Inseguendo l’Agnello

“Abbiamo visto sorgere la sua stella!”
Carissimi fratelli e sorelle,
celebriamo oggi la solennità dell'Epifania. Cerchiamo prima di tutto di entrare nel mistero che celebriamo. Cosa celebra oggi la Chiesa? Oggi celebriamo l'EPIFANIA, cioè la "manifestazione", manifestazione di Gesù alle genti tutte. Celebriamo l'invito del Padre, la chiamata del Padre ad ascoltare Gesù, a seguire Gesù, ad aderire a Gesù perché Gesù è il Figlio suo mandato da Lui a salvarci: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo"(Mt 17,5).
Oggi celebriamo il disegno del Padre di fare di tutta l’umanità la sua famiglia, nell’adesione di fede e d’amore al suo Figlio Unigenito. In Gesù Cristo, il Padre chiama ogni uomo a far parte della sua famiglia e i Magi rappresentano le primizie di quest’umanità radunata attorno al Figlio per partecipare della sua figliolanza divina. La loro storia è, per ogni uomo, un modello del viaggio che deve intraprendere per arrivare ad incontrarsi con Gesù, l’unico Salvatore degli uomini (cf 1Tm 2,5; 1Gv 4,14).
Riflettendo su una misteriosa stella essi lasciano il loro paese e le loro sicurezze per cercare il “Re dei Re”, Lo trovano aiutati dalle indicazioni dei sacerdoti, Lo adorano e ritornano alle loro case per altra via.
La stella che brilla: la ricerca interiore
Ogni cosa può diventare una “stella” che mi porta a Gesù. Ogni realtà infatti racchiude un mistero più grande di noi stessi. Una sincera e spassionata ricerca intorno al mistero dell’esistenza non può non portare a Dio e questi a suo Figlio (cf Gv 6,44). Ogni cosa è una “stella” un mistero che mi invita alla ricerca, ad uscir fuori di me per cercare un misterioso “Altro” che si nasconde per essere cercato. Ma per cercarLo devo lasciare le mie sicurezze e avventurarmi alla sua ricerca.
“Stella” per ciascuno di noi è la nostra stessa vita e ogni circostanza di essa, ma soprattutto le nostre realtà più profonde e intime dove esperimentiamo una sete e una fame insaziabile di vita, di pace, di felicità, di verità, di amore che niente e nessuno quaggiù può colmare e che ci spingono inevitabilmente a cercare quel Qualcuno che unico possa saziarci in pienezza. L’uomo è un cercatore di Dio nato, al punto che quando non cerca più Dio, la sua vita non ha più nessun significato. Nella sua ricerca, l’uomo, ogni volta che si ferma su qualcosa o qualcuno (con la “q” minuscola) sente una voce nel cuore che gli sussurra: “Cercami oltre” ed è proprio in questo andare oltre, non accontentandosi di qualcosa di effimero e parziale che l’uomo realizza la sua voca-zione perché tutto è stato creato da Dio perché l’uomo se ne servisse come di una scaletta per giungere a Lui.
Ma pur essendo questa la vocazione dell’uomo, non sono molti coloro che Lo cercano sinceramente. Perché? Per due motivi fondamentali: il primo è che la parte di noi che è sazia, gaudente e pigra blocca la ricerca per la paura di dover cessare di godere ciò di cui usufruisce. La seconda è la paura è di cosa potrai mai dirci o chiederci Dio, una volta che Lo abbiamo trovato.
Si racconta di un Rabbi che un giorno si trovò a guardare dei bambini che giocavano a nascondino e mentre questi giocavano un bambino si accorse che il Rabbi stava piangendo e gli chiese: “Perché piangi, Rabbi?”. Il Rabbi rispose: “Anche Dio si nasconde, come nel vostro gioco, ma non c’è nessuno che si metta a cercarlo”.
La stella scompare: l’istituzione
Non fu un caso che a Gerusalemme la stella scomparve per riapparire più tardi lungo la via per Betlemme, dopo che i sacerdoti avevano già indicato ai Magi dove doveva nascere il Messia. Non finiremo mai di ringraziare il buon Dio di non averci lasciati in balia della nostra ricerca personale, delle nostre opinioni, delle nostre vedute, ma ha voluto che ci fosse un’istituzione, allora il tempio e la sinagoga, oggi la Chiesa, dove si possa trovare qualcuno che ci indichi con esattezza dove si trova Gesù, per non camminare invano, per non fare giri a vuoto, per non perdere tempo.
La finalità della ricerca è quella di ritrovarsi attorno al Signore Gesù come famiglia dei figli di Dio, come popolo in cammino verso il Padre, la ricerca non si conclude dunque in un incontro intimistico con Dio, ma nella gioia di una festa che coinvolge tutta l’umanità. Questo è il disegno del Padre: che tutta l’umanità si ritrovi non semplicemente attorno a Gesù, ma tutta riunificata in Lui.
Erode
Erode rappresenta quelle forze, sempre presenti nel mondo, che contrastano questo disegno di unificazione dell’umanità in Gesù. Erode pensava di Gesù in termini sbagliati credendo che fosse un suo rivale, un pregiudizio questo che lo condurrà alla strage degli innocenti (cf Mt 2,13-18). Guardando Erode, possiamo chiederci quali siano i “pregiudizi” presenti nella nostra società moderna nei confronti di Gesù e del disegno del Padre di unificare l’umanità in Lui. Si possono rilevare due posizioni che non accolgono consapevolmente o inconsapevolmente questo disegno, le quali non cessano di insidiare anche la fede dei cristiani.
La prima è quella di chi ritiene che sia la stessa cosa credere in Gesù Cristo o in Budda o in Maometto, l’importante è credere in qualcosa che poi sia vero o meno ciò che si crede non ha importanza, tanto poi tutti si salvano, anche chi non crede in Gesù Cristo. Questa mentalità, purtroppo, sta dilagando anche in mezzo a chi va a fare la s. Comunione ogni domenica!
È vero che ogni uomo in buona fede a qualunque religione appartenga, se chiede perdono dei suoi peccati e si sforza di fare il bene e fuggire il male, si salverà, ma non si salverà senza Gesù Cristo, perché Gesù Cristo è morto per tutti. Ma la salvezza non è semplicemente aver evitato l’inferno, è molto, molto di più: è pienezza di realizzazione della propria esistenza come figlio di Dio. La salvezza che Gesù ci regala non è vita eterna futura, ma vita eterna e nuova presente. È liberazione dall’errore, dalla menzogna e invito a vivere nella verità e nell’amore. Dio vuole sì “che tutti gli uomini siano salvi”, ma vuole anche che “giugano tutti alla conoscenza della verità”(1Tm 2,4): “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,32). Dio ci ha fatto per la verità e Gesù Cristo è venuto a rendere testimonianza della verità (cf Gv 18,37). Chi mette sullo stesso piano Gesù Cristo e Budda, è un po’ come Pilato che disinteressato alla verità, volendo salvare la vita di Gesù, finì non solo per lasciarLo crocifiggere, ma in più Lo fece anche flagellare (cf Gv 18,38-19,1). Cioè non si può dirsi cristiani e nello stesso tempo non credere in Gesù unica “Via, Verità e Vita” (Gv 14,6) del mondo, se il “Gesù” che noi crediamo non è questo non è il vero Gesù, ma quello della mia immaginazione e certamente quello lì non salva nessuno, neanche me!
La seconda posizione è rappresentata dal movimento culturale in atto globalmente che cerca una certa unità tra le persone su un comune consenso attorno a qualche valore condiviso. Certamente questo sforzo ha molti aspetti positivi ed è vero che come cristiani dobbiamo anche cercare ciò che ci unisce a chi cristiano non lo è, ma questo mai senza dimenticarci di essere cristiani e del dovere che abbiamo di annunciare Gesù “in ogni occasione opportuna e non opportuna” (cf 2Tm 4,2). Il rispetto degli altri e delle loro idee non deve mai giungere fino al punto che non rispettiamo più noi stessi, la nostra identità cristiana e i nostri valori più profondi! Quest’atteggiamento rappresenta anche il limite di un certo ecumenismo che pur di fare ecumenismo è disposto a rinunciare a qualunque verità cattolica. Proprio riguardo questi aspetti Gesù Cristo affermò di non essere venuto a portare l’unità e la pace, ma la divisione (cf Lc 12,51-53)! E proprio per questo Paolo dirà che il cristiano, se vorrà veramente essere tale, non potrà non subire persecuzione (cf 2Tm 3,12) e dovrà subirla proprio perché su certe cose noi cristiani non possiamo essere uomini che condividono e accolgono, ma sempre uomini che rifiutano e si oppongono e anche tacendo, il mondo si sentirà sempre accusato di peccato da noi a motivo della santità della nostra vita (cf Sap 2,12-20).
L’incontro
Il Vangelo mette in rilievo come i Magi trovarono Gesù con Maria: è sempre così è Lei che ci dona Gesù e ce Lo dona attraverso la mediazione della Chiesa. Nessuno troverà mai il vero Gesù senza Maria e senza la Chiesa.
E una volta trovatoLo, Lo adorano. Ogni incontro vero con Gesù porta la persona all’adorazione, a mettersi in ginocchio. Uno dei segni che abbiamo incontrato veramente Gesù è dato dalla nostra facilità ad inginocchiarci, dal gusto e dalla gioia che abbiamo nel cuore nell’inginocchiarci davanti a Lui, soprattutto riconoscendoLo presente, “prigioniero d’amore”, nel sacramento dell’Eucaristia.
"E gli offrirono in dono oro, incenso e mirra". Ogni vero incontro con Dio, e Gesù è Dio, si conclude nell'offerta di se stessi e questo, infatti, significano i doni dell'oro, incenso e mirra. Oro: Al Signore che seguo. Incenso: Al Dio Altissimo che adoro: Mirra: All’uomo che amo e che morirà in croce per me.
Il ritorno
“… per un'altra strada fecero ritorno al loro paese”! È proprio così: dopo aver incontrato Gesù, ma averlo incontrato veramente e non solo con l'immaginazione, non si torna più sulla strada vecchia, non si torna più sulla strada dell'“uomo vecchio” (Col 3,9; Rm 6,6; Ef 4,22): la vita cambia e se non cambia è perché ancora non l'abbiamo incontrato, ancora Maria non ha avuto la gioia di metterci questo Bambino tra le braccia.
Ecco, carissimi, l'augurio della Chiesa: che ciascuno di noi oggi possa avere la gioia dei Magi, incontrarsi con Gesù, adorare Gesù, seguire Gesù, amare Gesù ed essere diversi, diversi dentro, diversi fuori con una vita diversa, più bella, più semplice, più profonda, più vera, più ricca di significato e più ricca di amore.
Amen.