Inseguendo l’Agnello

“Ricevete lo Spirito Santo!”
Carissimi fratelli e sorelle,
celebriamo oggi in questa Solennità di Pentecoste il compimento del mistero pasquale di Gesù Cristo: è il frutto pieno della Pasqua di Gesù! Nella liturgia odierna celebriamo l’inizio della Chiesa, non solo nel senso che facciamo memoria liturgica del suo evento fondatore storicamente avvenuto circa duemila anni fa, ma anche nel senso che celebriamo un evento che continuamente accade e che fa sì che la Chiesa possa esistere nel tempo.
Questo evento viene ad essere originato da tre fatti: la venuta del Risorto, l’effusione dello Spirito, la comunione degli animi.
Il primo fatto è raccontato dal Vangelo che abbiamo proclamato: “Venne Gesù a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore”. La comunità cristiana è tale perché visitata dal Risorto.
«È questo incontro che fa di noi la Chiesa. Ed è un incontro che ha tutta la meraviglia, lo stupore e la gioia di un incontro vero con una Persona in carne ed ossa: “Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore". Non è una “visione” che essi hanno; non è una “esperienza religiosa” vissuta nella loro interiorità che essi vivono. Essi gioiscono perché vedono il Signore nel suo stesso corpo [le mani e il costato] che solo due giorni prima avevano visto deposto in un sepolcro. Carissimi fratelli, carissime sorelle: il nostro essere Chiesa nasce da questo incontro col Signore vivo e risorto. La Chiesa non è la comunità di coloro che imparano l’insegnamento di Gesù Cristo – un maestro del passato – e cercano di viverlo. La Chiesa è questa comunità che gioisce perché oggi, ogni giorno incontra il Signore risorto, dal momento che Egli, il Vivente nei secoli, resta con noi ogni giorno fino alla fine del mondo» - Mons. Carlo Caffarra …
La Chiesa non è un insieme di persone che ricordano con tanto affetto un morto! La Chiesa è comunità di persone visitate dal Risorto, è costituita essa stessa da questa visita reale ed efficace. Perché i suoi non dubitassero che fosse proprio Lui, Egli “mostrò loro le mani e il costato”, il Risorto mostra le sue piaghe glorificate. Egli non ha voluto che la gloria della risurrezione le cancellasse come se fossero un brutto ricordo da dimenticare, ma ha voluto che fossero sempre presenti nella gloria della risurrezione perché mai nessuno dimenticasse quell’amore infinito con il quale è stato amato e che ha portato la “Vita” (Gv 14,6) a subire la morte.
Poiché la Chiesa è originata dalla visita del Risorto, Essa è strettamente congiunta all’Eucaristia: ogni Eucaristia è fatta dalla Chiesa e nello stesso tempo edifica la Chiesa, costruisce la Chiesa, genera la Chiesa, perché rende presente il Risorto. Lo rende presente fisicamente nel segno del pane e del vino, segni sacramentali di Lui Stesso nella sua immolazione d’amore: Corpo immolato, Sangue versato! Segni che Lo rendono presente nel suo donarsi al Padre in riscatto dell’umanità, nel suo gesto finale di consegna alla morte per amore. Non ci può essere Chiesa senza Eucaristia: è dall’esperienza della Eucaristia che nasce e matura la Chiesa perché attraverso di essa oggi il Risorto si incontro con i suoi.
Ma come è possibile questa esperienza oggi? È necessario un secondo fatto perché essa si realizzi:
«È il fatto descritto molto brevemente nel Vangelo con le seguenti parole: “Dopo aver detto questo alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo” . È il fatto descritto in modo più completo nella prima lettura: la discesa dello Spirito Santo. Ed è qui che tocchiamo il vero momento in cui nasce la Chiesa: il dono e l’effusione che il Signore risorto fa del suo Spirito. Egli “alitò su di loro”». - Mons. Carlo Caffarra.
È lo Spirito Santo ancora oggi che viene effuso dal Risorto sulla Chiesa da Lui radunata. In ogni nostra liturgia eucaristica Egli continua a rinnovare l’effusione del suo Spirito alitando su di noi come un giorno alitò sugli Apostoli:
«Egli “alitò su di loro”. Non è solo il suo respiro fisico che viene alitato sugli apostoli e su ciascuno di noi. Ma attraverso questo gesto, il Risorto “alita” su e in ciascuno di noi la sua stessa vita. Questo Spirito è “il respiro stesso del Risorto che egli alita sugli uomini e li trasforma nella sua Chiesa … arriva dunque a noi caricato, per così dire, di tutta la “salvezza” che il Figlio di Dio ha conquistato col suo sacrificio pasquale" (G. Biffi, La sposa chiacchierata, pag. 81-82.) Che cosa c’è di più intimo in ciascuno di noi che il proprio spirito? Che cosa c’è di più intimo in Gesù del suo stesso Spirito? Ed Egli ci viene donato. E quindi tutti noi, se riceviamo lo Spirito del Signore risorto, ci inseriamo nel più intimo della Persona di Gesù Cristo: tutti e ciascuno, come tanti tralci nella stessa vite; come tanti rami nello stesso tronco». -Mons. Carlo Caffarra
E, da quest’effusione dello Spirito Santo, deriva il terzo fatto che oggi celebriamo: il nostro divenire, da persone individuali e disperse, di varie culture, popoli e nazioni, l’unica Chiesa, l’unico Corpo di Cristo, l’unica famiglia dei figli di Dio. È lo Spirito Santo che opera questo unendoci intimamente al Figlio ed è quest’unione intima con Gesù Risorto che fa sì che i cristiani, come ci ha ricordato Paolo nella seconda lettura, formino “un solo corpo”.
La prima lettura ci mostra lo Spirito del Signore come vento che si abbatte gagliardo e come fuoco che scende dall’alto sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo con Maria. Qui abbiamo l’immagine proprio di ciò che è capace di fare lo Spirito Santo, l’Amore sostanziale del Padre e del Figlio, quando viene accolto con fede: cosa sarà impossibile a Lui (cfLc 1,37)? Gli Apostoli vengono investiti dalla sua potenza (cfLc24,49) e escono dal cenacolo, prima sbarrato, per annunziare a tutti che Gesù è risorto. Ecco l’effetto dell’Amore di Dio: quella porta sbarrata si apre e vanno agli altri senza più timori. Si riversano nel mondo, nessuno li potrà più fermare: né le minacce, né le percosse, né le torture, né le belve, ne la morte, loro che prima erano fuggiti via per la paura.
L’Amore di Dio permette loro di vincersi e di aprirsi ai fratelli, a tutti i fratelli e tutti li capiscono! L’Amore di Dio permette loro di entrare in comunicazione con gli altri e di farsi capire: è il miracolo dell’Amore che rende l’uomo comprensibile all’altro uomo. Quella divisione profonda che aveva segnato la vita dell’umanità, viene abbattuta dall’Amore di Gesù e quella divisione delle lingue, che era stata conseguenza del peccato (cf Gen 11,1-9) viene superata da un nuovo linguaggio che unifica l’umanità nella ritrovata figliolanza divina: è il linguaggio dell’Amore! Ma di quell’Amore che si può conoscere solo attraverso la finestra delle piaghe del Risorto!
Il superamento delle barriere, l’uscire e andare verso l’altro, la realizzazione della comunione fra gli uomini è il frutto eccelso dell’unione con Gesù operata dallo Spirito Santo.
Tutto questo viene realizzato non solo nel giorno della Pentecoste, ma in ogni Eucaristia, dove il Risorto continua ad “alitare” sulla sua Chiesa e dove rende presente Se Stesso nel pane e nel vino consacrati proprio dall’effusione del suo Santo Spirito, perché cibandoci di Lui portiamo a perfezione quell’unione con Lui iniziata nel s. Battesimo e nutrendoci tutti dello stesso Pane e dello stesso Vino realizziamo altresì quell’unione intima con Gesù e tra di noi che ci fa essere Chiesa.
Ogni Eucaristia realizza tutto questo, ma lo realizza nella dimensione sacramentale che chiede, invoca, esige anche una dimensione esistenziale frutto della nostra libera adesione d’amore al mistero che celebriamo nei segni sacramentali e che rende veritiero il sacramento stesso. Voglio dire, in altre parole, che questa comunione al Corpo di Gesù realizzata dall’effusione del suo Spirito su di noi e celebrata in ogni Eucaristia, deve essere poi da ciascuno di noi ratificata, ricercata e attuata in un’esistenza che si lascia guidare dagli insegnamenti di Gesù Maestro e Signore, all’insegna quindi del servizio generoso e gratuito, del perdono, della limpidezza del cuore, del farsi piccoli e sempre disponibili a consegnare se stessi e la propria vita per amore del Padre e dei fratelli. Altrimenti falsifichiamo il sacramento che celebriamo, lo rendiamo falso perché la nostra vita non è in sintonia con esso.
La Vergine Maria, nostra Madre e Maestra di vita spirituale, ci ottenga in questa Pentecoste di piegare il nostro spirito all’esigenze di quell’Amore che il Padre e il Figlio riversano nei nostri cuori e a non aver paura di lasciarci abbracciare e sollevare dal suo vortice che, unendoci sempre più strettamente al Figlio, ci introduce nel seno del Padre.
Amen.