Sesta Domenica del Tempo Ordinario
Anno C

14 Febbraio 2010

Prima Lettura: Ger 17,5-8
Dal Salmo 1
Seconda Lettura:
1 Cor 15,12.16-20
Canto al Vangelo: Mt 11,28 oppure Lc 6,3
Vangelo: Lc 6,17.20-26

Inseguendo l’Agnello

«Beati voi poveri, ma guai a voi, ricchi»

Carissimi fratelli e sorelle,
il brano evangelico odierno è rappresentativo di una delle caratteristiche più tipiche di Luca e cioè quella di mettere in forte risalto il valore della povertà. Luca è innamorato della povertà e dei poveri e lo manifesta mettendo sempre in evidenza la vita povera di Gesù e l’amore di Gesù per i poveri, i miseri, i diseredati, gli emarginati della società.
Fin dall’inizio del suo Vangelo, risuona la predilezione di Dio per i poveri, l’Eterno Padre vuole infatti che il suo diletto Figlio venga al mondo da una povera fanciulla di Nazareth, fidanzata e sposa di un povero operaio; che abbia come sua prima casa una stalla e come culla una mangiatoia; non partecipa la sua nascita ai grandi della terra, ai potenti, ai nobili, a quelli la cui parola conta quaggiù, ma manda i suoi angeli ad annunciarla a dei poveri pastori; vorrà poi che Egli conduca una vita povera e che impari a lavorare nella bottega di Giuseppe; vorrà che viva di elemosina durante il suo pellegrinare annunciando il suo Regno (cf Lc 6,1. 8,3; Mt 17,27) e che muoia povero e nudo sulla croce.
Questa predilezione di Dio per i poveri evidenziata da Luca, risuona anche dalle labbra della Vergine Maria che guardando quello che Lui aveva fatto in Lei, Lo magnificherà come Colui che “rovescia i potenti dai troni, innalza gli umili, ricolma di beni gli affamati e rimanda a mani vuote i ricchi” (Lc 1,52s).
E la stessa predilezione risuonerà nella labbra di Gesù alla sinagoga di Nazareth. Infatti, a differenza degli altri evangelisti, Luca ci indica anche il passo biblico che Gesù lì proclamò e affermò essere attuato in Lui:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore» – Lc 4,18s
Gesù, in Luca, poi indica senza mezzi termini quali siano gli ospiti prediletti dei suoi discepoli:
«…quando dai un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti» – Lc 14,13s
Luca poi mette anche in evidenza in vari brani del suo Vangelo il valore dell’elemosina, ne ricordiamo in particolare due quello di Zaccheo, ladro e imbroglione che, pentitosi, al banchetto fatto in onore di Gesù, si alzerà in piedi e davanti a tutti dirà: “Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto”
(Lc 19,8) e quello dell’invito di Gesù a tutti i suoi discepoli:
«Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore»- Lc 12,33.
Nel quadro che poi Luca ci dà della Chiesa primitiva, ce la mostra come Chiesa di persone che condividevano ogni cosa:
« Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno» - At 2,44
«La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune» - At 4,32
Inoltre, come abbiamo appena ascoltato nella proclamazione delle beatitudini, Luca, nel riportarle, è molto più radicale di come le riporta Matteo che proclama beati i “poveri in spirito”, indirizzando la beatitudine promessa quindi non semplicemente a coloro che sono privi di beni materiali, ma a coloro che hanno il cuore distaccato dalle cose e attaccato solo a Dio.
Luca, invece, riportando la frase “Beati voi poveri”, mette in risalto il radicale ed eccellente valore evangelico della povertà come privazione di beni materiali.
Luca mette, inoltre, con molta forza in guardia contro il pericolo delle ricchezze, come ben attesta anche il brano proclamato oggi con il suo: “guai a voi ricchi” che troverà poi nella parabola di Lazzaro e il ricco epulone, il suo culmine, dove il povero Lazzaro che stava alla porta del ricco a mangiare i suoi avanzi, va in paradiso, mentre il ricco va all’inferno (Lc 16,19ss).
Non possiamo perciò non riflettere su questa tematica della povertà e del suo rapporto con il nostro essere cristiani, soprattutto oggi immersi come siamo in un clima di consumismo e di ricerca di realizzazioni personali sempre più elevate economicamente.
Si presenta in questo campo un duplice rischio, il primo è quello di proporre una povertà di spirito come virtù del distacco del cuore dalle cose che non impone, però, nessun distacco effettivo da esse; il secondo è quello di ritenere la povertà oggettiva, la privazione di ricchezza e di beni materiali come essenziale alla vita del Vangelo. Allora bisogna capire bene in che senso Gesù benedice i poveri e la povertà e in che senso maledice i ricchi e le ricchezze.
Iniziamo dalla ricchezza.
La ricchezza di per sé non è né buona né cattiva, si può essere dei buoni ricchi e si può essere dei ricchi cattivi, il fatto è che di per sé essa è una grande tentazione, perché facilmente la persona vi attacca il cuore e facilmente così cade nella tentazione di credersi superiore agli altri per quello che ha, dimenticandosi che il proprio valore non è determinato da quello che la persona ha, ma da quello che essa è. Ogni tipo di ricchezza, anche quella spirituale quale può essere l’intelligenza, la volontà o la stessa santità, porta in sé la tentazione di far gonfiare la persona (cf 1Cor 8,2), cioè la persona ricca, ricca di soldi o di intelligenza o di volontà o della stessa grazia di Dio è fortemente tentata di sentirsi qualcuno, di sentirsi superiore agli altri, di guardare gli altri dall’alto verso il basso, di confidare in se stessa e in quello che possiede. L’uomo che cede a questa tentazione è proprio quell’“uomo maledetto che confida nell'uomo, che pone nella carne il suo sostegno e dal Signore allontana il suo cuore” di cui oggi ci ha parlato Geremia nella prima lettura.
Per non cadere in questa tentazione la persona umana deve incessantemente lottare con la propria superbia in un abbassamento interiore continuo, in cui si umilia riconoscendo che tutto ciò che ha non è suo, ma di Dio e che ciò che ha e ciò che può, lo ha e lo può senza meritarselo, ma solo per grazia di Dio. Questo atteggiamento viene espresso da quella virtù chiamata “povertà di spirito” che viene beatificata da Gesù in Matteo (cf Mt 5,3). Sotto questo punto di vista allora si può essere ricchi e cristiani, e tali erano anche certamente alcuni amici di Gesù come, ad esempio, Lazzaro di Betania e le sue sorelle, Marta e Maria che godettero di una particolare intimità con Gesù che “voleva loro molto bene” (Gv 11,5) e ricca doveva essere anche la famiglia amica di Gesù che Gli mise a disposizione la propria casa per l’Ultima Cena, avendo essa un piano rialzato e una grande sala addobbata (cfr. Mc 14,15; Lc 22,12). Ma, allora, il possesso delle ricchezze deve essere visto in ordine al disegno provvidenziale di Dio, come servizio al bene comune dell’umanità, per cui il cristiano ricco si dovrebbe relazionare con le sue ricchezze considerandole come uno strumento per la realizzazione nella sua vita della volontà di Dio e, illuminato dallo Spirito Santo, dovrebbe vedere come esse possano essere messe a fruttificare per il bene di chi non ha nulla, creando cioè posti di lavoro e benessere per chi non ne ha.
Il Vangelo non può semplicemente toccare il cuore del cristiano senza passare attraverso il suo portafoglio, sarebbe un cristianesimo molto illusorio, soprattutto di fronte all’immensa miseria in cui vive la maggioranza dell’umanità, per cui al di là del dovere della “povertà spirituale” si impone anche a coloro che sono ricchi di beni, il dovere della condivisione con chi non ne ha.
Dobbiamo poi considerare come oggi, di fronte alla dilagante miseria di una moltitudine di popoli, noi occidentali in genere, non possiamo non considerarci dei ricchi che hanno troppo, di fronte ai tanti che non hanno nulla e muoiono di fame, mentre potrebbero benissimo essere sfamati nutrendosi dei nostri avanzi che, come novelli epuloni, gettiamo nella spazzatura senza il minimo scrupolo!
Detto questo sulla ricchezza passiamo alla povertà. La povertà viene benedetta da Gesù come occasione per la persona di capire meglio se stessa, la vita e i veri valori. La mancanza dei beni terreni e la necessità di averli per vivere spingono la persona a levare gli occhi al Cielo sia per chiedere aiuto lassù, sia per ricordarsi che non è fatta per quaggiù, ma per il Cielo. Quando la persona ha tutto dal punto di vista materiale, inevitabilmente è portata a guardare alla terra come la sua propria patria riducendo i suoi propri orizzonti che sono più vasti, perché ha per patria il Cielo e non la terra. La persona povera di beni è messa nella condizione di capire meglio la vita, quali ne siano i veri valori e di avere così quella sapienza che ridimensionando tutto alla luce di Dio, non si lascia illudere dai falsi paradisi di chi promette pace, serenità, felicità e gioia duratura quaggiù, perché sa bene che “il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!” (1Gv 2,17). Sotto questo punto di vista potremo anche trovare un aggancio con quanto ci ha detto Paolo nella seconda lettura a riguardo del fatto che la nostra speranza di cristiani sarebbe ben misera se fosse tutta riposta in cose di quaggiù!
Il Figlio di Dio, venendo in questo mondo, ha scelto e abbracciato per sé la povertà: “da ricco che era, si è fatto povero per noi, perché noidiventassimo ricchi per mezzo della sua povertà” (2Cor 8,9). Ma ricchi di che cosa? Della vera ricchezza dell’uomo e della donna che non è riposta nei beni materiali, né nella buona salute, né in una vita lunga e senza incomodi, ma nell’essere figli di Dio, amati, benedetti e attesi dal Padre che ci ha scelti, desiderati, voluti per stare con Lui nell’eternità (cfr. Ef 1,3ss).
Per questo il Figlio di Dio ha scelto la povertà come sua compagna di vita, per farci capire concretamente che non è nella ricchezza materiale il vero tesoro della persona, ma che esso è in Dio.
Concludiamo guardando Maria, la Vergine che nellasua “povertà” si sentì guardata con amore da Dio e di questo sguardo gioì ed esultò in tutta la sua esistenza (cfr. Lc 1,48). Lei insegni a liberarci dai condizionamenti di un mondo che in tutti i modi tenta di sollecitarci a riporre la nostra felicità e beatitudine in beni effimeri che non saziano, ma creano dipendenze e falsi bisogni. Lei ci aiuti ad acquistare quello spirito di sapienza e di moderazione, quello spirito di cristiana mortificazione animato dalla carità, che ci possa permettere di saperci privare delle nostre cose “per sollevare, nella misura delle nostre forze, la miseria di questi tempi attingendo non solo dal superfluo, ma anche dal necessario” (CV2 – GS 88).

Amen. 

mariosalvatore