Inseguendo l’Agnello

«Quanto più sei grande, tanto più umiliati!»
Carissimi fratelli e sorelle,
il Vangelo oggi ci ha narrato di Gesù che, invitato ad un banchetto presso la casa di uno dei capi dei farisei, osservando come gli invitati si comportavano, diede ai suoi discepoli degli insegnamenti preziosi sull’umiltà. Prima di entrare nell’argomento principale di questa Liturgia della Parola, che viene enfatizzato anche dalla Prima Lettura tratta dal libro del Siracide che, con parole sagge e ricche d’affetto ci ha detto: “Figlio, nella tua attività sii modesto, sarai amato dall'uomo gradito a Dio. Quanto più sei grande, tanto più umìliati; così troverai grazia davanti al Signore; perché dagli umili egli è glorificato”, vorrei mettervi in risalto questo tipico atteggiamento di Gesù, che è quello di fermarsi ad osservare la gente.
Il Vangelo oggi evidenzia come Gesù sia osservato dagli invitati e come Lui stesso li osserva. Che differenza però tra questi due generi di sguardi, quello della gente e quello di Gesù, che differenza! Gli invitati Lo guardano per curiosità e con tanta superficialità. Quanto è superficiale lo sguardo umano: “L'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuore!” (1Sam 16,7). Gesù “sa bene quello che c’è in ogni uomo” (Gv 2,25) il suo sguardo “penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore. Non v'è creatura che possa nascondersi davanti a Lui, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi e a Lui noi dobbiamo rendere conto” (Eb 4,12-13). Lo sguardo di Gesù è uno sguardo che non è mai solo esteriore, ma sempre interiore, perché i suoi sono gli occhi di Dio.
È bello saper cogliere questo sguardo nei racconti evangelici, come quando Gesù guardava la gente che buttava l’elemosina nel tesoro del tempio e si fermò ad osservare ammirato quella povera vedova che gettò due spicci e l’esaltò come colei che aveva dato di più perché “nella sua miseria ha dato tutto quanto aveva per vivere" (Lc 21,4). O anche quando Gesù guardava commosso le folle “ perché erano stanche e sfinite come pecore senza pastore” (Mt 9,36) e le ammaestrava e guariva i loro mali (cf Mc 6,34; Mt 4,23); quando guardò con compassione quel povero infermo abbandonato da tutti e Lui, senza essere chiamato da nessuno, gli si avvicinò e lo guarì (cf Gv 5,5ss); o come quando guardò commosso quella vedova che portava al cimitero il suo unico figlio e Lui le disse di non piangere e ridiede la vita al figlioletto morto (cf Lc 7,12-15).
È bello fermarsi in amorosa contemplazione dello sguardo di Gesù…, entrarvi dentro…, dentro i suoi sentimenti, dentro le sue emozioni per coglierne tutta quella ricchezza d’amore con il quale il Padre ci ha amato dall’eternità e che proprio Lui, il suo Figlio Divino, ci ha rivelato con il suo sguardo d’amore, soprattutto con quello sguardo con cui ci guardò dall’alto della croce quando disse: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34).
Nel Vangelo di oggi, il penetrante sguardo di Gesù coglie l’affannarsi di tanti per avere i primi posti al banchetto. Che scena!… Proviamo a immaginarla… Tutti che cercano il posto migliore…, di passare avanti agli altri…, e Gesù che guarda…, chissà cosa provava il Cuore di Gesù mentre guardava quella gente impegnata nella corsa al primo posto…
Entriamo nel Cuore di Gesù che guarda quella gente tutta presa dall’ottenere quel posto più su degli altri…, come li guarda…, cosa pensa… Chissà come Gesù guarderà la mia vita…, il mio affannarmi per ottenere il mio posto più in su… chissà come Gesù mi guarda mentre sono tutto preso, anima e corpo, a conquistare il nulla, il vuoto, l’effimero?
Guardando quei tali, nostri predecessori, Gesù ci regalò un insegnamento sull’umiltà. Il suo fu un insegnamento spirituale, ma anche molto pratico e realista: “Sceglietevi gli ultimi posti, perché, se da voi occupate uno dei primi, facilmente verrà il padrone di casa e vi farà andare all’ultimo posto per far sedere qualcuno più ragguardevole di voi”. Che vergogna poi… Che vergogna andare ad occupare l’ultimo posto, non per scelta personale, ma per imposizione di chi ha autorità… Che vergogna! Che umiliazione! Gesù praticamente insegna: “Siate umili e non sarete umiliati, non farete così brutte figure davanti alla gente, ma se siete superbi facilmente sarete umiliati”. È un insegnamento molto pratico, terra terra, come quell’insegnamento che dava il Beato Luigi Maria Palazzolo alle sue Suore delle Poverelle: “State basse, state basse… che se andate troppo in alto e cadete, poi vi fate molto male…”.
Bisogna capire bene però questo insegnamento di Gesù, che ha diversi livelli di significato. Il primo livello è un livello prettamente umano, naturale, di buona educazione. Gesù ci dice praticamente: “Siate educati e mettetevi all’ultimo posto, perché altrimenti rischiate di fare una brutta figura se il padrone di casa voleva dare quel posto ad un'altra persona. Se prendete l’ultimo posto è pure facile che il padrone vi faccia l’onore pubblico di farvi passare avanti”.
Già questa semplice lettura umano-sapienziale delle parole di Gesù, se fosse messa in pratica, produrrebbe un mondo più sereno, più bello, più umano. Ma Gesù non è venuto semplicemente ad insegnarci la buona educazione. A questa potremmo arrivarci tutti usando un po’ meglio il dono dell’intelligenza che, bene o male, abbiamo tutti.
Il suo insegnamento sull’umiltà scavalca e supera la semplice modestia della persona educata. C’è infatti uno stacco nel suo discorso, un passaggio brusco ad un altro livello, non più di umana educazione, ma ad un livello spirituale, più profondo e più ricco di valore. Il passaggio a questo livello viene attuato da una frase che fa da ponte tra il livello naturale e quello soprannaturale: “Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”, che riassume l’insegnamento di non ricercare i primi posti e lo apre ad una dimensione più spirituale e non solo pratica. Infatti Gesù qui enuncia un principio assoluto relativo alla persona umana e le sue relazioni con gli altri e con Dio. Gesù praticamente afferma che chiunque si pone con arroganza davanti agli altri sarà umiliato da Dio, chi invece si pone con umiltà, sarà da Dio esaltato: è Dio l’agente implicito della sua affermazione! Qui Gesù porta il suo insegnamento ad un livello spirituale, non si tratta quindi di umani consigli di buon comportamento, come quello degli invitati che possono venire umiliati o esaltati dal padrone di casa, ora Gesù non parla più di circostanze prettamente umane di gloria o umiliazione, ma parla di Dio che esalta e umilia. E Dio esalta gli umili e umilia chi si esalta!
Non è questo un insegnamento nuovo agli orecchi degli apostoli, nei quali certamente risuonavano quegli svariati brani della Scrittura che già esaltavano gli umili e riprovavano i superbi (cf 2Sam 22,28; Gdt 9,11; Est 1,1k; Gb 5,11-13; Sal 76,10-13; 138,6; 147,6; 149,4-7; Pr 3,34; 11,2; Sir 10,14-15; Is 29,19-20). La novità dell’insegnamento di Gesù deriva dal suo personale esempio di umiltà che “umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome” (Fil 2,8).
Non possiamo dunque non leggere quel suo “chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”, senza ricordarci come Lui si è umiliato nella morte e fu esaltato nella risurrezione. Quando dunque insegna agli apostoli di occupare l’ultimo posto, il suo non è solo un insegnamento sapienziale pratico, ma sotto vi soggiace l’invito a introdurre nella propria vita, nella propria mentalità, nelle proprie scelte concrete quotidiane, la scelta dell’ultimo posto, come partecipazione nostra alla sua umiliazione, alla sua ignominiosa morte di croce. È la filosofia della croce, la mentalità della croce, la sapienza della croce, che è somma stoltezza per il mondo (cf 1Cor 1,18,23), che stava cercando di insegnare Gesù ai suoi apostoli di ieri e a noi suoi fedeli di oggi. La sapienza della croce, cioè della consegna di sé per amore gratuito e immotivato, e che altro poteva desiderare di insegnarci Colui che è “il Mediatore della Nuova Alleanza” (seconda lettura) stipulata sulla croce? Tutta la ricchezza dell’insegnamento della Nuova Alleanza è rinchiusa nell’amore crocifisso, nella consegna di sé per amore, consegna che Gesù ha fatto di sé al Padre, consegna nella quale siamo tutti innestati con il santo Battesimo e, in esso, siamo chiamati ad assumerla e farla totalmente nostra con l’adesione libera e amorosa della nostra volontà.
Ecco quello che Gesù Maestro stava cercando di insegnare agli apostoli e a noi, proprio questo amore; per questo, continuando il suo discorso, si discosta ora di netto dal livello dalla buona sapienza umana e propone ai suoi di invitare “poveri, storpi, zoppi, ciechi”, quando organizzano qualche banchetto o qualche festa, e di “non invitare né amici, né fratelli, né parenti, né ricchi” per essere ben certi che non possano contraccambiare! Il suo è certamente un insegnamento paradossale, tipico del linguaggio orientale che estremizza, radicalizza e assolutizza solo per enfatizzare qualcosa e non proprio per escludere e negare le altre cose. Gesù non vuole affermare che non si debbano invitare parenti, amici e vicini di casa, ma che non bisogna invitare le persone, non bisogna fare qualcosa per qualcuno solo per averne un contraccambio.
Gesù sta insegnando agli apostoli e a noi ad amare come ama Dio: senza motivo! Dio non ha motivazioni per amarci, eppure ci ama, anzi ci ha amato da folle morendo in croce per ciascuno di noi! Gesù praticamente ci invita ad amare così, come ci ama Lui e come ci ama il Padre che ci ha donato Lui per amore gratuito (cf Gv 3,16).
Ecco manifestato dunque pienamente il secondo e più profondo livello di insegnamento di Gesù sulla scelta dell’ultimo posto: esso va scelto per amore, amore disinteressato, gratuito verso gli altri. Siamo così chiamati ad amare come Gesù che, perché noi avessimo il suo posto alla destra del Padre, ha preso il nostro posto sulla croce! Gesù ha scelto il nostro posto sulla croce per nessuna motivazione umana, ma solo per un incredibile, immenso, folle e divino amore, e Lui vorrebbe contagiarci con questo incredibile, immenso, folle e divino amore per l’umanità donandoci il suo Spirito.
Donandoci il suo Spirito, Gesù ci comunica la capacità di amare alla divina, proprio così, così come il Padre ci ama e come il Lui stesso ci ama e ci amano così: gratis! Amare senza motivo, senza tornaconto, senza calcoli, ma amare solo per la gioia di amare e cioè di consegnarsi. Amare, infatti, è consegnarsi all’altro, consegnargli il nostro posto, consegnargli le nostre cose, consegnargli il nostro tempo, consegnargli la nostra stessa vita…, e tutto questo gratis! “Non c’è amore più grande di questo: dare la propria vita per i propri amici” (Gv 15,13).
La Vergine Maria, che magnificò il suo Signore e Padre che rivolge il suo sguardo verso gli umili e li innalza a sé, mentre rovescia i potenti dai loro troni (cf Lc 1,48.52), ci introduca nella comprensione della vera umiltà e ci insegni ad essere umili di cuore e di fatto con una vita tutta orientata alla consegna di sé per amore del Padre e dei fratelli.