Quinta Domenica del Tempo Ordinario
Anno C

7 Febbraio 2010

Prima Lettura: Is 6,1-2a.38
Dal Salmo 137
Seconda Lettura:
1 Cor 15,1-11
Canto al Vangelo: Gv 15,16
Vangelo: Lc 5,1-11

Inseguendo l’Agnello

«Signore, allontanati da me che sono un peccatore»

Carissimi fratelli e sorelle,
il Vangelo odierno ci invita, con la sua ricchezza di movimento, di vivacità e insieme di profondità di contenuti, a procedere più verso una contemplazione amorosa del mistero che a fare grandi e lunghi discorsi. Premetto due parole su un modo di pregare chiamato “contemplazione”, non si tratta della contemplazione di santa Teresa d’Avila, che è tutta una preghiera di passività dove lo Spirito del Signore prende e rapisce la persona e la introduce nella contemplazione di Gesù, no, parliamo della contemplazione di sant’Ignazio di Loyola che cerca di aiutare la persona a trovare una via facile per un inserimento personale, intimo e vitale di quel particolare mistero della vita di Gesù sul quale la persona si ferma in affettuosa preghiera.
Per poter contemplare così il Vangelo occorrono, insieme allo Spirito Santo che è l’anima di ogni nostro pregare, altre due cose importantissime: una fede semplice da bambino e un amore grande, appassionato per Gesù. Ecco, se abbiamo queste due cose, una fede semplice da bimbo e un amore appassionato per Gesù, possiamo accostarci con fiducia alla contemplazione di questo brano di Luca. D’altra parte, se queste due virtù sentiamo di averle molto ridotte, magari forse al lucignolo che sembra spegnersi, chiediamo a sempre a Lui, allo Spirito dell’Amore che alimenti questa fiamma perché si ravvivi e riprenda vivacità e vita.
Chiediamo dunque allo Spirito di Gesù di introdurci nel mistero:
«In quel tempo, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genesaret e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca».
Bella questa scena, cerchiamo di gustarla nello Spirito, Gesù è attorniato, schiacciato dalla folla che desiderava ascoltare la Parola. Attenti… Luca mette in evidenza che non sono lì per vedere o chiedere miracoli e prodigi, sono lì per ascoltarLo… Pensiamo la gioia di Gesù, Lui è la Parola, Parola del Padre, il Padre l’ha mandato a noi perché parli a noi di Lui… pensiamo alla gioia di Gesù nel vedersi cercato, ascoltato la gente è tanta allora serve un pulpito per parlare a tutti… ci sono due barche… Gesù sale su una e non vi sale a caso… ha scelto quella barca su cui parlare al mondo che desidera ascoltarLo: è la barca di Pietro!
Pietro è un poveruomo che credeva di stare lì per caso e invece era lì perché dalla sua barca doveva parlare il Maestro. Carissimi fratelli e sorelle, anche oggi Gesù parla al mondo dalla stessa barca, ci sono anche oggi altre barche ormeggiate, ma Gesù parla da quella barca… che mistero! Guardiamo Pietro oggi… il nostro Santo Padre!… Che mistero, ma ci vuole fede, fede grande, fede bella, fede semplice da bambino per credere senza tante storie che da lì parla Gesù! Non possono non affacciarsi alla nostra mente altre barche da cui non parla Gesù… altre folle attirate non dalla Parola, ma dalle chiacchiere vuote del mondo che rendono vuota e senza senso né valore la vita… quante folle! Signore, abbi pietà di queste folle e suscita nel mondo profeti… suscita Signore, annunciatori della tua Parola che salva dalla tentazione di sprecare la vita riempiendola di ciò che non vale, di effimero, di vuoto e di non-senso!
«Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano».
Non si può aver ascoltato Gesù e rimanere lì fermi a riassettare le reti… quelle reti vuote segno di una vita ricca di fatica, di prove, ma priva di senso, di significato, di valore… quanti, quanti uomini, quante donne lavorano, faticano, soffrono senza un perché, senza un significato al proprio vivere, al proprio gioire e soffrire… e allora ci si appiattisce a riassettare le reti, cioè a contemplare il fallimento di una vita senza senso… soprattutto dopo una certa età si vive questo riassettare le reti vuote della propria vita e la persona si chiede: che senso ha avuto la mia vita? che ci sono venuto a fare quaggiù? cosa ho combinato di buono? Magari sono molte le cose buone che abbiamo fatto, ma spesso quando ci fermiamo a dare uno sguardo alla vita che è passata, rapita dall’inesorabilità del tempo che fugge via, emergono solo le cose brutte, gli sbagli, i fallimenti, le rovinose cadute e un certo avvilimento e sconforto attanaglia il cuore e piega la nostra anima fatta da Dio per volare verso di Lui, la piega ad adagiarsi a terra ripiegata su se stessa, invece di levarsi in volo…
Ma ecco che il Salvatore del mondo si avvicina a Pietro che rimugina il suo fallimento di una notte di fatica inutile e gli dice: «Pietro, prendi il largo e non star lì a guardare quelle reti vuote, riprendile in mano e prendi il largo e rigettale nel mare, ma questa volta gettale sulla mia parola e si riempiranno di tanti pesci quanto mai tu ne hai visti!»… Pietro è un pescatore di professione, non sta li per svagarsi e perdere un po’ di tempo, quello è il suo mestiere e lo conosce bene… ha pescato tutta la notte invano… ora è stanco e Questo qui gli dice di prendere il largo e ricalare le reti?… Quando mai si va a pescare di giorno?… Entriamo nel cuore di Pietro di fronte a quest’invito di Gesù… entriamo nella sua stanchezza, nella sua delusione di una notte senza pesca… Pietro non sa come reagire, quell’Uomo ha parlato così bene dalla sua barca… tutti e lui pure pendevano dalle sue labbra… ma non è un pescatore… che ne capisce di lago, Lui?…poi si decide, ma ci tiene a precisare che, se ci sarà un’altra pesca in bianco, la colpa non è sua: “Noi abbiamo pescato tutta la notte invano… ora tu ci chiedi di riprovare… ecco… riproviamo, ma sia ben chiaro Maestro che riproviamo sulla tua parola, non sulla mia, secondo me non prendiamo niente!”
Ma non fu come probabilmente pensava Pietro, le reti si riempirono talmente di pesci che dovettero chiedere aiuto a quelli dell’altra barca! Carissimi fratelli e sorelle, se vogliamo che anche la barchetta della nostra vita di riempia di pesci, cioè di senso, di significato, di valore, bisogna che diamo fiducia a Gesù come gliene diede Pietro… Pietro, molto probabilmente non ne ebbe tanta di fiducia in Gesù, quando lasciò quel porticciolo sicuro per prendere il largo, nel suo cuore più che certezza c’era perplessità, eppure il Signore premiò quella sua disponibilità, anche imperfetta e piccola con una pesca miracolosa. Se noi dessimo più fiducia a Gesù di quante pesche miracolose saremmo poi testimoni? Ma bisogna prendere il largo per vederle… spesso invece preferiamo rimanere lì bloccati dai nostri piccoli interessi, piccole paure e chiusure che ci impediscono di prendere il largo e viviamo così con una vita ormeggiata nel piccolo porto del perbenismo… del non faccio del male a nessunoio mi faccio i fatti miei… invece di levare l’ancora e prendere il largo perché possiamo finalmente gioire di vivere l’avventura della vita, un’avventura d’amore… amore che si consegna e dona, che si mette a servizio nella gioia…
Siamo fatti per prendere il largo, tutti siamo fatti per prendere il largo… Dio ci ha pensati così, come persone che solcano l’Oceano dell’Amore! Che tristezza quando, fatti per quest’Oceano infinito da spaziare e navigare, ci riduciamo ad arenarci nella palude delle nostre paure. Se qualche volta ci fermassimo a pensare e a riflettere su cosa pensava Dio quando ci ha inventati nella sua fantasia e creati nel tempo, quanto piangeremmo pensando a quanti talenti, quanta grazia, quanta gloria, quanta santità, quanta capacità e forza di amore il buon Dio ha seminato in noi…! Tanta grazia sua che rimane lì sepolta e soffocata dalle nostre chiusure e paure… vinciamole e diamo fiducia a Gesù, prendiamo sul serio la Parola di Gesù, diamo la possibilità a Gesù di farci vedere cosa Lui può fare nella nostra vita se solo gliene diamo il permesso… lasciamo salire Gesù sulla nostra barca e lasciamoci guidare da Lui per gettare le reti lì dove troveremo pesce e non sciupare così il tempo della nostra esistenza in nottate di pesca andate a vuoto e giornate a rimirare le nostre reti vuote, mentre Lui in un attimo può riempire le reti della nostra vita di così tanta ricchezza, quanta non ne abbiamo saputo raccogliere in tutta una vita: diamo dunque fiducia a Gesù!
«Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore». Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone»
Come Isaia (prima lettura) che capisce di essere “un uomo dalle labbra impure……”, Isaia che, trovandosi davanti a Dio, si sente profondamente peccatore, sente il bisogno di essere purificato dentro… come Paolo (seconda lettura) che, consapevole della propria indegnità, si sente come “un aborto… l’infimo tra gli apostoli, neanche degno di essere chiamato tale”, così anche Pietro di fronte alla manifestazione di Dio nella sua vita comprendere la sua povertà e piccolezza, la sua miseria e il suo peccato. Pietro è con Gesù sulla barca e di fronte a quella pesca capisce di esser di fronte a Dio e vuole fuggire, scappare, non può perché è sulla barca lontano da terra, si sente piccolo, povero, peccatore… ripensa anche alla sua mancanza di fiducia, alle sue perplessità e si sente tremendamente male davanti a Gesù…
Carissimi fratelli e sorelle, cerchiamo di capire perché Pietro reagisce così, perché Pietro si sente così schiacciato dalla sua povertà e miseria? Cerchiamo di entrare nel cuore di Pietro… Pietro si sente beneficato da Dio, capisce che Dio lo ha benedetto con quella pesca e nel momento stesso in cui capisce che Dio lo benediceva capiva che non se lo meritava, che lui non ne era degno di quella benedizione, capisce la sua povertà di piccola creatura senza meriti e con tanti peccati… La vera umiltà – carissimi fratelli e sorelle – non è frutto di riflessioni profonde né di propositi fermi della nostra volontà che decide di umiliarsi, no! L’umiltà, quella vera, è frutto di una scoperta che rivoluziona la nostra esistenza, è frutto della scoperta della benedizione di Dio, quando la persona scopre di essere benedetta, scelta, voluta, amata da Dio suo Padre buono (cfr. Ef 1,3ss), realmente e non per scherzo, quando scopre e capisce questo perché finalmente qualcosa le ha mostrato quest’amore concreto di Dio per lei, quando la persona percepisce quest’amore, quando si sente toccata da quest’Amore immenso di Dio per Lei rivelatole da Gesù, allora la persona si confonde, si vergogna, si umilia profondamente (cfr. Ez 16,63) perché si scopre amata senza che se lo meriti da un Dio così immensamente grande e così buono!
Solo quando scopriremo quest’immenso amore con cui Dio ci ama, diventeremo umili, piccoli e capiremo fino in fondo la cattiveria, la malizia, la perversità e bruttura delle nostre azioni che fino a ieri magari commettevamo senza farci caso, senza darci importanza. Quelle tante piccole e grandi mancanze che tutti spesso commettiamo con tanta facilità solo perché non abbiamo scoperto quest’Amore, ma quando si scopre quest’Amore così grande di Dio, allora si capiscono tante cose, si diventa piccoli sul serio, la coscienza diventa più delicata, più sensibile perché non si ci accontenterà più di non infrangere una legge, una norma, no, né ci si accontenterà solo di evitare le cose gravi, di evitare il peccato mortale non facendo caso ai piccoli peccati, ma si cercherà di evitare anche i più piccoli difetti e mancanze, perché di fronte a quest’Amore con cui siamo amati, ogni piccola nostra mancanza acquista una gravità immensa perché fortemente carica di ingratitudine. La persona scopre così il peccato come non-amore, come ingratitudine profonda contro quella mano benefica di Dio che continuamente l’accarezza e la benedice e diventa così “ferita d’amore… malata d’amore” (Ct 2,5), non sarà più bloccata dall’egoismo e dalle sue paure di perdere qualcosa, ma sarà mossa da quell’amore che fa’ prendere il largo, mossa dall’amore che vince ogni paura perché chi ama non ha più paura e se ne ha non è perfetto nell’amore (cfr. 1Gv 4,18).
“Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primo!” (1Gv 4,19) - carissimi fratelli e sorelle è proprio così! Se noi non amiamo ancora di quell’amore che ci fa alzare, smuovere e prendere il largo è semplicemente perché ancora non abbiamo scoperto, capito, esperimentato che Lui “ci ha amati e ci ama per primo!”
E così forse servirà di più fermarci a guardare a lungo Gesù Crocifisso, Gesù inchiodato al legno per me, Gesù dal cuore squarciato dalla lancia per me, che stare lì a fare lunghi e scrupolosi esami di coscienza interrogandoci su cosa abbiamo fatto o non fatto di male o di poco giusto!
Concludiamo allora rivolgendoci a Maria, Lei che più di tutti ha capito e sperimentato in sé l’Amore di Dio che in Lei si è fatto Carne… Lei che per questo ha più di tutti sentito la propria piccolezza e bassezza (cf Lc 1,48), ci aiuti a scoprire l’amore di Dio nella nostra esistenza, ci aiuti a scoprire l’immensità di quest’Amore che in Gesù Crocifisso per amore nostro ci viene totalmente rivelato e annunciato dalla Chiesa e ci aiuti a rispondere amore con amore.

Amen.