Giovedì Santo: Messa “in Cena Domini”

1 Aprile 2010

Prima Lettura:
Es 12,1-8.11-14

Dal Salmo 115
Seconda Lettura:
1Cor 11,23-26
Canto al Vangelo:
cfr. Gv 13,34
Vangelo: Gv 13,1-15

Inseguendo l’Agnello

“E cominciò a lavare i piedi ai discepoli…”

Carissimi fratelli e sorelle,
entriamo con questa celebrazione della Messa “in Cena Domini” nel Triduo Pasquale di morte e risurrezione di N. S. Gesù Cristo. Siamo nella sorgente, nel cuore, nell’apice della liturgia e della vita stessa della Chiesa. In questa celebrazione madre di tutte le celebrazioni eucaristiche facciamo memoria della sua istituzione fatta dal Signore proprio in quella sera in cui veniva tradito, Gli venivano messe le mani addosso per legarLo e trascinarLo davanti ad un tribunale umano, Lui che è il Giudice Supremo di tutti!
Il sacerdote che presiede la celebrazione eucaristica in questo giorno è invitato dalla Chiesa a soffermarsi nell’omelia su tre argomenti: l’istituzione dell’Eucaristia, il comando dell’amore fraterno sancito dal gesto umile di Gesù della lavanda dei piedi e l’istituzione del sacerdozio.
Quante cose si possono dire sull’Eucaristia! Su di Essa si son scritti e continuamente si scrivono libri! In quest’omelia vorrei solo dire qualcosa sull’Eucaristia, ma qualcosa che possa toccare per bene i vostri cuori e spingerli ad una nostra partecipazione più convinta, entusiastica, commossa e seria alla Comunione Eucaristica. L’anno scorso in questo giorno ricordavo soprattutto di non cosificarLa: non riceviamo una “cosa” pur santa che sia, riceviamo Gesù, una persona, una Persona Divina, la Seconda Persona Divina che ha assunto la nostra natura umana per potersi donare a noi come Cibo e Bevanda spirituale, con il suo Corpo Immolato e il suo Sangue versato, e di avere quindi verso l’Eucaristia quelle attenzioni proprie che si debbono alla Persona Divina di Gesù fatto Ostia per noi. È importante questo per cui mi ripeto anche quest’anno: curiamo bene la nostra partecipazione alla Comunione, non solo nella nostra interiorità, ma anche nei gesti esteriori, fatti con amore commosso, serietà e gioia.
Voglio farvi una confidenza da prete. Sapete, il Signore regala ai suoi preti tante grandi e intime gioie nel loro ministero, certamente insieme alla sua croce che non manca mai. Ebbene, una delle gioie più belle che il buon Dio regala a noi preti è - senza dubbio - il momento in cui consegniamo Gesù Eucaristico ai fedeli nella Santa Comunione, quando diciamo: Il Corpo di Cristo e sentiamo rispondere il fedele che dice il suo Amen. Ma cosa ci fa così tanto gioire? Vedere gli occhi dei fedeli che si accostano con amore e con gioia alla Comunione, vedere con quanta fede, rispetto adorante e amore ricevono Gesù Eucaristia nelle loro mani, osservare con quanto amore Lo guardano, Lo prendono nelle mani e se Lo porgono alla bocca… Il prete è costituito da Dio per questo, le sue mani sono il tramite perché tutti possano accostarsi con amore all’Eucaristia, è tutto lì il senso di essere prete: permettere a Gesù di entrare nella vita dei suoi fedeli, permettere ai fedeli nutrirsi dell’Eucaristia per diventare Eucaristia. Cosa pensa il prete mentre consegna Gesù Eucaristia?
Che bello consegnarLo ai fanciulli (quando sono preparati bene): quando si avvicinano con tanta serietà e amore con quelle manine poste a mo’ di culla… il prete pensa: Chissà come sei contento Gesù di entrare in questo cuoricino… accompagnalo nella sua crescita… fai di lui un buon cristiano…
Che bello consegnarLo agli adolescenti che nel turbinio delle loro problematiche si accostano all’altare, un po’ timidi un po’ spavaldi… il prete pensa: Gesù, illumina questo ragazzo e metti nel suo giovane cuore una così gran sete di verità che nessuna menzogna possa sedurgli il cuore e spingerlo a bruciare la propria giovinezza nel vuoto del non senso, ma sii sempre Tu per lui “Via, Verità e Vita”…
Che bello consegnarLo ai fidanzati - ai fidanzati che sanno mettere Gesù in mezzo a loro - Gesù che ad un tempo li unisce nella tenerezza e li fa stare al loro posto nella serietà di fidanzati e non di più… il prete pensa: Gesù, verginizza questi giovani, rendi sempre più bello il loro amore, sostienili nelle difficoltà della purezza e conservali nella limpidezza del loro amore…
Che bello consegnarLo ad un seminarista o a una novizia… di fronte a quel cuore così bello, ripieno di Lui che ha saputo lasciare tutto e seguirLo donando a Lui la propria giovinezza… il prete pensa: Che gioia per te Gesù entrare lì, plasmalo bene questo cuore, innamoralo bene di Te perché conquisti tanti cuori a Te, Signore dei cuori…
Che bello consegnarLo ad un religioso, a una religiosa… di fronte a quell’abito segno di un cuore innamorato follemente di Gesù… cosa pensa il prete: Gesù, imprimi bene nel cuore di questa persona a Te consacrata i tre chiodi dell’amore vero e divino con cui ha deciso di morire per Te nella verginità, nella povertà e nell’ubbidienza…
Che bello consegnarLo agli sposi che, magari, si accostano all’altare accompagnati dai loro figli più piccoli… che bello vedere un papà che fa la santa Comunione portando in braccio il figlio o dando la mano a lui… il prete pensa: Signore Gesù accompagna questi genitori nel loro difficile compito di educatori, fa che siano forti e saggi e non si scoraggino mai…fa che la loro casa sia una tua piccola Chiesa dove Tu possa sempre trovare accoglienza e amicizia come la trovavi a casa di Lazzaro, Marta e Maria…
Che bello consegnarLo alle persone anziane che si accostano tremolanti all’altare. Guardando quei volti segnati dall’età e spesso da sofferenze nascoste ai più… il prete pensa: Signore Gesù, consola questo cuore affranto, solo e bisognoso di affetto… sostienilo nella sua vecchiaia e accompagnalo nel suo cammino incontro a Te…
Che bello consegnarLo ad una persona malata… Il prete pensa: Gesù, Tu che sai cosa vuol dire soffrire e sei morto in croce per amore, aiutala a trasformare il dolore in amore nell’offerta sua al Padre insieme alla Tua…
E con tutti, consegnando loro Gesù Eucaristia, pensare a quelli che sono i loro desideri e speranze più belle che portano nel fondo del cuore: che Gesù regali loro la gioia di vederli realizzati… pensare poi alle loro seti di amore, di affetto, di comprensione: Gesù cresca in loro la Tua presenza di Padre, Fratello, Amico e Sposo che comprende e solleva dalla solitudine… pensare a quelli che sono le loro ferite, i loro dolori, le loro speranze deluse, le loro fatiche e sacrifici di ogni giorno: Gesù accogli tutto questo mare di sofferenza nel Tuo Cuore e presentalo al Padre con la tua offerta d’amore…
Ecco, così vi ho parlato un po’ dell’Eucaristia e un po’ del prete, a proposito non dimenticatevi mai che oggi è la festa dell’Eucaristia, sì, perché oggi viene istituita da Gesù, ma per questo oggi è anche, di conseguenza, la festa di noi preti, perché Eucaristia e Sacerdozio Ministeriale nascono insieme: non c’è Eucaristia senza il prete! E - carissimi fratelli e sorelle - se l’Eucaristia è il dono d’amore più grande che ci ha fatto il Signore, vedete bene che ogni prete che abbiamo è segno che Dio continua ancora ad amarci nonostante tutto, per questo non dimenticatevi mai di fare gli auguri ai vostri preti in questo giorno. E, in modo particolare, non dimenticate di farli a me, perché proprio in questo giorno, il 13 aprile 1985, 25 anni fa venivo ordinato prete nel Santuario di N. S. di Fatima in San Vittorino.
Questi pensieri ci invitano fortemente a pregare il buon Dio per le vocazioni alla vita sacerdotale, che Lui continui a chiamare e a far sentire la sua voce a molti giovani, conquisti i loro cuori, vinca le loro paure e dia loro il coraggio d’amore di tuffarsi nell’avventura più bella del mondo: rendere presente con la propria persona Gesù, il Redentore e Salvatore del mondo, rendendoLo presente nell’oggi dell’umanità nella propria fragile umanità. Sì, nella propria umanità, perché vedete il prete, pur santo che sia, rimane sempre un povero uomo come tutti, con i suoi limiti, i suoi difetti e – purtroppo! – anche i suoi peccati, talora anche gravi! Quanti vorrebbero invece che così non fosse e che i preti fossero tutti dei perfetti santi! Non è così - fratelli e sorelle - non è così! Anche il prete ha bisogno di un altro prete che lo assolva, lo sostenga e lo incoraggi!
Non fu così all’inizio, ricordiamo come i primi tra essi non seppero neppure stare svegli un’ora con Lui mentre pregava angosciato il Padre e sentiva il bisogno di averli vicino per essere consolato dalla loro presenza amicale (cf Mc 14,34)…, uno di loro poi Lo tradì con un bacio (cf Lc 22,47-48), un altro Lo rinnegò (Lc 22,54ss), “tutti fuggirono” (Mc 14,50) quando Lo arrestarono e uno solo di loro Lo seguì lungo il Calvario (cf Gv 19,26)… Non fu così all’inizio e non è così neanche oggi: sono sempre solo dei poveri uomini quelli che Gesù chiama a seguirLo nella vita sacerdotale, non chiama mai degli angeli, ma dei poveri uomini bisognosi loro per primi di quella misericordia di cui diventano amministratori.
Per questo proprio in quell’ultima sera in cui li istituì prese anche un catino e un asciugatoio e lavò loro i piedi imponendo questo gesto come stile di vita nella sua Chiesa: Vedete, voi mi chiamate Maestro e Signore, e dite bene perché lo sono, ma se mi chiamate così dovete dunque fare anche voi quello che avete visto fare da me, dovete perciò anche voi lavarvi i piedi gli uni gli altri. Pietro non voleva, ma Lui l’obbligò, chiediamo allo Spirito Santo che ci introduca nel mistero di questo gesto di Gesù che deve caratterizzare anzitutto la vita di ogni prete prima ancora che di ogni battezzato.
Una lettura parziale di questo gesto ce lo fa leggere soprattutto alla luce dell’umile servizio fraterno: dobbiamo coltivare sentimenti e atteggiamenti di umiltà e di disponibilità al servizio fraterno, ma questa è, seppur vera, solo superficiale e incompleta. Una lettura più profonda e piena di questo gesto di Gesù che Pietro non vuole accogliere e che richiama tanto il rifiuto del Battista di battezzare Gesù, anche Lui come Pietro obbligato al gesto (cf Mt 3,13-15), ce lo fa leggere alla luce dell’accoglienza di un amore troppo grande (cf Ef 2,4) che ci supera e ci trascende e che non possiamo mai ricambiare abbastanza, di fronte al quale siamo tutti debitori insolventi.
Noi che ci nutriamo dell’Eucaristia siamo chiamati dal Maestro a lavarci i piedi gli uni gli altri nell’esperienza fondante e previa di Lui che li lava a noi e Lui non lo farà se noi non glieLo permettiamo! Il prete è innanzi tutto colui che si è fatto lavare i piedi da Gesù e continuamente Gli permette di farlo, infatti se non fa questo come farà ad insegnarlo ai suoi fedeli?
Ecco la Chiesa: insieme di persone che hanno esperimentato su di sé un amore così forte, così grande, così pieno, ma soprattutto così assolutamente gratuito che sanno non poter ricambiare mai abbastanza. Fatte quindi debitrici insolventi dell’amore di Dio, si sentono profondamente debitrici d’amore verso tutti, per cui, quell’amore che non possono restituire a sufficienza a Lui, lo riversano sui propri fratelli e sulle proprie sorelle. E così quello che desidererebbero fare a Dio, ma che non possono fare, cioè amarLo per primo (cf 1Gv 4,19), lo fanno verso di loro, amandoli nella stessa gratuità di quell’amore che li ha investiti e sommersi.
Alle volte si può voler lavare i piedi al fratello, senza però avere l’esperienza personale di essersi fatti lavare i propri da Gesù: si tratta di un servizio apparente che serve per mostrarsi e sentirsi indispensabili, ma che non ha per oggetto l’amore dell’altro, ma l’amor proprio. Ecco il prete, essendo colui che per primo ha permesso a Gesù di lavargli i piedi, deve aiutare i suoi fedeli innanzi tutto a lasciarsi lavare i piedi da Gesù, cioè a lasciarsi amare da Gesù, lasciarsi perdonare da Gesù nonostante che - magari - si continui sempre a cadere nei soliti difetti e peccati. Avendo l’esperienza continua di una misericordia che l’invade e li sommerge non possono poi non accostarsi al fratello rivestendolo con quella misericordia con cui sono stati immersi loro stessi, questo è il senso più profondo del lavarsi i piedi gli uni gli altri: relazionarsi con i propri fratelli in una relazione di misericordia che copre, scusa, perdona, sopporta, esalta, incoraggia e aiuta (cf 1Cor 13,4-7).
Dobbiamo anche saper cogliere l’invito di Gesù a imitarLo non solo nel fatto di ricoprire l’altro di misericordia, ma anche e soprattutto di permettere non solo a Gesù, ma a tutti di ricoprire noi di misericordia. Quanto è difficile questo! Se è difficile lasciarsi lavare i piedi da Gesù, e lo è, molto più difficile è lasciarsi lavare i nostri piedi dagli altri che non sono Gesù. Questo è proprio il frutto più bello di un’anima veramente eucaristica: permettere a tutti di lavarle i piedi e quindi di essere in debito insolvente non solo con Gesù, ma con ogni uomo!
La Vergine Maria, Madre e Regina dei preti, aiuti tutti noi, preti e fedeli, a lasciarci immergere nella misericordia del suo Figlio dal cui Cuore aperto, domani vedremo sgorgare come un fiume d’Amore travolgente, “sangue e acqua” (Gv 19,34).
Amen.