Prima Domenica di Quaresima
Anno C

21 Febbraio 2010

Prima Lettura: Dt 26,4-10
Dal Salmo 90
Seconda Lettura: Rm 10,8-13
Canto al Vangelo:
Dt 8,3; Lc 4.4; Mt 4,4
Vangelo: Lc 4,1-13

Inseguendo l’Agnello

Verso Gerusalemme

Carissimi fratelli e sorelle,
mercoledì scorso siamo entrati nel tempo santo della Quaresima con l’austero e  significativo rito delle ceneri che ci ha ricordato la vanità delle cose terrene e la fuggevolezza del tempo che passa e scorre per riversarsi inevitabilmente verso l’eternità di Dio: “Vanità delle vanità, tutto è vanità… tutto è vanità e un inseguire il vento” (Qo 1,2.14). Una cosa è importante, veramente importante quaggiù: riconoscere la presenza e il primato di Dio e darGli il posto suo, da Dio, nella nostra vita di poveri uomini, osservando i suoi comandamenti e facendo la sua volontà in tutto come ci ha insegnato il nostro Maestro, Signore e Dio, Gesù Cristo. Oggi siamo introdotti da questa Liturgia nella prima grande tappa di questo serioso e austero tempo.
Quest’anno siamo aiutati nel nostro cammino ecclesiale incontro alla Pasqua del Signore dall’evangelista Luca. Questo evangelista che scrisse, ispirato da Dio, il Vangelo e gli Atti degli Apostoli, costruisce e orchestra tutta la sua opera letteraria attorno ad un’idea teologica fondamentale: quella del viaggio, del cammino. Il suo Vangelo è il viaggio di Gesù da Nazareteh a Gerusalemme, gli Atti degli Apostoli sono il viaggio della Chiesa da Gerusalemme ai confini del mondo.
C’è un momento fondamentale del Vangelo di Luca che mi piace ricordare oggi, momento che ci può aiutare a suscitare nel nostro cuore profondi sentimenti e atteggiamenti particolarmente idonei a questo momento di inizio Quaresima. Si tratta di quando Gesù, finito il suo pellegrinare per la Palestina, vuole attraversare la Samaria per salire a Gerusalemme e consumare così quella Pasqua, dice Luca: «Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, Gesù si diresse a “muso duro” verso Gerusalemme» (9,51), le nostre traduzioni normalmente riportano non a “muso duro”, ma “decisamente”:“Gesù si diresse decisamente verso Gerusalemme”, Gesù cioè, incamminandosi verso Gerusalemme, consapevole di tutto quello che lì Lo aspettava, si volge con decisione, “a muso duro”, verso quella città e s’incammina verso di essa desiderando “ardentemente di consumare quella Pasqua con i suoi (Lc 22,15), con il cuore traboccante di quell’amore incredibile e immenso, divino e magnificamente umano, con cui ci ha voluto amare consegnando la sua vita (cfr. Gv 10,15-17) e lasciandosi svenare d’amore sulla croce per noi…, per me!
Carissimi fratelli e sorelle, penso sia molto bello iniziare questa Quaresima 2010 con gli stessi atteggiamenti di Gesù espressi da Luca quando ci racconta come Lui, “a muso duro”, si diresse verso quella croce che Lo aspettava a Gerusalemme. Che bello se ciascuno di noi inizi questa Quaresima così, con atteggiamento forte, serio, coraggioso e ripieno d’amore, volgendo il proprio sguardo interiore “decisamente” verso la Pasqua che ci attende, la Passione d’amore del Signore che muore e risorge per ciascuno di noi e ci vuole attirare e travolgere nel suo stesso mistero di morte e risurrezione, invitandoci a far Pasqua con Lui, a morire con Lui per risorgere con Lui (cfr. 2Tm 2,11).
“Andiamo anche noi a morire con Lui” (Gv 11,17) dunque e riscopriamo il significato profondo della Quaresima come tempo di riscoperta e rivitalizzazione dei nostri impegni battesimali e, come i primi cristiani, ci volgiamo decisamente”, a “muso duro” verso oriente dove nasce il nostro “sole” (Lc 1,78), Gesù, e volgiamo le nostre spalle ad occidente, da dove salgono le tenebre del male che vogliono insidiare la nostra vita e trascinarci nella loro oscurità, facendo dimenticare che noi siamo “figli della luce” (Gv 12,36; 1Ts 5,5; Ef 5,8) e come tali dobbiamo risplendere nel mondo (cfr. Mt 5,16).
Sapete, una delle cause più ricorrenti per cui spesso le tenebre del male ci vincono e il nostro nemico ha la meglio su di noi, è dovuta al fatto che non “fissiamo decisamente il nostro sguardo su Gesù” (Eb 3,1; cf 12,2), non c’è in noi quel “muso duro” di chi ama sul serio, di chi sa di dover andare a morire e va lo stesso perché ama. “Fissiamo decisamente il nostro sguardo su Gesù” ; e andiamoGli dietro (cf Lc 9,23) senza paura: “Andiamo anche noi a morire con Lui” . Facciamoci coraggio e scendiamo dalle barche delle nostre paure fidandoci di Lui che ci invita a camminare sulle acque di un mondo che crede di poterci sommergere con facilità impedendoci di camminarGli incontro (cf Mt 14,28). Ma non può sommergerci se noi confidiamo in Gesù, nella sua forza, nella potenza con cui è risorto dalla morte, potenza divina che opera con forza nella nostra vita: chiunque ha questa fiducia in Lui non rimarrà deluso (seconda lettura).
Quando il demonio si vede davanti una persona che non ha paura di lui, fugge scornato, perché è un vigliacco, e noi non dobbiamo avere paura di lui perché siamo con Gesù, e Gesù è “più forte di lui” (Lc 11,22), iniziamo con questo spirito nuovo questo cammino quaresimale e andiamo decisamente dietro Gesù che oggi ci porta con sé nel deserto per essere con Lui tentati e uscirne con Lui vittoriosi.
Gesù, nel suo viaggio verso Gerusalemme, entra oggi nel deserto per lasciarsi tentare dal nemico e darci così in Lui la possibilità di vincerlo anche noi. Nel deserto l’antico popolo di Dio era stato tentato e aveva ceduto alla tentazione, il Figlio di Dio ripercorre l’itinerario spirituale di questo popolo e di tutta l’umanità e dà ad ogni uomo, a me e a te, la possibilità di ergersi vincitore nella lotta tremenda tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre che sono in ciascuno di noi (cf Gv 1,5; Rm 7,14ss), “senza lasciarci intimidire in nulla” (Fil 1,28).
Il demonio tentò il popolo di Dio nel deserto spingendolo a preferire la soddisfazione delle sue fami materiali alla libertà e spinse i cuori di tanti a desiderare di ritornare schiavi, ma sazi in Egitto: “Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto gratuitamente, dei cocomeri, dei meloni, dei porri, delle cipolle e dell'aglio. Ora la nostra vita inaridisce; non c'è più nulla, i nostri occhi non vedono altro che questa manna” (Nm 11,5-6). Si erano stufati della “manna! Gesù, invece, ci insegna a digiunare, fidandosi del Padre, nutrendosi della sua Parola, che è la “manna” di cui ha bisogno ogni uomo per sopravvivere nel deserto del mondo, perché “non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.
Nel deserto il demonio tentò il popolo a vivere come tutti gli altri popoli adorando gli idoli e così costruirono un vitello d’oro (cfr. Es 32), simbolo di tutti quegli idoli che asservono gli uomini e li rendono schiavi dell’avere, del piacere e del potere. Non così Gesù che nel deserto disdegna tutto questo splendore effimero che gli offre il demonio: potere mondano, gloria, successo, insegnandoci ad essere persone povere e libere che adorano solo Dio e non danno valore a ciò che non ne ha, perché sanno che “il mondo passa con la sua concupiscenza, ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno” (1Gv 2,17): «Sta scritto: “Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, Lui solo adorerai”».
Nel deserto il demonio spinse il popolo a tentare Dio pretendendo che Lui li servisse facendo la loro volontà piuttosto che loro fare la sua, pretendevano il miracolo, l’intervento di Dio a loro piacimento (cf Es 17,1ss). Non così Gesù che ricordò al demonio che non ci si può servire di Dio, ma che invece Lo si deve servire, che siamo noi a dovere fare la Sua volontà, non Lui la nostra: «Non tenterai il Signore Dio tuo».
E così scornato e sconfitto da Gesù il “demonio si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato”, questa annotazione sul futuro ritorno del nemico, è esclusiva di Luca, gli altri evangelisti non la riportano, essa nasconde un particolare messaggio di questo evangelista che ci vuole rendere consapevoli di come, nella sua passione e morte, Gesù subì una nuova e più forte seduzione diabolica.
Vedete, il demonio pur essendo intelligentissimo, non ha molta fantasia e così le sue arti seduttive sono sempre uguali, e come Lo tentò nel deserto così, con la stessa tecnica, cercherà di annientarlo sulla croce.
“Se sei Figlio di Dio…”, “se sei Figlio di Dio…mangia, bevi, spassatela, non morire di fame… perché soffrire se puoi non farlo?…”, “se sei Figlio di Dio fatti servire non metterti tu a servire, serviti degli uomini per dominarli come Re potente e glorioso…”, “se sei Figlio di Dio fa che tutti ti acclamino e ti osannino, ti riveriscano e ti ammirino”. Così Lo tentò nel deserto.
E così Lo tenterà sulla croce:
«Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: “Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto”. Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell'aceto, e dicevano: “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”. C'era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei. Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”» - Lc 23,35-39.
Nel deserto e sulla croce e in tutta la sua vita il Figlio di Dio fu tentato di “salvare se stesso” rinunciando quindi a salvare noi, rinunciando ad ubbidire al Padre, rinunciando a consegnarsi, a donarsi per amore, rinunciando a servire per farsi servire. Consapevole di ciò, Gesù ci invita a imitarlo: “Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?” (Lc 9,24-25).
Ogni cristiano adulto e maturo dovrebbe essere un esperto conoscitore delle arti subdole del maligno, dovrebbe conoscere bene le sue tecniche di seduzione, “per non cadere in balia di satana di cui non ignoriamo le macchinazioni” (2Cor 2,11). “Macchinazioni”, “lacci” (1Tm 3,7; 6,9; 2Tm 2,26), “seduzioni” (Col 2,4; 2Cor 11,3; 2Gv 1,7; Ap 12,9; 20,3) che il nemico usa e che – ripeto – sono sempre le stesse, impariamo a discernerle, è molto facile, il Signore Gesù ci ha regalato un mezzo di discernimento che ci permette di scoprire con semplicità e facilità ogni insidia diabolica. Sottoponiamo la nostra vita al giudizio della Croce, la Croce di Gesù infatti è il primo, principale e assoluto criterio di discernimento cristiano. Se vogliamo capire se veramente stiamo seguendo Gesù e non il nemico, se vogliamo capire se la nostra vita è saldamente ancorata e fondata su Lui e non sulla sabbia (cfr. Mt 7,24-27), se vogliamo scoprire quali sono gli ambiti della nostra esistenza dove si annida il serpente velenoso (cfr. 2Cor 11,3) basta che applichiamo il criterio della Croce a tutto questo, perché – attenti - non dimentichiamoci mai che Gesù ha affermato chiaramente che: “Chi non prende la sua croce e non Lo segue, non è degno di Lui” (Mt 10,38)… e che a tutti, diceva: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9,23).
Come fare dunque questo discernimento? È molto facile: basta interrogarsi con sincerità se quell’atteggiamento, quell’azione che ho fatto, o quella parola che ho detto o quella situazione in cui mi trovo e vivo esprime un mio consegnarmi per amore, un mio arrendermi per amore, un mio perdermi per amore, un mio morire per amore, se la risposta è sì, sono nel Vangelo e con Gesù e cammino con Lui verso la “vita eterna” (Gv 3,15-16.36; 5,24; 6,40.47…); se la risposta è no, significa che sto camminando a braccetto con il nemico verso la “seconda morte” (Ap 2,11; 20,6; 21,8).
E questo - carissimi fratelli e sorelle – dobbiamo chiederci ogni domenica prima di accostarci alla santa Comunione nella quale il Signore Morto e Risorto per amore, ci invita a consegnarci con Lui al Padre partecipando con la nostra vita al suo mistero di morte e risurrezione. Vedete, la domanda fondamentale che dobbiamo farci non è tanto quella se abbiamo fatto qualche peccato più o meno grave, ma se abbiamo amato veramente, se la nostra vita è illuminata, guidata e sospinta da un amore che sa consegnarsi, sa arrendersi, sa mettersi al servizio, sa morire per amore, perché l’essenza del peccato è sempre una chiusura all’amore, una incapacità di amare, un rifiuto di morire per amore, una ricerca di salvare se stessi. Vedete, il demonio ci tenta di ricercare una felicità che si esprime in un amare senza sforzo, senza croce, senza morte e il peccato dell’uomo e della donna è sempre un cedere a questa tentazione.
Non lasciamoci sedurre, non lasciamoci ingannare, non lasciamoci abbindolare il cervello e il cuore e lasciamo che Gesù in questa Quaresima ci insegni l’arte del discernimento per imparare, in Lui, a vincere il nemico e riuscire finalmente ad amare nella libertà e nella verità consegnandoci e arrendendoci all’Amore.
Concludiamo guardando la Vergine Maria: chiediamo all’Immacolata che ci ottenga la gioia di partecipare intimamente alla sua vittoria sull’antico serpente (cf Gen 3,15) che continuamente insidia le nostre esistenze (cf 1Pt 5,8); Le chiediamo di starci vicino e sostenerci per affrontare “a muso duro” il nostro nemico e vincerlo confidando nella potenza del suo Figlio risorto e vivo che vive in noi (cf Col 1,27).
Amen.