Seconda Domenica d’Avvento - Anno A

5 Dicembre 2010

Prima Lettura:
Is 11,1-10

Dal Salmo : 71
Seconda Lettura:
Rm 15,4-9
Canto al Vangelo:
Lc 3,4.6
Vangelo: Mt 3,1-12

Inseguendo l’Agnello

“Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”

Carissimi fratelli e sorelle,
appare oggi nelle Liturgia la figura di Giovanni Battista, cugino del Signore; il Battista è, in ogni Avvento, insieme alla Vergine Maria e al profeta Isaia, un riferimento importante del nostro cammino incontro al Signore che rinnova per noi in ogni Natale la sua venuta.
La personalità del Battista ed il suo messaggio sono duri, austeri e contrastano un po’ con la figura e il messaggio di Gesù che proprio dal Battista viene annunciato e additato presente nel mondo (cf Gv 1,29). Lo stesso Giovanni rimarrà perplesso, sul finire dei suoi giorni, intorno al suo cugino Gesù, per cui gli mandò a chiedere dalla sua prigione se fosse veramente Lui il Messia o dovevano aspettarne un altro (cf Mt 11,2-3). Gesù tranquillizzò il povero Giovanni che ancora non poteva capire, infatti, dopo aver operato una gran numero di miracoli, disse ai suoi messaggeri: “Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me” (cf Mt 11,4-6).
Con questo gesto Gesù inaugurava solennemente quel tempo messianico annunciato dai profeti e in particolare da Isaia (prima lettura) che parlò di “un germoglio della stirpe di Iesse” [Iesse era il padre di Davide] che avrebbe instaurato un regno di giustizia, di amore e di pace, sollevando i poveri e reietti dalle loro miserie.
Quando i messaggeri se ne furono andati, Gesù parlò alla folla di Giovanni, elogiandolo molto, riconoscendo in lui colui che gli aveva preparato la strada: “Tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista”, ma consapevole della novità assoluta del suo Vangelo, affermò altresì che “il più piccolo del regno dei cieli è più grande di lui” (cf Mt 11,7-14). Con queste parole Gesù affermava due cose:

  1. La grandezza morale di Giovanni
  2. La conclusione del Vecchio Testamento, il lungo tempo di preparazione nel quale Dio aveva preparato il suo popolo affinché giungesse predisposto alla “pienezza dei tempi” quando avrebbe mandato “il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l'adozione a figli” (Gal 4,4-5) “ricapitolando in Lui tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra” (Ef 1,10).

Una domanda nasce spontanea nella nostra mente: ma se Giovanni è superato da Gesù perché continuare a dare alla sua figura e al suo messaggio una grande rilevanza?
«La Chiesa ha sempre conservato con grande venerazione la memoria di Giovanni Battista e della sua predicazione. La missione che Giovanni ha compiuto mantiene sempre la sua attualità e svolge un compito permanente nella storia della nostra salvezza. La sua missione è stata quella di preparare il popolo ebreo ad accogliere la venuta imminente del Signore. Quando nacque, suo Padre Zaccaria disse di lui: "E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli la strada". Giovanni preparò le strade davanti al Signore in primo luogo colla sua predicazione. Anche noi ci troviamo nella condizione in cui si trovava quel popolo a cui Giovanni si rivolgeva. Certamente il Signore è già venuto nascendo da Maria, è già morto e risorto per noi. Ma Egli vuole venire dentro alla nostra vita, dentro al nostro cuore per conformarci sempre più a Lui: Egli è sempre sul punto di venire. Ecco perché la Chiesa continua a farci ascoltare la predicazione di Giovanni. Quale è stata? Riascoltiamola: "Convertitevi perché il Regno dei cieli è vicino": ecco la sintesi di tutta la predicazione di Giovanni. "Convertitevi": i peccati che opprimono il nostro cuore, la nostra indocilità alla volontà del Signore, il nostro attaccamento alla nostra volontà più che a quella del Signore devono essere rigettati perché nasca in noi un cuore nuovo e uno spirito nuovo. Un cuore nuovo pienamente sottomesso al Signore: il grido di Giovanni continui a risuonare sempre in noi e nelle nostre comunità».
- Mons. Carlo Caffarra .
Riproponendo ancora oggi la predicazione di Giovanni Battista la Chiesa afferma così che il Vangelo di Gesù non può attecchire nella vita di una persona se prima essa non si sia fondata e orientata sui Dieci Comandamenti, i quali esprimono la Legge che Dio ha iscritto nel più intimo del cuore di ogni uomo prima ancora che sulle tavole del Sinai (cf Es 24,12).
La più grande tentazione del cristiano moderno è quella di vivere un Vangelo avulso, staccato, scisso dai Dieci Comandamenti, come se fosse possibile contemporaneamente adorare il Signore Gesù e calpestare la Legge del Padre suo! Ma questo Gesù non l’ha mai insegnato, tutt’altro! Egli ci ha detto che suo cibo era la volontà del Padre (cf Gv 4,34).
Quando noi affermiamo il primato del “Vangelo” sul “VT” e i suoi “Dieci Comandamenti” non ne affermiamo l’abolizione, Gesù non è venuto per abolire, ma per portare a pienezza (cf Mt 5,17), è venuto a insegnarci a vivere la Legge del Padre non come norma esteriore che schiaccia e rende schiavi, ma come norma interiore che illumina, libera e rende capaci di amare nella verità di figli di Dio. Dando ai suoi discepoli il suo “nuovo comandamento”, Gesù comanda loro non di osservare comandamenti diversi, ma di osservare i Comandamenti del Padre come Lui li aveva osservati, di amare cioè, come Lui aveva amato (cf Gv 13,34). La novità del Vangelo di Gesù consiste in una nuova capacità di amare, di amare come Gesù, fino al dono della vita. Questa nuova capacità d’amore e d’amare ci viene comunicata da Gesù stesso e dal Padre suo nel loro Santo Spirito (cf Rm 5,5) che ci ha consegnato morendo in croce per noi (cf Gv 19,30).
La funzione della Legge nel VT era quella di mettere in evidenza il peccato (cf Rm 7,7-13) perché l’uomo, confrontandosi con Legge di Dio si scoprisse peccatore e invocasse il Salvatore. Infatti, è solo da un cuore consapevole di aver bisogno di perdono, di redenzione, di salvezza che nasce il desiderio di un Redentore, di un Salvatore, di un Messia.
È vero che il Messia è già venuto e ci ha salvato, ma la salvezza che Gesù, nostro Salvatore e Redentore, ci ha apportato con la sua morte e risurrezione è una salvezza oggettiva, la grazia che Egli ci ha meritato è una potenzialità offerta ad ogni uomo che deve però accoglierla nel cuore e lasciarsi lavorare da essa. In altre parole, ciò che Gesù ha meritato oggettivamente per tutti, deve poi essere soggettivamente attuato in ogni persona che si accosta a Lui nella fede e nell’amore. La redenzione si attua nel tempo e non magicamente e si attua nel dialogo d’amore che si svolge tra la nostra libertà e le istanze che Dio Amore (cf 1Gv 4,8.16) suscita nel nostro cuore con la sua grazia. Con il s. Battesimo tutto è iniziato, ma non tutto è compiuto, la nostra redenzione e salvezza è iniziata, ma non pienamente compiuta.
Per questo la funzione del VT e quindi di Giovanni Battista non è ancora superata, ma sempre attuale. Giovanni infatti ci ricorda che dobbiamo fare “frutti di conversione” e che non possiamo vantare un’appartenenza a Gesù solo perché battezzati, come i farisei e i sadducei che si vantano di essere “figli di Abramo” solo perché ebrei.
Prepararsi a celebrare il Natale del Signore deve quindi significare per ciascuno di noi una presa di consapevolezza nello Spirito, di quella parte di noi stessi che ancora non si è sottomessa alla Legge di Dio, una presa di coscienza di quegli aspetti della nostra personalità che ancora non sono stati illuminati dalla luce di Gesù, di quelle parti del nostro cuore che non sono state ancora vivificate dall’Amore.
Consapevoli quindi delle nostre ribellioni, delle nostre tenebre, delle nostre chiusure all’Amore, invochiamo il perdono e la salvezza e gridiamo al Signore che venga a salvarci, rivivendo così l’attesa messianica di salvezza compiuta una volta per sempre nella “pienezza dei tempi”, ma che deve ancora compiersi pienamente in noi.
L’atteggiamento austero e penitente del Battista che fu elogiato da Gesù (cf Mt 11,7-15), ci ricorda poi come l’autenticità del nostro desiderio di salvezza è manifestato propriamente dal nostro impegno, dallo sforzo personale che poniamo nel “rinnegare noi stessi”, fondamento e base di ogni atteggiamento cristiano (cf Mt 16,24). Ci ricorda, cioè, la necessità di quell’aspetto della vita cristiana che prende il nome di ascesi e che viene spesso visto con troppo fastidio dal cristiano moderno sempre più conquistato dalla ricerca del più facile e del più comodo e tentato quindi di eliminare dal Vangelo di Gesù tutto quello che può disturbare o rendere più pesante la “carne”, abituata com’è a prendersi tutte le sue soddisfazioni e comodità (cf Mt 26,41).
Ma, se Giovanni Battista, in questo nostro cammino di Avvento ci richiama a questo, d’altra parte, l’altra protagonista di questo tempo santo, la Vergine Maria, ci invita a non spaventarci degli ostacoli, a non scoraggiarci delle nostre debolezze, a non confonderci per i nostri limiti, perché ciò che non è possibile a noi con le nostre sole e deboli forze, è possibile certamente a Dio (cf Lc 1,37) che ci ama (cf Gv 16,27).
Fidiamoci dunque di Dio e lasciamoci come Maria lavorare dallo Spirito Santo per portare frutti di un’autentica e sincera conversione al Signore che, concepito a Nazareth e nato a Betlemme, vuol crescere e vivere in ciascuno di noi.

Amen.