Inseguendo l’Agnello

“E IL VERBO SI FECE CARNE”
Carissimi fratelli e sorelle,
è Natale. Abbiamo ascoltato il vangelo più solenne che ci parla di questo mistero: il Verbo si fece carne e pose la sua tenda in mezzo a noi! Siamo al culmine della riflessione della Chiesa sul mistero del Natale.
Il Natale viene celebrato liturgicamente da quattro sante messe.
1. La prima: La S. Messa della Vigilia di Natale.
Normalmente nelle nostre parrocchie non viene celebrata per dare maggiore risalto a quella di Mezzanotte. Ma lì dove ci sono particolari problemi, come ad esempio la scarsità di preti, ecco che si può celebrare la Messa della Vigilia dove viene letta la genealogia di Gesù secondo Matteo insieme all’angoscia di Giuseppe nel vedere la sua Fidanzata incinta e la sua gioia nel sapere dall’angelo che è tutto opera dello Spirito Santo e che lui è stato scelto per essere il papà putativo del Figlio di Dio a cui lui avrebbe messo il nome di Gesù.
La genealogia di Gesù è un lungo brano del Vangelo che viene spesso ascoltato con un senso di noia e di freddezza: una sfilza di nomi che non finisce mai con una nenia di Tizio generò Caio, Caio generò Sempronio… Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar…… (Mt 1,1ss).
Eppure è uno dei Vangeli più commoventi! Se avessimo un minimo di sensibilità e un minimo di riflessione amorosa del mistero, questo Vangelo non potrebbe non farci piangere di commozione. Commozione perché quella sfilza di nomi sono i parenti stretti di Gesù, dietro ogni nome c’è una storia spesso non solo condita di peccato, ma segnata fortemente da esso. Parente stretto di peccatori, tra essi ci sono anche assassini, adulteri. Storie di persone condite di debolezze, di limiti, di fragilità……chissà se mai queste persone hanno pensato che la loro storia aveva un’apertura più grande della loro piccola esistenza……chissà se queste persone avevano mai pensato che la loro storia era una piccola tessera di quel mosaico d’amore che è la storia della salvezza e che proprio la loro tessere sarebbe dovuta servire per disegnare il volto e la presenza in mezzo a noi del più “Bello tra i figli degli uomini” (Sal 45,3) il Signore nostro Gesù Cristo.
Ecco guardando oggi verso quella grotta dove Maria porge a Giuseppe questo Bambino pensiamo a questa apertura, a questa dimensione più vasta che ha la nostra piccola vita. La storia di ciascuno di noi è una piccola tessera di quel mosaico disegnato da Dio con cui Lui vuol farci vedere il suo volto. La nostra grandezza di uomini e la nostra gioia più profonda sta proprio nello scoprire il posto della nostra tessera per collaborare con il Padre alla costruzione del grande mosaico della salvezza dell’umanità.
2. La S. Messa di Mezzanotte.
È la Messa più ricca di suggestione, l’atmosfera di particolare intensità di gioia e di sentimento: l’orario, i canti, il presepe illuminato, la deposizione del Bambinello nella mangiatoia. Non possiamo non commuoverci: la povertà di quella coppia, non c’è posto per loro, non c’è posto neanche per Colui che nascerà, una stalla accoglierà Colui che è il Signore di ogni cosa!
Non c’è posto per Gesù….. È la freccia con cui il buon Padre del cielo vuole commuovere il nostro cuore di pietra: Non c’è posto per mio Figlio! Deve nascere al freddo e al gelo, deve riposare sulla paglia perché non c’è posto per Lui. E allora il Padre ci manda il suo Spirito come lo mandò su Maria, il suo Spirito che ci sussurra nel cuore: Fai spazio a Gesù… fai spazio a Gesù… fai spazio a Gesù… ogni anno il Padre paziente e costante ci manda il suo Spirito per toccarci il cuore, Lui che potrebbe piegarlo con la forza, potrebbe schiacciarlo con la potenza, potrebbe squarciarlo con il solo suo sguardo, vuole invece commuoverlo con la manifestazione non della sua potenza, della sua forza, della sua gloria, ma della sua debolezza. Sì, lì a Betlemme c’è la manifestazione della debolezza di Dio, sì perché chi più debole di chi ama? E Dio è AMORE!!! E “Dio Padre ha tanto amato gli uomini da mandare il suo Figlio” (Gv 3,16).
Quel Bambino che Maria allatta, bisognoso di affetto, di cure, di amore, quel Bambino è Dio che desidera l’amore di quella umanità che Lui ha creato nella sua potenza, ha creato l’umanità per amore, per amare gli uomini e perché essi amando Lui vivano. Perché l’uomo, la donna che non amano Dio non vivono, sono un uomo morto, una donna morta, la persona umana viva è la persona che ama, che ama innanzi tutto Dio.
È questo il canto che risuona nella notte a quei pastori che vegliavano il gregge: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Dio ama… questo sarà il segno: troverete un Bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia” (Lc 2,13ss9. La debolezza di Dio: Colui che nulla può contenere si lascia avvolgere in fasce. Le fasce lo avvolgeranno non solo a Betlemme, ma cosa incredibile, anche sul Calvario dove altre mani pietose lo avvolgeranno ancora una volta in fasce (cf Gv 19,40), non più per sorreggere il piccolo corpicino fragile, ma per coprirne il corpo martoriato, freddo e morto, Lui che non poteva morire perché era la Vita e nessuno poteva levargliela (cfr. Gv 10,18), volle consegnarsi alla morte per mostrarci fino a che punto ci amasse.
La debolezza di Dio che nasce a Betlemme che in ebraico vuol dire “Casa del Pane”… che viene deposto in una mangiatoia… Lui che un giorno dirà: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo, chi mangia di questo pane vivrà in eterno” (Gv 6,51). La debolezza di Dio che si fa “Pane” per essere mangiato per saziare la fame d’amore, di vita e di gioia dell’umanità sottoponendosi al rischio di rimanere nascosto lì in quel Pane senza che qualcuno lo scopra, sottoponendosi al rischio del disprezzo, dell’indifferenza, del non amore.
3. La S. Messa dell’Aurora.
Al centro della Liturgia della Parola di questa Messa ci sono i Pastori con la loro corsa alla grotta dove trovano il Bambinello, Maria Lo porge loro con amore.
Loro che erano soliti starsene ognuno per conto loro con il proprio gregge, si mettono insieme, lasciano il proprio gregge incustodito e corrono alla grotta dove trovano Maria che porge loro il Bambinello e tornano ai loro greggi, alla loro vita di sempre, ma con una grande gioia dentro, tornano lodando e benedicendo il Signore
I Pastori rappresentano tutta l’umanità chiamata all’incontro con il Bambinello, per incontrarlo occorre essere come loro capaci di lasciare il proprio gregge… il proprio piccolo mondo di preoccupazioni, di desideri, d’impegni per correre alla grotta… per ricevere anche noi come loro Gesù Bambino nelle braccia, per stringerLo al petto, per baciarLo.
Occorre però che ci presentiamo lì a mani vuote, ma a mani tese. Se infatti crediamo di poter andare alla grotta con qualche regalo per questo Bambino, ci sbagliamo, il dono per Lui non sono cose o opere belle o buone che possiamo aver fatto, no, nulla possiamo regalare a quel Bambino che lo faccia felice. Solo una cosa Lui vuole, Lui desidera da ciascuno di noi: il nostro cuore, ma un cuore disposto a diventare grotta, mangiatoia per Lui.
Lui viene per i poveri, i deboli, i malati, i peccatori non viene per i giusti, i sani, i santi. Diamo a Gesù Bambino questa gioia nel giorno anniversario della sua nascita: diamoGli la gioia di prenderLo in braccio, di stringerLo al cuore, di baciarLo, ma è una gioia che può darGliela solo chi si riconosce bisognoso di essere salvato, perdonato, accolto da Dio.
Quale debolezza più grande di questa il Padre poteva dimostrare agli uomini timorosi di avvicinarsi a Lui perché paurosi della sua giustizia, che quella di farsi avvicinare per mezzo di questo piccolo Bambinello che un giorno, adulto, dirà: "Chi vede me, vede il Padre?" (Gv 14,9)
4. La S. Messa del Giorno
Infine la Messa del Giorno che è la più solenne liturgicamente (quando viene celebrata di mattina, celebrata alla sera perde un po’ di solennità esterna)
Al centro della Liturgia della Parola c’è la meditazione mistica e alta del Prologo di Giovanni con quel Verbo che era al Principio e che si fa carne e viene a piantare la sua tenda in mezzo a noi.
Quel Bambinello è Dio! Troppe volte abbiamo sentito dire questo senza averne colto lo scandalo, l’assurdità umana di ciò.
Quel Piccolo Bambino che piange, che sorride, che prende il latte dalla Mamma è Dio… è Dio! Ma com’è possibile? Attenti non dico com’è possibile che sia Dio, no, no… dico: “Com’è possibile credere a questo senza un gran senso di stupore, di meraviglia, di commozione? Com’è possibile credere che questo Bambino sia Dio… il Grande Dio, l’Onnipotente, l’Infinito Dio e poi vivere come tanti altri che non sanno questo, che non conoscono questo, che non credono a questo?”
Io mi chiedo e veramente non riesco a capacitarmi mai: Com’è possibile una fede senza passare attraverso lo scandalo, la lotta, la scelta autentica. Come si fa? Non lo so! Non è possibile che il fatto che questo Bambino sia Dio non ci sconvolga più di tanto!
L’hanno messo in croce proprio per questo, non l’hanno messo in croce perché predicava l’amore, no. L’hanno messo in croce e l’hanno ammazzato con un cane perché ha affermato di essere Dio come il Padre. Questo è il motivo della sua condanna a morte.
Quando questo Bambinello fattosi Uomo adulto disse a un paralitico portato giù dal tetto perché lo guarisse: “Ti sono rimessi i tuoi peccati”, giustamente i farisei presenti si scandalizzarono dicendo: “Chi è costui che pronuncia bestemmie? Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?” (Lc 5,21ss). Questo Bambinello, Adulto, dirà: “Prima che Abramo fosse io sono” (Gv 8,58) e quando lo accusarono di infrangere il sabato perché in quel giorno guariva la gente dirà: “‘Il Padre mio opera sempre e anch’io opero’, e proprio per questo i giudei cercavano ancor più di ucciderlo perché non solo violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio” (Gv 5,16-17).
L’hanno messo a morte perché si è proclamato Dio. Non è stato riconosciuto come tale perché si aveva di Dio un’idea diversa, un’idea di Dio in cui non c’è posto per un Dio debole, fragile e per di più di un Dio che muore e che muore in croce per giunta. No, questo Dio, non è un Dio che piace all’umanità, l’umanità preferisce un Dio vittorioso, un Dio che ti salva dalla Croce, non che muore in croce, un Dio che una volta assicurato il suo favore con qualche cosa da pagargli: una preghiera, una processione, un’offerta, una candela… poi ti assicura, ti assicura contro gli imprevisti, contro le sciagure, contro… le croci.
L’umanità cerca un Dio forte e potente da accattivarsi, non cerca un Dio che si lascia prendere in braccio! Questo però è il nostro Dio, questo è il vero Dio!
Carissimi fratelli e sorelle, Buon Natale: Gesù Bambino possa trovare in ciascuno di voi, due braccia che Lo stringano, due labbra che Lo bacino, un cuore che L’accolga, uno spazio in cui poter crescere, una vita in cui farsi conoscere a tanti che non Lo conoscono ancora. Diamo a Gesù questa gioia. Auguri.
Amen.