Inseguendo l’Agnello

Le “Tre” impronte
Carissimi fratelli e sorelle,
ogni anno, dopo la Solennità della Pentecoste celebriamo quella della SS.ma Trinità, in essa siamo chiamati innanzi tutto allo stupore e allo lode per quello che Dio è in se stesso, Indivisa Unità sussistente nella Trinità delle Persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Sono Tre eppure sono Uno: Tre Persone, una sola divinità, una sola natura o sostanza divina. Una Unità che non patisce solitudine, una Molteplicità che non patisce divisione. È un mistero grande: il più grande della nostra fede, mistero fondamentale da cui scaturiscono tutti i misteri principali della nostra fede, primo tra essi quello dell’incarnazione, passione, morte e risurrezione del Figlio di Dio.
Padre, Figlio e Spirito Santo non sono tre dèi, ma l’Unico Dio “fuori di Lui non ci sono altri dèi”(Is 45,5.21). È una verità che non possiamo comprendere, ci supera, ci trascende e nello stesso tempo ci avvolge! Tutte le prerogative proprie di Dio sono possedute in pienezza da ciascuna Persona Divina senza diminuzione o variazioni! Ciascuna Persona è pienamente Dio, ma non sono Tre Dèi, bensì l’Unico Eterno Dio! L’unica distinzione che sussiste nella SSma Trinità consiste nelle relazioni interpersonali: il Padre non è il Figlio, ma il Padre del Figlio, il Figlio non è il Padre, ma il Figlio del Padre, lo Spirito Santo non è né il Padre né il Figlio, ma è il loro reciproco amore che li unisce in Unità Assoluta nella Comunione Eterna delle Persone e propriamente parlando, nello Spirito Santo, il Padre e il Figlio non sono più Due, ma Uno.
La SSma Trinità è un mistero di pienezza: “Pienezza di essere, pienezza d’intelligenza, pienezza d’amore” (P. Lanteri)! Pienezza che si espande e si dona nella creazione che riflette, come in uno specchio, tutta la sua bellezza e perfezione. Per cui, ecco che tutto il cosmo è meravigliosamente bello e ordinato. Quando guardiamo la bellezza di un semplice fiore, il gioco dei colori di un arcobaleno o il gioco di luci di un tramonto, quando guardiamo la luna, il sole, le stelle… o quando entriamo nella realtà del microcosmo: delle cellule e degli atomi e dell’ordine perfetto che le governa… non possiamo non rimanere stupiti ed estasiati per tanta perfezione e tanta bellezza. Ma nel creato c’è qualcosa di particolarmente bello e stupefacente, qualcosa che non è qualcosa, ma qualcuno: l’uomo, la donna: queste piccole e fragili creature che portano nel proprio intimo una particolare impronta del loro Creatore e Signore: “Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Gen 1,27).
È appunto perché portiamo nell’intimo quest’impronta divina che non è marginale, superfluo o indifferente per noi sue creature, conoscere o non conoscere il vero Dio, l’unico vero Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo. Perché solo quando conosciamo il vero Dio possiamo dare una risposta alla domanda che ognuno di noi si porta nel cuore: “Chi sono io? Cosa sono chiamato ad essere?”.
Mostrandosi e facendosi conoscere nella sua verità di Padre, Figlio e Spirito Santo, Dio permette all’uomo di conoscere ed entrare dentro le fibre più nascoste della propria entità umana che partecipa intimamente dell’essere del suo Creatore e Signore, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
L’impronta del Padre
Ogni persona umana è creata a immagine del Padre, il Padre è Padre Eterno del Figlio, genera dall’eternità e nell’eternità il Figlio e di Lui si compiace eternamente. Per questo ogni uomo, ogni donna non si sentirà mai pienamente realizzato se non vive la paternità o maternità. Ogni uomo è chiamato ad essere padre, ogni donna è chiamata ad essere madre. Padri e madri, cioè coloro che generano, che comunicano la vita, che partecipano alla paternità di Dio Padre. Una vita senza un figlio è una vita sterile, la vita dell’uomo, la vita della donna se sterile è frustrante e chiude il cuore alla gioia. Ogni uomo, ogni donna è chiamato a generare un figlio, è questo figlio che riempie il cuore di gioia di chi lo genera. Ma, attenzione non si tratta semplicemente di mettere al mondo dei bimbi o delle bimbe. Sì, avere dei bambini, dei figli, è anch’esso partecipazione alla paternità del Padre eterno (cf Ef 3,15), ma ciò che realizza l’aspirazione primaria di ogni essere umano non è generare dei figli, ma generare il “Figlio”, lo stesso Figlio del Padre. Il Padre ci ha creato per darci la gioia di generare in Lui il suo stesso Figlio. La gioia di generare Lui, “il più bello tra i figli degli uomini” (Sal 45,3), “l’uomo Gesù Cristo” (1Tm 2,5) “incui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 2,9).
In che modo ad ogni uomo, ad ogni donna è possibile questa generazione divina, in che modo è possibile generare il Figlio? È molto semplice! Basta fare la volontà del Padre: “Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre” (Mt 12,50). Sì! “Fratello, sorella e madre”, “madre”, cioè colei che genera.
Facendo la volontà del Padre, entrando nel mistero della sua volontà con fede, abbracciando la sua volontà con amore, Lui, il Padre, ci rende partecipi della generazione eterna del Figlio, in noi e attraverso noi genera il suo Verbo nel tempo e in noi e attraverso di noi si compiace di Lui (cf Mt 17,5).
Ogni uomo, ogni donna ha ricevuto dal Padre la vocazione a generare il suo Figlio, ogni essere umano è chiamata ad una vita feconda, non ad una vita sterile e ogni vita è sterile se in essa non nasce Gesù, non fiorisce Gesù, non cresce Gesù. Questa è la sterilità che frustra la vita di tanti, di moltissimi. Una vita piena di tutto: di beni, di agi, di figli, ma priva di Lui, priva del “Figlio”, una vita priva di Gesù è una vita fondamentalmente sterile e sarebbe meglio non essere mai nati (cf Mc 14,21), ma non vivere senza generare Gesù!
L’impronta del Figlio
Portiamo dunque in noi l’impronta della SS.ma Trinità: l’impronta del Padre che ci chiama a generare il suo Figlio, l’impronta del Figlio che gode di essere generato dal Padre e di stare con Lui. Tutta la Persona del Figlio è relazione al Padre, nulla fa, nulla dice se non quello che il Padre gli ha comandato (cf Gv 12,49-50) e desidera che tutti sappiano questo: che Lui ama il Padre (cf Gv 14,31) e che la sua vita, il suo cibo, il suo respiro “è fare la volontà delPadre” (Gv 4,34) perché “Lui e il Padre sono una cosa sola” (Gv 10,30) e chi “vede Lui ha visto il Padre” (Gv 14,9).
Quest’impronta del Figlio in noi è la sorgente della nostra inquietudine e insoddisfazione che ci perseguita in ogni cosa che inseguiamo o che abbracciamo. Il nostro cuore non può avere pace né riposo se non nel seno del Padre. È l’impronta del Figlio in noi che non ci permette di avere pace fuori dell’abbraccio del Padre. Ogni fibra del nostro essere è stata creata dal Padre perché faccia la sua volontà che è amore! Quale frustrazione profonda vive la persona umana quando non cerca la volontà del Padre, quando non fa’ la volontà del Padre, quando fugge la volontà del Padre perché abbagliata e ingannata da altre vie facili e comode (cf Mt 7,13), che promettono felicità e soddisfazioni che però svaniscono abbracciandole.
L’impronta dello Spirito Santo
Abbiamo parlato dell’impronta del Padre che ci sollecita a partecipare alla generazione del Figlio e della impronta del Figlio che ci chiama ad abbracciare la volontà del Padre, ma cosa dire dell’impronta dello Spirito Santo in noi? L’impronta dello Spirito Santo in noi consiste proprio in questa duplice impronta del Padre e del Figlio che ferisce il nostro cuore. Egli è l’Amore sostanziale del Padre e del Figlio, per questo ha una duplice dimensione intrinseca: è l’Amore del Padre verso il Figlio, è l’Amore del Figlio verso il Padre. È l’impronta dello Spirito Santo che mi attira verso il Figlio in quanto mi partecipa l’Amore del Padre verso il suo Figlio (cf Gv 6,44). È l’impronta dello Spirito Santo che mi orienta al Padre in quanto Egli è l’Amore del Figlio verso il Padre ed proprio nello Spirito Santo che i Due, il Padre e il Figlio, non sono più “Due”, ma “Una cosa sola” nella Trinità Eterna. Propriamente dunque l’impronta dello Spirito è l’unità di queste due impronte che abbiamo ricevuto e che ci spingono ad essere “Uno” con tutti, innanzi tutto ci spinge ad essere “Uno”nella Trinità nell’unione d’amore con il Figlio che ci introduce nel Padre e ci fa essere una cosa sola con Lui (cf Gv 14,23; 17,21), quindi ci spinge ad essere “Uno” con i fratelli e le sorelle con cui condividiamo l’esistenza. Per questo non c’è pace per il nostro cuore finché non siamo in comunione con tutti, il nostro cuore soffre, soffre tremendamente e non ha pace finché non si ritrova in pace con ogni fratello e ogni sorella e non si apre all’amore universale.
Ecco - carissimi fratelli e sorelle - concludiamo questa omelia con uno sguardo alla Vergine Maria, Lei, Diletta Figlia del Padre, Amorosissima Mamma del Verbo e Dolcissima Sposa dello Spirito, Dimora Immacolata di Dio, ci aiuti e ci insegni a crescere ogni giorno di più nella consapevolezza e nell’esperienza di Dio Amore Trinitario che ci sommerge e c’invade e che ha la sua dimora preferita nell’intimità del nostro cuore.