Inseguendo l’Agnello

“E TROVARONO MARIA E GIUSEPPE E IL BAMBINO!”
Carissimi fratelli e sorelle,
celebriamo con gioia oggi Maria Madre di Dio affidando così al suo sguardo materno tutto questo nuovo anno che si apre a noi in questo giorno.
È il titolo più alto, più prestigioso, più sublime con cui chiamiamo Maria: Madre di Dio.
Ci volle un Concilio per poterlo fare senza paura e difficoltà. Infatti alcuni pensavano che non si potesse chiamare così la Vergine di Nazareth perché Dio non può avere una madre, non può essere generato nel tempo. L’unica generazione in seno all’intimità di Dio è quella del Verbo eternamente generato dal Padre: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato, della stessa sostanza del Padre.
Così diversi pensavano che non si dovesse chiamare Maria Madre di Dio, ma semmai Madre del Cristo, Madre di Gesù, la Chiesa però reagì a questa paura e proclamò solennemente Maria Madre di Dio nel Concilio di Efeso del 431 che ebbe come protagonista e grande araldo e difensore della maternità divina di Maria san Cirillo di Alessandria.
Ma cosa si nascondeva nel timore e nel rifiuto di chiamare Maria Madre di Dio? E perché la Chiesa reagì con tanta forza verso coloro che non ammettevano questo titolo mariano?
La motivazione era dovuta al fatto che era in gioco la FEDE, la fede nel mistero della Persona di Gesù Cristo, infatti se Maria non si poteva chiamare Madre di Dio, significava che Gesù Cristo non era Dio.
Toccare Maria significa inevitabilmente toccare il mistero del suo Figlio Gesù Cristo, Maria infatti è la Custode del mistero che si racchiude nel suo Figlio.
Non volevano che si chiamasse Maria Madre di Dio perché non riconoscevano Gesù Cristo come Dio. Ne parlavano come un grande personaggio, santo, profeta, giusto nel quale era venuto ad abitare il Verbo, il Figlio di Dio cioè abitava nel figlio di Maria, ma non era il figlio di Maria. Un po’ quello che è successo a ciascuno di noi dopo aver ricevuto il santo Battesimo: la grazia di Dio ci comunica una presenza intima del Figlio di Dio, del Verbo, noi poi con il cammino cristiano di fede, speranza e carità ci conformiamo e trasformiamo sempre più nel Figlio di Dio, ma rimanendo sempre “noi stessi” e “Lui” in noi: due persone, la nostra persona umana e la sua divina.
Ecco, affermavano più o meno questo anche di Gesù: un grande uomo, ma non era Dio, Dio era in lui, sì, ma non era lui, in lui così ci sarebbero state due persone: quella del Figlio di Dio e quella dell’uomo Gesù.
Ma vorrei che ci chiedessimo perché costoro con a capo un certo Nestorio non ammettevano la divinità di Gesù e perché la Chiesa ci tenne e ci tiene così tanto a che questa verità di fede non venga sminuita o falsata.
Non credevano alla divinità di Gesù Cristo perché questa verità non è spiegabile razionalmente, la mente umana non la capisce e quindi è portata a rifiutarla, tutto sarebbe più semplice e comprensibile se Gesù non fosse Dio. Come spiegare che questo Bambino che Maria avvolge in fasce è Dio? Da quando in qua Dio si lascia fasciare? E poi… questo Bambino che cresce e si sviluppa come uomo adulto (cfr. Lc 2,40): ma Dio non cresce né diminuisce, Dio è perfettamente immutabile, come può mutare? Inoltre questo Gesù si fa mettere le mani addosso, incatenare, sputacchiare, sbeffeggiare, inchiodare ad un legno… se fosse stato Dio non avrebbero potuto fare tutto questo: Dio è invincibile. E poi morire! Se fosse stato veramente Dio doveva scendere dalla croce (cfr. Mt 27,40) e spezzare le ginocchia a tutti quanti, e invece Gesù muore vinto e sconfitto: Dio non può morire, è eterno! Se Gesù fosse veramente Dio significherebbe che è tutta la sua passione e morte è stata una finzione, significherebbe che è tutta una commedia perché Lui non può aver veramente sofferto perché Dio non può soffrire, se Gesù ha sofferto ed è veramente morto, ne consegue che non può essere Dio.
Allora vedete che affermare che Maria non è Madre di Dio, ma Madre di Gesù rende tutto più semplice alla nostra limitata intelligenza umana affermando che Gesù ha veramente sofferto, che è stato un grande sant’uomo, un profeta attraverso il quale Dio ha parlato, ma che non era Dio.
Ma non è così. In Gesù non ci sono due persone, una umana e una divina, Lui è l’unica Persona del Figlio di Dio che in Maria ha assunto una natura umana. L’ovulo di Maria fecondato dallo Spirito Santo rende presente il Figlio di Dio in una vera umanità assunta.
È vero che Dio è immutabile, che non può soffrire, che nessuno può avvolgere in fasce, Dio in se stesso è così, ma Dio ha voluto, in una follia d’amore per la sua creatura, uscire fuori di sé e subire quello che in quanto Dio non poteva subire: sofferenza, umiliazione, morte e tutti i limiti della natura umana, di ogni uomo che nel suo nascere, crescere, maturare e morire, ha bisogno di una famiglia, di una mamma da cui prendere il latte, di un papà che lo difenda (cfr. Mt 2,14), ha bisogno di affetto, di amici (cfr. Gv 11,5), di sentirsi amato da qualcuno che gli stia vicino nei momenti di difficoltà (cfr. Mt 26,38) e che l’accompagni nel momento della morte (cfr. Gv 19,25), di qualcuno che abbia cura del suo corpo morto e che lo seppellisca quando muore (cfr. Gv 19,38-42).
Dio ha voluto poter esperimentare tutto questo spogliandosi della sua veste di Dio per prendere il nostro povero vestito di uomini (cfr. Fil 2,7) e vivere così come noi, uomo come noi, soffrire come noi, anzi più di noi perché soffrire da parte di una persona umana è un conto, ma soffrire da parte di una Persona Divina è un altro conto: si tratta di una sofferenza infinitamente trascendente e superiore ad ogni sofferenza umana possibile. In più Egli scelse per sé quelle sofferenze che l’umanità del tempo in cui volle nascere riservavano per coloro che ritenevano essere i più grandi malfattori e morire così come l’ultimo degli uomini in mezzo alla derisione di tutti, Lui Dio! Sì, Dio ha sofferto, la passione di Gesù non è stata una commedia, né Gesù è stato una controfigura di Dio, ma Gesù è Dio che tutto questo ha voluto subire per salvare l’umanità dal di dentro e poterle mendicarle amore. Sì, l’immenso amore che Dio ci porta Lo ha reso così fragile da farsi uomo per mendicarci amore!
Se Gesù non fosse stato Dio non poteva salvare l’umanità, l’umanità continuerebbe ad essere nel peccato, perché nessun uomo avrebbe mai potuto riparare l’offesa fatta a Dio, Gesù ci salva perché è veramente uomo e veramente Dio.
Maria è custode di tutto questo mistero nel quale siamo tutti coinvolti, Lei ben sa che Lui è il Figlio Dio perché non l’ha avuto da uomo! Carissimi fratelli e sorelle, guardando oggi Maria Madre di Dio siamo invitati e stimolati dallo Spirito Santo a diversi atteggiamenti.
Il primo è quello di un grande senso di ringraziamento a Dio per la Chiesa che come Maria custodisce il mistero di Gesù, custodisce la VERITÀ su Gesù. Purtroppo uno degli atteggiamenti più comunemente diffusi nei cristiani moderni è un disinteresse verso le verità del nostro CREDO: ma sì, che importa se Gesù è Dio o un grande uomo dove abita Dio, l’importante è che ci vogliamo bene, l’importante è credere in qualcosa che poi tu lo chiami Gesù Cristo e un altro Budda… l’importante è che non ci facciamo esplodere con qualche bomba per questo… A che serve la verità? E chi può assicurarmi di essere nella verità? Non è forse vero che questo è un atteggiamento molto diffuso? Atteggiamento che porta poi a non tener conto di nessuna indicazione della Chiesa su quanto riguarda il contenuto della fede, la disciplina dei sacramenti e la vita morale. Ognuno vuol essere libero di pensare, credere e fare quello che gli pare senza che nessuno possa dirgli nulla in nome della libertà della propria coscienza di credente. Ma ci sarebbe da vedere se si tratta di coscienza o di incoscienza, di una coscienza cioè di un cristiano che ha rinunciato alla verità per l’opinione, che magari continua ogni domenica a recitare il Credo con le labbra, ma non con il cuore avendo optato per una fede personale che l’autogiustifica scusandolo dei suoi attaccamenti, ma non la salva per nulla, perché solo “la verità ci fa liberi” (Gv 8,32), non certo un comodo “secondo me”. Carissimi fratelli e sorelle chiudere la porta ad un simile atteggiamento è importante. Vedete, la conversione a Dio, al vero Dio per essere vera, autentica non può essere semplice conversione del nostro cuore, dei nostri sentimenti, occorre che questa conversione sia fondata ed edificata sulla conversione della nostra mente, della nostra intelligenza che deve inchinarsi e assoggettarsi alla verità di Dio. Se la nostra intelligenza non fa questo, la nostra conversione è molto dubbia e noi siamo un po’ come Ponzio Pilato, che snobbando la verità (cfr. Gv 18,38) finì non solo ad acconsentire a crocifiggere la “Verità” (Gv 14,6) ingiustamente, ma di più La fece anche flagellare! (Cfr. Gv 19,1).
Allora, oggi Maria Madre di Dio ricorda a tutti noi l’importanza del catechismo, l’importanza cioè di possedere nel nostro cuore non solo un sincero sentimento di amore, ma anche un forte attaccamento alla verità su questo Bambino e su quanto è necessario sapere e vivere per salvarsi, su quanto Lui ci ha insegnato e che la Chiesa custodisce nel DEPOSITO DELLA NOSTRA FEDE. Abbiamo un anno davanti prendiamo in questo nuovo anno l’impegno di conoscere di più il mistero di Gesù e di diventare un cristiano adulto, una cristiana adulta che sa in Chi crede e cosa crede e che sa rispondere a chi gli chiede o le chiede ragione della propria fede (cfr. 1Pt 3,15).
Un secondo atteggiamento che questa festa di Maria speriamo susciti maggiormente nel nostro intimo è un grande, immenso senso di stupore, di meraviglia che mi sconvolga il cuore e la mente in profondità: questo Bambino che Maria avvolge in fasce e pone in una mangiatoia, questo Bambino che Lei allatta al suo seno immacolato, questo Bambino che Lei porge a Giuseppe, ai pastori e ai magi, questo Bambino è Dio venuto a soffrire e morire per me! Come tutto cambia quando la nostra vita viene illuminata da questa fede. Come i pastori ritornano al loro gregge e alla loro vita di sempre, ma sono cambiati nel loro intimo perché si sono incontrati con quel Bambino, hanno visto, preso in braccio e baciato quel Bambino, non sono più gli stessi, la loro vita è diversa perché loro sono diversi! Così avvenga anche in noi che oggi riceviamo come i pastori lo stesso Bambino, il Figlio di Dio e Figlio di Maria, Lo riceviamo attraverso la mediazione della Chiesa che estendendo nel tempo la maternità divina di Maria ci porge lo stesso Bambino Gesù nei suoi Sacramenti dove quel Bambino si lascia toccare e prendere in braccio nel santo Battesimo, ci ristringe al suo cuore nella santa Confessione e ci bacia nella santa Comunione.
Un terzo atteggiamento che Maria Madre di Dio oggi vuole stimolare in noi porgendo a ciascuno di noi quel Bambino che tiene in braccio, è un grande senso di speranza, di ottimismo, di fiducia verso questo nuovo anno che oggi si apre, perché questo Bambino ci ha rivelato il senso profondo della nostra esistenza e quindi del tempo che scorre, che passa e non ritorna e che trova in Lui il suo senso profondo. La nostra vita ha un senso perché questo Bambino è venuto ad annunciarci che siamo amati da Dio perché siamo suoi figli in Lui e in Lui ci ha pensati, desiderati e creati. Per questo guardando Lui e accostandoci sempre più a Lui scopriamo la nostra vera identità e il nostro autentico volto personale.
E, infine, atteggiamenti e sentimenti di pace. Questo Bambino che prende il latte dalla Vergine è la nostra pace, nasce, vive, muore e risorge per donarci la pace, l’intima pace di saperci perdonati dal Padre che ci ha talmente amati da regalarci suo Figlio; la pace fraterna che siamo chiamati da questo Bambino a regalare sempre e comunque ai nostri fratelli così come Lui ci ha insegnato soprattutto perdonando coloro che l’avevano condannato e inchiodato (cfr. Lc 23,34); la pace che invochiamo sul nostro povero mondo implorando che finalmente questo Bambino venga accolto e riconosciuto da tutti come l’Unico che possa insegnarci la via della pace! Amen.