nel cuore di ogni pio israelita che attendeva il Messia: il ricordo dell’attesa della prima venuta del Messia ci aiuta a prepararci con amore alla sua seconda venuta alla fine dei tempi. La prima volta venne nella debolezza e piccolezza di un bimbo per morire povero e nudo su una croce, la seconda tornerà per coloro che Lo amano, nella potenza della sua gloria di Figlio di Dio, a prendere possesso del suo Regno e consegnarlo al Padre (1Cor 15,24).
È questo un tempo liturgico altamente mariano, il più mariano di tutti perché in esso ci volgiamo con il cuore e l’anima verso Maria, l’Immacolata, e le chiediamo di parteciparci il suo desiderio di vedere quel Gesù il cui cuoricino pulsò - per nove lunghi mesi - nel suo seno. Insieme a Maria, protagonisti di ogni Avvento sono i profeti messianici, più di tutti Isaia e il Precursore del Messia, Giovanni il Battista.
L’Avvento si distingue in due parti, nella prima - che si protende da oggi fino al 16 dicembre - siamo invitati fortemente a levare gli occhi della nostra anima al cielo e scrutare nelle nubi alla ricerca del Signore che viene a salvarci. Dal 17 in poi siamo invitati a volgere il nostro sguardo a quel piccolo paese di Nazareth dove un giovane innamorato - nell’imminente attesa del suo sposalizio - scopre che la sua fidanzata è incinta e vuole ripudiarla perché non sa che tutto è opera di Dio e non d’uomo (cfr. Mt 1,18-22). Invitati quindi a guardare verso Maria, verso Giuseppe, verso quel viaggio a Betlemme, verso quella grotta che li ospitò “perché non c’era posto per loro” (Lc 2,1-20)altrove.
Così facendo la Chiesa ci educa a far posto a Gesù nei nostri cuori dove Lui vuole essere accolto e amato.
3. La liturgia della Parola di oggi.
Luca oggi ci invita a guardare verso le nubi del cielo: “Levate il capo, la vostra liberazione è vicina”. Come dicevo due domeniche fa: “È così dolce il pensiero che Lui tornerà!” Bisogna stare attenti a non recepire il linguaggio apocalittico con cui i passi biblici ci parlano della fine del mondo e del ritorno del Signore Gesù come portatore di terrore e angoscia.
Lui è il portatore della pace, della gioia, della salvezza, non della paura! E, come è venuto per amore nostro facendo per questo un lunghissimo viaggio - dalle immensità abissali del Cielo fino alle viscere di una Piccola Donna - così ritornerà soprattutto e principalmente per coloro che Lo amano e Lo aspettano con amore. Chi ama Gesù e Lo ama veramente viene introdotto dal suo Santo Spirito nella dimensione dell’amore e chi possiede l’amore di Dio possiede la pace, la gioia, la salvezza, che però – attenti! – possono coesistere con situazioni di estrema difficoltà, estremo dolore, estrema debolezza. Consapevole di questo Paolo esclamò in un suo mirabile passo:
“Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada. […] Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rm 8,35-39).
Noi, in quanto cristiani, amiamo Gesù e abbiamo l’amore di Gesù nel nostro cuore, in Lui abbiamo visto realizzate quelle promesse di tranquillità, di giustizia, di salvezza di cui ci ha parlato oggi Geremia nella prima lettura, perché Lui, Gesù, è la nostra pace, Lui è la nostra giustizia, Lui è la nostra salvezza (cfr. Ef 2,14; 1Cor 1,30), ma tutto questo lo viviamo nell’oggi della fede aspettando la realizzazione piena della nostra speranza nel possesso pieno e definitivo delle promesse. Sì perché allora cesserà ogni equivoco, cesserà ogni ambiguità, cesserà ogni parzialità e la gioia, la pace, la giustizia, la tranquillità dell’anima non coesisteranno più con le dimensioni della “tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada”, allora “il lattante si potrà trastullare sulla buca dell’aspide e il bambino potrà mettere la mano nel covo di serpenti velenosi” (Is 11,8)senza più averne danno, perché, ecco… “le cose vecchie sono passate e ne sono nate di nuove” (2Cor  5,17). Infatti “noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia” (2Pt 3,13).
Allora, quando Lui tornerà per chiudere il libro della storia, tutto sarà definitivo e sarà gioia grande per noi che non dovremo soffrire più, non dovremo piangere più, non dovremo morire più, nel frattempo, sospirando verso questo giorno attraverso le vicissitudini della storia nella quale si rinnovano in ogni epoca quei segni premonitori della fine, che sono segni di sventura, di terrore e di angoscia solo per chi non conosce Lui e la potenza del suo amore per noi (cf 1Gv 4,16), ci prepariamo a quel giorno, come ci suggerisce oggi Paolo (seconda lettura)crescendo e abbondando nell’amore vicendevole e verso tutti”.
Sarà quello il giorno del trionfo della VERITÀ e dell’AMORE, allora vedremo nella verità tutto, perché vedremo Gesù “Via, Verità e Vita” (Gv 14,6) e tutti Lo dovranno riconoscere, anche chi non Lo vorrebbe, e tutti i ginocchi si dovranno piegare davanti a Lui! (cfr Rm 14,11; 1Cor 15,25). E Lui ritornerà per noi! Sì ritornerà per noi, se Lo avremo saputo attendere con amore. Egli viene per consegnare “la corona a coloro che lo attendono con amore” (2Tm 4,8) e L’attendono con amore perché vivono nell’Amore!
Ecco dunque tracciato per noi il cammino di questa prima settimana d’Avvento: la mente, il cuore, l’anima, tutta la nostra persona proiettata amorosamente verso il cielo, mentre tutto vorrebbe farci piegare lo sguardo verso questa “brutta terra” (S. Giuseppe Cottolengo), cerchiamo Gesù che viene e affrettiamo la sua venuta con l’ardente desiderio di vedere il Suo volto.
E mentre le tragiche vicende di questo mondo di oggi, sempre più immerso nel dramma dell’ingiustizia, della guerra, della povertà, del dolore, tentano di chiuderci nel pessimismo più nero e di bloccarci nell’amore, noi c’impegniamo nel nostro piccolo perché coloro che ci incontrano possano capire, attraverso la nostra serenità, la nostra speranza, il nostro ottimismo e la nostra carità, che veramente il Signore mantiene le sue promesse e verrà a salvare questa umanità sempre più bisognosa di Lui e del suo amore.
Sì il Signore verrà e verrà presto e bisogna che ci trovi preparati e ben disposti: diamo a Gesù la gioia di vedersi atteso con amore da chi dice di amarLo!
Sciogliamo in questo tempo i nodi e le durezze del nostro cuore che ci tengono lontani dal desiderio di vederLo, di incontrarLo, di abbracciarLo, perché se anche non sappiamo se verrà in questa epoca, sappiamo con certezza di fede che Egli continuamente viene in diversi modi in mezzo a noi. Solo chi attende con amore il suo ritorno nella gloria riceve dal Suo Spirito la capacità sempre più forte di cogliere la sua presenza nell’oggi della Chiesa e del mondo, di Lui che viene a noi nei Sacramenti, nella Parola, nel fratello e nel povero in particolare, di Lui che viene in quella croce che mi chiede di raccogliere e prendere su di me lungo il cammino della mia vita. Di Lui che viene in me con la sua grazia e mi chiede di fargli posto, fargli largo, fargli spazio perché per Lui “non c’era spazio nell’albergo” (Lc 2,7). E così mi chiede ad ogni Avvento di farmi grotta perché Lui possa nascere, crescere in me e possa farsi vedere, farsi incontrare, farsi abbracciare attraverso di me dai tanti che ancora non sanno che Lui è venuto, che Lui è morto, che Lui è risorto e asceso alla destra del Padre, dai tanti che non sanno che Lui ritornerà a prenderci con sé (cfr. Gv 14,3).
“Lo stato d’animo, la posizione ultima del cuore in Avvento è quella di disporsi a sciogliere la propria durezza perché il Signore venga. L’Avvento non è Lui che torna a venire, ma è Lui che torna a venire in me. È in me che deve essere capito, amato, conosciuto, quindi, seguito di più. L’Avvento non è un’altra sua venuta, oggettiva, storica, ma il riaccadere della sua presenza nella profondità del cuore, affinché Lo comprendiamo di più, Lo amiamo di più” – [L. Negri, Il Mistero si fa presenza, ed. Ancora, Milano 2000, pag. 10]
La Vergine santa, la Vergine dell’Avvento ci insegni Lei a cercare Gesù, a trovare Gesù, a stare con Gesù, a seguire Gesù, ad attendere Gesù, per questo diciamo insieme a Lei, con fede, speranza e amore: “Vieni Signore Gesù, non tardare! Vieni presto Signore Gesù!” - “Marana tha: Vieni o Signore!".
Amen.