Solennità di Ognissanti

1 Novembre 2010

Prima Lettura:
Ap 7,2-4.9-14

Dal Salmo : 23
Seconda Lettura:
1 Gv 3,1
Canto al Vangelo:
Mt 11,28-29
Vangelo: Mt 5,1-12a

Inseguendo l’Agnello

Uno stuolo di Testimoni dell’Amore

 

Carissimi fratelli e sorelle,
celebriamo oggi una festa a noi cattolici tanto cara: la solennità di Ognissanti. Celebriamo in un’unica festa il ricordo di tanti nostri Amici e Amiche che ci hanno preceduto nel possesso del Regno del Padre: Venite benedetti dal Padre mio a ricevere in eredità il Regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo (Mt 25,34). Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con Me, perché siate anche voi dove sono Io (Gv 14,2-3).
Questa odierna solennità ci proietta con il cuore del Cielo, di quel Cielo da dove è venuto Gesù, il Figlio di Dio, che si è fatto uomo per salvarci, ha dato se stesso per noi, per condurci lassù, al pieno possesso del Regno del Padre: Vostro è il Regno (Lc 6,20), Gesù si è fatto nostra “Via” (Gv 14,6), nostro “Maestro” (Gv 13,13-14), ci ha tracciato la strada perché ne ripercorressimo le orme (cf 1Pt 2,21) e potessimo giungere anche noi lassù dove ora Lui è alla destra del Padre (cf Eb 1,3).
Ecco allora il significato profondo delle Beatitudini che Gesù oggi ha annunciato sul monte, non si tratta della proclamazione di una tavola di valori astratta da osservare, si tratta della rivelazione del suo Volto personale: Lui, infatti, è il Benedetto per eccellenza dal Padre (cf Lc 3,32; 9,35), è lui il Beato per eccellenza perché ineguagliabilmente povero, afflitto, mite, affamato e assetato dell’onore del Padre, misericordioso, puro, operatore della vera pace, perseguitato ingiustamente.
Con le sue Beatitudini,Egli traccia i lineamenti fondamentali del suo Volto divino-umano, Volto che deve incidersi indelebilmente nella tavoletta del nostro cuore, Volto che deve attirare a Sé ogni nostro sguardo (cf Gv 3,14; 12,32; 19,37), Volto che deve essere ben impresso nella nostra memoria, Volto che deve rifulgere sul nostro volto (cf 2Cor, 4,6).
E questo sono stati i nostri Amici e Amiche del Cielo: persone che sono state conquistate da questo bellissimo volto, il volto più bello tra i figli degli uomini (Sal 45,3).
Pensiamo ad esempio a Francesco, a Chiara, a Madre Teresa: innamorati di Gesù povero che non possiede nulla, neanche una casa e una culla per nascere, che vive nella povertà e nella fatica del lavoro umile di falegname, che percorre la Palestina vivendo di quello che la gente Gli offriva (cf Lc 8,3), che viene spogliato di tutto, della veste e della propria dignità e muore nudo e abbandonato sulla Croce.
Pensiamo ad esempio ad Angela da Foligno, Giovanni della Croce, Giovanni d’Avila, Charles de Faucauld, Rosa da Lima e innumerevoli altri che sono stati conquistati dallo sguardo traboccante d’amore di questo Divino Afflitto che soffre indicibilmente per i peccati nostri ogni martirio del cuore e del corpo, straziato dai dolori, dissanguato d’amore che muore in croce per togliere dalle spalle dell’umanità la sua afflizione.
Pensiamo a Francesco di Sales, Teresina di Lisieux, Giovanni Bosco e innumerevoli altri che sono stati conquistati dal Volto mite dell’Agnello di Dio che trasfonde dolcezza, benevolenza, tenerezza e un’incredibile fortezza e maestosità con cui percorre, muto come Agnello mansueto, la dolorosa via della sua passione d’amore.
Pensiamo a Gertrude, a Caterina da Genova, a Maria Maddalena de’ Pazzi e innumerevoli altri Santi e Sante che conquistati dal Volto riarso dalla sete e dalla fame dell’onore del Padre, hanno gridato al mondo che non è giusto che l’Amore non sia amato, che Gesù ci ha amato troppo e di più e bisogna quindi ricambiare amandoLo con la sua stessa misura, che bisogna amare l’Amore!
Pensiamo a Caterina da Siena, a Faustina Kowalski e chissà quante e quanti altri Santi ancora, che sono stati conquistati dal Volto supplicante di Gesù Crocifisso che implora misericordia al Padre per i suoi crocifissori che non sanno quello che fanno.
Pensiamo a Luigi Gonzaga, Giovanni Berchmans, Domenico Savio, Maria Goretti, Piergiorgio Frassati e tanti altri che sono stati conquistati dal Volto vergine di Gesù, dal suo sguardo trasparente e pulito traboccante amore squisito e ineffabile.
Pensiamo infine ai  tanti, innumerevoli,  martiri di tutte le epoche, in particolare quelli dei nostri giorni, che hanno saputo imitare Gesù fin’anche a dare il loro sangue come Lui per amor suo, perché ormai non potevano fare più altrimenti, essendo stati presi, affascinati, conquistati e sedotti dal Volto indicibilmente Bello di Gesù Crocifisso.
E questa schiera innumerevole degli innamorati di Gesù ora gode con Lui della gloria e dell’amore del Padre senza più né veli né impedimento alcuno, senza più lacrime né sofferenze. Essi sono nostri Amici, veri nostri Amici e tuttora intercedono e pregano per noi perché possiamo presto un giorno essere con loro a godere pienamente della stessa gioia.
La Chiesa oggi ci invita a levare il nostro sguardo verso di loro non semplicemente per ammirarli, ma per imitarli perché anche noi come loro possiamo e dobbiamo farci santi e amare Dio come lo hanno amato loro e il desiderio più forte che questi nostri Amici e Amiche del Cielo hanno nei nostri confronti, in verità, è che noi riusciamo a amare il Signore come loro e anche più di loro.
Ma come fare per smuoverci alla santità, cosa fare per sbloccarci e impegnarci seriamente nel cammino di santità? Eccovi alcuni consigli.
1°. Prendere coscienza che la santità non è qualcosa che dobbiamo conquistarci, ma è qualcosa che ci viene donato, nel battesimo siamo diventati realmente non per finta figli di Dio, come ci ha detto Giovanni nella seconda lettura: Siamo realmente figli di Dio e perciò santi perché santo è il Padre nostro del cielo. La santità è dunque una realtà consegnataci che dobbiamo custodire, proteggere, difendere e alimentare. Essa è frutto dell’amore di Dio per me, non delle mie opere. L’opera che Lui chiede primariamente da me è quella di credere al suo amore e rinnovarmi continuamente in esso attraverso i Sacramenti che permettono al dono di Dio di rimanere vivo in me. La s. Confessione me lo restituisce quando lo perdessi e la s. Comunione me lo ravviva e potenzia.
2°. Se vogliamo veramente farci santi bisogna che mettiamo ogni cura per fissare il nostro sguardo interiore su Gesù e il suo amore per me. Dobbiamo assuefarci a pensare a Lui e a fissare lo sguardo su di Lui evitando di fermarci a guardare noi stessi. Infatti la visione di noi stessi staccata dalla visione dell’amore di Dio per noi, ci blocca inevitabilmente perché ci fa credere impossibile farci santi a causa delle nostre troppe miserie. In effetti è impossibile a noi farci santi, ma non a Dio a cui tutto è possibile (cf Lc 1,37)!
3°. Se vogliamo veramente farci santi dobbiamo permettere al Signore di lavorarci:
“Avevo dato così le chiavi di me stessa all’Amore con l’ampia potestà di fate tutto quello che era necessario, senza alcun rispetto, per gli amici o per il mondo, affinché in tutto quello che la legge del puro Amore ricercasse, niente le mancasse. E quando vidi che accettò la cura e andava conseguendo lo scopo, quieta mi voltai verso questo Amore guardando le sue necessarie e graziose operazioni che faceva con tanto amore, e con tanta sollecitudine e con tanta giustizia, che né più né meno operava con soddisfazione della natura interiore ed esteriore. […]. Vedevo questo Amore avere l’occhio tanto aperto e puro e la vista sottile da vedere tanto lontano, che restavo stupefatta per le tante imperfezioni che trovava, e me le mostrava talmente chiare, che le dovevo confessare. Mi faceva vedere molte cose, che a me e agli altri sarebbero sembrate giuste perfette, mentre l’Amore le considerava all’opposto, di modo che in ogni cosa trovava difetto.
S. Caterina da Genova, Vita mirabile, Dialogo, Trattato del Purgatorio, Ed. Città Nuova, 198.
4°. Se poi vogliamo veramente farci santi bisognerà che impariamo sempre meglio, nelle cadute, a rialzarci subito e ad avere tanta pazienza con noi stessi. Propriamente la misura della mia santità è data dalla velocità con cui mi rialzo dopo ogni caduta:
Vedrai che la tua santificazione si realizzerà, siine certa, io stesso lo spero fermamente, e non ne dubito affatto, devi però accontentarti che si attui in mezzo alle tue stesse rabbie, e con questo tuo brutto carattere naturale, come mezzo il più idoneo per riuscirvi, perché nelle mani di Dio, e colla Sua santa grazia i mezzi, che sembrano meno adatti, diventano appunto i più propri ed efficaci […]. Riappacifica il tuo cuore e fatti coraggio, perché Gesù, il tuo Sposo, ti vuole santa, ma santa con difetti, intendiamoci bene, non senza difetti, sii sicura che piace più a Dio una virtù debole, ma umile, che una virtù forte, ma superba […]. Ricordati che la nostra santificazione non s'acquista in 24 ore, né senza continui difetti e cadute, e giova anzi moltissimo per santificarti, avere la certezza d'avere ancora da commettere molti, ma molti sbagli, perché questo ti stabilisce nella cognizione di te stessa e nell’umiltà, una delle basi fondamentali della nostra santificazione, essendo l'altra base fondamentale una speranza invincibile nella misericordia divina, sii dunque attenta a non lasciarti scoraggiare per qualunque difetto, e sempre pronta ad incominciare in ogni momento. Sii solo fedele a questo, e ti prometto che sarai presto santa. […]. Ricordati che un solo atto d'amore di Dio cancella le nostre cadute giornaliere più facilmente, e più presto di quanto sia facile alla stoppa infiammarsi vicino al fuoco – P. Pio.Bruno Lanteri, Spi, 5223, Appunti di Sr Crocifissa.
La Vergine Maria, Regina di tutti i Santi, che ci accompagna nel nostro cammino di santificazione invitandoci continuamente a fare quello che Gesù ci dice, interceda sempre per noi e ci ottenga dalla bontà del suo Figlio di tramutare l’acqua della nostra buona volontà nel vino nuovo del suo amore (cf Gv 2,1-12).

Amen.