Sesta Domenica di Pasqua
anno C

9 Maggio 2010

Prima Lettura:
At 15, 1-2. 22-29

Dal Salmo 66
Seconda Lettura:
Ap 21, 21, 10-14. 22-23
Canto al Vangelo:
Gv 14,23
Vangelo: Gv 14, 23-29

Inseguendo l’Agnello

«Se uno mi ama…»

Carissimi fratelli e sorelle,
nella prima lettura abbiamo ascoltato del Primo Concilio della Chiesa. C’era un problema, ed era grosso, il primo grande problema che dovette affrontare la Chiesa dei primi tempi: coloro che provengono dal paganesimo per essere battezzati devono ricevere prima la circoncisione o no? Cioè chi è cristiano deve sottostare anche a tutte le prescrizioni della Legge Antica o no? Sappiamo come reagirono gli Apostoli affermando con autorità che non ce n’era di bisogno.
Ecco, carissimi fratelli e sorelle, domenica scorsa abbiamo parlato dell’apostolicità come garanzia di essere nella Chiesa di Gesù, oggi la Parola ci ricorda anche che gli Apostoli hanno un’autorità, autorità che è conservata dai loro legittimi successori. Questa autorità è un servizio, un ministero, in funzione della “verità”, la verità infatti va non solo custodita, e trasmessa, ma anche difesa, perché è sempre in agguato l’errore che vorrebbe vanificarla. Sono molti oggi che vorrebbero una Chiesa comunione d’animi, di cuore, senza che ci sia come fondamento una comunione nella verità, ma senza una verità di fede comune non c’è neanche Chiesa e infatti il proliferare di sette e similari è indicativo di un tempo come il nostro che, troppo superbo per accettare un’autorità, rifiuta conseguentemente la verità per pascersi di opinioni e incertezze. Il nostro appartenere alla Chiesa Cattolica non può essere derivante da un vago sentimento, dai semi di una cultura e educazione ricevuta, ma si deve radicare nell’adesione del nostro cuore e della nostra mente ad una fede, una verità creduta, amata, professata e testimoniata, una verità, che ha la “V” maiuscola e che è una persona, la Divina Persona di Gesù Cristo, “Via, Verità e Vita” nostra (Gv 14,6) che a noi si offre attraverso la mediazione della sua Chiesa.
Veniamo ora al Vangelo di oggi.
Il brano odierno è posto nel contesto dell’Ultima Cena, si tratta dell’ultima lezione del Maestro ai suoi discepoli, dopo un corso durato tre anni, ora la lezione di sintesi che compendia tutti i suoi insegnamenti ed è una lezione che sconvolge gli apostoli.
È una lezione che li sconvolge, prima di tutto quel spogliarsi del loro Maestro per lavare loro i piedi (cf Gv 13,1ss), gesto che non capiscono, molto probabilmente non capiscono neanche il comando espresso loro di fare altrettanto, di lavarsi i piedi gli uni gli altri, ci vorrà lo Spirito Santo per far capire tutto bene!
Subito dopo Gesù continua la sua lezione di sintesi esplicitando ancor di più il gesto della lavanda dei piedi, comandando loro di amarsi gli uni gli altri come Lui li aveva amati, e afferma che questo è il suo nuovo comandamento: l’amore che serve e si dona, si spoglia e lava i piedi. Amore che fra poco Lo porterà a lasciarsi spogliare per morire nudo in croce, cosa che gli apostoli ancora non sanno.
Gesù comanda agli apostoli di amarsi come avevano visto fare da Lui, questo comando deve averli scioccati: Come fare ad amarsi come li aveva amati Lui?
E poi, ecco che Gesù si mette a dir loro che sta per andarsene via, sta per lasciarli soli, sono quindi turbati, hanno paura, sanno che i Giudei vogliono ucciderLo e che rischiano anche loro la morte. Finché sono insieme con Lui la paura viene vinta, ma il pensiero di essere lasciati soli li angoscia.
In questo contesto di angoscioso timore, Gesù continua la sua ultima lezione, gli ultimi insegnamenti, le sue ultime disposizioni, il suo testamento.Dopo aver insegnato loro cosa dovevano fare, e cioè amare come avevano visto fare da Lui, ora Gesù insegna loro il “come”.
Ogni volta che qualcuno si trova davanti al progetto di Dio su di sé, ogni volta che qualcuno si trova davanti a ciò che Dio vuole che lui faccia, la domanda è sempre la stessa: “Come è possibile? (Lc 1,34) Come è possibile che io faccia questo?”. Per questo Gesù, subito dopo spiega come sarà possibile per loro amare come Lui. Per amare come Lui bisogna prima di tutto amare Lui, Gesù non si limita a dirlo una volta: “Se mi amate osserverete i miei comandamenti…” (Gv 14,15), ma lo ripete: “Se uno mi ama osserverà la mia parola” (Gv 14,15.23). È l’amore a Gesù il segreto che permette al cristiano di amare come Gesù, se non Lo si ama è impossibile vivere i suoi comandamenti, Gesù anche questo lo dice esplicitamente: “Chi non mi ama non osserva la mia parola” (Gv 14,24).
Per questo, se noi vogliamo portare qualcuno a vivere il Vangelo, ad amare come Gesù ci ha insegnato, è importante puntare innanzi tutto a che questi s’incontri con Gesù: è solo un incontro prolungato con Gesù che può determinare la decisione di vivere il Vangelo.
Il Vangelo, infatti, impone uno stile di vita alto, esigente, difficile che Gesù non ha mai nascosto, Gesù è sempre stato chiaro sul fatto che “stretta è la porta e angusta la via che porta alla vita” (Mt 7,13). Il cristiano non osserva una dottrina, ma segue una Persona, Gesù Cristo, e una persona si può seguire solo per amore.
Quando qualcuno incomincia ad amare Gesù ecco che succede qualcosa di meraviglioso: incomincia a piacergli quello che prima non gli piaceva e incomincia a disprezzare quello che prima desiderava fortemente. Quello che prima gli sembrava avere valore, ora lo giudica “spazzatura” (Fil 3,8), quello che prima sembrava riempirgli la vita di senso e di valore, ora invece gliela svuota e gliela inaridisce, quelle cose che prima gli sembravano impossibili a farsi ora le fa con facilità, tutta la vita viene ribaltata, scombussolata, sconvolta dall’amore per Gesù e dall’amore di Gesù. Ma cosa è avvenuto? È avvenuto che la persona ha cominciato ad amare Gesù, ma, quando possiamo dire che qualcuno inizia ad amare Gesù? Quando, avendo incontrato Gesù e essendo rimasto affascinato da Gesù, colpito da Gesù, dal suo modo di essere, di agire, di pensare, di vivere, vuole seguirLo, vuol vivere come Lui e comincia a fare come Lui, comincia a trasformare la parola del Vangelo udita in parola di vita, di vita sua concreta. Nel momento che avviene questo passaggio, almeno il tentativo di questo passaggio dalla Parola udita alla Parola vissuta, inizia l’amore a Gesù, finché non inizia, non c’è ancora amore per Gesù. È solo quando la persona si cimenta a vivere il Vangelo, che ama Gesù. Forse non ci riuscirà pienamente, ma il fatto che ci sta provando è segno che sta amando Gesù.
Questo inizio, dunque, avviene dando fiducia a Gesù, credendo in Lui, in un certo senso, è come se si scommettesse che Gesù ha ragione, si punta su Gesù, si scommette su Gesù e ci si compromette la propria vita sulla sua Parola. Ora tutto questo non lo si può fare se non per fede, l’amore a Gesù nasce e fiorisce dalla fede in Lui, dall’aver creduto in Lui e si ha fede in Lui nella misura in cui si dà credito a quanto ha detto compromettendo la propria vita. Decidersi a mettere in pratica il Vangelo significa essere convinti che Gesù non ci ha ingannati, e che il suo Vangelo è possibile viverlo.
Quando la persona si butta, si compromette esistenzialmente con scelte concrete di vita evangelica sta amando Gesù e Gesù quando vede qualcuno che Lo ama che fa? Ce l’ha appena detto: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.
E in questo modo che i suoi apostoli non perderanno la sua presenza. Gesù li aveva scelti e chiamati a sé, “perché stessero con Lui” (Mc 3,14), e ora che li lasciava indicava loro come fare perché possano godere ugualmente della sua presenza: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui”. Non devono quindi avere più timori, paure, perché Lui sarà sempre con loro, sempre in loro se loro Lo ameranno, la garanzia della sua presenza è il loro stesso amore per Lui.
Quell’amore per Lui, attirerà in loro l’amore del Padre che non può non amare chi ama suo Figlio e verrà in loro con il dono del Figlio ad inabitarli con la sua grazia. Ma per tener vivo il loro amore a Gesù, gli apostoli dovranno tener viva in loro la sua Parola, dovranno ricordarsi i suoi insegnamenti, per questo Gesù manda loro il suo Santo Spirito che fa sì che la sua Parola non sia un ricordo della loro mente, ma una Parola viva nel loro cuore.
Lo Spirito Santo fa dunque in modo che il nostro cuore sia il luogo dove la Parola di Gesù viene continuamente ricevuta e diventa luce per la nostra vita, senza lo Spirito Santo la Parola di Gesù è la parola di qualcuno che disse qualcosa di bello, ma nulla di più, è lo Spirito Santo rende quella parola, udita o ricordata, luce che illumina e trasforma la vita.
E così si diventa dimora di Dio, inabitati da Dio! Già ora nella grazia si vive quella dimensione che sarà in pienezza lassù, nella Gerusalemme del cielo dove non ci sarà più nessun tempio (seconda lettura), “perché Dio sarà tutto in tutti” (1Cor 15,28). La realtà del paradiso inizia già ora se amiamo Gesù, se amiamo Gesù diventiamo dimora sua e del Padre, siamo già in paradiso perché Dio vive in noi e noi viviamo in Lui.
La Vergine Maria che fu la prima nella quale si realizzò il desiderio della Trinità di dimorare nel cuore della persona umana, ci insegni ogni giorno a come fare per essere dimore sempre più splendenti, luminose e traboccanti di Dio.

Amen.