Commenti lanteriani alla meditazione dei due stendardi

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INTRODUZIONE 

Ho ritenuto opportuno approfondire la conoscenza del p. Pio Bruno Lanteri, Fondatore della Congregazione degli Oblati di Maria Vergine della quale sono membro, in riferimento alla sua esperienza di direzione degli Esercizi Spirituali (EE) ignaziani che egli ha trasmesso alla Chiesa attraverso il carisma particolare di questa Congregazione che attende proprio a questo ministero degli EE come suo principale scopo apostolico voluto dal suo Fondatore e riaffermato dalle sue Costituzioni aggiornate dopo il Concilio Vaticano II [1]

 

Sono convinto che questo suo carisma deve offrire una luce speciale e propria nella sua conoscenza e uso degli EE.

Questo studio parte dunque dall’intento di scoprire ed evidenziare, nel modo lanteriano di proporre gli EE, una qualche pecularietà che ne manifesti il taglio personale della sua penetrazione e quindi, ad un tempo, l’originalità e, insieme, la sua speciale acutezza nella conformità alla più stretta dinamica ignaziana degli EE che il p. L. afferma voler sempre seguire.

Tenterò quindi attraverso questa finestra, di mostrare la profonda e personale intelligenza degli EE che ebbe il p. Lanteri e come egli la seppe trasfondere, nella sua predicazione e nella direzione delle anime. 

La finestra d’accesso è costituita dal contenuto e dal messaggio della meditazione ignaziana dei due stendardi (md2s), data l’importanza che questa meditazione ha nel centro degli EE e quella che le conferisce il Lanteri raccomandandola per la vita spirituale personale e per il ministero degli EE dei suoi Oblati.[2]

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Dopo aver introdotto il lettore ad un minimo di conoscenza del p. Lanteri, della sua spiritualità e del suo rapporto con gli EE ignaziani (Capitolo I), delineerò il contenuto della md2s sia come proposta nella dinamica ignaziana degli EE,  sia come proposta nell’adattamento che ne fa il p. Lanteri, analizzando soprattutto due suoi testi particolarmente significativi (Capitolo II). Quindi tenterò di leggere qualche prospettiva lanteriana della md2s nella direzione spirituale del p. Lanteri e come sua “chiave di lettura” della storia [3] (Capitolo III)

 

Nella Conclusione cercherò di presentare sinteticamente i risultati della mia ricerca.

I testi lanteriani da cui maggiormente dipende questo studio sono il ”Direttorio degli esercizi spirituali” e dei suoi appunti dedicati alla md2s designati in questo studio come il “Documento 334M”. Non ho trascurato di consultare gli studiosi che si sono occupati di questa meditazione e degli EE e che furono particolarmente studiati e assimilati dal p. Lanteri.

 

 

1. IL PADRE PIO BRUNO LANTERI

1.1  Il p. Pio Bruno Lanteri e la sua spiritualità.

Il p. Lanteri (L.) nacque a Cuneo il 12 maggio 1759 e morì a Pinerolo (TO) il 5 agosto 1830, discepolo del p. Nikolaus Albert Joseph von Diessbach (1732-1798) che apparteneva alla allora disciolta Compagnia di Gesù, formò la sua spiritualità sulla base degli EE di s. Ignazio di Loyola. Gli EE ignaziani furono anche il suo principale strumento apostolico nella loro applicazione in ritiri di 8-10 giorni e nella predicazione delle missioni popolari. La predicazione fondata sugli EE di s. Ignazio sarà anche il carisma particolare della Congregazione degli Oblati di Maria Vergine, che egli fondò quattro anni prima di morire.

I suoi scritti sono formati da:

– “Scritti di pietà e apologetici divulgativi”

– “Scritti riguardanti le fondazioni”

– “Direttorio per gli Esercizi di s. Ignazio”

– “Mute degli Esercizi” 

– “Direttorio per gli Oblati di Maria Vergine”

– “Appunti vari personali” 

– “Lettere”

e sono conservati nell’Archivio della Congregazione degli Oblati di Maria Vergine. Attualmente la Congregazione degli Oblati di Maria Vergine sta curando la pubblicazione integrale degli scritti del suo Fondatore che saranno editi nel prossimo mese di maggio 2002. Nel 1975 le Edizioni Cantagalli di Siena pubblicavano il suo Direttorio e altri scritti; nel 1976 l’Editrice Lanteriana di Torino editava tutto il suo Carteggio e negli anni 1977-1980 il Centro Stampa della Congregazione degli Oblati di Maria Vergine curava una edizione parziale dei suoi Scritti.

Lo Spirito Santo aveva forgiato la spiritualità di questo Servo di Dio attraverso tre suoi strumenti che la divina Provvidenza aveva posto lungo suo pellegrinare storico e che possiamo individuare nella sua “famiglia paterna, la scuola di Diessbach, l’Aa”.[4] 

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Da suo papà, il dottor Pietro Lanteri[5] seppe recepire sin da fanciullo una grande confidenza nella Madonna e uno spirito scientifico, critico investigativo che caratterizzerà sempre la sua personalità di uomo di Dio con fede semplice da bambino e nello stesso tempo profondo intellettuale:

“Pio Bruno troverà in seguito altre guide e altri  maestri spirituali, tra questi il grande gesuita padre De Diessbach, ma il primo maestro in ordine di tempo che ha lasciato nel fanciullo un’impronta profonda e incancellabile è stato suo padre”.[6]

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Dal p. Diessbach il L. recepirà cinque punti caratteristici di quella spiritualità che trasmetterà ai suoi figli spirituali:

“- primo, la spiritualità ignaziana, soprattutto in riferimento agli EE…;

– secondo, l’apostolato dei buoni libri di apologetica cattolica e di ascetica…;

– terzo, la tendenza «benigna» in teologia morale e nell’amministra-zione dei sacramenti a norma della dottrina di S. Alfonso de Liguori…;

– quarto – un’opposizione che potremmo chiamare allergica al giansenismo…;

– quinto, la fedeltà inconcussa e indiscussa alla Chiesa di Roma e l’attaccamento sincero e devoto al Papa….”.[7]

 

Dalle Aa[8] recepirà la vitalità di uno spirito altamente apostolico missionario:

“Un altro importante fattore della spiritualità del Lanteri, dopo l’influsso ricevuto dal padre De Diessbach, è stato l’associazione segreta tra giovani studenti universitari avviati al sacerdozio, esistente a Torino e generalmente conosciuta sotto la sigla Aa…”.[9]

 

 

Dalla Aa egli ricevette molto: 

“…la visione missionaria dell’apostolato e della pastorale in tutte le sue espressioni, il ritrovamento del centro dell’unità cattolica, la romanità…, l’unzione e il calore della pietà personale nel culto dei due Cuori, il Cuore Santissimo di Gesù e il Cuore Purissimo di Maria”.[10]

 

1.2 Il p. Pio Bruno Lanteri e gli Esercizi Spirituali di s. Ignazio.

È  sufficiente questa breve citazione tratta dal Direttorio per la vita spirituale che p. L. lascerà ai suoi Oblati per comprendere come gli Esercizi Spirituali fossero al cuore della sua personalità apostolica:

“Il loro fine primario si è di attendere seriamente alla salute e santificazione di se stessi per via dell’imitazione più attenta di Gesù Cristo, che si propongono come modello in ogni loro azione, unitamente agli esempi di Maria Ss., loro cara Madre.

Il fine secondario poi si è di attendere con tutto l’impegno alla salute e santificazione delle anime per via principalmente degli esercizi spirituali di s. Ignazio”.[11] 

 

Nella sua biblioteca personale [12] L. possedeva libri sugli EE di circa sessantaquattro autori oltre, il libro degli EE in tre traduzioni e il Direttorio[13] stesso della Compagnia di Gesù per i medesimi EE

Non è un caso che tra suoi vari scritti, insieme a numerosi e vari appunti sugli EE, spicca la presenza di un Direttorio degli Esercizi di s. Ignazio che venne pubblicato dall’Editore Marietti nel 1829,[14] il Direttorio propone uno schema di esercizi di 8 giorni:

“Giusta la mente di s. Ignazio, queste quattro settimane non si debbono prendere letteralmente per altrettanti spazi di otto giorni, ma piuttosto servono ad indicare la divisione ch’egli fa dei suoi Esercizi, secondo i fini principali che si è prefissato, onde ottenere il suo intento di una perfetta riforma dell’uomo: epperò ottimamente prevalse l’uso di ritenere di ciascuna settimana la sostanza e il fine, e ridurre gli Esercizi a soli otto giorni interi, per renderli così praticabili a tutti”[15]

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L. dà una grande importanza, nel ministero di dare gli Esercizi, alla fedeltà al metodo di s. Ignazio:

“Per dare con maggior frutto i sud.i Esercizj si è stabilito di seguir lo spirito, ed il metodo da S.t Ignazio…

Per profittare in qualunque scienza ci vuol metodo, attenzione, che se l’un’ o l’altra si trascura necessariamente se ne diminuisce il profitto. Così per profittar negli Esercizj Spirituali ci vuol pure metodo in chi li da, attenzione in chi li fa, ne punto deesi trascurar alcuna regola nel metodo proposto da S. Ignazio…”[16]

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Infatti:

“Gli Esercizj non dati precisamente secondo il metodo del S. Autore [s. Ignazio] producono bensì conversione del cuore, ma non impegno nel santificare altri con ogni mezzo, impegno cotanto necessario a questi tempi”.[17] 

 

Già nel modo di usare i termini “dare” gli EE e “fare” gli stessi, dimostra la sua conoscenza specifica e personale del metodo degli EE che

“… non consistono solamente nel passare alcuni giorni nella quiete dell’orazione, e nell’impiegare maggior tempo per attendere a Dio solo, ed all’anima sola, ma consistono nel meditare una serie di verità, non comunque una dopo l’altra, ma una in conseguenza dell’altra, le quali unite  con  ordine presentano  all’intelletto  un’istruzione  adattata a ciascuno, e come completa di quanto si ha principalmente da credere e operare verso Dio, il prossimo e se stesso, e una vera fonte di verità, e miniera inesauribile di sapienza divina…”.[18]

 

Gli EE quindi operano un’opera di illuminazione nei confronti dell’intelletto, ma non solo questo, la loro efficacia coinvolge anche la potenza volitiva e la  complessiva totalità della persona nel suo dispiegarsi nel tempo: 

“…gli Esercizi di sant’Ignazio… presentano alla volontà, quanto al passato, una macchina potentissima per espugnare il cuore, ed un metodo efficacissimo per purgare l’anima dalle ree affezioni con farle conoscere, piangere e confessare; quanto al presente, una scienza pratica per avanzarsi con l’imitazione delle virtù quotidiane ed eroiche di Gesù Cristo, e un metodo canonico, ossia approvato dalla Chiesa per santificarsi grandemente; quanto all’avvenire presentano alla stessa volontà un piano di riforma interna ed esterna, che dura”.[19]

“Il piano degli Esercizi riguarda il passato, il presente e il futuro: Il passato per riparare, il futuro per prevenirlo e il presente per combattere ed esercitarci”.[20]

 

Il L. inoltre legge gli EE all’interno della dinamica della vita della grazia con quelle sue caratterizzazioni usualmente denominate come via purgativa, via illuminativa, via unitiva.

Lo stesso s. Ignazio nell’annotazione sesta dei suoi EE parla della 

“via purgativa che corrisponde agli esercizi della prima settimana”. 

“N.B. Questa è l’operazione [riformare il disordine interiore] della prima settimana detta: Via purgativa…

Così, uniti a Gesù, si rimedia all’ignoranza, all’impotenza nostra, e si ottiene quella nuova “forma” e divina dell’anima.

N.B. Questa si opera nella seconda e terza settimana, detta: Via illuminativa…[21]

 

Resta a provvedersi all’incostanza dell’uomo, cui si provvede con la speranza del cielo, e coll’amor di Dio. 

Che è quanto si opera nella quarta settimana, detta: Via unitiva”.[22]

 

Così commenta quest’aspetto del L. il Brustolon:

“La metodologia degli EE verrebbe così a rispondere alla necessità di giungere a tutta la vita dell’uomo: la prima settimana, che corrisponde alla via purgativa,  lavora sul passato dell’uomo; la seconda e la terza settimana sul presente (via illuminativa) e la quarta sul futuro (via unitiva).[23]

 

 

Il L. inquadra la dinamica ignaziana degli EE in una visione sintetica propria 

“Scopus Exercitorium S. Ignatii est:

deformatum reformare

reformatum conformare

confirmatum confirmare

confirmatum trasformare”.[24] 

 

La terminologia è inedita e originale[25] del L. che dice averla recepita da s. Bonaventura:

“Epilogo di quanto si fece negli Esercizi, cioè, come dice s. Bonaventura, Deformatum reformare nella via purgativa, Reformatum conformare nella via illuminativa con gli esempi di G. C. nella sua vita e passione.

Conformatum confirmare nella via unitiva con la speranza del paradiso ed amore di Dio, Confirmatum trasformare con la corrispondenza nell’amare Dio, perché l’amore trasforma l’amante nell’oggetto amato”.[26]

 

In altri documenti il L. spiega più chiaramente la sua visione che nel brano riportato sopra sembra non riuscire a ben rapportarsi con le settimane ignaziane.

La “DEFORMATA REFORMARE” è, secondo il L., la dinamica della prima settimana:

“Finis particularis totius haebdomadae 1a ut praeterite affectiones perversae efficaciter purgentur et reducantur ad normam rationis hoc est deformata reformare”.[27]

 

Una volta riformata la persona ha bisogno di acquistare una forma, quella di figlio di Dio che trova nel Verbo incarnato la sua piena realizzazione e così “REFORMATA CORFORMARE” sarà la dinamica della seconda settimana:

“Finis particularis Habd. 2a  ut pro paesenti ordinentur et sanctificentur affectiones naturale ad norman fidei, seu J. C., verbo reformata conformare”.[28]

 

Nella terza, “CONFORMATA CONFIRMARE” si avrà la conferma delle scelte fatte in Gesù Cristo:

“Finis particularis Haebdom. 3a: ut affectiones nostrae convertantur in partem contrariam ad normam Crucifixi, Verbo conformata confirmare”.[29]

La quarta settimana completa il cammino nella trasformazione avanzata in Cristo, “CONFIRMATA TRASFORMARE”, [30] cioè la trasformazione

“[nell’] homo coelestis”, quell’uomo nuovo che cammina verso la piena “maturità di Cristo” (Ef 4,13).

“Finis proprius… haebd. 4a: Ut affectiones coelestes induantur et quae sursum sunt quaerant et sapiant.

Ut exercentur continuo affectus spei, caritatis erga Deum superr omnia, in omnibus unde oritur pax interna et laetitia spiritualis quae est mater perseverantiae et fias homo coelestis”.[31]

 

Così commenta l’intersecarsi delle “vie”  e delle “settimane ignaziane” il Beaulieu:

“La première semain correspond à “deformata reformare” et est assimilée à la voi purgative. La deuxième semaine, “reformata conformata” se réfère à voie illuminative. La troisième semaine, “conformata confirmare”, appartient aussi à la voie illuminative. La quatrième semaine est dite “confirmata trasformare” et se rattache à la voie unitive…”.[32] 

 

Gli EE, secondo L., tendono al raggiungimento di una grande santità attraverso una perfetta riforma di sé:

“Insomma gli esercizi di s. Ignazio sono in genere, uno strumento potentissimo della Divina Grazia per la riforma universale del mondo. In particolare un metodo sicuro per ciascuno di farsi santo, gran santo, e presto”

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“Così un gran peccatore, entrato in questi esercizi, se pur li fa bene, in pochi dì può divenir santo, almeno quanto alle disposizioni interne, null’altro rimanendogli che il metterle poscia in esecuzione con una fedele e costante pratica”

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Ecco un’ulteriore sintesi del cammino dell’esercitante espresso dal L.:

“Se piange i suoi disordini è un uomo penitente, però se allontana l’affetto dai beni creati solo per non porsi contro la ragione è uomo ragionevole [1a settimana]; se allontana l’affetto dalla creatura e lo pone in Dio vivendo secondo il Vangelo è cristiano [2a settimana]; se si consa-cra a Dio con imitar G. C. si fa Santo [3a settimana]; se non ha più attacco alla creatura, ma pensa solo a Dio è celeste [4a settimana]

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Con  simili disposizioni nel cuore si diviene uomo celeste nei pensieri, affetti e opere: è il frutto degli esercizi di s. Ignazio”

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È  importante nello studio del L. considerare che egli diede prevalentemente, per non dire quasi esclusivamente EE privati in case di ritiro a singole persone:

“La documentazione conservata in AOMV testimonia soprattutto l’opera del p. Lanteri per gli esercizi privati”

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Il Gastaldi motivò questo fatto a causa del suo fisico debole, per cui il L. non riusciva a parlare ad alta voce, cosa indispensabile a quei tempi per la predicazione al popolo in chiese o locali prive degli attuali sistemi di amplificazione sonora:

“Poche volte li dettò in pubblico, perché la voce esile e la fiacchezza del petto non gli permettevano di gittarsi a quella fatica del declamare con impeto e con forza ad un numeroso uditorio, quantunque ogni volta che li predicò abbia ciò fatto, come diceva egli stesso, con voce robusta, per una forza interna che non era sua, ma che non poteva esprimere; tuttavia non tralasciò mai di dettarli nei conservartorii, nei monasteri, e nelle case destinate ad accogliere od i sacerdoti o i laici, che ne’ tempi stabiliti si radunavano in questo santo ritiro”

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 2. LA MEDITAZIONE DEI DUE STENDARDI 

2.1 La meditazione dei due stendardi negli EE ignaziani

La md2s appartiene alla seconda settimana degli EE (EE 137-148) ed è situata subito dopo le contemplazioni su La vita nascosta di Gesù a Nazareth  e Il Ritrovamento di Gesù nel tempio (EE 134) attraverso le quali s. Ignazio vuole preparare l’esercitante alla scelta dello stato di vita. La vita nascosta di Gesù a Nazareth, infatti, diventa il paradigma della vocazione laicale immersa nelle realtà mondane e il suo distacco dai genitori, nella circostanza del suo smarrimento e ritrovamento nel tempio, il paradigma della vocazione verginale per il regno dei cieli.

S. Ignazio non vuole solo invitare l’esercitante a seguire Gesù nella perfezione in quella via in cui il progetto del Padre lo chiama e che trova i suoi modelli nella vita nascosta di Gesù a Nazareth e nella dedicazione totale al servizio di Dio badando esclusivamente al Regno. È  il magis ignaziano che ritorna puntualmente come approfondimento di quel magis posto a principio e fondamento degli EE stessi

 per mezzo del quale s. Ignazio cerca di introdurre 

l’esercitante nella dinamica esigente e trascendente dell’amore che non si accontenta se non del massimo e non può acquietarsi in scelte che non sono situate in questo orizzonte.

Per disporre l’esercitante a scegliere la perfezione cristiana nello stato di vita che Dio vorrà da lui, senza lasciarsi ingannare nella scelta, s. Ignazio propone due meditazioni: la md2s (EE 137-148) e la meditazione delle tre categorie di persone (EE 149157) e la considerazione dei tre modi di umiltà perché scelga il migliore (EE 164-168)

La md2s ha come scopo precipuo la purificazione dell’intelletto in ordine alla conoscenza della via di Gesù che passa per l’umiltà, in contrapposizione con quella del demonio che passa per la superbia come punto chiave. 

 

La meditazione delle tre categorie di persone, invece attua la purificazione della volontà in ordine alla scelta del “magis”. 

Per la purificazione dell’affettività, s. Ignazio non propone nessun esercizio di meditazione o contemplazione, ma di “molto riflettere e fare attenzione alle tre forme di umiltà” (EE 165-168) perché la persona aderisca ad una, e desideri la migliore.

L’uomo vive la possibilità di essere ingannato nella ricerca della realizzazione della perfezione evangelica, da:

  • se stesso e il proprio amore di sé;
  • il criterio del mondo, cioè di coloro che che non pensano e non vivono secondo il Vangelo, ma secondo i dettami degli uomini, i quali sono soggetti all’influsso di Satana (cfr. Mc 8,33 e paralleli);
  • il demonio che cerca e si affanna in tutti i modi per cercare di distogliere gli uomini dalla ricerca della perfezione e santità dell’amore, per trascinarlo lontano da Dio e dalla sua eterna felicità.

Nella md2s s. Ignazio intende mostrare qual è la strategia di Satana nel suo sforzo di distogliere gli uomini dalla via della perfezione evangelica, e qual è, invece, quella indicata dal Maestro per condurre coloro che vogliono seguirlo nel cammino della stessa perfezione.

Per questo s. Ignazio si serve dello schema di due campi dove si attendano due eserciti contrari, simile a quello delle due città

 – Babilonia e Gerusalemme – ognuna delle quali governata dal proprio capo e re, satana per Babilonia e Gesù Cristo per Gerusalemme. 

L’importante di questa meditazione non è la struttura figurativa, lontana dalla mentalità moderna, ma tradizionale nei Padri e nella letteratura spirituale, ciò che interessa è il contenuto dottrinale che è valido per tutte le epoche e tutti i contesti culturali. 

È da tener presente che lo scopo ignaziano non è quello di determinare a far parte di una o dell’altra città, quanto quello di svelare la tattica perseguita dal demonio per condurre le persone umane nel suo campo di lotta contro l’ideale del Regno, e quella seguita da Gesù Cristo perché camminino e lottino secondo le sue sante intenzioni. 

Il titolo della meditazione, “Due stendardi” va compreso non semplicemente come l’insegna simbolo delle due città o regni, ma come manifesto programmatico che i capi dei due eserciti, Cristo e il demonio, levano in alto per invitare le persone umane a far parte del proprio campo e senso di lotta.

Aspetto determinante della meditazione è il terzo preludio, la petizione di grazia: 

“Qui sarà chiedere di conoscere gli inganni del cattivo capo e l'aiuto per difendermi da essi; e di conoscere la vera vita che indica il sommo e vero capo e la grazia di seguirlo”

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Nella petizione l’esercitante è invitato a chiedere: 

  • una particolare grazia di luce intellettiva che gli permetta di conoscere le macchinazioni diaboliche;
  • una conoscenza esperienziale della vera vita che Gesù mostra con le sue parole e il suo esempio 
  • una grazia di fortezza per difendersi dalle insidie del demonio, e per seguire sempre la vera dottrina di Gesù che conduce alla santità.

Il corpo della meditazione è costituito da due parti costruite secondo lo schema della contemplazione

: vedere le persone, considerare quello che dicono e che fanno (cfr. EE 106-108). 

Nella prima parte lo sguardo contemplativo viene diretto verso il nemico dell’uomo considerandolo nella sua bruttezza e tenebrosità assiso su di un trono effimero di fuoco e fumo, da dove egli chiama a raccolta i suoi seguaci e  vuole  inviarli poi dovunque in tutte le situazioni dell’umanità, nessuna esclusa per cercare di imbrigliare la libertà delle persone nelle sue reti e catene e per trascinarle verso la discesa che conduce all’abisso della perdizione. 

Il primo passo che devono provocare per condurre verso l’abisso è suscitare nelle persone l’attaccamento alle ricchezze di questo mondo, il secondo la ricerca degli onori mondani, il terzo la superbia, che chiude sempre più la persona nel suo piccolo orizzonte umano, ne impedisce l’apertura ad una dimensione trascendente e la coinvolge nel circolo vizioso della soddisfazione dei propri piaceri e ambizioni a qualsiasi prezzo

Nella seconda parte l’esercitante è chiamato a levare lo sguardo verso Gesù, dolce e mite condottiero dell’esercito dei buoni, che, seduto sul prato delle beatitudini, invita i suoi seguaci ad andare nel mondo in tutte le condizioni di vita delle persone per spingerle verso la via che conduce alla vera vita, il cui primo  passo  è il distacco   dalle  cose  di  quaggiù   in  una  povertà affettiva, e  anche, in alcuni casi, effettiva, per proseguire nel desiderio delle umiliazioni e raggiungere l’umiltà, fondamento di ogni altra virtù.

Così la sintesi dell’insegnamento di Gesù che s. Ignazio propone in questa meditazione: povertà contro ricchezza; umiliazioni contro l’onore mondano; umiltà contro superbia. Essa è una sintesi eminente e profonda, compendio di tutto il messaggio del Vangelo di Gesù. A tale visione sintetica s. Ignazio non arriverà per semplice studio esegetico dei testi evangelici, ma per un’esperienza nello spirito. Si tratta dunque di una comunicazione carismatica dello Spirito, che s. Ignazio ha ricevuto nella sua esperienza di orazione, in particolare probabilmente quel giorno in cui pregava lungo le rive del fiume Cardoner nel tempo in cui dimorò a Manresa

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La meditazione si chiude chiedendo la grazia, nel triplice colloquio alla Madonna, al divin Figlio e al Padre

“…affinché io sia ricevuto sotto la sua bandiera prima in somma povertà spirituale e, se piacerà alla sua divina maestà e mi vorrà eleggere ed accettare, anche alla povertà attuale;  secondo, nel soffrire obbrobri e ingiurie per meglio imitarlo in questi, purché possa sopportarli senza peccato da parte di nessuna persona e senza offesa della sua divina maestà”

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È  una grazia che il Signore fa ai suoi amici: la persona può offrirsi, ma è Lui che deve ricevermi e accogliermi sotto il suo stendardo. Possiamo considerare un approfondimento mistico di questa grazia, quella che s. Ignazio ricevette nel suo viaggio da Venezia a Roma, quando nella cappella della Storta, nelle vicinanze di Roma, sentì che il “Padre lo metteva con Cristo, suo Figlio

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2.2 La meditazione dei due stendardi in p. Lanteri

Le fonti del pensiero lanteriano sulla md2s e sugli EE in genere sono da individuare nel p. Nikolaus Albert Joseph von Diessbach e nello studio che L. fece di commenti degli EE e soprattutto della sua personale riflessione illuminata dalla grazia. 

Così si esprime a riguardo il Beaulieu nel suo studio in merito:

“Certains auters retournent plus souvent que d’autres sous sa plume. Agnelli, Bellecio, le Gaudier, Huby, Neumayr, Segneri, Sarasa pour ne citer que les plus importantes. Lantéri s’est même eployé à résumé les volumes du p. Agnelli

  (1621-1706) sur les Exercices et fait une étude sur le système des Exsercices de saint Ignace tiré de F. Neumayr

  (1679-1765)”

.

 

Quest’ultimo autore sembra, a detta del Beaulieu, essere quello che più ha influito sul p. L. a riguardo del suo modo di inquadrare gli EE e in particolare la md2s:

“La meditation des Deux Etendars est [in Neumayr] conçue comme permettant un plus grand discernement des esprits pour suivre Jésus dans le choses difficiles plus que pour préparer à l’election d’un ètat de vie. Toutes ces caractéristique se retrouvent chez Lantéri”

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Un altro autore che influì molto sul Lanteri nel contesto dell’uso della md2s fu il p. Joseph Permayr (†1765) del cui influsso parleremo in seguito

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L., comunque nei confronti dei vari commentatori degli EE non era un copista, ma assimilava le idee e le faceva proprie ampliandole o restringendole nel suo processo di adattamento degli EE agli esercitanti concreti, come ben fa notare lo stesso Beaulieu:

“Bien que Lantèri ait pris beaucoup de ces commentateurs et quelque fois les suivent à la lettre, nous ne pouvons pas dire qu’il fût un simple copiste. Sa connaissance des Exercices spirituels ne se base pas uniquement sur de commentateurs, mais sur une connaissance et une étude directe du liuvre même des Exercices…

L’originalité de Lantéri consiste en ce qu’il a su assimiler profondèment l’esprit qui se dégage du livre des Exercices de saint Ignace par une étude personelle approfodie e enrichit par la lecture de divers commentateurs”

.

 

Nel Direttorio per la vita spirituale che lascerà ai suoi Oblati come strumento per la loro santificazione, nel  raccomandare la pratica del ritiro mensile cosi dirà:

“In tal occasione suol farsi da ognuno di essi la preparazione alla morte con ispeciale divozione a San Giuseppe, e soglionsi pure ripetere in tal giorno alcune delle meditazioni del fine dell’uomo, del regno di Cristo, dei due stendardi, delle tre classi e dei tre gradi di umiltà”

.

 

La spiritualità personale del p. L. trovava certamente nella meditazione delle due bandiere una particolare sorgente da cui attingeva quella profondità che gli è tipica.

Occorre comunque precisare che il L. pur conoscendo bene il contenuto e il ruolo di questa meditazione nella dinamica ignaziana degli EE, nella sua applicazione personale degli EE e nei suoi insegnamenti su di essi fa assumere una fisionomia propria a questa meditazione discostandosi da quella ignaziana. 

Egli dà un taglio, per così dire, lanteriano agli EE di s. Ignazio, ma non per stravolgerli, bensì per adattarli al meglio nella sua situazione pastorale particolare.  Infatti come abbiamo visto nell’Introduzione, il L. ci teneva troppo alla fedeltà al metodo ignaziano per operare scelte che minassero la dinamica propria degli EE  che lui riteneva essere stati “dettati”

 dalla Vergine Maria a s. Ignazio. Pensiamo quindi sia più corretto parlare di adattamento lanteriano degli EE ignaziani senza nessuna intenzione di rivoluzionare il metodo, ma di applicarli con il massimo frutto spirituale possibile in una loro realizzazione concreta ridotta e necessariamente sintetizzatrice quale era quella più frequentemente adottata dal L. nel dare gli EE in un numero limitato di giorni.

D’altra parte in questo lanteriano adattamento non possiamo anche leggervi quell’aspetto particolare della spiritualità di s. Ignazio che accompagna tutto il cammino dei suoi EE, e cioè quello spirito “di adattamento e di discrezione, di cui Ignazio rimane maestro tra i più illuminati”

, per cui “il principio di adattamento alle disposizioni dei singoli anima tutti gli EE e, più a monte, il modo di agire del loro autore”

?

In che cosa il L. si discosta dal cammino degli EE?

 

2.2.1 La meditazione dei due stendardi nel Direttorio del P. Lanteri

P. L. scrisse tre Direttori:

  • Il primo è una serie di note spirituali personali scritte in prossimità dell’ordinazione sacerdotale dal diacono L. tra gli anni 1781-1782 e generalmente intitolato “Direttorio Spirituale”
  • Il secondo è un commento alla prima Regola del 1817 dei Padri Oblati a Carignano, viene semplicemente chiamato “Direttorio”
  • .
  • Il terzo è una sintesi pratica della sua visione degli EE di s. Ignazio, pubblicata anonimamente in forma definitiva nel 1829
  • , propriamente a quest’ultimo Direttorio ci riferiamo in questo articolo.

Nel D, il L. riassume il mese ignaziano in otto giorni: i primi quattro giorni sono dedicati alla purificazione degli Esercitanti (prima settimana ignaziana), il quinto e il sesto giorno alla proposta della sequela di Gesù con la meditazione del Regno e della vita privata e pubblica di N. s. Gesù Cristo (seconda settimana ignaziana), il settimo alla passione del Signore (terza settimana) e l’ottavo alla resurrezione (quarta settimana). 

In questo documento il L. spiega le finalità della md2s nella dinamica ignaziana degli Esercizi in un lungo discorso, che, vista la brevità complessiva del D, manifesta la grande importanza che egli dava a questa meditazione:

“Lo scopo della md2s è questo. Non essendovi tempo di riandar tutta la vita di Gesù Cristo, e quindi meditare ad una ad una tutte le sue particolari virtù per imitarle, si viene in questa meditazione a fissar bene, e proporre chiaramente in che cosa consista lo spirito di Gesù Cristo, che dobbiamo ricopiare in noi; e perché meglio si scopra, si mette in confronto collo spirito contrario del demonio, perché così si comprenda bene in che cosa consistono le massime che sono la materia delle ispirazioni di Dio; in esse pure si scopre il modo con cui suol operare il demonio nelle anime, e il modo con cui suole operar Dio”

.

 

L. continua dando una spiegazione dei particolari descrittivi della md2s nei confronti del demonio:

“Perciò da bel principio, nei preludi di questa meditazione s. Ignazio ci dipinge il demonio col suo stendardo di libertà in mano, assiso sopra una cattedra di fuoco, circondata da fumo, e volgente fisso lo sguardo per tutto il mondo. Questo sguardo denota l’amore sregolato ed insaziabile di questa terra, che vuole inspirare, il fuoco significa il fomite della concupiscenza; e il fumo denota gli onori onde vuole eccitarne i sentimenti”

.

 

Il L. sviluppa sapientemente i punti delineati in modo scarno ed essenziale in s. Ignazio, trasmettendo magistralmente all’esercitante la profondità simbolica e significativa di essi come possiamo ben constatare:

“La sua cattedra poi significa il baratro della superbia, in cui finalmente cerca di precipitar le anime, sempre ispirando orrore ed avversione alla povertà, ai patimenti, alle umiliazioni, come cose che gli si oppongono; e questi sono gli oggetti e la materia, su cui si raggirano le tentazioni del demonio. 

Ivi pure consiste lo spirito di libertà proposto nel suo stendardo che tiene inalberato”

 

Quindi il L. passa a descrivere, in modo opposto, il divin Capitano dei buoni, sottolineiamo la caratterizzazione battesimale della sua proposta:

“All’opposto dipinge s. Ignazio il divin Salvatore nostro capitano assiso in luogo umile, che tutti pure invita a militare sotto lo stendardo della sua croce, di cui i tre chiodi significano povertà, patimenti, umiliazioni, e  qualunque vittoria di se stesso da riportarsi per Dio; e questi sono gli oggetti che c’invita Gesù Cristo ad abbracciare, inspirandoci ad un tempo a rinnovare le rinunzie fatte nel santo Battesimo per seguir lui solo, poiché l’attacco alla roba, ai piaceri, agli onori, è un vero impedimento per andare a Dio: Questa poi è la materia solita ed essenziale su cui si raggirano le inspirazioni di Dio”

.

 

Quindi si diffonde a descrivere Lucifero e il suo regno di inquietudine e tristezza e a spiegare le tattiche oscure del demonio che intende indefessamente trasmettere le sue massime a rovina dell’umanità e la maniera con cui egli agisce nella sua opera perversa:

“Di più, descrive, s. Ignazio, starsene Lucifero a sedere sulla sua cattedra  presso Babilonia, città di confusione, con un sembiante turbo-

lento, inquieto e triste, per così esprimere non solo le sue massime, che sono la materia e la sostanza delle sue tentazioni, ma anche il modo con cui attaccar suole le persone dabbene che già si son date a servir Dio davvero…”

.

 

E mostra la dinamica delle sue deprecabili macchinazioni con cui pian piano il demonio cerca di conquistare a sé le persone umane, nascondendo i suoi perversi fini la cui presa di coscienza le indurrebbe ad un subitaneo e deciso rifiuto.

“Poiché vedendo egli, che non riuscirebbe punto con esse, se loro proponesse apertamente subito da principio di partecipare nell’essenziale delle sue massime, cioè d’attaccarsi a roba, piaceri, onori, tenta almeno, che incomincino in qualche modo a partecipare dell’accidentale, cioè del suo modo d’agire, per così farsele somiglianti in qualche cosa almeno all’esterno”

.

 

La tristezza: segno chiaro del turbamento e malinconia che il demonio vorrebbe provocare in noi  renderci simili a lui:

“Propone perciò loro da principio solamente apprensioni, turbamenti, timori,  tristezze, malinconie, tutte cose raffigurate nel tristo sembiante di Lucifero, e nel suo inquieto modo di agire per così cominciar a scoraggiarle, allontanarle dal bene, per poter poi dopo suggerire qualche cosa di più appartenente alla sostanza delle sue tentazioni, e relativa alle sue massime. Ciò appunto fa avvertire s. Ignazio in questa meditazione, affinché, quando ci sentiamo agitare da simili turbamenti o tristezze, conosciamo provenir queste del nemico del nostro bene, e sappiamo, che il seguirle già assomigliargli almen dall’esterno e nell’accidentale”

.

Il L. passa  quindi a descrivere lo stile soave di Gesù

“Perciò vuole che procuriamo risolutamente di disprezzare simili sentimenti, pacificar subito il nostro cuore, portarlo alla speranza e rallegrarsi in Dio. 

A questo fine ci rappresenta s. Ignazio Gesù sedente in un campo presso Gerusalemme, città di pace, con aria tranquilla, mansueta, pacifica e contenta, perché lo imitiamo anche in questa parte, sebbene non così essenziale, affinché, oltre alle sue massime, ossia oltre la sostanza del suo spirito, abbracciamo pure il suo modo di operare, e così l’imitiamo nell’interno e nell’esterno, cosa che tanto contribuisce a tenerci sempre lontani dagli assalti del demonio, perfezionarci nell’imitazione di Gesù Cristo ed a procurarci la perseveranza nel bene”

.

 

Come abbiamo potuto constatare dalla lettura di quanto sopra riportato, il nostro Autore, si allinea in una precisa interpretazione della md2s che si può ricondurre strettamente alla mente di s. Ignazio. 

Infatti egli aveva delineato il primo punto di ogni campo con un’interpretazione personale molto atta e conclude la meditazione esprimendo una nota apostolica non assente negli EE ignaziani, nel secondo punto di ciascuno dei campi:

“Ci propone finalmente s. Ignazio la parlata che fa ciascuno dei due Capitani a’ suoi ministri, affinché, questi, oltre il professar lo spirito del loro rispettivo Capitano, l’aiutino pure a far gente che li seguano.

Questo punto è particolarmente dettato per gli Ecclesiastici, affinché secondino i disegni di Gesù Cristo di salvar  anime  il più che  possono,  secondo lo spirito della loro vocazione, e vengano particolarmente a ciò impegnati col confronto di quello che fanno i seguaci del demonio per perder le anime nell’inferno”

.

 

I problemi di ignazianità del D possono porsi piuttosto a riguardo della sua relazione con la meditazione del Regno di Cristo (EE  91-100) come vedremo ampliamente di seguito.

Infatti il D propone la md2s in due luoghi.

In primo luogo come sintesi con la meditazione del Regno di Cristo, nella proposta al popolo degli EE:

“5. GIORNO DI FERVORE (Protettrice la Sacra Famiglia)

Regno di Cristo

Imperciocchè per servire Dio in modo che gli sia grato, oltre il primo e massimo impedimento già tolto della nostra malizia, restava a superarsi ancora l’altro impedimento della nostra ignoranza ed impotenza, per cui l’uomo né avrebbe saputo come servire Dio in modo  a lui grato, né avea forze sufficienti per eseguirlo: abbisognava dunque di un qualche gran maestro, esemplare, ed aiuto: epperò viene a proposito la meditazione del regno di Cristo, oppure quella dei due stendardi”

.

 

In secondo luogo, nel caso di guidare gli EE non del popolo, ma dei singoli in cerca della perfezione evangelica, la md2s viene proposta ignazianamente nella dinamica dell’elezione:

“Giorno di elezione.

Dovendosi dare gli Esercizi case di ritiro… quando si dettano a persone ecclesiastiche, o anche secolari, ma capaci di aspirare alla perfezione, sarebbe  opportunissimo,  dopo  la  meditazione  del  Regno  di Cristo, e della sua vita, prima di proporre a meditare la passione, impiegare un giorno a meditare i due stendardi, le tre classi di uomini, ed i tre gradi d’umiltà che comunemente si tralasciano”

.

 

Il L., dunque, ha due prospettive, due angolazioni diverse di uso della md2s nel ministero nel guidare gli EE:

  • uno schema prettamente ignaziano con l’elezione e le relative meditazioni tra cui quella dei due stendardi nel caso di EE indirizzati a persone desiderose di crescita spirituale;
  • uno schema senza l’elezione, per gli EE predicati al popolo, in cui la md2s viene proposta in sintesi con quella del Regno di Cristo nel quinto giorno:

“… abbisognava dunque di un qualche maestro, esemplare, ed aiuto: epperò viene a proposito la meditazione del regno di Cristo, oppure quella dei due stendardi, ove ci si propone lo stesso Figliuol di Dio nostro supremo Signore fattosi uomo… cioè servo come noi, e per noi tutto occupato  nell’eseguire la volontà del suo Eterno Padre, e nell’insegnarci ad un tempo con la sua dottrina e con l’esempio il vero modo di servire Dio; ed è questo il gran maestro ed esemplare che l’Eterno Padre ci propone e ci manda di seguire: Ascoltatelo! (2Pt 1,17): ed egli stesso si esibisce a questo fine, invitandoci tutti al suo seguito…”

.

 

E ancora in un altro luogo il L. dà questa indicazioni di procedura nella guida degli EE:

“Ma per servire Dio in modo che gli sia grato, ci è d'impedimento la nostra ignoranza, la nostra debolezza, abbiamo pure bisogno d'apprezzare sempre maggiormente questo nostro dovere, abbisogniamo, di conseguenza, di un qualche gran Maestro, esemplare ed aiuto, ed appunto nella meditazione del Regno di Cristo, oppure dei Due Stendardi ci si propone lo stesso Figliuolo di Dio nostro Supremo Signore, fattosi Egli stesso uomo, cioè servo come noi e per noi, tutto occupato nell'eseguire la volontà del suo eterno Padre, e ad insegnarci nello stesso tempo con la dottrina e con l'esempio il vero modo di servire Dio”

.

 

Non dimentichiamo che lo scopo della meditazione della chiamata del re è quello di smuovere la generosità dell’esercitante a seguire Cristo nella collaborazione alla realizzazione del suo Regno facendo con Lui, come Lui.

In un altro schema di proposta afferma ugualmente “Regno di Cristo, oppure i due stendardi”

.

È  chiaro dunque che il L. nella sua lettura sintetica e pastorale della dinamica della “Seconda  Settimana”, nel suo intento di proporre un cammino degli  EE 

in pochi giorni leggeva le due meditazioni, che nella dinamica ignaziana assumono fisionomie proprie, in una visione d’insieme spiegando così e sottolineando bene quale sia il vero cammino tracciato da Cristo:

“La méditation des deux Etendart est surtout une reprise et un approfondissement de la mèditation du Règne. Elle doit renforcer la résolution prise de servire Dieu par l’imitation du Christ”.

 

 

Per il p. L. i due stendardi sono come un ampliamento o anche una determinazione della stessa meditazione del Regno, per questo negli EE dati secondo i suoi schemi non mancava mai una delle due meditazioni.

In effetti molte sono le assonanze di queste due meditazioni anche se nella dinamica ignaziana degli EE esse hanno un ruolo e una caratteristica propria. 

In s. Ignazio la meditazione del Regno ha carattere introduttorio a tutte le contemplazioni della vita di Gesù come paradigma di quella chiamata che il Signore rinnoverà in ogni contemplazione. La md2s ha carattere, invece, illuminativo sulla conoscenza chiara e sintetica della via di Gesù e degli inganni del demonio che cerca di tenerci lontani dal percorrerla.

Ma ambedue propongono la sequela di Gesù come prode Capitano dei buoni, come condivisione della sua sorte di umiliazioni e sacrifici e come donazione personale totale e assoluta di sé al Padre.

La meditazione del Regno invita l’esercitante ad offrirsi al Padre nella sequela del Figlio e nella disponibilità a seguire la via dell’umiliazione (cfr. EE 98), la meditazione delle due bandiere approfondisce questa aspetto invitando l’esercitante, nel triplice colloquio (EE 147) a chiedere di essere “ricevuto sotto la sua bandiera” e la bandiera di Gesù, come spiegava inequivocabilmente il p. L.

, è la bandiera della Croce, espressione della più alta umiliazione e quindi del più grande amore possibile.

Possiamo dunque affermare che il p. L. nel suo processo di adattamento degli EE ignaziani, talvolta assorbe la meditazione del Regno nell’orizzonte più ampio della meditazione delle due bandiere. Infatti non vuole privare gli esercitanti di 10 giorni, da quella stimatissima sintesi da lui tanto apprezzata nella md2s.

 

2.2.2 Analisi della meditazione dei due stendardi 

         riportata dal Doc. 334 M.

Il materiale di cui ci serviamo per questo aspetto è tratto dal Doc. 334 M riportato alle pp. 396-421 del vol. XI dei Manoscritti del p. L. e fu dettato dal p. L. al suo segretario p. Loggero tra gli anni 1817-1819, esso è importantissimo a riguardo del nostro studio perché espone ampliamente la md2s e ci dà un esempio completo di come lui l’esponesse nella sua proposta degli EE privati. 

Leggendo questo documento si può rimanere colpiti dalla lunghezza della meditazione, ma il L., preparava alla meditazione i presenti. Per questo i testi dei punti per le meditazioni degli EE in genere sono sempre molto lunghi e molto elaborati. Bisognava coinvolgere i presenti, facendoli emozionare alle lacrime o alla gioia! Per cui il testo della meditazione era come lunghezza uguale, sia che poi si desse in privato sia che si desse in pubblico. 

Il L. sviluppa la md2s secondo questo ordine:

  • Una introduzione
  • Tre punti di meditazione
  • Un Colloquio finale

Nell’Introduzione possiamo distinguere due aspetti:

A. L’insegna della “libertà” e quella della “croce

B. La descrizione delle diverse categorie di persone

 

A. L’ insegna della “libertà” e quella della “croce”

L. nel proporre questa meditazione la introduce cercando di mettere in evidenza la necessità di prendere coscienza che la vita è una lotta, che bisogna perciò chiaramente schierarsi da una parte e che dobbiamo scegliere di schierarci con Gesù Cristo e proporci di seguirlo concretamente, per questo è necessario conoscere bene “ove consista lo spirito  di Gesù Cristo e ove lo spirito del mondo”.

 

Passa quindi a descrivere i due campi dei due Capitani avversi secondo quanto suggerisce Ignazio (EE 136-148) cominciando con quello del “mortale nemico dell’umana natura” (EE 136) e lo fa in modo brevissimo ripercorrendo quegli elementi che delinea con semplicità Ignazio ai n. 140-143 dei suoi EE.

Il L. nella sua proposta di questa meditazione dà una colorazione personale ed epocale dello stendardo diabolico parlandone come bandiera della “libertà”. Qui si intuisce il senso di “libertà” quando si guarda il suo tempo e la sua cultura, quando il liberalismo si presentava come libertà di pensiero e di azione, come distacco da ogni legame etico e religioso a Dio e alla Chiesa:

“Siede nei campi di Babilonia su di un trono di fiamme l’infernal Principe, tien inalberata l’insegna della libertà”.

 

 

Certamente oggi sarebbe inadatto proporre la bandiera del demonio come quella della “libertà” visto il valore positivo che questa parola ha assunto nella cultura moderna e nel linguaggio ecclesiastico anche se chiaramente sotto due accezioni diverse, l’una staccata dal suo fondamento oggettivo che è la verità, l’altra ancorata all’adesione alla persona di Gesù Cristo, unica verità che libera la persona umana nelle dimensioni più profonde (cfr Gv 8,31-37; 14,6).

Evidentemente il L. definisce lo stendardo del diavolo come “l’insegna della libertà” riferendosi a quella “libertà” inalberata a propria insegna dalla rivoluzione francese il cui odio verso il cristianesimo era manifesto ed efficace nel tempo in cui viveva il L., egli stesso fu perseguitato da Napoleone Bonaparte, la cui polizia il 25 marzo 1811, per attività di sostegno al Papa Pio VII prigioniero a Savona, lo farà relegare nella sua villa di campagna, dove rimase fino alla caduta di Napoleone nel 1814

Passando a descrivere il Capitano dei buoni che 

“… siede dolce e mansueto e che invita tutti dolcemente e forti e deboli e vigorosi e affaticati, tutti invita a seguirlo poiché egli li ristorerà; inalbera anch’egli la sua bandiera, ma è quella è la Croce dura in apparenza e pesante, ma soave in effetto e leggera”

.

 

La bandiera del demonio è quella della “libertà” come vita svincolata la Padre, come autonomia della persona da ogni limite creaturale, come affermazione assoluta di sé e relativizzazione del resto compreso Dio.

La bandiera di Gesù Cristo è esattamente l’opposto: è la “Croce” quel legno su cui il Figlio di Dio fu appeso per obbedienza al Padre, e che da lui stesso è proposto ai suoi discepoli come peso obbligatorio da portare su di sé (cfr. Lc 9,23). La “Croce” manifestazione assoluta della fedeltà e dell’obbedienza al Padre. La “Croce” manifestazione assoluta dell’amore del Padre che dona al mondo il suo unico Figlio (cfr. Gv 3,16). La “Croce” che Gesù stesso offre a tutti come proposta e come sfida

“ci sfida solo a provarla – ‘Venite ad me omnes qui laboratis et onerati estis et ego reficiam vos –  ma in che maniera – ; tollite jugum meum super vos et invenietis requiem animabus vestris ma come ristorerà con un giogo, – jugum meum suave est et onus meum leve

.

 

B. La descrizione delle diverse categorie di persone

Forse ispirato dalla struttura della meditazione dei “tre binari” (EE 149-157) immediatamente   successiva a  quella delle  “due bandiere” nel cammino degli EE ignaziani, L. descrive l’umanità come concretamente appartenente a tre categorie di uomini: 

  • la categoria di chi segue senza timore e con coraggio il Capitano dei buoni, Gesù Cristo e questi sono pochi;
  • la categoria di chi segue apertamente “lo stendardo del demonio” e deridono e combattano i buoni, “volesse Dio che costoro fossero pochi o nissuni”;
  • la categoria di chi vuol servire due padroni, categoria la più numerosa e verso la quale espressamente L. rivolge la sua meditazione presupponendo che l’esercitante faccia parte di questa categoria o sia fortemente tentato di appartenervi:

“Altri finalmente non osano dichiararsi né dalla parte di Gesù Cristo né dalla parte del demonio; dal dichiararsi dalla parte di Cristo li trattiene il rispetto umano e le passioni che vogliono sfogare; dal dichiararsi dalla parte del demonio li trattiene il rimorso della coscienza, il timor dei castighi eterni e così servendo or l’uno or l’altro padrone pretendono di conciliarsi tutti e due e così piacere anche a Gesù Cristo, perché par loro di non vederci gran contraddizione, par loro di non rischiare gran cosa, per questo non si dichiarano, e non s’impegnano a seguire risolutamente o l’uno o l’altro”

.

 

Probabilmente si rese conto che il popolo che seguiva gli EE di dieci giorni nelle parrocchie o coloro che si impegnavano negli EE privati, non avevano raggiunto in pochi giorni tutte le qualità di spirito richieste a coloro che nella pratica del mese arrivano al md2s solo dopo decisioni e purificazioni molto serie.

 

I TRE PUNTI 

Mentre Ignazio propone come primo punto:

“L'immaginarsi il capo di tutti i nemici, come se prendesse posto in quel grande accampamento di Babilonia, sopra un grande piedistallo di fuoco e di fumo, orribile e spaventoso nell'aspetto”

.

 

il L. invece propone nel suo schema la “diversità dei padroni” facendo il parallelismo tra “Cristo” e “Belial”. Belial sarebbe il demonio nel nome biblico  del dio cananeo Baal

, nello sviluppo poi che farà del primo punto interscambierà i vocaboli “Belial”, “demonio”, “mondo”:

“Provo, è vero, un non so qual ribrezzo mettere in confronto lo Stendardo di Cristo e quello del demonio, ma è per servirmi dell’argomento  propostoci  da Gesù Cristo medesimo, argomento il più stringente, che suol chiamarsi argomento dei contraddittori, per diversità di carattere, d’intenzione, di mezzi, di aiuti, di ricompensa, con la necessità di dichiararsi; ove è costretta la parte negante ad ammettere assurdi che non vorrebbe ammettere”

.

 

Il primo punto: la diversità dei Capitani

Il L. propone un lungo discorso in cui mostra “la grand’opposizione di spirito e d’intenzioni, gran diversità di comandare, d’appagarsi, di promettere, d’attendere alle promesse: Cristo e Belial, gran parallelo!”

.

Vediamo di seguito come il L. sviluppa l’opposizione tra Cristo e Belial.

 

OPPOSIZIONE DI SPIRITO E D’INTENZIONI

“Cristo, cioè un Dio d’amore, l’istessa bontà, l’istessa Sapienza, l’istessa potenza, l’istessa bellezza, beatitudine – Cristo cioè un Dio amante e amante a segno che si fece nostro maestro in un presepe, su di un po’ di fieno, si fece nostro amico, conversando e trattando con noi, si fece nostro servo, piegandosi ai piedi degli apostoli, lavandoli, tergendoli, baciandoli, si fece nostro cibo, nostra bevanda, nostro sposo nell’Augustissimo Sacramento dell’Eucarestia, si fece nostro Redentore morendo in Croce per noi; Cristo, cioè un Dio ansioso di renderci felici ed  in maniera  che  qualunque  cosa  egli  comandi, faccia o disponga a nostro riguardo non mai cerca il suo interesse, sempre intende il nostro bene, la nostra eterna felicità; questo lo spirito di Cristo, queste le sue intenzioni ch’egli ha su di noi”

.

 

Assolutamente opposto lo spirito di Belial che è bruttezza e orrore 

“… sempre arrabbiato in cerca degli uomini per divorarli ed averli a sé soggetti e per compagni in quelle eterne fiamme”

.

 

Bellezza, bontà, benevolenza, amore fino al dono di sé dunque in Cristo, e cattiveria, invidia, odio in Belial: “eppure tutto il mondo lo segue: perché?”

.

Il L. avverte che gli esercitanti dei 10 giorni hanno più bisogno di aiuto con una spiegazione che li possa introdurre nell’attrattiva delle intenzioni e modi di fare di Cristo, e per contrapposizione con le intenzioni e i modi propri di fare satanici.

 

OPPOSIZIONE NEL MODO DI COMANDARE

Tutto quello che Cristo comanda è ragionevole, tutti i precetti di Dio sono discreti e ragionevoli e riassumibili nell’“amore a Dio sopra ogni cosa, ai nostri simili come a noi stessi, tutto insomma si riduce all’amore”

. Ora cosa è più ragionevole di questo? I suoi precetti sono semplici non ci chiede cose ardue e impossibili: “Non lacerarsi le carni, non camminare a pié nudo su triboli e spine”

, ma “amor solo ci comanda, cosa sì facile all’uomo che non ci ha giovane o vecchio, uomo o donna, sano o infermo, ricco o povero, grande o piccolo, libero o schiavo, secolare o religioso, debole o forte che se ne possa scusare”

.

Il L. invita l’esercitante alla ragionevolezza, a vedere come ubbidire al Signore è la cosa più logica da fare per la persona umana: 

“V’ha cosa più giusta, più necessaria? il Padrone si fa ubbidire dal servo, il Padre dal figlio, il Re dal suddito, e dirassi cosa ingiusta, irragionevole, che un Dio si faccia amare? Non era egli già una gran grazia il sol permetterci che lo amassimo senza ancor che il comandasse? Amor ai nostri simili come a noi stessi: qual cosa di più giusto, di più dolce?”

.

 

All’opposto il demonio vuole condurci al non-amore al regno cioè dell’amor proprio eletto come legge fondamentale della vita:

“Sa il demonio che l’amor proprio sregolato è la fonte di tutte le mali affezioni dell’animo, sa che la radice dell’amor proprio è la superbia, come infatti ci ameremmo se non ci compiacessimo di noi?… regni l’amor proprio; comparir nel mondo, contentar la carne, soddisfar sia l’unico pensiero… Il seguace del demonio dee fuggir la povertà ed affezionarsi ai beni di questa terra, dee fuggir le penalità e affezionarsi ai diletti del senso; dee fuggir i disprezzi e cercar gli onori e la stima degli uomini. Da tutto si prenda occasione di soddisfarsi, si disprezzi la fede e la ragione, si assecondino le ribelli e tumultuanti passioni, si commetta qualunque eccesso, vada comunque si può per i propri sfoghi”

.

 

OPPOSIZIONE NELLA DISCREZIONE

Il demonio spinge gli uomini a continui affanni e sacrifici per avere di più e soddisfarsi rimanendo sempre più insoddisfatti:

“Dove che il mondo e il demonio esige dai suoi servi che non la risparmino a fatiche di corpo e di spirito, s’impazziscan sugli abachi, esige che s’espongan a qualunque rischio per terra e per mare per ingrandir i loro averi, esige mille soggezioni, mille servitù, mille stenti e sforzi per avanzarsi in quell’impiego, esige mille veglie, mille raggiri, mille turbazioni, mille affronti, mille disgusti per contentar la passione. Oltre di ciò non somministra loro o forze bastevoli per reggere a quelle mille fatiche o aiuti opportuni per uscire felicemente da quei pericoli, ond’è che moltissimi mancan sotto il peso di sì duri comandi prima d’esser venuti nel loro intento”

.

 

Mentre, all’opposto, Gesù Cristo non chiede nulla di così gravoso, “altro non chiede Cristo se non che tranquillamente alle nostre stesse passioni si cangin gli oggetti”

. E poi Egli non fa come il demonio che ci fomenta desideri e ci lascia poi soli e insoddisfatti:

“Niuna cosa impone Cristo a chi lo serve senza procurargli insieme i soccorsi e gli stromenti bisognevoli a poterla effettuare. Egli stesso in Is 41 ci esorta a non temere, perché egli starà sempre con noi, ci conforterà, ci aiuterà, ci terrà con la sua destra – ne timeas quia ego sum… – Fidelis Deus qui non patietur nos tentari supra id quod possumus… victoriam dabit pr Jesum Christum (1Cor 10) – Ego sum via, veritas et vita – Egli stesso con la sua grazia onnipotente vuol operare in noi e con noi tutte le opere nostre. Onde ben dicea s. Leone che ben ha ragione d’insistere col precetto chi ci previene con l’aiuto”

.

 

Questa visione serena, dolce, semplice della vita cristiana, questo squisito ottimismo porta con sé, senza diminuirle affatto, tutte le alte esigenze del rinnegamento evangelico poste però in una visione positiva, affatto minimalista che risente senz’altro dell’influsso di s. Francesco di Sales e di s., allora beato, Alfonso Maria de’ Liguori. 

Qui, penso, che siamo di fronte ad una pecularietà lanteriana, al carisma proprio del L. di proporre ai cuori la via di Gesù che è via di rinnegamento e di Croce, come via, in effetti, facile, dolce, bella. 

Gli EE di Ignazio in mano al L. nell’età matura e dovendo spiegarsi per convincere il popolo, acquistano una forte colorazione di dolcezza e il “magis” ignaziano, il cui impatto  potrebbe scoraggiare i meno preparati e quindi più deboli, viene dal L. spiegato nel suo vero senso lontano da qualsiasi interpretazione volontaristica e pelagiana per presentarlo maggiormente come orientamento del cuore che “tranquillamente” cambia l’oggetto delle proprie “passioni”. Proprio in questo “tranquillamente” possiamo e dobbiamo leggere il taglio peculiare che assume questa meditazione in mano al L.

 

OPPOSIZIONE NELL’OGGETTO DELLE PROMESSE

Cosa ci promette Gesù? cosa ci promette Belial?

“Promette il Signore, con liberalità degna di quel Monarca ch’egli è, per ogni azione, non dico già grande ed eroica, ma per qualunque azione comune, o piccola o momentanea che sia (come da un bicchier d’acqua), purché si faccia per Dio promette un grado infinito di gloria e una pienezza di beatitudine in cielo da godersi per tutta un’eternità!”

.

 

Cosa ci promette Belial, cosa ci promette il mondo?

“… il mondo, attesa la scarsezza del suo avere e potere, promette solo pochi beni transitori, beni o comuni coi bruti, come sono i piaceri sensibili, dei quali uno più si sazia più perisce di fame; o propri dei fanciulli, come sono gli onori…; oppur riduconsi a poca terra come son le ricchezze, che nulla giovano quando l’uom si trova… nell’ora della sua morte… insomma beni tutti transitori, vani, instabili, da acquistarsi con gran fatica, da mantenersi con molta cura e da lasciarsi con estremo dolore e rammarico”

.

 

OPPOSIZIONE NELLA FEDELTA’ ALLE PROMESSE

La ricompensa per coloro che seguono il Signore Gesù è al di là di ogni immaginazione come testimonia s. Paolo che “rapito al terzo cielo esclamò che non han che fare i patimenti di questa vita in confronto ai beni che ci aspettano nell’altra vita”

.

Il demonio invece non paga, perché inganna, così come Labano ingannò Giacobbe (cfr. Gen 29), come il serpente ingannò i progenitori con il miraggio di non morire mai (cfr. Gen 3):

“… così continua sempre ad ingannare chi lo ascolta… insomma, andate per tutto il mondo, mirate provincie, riguardate città, entrate nelle famiglie, nei palazzi dei Signori e non sentirete altro che lamenti e doglianze. Uno si duole perché non ha vinto, un altro perché ha perduto, un altro perché è mal soddisfatto e dieci mila perché sono ingannati, hanno perduto senza niun prò le fatiche di tutta la vita; così mantiene il mondo le sue promesse coi suoi servi mentre che vivono”

 

E con questa ultima opposizione il L. chiude mirabilmente il primo punto della sua esposizione della md2s.

Attraverso queste opposizioni così chiare ed evidenti egli illumina la mente dell’esercitante con la forza intrinseca degli argomenti perché egli aderisca alla forza della verità e tutto questo in un orizzonte di serenità, tranquillità, dolcezza. Il L. riesce efficacemente a trasfondere quegli elementi simboleggiati da Ignazio che caratterizzano i campi dei due Capitani “fuoco e 

di fumo” (EE 140) per il demonio e “bello e piacevole” (EE 144) per Gesù. Possiamo dire che questo il L. riesce a comunicarlo mirabilmente.

 

Il secondo punto: la diversità dei seguaci.

Ignazio, invece, propone come secondo punto:

“Si consideri come egli chiami a raccolta innumerevoli demoni e come li dislochi: gli uni in tal città, gli altri in un'altra e così per tutto il mondo, senza tralasciare province, luoghi, condizioni di vita, né alcuna persona in particolare

.

 

il L. propone all’esercitante la considerazione della diversità degli atteggiamenti e del cuore dei seguaci dei distinti Capitani

Il seguace del demonio rinuncia all’uso della ragione, vivendo in funzione della propria istintività passionale:

“Ognun sa quel che costituisce l’uomo: è la ragione; questa è quella che lo rende sì nobile, superiore a tutte le cose create ed immagine di Dio; difatti togliete all’uom la ragione e più non si distingue dai bruti… 

… Ora che altro è questo che degradarsi dal proprio stato naturale ed onorifico dell’uomo e accumunarsi coi bruti… come appunto dice David… Homo cum in onore esset, non intellexit, comparatus est jumentis insipientis etc… (Sal 48,13)”

.

 

Mentre quindi il seguace del mondo vive una vita indegna di un essere umano, il seguace di Cristo vive una vita ricca di una dignità al di sopra della stessa umanità, in quanto 

“…chi segue Cristo forma un istesso corpo con Cristo e in lui discende e dimora come in un suo Trono Dio stesso, a lui si unisce e si congiunge lo Spirito Santo in persona, diffonde in esso la sua carità e i suoi doni, l’arricchisce dei suoi titoli e dei suoi diritti, lo fa partecipe dei suoi attributi, dell’istessa sua natura…, non più estraneo, non più servo li chiama, ma domestico, amico, figliolo, sua delizia, erede legittimo del suo regno, anzi quasi più non trovando titolo sufficiente col suo stesso sublimissimo nome di Dio lo chiama – ego dixi Dii estis et filii excelsi omnes (Sal 81,6)”

.

 

Apparentemente chi segue il mondo mostra contentezza e felicità, ma ciò non è vero, perché “non c’è pace per gli empi” (Is 48,22) e L. dà due motivazioni a questa infelicità ontologica dell’empio:

“1° perchè è impossibile fuor di Dio che gli appetiti si appaghino… Dite, difatti, quando l’ambizioso sarà sazio d’onori, quando l’incontinente soddisfatto dei piaceri, quando l’avaro contento della roba?

2° perché le passioni son d’ordinario fra di loro in contrasto ed opposizione… e necessariamente perché gli appetiti son fuori della lor  linea e del loro centro ed inquieto sarà sempre il cuore finché non riposa in Dio”

.

 

L. prosegue il secondo punto mostrando come il seguace di Cristo abbia l’esperienza di una pace del cuore che supera ogni immaginazione, dando a questa esperienza di pace due motivazioni:

l’esperienza del dominio di sé ad opera dello Spirito Santo, per cui servire Dio è regnare; 

il godimento di una particolare consolazione che il Signore dona ai suoi seguaci. Si tratta della “manna nascosta” di cui parla l’Apocalisse (2,17) e che farà dire a s. Agostino, che è “assai più gustoso piangere per Dio, che non tutti i tesori del mondo”

.

Il L. conclude il secondo punto tirando le conseguenze del suo logicissimo discorso:

“Quanto non s’ingannan dunque coloro che credono il vivere del mondano un vivere felice, un vivere contento, e la vita di chi segue Cristo una vita difficile, stentata, noiosa”

.

 

Il terzo punto: non si possono servire  due padroni

Riprendendo le conclusioni del secondo punto, affermando l’impossibilità di servire due padroni così diversi, il L. invita in questo punto l’esercitante a fare la scelta del servizio di Cristo come unica soluzione logica e dignitosa per lui. 

“Dunque o rinunziar all’uno o rinunziar all’altro. 

Questo è giorno di scelta – Usquequo -, dirò con Elia al popolo Ebreo – usquequo claudicatis in duas partes – Si Deus est Dominus, sequimini eum -.

Si Deus est Belial, sequimini Belial – (1Re 18,21).

Eleggete a qual dei due volete sottoporvi e piegar le ginocchia: ricordatevi solo che Cristo è tutta bontà e non cerca che il vostro bene; che il suo giogo è discreto, dolce, soave: ch’egli è attento a soccorrervi e confortarvi, è facilissimo a contentarsi; ch’egli promette e rimunera da Dio”

.

 

Il L. continua sintetizzando quando esposto nei punti precedenti a riguardo delle caratteristiche del servizio di Belial e a riguardo di come sono i seguaci di Cristo e come sono invece quelli del mondo invitando l’esercitante a scegliere lo stendardo di Cristo.

 

Il colloquio finale 

Il L. termina la sua meditazione con un Colloquio che inizia con una contemplazione della Croce e di Gesù Crocifisso:

“Croce, amabilissima croce, ecco la mia bandiera d’ora in avanti.

Dolcissimo mio Gesù, da questa croce lacero, piagato e derelitto, voi mi chiamate al vostro servizio con tante lingue, quante son le vostre piaghe, ma mi chiama anche il demonio…”

.

 

L’esercitante è quindi invitato a rinnovare le proprie promesse battesimali:

“E voi, Gesù mio capitano, accettate di grazia questo vostro disertore che abbandonando la bandiera di Lucifero sen torna a voi…; rinnovo la rinunzia che ho fatto il dì del mio Battesimo – abrenuncio, abrenuncio di cuore…”

.

 

Il L. conclude il Colloquio e quindi la stessa md2s con una supplica al Padre che ripropone il Triplice Colloquio ignaziano

 in un modo personale e originale:

“Padre celeste, ecco questo Gesù qui Crocifisso per me, egli è il vostro Figlio prediletto, egli vi chiede per me forti grazie, per vivere sotto la vostra bandiera, per debellar tutti i miei nemici, l’istesso fa pure Maria Madre dilettissima del vostro Figliolo – Deh! Esauditeci – te Deum adorabo, tibi soli serviam tibi soli

.

 

Commento

Il L. riassume, in qualche modo, in questa meditazione la dinamica ignaziana dell’elezione, mettendo in essa gli elementi che Ignazio propone distintamente nei suoi EE nei giorni precedenti alla seconda settimana e nella meditazione del Re. Così facendo il L. dà agli elementi della md2s una finalità alquanto diversa da quella ignaziana. 

Il L. inserisce la forza della contrapposizione alla md2s che usualmente proponeva nella predicazione degli EE ignaziani, in maniera armonica, organica, essenziale e sintetica adattandola agli esercitanti e alle loro necessità in modo più simile alla predicazione.

Una tale prospettiva di lettura della md2s è estranea a s. Ignazio, dove essa non ha per fine quella di invitare l’esercitante a scegliere sul serio e illuminatamente Gesù Cristo al posto di lasciarsi ingannare da Lucifero, ma quello di illuminare la mente di colui che ha già scelto di seguire Cristo, nella conoscenza della via, della mentalità e dei modi di Gesù per saperlo riconoscerlo meglio, distinguerlo dalle apparenze e inganni possibili e nella conoscenza delle macchinazioni

 e delle vie seguite dal nemico dell’umanità per saperle riconoscerle e ripudiarle. In s. Ignazio la scelta di seguire decisamente il Signore Gesù l’esercitante l’ha già fatta nella meditazione del Regno (EE 91-100), gli esercizi che propone dopo questa meditazione sono in vista dell’elezione dello stato di vita o della riforma della propria vita quando questa scelta è stata già fatta (EE 189)

Vediamo innanzi tutto come sono presenti gli elementi della meditazione delle tre classi di uomini (EE 149-157) e delle considerazioni sui tre gradi di umiltà (EE 164-168).

Probabilmente bisogna affermare che anche L. suppone che l’esercitante a questo punto degli EE di 10 giorni ha scelto di servire Dio e allontanarsi da ogni peccato, ma vuole far più radicale la sua scelta, confrontandola con i possibili inganni di Satana.

Nella meditazione delle tre classi di uomini s. Ignazio, come già accennato

, mira ad una purificazione della volontà dell’esercitante nella considerazione di come tre distinte categorie di persone reagiscono nella consapevolezza di avere un attaccamento disordinato. In qualche modo L. propone la considerazione delle disposizioni interne dei tre tipi di uomini anche se in situazione e stato di spirito diverso da quello usato da s. Ignazio. Si tratta di esercitanti con una disposizione e livello di spirito diverso. 

Le considerazioni sui tre gradi di umiltà sono volute da s. Ignazio in ordine alla purificazioni degli affetti

Attraverso la presentazione di Gesù umiliato e preso per un folle, sofferente e morente per amore nostro, s. Ignazio spinge l’esercitante a innamorarsi di Gesù umiliato e deriso fino al punto di desiderare di ricambiarlo con la stessa moneta d’amore e così nel grado sommo dell’umiltà l’esercitante è portato a dire:

“…desidero e scelgo, per imitare e rassomigliare più effettivamente a Cristo Nostro Signore, la povertà con Cristo povero piuttosto che la ricchezza, le ingiurie con Cristo, che ne è ricolmo, piuttosto che gli onori, e preferisco essere stimato stupido e pazzo per Cristo, che per primo fu ritenuto tale, anziché saggio e prudente in questo mondo”

.

 

La md2s del p. L. che stiamo analizzando, propone implicitamente questi gradi di umiltà nell’identificazione che il L. fa dello stendardo di Cristo con la sua Croce come vediamo nel Colloquio e come abbiamo già detto a riguardo dell’Introduzione.

Ma vediamo anche altri riferimenti nel corso dello svolgimento della meditazione, in particolare vi è un nota intorno all’essenza dello Spirito di Dio, che vale la pena di riportare almeno nei suoi passi più salienti:

“NOTA. – SPIRITO – Lo Spirito di Dio consiste nella Croce… la Croce è il suo stendardo; nella croce v’è povertà, i patimenti, l’umiltà…

… Negazione della propria volontà vuol dunque che si rinunci al proprio giudizio, ai propri desideri, alla propria volontà, e ci sottomettiamo alla volontà di Dio manifestataci per via della ragione, della fede, dell’autorità dei superiori, e di più ci sottomettiamo a qualunque patimento di corpo, perdita di beni, di onore che ci accada se vogliamo essere suoi discepoli…

… che dalla scuola della croce vuol che apprendiamo le massime rette, contrarie a quelle del mondo cioè impariam a sopportare la nudità, la povertà, i patimenti, l’infamia. Allora si verificherà: – in hoc signo vinces… in patientia tua possidebis animam tuam… in hoc signo oportet gloriari -; se il mondo ci odierà gloriamoci di somigliar a Gesù Cristo che fu odiato prima di noi”

.

 

Queste espressioni mostrano come il L., pur sapendo presentare con dolcezza e amabilità la sequela del Cristo – come abbiamo visto – non rinuncia altresì ad una presentazione chiara e forte del significato del contenuto di essa.

Il L. propone ancora Gesù umiliato per amore nostro nel Colloquio conclusivo:

“Croce, amabilissima Croce, ecco la mia bandiera d’ora in avanti. Dolcissimo mio Gesù, da questa croce lacero, piagato e derelitto… Dio mio, credo fermamente che la Vostra Bandiera è quella sola sotto di cui posso salvarmi; questa io eleggo oggi, innanzi a tutto il mondo, innanzi a tutta la corte celeste ed innanzi a Voi, questa io abbraccio strettamente, questa voglio seguire sin all’ultimo dì di mia vita…

Voi siete il mio Capitano e io il vostro soldato, vi seguirò dovunque andiate, anche a costo di sangue e della mia vita”

.

 

Altri elementi significativi dell’elezione ignaziana li troviamo nell’esposizione del terzo punto dove il L. invita l’esercitante a fare elezione, a scegliere concretamente Gesù Cristo e ripudiare Belial: “Pensate ed eleggete, ma insiem pensate qual partito persuadereste ad un vostro amico cui desiderate ogni vero bene…”

.

E qui è chiaro il riferimento al n. 185 degli EE:

“Immaginando un uomo mai visto o conosciuto a cui desidero ogni perfezione, considerare ciò che direi di fare e di scegliere per la maggior gloria di Dio  Nostro Signore e per la maggior perfezione della sua anima, e osserverò, facendo lo stesso, la regola dettata per l'altro”.

 

E, ancora, continua il L.: “…cosa vorreste aver fatto il dì del giudizio finale…”

.

Mentre così dice s. Ignazio al n. 187 dei suoi EE:

“…immaginando e considerando come mi troverò il giorno del giudizio penserò a come allora vorrei aver deliberato circa la cosa presente, e la regola che allora vorrei aver seguito l'adotterò adesso, per potermi trovare allora con grande piacere e gioia”.

E prosegue il L.:

“… rimirate finalmente l’eternità e pensate cosa eleggerebbero i dannati se lor fosse di nuovo dato luogo ad elezione e con quest’animo disappassionato e tranquillo eleggete anche voi oggi ai piè del Crocifisso e posponete, se potete, Cristo al demonio…”

.

 

Così s. Ignazio al n. 186 dei suoi EE:

“…considererò come se mi trovassi in punto di morte, il comportamento che allora vorrei aver tenuto nella presente scelta e, regolandomi secondo quello, prenderò fermamente la mia decisione”.

Possiamo poi leggere l’“animo disappassionato e tranquillo” di cui sopra alla luce del n. 177 degli EE dove s. Ignazio parla della “circostanza di tranquillità”  in cui bisogna operare l’elezione.

E ancora possiamo leggere alla luce del nn. 178-182 degli EE in cui s. Ignazio parla dell’importanza di porre come fondamento delle proprie scelte la finalità ultima della vita umana e in ordine a questa, i vantaggi e gli eventuali svantaggi delle possibili scelte dell’esercitante, soprattutto la presentazione che il L. fa circa la ragionevolezza e l’utilità di scegliere Cristo nello svolgimento delle opposizioni nel primo punto della meditazione, ma anche le conclusioni sullo stato deplorevole dei seguaci di Satana e sullo stato sublime dei seguaci di Cristo proposte nel secondo punto della meditazione, nonché nel terzo punto dove il L. invitando espressamente l’esercitante ad eleggere di essere conseguente, coerente con la scelta di Cristo, si tratta di una ulteriore presa di coscienza profonda da parte dell’esercitante di comprendere come l’unica scelta giusta è quella della Croce di Gesù e come ogni altra scelta sia necessariamente sbagliata: “… pesate gli avvantaggi e i disagi, esaminate, ponderate e decidete quale dei due padroni v’eleggiate servire”

.

Con grande sapienza pastorale il L. salta tutta la dinamica elettiva delle prima e seconda circostanza in cui fare l’elezione secondo gli Esercizi ignaziani (EE 175-176) armonizzando e sintetizzando la dinamica della terza circostanza elettiva (EE 177-187) con l’esposizione della md2s.

In questo modo il p. L. poteva in una sola meditazione comunicare agli esercitanti in maniera sintetica il frutto degli esercizi elettivi ignaziani in riferimento alla scelta fondamentale fatta nel santo Battesimo, e questo era importante vista la necessità che spesso si poteva avere di ridurre i giorni di EE e di spazio alla trasformazione della mentalità dell’esercitante.

Per s. Ignazio la md2s deve preparare l’elezione e dare all’esercitante dei criteri concreti per distinguere e capire dove lo porteranno le mozioni spirituali nelle susseguenti  contemplazioni della vita di Gesù che dovrà eseguire per poter poi fare l’elezione.

Il L. non ignora l’elezione, ma la considera generalmente negli EE abbreviati, sotto un altro aspetto, si tratta di una risoluzione di crescere nella perfezione cristiana. Certamente anche questo aspetto di elezione è presente in s. Ignazio dove prevede, per coloro che già hanno fatto la scelta del proprio stato, l’elezione come riforma del proprio stato (EE 189), ma il fatto che l’esercitante abbia o non abbia già fatto la scelta del proprio stato di vita non ha alcuna conseguenza nella dinamica ignaziana degli EE e quindi nel ruolo e nella finalità dei diversi esercizi che questi propone.

Così p. L., che adatta gli EE di s. Ignazio alle sue finalità pastorali dovendo predicare gli EE prevalentemente a persone che normalmente non cercavano la scelta del loro stato di vita.

Certamente p. L. non ignora l’elezione nella pura dinamica ignaziana e lo dimostra quanto egli stesso scrisse a riguardo di questo tema 

nel Doc. 306 in cui tratta specificamente e approfonditamente della scelta dello stato di vita come frutto dell’elezione negli EE ignaziani

;

in un suo studio intorno ad un corso di predicazione del p. Agnelli sj in cui tratta della dinamica elettiva nelle strette modalità ignaziane

.

Ma, diciamo così, p. L. ha capito la dinamica della elezione e ha adattato e abbreviato gli EE per i suoi esercitanti, ideando una sua propria presentazione.

L’elezione fondamentalmente in p. L., quando dà EE di 8 o 10 giorni, è quella di servire Dio nell’imitazione decisa e illuminata di Gesù Cristo come possiamo dedurre anche dalle seguenti citazioni:

“Due stendardi di Gesù Cristo e di Lucifero: elezione.

In Lucifero lo scopo è di perderci…

In Gesù Cristo lo scopo è la nostra salute; la forma è nelle ispirazioni figurate nell’aspetto umile, dolce, quieto…

Elezione: Gesù Cristo se non vogliamo perderci”

“Meditazione dei due stendardi

– Le qualità dei padroni

– Le qualità dei servitori

– La necessità di dichiarsi”

.

“Dies Devotionis vocatur. Ducatur enim maxime anima Xto cum decreto ipsum imitandi in specie; a generali enim resolutione itur ad particularia vitae Xti”

 

Una tale prospettiva di lettura della md2s non è estranea del tutto a s. Ignazio, dove essa non ha per fine quella di invitare l’esercitante a scegliere Gesù Cristo al posto di Lucifero, così in genere, ma quello di illuminare la sua mente nella conoscenza più accurata della via, della mentalità e dei modi di Gesù per saperlo riconoscerlo e seguirlo nelle ispirazioni e nelle mozioni riferite alla scelta, e nella conoscenza degli inganni e delle vie seguite dal nemico dell’umanità per ingannare, affinché sappia riconoscerle e ripudiarle. In s. Ignazio la scelta di seguire il Signore Gesù l’esercitante l’ha già fatta pienamente nella prima settimana e nella meditazione del Regno (EE 91-100) che inaugura la seconda settimana degli EE, gli esercizi che propone dopo questa meditazione sono in vista dell’elezione dello stato di vita o della riforma della propria vita quando questa scelta è stata già fatta (EE 189).

L. invece, poiché suppone che il suo esercitante non abbia ancora effettuato una adesione assoluta e totale al Cristo, orienta a questa finalità la md2s assorbendo in essa tutta la dinamica elettiva, ampliandola quindi nel contenuto e nella finalità già supposte da s. Ignazio come raggiunte negli esercizi precedenti. 

Fedeltà proclamata a s. Ignazio e prassi infedele? Secondo il Beaulieu, che in un suo lavoro ha esposto questo tema, “le problème demeure donc ouvert”

.

Tenendo presente quanto detto a riguardo della conoscenza che il p. L. aveva della dinamica elettiva di s. Ignazio, il problema mi sembra doversi risolvere asserendo semplicemente che il  p. L.,  pur riconoscendo la forza  e  l’efficacia della dinamica ignaziana dell’elezione l’adattava alle circostanze in base alle caratteristiche personali degli esercitanti e delle modalità in cui gli EE venivano svolti.  

 

 

2.2.3  La meditazione dei due stendardi: 

           seconda o terza settimana degli EE?

Nella dinamica ignaziana, come abbiamo già osservato nel capitolo primo di questo studio, la md2s è inserita nell’ambito della seconda settimana degli EE nel contesto degli esercizi che s. Ignazio dà all’esercitante per predisporlo all’elezione dello stato di vita o della sua riforma, esercizi che formano quasi un nucleo a se stante. Finita l’elezione, l’esercitante continua normalmente le contemplazioni dei misteri della vita di Gesù (EE 161-162) per poi passare alla terza settimana con le contemplazioni della Passione (EE 190-209).

Nella sintesi lanteriana degli EE dovendo sintetizzare per mancanza di tempo, il L., prendendo spunto dallo schema del Permayr che poneva gli esercizi per l’elezione all’inizio della “Terza Settimana” come “Meditazioni intermedie” che “prossimamente conducono alla sequela di Gesù Cristo e congiungono l’operare col patire”

, senza per questo travolgere la dinamica intrinseca degli EE che rimane immutata, pone gli esercizi dell’elezione come inizio della “Terza Settimana”.   Infatti, avendo pochi giorni a disposizione, l’elezione, per necessità di cose, avrebbe dovuto chiudere la seconda settimana e introdurre alla terza mettendosi così sul limite di passaggio dalla seconda alla terza settimana. Per cui considerarli della seconda o considerarli come inizio della terza, come fa il L. è assolutamente ininfluente sulla dinamica essenziale e intrinseca degli EE quando questi si fanno senza la elezione specifica per mancanza di tempo..

Vediamo alcuni testi del L. in cui effettua questo inserimento della md2s come introduzione della  terza settimana, innanzi tutto dal D:

“…sarebbe opportunissimo, dopo la meditazione del Regno di Cristo e della sua vita, prima di proporre a meditare la passione, impiegare un giorno a meditare i due stendardi, le tre classi d’uomini, ed i tre gradi d’umiltà che comunemente si tralasciano”

.

 

Un testo tratto dai suoi appunti di analisi degli EE, importante per la ricchezza del contenuto

Hebdomada tertia.

Finis particularis huius hebdomadae est Victoria difficultatum. hic affectus naturales in partem contrariam inclinatur et conventuntur ita ut amemus et odimus.

Meditatio Fundamentalis huius hebdomadae est De Doubus Vexillis

.

 

Se “meditatio fundamentalis” della terza settimana, la md2s si può considerare alla stregua del “Principio e Fondamento” (EE 23) che viene considerato fondamento della “Prima Settimana” e di tutti gli stessi EE, ma viene posto antecedentemente alla “Prima Settimana” stessa o dentro di essa, che inizia formalmente al numero 24 degli EE subito dopo la proposta della considerazione del “Principio e Fondamento” (EE 23). 

Il L. continua così il suo schema per la “Hebdomada tertia”:

“6. Dies Electionis vocatur: eligitur enim proprius sequi Xtum ad quod nos invitat.

Finis est velle ab omni specie tentationum cavere et velle proprius sequi Xtum etiam heroice in dispositione animae semper necesse erit et in effectu quando id exigit gloria Dei et profectus animae in specie. Medium est noscere materiam et formam tum tentationum tum inspirationum: militia est hominis vita in fine hinc discatur quomodo pugnandum cum Xto contra inimicos salutis in meditatione De Duobus Vexillis; noscere progressuss in via perfectionis evangelicae in meditatione De Tribus gradibus Humilitatis; noscere gradus voluntatis seu intentiones nostrae in via perfectionis in meditatione De tribus classis hominum

.

 

La md2s non viene quindi dal L. inserita propriamente nella “Terza Settimana” come parte intrinseca di essa, ma viene considerata la meditazione che dà base e fondamento a questa, la cui finalità è quella di dare all’esercitante l’aiuto per precauzionarsi da ogni tentazione e così poter seguire Cristo in tutte le situazioni, anche in quelle eroiche quando il progresso dell’anima e le circostanze della vita lo esigerà. La md2s indica dunque come si lotta e si vince col nemico, con il vero criterio evangelico che passa per la povertà e l’umiltà, per la Croce di Cristo.

Il mezzo, lo strumento per conseguire questa finalità di prevenire e di disporsi, consiste in una triplice conoscenza che è frutto proprio dei tre esercizi fondamentali dell’elezione ignaziana: la md2s, la meditazione delle tre classi di uomini (EE 149-157) e la considerazione sui tre gradi dell’umiltà (EE 165-168):

La md2s aiuterà l’esercitante a conoscere materia e forma delle tentazioni diaboliche e delle ispirazioni divine, cioè una conoscienza ampia e approfondita del discernimento degli spiriti per non cadere in qualche abbaglio o inganno satanico e così combattere meglio con Cristo i nemici della salvezza.

La considerazione sui tre gradi dell’umiltà farà conoscere bene in che cosa consiste il progresso nella via della perfezione evangelica.

La meditazione delle tre classi di uomini farà conoscere all’esercitante il suo grado di disponibilità nell’amore al Signore.

Il  Rambaldi a riguardo di questo argomento osserva

“Ora non si può non notare che a far cominciare la terza settimana con la meditazione dei due stendardi è il p. J. Pergmayr, gesuita bavarese morto a Monaco nel 1765, le cui opere, pubblicate postume dal 1777 (…) ebbero molte edizioni e traduzioni”

.

 

Riportiamo la citazione del PERGMAYR:

“Terza settimana (…) Meditazione I. Dei due stendardi.

Da questa meditazione incomincia la terza settimana degli esercizj di S. Ignazio, che ha per iscopo la sequela di Gesù Cristo. Non potendosi seguire Gesù Cristo e vivere secondo il suo spirito, e praticare le sue virtù senza incontrare assaissime difficoltà, opposizioni e contrarietà, che superar non si possono se non se da un cuore veramente generoso, e magnanimo; quindi è, che il Santo Padre Ignazio ci propone ora per esemplare Gesù Cristo, affinché non rifiutiamo di patire per Dio quello che Iddio ha patito per noi”

 

La dipendenza dal Pergmayr sembra evidente al Rambaldi anche per un’altra motivazione:

“Più importante, crediamo, è una seconda osservazione. Il Lanteri pone la distinzione fra virtù ordinarie, quotidiane, che si praticano nei casi ordinari della vita, e virtù eroiche, per i casi difficili e molto gravosi [così come la poneva il Pergmayr]”

.

Il Rambaldi conclude il suo articolo con un suo personale giudizio su questo uso della md2s a fondamento della “Terza Settimana” affermando come una tale modalità di strutturazione degli EE:

“Non corrisponde a sant’Ignazio, ma non impedisce di penetrare a fondo il pensiero del Santo che negli ES vuole far arrivare ad assimilare e rendere propri i pensieri e i desideri di G. C., anche quando contrastano con le nostre inclinazioni. Tale distinzione però, insieme con l’altra tra le virtù ordinarie e le virtù eroiche, rende anche in qualche senso anche più facile mettere bene in chiaro e scolpire nella mente di chi fa gli ES che l’imitazione piena di G. C. che soffre la passione arriva fino a piegare le nostre inclinazioni naturali, portandole ad amare quello che prima – cioè naturalmente – non piaceva, e a fuggire quanto prima – cioè naturalmente – piaceva”

.

 

Ma forse il p. Rambaldi non ha pensato che qui non si tratta degli EE completi con elezione autentica, ma di un adattamento a 8 o 10 giorni. In questi casi, hanno considerato entrambi, Pergmayr e L., che ciò che importa per entrare bene nella materia della “Terza Settimana” è non privare l’esercitante degli elementi del discernimento che offrono queste meditazioni centrali, per avviarlo a stimare, con occhi sempre più purificati, la Croce.

Dunque è il principio ignaziano, già citato, dell’adattamento a guidare questa diversa organizzazione degli EE in p. L. quando li dava non interi ed a persone spesso impregnate dello spirito libertario e naturalistico del tempo, così infatti continua il Rambaldi:

“Lanteri prima e Taparelli dopo hanno davanti a sé lo spirito del secolo, che rinnega G. C. e quando non è proprio ateo pone se stesso come regola di se stesso. 

A tale spirito oppongono non soltanto la necessità di togliere il male e domare le passioni sregolate – e in questo dovevano avere consenzienti tutti gli spiriti retti – ma anche quello di soprannaturalizzare, modellandola secondo  G. C., la vita, sia nei casi ordinari che nelle contingenze più straordinarie”

.

 

2.2.4  La meditazione dei due stendardi ricalca alcune 

           linee fondamentali della spiritualità, del P. Lanteri 

Come abbiamo sufficientemente spiegato nel corso di questo studio, il L. amplifica l’orizzonte della md2s oltre i meri confini ignaziani di una meditazione illuminante i criteri di discernimento della vera via del Vangelo di Gesù Cristo nella elezione, ne allarga l’obiettivo fino a farla diventare una disposizione molto conveniente per dare fondamento più saldo e immediato a fare la “Terza Settimana”, nel tipo di EE che lui dava ordinariamente concentrati in 8 o 10 giorni e a persone spesso di cultura e ambiente liberalizzante.

 

* La md2s fonte della dolcezza, squisita delicatezza e bontà del L.

Innanzi tutto nella visione del “divino Salvatore nostro capitano assiso in luogo umile, che tutti invita”

 a sé dal “suo accampamento in quella regione di Gerusalemme, in un luogo umile, bello e piacevole” (EE 144) possiamo individuare una importante sorgente di quella particolare conoscenza e attrazione spirituale che il L. aveva verso Gesù umile e umiliato che trasfondeva nelle sue maniere dolci e delicate e nella sua prassi penitenziale tutta improntata all’accoglienza e alla misericordia di Gesù buon Pastore in un tempo in cui i fedeli penitenti dovevano subire la freddezza glaciale dei confessori giansenisti e rigoristi.

“Chi non propone altro che motivi di attrizione e non assolve se non vi è la contrizione, mette l’uomo nell’impossibilità di salvarsi…

La Religione Cristiana è consolante; dunque sbaglia chiunque colle sue massime la rende gravosa, odiosa”

.

“Rimedi contro i mancamenti.

1. Presupporre che se ne han da commettere molti. Se un bambino per paura di cadere non vuol cominciare a camminare non imparerà mai a camminare…”

.

 

L. fece vivere in lui quel Gesù che è “un Dio d’amore, l’istessa bontà, l’istessa Sapienza, l’istessa potenza, l’istessa bellezza”

 e si sforzò di farlo conoscere  soprattutto nell’incontro della confessione sacramentale dove le persone venivano da lui rincuorate e incoraggiate alla via della santità nella cordiale, paziente e benevola accoglienza che ricevevano: “O Gesù, Gesù, si vuol rendere il vostro nome odioso, non consolante; non sanno che oleum effusum Nomen tuum (Ct 1,2)”

.

Insisteva L. così anche con la devozione al “Sacro Cuore”, devozione antigian-senista propria dei gesuiti in quel tempo:

“Sacerdoti, non dimentichiamo il sacratissimo cuor di Gesù! La sua devozione è graditissima al cielo, propria de’ nostri tempi per muovere a pietà l’Eterno Padre adirato contro tanti eretici nemici delle sue infinite misericordie, e per contraccambiare l’umanato Signore di quell’affetto che ci porta, e che trova tanti ingrati. O Cuor di Gesù, fonte di ogni grazia, cuore liberalissimo, dolce rifugio de’ peccatori, quanti non vivono per te? Deh tu sia la perpetua nostra abitazione, che dentro te rinchiusi non saremo più freddi, ma pieni di santo ardore!”

.

 

E questo il L. insegnò ai suoi figli Oblati di M. V. a cui affidò la missione di estendere nel vasto campo della storia questo carisma, così leggiamo nel Direttorio che egli scrisse per la loro vita spirituale:

“AMMINISTRAZIONE DEL SACRAMENTO DELLA PENITENZA

«[Gli Oblati dei Maria Vergine] attendono indefessamente al Confessionale pronti ad accogliere ognora tutti, massime i più bisognosi, con aria ilare, e contenta».  

[…]  Riguardo al modo si faranno uno studio particolare d’imitare il Divin Maestro nell’accogliere, e trattare sempre tutti, massime i più bisognosi, con somma dolcezza, e bontà…”

 

È  il primo punto della md2s come come la proponeva il L. e di cui abbiamo parlato in particolare a riguardo dell’“OPPOSIZIONE NELLA DISCREZIONE”

.

In tutta la sua vita il L.  si industriò a questo: far conoscere il vero Dio che è Amore (cfr. 1Gv 4), presentare il vero volto di Dio conosciuto nel volto di Gesù “mite e umile di cuore” (Mt 11,29) perché gli uomini si accostassero a lui con fiducia e confidenza 

“Il cuore dell’uomo è fatto per amare, ed ama ciò che più lo muove e gli fa impressione; scopriamogli la bontà di Dio come si deve, e ne sarà rapito e volgerà ad amarla. Santa Maria Maddalena amava il mondo e faceva grandi cose pel mondo; amò Gesù Cristo, e fece grandi cose per lui…”

.

“Agli uomini, siccome non sono che miserabili, non si deve proporre quasi altro che misericordia”

.

 

 

 

 

 

* La md2s fonte del suo amore appassionato al Gesù umiliato e crocifisso.

Come abbiamo visto nel punto 2.2 a riguardo del colloquio conclusivo, sia parlando di come il L. ingloba nella md2s tutta la dinamica dell’elezione con le considerazione dei tre gradi di umiltà e la meditazione sulle tre classi di uomini, il L. era tutto preso dalla forza attrattiva del Gesù umiliato e crocifisso approfondito alla luce dei tre gradi di umiltà ignaziani e identifica la bandiera di Gesù con la sua croce  riuscendo mirabilmente ad armonizzare una presentazione positiva del cristianesimo con tutte le serie rinunzie che esso comporta.

Ai suoi Oblati così insegnava:

“Così gli Oblati di Maria Santissima vogliono cercarla in Dio solo con il disprezzo degli onori mondani ad esempio dello stesso divino Maestro, il quale tuttochè possedesse la pienezza della Divinità, volle però sempre aver su questa terra per compagni indivisibili la povertà e l’umiliazione, epperò ben risoluti sono di imitare molto da vicino il loro divino Maestro in quella virtù dell’umiltà così caratteristica di Gesù Cristo e fondamento di ogni altra virtù soda…”

.

 

Tra i suoi scritti spirituali più profondi e più divulgati spicca un piccolo opuscolo, ricco di profondi insegnamenti: “Il tesoro del Crocifisso” in cui il L. manifesta una non comune comprensione del mistero del Crocifisso segno del più grande amore del Padre verso ciascuno di noi (cfr. Gv 3,16), vero regalo, dono preziosissimo che ci fa ricchi anche se poveri, segreto di santità e di crescita spirituale nella più ampia confidenza e fiducia:

“Gesù Cristo è tutto per noi.

Suo Padre lo ha dato a noi.

Egli medesimo si è dato a noi.

Non vi è migliore acquisto di questo dono.

Egli è dunque mio. Sì, egli è mio e d appartiene a me. O amore!”

.

“Gesù Crocifisso è tutto per me e per tutti, né vi è stato in lui piaga, spina, colpo, flagello, sospiro, momento d’agonia, che sia stato applicato per me, come per tutti; ciascuno era presente al suo spirito”

.

 

 

 

 

* La md2s fonte del suo zelo apostolico e della sua lotta agli errori del tempo.

Nel secondo punto della md2s troviamo il messaggio apostolico missionario di meditazione, si tratta dei nn. 141 e 145 degli EE, in cui Ignazio parla del discorso che ciascun Capitano fa ai suoi seguaci per mandarlo nel mondo “a far gente al loro partito”

:

“… si consideri come egli [Satana] chiami a raccolta innumerevoli demoni e come li dislochi: gli uni in tal città, gli altri in un'altra e così per tutto il mondo, senza tralasciare province, luoghi, condizioni di vita, né alcuna persona in particolare”

.

“… considerare come il Signore di tutto il mondo scelga tante persone, discepoli, ecc. e li mandi per tutto il mondo a diffondere la sua sacra dottrina tra gente di ogni ceto e condizione”

.

 

Far conoscere Gesù e il suo Vangelo e contemporaneamente salvare le anime dalla dannazione a cui vuol trarle il demonio è stato un pensiero sempre vivo e presente nella mente e nel cuore del p. L. che così commentava nel suo D:

“Questo punto è particolarmente dettato per gli Ecclesiastici, affinché secondino i disegni di Gesù Cristo di salvare anime il più che possono, secondo lo spirito della loro vocazione, e vengano particolarmente a ciò impegnati con il confronto di quello che fanno i seguaci del demonio per perdere le anime nell’inferno”

.

 

Dunque lo spirito della sapienza della Croce aiuta a non deviare l’animo verso il cammino di Satana. Ricordiamo qui quanto raccontava di lui il Gastaldi e che abbiamo riportato nella Introduzione a riguardo del suo desiderio di “mettersi sulla bocca dell’inferno per impedire che alcuno più non ci andasse”

. La md2s aiutava il L. a tenere alta la sua tensione apostolica, l’amore alla salvezza delle anime:

“Farò qualche volta la meditazione dei due Stendardi per trovare i motivi di giovargli; non potendo fare del bene a Dio, procurerò di farglielo alla sua immagine da lui redenta a sì caro prezzo” 

 

Utilizzando questa meditazione pensava anche ai tormenti di chi perdeva Dio e di come la passione di Cristo diveniva inutile per molti, come ci ricorda il Brustolon: 

“In seguito meditava sui mezzi che gli Amici Cristiani avevano di contribuire a preservare le anime dei loro fratelli dall’inferno, e di cooperare ai disegni della misericordia di un Dio Salvatore sopra di loro” 

.

 

Possiamo inoltre individuare nella sua assimilazione della md2s anche un’altra delle caratteristiche specifiche: il suo impegno fortissimo nella lotta agli errori del tempo. Il L. si impegnò totalmente non solo per illuminare le anime e avviarle lungo il cammino della santificazione, ma anche si adoperò con tutte le sue forze per contrastare direttamente l’opera del demonio nel mondo attraverso i suoi seguaci che inquinavano la sana dottrina del Vangelo annunciata dalla Chiesa e diffondevano idee perniciose che distruggevano nei cuori la possibilità dell’adesione al Cristo unica “Via, Verità e Vita” (Gv 14,6) dell’umanità, distruggendo la sapienza evangelica della Croce.

Proprio per potenziare la sua azione in favore della salvezza delle anime e in contrasto con l’opera delle tenebre fondò le associazioni apostoliche laicali delle “Amicizie”

  e l’istituto religioso degli “Oblati di Maria Vergine”

.

Ai suoi laici delle “Amicizie” così insegnava:

“Vincere il mondo collo spirito del mondo non si può, fa d’uopo vincerlo con uno spirito ben diverso, con uno spirito cioè di dolcezza, di mansuetudine e di umiltà, con quello spirito che  Dio sa distribuire tanto ai ricchi quanto ai poveri, tanto ai nobili quanto ai plebei, tanto agli ingegnosi e dotti, come agli indotti. Questo spirito dunque deve essere la pietra di paragone di qualunque soggetto”

.

 

Da quest’ultima citazione possiamo dedurre anche come dalla md2s nel L. fosse uno dei pilastri motivazionali per l’universalità del suo spirito apostolico missionario che non precludeva nessun stato sociale ma che si dirigeva agli uomini di tutte le classi sociali: dai barboni, alla gente del popolo, ai ricchi borghesi ai nobili della più alta aristocrazia

.

3. PROSPETTIVE LANTERIANE

3.1 La meditazione dei due stendardi nella direzione spirituale
       del P. Lanteri 

 

P. L. fu un grande ministro del sacramento della penitenza e un grande direttore di anime, il suo campo di apostolato era vastissimo:

“Lanteri, ricercato confessore, fu soprattutto un direttore spirituale e un ministro per la pace delle anime: in questo campo conseguì i suoi più grandi successi, tanto che Carlo Davide Emmanuelli (1814-1885), uno dei primi sacerdoti OMV, lo definì «sagacissimo conoscitore degli uomini» (cfr. sua lettera del 2-10-1847, conservata in AOMV). Gli aspetti salienti del tempo li lesse anzitutto nei suoi penitenti”

.

 

Purtroppo, pur essendo numerose le lettere del p. L. conservate e raccolte nel C, e nonostante fosse vastissima la sua corrispondenza spirituale con persone da lui guidate lungo le vie dello Spirito, poche sono le lettere di direzione spirituale che ci sono pervenute, ma basteranno queste per comprendere la profondità che alla sua sapienza e conoscenza delle vie del Signore apportò la md2s

Particolare importanza riveste la lettera classificata nel C come lettera del “L. ad una sua dama penitente” e posta nel vol. II dalla pagina 128 alla pagina 136 perché, come dice il CALLIARI, curatore del Carteggio, questa “contiene in forma organica le linee essenziali del metodo adoperato dal Lanteri nella direzione di persone appartenenti all’aristocrazia, con le quali aveva frequenti contatti (Positio, 533)…”

.

La md2s fu, nei suoi elementi portanti così come era vista dal L.,  ispiratrice della sua linea di direzione spirituale delle anime, di seguito cercheremo di segnalare alcune note caratteristiche da essa strettamente dipendenti. Ivi si vede come il p. L. non applicava la md2s soltanto a coloro che erano genericamente desiderosi di Cristo per illuminarli e fortificarli, ma anche a coloro che erano già impegnati in una vita spirituale decisamente proiettata alla ricerca del meglio, del “magis” ignaziano.

 

NOTE CARATTERISTICHE ESSENZIALI DELLA  DIREZIONE SPIRITUALE DEL P. LANTERI CORRELATE INTIMAMENTE CON LA MEDITAZIONE DEI DUE STENDARDI

 

Prima caratteristica

La pace, la serenità, la gioia come atmosfera positiva da ricercarsi sempre dalla persona. Per cui L. dava come criterio di discernimento pratico per distinguere ciò che viene da Dio da ciò che viene dal demonio, innanzi tutto la serenità, la pace: Dio è il Dio della pace e della serenità non dell’inquietudine, Dio è il Dio della gioia, non della tristezza, per cui tutto ciò che inquieta e rattrista la persona certamente viene dal demonio

.

A nostro giudizio questa è la nota più marcata della sua direzione delle anime: é la visione del “divino Salvatore nostro capitano assiso in luogo umile, che tutti invita”

 a sé dal “suo accampamento in quella regione di Gerusalemme, in un luogo umile, bello e piacevole” (EE 144). Come abbiamo già fatto notare, è una pecularietà dello spirito del L., che egli vuole comunicare alle anime tenendole così lontane da quella inquietudine e tristezza “che sono la materia e la sostanza delle sue tentazioni”

.

Niente e nessuno deve turbare e rattristare la persona nella sua profondità, dove gode della presenza di Dio:

Né la tentazione, di fronte alla quale non si deve perdere la serenità, perché non è peccato sentire se manca il consentire, anzi essa è doppiamente utile in quanto non acconsentendo abbiamo dei meriti davanti a Dio e invocando il Signore e facendo atti di amore verso di Lui, ci santifichiamo ancor di più. Importante è l’avvertimento che il L. dà di una preghiera serena, confidente, non affannata e angosciosa: serenità, serenità, serenità, pace, dolcezza, confidenza… La tentazione diventa dunque come una “sveglia” per ricordarmi di amare il Signore e così tutta l’opera diabolica finalizzata a inquietare, rattristare e portare così lontano da Dio finisce per aiutare la persona a crescere nell’amore e nell’esperienza dell’amore di Dio che non lascia mai la persona senza le sufficienti forze d’amore per resistere anche alle tentazioni più impetuose e travolgenti:

“V.S.  dunque dice di essere molestata da tentazioni. Avverta

1. di non riguardar questo come male, anzi presupponga per certo che si ha da soffrir tentazioni. Dio vuol così perché vi siano occasioni d’esercitare le virtù, perché l’ uomo non si viva trascurato…”

.

 

Né i mancamenti perché basta pentirsi sinceramente per ritrovare la sua presenza di grazia.:

“2. S’impari ad andare avanti co’ mancamenti quindi presupponga anche di certo che ha da commetterne molti, poiché senza di essi servir Dio è concesso solo in cielo, e S. Francesco di Sales dice che la perfezione non consiste in non mai cadere, ma in rialzarsi subito riconoscendo la propria miseria, chiedendo perdono a Dio ma tranquillamente e senza maravigliarci dicendo a Dio che la facciam da quel che siamo, la faccia lui da quel che è. Ciò che si dee imparare si è cadere, sì, ma levarsi subito in piedi dimandando perdono né mai stancarsi di rialzarsi anche se vi cadessimo mille volte perché se un fanciullo non volesse più rialzarsi e camminare perché cade sovente o per timor di cadere ad ogni passo, mai più imparerà a camminare. E perciò concepiamo un’idea grande della bontà di Dio…

3. Si prefigga di non voler mai con deliberazione far cosa che conosca faccia dispiacere a Dio, quindi non si prenda pena alcuna delle tentazioni né di qualunque cosa che in sé possa essere cattiva, finché non l’avverte; subito poi che se ne accorge non ne faccia caso, anzi le consideri e se ne serva come uno svegliatojo per farle fare un atto di amor di Dio, di confidenza, di pentimento de’ peccati e simili, e quand’anche queste tentazioni le durassero tutto il giorno neppure si perturbi per questo perché non c’è male; non è cosa che stia in sua mano, le lasci andare e venire, si protesti con Dio che quella è involontaria e la soffrirà finché le piacerà, eserciti soltanto la pazienza, e libertà di spirito e tranquillità di cuore”

.

Né la nostra ripetuta debolezza, perché ogni volta basta rialzarsi con umiltà, non badando al peccato, ma al pentimento:

“Dopo la tentazione poi non stia mai ad esaminare se abbia acconsentito o no, ma si diverta ad altro, se poi non le riesce, e le vien scrupolo d’averci acconsentito, allora o lei dubita solo se le abbia acconsentito, e in tal caso non ne faccia caso, disprezzi ogni dubbio, faccia questo sagrifizio del suo spirito, e dell a volontà e ubbidisca a P. [adre]  D[iessbach] , o lei è certa, e tranquillamente lo disapprovi davanti a Dio, si riunisca con Dio conoscendo la debolezza, detestandola, chiedendo perdono sicura che l’ottiene. O solo s’accorge d’avervi usata qualche negligenza, esservi accorsi alcuni difetti, e si ricordi che servir Dio senza difetti è sol concesso in cielo e s’umigli, e le serva di maggior confidenza in Dio. Sicché e nella tentazione, e dopo convien che mantenga sempre tranquillità di spirito, libertà di cuore, e così servirà meglio, e allegramente il Signore (…)

Coraggio dunque, procuri di star sempre allegra, e abbandonarsi più che può a Dio, disprezzar ogni dubbio, protestarsi sempre di non mai disgustarlo conoscendolo. Del resto non si prenda fastidio. Dio è con lei e l’assiste e non la lascerà cadere…”

.

 

È  proprio nel Vangelo della dolcezza, di pazienza, di umiltà, dei piccoli e degli animi fiduciosi e sereni che il L. cerca di introdurre i suoi figli spirituali. 

Nell’ambito di questo stabilire la persona nella serenità, è da tener presente un altro dei suoi insegnamenti che puntualmente egli sapeva comunicare ai suoi figli spirituali: il disprezzo del demonio:

“Diprezzar il Demonio

, perderne affatto la paura, trattarlo con impeto animato dal pensier che s’assalisce in nome di G. C. nostro capitano, nostro Re, e persuaso che latrare potest, mordere non potest

.

Seconda caratteristica

La seconda caratteristica della direzione spirituale lanteriana era la cura per l’aspetto razionale intellettuale delle persone, ne è prova la vastità del suo apostolato del buon libro anche attraverso le Amicizie

 (le associazioni laicali da lui guidate). 

La scelta stessa della spiritualità ignaziana derivante dall’assimilazione degli EE, non in quanto semplice metodologia d’orazione, ma in quanto

“…consistono nel meditare una serie di verità, non comunque una dopo l’altra, ma una in conseguenza dell’altra, le quali, unite con ordine presentano all’intelletto, un’istruzione adatta a ciascuno, e come completa di quanto si ha principalmente da credere ed operare verso Dio”

.

 

La razionalità era una dimensione che caratterizzò il L. fin da giovinetto e che probabilmente ereditò dal suo buon papà insieme alla sua pietà:

“Perciocché il suo padre, [Pietro Lanteri], il quale con fama di dotto e di integerrimo esercitava la medicina, più che della scienza si gloriava di essere buon cattolico; e la sua carità verso gli infermi, specialmente se poveri e abbandonati, era così affettuosa e sincera, che da tutti veniva chiamato col bel nome di Padre dei poveri!”

.

 

Papà Pietro curò personalmente la formazione intellettuale dell’allora giovinetto Bruno:

“… gli era di guida il suo padre, il quale, quantunque l’avesse consegnato ad altre mani, per essere guidato nelle scienze, non però mai l’abbandonò; ma come grandemente gli piaceva degli studi, che sempre volle coltivare fino agli ultimi anni, così ora col suo diletto Brunone ritornando sugli autori e sui libri usati alle scuole, studiava con lui, con lui si esercitava a muovere questioni ed a sciorle, a suscitar dubbi ed appianarli, per suscitarne poi altri ed appianarli di nuovo, ed erano queste cose talmente d’ogni giorno che Brunone, godendone assaissimo il padre, sempre nuove istanze ritornando ad interrogare, a chiedere, ad investigare, non lasciava libero neppure il tempo del pranzo e della cena senza condirlo collo studio, dicendo poi alcune volte quando era già vecchio: Mio padre ed io studiavamo fino a tavola”

 

Sotto questo aspetto della razionalità, la md2s è particolarmente indicativa dello spirito lanteriano in quanto è intellettiva per eccellenza, come già spiegato, essa infatti si rivolge ai criteri e valori fondamentali dell’intelletto che stanno alla base del suo intelligere e non arrivano a guidare e convincere la volontà, al fine di operarne una purificazione ;

“Ognuno sa quel che costituisce l’uomo; è la ragione; questa è quella che lo rende sì nobile, superiore a tutte le cose create ed immagine di Dio; difatti togliete all’uom la ragione e più non si distingue dai bruti. Ora il seguir Cristo, non è altro che seguir la ragione illuminata dalla fede, non essendo quella che un’emanazione della medesima. Difatti esaminate e troverete che il seguir Cristo è seguir ciò che trovarono diretto e giusto tutti i filosofi, scevro da ogni errore di cui veniva mescolato; troverete che è mantenere veramente quell’ordine naturale e necessario delle cose, cioè che tutto ciò che è inferiore alla ragione sia a lei soggetto come a quella, che è nata per comandare… […]

quindi è che seguir Cristo non è altro che seguir la stessa ragione, non è altro che farla da uomo ragionevole”

.

 

La md2s opera una purificazione dell’intelletto attraverso la comunicazione della conoscenza la più esatta di ciò che è riferibile a Gesù Cristo, a Dio e ciò che è riferibile al demonio. 

Inoltre bisogna avere idee giuste su Dio, per non cadere in qualche sottile inganno del nemico, sempre pronto a spingerci a ridurre l’ampiezza del nostro concetto di Dio, per questo il L. invitava spesso i suoi figli spirituali ad avere idee grandi di Dio, della sua bontà, del suo amore:

“E perciò concepiamo un’idea grande della bontà di Dio, non misuriamola colla nostra scarsezza figurandoci che si stanchi di tanta nostra instabilità, fiacchezza, abbia a vendicarsi de’ nostri peccati, torci gli ajuti, negarci le grazie, e per questo rispetto non ardir d’andargli a dimandar perdono quando si manca ne’ propositi”

.

 

Terza caratteristica

Il L. nel suo aiuto spirituale curava che le persone si stabilissero saldamente nel secondo grado di umiltà ignaziano (EE 166) 

“Ferma risoluzione di non mai commettere a qualunque costo peccato mortale…, anzi starò sempre sopra di me stessa per non commettere mai peccato veniale deliberato, perché questo indebolisce l’anima e raffredda la carità”

.

“Si prefigga di non voler mai con deliberazione far cosa che conosca faccia dispiacere a Dio…”

.

 

E questo al fine di orientare da lì il loro cuore verso Gesù umiliato e crocifisso, verso terzo grado di umiltà (EE 167) che vediamo già pienamente presente nella bandiera del Capitano dei buoni rappresentata dalla Croce: la bandiera del Capitano dei buoni, non dimentichiamolo mai, è la Croce!

“Angustie, tentazioni, aridità, abbattimenti, tribolazioni, ingiurie, disgusti, affronti, ingratitudini, croci, contrarietà, e guai io me li aspetto, a anche di persone amate, e beneficate, ma non li considererò mai come castighi, né mirerò mai la loro origine negli uomini, ma in Dio…”

.

“… d’autrefois si vous avez plus de courage prenez le parti de vous rendre semblable a lui, dites lui: bonum mihi quia humiliasti me, humilior fiam plus quam factus sum. Tout ceci dans votre interieure, quant a l’exterieure dites avec tranquillité, et avec douceur vos raison, et ne vous laissez pas gener”

.

“Fixons aussi nos regards de foi, et d’amour sur le Crucifix, …ainsi acceptons de sa main toute occasion de souffrir, et de pratiquer la vertu…” 

.

 

Quarta caratteristica

La quarta caratteristica della spiritualità lanteriana era la missionarietà, l’apostolato che egli innanzi tutto comunicava ai suoi figli spirituali con il suo esempio di apostolo a tutto tempo e a tutto campo:

“…la fatica che gli dovevano essere il rispondere a tante lettere che gli erano indirizzate o per consiglio o per conforto, l’invigilare sul buon andamento delle … [tre associazioni apostoliche dell’Aa, l’Amicizia Cristiana e l’Amicizia Sacerdotale], presiedere alle adunanze e conferenze dei giovani sacerdoti e de’ chierici, non perdere mai di vista l’opera degli esercizi e delle missioni, né quell’altra di propagar dovunque e quanto più potesse i buoni libri, scrivere e dettare opuscoli ed articoli quando a difender la verità, quando a combattere l’errore, l’essere assiduo al confessionale, e non mai rifiutarsi a quanti sapesse abbisognare di lui; a tutto ciò aggiunse il guidare nelle cose dello spirito alcuni monasteri di sacre vergini…”

.

 

Su questo aspetto nelle lettere di direzione spirituale del p. L. non troviamo nessun accenno esplicito alla missione perché esse sono dirette esclusivamente a sostenere, guidare e incoraggiare l’unione con Dio della persona che lui dirigeva. Era, come visto, il direttore spirituale di due associazioni  apostoliche  laiche  e  di una clericale.  Da  lui i  laici  coinvolti in queste associazioni e altri ancora ricevevano la luce e i consigli per sostenere e irrobustire la loro vita spirituale ed essere così atti all’apostolato: non si può dare agli altri quello che non si ha! Il L. formava in essi il cuore dell’apostolo comunicando ad essi quel fuoco che gli ardeva nel petto e lo spingeva anche a “mettersi sulla bocca dell’inferno”, se fosse stato possibile, per impedire che alcuno più non ci andasse”

, e , come abbiamo già riportato

“…meditava sui mezzi che gli Amici Cristiani avevano di contribuire a preservare le anime dei loro fratelli dall’inferno, e di cooperare ai disegni della misericordia di un Dio Salvatore sopra di loro”

.

 

Riguardo alla sua direzione spirituale, dobbiamo poi ricordare come essa avvenisse in modo consistente nell’esperienza degli EE, e nelle conferenze che egli dava puntualmente agli associati delle Amicizie e ai chierici che frequentavano il Convitto Ecclesiastico da lui fondato a Torino nel 1817

.   In queste occasioni il p. L. comunicava loro la sua sete di anime.

 

3.2  La meditazione dei due stendardi: 

      la chiave di interpretazione della storia del p. Lanteri

L. era consapevole dell’importanza della conoscenza del campo avversario, delle sue tattiche, dei suoi sofismi per questo era un attento osservatore del panorama storico contemporaneo e fu

“…lettore assiduo di Gazzette e di libri messi all’indice (grazie alle ottenute dispense), frequentatore di librerie e biblioteche (Lanteri frequentò settimanalmente le librerie; s’informò anche sulle novità librarie all’estero: cfr. P, 101-102), attento agli indirizzi dei professori delle università, pronto ad aiutare gli studenti con scritti brevi e chiari, vicino con l’ascolto e con la parola ai diversi strati della popolazione

, cercò di comprendere come pensasse l’uomo del suo tempo e quali fossero le sue necessità spirituali”

.

 

Possiamo anche affermare che il L. dalla md2s traeva la sua comprensione della storia che interpretava alla luce degli elementi che aveva assimilato attraverso questa meditazione: “Lanteri maturò le sue scelte leggendo gli eventi con la chiave di lettura della citata meditazione ignaziana delle due bandiere”

.

Riportiamo un suo scritto, in cui vediamo chiaramente e ripetutamente descritta la lotta dei due Capitani, dei due campi di battaglia: del bene e del male, la città di Dio e Babilonia, la luce e le tenebre, che è il contesto proprio della struttura della md2s, e come quindi essa sia un punto focale dell’analisi lanteriana del suo tempo e di tutta la storia:

“La divine providence a toujours suscité de grands saints pour défendre le dogme catholique chaque fois qu’il a été attaqué par un hèrésiarque. Ainsi Arius fut combattu par saint Athanase, Pèlage par saint Augustin, Nestorius par saint Cyrille, Eutycés par saint Lèon, les Albigeois par saint Dominique et saint François, Luther et Calvin par saint Ignace et ses compagnons… il étoit rèservé au 18.e siècle de produire un homme qui déclarât la guerre à l’Evangile même, à la révélation, à toute vérité catholique, qui soulint toutes les erreurs, qui accréditât tous le vices; tel fut le coryphée de l’incredulité et de l’iniquité, l’impie Voltaire. Dieu, comme aux siécles prècèdens, suscita en celui-ci un généreux dèfenseur pour combattre toutes les erreurs, soutenir tous les dogmes, s’opposer à tous les vices; ce fut le B. Liguori”

.

 

CONCLUSIONE

Siamo giunti al termine di questo breve e, necessariamente, incompleto studio sull’approccio lanteriano alla md2s nel quale abbiamo esaminato questa meditazione, perla preziosa degli EE ignaziani, sia nel suo contesto originario, sia nel suo contesto lanteriano.

Dall’esame di due particolari e importanti testi lanteriani abbiamo constatato la colorazione particolare che questa meditazione assume nell’ambito dell’adattamento pastorale fatto dal p. L. per gli EE svolti in 8 o 10 giorni, che ampia così gli orizzonti della md2s, pur rimanendo fedele alla dinamica essenziale degli EE

Abbiamo visto poi come lo studio della md2s rappresenti un elemento indispensabile per la comprensione e l’approfondimento stesso del carisma lanteriano, che trova in questa meditazione come una più bella sintesi di alcune tra le sue più determinanti pecularietà.

Il L., consapevole dell’importanza di questa md2s invitava i suoi Oblati

 a mai tralasciarla nel ritiro mensile e dà grande spazio alla sua descrizione nel suo D che sintetizza gli EE in 8-10 giorni.

Nella md2s abbiamo scoperto la sorgente di quello spirito di serenità e di pace che p. L. sapeva comunicare alle anime in  contrapposizione al rigido e freddo spirito giansenista dilagante nel suo tempo. Spirito di serenità che scaturisce dalla assimilazione che il L. fa dell’immagine ignaziana del “luogo umile, bello e grazioso”

 da dove Gesù, Capitano dei buoni, chiama a raccolta i suoi seguaci per poi mandarli a diffondere il suo messaggio di salvezza nel mondo. Il L. è un maestro nel comunicare alle anime il desiderio di vivere il Vangelo riconoscendo nella via dell’umiltà e della Croce quella bellezza e graziosità che è propria della sapienza di Dio e che solo i piccoli possono percepire

.

Il L. lanciava cosi alle persone una proposta radicale del Vangelo della Croce, vero vessillo di Gesù, che sapeva comunicare rivestendola di quella dimensione d’amore che attraeva le anime con la forza della soavità e della bellezza assieme all’affermazione della autorità onnipotente di Dio.

La sua proposta conteneva anche un’appello all’intelligenza umana, del cui ruolo salvifico il L. è sommamente consapevole. Il L. richiama così le anime alla riflessione, alla ponderatezza, a saper valutare come è sciocco seguire altre vie con non sono Gesù, unica via di salvezza

, e come è vera sapienza invece seguire Lui, il Capitano dei buoni, che dà gioia e consolazione a chi lo segue con decisione e coraggio

.

Traspare anche in essa la spiritualità eminentemente missionaria con un ardore e zelo verso le anime che lo poneva col desiderio “sulla bocca dell’inferno per impedire che alcuno ci andasse”

.

Concludiamo questo lavoro con una citazione del p. L. che racchiude in sé tutta la spiritualità di questo Servo di Dio e la finalità stessa della sua direzione delle anime alla luce di quanto da lui assimilato negli EE ignaziani e nella md2s in particolare

“… per meglio riuscire in questo impegno [quello di avere sempre davanti agli occhi Gesù], tengono presente la seguente pratica; cioè incominciano l’azione non con impeto, ma ex fide; cioè con un tranquillo sguardo di fede a Gesù, nostro modello, investendosi del suo spirito ed unendosi alle sue intenzioni per operare come avrebbe egli stesso operato in simili circostanze. – Proseguendo l’azione non languidamente, ma cum affectu, inserendovi sovente volte slanci tranquilli e soavi di cuore verso Gesù. – La finiscono non ex abrupto, ma reflexe, cioè (…) con un rapido sguardo se l’azione sia stata fatta totalmente secondo il cuor di Gesù, o no, per quindi ringraziare il Signore, o far un atto di contrizione. – Così si propongono di far sempre, sia che si tratti di pregare, come  di agire o di patire.

Il frutto che risulta da questo modo di operare che essi chiedono pure incessantemente a Gesù ed a Maria, è una grande somiglianza e unione con Gesù, nella quale consiste tutta la santificazione nostra. A questo modo di fatto si esercitano continuamente a conservare la memoria non dissipata, ma dolcemente fissa in Gesù, assuefanno l’intelletto a vedere e giudicare sempre ogni cosa secondo Gesù, e tengono la volontà sempre tranquilla ed unita a quella di Gesù. 

Insomma sono sempre per tal modo in compagnia di Gesù, conversano sempre con Gesù, sono sempre uniti con Gesù nelle intenzioni e nelle azioni, e diventano una copia viva di Gesù. Gesù forma l’unico tesoro del loro cuore; Gesù abita nei loro cuori, ed essi abitano nel cuore di Gesù. Qual cosa ci ha di più grande e consolante di questa!”      

.

 

1 Congregazione degli Oblati di Maria Vergine, Costituzioni e Norme, Roma 1992, Art. 5/a, p. 3.

2 DOb, pp. 53. 109-111.

3 BRUSTOLON A., Alle origini della Congregazione degli Oblati di Maria Vergine, Ed. Lanteri,  Torino 1995, p. 123.

4 CALLIARI  P., Servire la Chiesa. Il Venerabile Pio Bruno Lanteri , Ed. Lanteriana-Krinon 1989,  p. 42.

5 “Perciocché il suo padre, il quale con fama di dotto e di integerrimo esercitava la medicina, più che della scienza si gloriava di essere buon cattolico; e la sua carità verso gli infermi, specialmen-te se poveri ed abbandonati, era così affettuosa e sincera che da tutti veniva chiamato col bel nome di Padre dei poveri, perché non contento di curarne le malattie del corpo veniva in loro sollievo colle elemosine, ed a queste un’altra aggiungendone di ordine superiore, con cristiani consigli cercava assai delle volte la salute ancora dell’anima”, G, pp. 18-19.

6 CALLIARI  P., Op. cit., p. 17.

7 Ibidem, p. 35-36.

8 “La decifrazione della sigla non è uniforme tra gli studiosi (…): non certo Amicizia Anonima, come l’hanno interpretata i primi biografi del Lanteri; piuttosto Assemblée des Amis, o Association des Amis, o semplicemente Assemblée. Noi però continueremo a chiamarla Aa, come essa ha sempre voluto chiamarsi” (Ibidem, nota n. 1, p. 40).

9 Ibidem, p. 40-43.

10 Ibidem, p. 40-43.

11 DOb, p. 33.

12 Cfr. BEAULIEU C. J., Pio Bruno Lanteri dans l’histoire des commentaires dei exercices spirituels de saint  Ignace de Loyola, Thèse pour le dégré de licence en théologie spirituelle, Rome   1985, pp. 148-157.1

13 Directoria exercitiorum spiritualium (1540-1599), MHSI 76, IHSI, Romae 1955.

14 L’opera fu pubblicata anonima con il titolo “Direttorio degli Esercizi di s. Ignazio” in “Esercizj  Spirituali di s. Ignazio di Loyola col Direttorio pel buon uso de’ suddetti Esercizj ed alcune notizie intorno ad essi”, Giacinto Marietti Editore, Torino 1829.

15 D, p. 236.

16 LANTERI P. B., Motivi per cui in genere di predicazione, in AOMV, S II, 266, f 533.

17 Ibidem, f 544.

18 D, p. 248.

19 Ibidem.

20 M, vol. XI, doc. 307, p.62.

21 N. B. Questa modalità di identificazione delle settimane degli EE con le vie del cammino di santificazione il L. la ereditò dall’interpretazione corrente del suo tempo. Personalmente credo sia più appropriato restringere alla seconda settimana la via illuminativa e allargare alla terza e quarta settimana la via unitiva, come partecipazione al mistero di morte e resurrezione di Cristo.

22 M, vol. XI, doc. 315, pp.235-236.

23 BRUSTOLON  A., L’azione missionaria degli Oblati di MariaVergine fuori del Piemonte, Ed. Esperienze-Ed. Lanteri, Roma 2000, p. 565.

24 M, vol. XI, doc. 325, p. 477.

25 “Abbiamo voluto fare per conto nostro delle ricerche sugli autori più frequentemente citati dal Lanteri per trovare in essi un accenno e un’allusione anche remota di questa “dialettica”, ma non ne abbiamo trovato traccia”  CALLIARI P. in  BEAULIEU C. J., Op. cit., p. 138.

26 Ibidem, doc. 333, p. 113.

27 Ibidem, doc. 325, p. 435.

28 Ibidem, p. 436.

29 M, vol XI, doc. 325, p. 437.

30 M, vol XI, doc. 325, p. 461.

31 Ibidem, p. 438.

32 BEAULIEU  C. J., Op. cit., 135-136.

33 D, p. 248.

34 D, p. 243.

35 M, vol XI Doc. 315. p. 239.

36 Ibidem, p. 243.

37 BRUSTOLON  A., Op. cit., p. 565.

38 GASTALDI P., Della vita del Servo di Dio Pio Brunone Lanteri, Marietti, Torino 1870, p. 148.

39 “Desiderando e scegliendo solo ciò che più ci porta al fine per cui siamo stati creati”,  Principio e Fondamento – EE, n. 23.

40 Non sembra comunque che il nostro santo conoscesse l’opera di s. Agostino, La città di Dio, cfr. DE ROSA  G., Camminate nella carità. Gli esercizi spirituali di sant’ Ignazio di Loyola, San Paolo, Alba 1994, p. 214.

41 EE, n. 139.

42 Si noti come al n. 156 degli EE s. Ignazio parli della md2s come di una “contemplazione”.

43 A 30.

44 EE, n. 147.

45 A 96.

46 M, vol. XI, doc. 323, pp. 348-403.

47 M, vol. XI, doc. 314, pp. 200-230; doc. 324, pp. 404-424.

48 BEAULIEU  C. J., Op. cit., pp. 156-157.

49 Ibidem, p. 165.

50 Cfr. 2.2.3  La meditazione dei due stendardi: seconda o terza settimana degli EE, pp. 42-46.

51 BEAULIEU  C. J., Op. cit., p. 170.

52 D,  p. 53.

53 C, III, p. 238.

54 SCHIAVONE  P., in IGNAZIO di L., Esercizi Spirituali. Ricerca sulle fonti,  a cura di Pietro Schiavone sj, Ed. San Paolo, Alba 1995, nota n. 8, p. 77.

55 Ibidem, nota n. 5 p. 72.

56 AOMV, S II, 6

57 AOMV, S II, 262; P. Pio Bruno Lanteri, Direttorio e altri Scritti, Ed. Cantagalli – Siena 1975.

58 [LANTERI   P. B.], Direttorio degli Esercizj Spirituali di S. Ignazio, edito in Esercizj Spirituali di S. Ignazio di Loyola col Direttorio pel buono uso de’ suddetti Esercizj (pp. 17-42), Ed. Marietti, Torino 1829.

59 D, pp. 243-244.

60 D, p. 244.

61 Ibidem.

62 Ibidem.

63 Ibidem.

64 D, p. 244.

65 D, pp. 244-245.

66 Ibidem.

67 Ibidem.

68 D, p. 240.

69 D, p 243.

70 Idem.

71 AOMV, S. II, Vol. VI, Fasc.11, doc. 222, Idea di una Pia Unione di Ecclesiastici detta «Amicizia  Sacerdotale».

72 P, p. 189.

73 BEAULIEU C. J., Op. cit., p. 124.

74 Cfr. n. 2.2.2/A.

75 M, vol XI Doc. 334 M. p. 397.

76 Ibidem, p. 397.

77 P, p. XVI.

78 M, vol XI Doc. 334 M., p. 398.

79 Ibidem.

80 Ibidem.

81  EE, n. 140.

82 Cfr. Nm 25,3; 1Sam 7,4; ecc.

83 M, vol XI Doc. 334 M, p. 399.

84 Ibidem.

85 Ibidem, pp. 399-400.

86 Ibidem, p. 400.

87 Ibidem, p. 401.

88 Ibidem.

89 Ibidem, p. 402.

90 Ibidem.

91 Ibidem, pp. 401-402.

92 Ibidem, pp. 404-405.

93 Ibidem, p. 406.

94 Ibidem, p. 405.

95 Ibidem, pp. 405-406.

96 Ibidem, p. 407.

97 Ibidem, pp. 407-408.

98 Ibidem, p. 408; cfr. Rm 8,18.

99 Ibidem, p. 409.

100 EE, n. 141

101 M, vol XI Doc. 334 M, pp. 410-411.

102 Ibidem.

103 Ibidem, p. 414.

104 Ibidem, p. 415.1

105 Ibidem, p. 416.

106 Ibidem, p. 417.

107 Ibidem, p. 420.

108 Ibidem, pp. 420-421.

109 EE, n. 147.1

110 M, vol XI Doc. 334 M, p. 421.

111 Cfr. 2Cor 2,111

112 Cfr. 2.1.

113 Ibidem.

114 EE, n. 167

115 M, vol XI Doc. 334 M.  pp. 400-407 in nota.

116 Ibidem, p. 420.

117 Ibidem, p. 418.

118 Ibidem.

119 Ibidem, p. 419.

120 M, vol XI Doc. 334 M.  p. 418.

121 M, vol XI Doc. 306, pp. 48-53.

122 M, vol. XI, Doc. 323, pp. 348-403.

123 M, vol XI Doc. 332, p. 110.

124 Ibidem, Doc 334 M, p. 396.

125 Ibidem, Doc. 325, p. 443.

126 BEAULIEU C. J., Op. cit., p. 123.

127 PERGAMYR  G. , Considerazioni sulle verità eterne, Roma 1820, p. 145.1

128 D, p. 243.

129 M, vol. XI, Doc. 325, p. c443.

130 Ibidem.

131 RAMBALDI  G., “A proposito di un manoscritto sugli esercizi spirituali contenuto tra le  carte del p. Taparelli”, in Miscellania Taparelli, Analecta Greg., 133 (1964) p. 446.

132 PERGMAYR  G., Op. cit., p. 150-151.

133 RAMBALDI G., Op. cit., p. 448. A questo riguardo riportiamo il brano a cui si riferisce il Rambaldi: EPILOGO DEGLI ESERCIZI DI S. IGNAZIO. (…)  III. Dopo aver presa la risoluzione di vivere secondo l’abito della virtù, e di imitare Gesù nelle virtù quotidiane, conviene guardarsi dall’eseguirla languidamente, e lasciarci vincere dalle gravi difficoltà, molestie e contraddizioni, e conviene prendere la risoluzione di servire Dio con fortezza e generosità. Per questo il nostro amabilissimo Gesù ci invita ad arruolarci sotto lo stendardo della Croce e ci promette grandi aiuti e ricompense se accettiamo l’invito. In conseguenza di quest’invito l’anima si risolve di superare qualunque difficoltà che possa incontrare nelle occasioni difficili, nelle azioni ardue, e nel modo di agire perfetto, di servire Dio con atti eroici, e di modellare le sue passioni sugli esempi di Gesù paziente, modello delle virtù eroiche, nei casi straordinari, ed imprevisti. Questo è l’oggetto della Terza Settimana, ossia Terza Parte degli Esercizi, relativa alla seconda parte della via illuminativa.” D, p. 247.

134 RAMBALDI G., Op. cit., p. 448.

135 Ibidem.1

136 D, p. 244.

137 LANTERI  P. B., “Detti, pensieri e suggerimenti” in GASTALDI  P., Op. cit., p 163-164.

138 Ibidem p 470; DS, p. 76.

139 M, vol. XI, Doc. 334 M, p 399.

140 LANTERI  P. B., “Detti, pensieri e suggerimenti” in GASTALDI  P., Op. cit., p. 163.

141 LANTERI  P. B., “Pensieri e massime” in GASTALDI  P., Op. cit., pp. 458-459.

142 DOb, pp. 116-117.

143 Cfr. n. 2.2.2 p. 30-31.

144 Lanteri P. B. , “Detti, pensieri e suggerimenti” in GASTALDI  P., Op. cit., p. 164.

145 Ibidem, p 162.

146 DOb, p. 133.

147 M, vol IX, doc 269/a, p. 149.

148 G, p. 164.

149 D, 245.

150 EE, n. 141.

151 EE, n. 145.

152 D, p. 245.

153 G, p. 382.

154 Ibidem.

155 BRUSTOLON A., Alle origini della Congregazione degli Obalti di Maria Vergine, Ed. Lanteri Torino 1995, nota n. 90 a p. 123.

156 Per un approfondimento delle “Amicizie” vedi gli studi in merito del BONA riportati nella bibliografia.

157 Per un approfondimento della storia degli Oblati di Maria Vergine vedi  BRUSTOLON  A., Alle origini della Congregazione degli Oblati di Maria Vergine, Ed. Lanteri, Torino 1995.

158 G, pp. 39-40

159 “Coltivava nello spirito specialmente la nobile gioventù, come quelli che, essendo poi negli impieghi primari dello Stato,avrebbero potuto operar maggior bene, ed appunto attesa la sua debolissima sanità non potendo appagare il proprio ardentissimo zelo coll’assistere in persona gli infermi negli ospedali, od ai prigionieri nelle carceri, procurava d’incamminarvi i giovani ecclesiastici sì per soccorrerli nell’anima, come anche per addestrarli meglio nel loro ministero delle confessioni in que’ luoghi. E agli ospedali militari francesi per guadagnarvi anime a Dio, e (con grande loro merito) dispregi, e maltrattamenti per amor di Dio. Procurava poi egli per mezzo di tali ecclesiastici gli esercizi spirituali presso le prigioni, ove in tali circostanze, sebbene con suo grande stento, e patimenti per l’oppressione di petto, andava anch’egli soventi volte per aiutare a confessare. Nelle sere passava molto tardi sotto li così detti portici della fiera in Torino espressamente per trovarvi ivi, come spesso ci trovava, qualche povero pezzente, o spazzacamino a dormire. Egli con tutta carità lo conduceva seco a casa, ove lo purgava dell’immondezza, lo istruiva nei principi della nostra santa fede, e lo ristorava insomma nell’anima e nel corpo. Andava soventi col M. R. P. Diessbach Gesuita (nel tempo della soppressione della Compagnia di Gesù abitava esso a Torino) alle taverne a pranzo od alle botteghe de’ caffè col pretesto di leggervi i fogli pubblici, per insinuarsi, come faceva destramente, a parlare, e tirare a Dio quegli sciagurati che ivi frequentavano, dati all’ubriachezza, all’incredulismo, ed altri vizi ordinari. Frequentava pure col suddetto P. Diessbach le conversazioni di nobili Case per trarre a Dio le anime di quelli, che ivi frequentavano collo spirito mondano”, Relazione di p. Giuseppe Loggero omv in P, p. 629.

160 AZ, pp. 225-226.

161 Cfr. nota n. 165.

162 Sappiamo bene e anche il L. sapeva che presso coloro che non curano la propria vita spirituale, che vivono nel peccato, lo Spirito di Dio suscita inquietudine, tristezza e rimorsi, ma il L. rivolgeva questi particolari insegnamenti a persone già avviate nella vita spirituale, cfr EE 314.

163 D, p. 244.

164 Ibidem

165 C, vol. II, pp.125-126. Riportiamo la prefazione alla lettera del p. Paolo Calliari omv, curatore del C: “Pubblicata da Gastaldi, 467-470. In tutta la lettera, che è una delle prima del giovane Lanteri, traspira la spiritualità del P. Diessbach. Il giovane direttore spirituale si dimostra già un maestro consumato. Non esiste nessuna indicazione, anche remota, della destinataria di questa lettera, nè della data della sua redazione. Basandoci sui soli argomenti intgerni possiamo dedurre che: 1. E’ ancora vivo il P. Diessbach e la lettera non può essere scritta dopo il 1798; 2.… non si t ratta, probabilmente di persona religiosa o consacrata a Dio…  3. Si tratta di una signora, probabilmente di un’Amica Cristiana… …Il Gastaldi avanza l’ipotesi che si tratti di una religiosa”.

166 Ibidem, pp. 126-127.  

167 Ibidem, p. 127.

168 “La celebre allegoria del demonio, già «principe di questo mondo», e ora, dopo la Redenzione, detronizzato, legato alla catena e impotente a nuocere, come un cane che può latrare ma non mordere, è di solito attribuita a S. Agostino, e come tale spessissimo citata (cf.  S. Aug., Serm. de Tempore, 37, Migne, P.L. tom 39, col. 1820), ma,  secondo la critica più recente attribuibile piuttosto a S. Cesario vescovo di Arles (470-543)”  nota n. 4 del C, vol. II, p. 135.

169 C, vol. II, p. 135. Si tratta di una raccolta di massime classificate come dirette ad “una dama penitente” del Lanteri. Riportiamo la prefazione del p. Paolo Calliari omv a questa lettera: “…1. Dallo stile, calligrafia e carta pare che non si possa  recedere dal 1814 (Restaurazione) …; 2. La destinataria è una penitente del Lanteri da lungo tempo,ancor prima del matrimonio; 3. Dev’essere sposata da poco o almeno ancora non ha figli, perché non si parla della loro educazione; 4. Deve appartenere alla nobiltà perché si parla di Dame, di divertimenti, di ricevimenti, ecc.; 5. Deve abitare in campagna…; 6. Il richiamo alla devozione a S. Teresa (verso la quale il Lanteri era molto devoto può forse indicare il nome della destinataria. L’importanza di questo scritto sta nel fatto che contiene in forma organica le linee essenziali del metodo adoperato dal Lanteri nella direzione di persone appartenenti all’aristocrazia, con le quali aveva frequenti contatti (Positio, 533)…” C, vol. II, p. 128.

170 Cfr. nota n.152, p. 50.

171 D, p. 248.

172 G, p. 18.

173 G, p. 25.

174 M, vol XIII, Doc. 334 M, p. 411.

175 C, vol. II, p. 126; cfr. nota 161, p. 54.

176 C, vol. II, p. 129; cfr. nota n. 165, p. 55.

177 C, vol. II, p. 127; cfr. nota n. 161, p. 54.

178 C, vol. II, p. 135; cfr. nota n. 165, p. 55.

179 C, Lanteri a Suor Leopolda Mortigliengo (23-02-1812), vol. II, p. 314.

180 C, Lanteri a Suor Leopolda Mortigliengo (18-01-1814), vol. II, p. 352.

181 G, p. 173.

182 G, p. 382.

183 G, p. 97.

184 P, pp. 199-223.

185 Cfr. in merito RATELIS  A., La dimensione Umana dell’attività apostolica di P. P.B.P. Lanteri, Fondatore della Congregazione degli Oblati di Maria Vergine, Tesi di licenza, Teresianun, Roma 1998.

186 AZ, p. 224.

187 AZ, p. 230.

188 LANTERI P. B., Réflexions sur la sainteté et la doctrine du Bienheureux Liguori, Perisse Frères Libraires, Lyon 1825; AOMV,  S II – Intr. alla Cl. 2: Opere dogmatiche e polemiche, pp 178-181.19   

189 DOb, p. 53.

190 EE, n. 144.  

191 Cfr. Mt  11,25.

192 Cfr. Gv 14,6.

193 Cfr. Mt 19,29.

194 G, p. 382; cfr. BRUSTOLON  A., Alle origini della Congregazione degli Oblati di Maria Vergine, Ed. Lanteri, Torino 1995, p. 211; cfr. AOMV, Doc. 334 M, f 49.

195 DOb, pp. 47-49.

 

 

j.m.j.