Liturgia di Domenica prossima

Testi della Liturgia della
XXXIII Domenica del Tempo Ordinario "C"

Domenica 17 novembre 2019

 

“Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime”

Carissimi fratelli e sorelle,

oggi, in questa penultima domenica del Tempo Ordinario, preparandoci a celebrare la Solennità di Gesù Re dell’Universo, la Chiesa c’invita a contemplare nella fede il giorno ultimo, quello finale in cui Egli tornerà a chiudere il libro della storia, “quando Egli consegnerà il regno a Dio Padre” (1Cor 15,24).

Malachia annunciò a suo tempo questo giorno, “giorno rovente come un forno” (prima lettura) per chi non lo attende con amore, per chi viene colto impreparato con il cuore e la mente tutti presi da altre cose, ingolfati di terra e impediti ad elevarsi verso il Cielo.

Il giorno ultimo del ritorno del Signore, sarà il giorno del trionfo dell’Amore, sarà la rivelazione piena e conclusiva dell’Amore Misericordioso di Dio. Sarà quindi un giorno bellissimo, meraviglioso e stupendo per coloro che “l’attendono con amore e che riceveranno dal Signore la corona di giustizia, perché hanno combattuto la buona battaglia, hanno terminato la corsa e hanno conservato la fede” (cf 2Tm 4,7-8). Questi sono “i cultori del nome del Signore” per i quali in quel giorno “sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia” (prima lettura).

Sarà il giorno della liberazione definitiva, giorno verso il quale “leviamo il capo” (Lc 21,28) nella fiduciosa e ardente speranza di vederLo e con “lo Spirito e con la Sposa, gridiamo anche noi: Vieni!” (Ap 22,17) e Lui ci risponde commosso: “Sì, verrò presto” (Ap 22,7.12.20).

Sì, verrà presto il Signore Gesù a chiudere la storia, solo che “davanti a Lui un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno solo” (2Pt 3,8; cf Sal 90,4) e allora a noi tocca solo aspettarlo con fiducia e amore, perché “la nostra patria è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che ha di sottomettere a sé tutte le cose” (Fil 3,20) e insieme a Lui “aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia”  (2Pt 3,13).

Segno dell’autenticità del nostro amore a Gesù è la tensione del nostro cuore verso il giorno del Suo ritorno: se Lo amiamo veramente, L’attendiamo con amore, se non L’attendiamo con amore significa che non L’amiamo ancora veramente! E se non amiamo Lui, amiamo qualcos’altro più di Lui e abbiamo quindi bisogno di una profonda e più autentica conversione.

I primi cristiani interpretando malamente alcune frasi di Gesù, credendo imminente questo giorno, subirono l’amarezza della cocente delusione di non vederlo arrivare. Sì, perché i primi cristiani incrociarono e confusero quanto il Signore Gesù annunciò a riguardo della distruzione di Gerusalemme e del suo Tempio con quanto si riferiva alla fine di questo mondo e l’inaugurazione di quel “nuovo cielo e di quella nuova terra… dove Dio dimorerà con gli uomini per sempre… e dove tergerà ogni lacrima dai loro occhi; dove non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate" (Ap 21,1-4).

Il discorso di Gesù riportato dal Vangelo odierno incrocia questi due annunzi: quello della fine di Gerusalemme con quello della fine del mondo. Gerusalemme sarebbe stata distrutta alcuni decenni dopo la sua morte, precisamente nel 70 d.C. ad opera delle Legioni romane di Tito, mentre questo mondo ancora non è stato distrutto ed esiste fino a quando non verrà il suo ultimo giorno, la cui data è a noi nascosta, ma non a Lui. Data che Lui ben conosce, anche se un giorno, per tagliar corto il discorso ai discepoli che, curiosi, volevano saperla, disse che non la conosceva neanche Lui (cf Mt 24,36), e non mentiva, perché neppure Lui, in quanto uomo, la conosceva, ma non Gli era nascosta in quanto Dio con il Padre e lo Spirito Santo.

Il Signore Gesù dà, poi, una serie di segni premonitori di quel giorno: “Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo” (Vangelo odierno). Ma quale epoca non ha avuto questi segni? Ogni epoca, compresa la nostra, è stata segnata da guerre, terremoti e varie sciagure e cataclismi. 

E poi l’altro segno, quello della “persecuzione”, quale epoca non ha avuto le sue persecuzioni ai cristiani? Ancora oggi quanti poveri cristiani nei Paesi dell’Islam sono perseguitati? E che dire delle persecuzioni, non tanto lontane dai nostri tempi, dei cristiani dell’Europa dell’Est? 

Per non parlare poi delle persecuzioni non cruente, ma ugualmente efficaci con cui nel mondo occidentale odierno viene perseguitato chi vuole affermare i valori cristiani.

Ma tutto questo tempo di attesa, che è tempo di prova e di persecuzione, non è il tempo della depressione, dello scoraggiamento e della tristezza, è il tempo dell’amore, sì, è il tempo dell’amore. È il tempo, cioè, in cui il cristiano è chiamato all’amore, è chiamato ad amare concretamente il Signore Gesù dandogli testimonianza: “Questo vi darà occasione di render testimonianza” (Vangelo odierno).

Cosa vuole dire infatti avere “occasione di render testimonianza”, se non avere qualche occasione per dimostrare a noi stessi e a Dio che Lo amiamo? Sì, perché chi ama è fedele, chi ama persevera anche nelle avversità, chi ama non torna indietro va avanti fino in fondo. 

Quando il cuore è colmo dall’amore di Dio può tutto, supera tutto, vince tutto, anche la morte. Per gli innamorati di Dio non c’è nulla di pesante, nulla di insuperabile, nulla di invalicabile, perché quella forza d’amore che si portano nel cuore li rende capace di portare i più pesanti pesi, di superare i più alti monti, di scavalcare i più larghi e profondi burroni: nulla è difficile per chi ama!

E allora tutto ciò che il mondo e il nemico organizzano per abbattere chi ama il Signore (cf Sap 2,12-20), diventa“un’occasione di rendere testimonianza” di un amore più grande, nella consapevolezza di fede che “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8,28) e che nulla e nessuno può separarli dall’amore di Gesù (cf Rm 8,35-39).

In questa luce d’amore dobbiamo imparare a leggere ogni amara vicissitudine della nostra esistenza, ogni contrattempo, ogni prova, ogni piccolo o grande disastro che incontriamo, ogni piccola o grande persecuzione, emarginazione o incomprensione.

In questa luce d’amore dobbiamo anche affrontare ogni tentazione che il perverso nemico scateni contro di noi, fiduciosi nel Signore che “è fedele e mai permetterà che siamo tentati al di là delle nostre forze e insieme alla tentazione ci darà la via d’uscita e la forza per superarla” (1Cor 10,13).

Quando si ama così non si ha più paura di nulla e tutto diventa un’occasione provvidenziale per amare il Signore e si capisce così il vero significato del tempo, di questo tempo che abbiamo ricevuto in dono da “Dio Amore” (1Gv 4,8.16) per amare. Sì, il tempo ci è stato regalato da Dio perché potessimo amare e ogni istante che non è vissuto nell’amore è sprecato, mentre quando si ama, anche il tempo apparentemente più sprecato, diventa preziosissimo. 

Infatti le azioni che facciamo hanno un valore in funzione dell’amore, e anche la più piccola e insignificante azione, come quella di alzare uno spillo da terra, diventa preziosissima e ricca di valore, se fatta con un grande amore (S. Teresina di Lisieux). Sotto questa luce cogliamo anche l’invito che Paolo oggi ci ha fatto nella seconda lettura, a non essere oziosi, a non perdere tempo, cioè a colmare l’attesa del ritorno del Signore in un amore operoso e fattivo. 

Ciò che rende la nostra vita entusiasmante e bella, non sono le azioni che compiamo, ma l’amore con cui la viviamo. Un giorno Ignazio chiese cosa facesse ad un fratello che sbucciava le patate, quel santo frate gli rispose: “Faccio quello che sta facendo in questo momento Francesco Saverio nelle Indie”, cioè stava facendo la volontà di Dio, e facendola stava amando!

Sì, perché si ama solo facendo la volontà di Dio. La grande illusione dell’uomo e della donna di tutti i tempi è che si possa amare fuori dalla volontà di Dio, ma questo è impossibile! Non si può amare né Dio né i fratelli né nulla se non si osservano i suoi comandamenti, (cf 1Gv 5,3) e “chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore” (1Gv 4,8).

Carissimi fratelli e sorelle “non dobbiamo meravigliarci se il mondo ci odia” (1Gv 3,13), il mondo ci odia perché noi non possiamo amarlo, infatti se amiamo il mondo pecchiamo (cf 1Gv 2,15-17).

Il cristiano non può essere capito dal mondo, perché il mondo non ha conosciuto ancora l’amore di Dio (cf 1Gv 3,1). È proprio questa la missione che abbiamo ricevuto come cristiani: fare conoscere al mondo “il grande amore con il quale Dio ci ha amati” (Ef 2,4), quel “grande amore che ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio e lo siamo realmente” (1Gv 3,1) e testimoniarlo perché tutti possano avere in noi un’occasione di convertirsi all’amore di Dio che abbiamo conosciuto in Gesù, prima che Questi torni non più nell’umiltà e nella debolezza, ma nella potenza e nella gloria di Figlio di Dio.

La Vergine Maria, Madre della nostra speranza, Vergine dell’attesa vigilante e operosa, ci insegni a saper elevare i nostri occhi, le nostri menti e i nostri cuori al Cielo, e conquistati e afferrati dall’amore di Gesù, corriamo con Lei incontro a Lui con gioia ed entusiasmo (cf Fil 3,12.14; Ct 1,4) trascinando con noi tutti quelli che possiamo.

Amen.

 

 

 

                     

j.m.j.