Inseguendo l’Agnello

Gesù: il Crocifisso per amore!
Carissimi fratelli e sorelle,
abbiamo appena finito di ascoltare la passione di Gesù secondo l’evangelista Giovanni che ogni anno illumina la Chiesa nel suo accompagnare, commossa e stupita, il suo Maestro e Signore lungo la via della croce mentre consegna se stesso alla morte per regalarci la sua vita divina (cf Ef 5,2.25; Gal 1,4; 2,20; 1Tm 2,6; Tt 2,14).
Nessuno ha il potere di levarglierla, è Lui che la consegna nella sua maestà divina (cf Gv 10,17-18), la consegna per amore, un amore non compreso, non conosciuto, non apprezzato, un amore misterioso con cui ci ama dall’eternità (cf Ger 31,3).
Consegnando la sua vita alla morte per amore, Egli distrugge la morte in tutte le sue dinamiche oscure che opprimono e schiacciano l’umanità da quando il peccato entrò nel mondo (cf Gen 3,16-19; Rm 5,12-21). Il vero Dio, in Gesù crocifisso per amore, distrugge tutte le false immagini di Dio che l’umanità si era creata e continuamente si crea nella continua ricerca di un dio che la salvi dalla morte e da ogni fallimento e umiliazione.
A quest’umanità, sempre tentata di lasciarsi ingannare da chi le propone pressantemente una pace e una felicità che rifugge con orrore da tutto ciò che sa di croce e sacrificio, Lui, il Signore Gesù, continua a mostrarsi Crocifisso per amore, appeso a un legno da tre chiodi, mentre grida al cuore di tutti la sua sete di donarci la salvezza, la sua sete di liberarci dalla schiavitù dell’effimero e del vuoto, la sua sete di essere finalmente accolto, capito, amato, la sua sete di donarci la sua vita (cf Gv 19,28), perché possiamo finalmente vivere nella pienezza della vita vera e dell’amore vero, quell’amore che niente e nessuno potrà mai rubarci (cf Rm 8,35ss), perché saldamente riposto in Colui che, Unico, “ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’immortalità per mezzo del Vangelo di cui la Chiesa è stata costituita, annunciatrice, ministra e maestra” (2Tm 1,10), quella vita che niente e nessuno potrà mai rubarci perché “chi crede in Lui ha la vita eterna” (Gv 3,36), “non sarà colpito dalla seconda morte” (Ap 2,11) e “anche se muore vivrà per sempre” (Gv 11,25).
All’umanità di tutti i tempi la Chiesa addita Gesù, Crocifisso per amore, come vera Sapienza e Salvezza dell’umanità, Gesù, Crocifisso per amore, che è ancora e sempre “scandalo” e “stoltezza” (1Cor 1,23) per chi non è stato ancora attirato dal “profumo olezzante del suo Nome” (Ct 1,3), ma che è”potenza” e “sapienza” (1Cor 1,24) per chi è “stato conquistato da Lui” (Fil 3,12) e reputa perciò “spazzatura” (Fil 3,8) tutto ciò in cui non può leggervi ben scritto il suo Nome.
Al mondo immerso nella continua ricerca della “propria vita”, la Chiesa addita l’insegnamento di Gesù, Crocifisso per amore: “Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna” (Gv 12,25). Ma per poter leggere e capire quest’insegnamento occorre la FEDE, la SPERANZA e la CARITÀ.
La FEDE è quella luce divina che mi fa accogliere Gesù Crocifisso, morto per amore, “per cui questa vita nella carne io la vivo nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2,20. Accogliere Gesù, Crocifisso per amore, significa accogliere nella mia vita il mistero della Croce come mistero che illumina e redime.
Illumina, perché lì dove non c’è la Croce di Gesù non c’è verità. La Croce di Gesù è il criterio assoluto del discernimento cristiano, con la sua dinamica di umile consegna di sé per amore, mi mostra la falsità e l’insignificanza di tutto ciò che nella mia vita non porta ben iscritta questa dinamica. Quell’ambito della mia vita, quella dimensione del mio essere, quell’aspetto della mia personalità dove non c’è ben iscritta la Croce di Gesù, con la sua dinamica di umiltà e di consegna di sé per amore, è un ambito della mia vita falso, è una dimensione del mio essere falso, è un aspetto falso della mia personalità.
Redime, perché lì dove è ben iscritto il mistero della Croce tutto viene purificato, redento ed elevato, tutta la realtà umana ha bisogno di un’immersione in questo mistero per rinnovarsi nella figliolanza divina. Tutti gli ambiti del mio vivere hanno bisogno di questo contatto esistenziale con la Croce di Gesù, Crocifisso per amore, per essere purificati, redenti ed elevati alla mia dignità di figlio, vero figlio di Dio (cf 1Gv 3,1).
La mia relazione con me stesso, con gli altri e con Dio deve essere purificata, redenta e innalzata dall’assumere nella mia vita quegli atteggiamenti, “quei sentimenti propri che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2,5-8), fino a poter dire con stupore, commozione e amore: “Non sono più io che vivo, ma è Gesù - il Crocifisso per amore - che vive in me” (Gal 2,20).
Ma per realizzare tutto questo occorre non solo la FEDE, ma anche la SPERANZA, “una speranza viva” (1Pt 1,3), che è “fiducia non in noi stessi, ma nel Dio che risuscita i morti” (2Cor 1,9). Accostiamoci dunque a Gesù, Crocifisso per amore, tutto confidando in Lui e tutto diffidando di noi. La speranza è quell’àncora sicura e salda con cui sono strettamente legato a Gesù (cf Eb 6,18-20) per cui sono sicuro che “il Signore mi libererà da ogni male e mi salverà per il suo regno eterno” (2Tm 4,18). La speranza è quella confidenza che abbiamo di accostarci “con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno” (Eb 4,16). La speranza come la fede non è mai troppa, non si può credere troppo né sperare troppo, ma troppo poco sì, questo sì, e quanto manchiamo di speranza! Gesù, Crocifisso per amore, è tutta la nostra speranza! Dobbiamo perciò avere e coltivare nel cuore una grande fiducia nella potenza della morte salvifica di Gesù: attraverso la sua morte si è riversata su di noi la salvezza e “dove ha abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia” (Rm 5,20), nessuna nostra miseria, seppur grande e seppur ripetuta può vincere la forza redentrice della morte di Gesù, Crocifisso per amore. A dirla alla santa Caterina, la speranza è quella atteggiamento interiore per cui noi ci “anneghiamo con fiducia nel suo Sangue”
Ma la fede e la speranza hanno bisogno, per sussistere nella loro pienezza di significato e di verità, della CARITÀ. L’anima della fede e l’anima della speranza è la CARITÀ, ciò che le rende vive e operose è la CARITÀ. E la CARITÀ è la nostra partecipazione all’AMORE del PADRE e del FIGLIO.
È infatti l’AMORE quello che ci attira a Lui: “Quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me” (Gv 12,32) e “nessuno può venire a Me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato” (Gv 6,44).
E l’AMORE ha due elementi intrinseci, che sono le sue due ali che permettono all’anima che ama di volare, correndo, incontro all’AMATO (cf Ct 1,4).
Il primo elemento intrinseco dell’amore è lo sguardo del cuore verso l’Amato: “Guarderanno a Colui che hanno trafitto” (Zc 12,10). Colui che ama, ama guardare l’Amato e ama guardando l’Amato, se amiamo Gesù, Lo guardiamo e Lo amiamo guardandoLo.
Il secondo elemento intrinseco dell’amore è lo slancio del cuore verso l’Amato, non c’è attrazione senza slancio, senza corsa, senza impeto: “Attirami dietro a Te, corriamo!” (Ct 1,4). Il cristiano non cammina lungo la sua via, bensì corre, anzi vola, perché ama Gesù, il Crocifisso per amore:
“Anche noi dunque, circondati da un così gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d'animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato” (Eb 12,1-4)
E l’AMORE, ma quello vero per Gesù, il Crocifisso per amore, porta come conseguenza la lotta al peccato, perché chi pecca non ama (cf 1Gv 2,3-5) e chi ama “non può peccare” (1Gv 3,9).
Da qui i “tre gradi dell’amore” che sono i tre gradi della nostra comprensione di Gesù, il Crocifisso per amore:
Il primo grado dell’amore. È obbligatorio per tutti coloro che dicono di credere in Lui: amare talmente Gesù da essere disposti a portare con pazienza la sua Croce nei doveri e nelle vicissitudini della propria vita, costi quel che costi. Essere quindi disposti anche a morire in croce, ma non commettere mai peccato mortale o grave. Questo è l’amore che si eleva dalla vera fede che porta alla pazienza (cf Gc 1,3) e ci fa camminare incontro all’Amato: «Gesù a tutti, diceva: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua"» (cf Lc 9,23)
Il secondo grado dell’amore. È obbligatorio per chi vuol amare di più: amare talmente Gesù da portare con dolcezza, fiducia, confidenza la sua Croce nei doveri e nelle vicissitudini della propria vita. La persona a questo stadio spirituale, ama così tanto il suo Signore Gesù, Crocifisso per amore, che è disposta a tutto, anche a morire in croce, ma non commettere deliberatamente alcun peccato né piccolo né grande, veniale o mortale.
Questo è l’amore che si eleva dalla vera speranza che porta alla piena fiducia e confidenza (cf Fil 1,20) e ci fa correre incontro all’Amato anche rompendo gli schemi usuali del nostro vivere, andando controcorrente: «Attirami dietro a te, corriamo!» (Ct 1,4)
Il terzo grado dell’amore. È il grado degli innamorati, ma quelli però folli! Si tratta di amare tanto Gesù, il Crocifisso per amore, da preferire per amore suo e “rassomigliare più effettivamente a Lui, la povertà con Gesù povero piuttosto che la ricchezza, le ingiurie con Gesù, che ne è ricolmo, piuttosto che gli onori, e preferire essere stimato stupido e pazzo per Gesù, che per primo fu ritenuto tale, anziché saggio e prudente in questo mondo” (S. Ignazio di Loyola, Esercizi Spirituali, n. 167). Questo è l’amore che si eleva dalla vera carità che porta all’amore più grande, qui non si cammina più, né si corre, ma si vola incontro all’Amato: «“Sono stato crocifisso con Gesù e non sono più io che vivo, ma Gesù vive in me” (Gal 2,20)… “e quello che poteva essere per me un guadagno, l'ho considerato una perdita a motivo di Gesù Cristo” (Fil 3,7)».
La Vergine Maria, che oggi rimiriamo ferma sotto la Croce del Figlio unita nell’offerta d’amore per la salvezza dell’umanità, ci introduca nella comprensione sempre più coinvolgente e amorosa di questo mistero di dolore e d’amore.